Gesuiti, Borghezio e segni di speranza...
20 marzo 2013
Nella primavera del 2000 lavoravo in un negozio di prodotti bio di Arezzo. Avevo chiuso il mio negozio un anno prima, ma restavano tutti i contatti e rapporti allacciati in 10 anni. Un giorno parlavo con una cliente/amica, che mi disse che la sua figliola andava, in estate, in vacanza a Selva di Val Gardena, una specie di corso estivo per i ragazzi delle scuole superiori organizzato dai Padri Gesuiti di Milano. Anche io da ragazzina ero andata in vacanza in montagna con Don Sergio Carapelli e tanti altri ragazzi, e sono tuttora fra i ricordi più belli della mia vita. Scoprivo la montagna, i fiori alpini e l'amicizia di ragazzi come me molti dei quali sono tuttora fra i miei più cari amici. Don Sergio ci faceva camminare tanto, lunghe e faticose escursioni in luoghi bellissimi, e alcune giornate erano dedicate in gran parte ad un lavoro di approfondimento su temi religiosi e di impegno sociale. Ricordate? Erano gli anni settanta, pieni di stimoli e speranze, anche se alcuni ricordano solo il sei politico e la la libertà sessuale. Per noi un periodo meraviglioso per diventare grandi.
A Selva venivano accolti tutti i ragazzi, battezzati e non, credenti e non credenti, e non si tentava di trasformarli, ma gli si dava un aiuto per crescere. La sera veniva celebrata la Messa, ma non c'era obbligo di partecipare e in alternativa chi lo desiderava poteva fare yoga con Padre Filippo. Padre Filippo fra tutti i padri che si trovavano a Selva era la personalità più affascinante. Come immaginavo, quando la Fiamma al ritorno scese dal treno piangeva, avrebbe voluto restare a Selva per sempre, l'esperienza che aveva vissuto era stata piena e stimolante e vissuta libertà. Venne da piangere anche a me riconoscendo le emozioni che avevo vissuto tanti anni prima. E' tornata a Selva altre due volte in estate, non ha mai manifestato l'intenzione di farsi battezzare, poi i rapporti si sono allentati. Credo di non sbagliare se dico che Selva è stata forte esperienza di formazione nella vita sua e dell'altra mia figlia. Un'estate siamo andati io e Mauro per una settimana, c'era un seminario sul Cantico dei Cantici ed il succo di tutto era che due persone che si amano, sposate o non sposate, vivono un rapporto che è sacro, la dimensione del sacro che tocca tutti, in qualunque religione e nell'assenza di essa. Ora non posso approfondire, ma è bellissimo scoprire nella propria piccola esistenza queste cose. I due coniugi che tennero il seminario si servirono di musica e dipinti per sviluppare questo tema, e ricordo un quadro meraviglioso di Chagall, con gli sposi, il violinista, la luna, le capre...
In genere sono anche io molto critica e cerco di vedere oltre le apparenze. Sono critica e diffidente. Ma ho voglia e bisogno di pensare che stia cambiando qualcosa di importante. Pianino, piccole parti che mutano, ma conquiste permanenti. Mi scuso con chi non la pensa come me, mi perdonerà se trova questi post fra quelli sul giardino, ma per me va tutto insieme, giardino, religione, spirito, carne, terra, fiori, politica...tutto è vita, la nostra vita e non sono abituata a disinteressarmene, anche se spesso capisco che le mie sono osservazioni semplici e ingenue, come le potrebbe fare un bambino.
Un'ultima cosa. A me come a molti piace tanto il Dalai Lama. Una delle caratteristiche dei religiosi buddisti è l'umorismo, ridono molto, colgono nella realtà gli aspetti buffi ( la realtà ne è piena, vedi Borghezio) e sdrammatizzano. In fondo nel Creato noi possiamo considerarci un incidente ed è opportuno ricordarselo qualche volta, anche se Papa Francesco non approverebbe questo concetto. Anche lui ride molto, sorride e ride e uscito da una chiesa, domenica, si è diretto in direzione opposta a quella verso cui doveva andare, non verso il Vaticano, ma verso la città, verso la folla che lo chiamava, a stringere mani e carezzare visi. Evviva!
Post scriptum, scriptum dopo un paio di giorni : vedete che sono un pochino briaca. Sono andata a riguardare questo libro "I gesuiti" di Peter Hartmann, che nel momento in cui l'ha scritto insegnava storia all'Università di Magonza. Editore Carocci. Per mettere dei punti fermi e non fare confusione come al solito. Allora: nel 1999 i gesuiti in tutto il mondo erano 21714 e non un migliaio come avevo scritto io. La cifra di circa 1000 riguardava i novizi dei gesuiti, che sono evidentemente in calo tant'è che alcune scuole e istituzioni che si riferiscono a loro vengono chiuse. Approfitto per salutare Maria che non sentivo da tanto.