IL PARTO, corpo e mente, continuando a mettere insieme i frammenti di un discorso amoroso.
| Dal sito di Maria Gloria Campi |
anno 2020
Quando rimasi incinta della mia prima figlia cominciai ad avere un gran turbinio di pensieri in testa. Volevo che la mia gravidanza e il parto fossero normali, naturali . Trovai dei libri che non ho più , li ho di sicuro prestati e non ricordo più a chi, ed erano bellissimi, i "Quaderni del nuovo nato" e il libro sul massaggio dei bambini del dottor Leboyer. Avevo tante idee in testa, ne nascevano nuove ogni giorno, ma non c'era totale sintonia fra conscio e inconscio, fra corpo, mente e cuore, che possono crescere con diversa velocità.
Quante volte si partorisce nella vita ? Una o due o tre volte, secondo le statistiche 1 volta e mezzo, perchè molti non fanno figli.
Come si farà a fare metà bambino, e chi farà quell'altro mezzo? Bho.
In ogni modo non chiedevo la Luna, nell'esaltazione della vita che avevo recuperato dopo la fuoruscita miracolosa dalla depressione/attacchi di panico /cistite volevo vivere la gravidanza e il parto meglio possibile, non era chiedere troppo.
Due giorni prima di partorire mi svegliai molto presto, prima delle sei di mattina. Provavo l'impulso, forte e prepotente, di pulire e mettere in ordine tutta la casa, che era piccolina, due stanze sole, ed era tutto abbastanza pulito, ma non bastava, mettevo a posto, presa da una specie di foga che non controllavo, finché mi fermai chiedendomi cosa stavo facendo.
La mia testa, razionale per un lungo esercizio, osservava e non capiva.
Finchè ebbi un'improvvisa comprensione del fenomeno e mi venne da ridere.
STAVO FACENDO IL NIDO.
Come una passera, una coniglia che si strappa il pelo dalla pancia , una volpe che scava la tana e la riveste di roba asciutta e morbida. Era qualcun altro che agiva nel mio corpo, con tutte le cose imparate nelle centinaia di migliaia di anni prima della civiltà.
Aveva preso d'impeto la direzione delle operazioni, senza dare nessuna spiegazione.
Da quello che vidi si tratta di una parte del cervello poco avvezza alla comunicazione verbale.
Divertente vederlo in azione su se stessi.
Quella volta ebbi la sensazione di una parte di me, che di solito tace e si sottomette alla volontà di ferro, buona o cattiva, del pensiero, che invece improvvisamente si rendeva manifesta .
In realtà scambiavo doloretti iniziali per vere contrazioni.
Era la prima volta.
Ebbi un travaglio lungo otto ore, con una bambina grande, di 4 kg, che se la prendeva comoda per uscire. Quando alla fine mi ritrovai con le contrazioni più dolorose non capivo più niente, in sala parto avevano abbassato le luci in modo che la bambina potesse nascere nella penombra e passare alla luce gradatamente, ma io mi chiedevo perché ci fosse così poca luce e tutti parlassero sottovoce, avevo dimenticato tutto.
Lì che mi avrebbe fatto comodo il cervello più animale, lui se ne stava nascosto zitto, senza aiutarmi neanche un po', vedeva che la mente vacillava, in preda ai dolori del parto e alla paura e non dava una mano neanche a morire. Avevo letto un sacco di cose sul parto, sulla nascita e non ritrovavo più niente, la testa era vuota.
La notte successiva nella camerata dell'ospedale c'era una ragazza molto più giovane di me , (io a 29 anni ero stata definita nella cartella medica "primipara attempata"), che russava come un trombone. Aveva partorito nel pomeriggio, era parecchio sovrappeso, veniva dalla campagna profonda, nessun titolo di studio, non cercava parto dolce né niente, aveva scodellato il figliolo in 20 minuti ed era tornata dalla sala parto con le sue gambe. Ora dormiva della grossa, ma russava così forte che non faceva dormire nessuno.
Capii che aldilà di tutte le teorie in queste faccende se la cava meglio chi pensa meno, chi ha meno strutture culturali. Chi è meno "mentale".
In realtà di fronte a questi fatti fondamentali, che possiamo ben chiamare "eventi" relativamente alle altre vicende della vita, si fa come si può, la preparazione conta, ma a volte non basta, per me non era stata abbastanza "profonda" ed avevo fatto quello che era in mio potere, neanche un millimetro in più.
Però avevo trascorso la giornata più felice della mia vita, con mio marito che era stato sempre con me, aveva indossato, esortato dall'ostetrico, un camice che gli stava corto e stretto, era quasi svenuto per la stanchezza e l'emozione e aveva tagliato il cordone ombelicale di una bambina che pesava più di tutti quelli nati insieme a lei e per quello sembrava più grande di età e bellissima.