FRAMMENTI DI UN DISCORSO AMOROSO.
Il testo : Ci vuol passione ... molta pazienza ...sciroppo di lampone...un filo d'incoscienza ... ci vuol farina del proprio sacco.. sensualità latina e un minimo distacco. Si fa così, rossetto e cioccolato , che non mangiarli sarebbe un peccato , si fa così , si cuoce a fuoco lento, mescolando con sentimento . Sarà bello, bellissimo, travolgente , lasciarsi vivere totalmente , bello bellissimo sconveniente, coi bei peccati succede sempre . Le calze nere, il latte bianco , e già si può vedere , che piano sta montando , è quasi fatta, zucchero a velo , la gola è soddisfatta e nella stanza il cielo .
Insomma , questa canzone mi dà lo spunto per parlare, indovina un po', d'amore.
L'amore raccontato da una signora in menopausa. Ne sarò capace?
Proviamo. Cominciamo dalle mie figlie. A loro ho detto troppo poco sull'amore e anche sul sesso, che nella mia esperienza si sovrappongono.Volevo essere una mamma moderna e in gamba e sono stata solo la mamma che mi riusciva di essere, avevo anche PUDORE, capisco che è completamente fuori moda, a parlare di certe cose. Però ho detto loro sempre una cosa, che se si deve fare tanto per farlo, per non essere indietro rispetto alle compagne di scuola, per non perdere punti, era meglio lasciar perdere.
Questa ragazza compagna di corso si scelse un partner, che conosceva un po' e gli fece la proposta. Uno non bello anche lui, non di quelli che hanno la fila di ragazze dietro, se ne avese trovato uno più bello pensava di rischiare un rifiuto. Lui accettò, chiaro: difficile, anche se possibile, trovare un maschio che rifiuta un'offerta così esplicita. Presero accordi sul come, sul quando, sul dove. Come in una commedia sexi americana lei era piuttosto eccitata.
Dopo il fattaccio parlammo un po'.
Era tristissima. Triste da morire. Il ragazzo aveva svolto l'incarico come una prestazione da ginnasta, si era girato di là e aveva acceso la sigaretta dell'indifferenza, mostrando anche di non avere apprezzato il suo aspetto né niente altro di lei. Un vero stronzo. Lei, che pensava di essere abbastanza moderna e spregiudicata da sopportare l'esperienza e le sue conseguenze, ne era uscita distrutta.
Pensai come ero stata fortunata a incontrare, per primo, il ragazzo con cui avevo condiviso parte della prima liceo e poi gli anni successivi fin quasi agli esami di maturità. Mi ricordo benissimo , tuttora, la prima uscita, eravamo andati al cinema a vedere il Piccolo Grande Uomo, ma io ero consapevole quasi solo della sua presenza accanto a me. Erano stati anni di amore, amore senza sesso, si frequentava un gruppo religioso ed era praticamente vietato, ma amarsi non era vietato. Ci facevamo piccoli regali da pochi soldi, spesso arrivava con un fiore, un fiore solo comprato dal fioraio, un tulipano, algido e fresco, perchè mi piacevano tanto. Oppure una rosellina colta per la strada. Un Natale comprò un pacchettino di biglietti da visita bianchi e su ognuno disegnò o scrisse una delle cose che avevamo in comune. La panchina della piazza dove ci sedevamo quando mi accompagnava a casa, la sagoma di un'amica, il tulipano, una piccola poesia, l'accenno ai racconti che mi facevano ridere .. tutto commentato con tenerezza. Non ho più quei biglietti, penso che ad un certo punto conservarli mi sembrasse poco rispettoso nei confronti di mio marito e devo averli buttati via, ma mai li potrò dimenticare. Leggendoli piansi come una fontana.
Aveva, questo ragazzo, un brutto motorino allungato, quasi deforme, rideva e diceva che era un motorino da "muratore", mi faceva salire dietro e mi accompagnava a casa, e se se c'erano i vigili scendevamo tutti e due .
Ero carina, ma avevo il complesso di esser nata in una famiglia benestante, e mi vestivo con roba abbastanza brutta. Erano i tempi dell'eskimo. A quello non ci arrivavo, ma ho portato la stessa giacca a vento per tre anni, per solidarietà inconfessata con i più poveri. Ero lo stesso carina ed eravamo carini insieme. Mia madre, a chi le diceva come ero bellina, rispondeva corrucciata "la bellezza dell'asino" cioè della gioventù. A me diceva che ero una sederona, che avevo il sedere basso, che dovevo stare dritta, pancia in dentro e petto in fuori! Forse aveva il timore che mi capitasse qualcosa, che mi montassi la testa se mi avesse detto anche lei che ero una bella ragazzina.
Vedevo che questo ragazzo non era un "bello ", ma mi ero innamorata, e anche lui. Fu il primo che la mia mamma mi smontò, e lo fece subito, alla prima uscita, mettendo i semi dei motivi per cui ci saremmo lasciati dopo due anni e mezzo circa.
Disse, lei che era di idee apparentemente socialiste, che era figlio di un impiegato, non del nostro livello sociale. Disse che non era alto ed era troppo giovane, aveva solo un anno più di me .Disse che non era bello, ma che il primo amore è cieco. Ma, disse alla fine, non era così importante, tanto non l'avrei sposato. Era abile nel distruggere i sogni degli altri. Lo faceva con una disinvoltura disarmante, che mi lasciava agghiacciata e senza parole, ma piena di una rabbia autodistruttiva che in seguito sarebbe esplosa.
Con questo ragazzo facevamo insieme delle cose. Il nostro gruppo religioso faceva delle attività e noi, fra queste, isieme a altri ragazzi, facevamo un doposcuola in un'istituto di suore, con delle suore fantastiche. Lo facevamo con tutto il cuore, con tutti noi stessi. Avevamo stabilito un rapporto d'amore, in qualche modo, anche con le ragazzine del doposcuola, un rapporto che ancora dura. Fare delle cose insieme fa crescere insieme e fa crescere l'amore.
Questo ragazzo ora è un professionista. Ci sono rimasta molto legata, in un modo che non intacca per niente il rapporto che ho con mio marito, con cui ormai sono fusa insieme, per tutte le cose brutte e belle che abbiamo vissuto. Ogni tanto lo vedo, questo primo amore, c'è sempre fra noi qualcosa che ci unisce, c'è modo di capirsi, anche lui è sposato e ha tre figlie, credo che ami molto la moglie. La vita non è stata clemente né con lui, né con me, ma neanche ci ha distrutto e il periodo che abbiamo vissuto del primo amore credo sia stato fondante per me come per lui. E' stato sperimentare che si può mettere la nostra anima, la nostra vita, nelle mani di un altro e che lui, o lei, tratterà questa cosa come un bene preziosissimo, almeno per la magior parte del temp. Per questo ho augurato alle mie figlie di vivere un amore così, un piccolo amore vero, pieno di rispetto reciproco, di vera curiosità e apprezzamento per l'altro come fu per noi. Cose che in fondo è inutile sottolineare, che si danno per scontate se si ama una persona.
