Elezioni amministrative anni '90 , una storia di vita .

10 maggio 2011

Oggi voglio ricordare un pezzettino della mia vita, per me, per le mie figlie, per chi ha voglia di leggere. Dalle piccole vite di tutti passa la Storia, è lì che si costruisce ciò che avrà nome ridondante domani ed oggi, o ieri, semplicemente, nasce e germoglia nella quotidianità.

Avevo da poco messo in piedi il negozio di prodotti biologici con due socie, era agli inizi, difficile proporre il biologico a partire dall'anno 1989. Un paio di anni dopo ci furono le elezioni amministrative ed io, proprio per il fatto del negozio, fui invitata dai Verdi ad entrare nella lista elettorale. "Ma non per essere  eletta, si fa per sostenere un progetto e il nostro capolista !" Dio sa se ce n'era bisogno. C'era da portare alla ribalta il problema ambientale, che poi si riallaccia a tutte le problematiche sociali, personali, economiche, fino a formare quasi una nuova intera ideologia verde, e proporre soluzioni, che già esistevano in altri paesi.


Accettai con entusiasmo, non mi importava di essere eletta, figuriamoci, con tutto il daffare che avevo. Ero una persona che con il negozio bio, il primo e unico in città, si era messa in gioco personalmente, senza aiuti, insieme alle due socie, e la sera dopo cena trovavo il tempo per partecipare a dei seminari che ognuno di noi, secondo gli interessi e le competenze, teneva su un tema, proponendosi come un esperto. Periodo bellissimo. Quando si approssimarono le elezioni, però, il primo e il secondo della lista, di schieramenti diversi, Legambiente e Amici della Terra, arrivarono ad essere nemici giurati, ognuno voleva la garanzia di essere eletto, che i voti, pochi e non certi, si concentrassero su di lui. Cosa che mi mise una gran tristezza.

Comunque si ottenne il risultato, la sinistra tornò in Consiglio Comunale e ci fu un assessore verde all'ambiente, proprio quello di Legambiente .

Nel frattempo il Comune aveva deciso di istituire la mensa biologica nelle scuole. Non era stato l'assessore verde, ma l'ufficio scuola a prendere l'iniziativa.  Avevo fatto anch'io la mia parte, indirettamente: un'amica, la famosa (per chi mi legge) Luisa del "sapone", che era in un consiglio di circoscrizione, era interessata alle questioni dell'alimentazione biologica e mi aveva chiesto  se conoscevo qualcuno competente che poteva chiamare per fare una piccola conferenza. C'era una dottoressa, una un po' snob, che veniva in negozio e mi pareva, benchè con parecchio puzzo sotto il naso, una piuttosto aperta e informata.

Feci il suo nome alla Luisa e la dottoressa fece la sua prima conferenza pubblica.  Da lì la Luisa la propose all'ufficio scuola del Comune e lei diventò consulente ufficiale per le mense.

A quel punto il comune fece una gara d'appalto per la fornitura degli alimenti biologici da introdurre. Ricordo ancora che c'erano farro, miglio, forse orzo e qualcos'altro.Ci fu richiesto di partecipare.  Era la prima volta che ci capitava una cosa del genere, come negozio, e  venivo mandata avanti io per le mie doti comunicative, ma ero totalmente inesperta. Ci chiesero di partecipare alla gara perché in città e dintorni eravamo l'unica realtà che poteva offrire tutto quello che veniva richiesto.

Mettemmo insieme una proposta di prezzo e tentai di avere qualche informazione in più dal Comune, ma mi freddarono come se avessi proposto una cosa illecita , ero diventata un probabile fornitore e non potevo più comunicare per le vie normali, ma limitarmi alle richieste che mi erano state fatte. Sembrava, da come si comportavano, che volessi corrompere qualcuno o attaccargli una malattia grave. Mi sentivo un elefante, un elefante molto prudente, ma che cammina sulle uova, avevo il terrore di rompere qualcosa.


Avrei voluto avere delle informazioni banali: che tipo di farro preferivano, le confezioni ed altre cose utili per la fornitura, ma trovai un muro. Ma siccome ad Arezzo non c'era nessun'altro che vendeva prodotti biologici vincemmo la gara, e la fornitura iniziò nel corso dell'inverno successivo. Erano pochi soldi, ma per noi significavano tantissimo.

Andò bene fino alla fine dell'estate, quando fummo chiamate dal comune perché nel farro avevano trovato dei tonchi, ed eravamo accusate di frode alimentare o qualcosa del genere. Ho rimosso delle cose per il male che ancora provo a pensarci  e altre le ho dimenticate, è passato parecchio tempo. Era successo semplicemente che il farro era stato lasciato tutta l'estate al caldo e aveva sviluppato i tonchi, poi è successo anche a me con la pasta tenuta troppo tempo nell'armadietto di cucina. Ma all'inizio non apevo quale fosse il problema.

Quella mattina arrivai in negozio e fui spedita subito dai vigili sanitari, sempre io e sempre per le mie "qualità" di comunicatrice. Mi fecero sedere e mi minacciarono ,"Voi dite di vendere prodotti biologici, e nei vostri "semini" ci si trovano gli insetti: lo sa che è un reato? Ora si fanno le analisi, se poi viene fuori che questi non son neanche  prodotti biologici lei va in galera!" Questo fu l'approccio e io sinceramente me la feci sotto.

La prima conseguenza della vicenda fu che, siccome pendeva addirittura su di noi la minaccia di un'azione penale per frode, fu eliminata la nostra fornitura.


Provo a descrivere come mi sentivo. Io e le mie socie ci eravamo personalmente messe in gioco, con i nostri soldi, pochi, con il nostro impegno, mettendo in piedi un'attività commerciale piccolissima ma piena di "contenuto", da sole, senza chiedere aiuto a nessuno. Non avevamo fatto come chi fa il "verde" o l'impegnato politicamente solo nel tempo libero o nel fine settimana, come chi fa la raccolta differenziata e gli sembra di cambiare il mondo.
Volevamo tentare di calare idee e impegno civile dentro la realtà. Avevamo famiglia e figli piccoli tutt'e tre e avevamo realizzato il negozio senza cercare nessun appoggio politico o di altro genere. Tanto è vero che  nel periodo di apertura del negozio
ci avevano trattato piuttosto male. Un'altra storia da raccontare.

In quell'occasione però, sotto la minaccia di un processo penale, feci il giro delle sette chiese, passai per prima cosa dall'ufficio scuola del Comune dove c'era una donna, sorella di un'amica, che capitava sempre in negozio per "incoraggiare", ma non comprava niente. Solo incoraggiamenti. Sapete con gli incoraggiamenti cosa ci si fa. Ma allora ero molto più mite di adesso.

Le chiesi aiuto spiegando cosa era successo: con gli alimenti biologici può accadere, dissi, che ci si trovi qualche bestiolina, dopo averli tenuti magari al caldo delle cucine, cioè conservati male.


Alle cuoche delle mense era stato tenuto un breve "corso" per spiegare l'uso dei cereali, ed era venuta una dietista dall'Emilia Romagna, una fondamentalista macrobiotica, che aveva ottenuto l'effetto di far rifiutare questi cibi.
Lo sapevo bene perché avevo la bambina alla scuola materna e avevano fatto un incontro con i genitori di presentazione della nuova linea alimentare  con assaggi di cibi preparati pessimi, proprio perché "colle", stile macrobiotico rigido.
Le cuoche dell'asilo, abbastanza tradizionaliste, ma bravissime, se gli avessero messo in mano il farro e gli avessero detto di provarlo, avrebbero interpretato liberamente e di sicuro ne sarebbe scappato fuori qualcosa di buono.
Ricordo che il cibo della Dina, la signora che cucinava alla scuola del Fonte Rosa, dove andava mia figlia, era ottimo! Ma si erano presentati come portatori della Verità e avevano trattato le cuoche da ignoranti disinformate, il che le aveva abbastanza innervosite, come se tutto il lavoro fatto finora fosse da buttare nel cesso. Avevano proposto alle cuoche una "griglia" rigida in cui non  si riconoscevano e comunque dalle ricette proposte veniva fuori sapore, aspetto e consistenza del cibo pessimi tutti e tre.


Ma naturalmente questo non potevo dirlo alla signora dell'ufficio scuola, non potevo criticare, nemmeno in parte, qualcosa che lei, con ottime intenzioni, aveva contribuito a fare. Mi appellai alla minore conservabilità dei prodotti biologici, che se sono bio non sono trattati e quindi è più facile che ci si sviluppino dei parassiti.
Ma lei non era più incoraggiante come quando veniva in negozio a non comprare niente; mi trattò con grande freddezza e mi disse che se avevo commesso un reato di frode non poteva essere solidale con me, dovevo convenirne.


Mi rivolsi ad una avvocato donna amica di famiglia, che all'epoca era socialista  di quelle che da Craxi poi sono scivolate fino a Forza italia. Mio padre le aveva fatto il progetto di ristrutturazione della casa senza chiedere compenso, per amicizia.  A me lei disse, sapendo che ero stata in lista con i Verdi, che se volevo aiuto mi rivolgessi ai "miei", cioè ad un avvocato verde.

Con la coda fra le gambe me ne andai dall'assessore verde in Comune, ci eravamo visti per tante serate di seguito per costruire insieme un programma e un progetto e avevo votato per lui, anche se non avevo partecipato a certe cene stile berlusconiano ante litteram che non mi piacevano e non mi piacciono neanche ora.  Mi disse con aria vaga che si sarebbe informato.


Tutto tornò nel silenzio e nel consueto tran tran, la fornitura persa, e l'attesa degli sviluppi. Il fornitore del farro era una ditta di Bologna, guidata da una persona davvero in gamba,  si chiama "Il Baule Volante" dal titolo di una fiaba di Andersen. Furono loro alla fine a cavarci d'impaccio.

Comunque nel frattempo passarono alcuni mesi e io tornai in Comune, per sentire se l'assessore, che non si era mai fatto vivo, avesse novità.
Era seduto dietro la sua scrivania, ora faceva l' assessore, ma aveva un "vero" lavoro da dipendente pubblico che lo attendeva alla fine.
Niente rischi in proprio.
Ricordo la scena.
Mezzo sdraiato sulla poltrona girevole aveva in mano un tagliaunghie e continuò tutto il tempo della conversazione a tagliuzzarsi le unghie.
Non mi guardò neanche in faccia, mi disse che se ne era "dimenticato".  Il cuore mi cadde in terra.
Lo pregai di fare comunque un tentativo e uscii come se mi avessero dato un cazzotto in faccia,  mortificata.


Ci aveva messo davvero poco a calarsi nei panni del politico che incassa e basta, e per niente si interessa delle storie degli altri.
Era stato eletto solo da qualche mese  anche con il mio lavoro e già era così. Un fulmine!  Però aveva lavorato per piazzare in vari uffici pubblici  amici suoi, che ancora sono lì. Si vede che noi non eravamo dalla parte giusta neanche quella volta.
Dopo un po' non era più verde, ma con pochi passaggi, era diventato rutelliano rampante, ci aveva usato anche lui, noi verdi, come uno scalino. Ogni tanto lo vedo al supermercato o in giro alle manifestazioni. Ha un gran senso del marketing di se stesso.


Nelle mie ricerche telefonai anche alla ditta che, in Emilia Romagna, forniva agli asili i prodotti biologici. La persona con cui parlai mi disse, calma calma , "Certo che ci è successo di avere parassiti nei cereali, ci chiamano e sostituiamo la partita! Se si vuole fare una fornitura biologica si deve essere per forza un po' elastici!"

Mi ero fatta tanti scrupoli, ero stata trattata come una delinquente, mi vergognavo perfino di andare a chiedere aiuto, mi ponevo il problema se era giusto che qualcuno facesse qualcosa per aiutarci e farci conservare la fornitura.


Un paio d'anni dopo seppi che avevano aperto un negozio come il nostro a Cortona. Mi capitò di parlare con l'assessore provinciale, una donna, che mi disse come si era impegnata in prima persona per far aprire questo negozio, come aveva cercato soldi, e il locale e altre agevolazioni. Ricordo che quasi la aggredii e le dissi dov'era lei quando noi ci si arrampicava sugli specchi per aprire l'attività (altra storia meritevole di essere raccontata per esteso) e quando ci chiudevano le porte in faccia. Avrà pensato che ero matta e sicuramente tanto aggressiva, ma ancora tutto il veleno mi bolliva in pancia. Il negozio è chiuso da tanto, in quegli anni avevo e avevamo da affrontare altre cose molto complicate oltre il lavoro, cose che ho raccontato in un libro.

Ora che ci sono le elezioni amministrative mi tornano queste storie del passato e le lascio qui, per MEMORIA comune.