INTERSTELLAR

Siamo andati a vedere Interstellar, il film di Christopher Nolan. A me, come sa chi frequenta Iris e libellule, piace la fantascienza. Soprattutto questa. Tutto avviene in un futuro prossimo in cui la Terra sta diventando non più abitabile a causa di terribili tempeste di sabbia  e di una malattia delle piante che distrugge i raccolti e viene chiamata la Piaga. In una fattoria di uno degli stati agricoli degli USA vive una piccola famiglia composta dal nonno, il babbo e due ragazzini, maschio e femmina. Il babbo è un ingegnere che alcuni anni prima era un pilota, e si è dovuto convertire all'agricoltura, perché la prima necessità è tornata ad essere il cibo. Tutte le capacità e tutta la creatività umana vengono concentrate sulle ricerche biologiche in campo agricolo per garantire cibo sufficiente, e le altre scienze vengono via via abbandonate e screditate, tanto è vero che l'opinione comune è che non siamo mai stati sulla Luna, con tutto il seguito delle cosiddette teorie complottiste. Il genere umano si sta richiudendo in se stesso e sta abbandonando la speranza nel tentativo di affrontare difficoltà troppo grandi per poter essere risolte. 

La bambina, che si chiama Murphy, detta Murph, ha un fantasma in camera, o almeno così dice. Cadono libri dagli scaffali, o si formano per terra, sulla polvere che si deposita durante le tempeste di sabbia, dei disegni regolari. Il babbo, che vuole tranquillizzarla, capisce che si tratta di messaggi scritti in codice binario, e precisamente coordinate di un luogo raggiungibile in auto. Così padre e figlia, che si è nascosta in macchina, arrivano in piena notte in un luogo isolato davanti a un cancello e, mentre tentano di forzarlo, questo si apre, si accendono delle luci forti e gli viene intimato di entrare. 
Questo l'inizio di Interstellar. 

Di là dal cancello c'è la Nasa, che è diventata un'attività segreta del governo, perché ormai spendere denaro e risorse in attività di esplorazione dello spazio sembra inutile e superfluo, in una società dominata dai bisogni primari. Ma è un bisogno primario anche quello di trovare per l'uomo un'altra casa, un altro pianeta e qualcuno sta aiutando gli uomini, qualcuno che non si sa chi sia, che si manifesta con dei segnali e con l'apertura, nei pressi di Saturno, del  passaggio verso un'altra galassia: uno  "wormhole".
Qui cosa dice Wikipedia sullo wormhole, o ponte di Einstein Rosen.


Cooper è giunto esattamente dove doveva arrivare, e trova a capo della Nasa un suo vecchio insegnante, il professor Brand, e sua figlia Amelia. Il professore è convinto che se lui, esperto pilota, è giunto fino a loro guidato solo da segnali che sembrano paranormali vuol dire una cosa: che deve partire in ricognizione di tre spedizioni inviate anni prima e atterrate in tre pianeti in cui la vita umana sembra possibile. Per scrivere Interstellar Nolan ha scelto come consulente un fisico e il suo film ci offre uno sguardo sulla realtà alla luce della teoria della Relatività. Ci fa vedere come potrebbe presentarsi uno wormhole e  un buco nero.  Cooper parte sapendo che se e quando tornerà troverà i suoi figli adulti, e si sarà perso gran parte delle loro vite. Suoi compagni sono la dottoressa Brand e altri due scienziati, oltre a due robot che vengono rappresentati come grosse scatole scomponibili, simile ai monoliti di 2001 odissea nello spazio, dotati di senso dell'umorismo, che si può anche modulare. Il viaggio fino all'orbita di Saturno dura due anni, trascorsi in gran parte dormendo, poi il passaggio attraverso lo wormhole li conduce nell'altra galassia, in prossimità di un buco nero, che è stato chiamato Gargantua, per la sua caratteristica di attrarre e divorare tutta la materia presente nelle vicinanze; in questo luogo anche il tempo, come se fosse un oggetto materiale e in particolare un tessuto elastico, viene stirato e si allunga. Poche ore trascorse in un pianeta prossimo al buco nero significano, sulla terra e sull'astronave che li attende in orbita, ventitre anni. Al ritorno dalla breve missione sul pianeta, in cui per lui e i suoi compagni sono trascorse poche ore, Cooper, sulla piccola astronave, vede i messaggi del figlio, arrivati attraverso la stessa strada percorsa da loro. Attraverso questi vede il  figlio che cresce, che diventa padre, mentre sulla terra le condizioni di vita continuano a peggiorare, e  infine il primo dei suoi bambini muore.  Gli ultimi messaggi sono di Murph, che annuncia la morte del professor Brand e rimprovera al padre di averli lasciati soli a soffocare e morire di fame. Murph, adulta, ha lavorato col professor Brand alla soluzione di certe equazioni che dovevano permettere agli uomini di lasciare la terra a bordo di una grande astronave, vincendo la gravità, ma il professore, prima di morire, le ha rivelato che l'equazione è risolta da anni, ma è inutilizzabile perché non si accorda con altre parti della teoria. Sarebbero necessarie altre informazioni, reperibili solo nelle vicinanze di un buco nero. Quindi lasciare la terra è impossibile e l'umanità è condannata. 

Il primo pianeta visitato, intanto, è risultato inadatto alla vita umana, coperto dall'acqua per intero, con grandi maree, e lì è rimasto ucciso uno dei membri dell'equipaggio. La navicella spaziale ha ormai quasi esaurito il carburante e il tempo a disposizione, e si deve scegliere su quale pianeta, fra i due restanti , atterrare. Amelia vorrebbe raggiungere uno scienziato che ama, senza la sicurezza di trovarlo vivo, ma Cooper, per motivi concreti, sceglie l'altro pianeta. Alla fine anche questa scelta si rivela disastrosa e Cooper e Amelia, rimasti gli unici membri della spedizione, ripartono verso l'ultima possibilità rimasta. Per far questo risparmiando carburante devono usare il campo gravitazionale del buco nero come una fionda e qui Cooper si sgancia dalla navicella per permettere ad Amelia di avere più chances di raggiungere il pianeta dove potrà depositare una specie di banca di embrioni che potranno far rinascere la razza umana. Ma, invece di essere ucciso dal campo gravitazionale,  Cooper viene trascinato insieme al robot in una specie di lungo tunnel alla fine del quale c'è un "non luogo", che viene chiamato "tesseratto", uno spazio al di fuori dallo spazio e dal tempo limitato da corde vibranti, che somiglia, nella rappresentazione visiva, ad un quadro di Escher. Guardando attraverso le "corde" Cooper vede che dovunque si affacci c'è, al di là, la cameretta di sua figlia bambina, in tempi diversi. La vede entrare e uscire e prova ad attirare la sua attenzione: così fa cadere i libri dagli scaffali. Comincia a capire che i fenomeni che aveva visto nella camera di Murph era lui stesso a produrli, da quel luogo fuori dal tempo. Tenta in ogni modo di comunicare con lei, perché lei è di nuovo lì, adulta, disperata, tornata nell'unico posto in cui le pare di poter trovare una soluzione o almeno un'ispirazione per risolvere le sue equazioni e salvare il genere umano. C'è un orologio sullo scaffale, che il padre le aveva dato prima di partire, per calcolare il tempo fino al suo ritorno. L'orologio è fermo da anni, ma il padre, da quel posto fuori da tutte le coordinate note, riesce a far funzionare la lancetta dei secondi e a trasmettere a sua figlia le informazioni vitali che il robot ha raccolto in prossimità del buco nero. La donna capisce e finalmente raccoglie i dati e riparte per elaborarli.  
Cooper chiede a se stesso e al robot "Ha capito? Funzionerà?" "Funzionerà -dice il robot-  perché stanno smontando il tesseratto." Gli esseri che hanno creato il tesseratto sono gli uomini del futuro, che hanno imparato a vivere e lavorare oltre le quattro dimensioni. Sono stati loro a intervenire in quel momento così critico in cui il genere umno rischiava di scomparire. Cooper viene espulso nello spazio nell'orbita di Saturno e lì viene raccolto. Sulla terra sono passati ancora cinquant'anni. 
Si ritrova in un letto di ospedale e chiede all'infermiere cos'è questo posto. "Stazione spaziale Cooper, nell'orbita di Saturno, signore." Cooper si alza e guarda fuori dalla finestra: il panorama è costituito da un mondo artificiale, una specie di cilindro in cui la zona fruibile è la parete interna, curva, coltivata e abitata.  Cooper dice qualcosa tipo: sono lusingato che mi abbiate dedicato questa stazione, ma non dovevate..
"Ah, ma la stazione, la correggo, signore, non è intitolata a lei, ma alla Signora, la dottoressa Murphy Cooper." La voce è piena di rispetto, la dottoressa Cooper ha letteralmente salvato il genere umano. Poco dopo Cooper viene chiamato per incontrare sua figlia: è vicina alla morte e si è sottoposta al lungo sonno degli astronauti nella speranza di incontrare il padre prima di morire, sicura del suo ritorno. L'incontro fra i due, lui un uomo ancora giovane e prestante e lei ormai molto vecchia, è un paradosso e un momento molto commovente. La figlia lo invita a ripartire per soccorrere la dottoressa Brand, che è atterrata sul terzo pianeta, la nuova casa degli uomini. Murphy non resta sola: intorno a lei c'è la sua numerosa famiglia, che suo padre ha contribuito non solo a salvare, ma a creare.

Interstellar sembra un racconto di fantascienza, ma è anche un'epopea mitica sui valori fondamentali della vita, un pò la storia di Ulisse e  un pò quella di Orfeo, della famiglia umana e della sopravvivenza della specie.  E' fantascienza che parla di famiglia e di amore, come lo fa Contact, e Arrival. E' l'amore che consente a padre e figlia di trovarsi e comunicare dalla distanza "infinita" di due dimensioni diverse. E' un film sulla forza della famiglia. Nel cinema, nonostante la lunghezza del film, c'è stato per tutta la durata silenzio completo, eravamo incollati alle sedie e ogni tanto qualcuno esclamava sottovoce, nei momenti più intensi e pericolosi. Un ragazzo accanto a me a un certo punto, quando la piccola astronave Endurance viene in parte distrutta, ha detto: "Porca miseria , e ora come cacchio fanno?" Mi ha fatto sorridere. 
Se vi capita vedetelo, un film ambizioso, americano anomalo, dove la gente esibisce la propria faccia senza troppi abbellimenti,  la Murphy anziana è davvero vecchia e molto rugosa, e le astronavi sono piccole e fragili. Dice ad un certo punto il dottor Romilly durante il viaggio: "Sono terrorizzato all'idea che fra noi e lo spazio profondo (cioè la fine della nostra vita) ci siano solo pochi millimetri di alluminio"
Noi potremmo dire: "Sono terrorizzato all'idea che fra noi e la fine della vita (Freddo fino allo zero assoluto, niente da respirare) ci sia solo un sottile strato di gas chiamato atmosfera e stiamo facendo di tutto per distruggerla"