Una vecchia foto e l'ultimo giorno di lavoro di Mauro
31 gennaio 2013
Una mia parente che vedo molto poco perché vive in un'altra città, e nonostante questo le sono affezionatissima, mi ha fatto avere recentemente un paio di foto vecchie, anzi vecchissime. Sono in bianco e nero, risalgono al 1946, e ritraggono un gruppo di giovani fra cui i miei genitori.
Loro due e anche altri dicevano degli amici del tempo della gioventù: "Siamo stati ragazzi insieme."
Eccoli qua un gruppo di quei ragazzi in cui posso riconoscere la mia mamma, una sua lontana cugina, il mio babbo, sua sorella e la sua cugina, altri due cugini di primo grado della mamma ...insieme ad altri la cui identità resta misteriosa.
Tutti giovanissimi e tutti "belli", di quella che la mamma definiva la "bellezza dell'asino" cioè della gioventù, di cui non vale vantarsi, perché tocca a tutti. La più carina è quella che io chiamavo la zia Anna, che insegnava, alla fine della carriera lavorativa, al Ponte Buriano.
Tanti visi, tante storie, e ognuno manifesta già, in quella vecchia foto, la propria attitudine nella vita: c'è chi si mette dietro agli altri, e dice che vuol restare in secondo piano, vuol avere una vita semplice e riservata, c'è chi sta davanti e ride perfino troppo. I miei genitori, in questa foto è evidente, ancora non stavano insieme, e invece, dall'atteggiamento, da una mano posata su una spalla e dallo sguardo, si capisce che il babbo doveva fare il filo ad un'altra ragazza, che proprio in questi giorni, ormai vecchissima, è morta. Una foto e immagini tante cose, ormai perdute nel tempo, che nessuno potrà più raccontarti. Cose che forse non ti riguardano affatto, sono solo delle possibilità che non si sono sviluppate, o forse si sono realizzate in un altro universo parallelo a questo in cui viviamo ...
Eccoli lì i miei genitori giovanissimi, lui tornato da poco dalla prigionia, lei e gli altri appena usciti dalla guerra, sorridenti e ben vestiti, e noi, i loro figli, non esistiamo neanche nell'immaginazione, eppure mi viene da pensare che siamo già ben scritti, a lettere di fuoco, nel loro futuro.
I buddisti parlano dell'impermanenza ed il concetto torna utile oggi, che ci sembrerà di sparire un po' dal mondo, con la pensione, ma sarà bello che il ricordo di noi sia sorridente e lieto, e domani la vita ricomincia daccapo .
