Il cardinale Pizzaballa a Arezzo.

 

15 febbraio 2026

Ieri e anche oggi, 15 febbraio, che qui a Arezzo si festeggia la Madonna del Conforto, patrona della città, c'è stato il cardinale Pizzaballa, il patriarca di Gerusalemme. Avrei voluto andare ma mi ero dimenticata e comunque mi faceva troppo male la schiena, ho finito per vedere la diretta in una tv locale insieme a degli amici. In questo periodo sono molto polemica e questo dipende tanto dalla situazione generale, fra la finta tregua in Palestina, le guerre in Africa, Curdistan, e altri cento posti, di cui si racconta poco o niente, quelli che gridano polemici che non si parla della persecuzione dei cristiani, come fosse più o meno importante di altre, l'"operazione militare speciale" in Ucraina, gli schifosi Epstein files, le varie catastrofi dovute al clima di cui anche ormai non si dice niente, tutto va bene, il referendum sulla separazione delle carriere e il trattamento osceno riservato al dottor Gratteri...per non dire dell'attacco internazionale a Francesca Albanese che, tradotto, significa spalleggiare quello schifo che fa il governo israeliano in tutta la palestina, Libano e Siria e resto del mondo, viste anche le notizie sugli incendi appiccati intenzionamente da "turisti" israeliani in Patagonia, che nascondono neanche tanto l'intenzione di distruggere territori per comprarli poi a prezzi stracciati. Tipo: do fuoco a casa tua e ti offro una cifra minima per il rudere bruciato. Credo che tutto questo oltre che far paura faccia venire tanta rabbia e non solo a me. Per cui ieri, già carica, ho trovato motivi di polemica anche nell'incontro col cardinale, non col cardinale, con lui per niente, che si è tenuto nella chiesa di San Francesco, quella che ha nella sua abside il ciclo degli affreschi della Vera Croce di Pier della Francesca. Anche se  avessi potuto andare non mi avrebbero fatto entrare, la chiesa era "blindata". Via, cerco di essere più malleabile: diciamo "riservata" interamente alle autorità e alle persone di Rondine. Quindi per i cittadini e per i fedeli comuni non c'era posto. Mi hanno detto che siccome San Francesco è una chiesa museo più di un certo numero di persone non possono entrare. Certamente. Allora fallo in Duomo, che c'è più posto. In tv abbiamo visto tante facce note.. e qui mi zitto che è meglio, perché appunto sono polemica, anche inutilmente, e mi censuro da sola. 

Il cardinale è stato intervistato da un giornalista dell'Avvenire che ha fatto le domande più ovvie immaginabili, diciamo quelle necessarie, ma Pizzaballa aveva delle cose da dire e è andato piuttosto per conto suo. E' un uomo alto, abbastanza severo, la famiglia mi pare venga dalle nostre montagne del Piemonte, ha quel piglio essenziale. L'amica con cui ho visto l'incontro in tv a un certo punto ha osservato che il cardinale era lì, ma vedeva le cose e ne parlava come fosse da un'altra parte. Condivido l'osservazione. Mi è tornato in mente un episodio di tantissimi anni fa, i primi tempi che frequentavo la comunità di Don Sergio Carapelli, che insegnava al nostro liceo e aveva in via Mazzini delle stanze dove le sera ci si riuniva. Ci sono andata a partire dai miei 16 anni. L'interesse principale all'inizio era la compagnia degli altri ragazzi, come succede nell'adolescenza, ma poi con Don Sergio sono stata a Taizé, a Spello da fratel Carlo Carretto, a Nomadelfia, in montagna sulle Alpi, e con il gruppo ho conosciuto Don Milani, e tante cose che animavano la chiesa e la società di quegli anni, e ho fatto con altri cari amici il doposcuola al Thevenin, dove ho ricevuto moltissimo di più di quello che ho dato. I primi tempi che ero lì tornò a trovarli un giovane sacerdote che era stato con loro qualche anno prima e poi era andato in missione, in Brasile, credo. I maschi del gruppo che lo conoscevano bene lo circondarono con battute, qualche spintone, scherzi, con quel linguaggio e modo di fare cameratesco che avevano condiviso solo pochi anni prima. Ma lui era cambiato. Due anni in missione l'avevano cambiato e si vedeva benissimo l'imbarazzo e la distanza che gli altri ragazzi ci misero un po' a cogliere. Lo percepii distintintamente. Nello stesso modo si percepiva anche senza esser lì, anche attraverso la televisione, l'estraneità o forse solo l'imbarazzo del cardinale Pizzaballa. Che a un certo punto l'ha anche detto "Sono andato via dall'Italia che qui c'era ancora il pentapartito" Quindi alla fine degli anni 80. Ha detto che era contento che dove andava in Italia si riunisse tutta quella gente, ma pareva leggesse nelle teste dei presenti il motivo che li aveva portati lì, che, mi sbaglierò, ma raramente era la sorte della Palestina. Ora si trova cibo, ha detto, ma nei mercati, a pagamento e la gente non ha soldi. Non c'è più niente, a Gaza è stato tutto spianato, non c'è lavoro e niente denaro. Ha parlato degli ospedali, della situazione sanitaria, della situazione in Cisgiordania, cose che seguo da giornalisti professionisti che fanno questo lavoro di raccontare la Palestina. Metto qui il link per il video. Ha detto che durante questi anni, soprattutto dopo l'ottobre 2023, le persone si rivolgevano a lui con tante domande. 

Ma io non sono nato imparato e non trovavo risposte. Posso immaginare come si senta un uomo buono davanti a quegli avvenimenti. Allora ho chiesto a Dio di darmi una mano. Dammi un aiutino, qualcosa, per favore. E dopo un po' ho capito che mi parlava attraverso questa gente che avevo intorno, mi parlava attraverso di loro. Gli si è rotta la voce e si è commosso. Quest'uomo ama questa gente e questo posto dove è finito a fare il vescovo. Non si può fare la pace con i palestinesi senza i palestinesi. Alla fine del suo discorso ha detto di nuovo che l'anima di queste persone non si piega, è forte. Ha invitato a conoscere, ci sono tanti Islam, ha detto, e tanti ebrei diversi, non si può generalizzare, è un errore.

Il mondo è complesso, diventato piccolo ma complesso ugualmente, dalla piccola finestra dei cellulari, delle televisioni, che oltretutto sono feudi a pagamento di gruppi di potere, e dalla finestra ancora più piccola delle nostre menti questa complessità si fatica a coglierla. Il cardinale osservava questa folla di "fedeli" muovendosi anche un po' nervoso e guardando ogni tanto l'orologio al polso, che poteva essere anche che avesse un appuntamento dopo e non volesse far tardi, ma poteva anche invece essere un gesto di nervosismo tipo "che ci faccio qui, a che servo". A che servo se alcuni sono venuti certamente per sapere qualcosa di questa terra da cui arrivo, ma con tanti preconcetti in testa. A che servo se la maggior parte son qui per esserci, per far vedere che loro ci sono e moltissimi altri no e guardano invece di me l'avversario politico sulla panca opposta della chiesa. E altri son venuti perchè certo, diamo dei soldi a questi sciagurati arabi che adorano il dio sbagliato, che se avessero adorato quello giusto non sarebbero in questa condizione. E altri ancora son venuti perchè alzano la bandiera della Palestina per contrapporla a altre bandiere e son convinti di aver capito e avere una grande verità in mano. Come faccio io che pure sono cardinale a scardinare queste convinzioni, a sbucciarle via? Potrei urlare e non servirebbe a niente, mi prenderebbero per un rivoluzionario, che alcuni di questi, solo perchè amo la Palestina e si vede, pensano di mettermi quest'etichetta addosso. Ovviamente queste cose immagino io che le pensasse il cardinale e non so cosa gli frullava per la testa davvero, ma non credo di essere tanto lontana. Per me mi metto fra quelli con la bandiera della Palestina che però non hanno capito granché ugualmente. Grazie di essere venuto, grazie di averci fatto, almeno a me, da specchio, grazie per averci messo davanti a un po' di verità.