Pietrino

 Nell'appartamento sotto mia figlia viveva Pietrino. Tre appartamenti di una casa di paese molto brutta all'esterno, intonacata di cemento grigio, in un periodo in cui gli era preso a tanti di intonacare le case a cemento.  Il cemento non fa respirare le case. Pietrino e i ragazzi, Gaia e Lorenzo. condividevano le scale, mentre in un appartamento incastrato sotto gli altri due in un modo per me incomprensibile vengono delle persone solo saltuariamente. Pietrino invece ci abitava, 94 o 95 o 96 anni. Quando comprammo la casa un giorno era affacciato alla finestra e vedendomi arrivare gridò "Ah, è la vecchia! Me pareva non fosse quella citta!" Mi offesi un po' ma di più mi venne da ridere. Ero ufficialmente "quella vecchia". In questi due o tre anni da quando Gaia e Lorenzo stanno lì è sempre stato gentile e molto collaborativo, partecipava volentieri alle spese di condominio, quando c'erano. Affacciato alla finestra approvava i lavori fatti in giardino. Aveva chiesto lui di far imbiancare le scale e avevamo diviso il costo. Aveva un mezzo di trasporto, una specie di motorino con una cabina in plastica, per entrare si deve aprire una cerniera lampo. Se l'era comprato per essere autonomo e fino a poco tempo fa ci andava a fare la spesa a Monte San Savino. Negli ultimi tempi gli serviva soprattutto come spazio caldo esterno a casa sua. Nelle giornate invernali fredde e soleggiate ci stava dentro come in una serra e scambiava qualche parola con chi passava di lì. Le estati scorse avevo visto che dei ragazzini, 8, 9 fino a 12 anni, l'avevano preso di mira e gli facevano dei brutti scherzi, per niente ripresi o controllati dai genitori. Però la sera si fermava sottocasa a chiacchierare con dei signori di Genova che venivano solo nei mesi estivi nella casa accanto e altra gente del paese. In inverno gli dissi se gli mancavano queste riunioni serali, mi rispose "non tanto", perché queste persone sembravano gentili uno con l'altro ma appena uno o una si alzava e se ne andava gli altri gli dicevano male dietro. Era sveglio, Pietrino e era un essere umano autentico. Alla fine dell'estate scorsa Lorenzo mi disse che il signore di Genova l'aveva salutato dicendo che non sapeva se l'anno prossimo sarebbero tornati, erano molto anziani, anche se non sembrava per niente, e su pressione del figlio sempre preoccupato per la lontananza avevano venduto la casetta di paese. Mentre parlava con Lorenzo gli erano venute le lacrime agli occhi. Mi aveva fatto tanta tenerezza. Poco più avanti di me nel sentiero obbligato verso la fine lui e la moglie vedevano ridursi le possibilità, anche venire per l'estate a Ciggiano, solo per le chiacchiere serali seduti sulle panchine e le sedie lungo la via, era diventato troppo difficile. Però avevano posto una condizione alla vendita, che se fossero stati ancora abbastanza bene sarebbero venuti un'ultima volta per l'estate 2026. Chissà se li rivedremo, me lo auguro. Pietrino continuava a vivere da solo in casa sua. Una sera che ero passata da mia figlia avevo sentito odore di fumo per le scale. Gaia era scesa a bussare a Pietro, aveva forse lasciato una pentola sul fornello acceso, posso dare un'occhiata? Lui aveva detto di no, ma che andasse pure a controllare e veramente c'era una pentola bruciata sul fornllo ancora acceso. "O via! Accident'ai vecchi!" aveva detto lui ringraziando. Il fine settimana successivo è caduto in casa e non è riuscito a rialzarsi. I ragazzi da sopra non hanno sentito niente e non si sono preoccupati perché anche normalmente capitava di non vederlo per qualche giorno. Lunedì siccome c'era il veicolo elettrico ancora in carica fuori della cantina qualcuno è entrato in casa. Era vivo e l'hanno portato in ospedale. Mia figlia e Lorenzo non si sono accorti di niente perché la mattina presto vanno al lavoro. Lorenzo, che lavora a Firenze al Conservatorio, parte prima delle 5. Pietrino è rimasto qualche giorno in ospedale poi è morto lì. Una lunga vita che gli ultimi tempi gli pesava un po', non poteva più andare al suo campo, un'oliveto poco distante, sapeva che i parenti l'avevano un po' abbandonato e gli dispiaceva tanto. Gaia ha scambiato qualche messaggio con la nipote ma nessuno ha parlato di un funerale, poi è venuto fuori che non lo voleva, non voleva rito religioso e voleva essere cremato. Una scelta ultima che non è piaciuta al paese, a me sì, mi è sembrato un ultimo atto di autonomia, ma siccome le persone che se ne vanno bisogna salutarle lo faccio qui. Buon viaggio Pietro, è stato un vero piacere.