martedì 6 aprile 2021

"Ritorno alla vita" di Wim Wenders

Ho visto un film di Wim Wenders, su tv 2000. Tanti anni fa vidi il suo "Paris Texas"  e mi commosse tanto. Questo film si intitola, in italiano, " ritorno alla vita", e è del 2015. 

In un gruppo di scrittori, o aspiranti scrittori, su facebook qualcuno chiedeva: considerate più importante la trama o lo stile di un romanzo?  Per me avrei risposto che le storie son tutte già raccontate. Il mito le contiene tutte. Il libro dell'I Ching le contiene tutte, fra esagrammi e linee mutanti. Le trame son sempre le stesse. Alla fine ognuno nasce, poi per qualche motivo, diverso per ognuno, affronta delle difficoltà e alla fine muore. Viste da una certa distanza le vite si somigliano tutte. Guardarle da vicino, accostarsi, fa capire la specialità, perfino l'unicità. E il modo di raccontare fa la differenza. Questo film lo dimostra. Succedono poche cose. 

Questa la trama raccontata su Wikipedia: Tomas è uno scrittore  in piena crisi creativa. La sua relazione con Sara, innamorata ma con aspettative diverse, gli crea dei problemi. Tutti i suoi rapporti sono problematici: quello con l'editrice Ann con cui va a vivere e sua figlia Mina; con il padre, scienziato in pensione; il tormento della scrittura, il successo critico e il riconoscimento intellettuale; il legame misterioso e indissolubile con l'illustratrice Kate, giovane madre di due bambini che vive negli spazi sconfinati del lago Ontario. 

Vedete che anche Wikipedia dice pochissimo. Un uomo, Tomas, in una giornata gelida, in uno degli stati del nord America, in un paesaggio innevato, per caso, con l'auto investe uno slittino. E' un incidente, e accade senza che lui ne abbia colpa. Si ferma, c'è un bambino piccolo, spaventato, che non gli risponde, ma sta bene, non s'è fatto niente, e c'è un cane. L'uomo prova a interrogare il bambino, poi lo accompagna alla casa più vicina, l'unica, che si vede dalla strada. Gli apre la mamma, Kate, che chiede dov'è l'altro fratello. L'uomo capisce che c'era un altro bambino e tutti e due corrono verso la strada. Queste sono le prime scene. Il secondo bambino è morto. Il regista non ce lo fa vedere ma sarà presente in tutta la storia. E' stato un incidente e nessuno è responsabile, ma il bambino sopravvissuto è scioccato e anche Tomas. Nella scena successiva si capisce che l'uomo ha tentato il suicidio. Vive con una donna, Sara, che lo rimprovera, di aver preso male tutta la vicenda, di non aver rispetto per lei, di non essere capace neanche di suicidarsi. Si capisce che non glielo dice per cattiveria, ma solo perché Tomas si è chiuso e non le è possibile avvicinarlo, è impenetrabile. Vorrebbe fare una famiglia, avere dei figli, ma Tomas non può e non vuole. I due restano insieme perché lui non riesce a staccarsi, gli sembra di essere un ingrato a farlo. Riprende lentamente a vivere. E' uno scrittore, che ha già pubblicato due libri. 

In uno spezzone successivo il suo editore, turbato e commosso, gli dice che i tre capitoli del nuovo libro sono  davvero buoni, scritti dopo il tentato suicidio. L'esperienza ti ha cambiato, gli dice, lavora con calma, prenditi tutto il tempo che tiserve, questo libro è molto buono, migliore degli altri due, che pure avevano avuto successo. Uscendo dalla casa editrice Tomas nell'ascensore incontra una donna con una bambina, la donna si chiama Ann, lavora anche lei per l'editore, cura la collana per bambini. La telecamera si sofferma sul viso della bambina un po' più del solito. Quella bambina è importante, è un personaggio della storia. 

Tomas va a trovare la mamma dei bambini dell'incidente, trascorrono insieme un pomeriggio e la notte successiva in un'atmosfera sospesa, come un sogno. Kate ha accettato molto meglio di lui la morte del figlio, ma tutti e due hanno bisogno di questo incontro. 

Tomas ha anche un padre anziano a cui vuole molto bene, sempre in questo modo un po' difficile.

Ogni spezzone del film è annunciato da una scritta che dà un riferimento temporale. Due anni dopo, un anno dopo, 4 anni dopo. Wenders ci racconta un lungo pezzo di vita attraverso cose quotidiane, la cui importanza sembra marginale. Un giorno a teatro incontra Sara, che è venuta apposta per vederlo. Sono separati da tempo. Parlano e lei gli dà due schiaffi, che lui incassa senza reagire. E' come il prezzo delle cose accadute in passato. 

Pensavo di come succeda di far soffrire altre persone. Succede perché siamo sofferenti anche noi e chiusi, non riusciamo a evitare di far del male agli altri e più sono vicini più stanno male. Ho provocato anch'io sofferenze simili. Lasciai un fidanzatino della mia gioventù in uno di questi periodi di malessere,  e molti anni dopo mi venne a chiedere perché. Chi viene abbandonato sta molto male e per tanto tempo si chiede se è stata colpa sua, se c'è in lui, o lei, qualcosa che non va, se ha fatto degli errori, ma spesso tutto quello che non va è in chi abbandona, e non è sempre possibile spiegarlo. Può succedere di provocare un notevole casino e un grande dolore senza poterlo evitare e chiedere scusa è difficile e insufficiente. Restano questi spazi di vita bruciati, e le parole giuste non si trovano. Wim Wenders le ha trovate. Forse non parole, ma immagini e emozioni.

Passano altri anni e Tomas ora vive con Ann e Mina, la bambina dell'ascensore. L'ha adottata, ora è sua figlia, e sembra che riesca a essere un buon genitore. Il padre di Tomas, che era uno scienziato e un uomo vigoroso e attivo, è invecchiato e soffre di demenza senile, c'è una scena molto bella in riva a un lago, in cui si vedono le loro sagome scure in mezzo agli alberi nella luce accecante e dolce del sole, riflessa dall'acqua. Certe volte non ci vuole molto per raccontare...

Alla fine del film Tomas riceve una lettera da Kate, la madre dei bambini dell'inizio. Il bambino superstite, diventato grande, lo vuole vedere, e Tomas d'altra parte aveva promesso di fare qualcosa per lui, può accettare di incontrarlo? L'incontro avviene in un locale bello e solitario, parlano ma non si capisce cosa vuole il ragazzo. Dice che vuole fare lo scrittore anche lui. Dice anche che non capisce perché a Tomas le cose sono andate così bene, è diventato famoso, fa conferenze, guadagna bene. Tutto dopo la morte del fratellino. Invece sua madre non ha avuto la stessa fortuna. Sembra che gliene faccia una colpa. Tomas un po' si difende, gli dice che questa esperienza che hanno vissuto è misteriosa e dolorosa e li segnerà per tutta la vita. 

Passa altro tempo e una sera, di ritorno da una premiazione, andando a dormire, Tomas si accorge che i cuscini e il letto sono bagnati di pipì. Qualcuno è entrato in casa. Dopo lo sconcerto e anche la paura, Ann  e Mina vanno a dormire dai nonni e Tomas resta solo a casa. Spegne le luci e nel giardino buio vede una persona, è il ragazzo. Lo fa entrare e lo rimprovera un po', che gli è saltato in mente di andare a pisciare sui letti in casa d'altri? Bevono una birra e trascorrono insieme il resto della notte parlando. La mattina all'alba il ragazzo se ne va con la bicicletta, ma prima aiuta Tomas a portare fuori il materasso sporco. E' un dettaglio, ma dice che bisogna rimediare ai propri errori, almeno un po'. Si abbracciano, sono tutti e due finalmente in pace. Sono passati 14 anni dal giorno della morte del fratellino e Tomas torna a vivere. Non torna a vivere in questo momento, ma si compie un processo iniziato anni prima e durato tutto questo tempo.

Un film lento, con pochi fatti, ma denso di emozioni rarefatte e preziose. Lento, ma è impossibile staccarsi, quando finisce lascia un po' di rimpianto e una sensazione di pace. 14 anni raccontati nel modo di questo intellettuale che è rimasto sé stesso nel vortice del nostro tempo. Ci vuole così tanto per tornare a vivere? Secondo me sì, i tempi dell'anima sono lunghi e molto diversi da quello che questa società della comunicazione vuol far credere. Un film forte, delicato e prezioso.

 

3 commenti:

  1. Posso solo dire che ti sono vicino, che i sentimenti sono a volte come un mare agitato da venti forti che spingono in direzioni contrapposte, che a volte bisogna avere un luogo protetto in cui ripararsi, che la natura è più forte di qualsiasi ragionamento. Siamo piccoli di fronte alla natura. Dobbiamo accettarlo, rinunciare al desiderio di essere sempre al sicuro. L'essenza della vita per me sta nella frase "si fa quello che si può" anche se spesso non ci sembra mai abbastanza.

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  2. "Si fa quello che si può!, frase semplice e scarna, ma illuminante. Quanti sensi mi hanno oppressa per anni, fino a quando ho trovato la forza di perdonarmi. Tanto ho saputo fare, non di più; siamo creature fragili, ma l', paradossalmente è la nostra forza. Un affettuoso saluto mia cara.

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  3. Riformulo il pensiero ché ci sono molti refusi.

    "Si fa quello che si può": frase semplice, scarna, ma illuminante. Quanti sensi di colpa mi hanno oppressa per anni, fino a quando ho trovato la forza di perdonarmi. Tanto ho saputo fare, non di più; siamo creature fragili, ma la consapevolezza della fragilità, paradossalmente è la nostra forza. Un affettuoso saluto, mia cara, con un abbraccio.

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