In questi giorni è morto un vecchio amico. Forse non proprio un amico... gli amici sono affidabili, ascoltano, con loro hai un rapporto continuo...
Siccome anche lui non voleva un rito religioso , ma mi fa piacere ricordarlo, tanto vale raccontare qualcosa, prima che mi dimentichi. Ora con l'Alzheimer in casa sento questa minaccia costante di poter perdere dei pezzi... Lui e suo fratello avevano trovato la vita dura appena nati, abbandonati dal padre, la mamma morta prestissimo, allevati da parenti che sentivano il carico di questi bambini da crescere. Lo conoscevo, da ragazza, ma ci avevo parlato pochissime volte. Nel '97 mi venne a cercare e non mi ricordo più come fece, ma mi trovò. Avevamo traslocato da poco, pochissimi sapevano dove eravamo andati a stare, e stavamo attraversando uno dei periodi più difficili della nostra vita. Mi disse che si ricordava di quando avevo lavorato alla radio, alcuni anni prima, e che le cose che facevo allora erano buone, gli erano piaciute. Quando sei in un momentaccio e qualcuno mostra di apprezzare quello che hai fatto, anche se è una cosa lontana e ormai stinta dal tempo, lo stai a ascoltare con lo stato d'animo più o meno di un cane bastonato se uno gli fa una carezza sulla testa. Venne a casa e mi fece una proposta.  
"Scrivi quello che ti pare, ambiente, piante, animali, natura, due cartelle, due cartelle e mezzo, ti do 30000 lire a pezzo. Due al mese, ho un giornale e ho bisogno di formare una redazione. Oh, ma i soldi sono in bianco, comprensivi di Iva, perché sennò non ti posso pagare...intanto me ne mandi uno..vedo com'è..se va bene si comincia." 
Era stato sempre "di sinistra", e ora era ripulito, vestito bene, professionale, serio, quasi autorevole. Un tipo rotondetto, occhi chiari, capelli che iniziano a diventare grigi, fluenti sotto un cappello elegante. Lo ascoltai un pochino incredula, ma in fondo due pezzi al mese...perché no? Mi divertiva scrivere qualcosa sulla stagione, le piante e quello che vedevo nel bosco intorno alla casa, o nei campi lungo la via. Mi rasserenava.
Soldi per scrivere? Magari! 
Cominciai a mandargli dei pezzi, non avevo ancora un computer e non ricordo come facevo, ricordo solo che era complicato. Sono passati tanti anni. Scrivevo le cose che scrivo ora, piante, ricordi, emozioni, e tenevo d'occhio quella primavera un campo d'orzo a cui passavo accanto tutti i santi giorni, che prima era un prato verde, poi cominciò a alzarsi e ondeggiare, e poi diventò biondo oro. Quel campo mi provocò strane percezioni. Era la terra stessa che rispondeva al sole alzandosi e giocando col vento...erano dita della terra, le spighe, organi di senso...
In quell'estate rividi, in mezzo a quell'orzo, le specularie viola (legousia speculum veneris), rari fiordalisi, e speronelle spontanee. Lui prendeva gli scritti e faceva per telefono ruvidi complimenti. Una volta, seduto al tavolo di cucina di casa nostra di allora, disse a mio marito che mica era facile trovare uno che scrivesse cose sensate e in modo comprensibile come me, in italiano corretto, e con questa sensibilità. Lo disse serio, come se si sentisse minacciato dalla mancanza di buoni scrittori. Questa, sottintendeva, è bene che me la tenga. 
Ma soldi, neanche l'odore. 

Va be', mi divertivo a scrivere, ci riprendevo la mano, e anche le sue visite erano divertenti, la risata sonora in cucina metteva allegria, i progetti erano sempre grandiosi. Accennava sempre alla C., la sua moglie amatissima. Una parola o due sulla moglie, poi parlava d'altro, ma la sua moglie ce la infilava sempre.
Poi ebbi un lavoro più impegnativo e meno tempo da dedicare e quella questione dei soldi promessi che un po' mi scocciava, che se mi avesse detto, "guarda non ti posso pagare, fai come credi", magari i famosi pezzi glieli avrei dati lo stesso...Sparì. Sparì prima che potessi recriminare, sparì dall'orizzonte così come era arrivato e nella mia vita con la sua sparizione non cambiò niente. Smisi solo di scrivere quelle due cartelle per lui, ma intanto scrivevo una cosa lunga e impegnativa per me. Mi capitò di parlare di lui con degli amici comuni. 
"Ma non ti ci sarai mica confusa? Lui? - ridevano- Non ha mai pagato nessuno, non si sa che combina..lascialo perdere."
Passarono degli anni. Una volta cercò mio marito e trovò me. Si irrigidì subito. A me venne da ridere. Ci fu qualche battuta mia, di provocazione, su quei soldi mai ricevuti, e sua, sulle difensive. Fece le stesse proposte che aveva fatto a me, un po' diverse, a mio marito, provando a coinvolgerlo sulla musica, ma lui un po' perché non aveva tempo, un po' perchè ormai avevamo capito, declinò l'offerta.
Sparì di nuovo e ricomparve dopo altri 4 o 5 anni. Aveva progetti nuovi di zecca e intanto la sua amatissima moglie era morta.  Molto giovane aveva trovato questa ragazza bella e di "buona famiglia" che l'aveva prima amato e poi sposato. Si era ammalata gravemente e era stata male per tanto tempo, più di un anno, e lui l'aveva accudita, sempre guidato da lei passo per passo, dal letto. Poi lei era morta. Accettai di parlarci perché immaginavo quanto poteva aver sofferto. Volevo dirgli che mi dispiaceva e che gli eravamo vicini. In quegli incontri parlò della malattia e della morte della C. come di una calamità naturale, e di nuovo dei suoi progetti e se io volevo scrivere per lui di nuovo, che ora c'erano le banche di mezzo e che mi avrebbe pagato, ma ormai avevo capito e lo facevo venire a casa lo stesso perché aveva bisogno di presenze amiche.
A volte era offensivo, e faceva venire il nervoso. 
"Oh, io ti pago, ma te mica pretenderai le trentamila lire di tanti anni fa? I tempi son cambiati, ora c'è chi scrive per 7, 8 euro al pezzo, un tozzo di pane..e non sei mica insostituibile!"
Bisognava dirgli: ma di che parli, che non m'hai dato mai niente e in teoria sei in debito con me, e nonostante questo io ti apro la mia casa e ti sono amica?
Era fatto così, come un cane randagio abbandonato da piccolo, che ringhia sempre e è diffidente a priori, ma ogni tanto fa le feste. Gli chiesi se aveva ancora quelle cose che avevo scritto per lui, che mi sarebbe piaciuto rileggerle, ma non me le ha mai date.

Un giorno ci raccontò che a Firenze aveva una che gli scriveva dei pezzi. Una sera l'aveva portata a cena e poi lei l'aveva portato a casa sua. Erano finiti a letto e alla fine questa gli aveva chiesto se si era trovato bene. Lui le aveva detto di sì, più che altro per educazione, e lei aveva detto se era disposto, visto che aveva gradito, a darle 200 euro. Lui l'aveva guardata esterrefatto, e lei aveva detto "Almeno 50?"
"Ma che dici?"
"Va be', allora facciamo che questa volta non paghi.."
Ne era uscito parecchio sconcertato. 
"Ma che gente è?- si chiedeva.- Ma allora ero stato parecchio fortunato a trovare la mi' moglie che mi voleva bene." 
Quella sera ricordò certe giornate in cui andavano in giro insieme a fare foto, poi si fermavano a prendere un panino e lo mangiavano lungo un torrente, o in un prato. Quella normalità carica di affetto gli mancava immensamente, quella autenticità,  potersi fidare.

Un'altra volta mi disse qualcosa sui sentimenti, che lui non sapeva amare, non sapeva esprimere l'amore, perchè in casa coi nonni e gli zii non gliel'avevano insegnato, erano sempre un po' arrabbiati con questi bambini senza genitori, che gli erano caduti in testa come un amaro scherzo del destino. Ma aveva imparato. 
"Imparato?" chiesi io. 
"Sì! -mi rispose deciso, quasi scandalizzato dalla domanda.- Si impara. A me, m'ha insegnato la mi' moglie."
Questa cosa qui è la più bella e la più vera che abbia sentito da lui e non me la dimenticherò mai. 

Con la morte della moglie però si era come svincolato definitivamente dalla realtà. Voleva coinvolgerti in questi progetti fumosi con banche e soci immaginari e se declinavi e non gli credevi si arrabbiava. Un giorno lo invitai a pranzo e gli preparai il coniglio fritto con i fiori di zucca, un cibo tradizionale aretino, pensando di fargli piacere. Lui mangiò moltissimo e parlò altrettanto, infervorato, e bevve anche del vino. Il piatto si riempì di ossicini...Noi lo guardavamo divertiti, stupiti e appena un po' preoccupati. Alla fine disse che si sentiva male, che aveva mangiato troppo, e non gli riusciva più respirare. Ci fece preoccupare parecchio. Disse di non chiamare il medico, che gli passava, ma diede la colpa a me che avevo preparato il pranzo, che mi era venuto in mente di cucinare quelle cose che poi lui le aveva mangiate? 
Gli risposi che era stato lui a mangiare tanto, che era adulto, e che si poteva regolare. Si riprese e se ne andò abbastanza arrabbiato. Lo guardai partire pensando che magari si sentiva male per strada e anche che non mi ci dovevo più confondere, che a far del bene agli asini finisce così...ma ero costernata.  L'ultima volta lo vidi al funerale di un'amica comune che era stata di sinistra estrema, da giovane. Aveva voluto esserci, ma poi per tutto il tempo mi aveva provocato, e gli avevo risposto male, anche a alta voce, perchè era di quelli di sinistra, rivoluzionari che non hanno mai fatto un vero lavoro in tutta la vita, e hanno sempre da criticare chi invece ha dovuto lavorare per mantenersi e secondo loro si è sottomesso alle regole dei padroni. Ti viene un gran nervoso a ascoltarli, perchè sono vissuti con lo stipendio della moglie, in questo caso, e poi con la pensione di reversibilità, e però hanno lezioni da dare e vivono in un universo mentale proprio. 
Ho saputo poi che tutti i vari problemi di salute si sono aggravati, la glicemia, la pressione troppo alta e le varie cose che dopo la morte della moglie non aveva più controllato, preso in una spirale autodistruttiva. Ma per quanto mi abbia fatto sinceramente incazzare  spero che sua moglie fosse ad aspettarlo di là dalla soglia. Se fosse ancora qui farebbe venire ancora e sempre il nervoso, ma io e Mauro lo ricordiamo ogni tanto, e sempre con molto affetto.