ELLEBORI
28 febbraio 2013
Ellebori. Se si vogliono avere fiori nel colmo dell'inverno bisogna coltivare degli ellebori. Ce ne sono parecchie varietà spontanee, passando per le strade di montagna qui da noi si vedono nelle radure queste macchie verde scuro sormontate da ciuffi verde più chiaro, solo da vicino si capisce che sono fiori, anche molto belli nella forma. Nei boschi vicino all'Arno ci sono, in questo periodo, ellebori profumati spontanei, insieme agli anemone epatica e ai ciclamini. Le foglie dei ciclamini formano tappeti variegati di parecchie tonalità di verde e nero, bellissimi. Degli ellebori si dice, sui monti e i colli vicini ad Anghiari, di non coglierli e non toccarli perché fanno cadere le unghie. E' una leggenda raccontata ai bambini e Italo, un amico che ha la mia età, ancora rabbrividisce quando li vede in fiore a casa mia, perché quello che ci dicono da bambini resta indelebile. Certamente sono velenosi, ma lo sono anche molte altre piante, basta non mangiarli. Sono fiori un pochino inquietanti, con questa fioritura invernale, che sembra fuori tempo, verdastra e strana, disegnati da un pittore medievale, solitari su terreni brulli e spogli, terreni temporaneamente morti, sotto cieli grigi e gelidi. Gli ellebori e la morte non sono per niente distanti, perfino il loro nome, in greco, significa "che uccide, che consuma".
Da un pò di anni gli ellebori riempiono i banchi del mercato del sabato, in città, soprattutto Helleborus Niger, la stella di Natale, fiorito già dal tardo autunno. L'Antoinette, che ha il giardino in mezzo a un bosco di querce, ne ha moltissime piante, tutte riprodotte da sé. Le numerose varietà degli ellebori orientali sono più tardive. Se il giardino ha zone ombrose e fresche si possono coltivare. A me piacciono tanto per diversi motivi:
che fioriscono quando c'è poco o niente, quando il giardino sembra morto
che sono belli!
che sono resistentissimi!
che si riproducono con estrema facilità!
quest'ultima cosa va sottolineata: Cinzia (Ai piedi di una collina di Betulle) diceva che aveva colto degli ellebori spontanei nel bosco, che sono protetti, ma che negli ultimi anni si sono tanto moltiplicati. Fanno dei semi neri abbastanza grossi e luccicanti, la prima volta pensai che fossero insetti, vedendone tanti tutti insieme. Dai semi nascono veloci tante piantine molto forti, che poi si possono spostare dove c'è più spazio, altrimenti si forma una folla intorno alla pianta madre.
Se cercate immagini di ellebori nella rete rimarrete stupiti dalle varietà bellissime che si trovano in commercio, di molti colori, dal rosa all'arancio al giallo pallido al bordeau, viene voglia di averli tutti. Poi però si deve stare attenti di conservare le piante madri, perché i figlioli nati dai semi non gli somiglieranno.
Forse per questo fiore si dovrebbe usare il termine "resilienza" con cui aveva familiarizzato mio padre negli anni prima di morire, nei suoi studi di fisica. La resilienza in psicologia è un tipo di elasticità, capacità di adattamento, resistenza alle avversità della vita. Anche Cinzia della Collina di Betulle l'aveva citata e magari ci può spiegare meglio cosa significa.

