dodici anni con la Holly

 Perché ci si affezioni tanto al proprio cane, o altro animale domestico, è una cosa misteriosa. Si vive questo grande affetto, si sperimenta, ma non si sa spiegare, soprattutto quando, come quest'anno, era morta la mia suocera e ho tirato un grosso sospiro di sollievo e ora che è morta la mia Holly non mi riesce di smettere di piangere. E' un racconto triste, quindi chi è già triste magari meglio se non legge. Lascio una memoria per me, perché poi so che non mi ricorderò più bene e neanche tutto. L'avevo detto in un post precedente che avevamo avuto una brutta diagnosi. Eravamo rimasti tanto male e Mauro non voleva più portarla a camminare. Ogni tanto veniva un nostro amico per una passeggiata con la Holly e Mauro e lei quando lo vedeva era felice, sapeva che andava in giro, abbaiava per dire che bisognava partire, e prima bisognava mettere il guinzaglio. Un paio di volte ultimamente è venuto ma sono usciti senza di lei, per via della zampa malata. Continuava a guardarmi con le orecchie ritte, aspettando di sentire un rumore qualsiasi che dicesse che stavano tornando a prenderla. L'espressione diceva con assoluta chiarezza "Perché non mi portano? Che ho fatto, possibile che vadano senza di me?" 

Non so come faccio a essere tanto sicura che dicesse questo, ma ci scommetterei l'osso del collo. Anche questo è un mistero. Perché e come succede che impariamo a leggere la faccia del nostro cane, mentre quelle dei cani o dei gatti degli altri restano chiuse e misteriose?

Ho detto a Mauro che un giro corto doveva farglielo fare in tutti i modi, anche solo per tenerle alto l'umore. Ormai lunghi non voleva farli neanche lei per il dolore alla zampa davanti. Così tre o quattro pomeriggi ha fatto delle brevi passeggiate, per sentire gli odori, abbaiare ( in questo modo avvisava i cani del vicinato che c'era e era sempre battagliera), e per tenere in attività quei fantastici muscoli che avevano sostenuto finora delle ossa invecchiate.

Per Natale tutto è precipitato. La notte fra il 23 e il 24 è stata l'ultima volta che è uscita da sola per fare i suoi bisogni e è scivolata un paio di volte. Ci sono alcuni scalini e le davano fastidio. Natale è stato molto brutto, lei non camminava quasi più, all'improvviso le zampe dietro non reggevano. C'erano i ragazzi a pranzo qui e l'hanno aiutata un paio di volte a uscire reggendole il dietro, dopo qualche passo con l'aiuto ne ha fatto qualcuno da sola e ha fatto i suoi bisogni. Ho telefonato cinque volte alla dottoressa fra Natale e Santo Stefano, soprattutto perché poi non riusciva più a alzarsi e non poteva più fare pipì. Fino al 27 non sarebbe venuto nessuno a visitarla, e per fortuna poi il 27 è venuto un giovane veterinario, perché spostarla sarebbe stato un problema e per lei un trauma. Morire in un ambulatorio veterinario con gli odori dei farmaci e della paura di altri animali è diverso da morire a casa tua. La cosa brutta in questi casi è che ci si sente impotenti, completamente privi di risorse utili. La dottoressa mi aveva detto di sollevarla con un lenzuolo messo sotto la pancia per aiutarla a muovere le zampe davanti. Io e la Fiamma a un certo punto l'abbiamo sollevata così, ma non si riusciva a portarla fuori, pesava più di quaranta kg e cercava di muoversi da sola facendoci perdere l'equilibrio. L'abbiamo comunque spostata dalla sua cuccia. In estate le avevo comprato un materasso grande e comodo, molto morbido, in cui poteva sdraiarsi per intero, che le era piaciuto tanto. Abbiamo completamente avvolto il materasso nella plastica perché non si bagnasse se avesse fatto pipì. Se si fosse bagnato non avrei avuto un posto altrettanto comodo dove tenerla. Poi ho messo sopra un vecchio accappatoio pulito e ce l'abbiamo rimessa sopra. Sembrava capisse che avevamo fatto qualcosa per lei e a modo suo con gli occhi ci ringraziava. Dopo quest'operazione ci siamo sentite meglio, meno inutili, ma la sensazione è durata meno di mezz'ora. A Mauro sembrava tutto inutile e dannoso. Lui è un uomo, e è rassicurato dal fatto che chi sta male non si muova e non chieda niente, ma si tratta di un animale vivo e la preoccupazione primaria dei bisogni che non riusciva a fare mi faceva agitare parecchio.  Però mangiava ancora volentieri e abbaiava a certi rumori che sentiva dalla strada, forse cani che passavano con i proprietari.  Così le ho dato un po' di pappardelle al sugo fatte in casa da me che non avevamo mangiato a pranzo per Natale perché ci si era chiuso lo stomaco a tutti vedendola star male. Mauro a pranzo ha cominciato a avere un dolore al fianco molto forte che è passato un po' solo la mattina dopo verso le 4. Il 26 è stato un giorno lunghissimo. Ferma, senza fare pipì, senza riuscire a spostarsi, e noi che continuavamo a cercare di essere normali e incoraggiarla. Lei che ci guardava e diceva che andava abbastanza bene, di stare tranquilli. A sera, smesso di piovere, ha iniziato a scialare. C'era qualcosa che non andava e ho detto che bisognava portarla fuori. Mauro ha detto di no, che sarebbe stato per lei un disturbo troppo grande, ma Mauro dice sempre di no. La Fiamma s'è imposta e in tre abbiamo sistemato bene il lenzuolo sotto di lei per contenerla tutta, perché ormai non riusciva per niente a sollevarsi, e l'abbiamo portata sull'erba. La difficoltà era  riuscire a non farle male e non sbatacchiarla troppo. Fuori nell'aria fresca tremava ma sembrava felice. Le ho massaggiato la pancia per vedere se faceva pipì. Ormai la paralisi delle zampe dietro dovuta alle ernie secondo me non le faceva sentire più nessuno stimolo se non forse la grande pressione del liquido. Sono cose difficili da gestire, e la dottoressa aveva detto che le femmine sono molto dignitose e solo dopo tanto cedono al bisogno di fare pipì. Resistono moltissimo per non farsela addosso. L'erba era bagnata e non capivo se l'aveva fatta, ma le ho alzato la coda e aveva fatto la cacca. Non l'aveva fatta come di solito, piuttosto muovendola l'aveva persa, ma intanto si vedeva che si sentiva meglio. Mauro ha riconosciuto anche lui che quell'uscita tanto tribolata era servita a qualcosa. In qualche modo, non ricordo più come, siamo arrivati al giorno dopo. Io, per me, la notte ho letto tante pagine di un libro nuovo, la mattina sono stata con lei, poi sono uscita a pulire fuori, rastrellare le foglie e fare qualunque cosa pur di sentirmi utile e muovermi. E' il mio rimedio, il lavoro. Mauro e la Fiamma si sono alternati con lei e non è mai stata sola. Verso l'una è arrivato il veterinario e le abbiamo detto addio. Anche lui ha riconosciuto che non c'era più niente da fare. E' così difficile decidere queste cose. L'unico riferimento che abbiamo è la qualità del vivere. Cosa la aspetta? Ci si chiede. E quando si pensa che anche noi, nella sua condizione non lo sopporteremmo si decide, ma il cuore fa male.

 

Le ragazze sono state presenti e utilissime. Utili anche a tenerci in equilibrio, a farci ragionare e non soffrire troppo inutilmente. E' stata una cosa normale, prevedibile, lo stesso molto, molto dolorosa. Mia figlia grande ha osservato che non si poteva fare di più e che moltissime persone muoiono in condizioni peggiori. E che a fronte di alcuni giorni molto tribolati abbiamo avuto dodici anni pieni molto belli con lei. Dodici anni quasi precisi: sono andata a prenderla l'8 dicembre del 2009 e se ne è andata il 27 dicembre del 2021. L'avevo chiamata Holly perché era venuta per Natale e holly è l'agrifoglio. Credo di averci indovinato, perché era riservata, non dava confidenza a tutti, era seria e era diventata adulta, che non succede con tutti i cani, alcuni restano bambini fino da vecchi. Lei non ha fatto a tempo a invecchiare davvero. Alcuni nostri cani sono diventati decrepiti e ho desiderato per loro che se ne andassero perché non c'era più dignità. Lei tutto questo non l'ha avuto, ha giocato e manifestato gioia fino a pochi giorni fa e perciò è stato più difficile lasciarla andare. Ora la vediamo dappertutto, sentiamo il suo respiro, ci sembra di vederla arrivare. Non è una suggestione, è l'abitudine. Il vuoto dove c'era il suo materasso è enorme. Era proprio una presenza, una "persona" della famiglia e le cose sono cambiate e continueranno a cambiare prima di una nuova stabilità. La lonicera fragrantissima in questi pochi giorni è andata in piena fioritura e me la ricorderà finché vivo. Ho di nuovo l'impressione che si chiuda un cerchio e debba iniziare qualcos'altro. Addio anche a te, cara.