Niente

 In queste tante giornate di pioggia e gelo, anche neve, sono stata ferma in casa. Ho pulito, cucinato, fatto un brutto golf a maglia. Cucinare è stato divertente, dopo tanto, (anni!), ho fatto la pasta ripiena. Tortellini, buoni! E ravioli cinesi, con lo zenzero fresco. Sorprendenti! 

Ci sono cose che non posso sistemare perché finchè c'è la mia suocera c'è roba in mezzo. Però ho messo a posto il ripostiglio e è stata una grande impresa, di cui sono orgogliosa. Ma forse l'ho gia scritto, e quanto a questo mi sono accorta con una certa paura che perdo colpi. Con la testa e con il fisico. Ci vedo sempre meno e nessun paio di occhiali, ne ho tre di cui uno fatto nel 2010, mi aiuta abbastanza. Questo fatto e la disabitudine a andare in giro mi creano un grande imbarazzo quando esco di casa. Metto e tolgo gli occhiali da vicino e quelli da lontano, a cui manca un pezzettino e devo farli riparare. Li avevo pagati un botto, e la signora dell'ottica mi aveva messo delle lenti progressive, ma col mio difetto di vista, che ormai è importante, finisce che vedo decentemente solo guardando dritto davanti a me. Dovrei muovere la testa come un robot. Ma se devo scendere delle scale la visione si modifica e mi gira la testa. La cosa che mi viene da dire è che invecchiare fa schifo. E siccome negli ultimi anni ero caduta diverse volte al lavoro, sui pavimenti bagnati, ora comincio a sentirmi insicura.

Sono stata troppo col cellulare in mano, e questo ha contribuito senz'altro a farmi vedere peggio. Il cellulare, da essere un oggetto né desiderato né amato, è diventato un piccolo pozzo dove mi affaccio troppo spesso per trovarci dentro praticamente niente. Sembra infinito, ma ci vogliono strade e linguaggi che non ho e finisce per essere un cul de sac profondo dieci centimetri in cui mi perdo ugualmente. 

Oggi che non pioveva sono uscita e ho portato il secchio degli scarti di cucina nel cumulo del composto fuori del cancello. 

Giorni fa i cinghiali me l'avevano buttato all'aria e l'avevo risistemato. Oggi di nuovo, hanno anche arato intorno alle piante che costituiscono i primi baluardi del giardino fuori del cancello. Ho portato via la cenere delle stufe accumulata da alcuni giorni e anche del materiale che avevo rastrellato. Prima di Natale è caduto il maggiociondolo. E' caduto tutto intero, di schianto, dopo le piogge abbondanti. Mi veniva da piangere, sono andata con la motosega a batteria e l'ho fatto a pezzi. Poi mi sono accorta che non aveva un apparato radicale ben sviluppato, forse era stato tanto in vaso prima di essere piantato, tanti anni fa. Non l'avevamo piantato noi. Era come uno che sta in piedi su una sola gamba che gli si è gonfiata tanto, povera creatura. Mi è dispiaciuto tanto, anche perché era verde e vivo. Ce ne sono un altro paio nati dai semi, per fortuna. Ma il giardino sta cambiando faccia e si impoverisce.

Stamani ho colto la scarola, un po' di rucola e il cavolo nero per pranzo. L'orto mi dà sicurezza. E' piccolo e mi riguardo a cogliere la roba per non farla finire troppo presto, ma mi dà sicurezza lo stesso. Nel pomeriggio ho preso un secchio e ho sparso sotto le rose la cornunghia, come dice di fare Carlo Pagani. Una concimazione a lenta cessione, perché alla cornunghia gli ci vuole tanto a disfarsi nel terreno, e farà effetto a primavera e oltre. Ho zappettato dove i cinghiali hanno buttato all'aria e poi mi sentivo meglio. Perché non è che mi senta molto bene. Resisto e questo è il massimo che posso dire. Arrivano cattive notizie da care amiche, e mi fanno male. Le giornate si allungano. Ogni giorno mi riprometto di stare fuori di più e camminare, ma poi non lo faccio, o perché piove o perché non mi sento. Il perché non mi sento ...bè, è un sentimento autodistruttivo, questa è la verità. Comincio a non poterne più. Del virus, della mancanza di prospettive, della mancanza di soluzioni. Ci sono cose immobili da anni, alcune da mesi e anche se il virus non ci fosse non cambierebbe tanto. Forse qualcosa sì, qualcosa si muoverebbe...Una notte, tempo fa, ho sognato che stavo per partire con un'astronave per Marte, dove sarei vissuta con i primi coloni. Mi dovevo sbrigare, dovevo prendere il treno per Firenze, poi avrei preso un aereo e alla fine sarei arrivata nel luogo definitivo di partenza. Dovevo organizzare un po' di cose, ma ero sola e partivo senza nessun rimpianto. Anche nei sogni io ho attiva una parte razionale, qui si domandava perché mi avevano presa per questa colonizzazione che sono vecchia, ma non ho fatto in tempo a rispondermi. Poi ero in casa dei miei, che erano vivi, e non lo sono più. La mia mamma diceva che era una decisione un po' drastica andare su Marte, che forse non sarei tornata. Intendeva che non ci sarei stata per la sua morte. Io ci pensavo un attimo, capivo che lei voleva trattenermi, ma ero molto decisa. Forse potrei tornare fra qualche anno, dicevo. Ma partivo lo stesso. Era un po' una chiusura del cerchio, una morte. Devo essere proprio gonfia, ma non solo di tutta la faccenda, anche di me stessa.