Esagerati, per un pò di neve !



1 febbraio 2012

Avevano annunciato la neve da alcuni giorni e io, ieri pomeriggio, ero preoccupata soprattutto di non arrivare al lavoro in tempo, e poi, una volta finito il lavoro, di non riuscire a tornare a casa in macchina. Così sono partita  appena ho visto scendere i primi fiocchi, piccoli e radi, e alle 16 ero già in città in anticipo. Poi ho chiesto a mia figlia di accompagnarmi al lavoro e tenersi la macchina e a mezzanotte la mia nuova datrice di lavoro mi ha accompagnato dalla mia suocera, dove stanno da un po' le mie figliole. A mezzanotte e un quarto ho suonato il campanello, a terra c'era poca neve, ma già si respirava meglio, l'aria era più pulita. La mia suocera è venuta alla porta in camicia da notte, le mie figliole mi hanno "fatto posto", una mi ha ceduto il letto per dormire  sul divano, la mia suocera ha trovato delle coperte e un lenzuolo, e abbiamo rifatto il letto. Ero stanca morta. La nonna era sorridente e eccitata, le piace quando arriva gente, anche così tardi nella notte, le ho detto che la sua è una casa accogliente e la mia figlia più piccola ha esclamato "Nonna, qui è sempre rumba!"
Siamo state  un po' sedute a chiacchierare, e intanto passava nella strada lo spazzaneve, la mia figlia più giovane è saltata su per vederlo dalla finestra e ci siamo ricordate di quando da piccola gridava per essere sollevata e vedere il camion della spazzatura, che le piaceva tanto. Ci ha spiegato che le piaceva soprattutto il fatto che sollevasse i bidoni e scaraventasse il contenuto nella propria pancia, la affascinava la confusione e lo sbatacchiamento, così come le pare interessante, adesso, il camion dell'autospurgo, con quei grossi tubi che ingoiano i liquidi, sì, ha detto la sua sorella, ma dal puzzo non ci si sta vicino.



Siamo andate a dormire e mia figlia  più piccola mi ha raccontato un po' di cose successe in questi giorni, ma dovevo stare attenta a come mi muovevo sul letto, le reti sono vecchie e morbide e io rischiavo di cadere di sotto ogni volta che mi giravo, mentre il mio letto di casa è rigido e affidabile. Mi aveva detto di chiudere bene la porta che la nonna russa forte, sennò non si dorme. Mi svegliavo ogni tanto e sentivo un ronfare profondo. La mattina presto il signore del piano di sopra parlava con la moglie a voce altissima, immaginate che i puntini siano molte parole che non capivo :" ......84 anni!....rincoglionito, ma io non sono mica..... " Ha gridato parecchio, con esclamazioni e qualche parolaccia, almeno fino alle otto. Mi sono alzata e la mia figlia grande era già al computer, sta lavorando per un'imprenditrice orafa che le fa scrivere mail in inglese o fare delle telefonate nella stessa lingua. Pagata poco e impegnata per molto tempo: è un lavoro che le è capitato per caso, ma ha a che fare perfino con l'intermediario di una principessa araba che compra ad Arezzo molte catene d'oro, e questo dev'essere per forza divertente. Fuori, per le strade di città,  era già tutto bianco.Tanto c'ero ho spazzato la camera delle ragazze, rifatto i letti e mi sono occupata di alcune cose sospese.  Ha chiamato mio marito e ha detto che non mi azzardassi a tornare a casa, ci sono 40 cm di neve, ha detto, ma io non resistevo, volevo tornare a casa mia, il pensiero di dormire di nuovo nel letto ondeggiante e la sveglia del piano di sopra non mi attiravano affatto, e poi  oggi è il giorno di riposo settimanale. Così mi sono messa in viaggio, a piedi, perché con la macchina non era proprio il caso. Sono andata alla stazione a prendere il trenino per la Val di Chiana, ormai era già mezzogiorno, e di solito i treni per gli studenti sono garantiti.






Sono passata a salutare la Marcella, un'amica rumena  che è venuta per lavorare d'inverno ad Arezzo in un hotel, lasciando ancora una volta a casa la famiglia, il marito e la figlia. Il trenino è arrivato in orario, ma è partito dopo mezz'ora. Pian piano, scivolando sui  binari coperti di neve, siamo arrivati alla mia fermata. Scendendo sono rimasta sorpresa, sono affondata nella neve soffice fin quasi al ginocchio. Dire 40 cm di neve e doverci camminare in mezzo sono cose diverse. La strada era abbastanza libera e mi sono messa a marciare di buon passo, sotto il cielo grigio. Dal nord arrivavano folate di vento gelido che sollevava l'ultima neve fine, in una tormenta insolita per questi posti. Sembrava di essere nella tundra siberiana. Le mani, che reggevano a turno l'ombrello, hanno cominciato a dolermi. Ho accelerato il passo per non sentire freddo. Sul manto bianco al lato della strada il vento aveva formato i disegni che si vedono sulle dune  dei deserti o sulle spiagge. Poi è uscito il sole e tutto è diventato più bello. Passavano delle auto, ma non si è fermato un cane per offrirmi un passaggio. Sono arrivata casa alle tre e mezzo. Non riuscivo neanche ad aprire il cancello per la neve accumulata. Ora vediamo se gli olivi sopravvivono e quanto ci vorrà per tornare alla normalità.