martedì 17 aprile 2018

Pesciolini nuovi e storie di criceti

Diario di campagna. Abbiamo ricevuto dei pesciolini in regalo. Un giovane li aveva comprati per la sua compagna e li aveva in soggiorno in una grande boccia di vetro. Ha detto che erano diventati un pensiero, una preoccupazione, certe volte non tornavano a casa per niente e non potevano dar loro da mangiare. Si era pentito di averli presi, si prendono delle bestioline un pò come dei giocattoli, degli abbellimenti, e lo sono, belli! Ma poi ci si accorge che sono vivi e stare dentro una boccia con acqua sempre limpida, che imputridisce se non si cambia, che nessuno rende viva... è del tutto artificiale.  Chi se ne accorge manifesta in questo  una notevole sensibilità. 

Criceti

Anche a me capitò, da ragazzina, una cosa simile. Ebbi dei criceti e provai le stesse cose, questa consapevolezza di piccole vite che dipendono in tutto da noi e non sarebbero più possibili in natura. I criceti non sopravviverebbero nell'ambiente naturale. Era morto un gattino, in casa, abitavamo al sesto piano di un palazzo di una periferia che stava diventando rapidamente città ed era difficile tenere un gatto. Compatisco molto i gatti costretti a vivere in un appartamento. Ero così addolorata che la mamma per il compleanno mi portò a comprare due criceti, che chiamammo il topo Rosso e il topo Biondo. Il gattino era morto quando cercavamo di farlo abituare a uscire da solo, di consegnargli un pò di libertà, ma fu subito ucciso da un'auto che passava a velocità bassissima, e lui quasi si buttò sotto le ruote. Credo che la mamma pensasse, con due bestioline piccole, che se ne stavano in una gabbia, che non si sarebbe presentato il problema della loro libertà, della qualità della loro vita, e invece...

Quando li presi in mano la prima volta mi morsero! Ce li vendettero con una piccola gabbia con dentro una ruota e loro di sera si svegliavano e salivano su questa ruota e correvano senza andare in nessun posto, ma anche si arrampicavano e si spenzolavano appesi per le zampe al soffitto della gabbia. Dopo tre giorni che li guardavo in quelle condizioni tornai dal venditore e presi una gabbia molto più grande, enorme, non li potevo vedere in quello spazio angusto. Ogni sera pulivo la gabbia e li facevo uscire. Li facevo uscire perché a tutti piaceva di averli in giro, stare con loro, assistere alle loro gesta minime ma sempre memorabili che ci facevano ridere, e poi c'era questo fatto, che sentivo di dovergli permettere di fare una buona vita, divertente, piacevole, nei limiti del possibile.  Stavano in giro dopo cena, nel tinello con le porte chiuse perché non andassero a cacciarsi dove non saremmo riusciti a immaginare. I criceti sono attivi di notte. Il babbo stava seduto sul divano a guardare la televisione e il Rosso gli si arrampicava sui calzini e saliva finchè non trovava la pelle nuda. Ancora sento il mio babbo che ride: "Toglietemelo! Mi fa il solletico!" Si contorceva e rideva, ma non li prendeva in mano per paura di fargli male. Mi si arrampicavano addosso, mi salivano sulle spalle e in giro, avevano con me grande confidenza e credo si possa dire che mi volevano bene.
Come tutte le bestie compresi noi avevano due personalità differenti, espansivo e estroverso il Rosso, e introverso il Biondo, ma anche grande esploratore. Una sera, dopo un anno che era con noi, il topo Biondo salì molto in alto arrampicandosi in modo avventuroso. Poi si buttò di sotto come faceva nella gabbia, solo che era arrivato quasi a due metri  e restò paralizzato. Si riprese e ricominciò a camminare e muoversi, e però gli venivano degli attacchi epilettici. Mi maledissi per averli presi. Nonostante questo credo che abbiamo vissuto fra le migliori vite di criceti che gli potevano capitare e gli ho voluto tanto bene. La sera si riempivano le gote di cibo fino a scoppiare. Hanno delle sacche nelle gote, apposta per trasportare i semi di cui si nutrono in natura, e li portavano nella tana che avevo fatto per loro con una scatola di polisterolo di una torta gelato. Certe sere decidevano di pulire casa e portavano fuori tutto, poi di nuovo tutto dentro. Questa cosa la faceva anche un certo Luca con cui ho lavorato, la faceva con l'ufficio, tutto fuori e poi tutto dentro e io gli dicevo "Fai come il criceto!" Per quanto sia stato bello averli e per quanto sia stata probabilmente per loro una vita buona o passabile, non prenderei mai criceti per un bambino. Non mi piace tenere bestioline in questo stato innaturale di ...non so? Schiavitù? Non credo sia un buon insegnamento per un bambino. Morirono di vecchiaia, e fu una cosa molto triste che ora non voglio ricordare.

Pesciolini

Sono andata a prendere questi pesciolini che dicevo con un secchio con un pò d'acqua del laghetto e sono stati lì dentro tutta la notte. La mattina dopo, tardi, quando pensavo che l'acqua della vasca fosse più caldina, li ho fatti scivolare nel "grande mare", con tutti gli auguri del caso. Mi immagino: da una boccia bella grande, ma non più di trenta centimetri di diametro, sono arrivati in una vasca di due metri con piante e tante bestie, neanche io so di preciso chi c'è.  Rane e rospi, girini, sette pesci rossi, gambusie  in numero imprecisato, ditischi, che sono tipo degli scarafaggi acquatici con le pinne per nuotare, chiocciole d'acqua e fra poco, serpenti. Poi chi lo sa. I pesci rossi gli sembreranno dei giganti, sono grossi 4 o 5 volte uno di loro. Un vero choc, spero benefico. Due pesciolini hanno tre code e pance grosse, uno ha il corpo rosa e la testa rossa, e l'ultimo è un comune pesce rosso. Bellini! Non li ho più visti, ma Mauro ieri sera li ha avvistati, tutti in gruppo per farsi coraggio, prima che facesse buio, auguri!
Buone notizie: il pesce Lazzaro sta perdendo tutta la sua roba grigia e mettendo scaglie nuove, insomma pare che guarisca.

2 commenti:

  1. Risposte
    1. Qui non si possono mettere le facce che ridono, sennò ce la mettevo.

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