15 gennaio 2015
Uno di questi giorni sono stata a pranzo dalla Maxi. Maxi o Margi, in realtà Margitta, ci aveva invitato insieme ai suoi colleghi del mercato del biologico di Firenze, la famosissima Fierucola. Una coppia di tessitori, cioè una tessitrice e il suo compagno, una coppia di cestai, cioè una cestaia e il marito, una donna che lavora il legno... come mai così spesso sono le donne che lavorano e si caricano sul groppone maschi rallevati come fuchi? Meglio che stia zitta, ho bell'e detto troppo. Una tavolata di gente toscana e straniera, una ligure, una mezza toscana mezza austriaca col compagno italiano, una tutta svizzera, una tutta Costa d'Avorio, la padrona di casa tutta tedesca, un'altra tedeschina giovanissima, tre toscani purosangue. Un bel po' di mondo seduto a mangiare e chiacchierare intorno ad una tavola di legno antico, in cima ad un monte del Casentino!

Si è mangiato quasi a costo zero , nel senso che la carne era di cinghiale, regalata da un cacciatore, il pane integrale fatto in casa, l'insalatina cresciuta sotto la serra, così come le altre verdure. Senza parlare del pochissimo, specialissimo olio che a quell'altitudine la Maxi saltuariamente produce. Riesce a festeggiare senza tirar fuori un soldo, perchè per lei è vera la storia del Vangelo"...guardate i gigli del campo , non filano e non tessono, eppure potreste immaginare un abito più bello? " così a mente e con un po' di fantasia. La Maxi vive giorno per giorno. Arrivò in Casentino tanti anni fa ed era incinta, lei e il suo compagno risistemarono la casa ed erano colti, aperti, con un temperamento artistico. Crebbero insieme le loro bambine per alcuni anni, poi accadde l'imponderabile, lui si innamorò di un'altra donna e se ne andò. Il resto è molto privato, molto duro e doloroso, fino ad oggi. La Maxi però, non ha mai perso il sorriso, non si è mai lamentata. Non è religiosa praticante, non va in Chiesa, ma sorride alla vita, anche quando le mostra la sua faccia più nera. Antoinette era con noi domenica e le ho fatto fare il giro turistico della casa, dell'orto, del giardino, che in questo momento è quasi invisibile. Ha osservato con la sua sensibilità che dappertutto si vede il segno della presenza della Maxi, nel composto sparso intorno alle piante, nei colpi di zappa, nelle erbe strappate per far posto ai germogli ... E' un posto difficile, molto selvaggio, molto grande, un podere di montagna accerchiato dal bosco, spazi che si devono contendere tutti i giorni al ritorno dei rovi, dei pruni e delle querce. E lei è sola. Una figlia è in Germania, l'altra vive ad Arezzo, poi si sa che i ragazzi in campagna non ce li tieni neanche con la catena. Sola di notte, quando intorno alla casa arrivano i selvatici. Sola di giorno, a riparare l'indispensabile recinto dell'orto, a dar da mangiare alle poche galline col ciuffo, a svolgere i lavori necessari, che, a ben guardare, sarebbero infiniti. E' stata sola con la neve, 50 cm, sola a spalare sentierini per arrivare almeno alla legna. Sinceramente non so se lei e noi e gli altri che vivono in campagna nelle nostre condizioni viviamo tutti nella realtà oppure, più probabile, in un sogno. Un sogno in cui si rimane sempre sani, sempre piuttosto giovani, ottimisti, con forti muscoli, speciali abilità, con una visione del futuro da realizzare. Prima o poi, piuttosto prima che poi, dovrà lasciare il podere delle fonti. Per ora non si pone domande, vive, si prepara di nuovo l'orto, chiama a pranzo gli amici, parte per la Germania per visitare la mamma novantenne. La sua mamma è una sua replica, o viceversa, una donna di novant'anni che parla solo tedesco, ma vuol parlare con te, anche se sa che non la capisci, ma qualcosa capisci, no? I sorrisi li capisci, e se indica e parla ad alta voce, ridendo, ti coinvolge e ti travolge, finisce che sei te che le corri dietro mentre lei ti precede per la discesa erbosa arrancando col suo deambulatore. In tedesco si sorprende della bellezza dei fiori della Claudia, di cui declama i nomi in latino, i veri nomi botanici, glieli insegnava il marito biologo, morto da tempo, con cui è vissuta a lungo felice. Ha la stessa fiducia nella vita, di cui percorre l'ultima luminosa parte, della figlia, che nel suo laboratorio compone bellissimi mazzi e ghirlande di fiori secchi che coltiva lei stessa. Più simile ormai, la Maxi, ad una fata dai riccioli grigi che ad un essere umano.