sogni di una notte di mezz'estate

 21 giugno 2026 

Lo scorso anno per la prima volta avevamo percorso un tratto di un sentiero che si chiama "la via dei mercanti". Sono sentieri comunali dove si può andare a camminare, segnalati, tenuti puliti e agibili. Era il 21 giugno 2025, una giornata torrida come queste che stiamo faticosamente attraversando. Eravamo usciti sul tardi, prima il caldo era proibitivo. Sul primo tratto il sentiero passa lungo il corso di un torrente, che chiamarlo torrente è esagerato, è più un fosso agricolo che però deve esserci da così tanto da essersi meritato un nome, il Leprone, segnato sulle carte. Dall'altra parte campi più e meno coltivati molto estesi che finiscono nel bosco, quelli in cui dicevo di aver visto, qualche giorno fa, un enorme cinghiale. Il 21 giugno dello scorso anno i campi erano una meravigliosa tavolozza. Siccome il computer è troppo vecchio per caricare le foto dal cellulare che è più recente tocca fare uno sforzo di immaginazione. Le spighe color paglia delle graminacee ormai mature, l'oro dell'iperico, che è una delle erbe di San Giovanni, il violetto di certi cardi piccoli e il violone di altri cardi spinosi più grandi, il bianco di grandi cespi di margherite, il rosa chiarissimo, il fucsia, il viola, il lilla, il giallo di grandi gruppi di leguminose, ora fabacee; un'altra tonalità di giallo acido del galium verum. Una meraviglia che sembrava celebrare il solstizio d'estate. Dal fitto della vegetazione del fosso quella sera si alzò una coppia di aironi grigi disturbata dal nostro passaggio. A un certo punto sull'argine del fosso vidi un colore più forte e discordante, l'arancio vivo di un giglio che somigliava moltissimo al lilium bulbiferum, detto anche per l'epoca di fioritura giglio di san Giovanni. Un solo fiore, emerso da una piantina piccola. Per me questi incontri sono veri regali e ci si può chiedere perché. Le nostre campagne sono piegate all'economia. Quasi ovunque si usano pesticidi che eliminano le erbe "nocive", che nocive non sono, gli si dà questo brutto nome perché danno fastidio, fanno diminuire i raccolti dei cereali e comunque ormai questo è l'uso. Tutto quello che non produce si toglie di mezzo. Sono nata 71 anni fa e da bambina in campagna trovavo papaveri e fiordalisi, specularie e speronelle e tantissimi altri fiori che questo modo di coltivare ha fatto sparire quasi del tutto. Ritrovarne sporadicamente qualcuno è una gioia e una ricchezza, sembra che non tutto sia perduto. Lungo il Leprone, dopo la prima volta, con Mauro o solo con la Milly, ci sono tornata parecchie volte in autunno, in inverno e a primavera. Una passeggiata molto bella, sulla sinistra in alto c'è Civitella che durante i 2, 3 km di cammino si avvicina sensibilmente e alla fine è molto più grande che all'inizio. Il sentiero poi sale parecchio e gira intorno al paese, ma noi l'ultima parte non l'abbiamo mai fatta. A un certo punto durante questi mesi hanno ripulito il fosso con la ruspa. Ho trovato la macchina al lavoro circondata da un gruppo di aironi guardabuoi che si cibavano degli insetti alzati dal movimento della terra. Ho incontrato durante questa passeggiata un signore anziano come me che era molto soddisfatto, avevano raso al suolo tutte le erbacce, cioè tutte le ripariali e le felci bellissime che crescono nel fosso perché c'è acqua o in estate umidità. E distrutto in parte le case sotterranee delle nutrie, ma anche assestato un colpo alla fauna del corso d'acqua, rane, rospi, rari pesciolini, tritoni, libellule...La ruspa poi senza guardare per il sottile ha scortecciato i pochi alberi dell'argine, ma tutto questo il signore e quelli come lui non lo notano. "Ha visto che pulizia? Bravi!" Che si fa in questi casi? si prende nota, si fa un sorriso storto e si prosegue. La maggior parte delle piante è ricresciuta, le tife ora hanno già i loro pispoloni che in italiano mi pare si chiamino correttamente bischeri. In autunno ho trovato lungo il cammino stese di ciclamini e i piccoli fiori di una bulbosa mediterranea che si chiama Prospero autumnale, una varietà di scilla, anche se fiorisce già a settembre. Che bel nome per un fiorellino così piccolo!  In primavera sono spuntati ciuffi verdissimi subito fioriti di helleborus viridis, fiori bianchi e profumati, tantissimi  e perfino qualche cespo di primule, che ormai sono rare anche quelle. Insomma pur essendo in una campagna che deve lavorare e produrre ci si trova qualche gemma preziosa. Quest'anno ci siamo tornati per il solstizio, ma si sa che ogni anno è diverso e la fioritura è meno varia e bella dell'anno scorso, però lungo l'argine ho visto piccoli cespi in boccio di clematis flammula, credo sia lei, bellissima, e tante spighe di lisymachia vulgaris o punctata, non saprei dire quale delle due, una piantina che mia figlia Gaia diceva aveva odore di menta e salame. Ieri dicevo a Mauro di stare con gli occhi aperti e guardare se si vedeva il giglio dello scorso anno...come fosse una magia ho spostato lo sguardo e ho visto la macchia arancio, molto più grande dell'anno scorso. Si è formata una colonia! Che meraviglia! Ma non bisogna affezionarsi. Il sentiero viene tenuto pulito perché sia percorribile anche dalle auto, più avanti ci sono diverse case abitate. Per pulirlo vengono con una macchina che ha un braccio che taglia e gratta. Non so che fine abbiano fatto le colonie di ciclamini fiorite in inverno e i piccoli bulbi del Prospero autumnale. La pulizia fa comodo, non si cammina bene dove c'è erba alta, come succede a volte lungo il sentiero della bonifica che costeggia la Chiana, ma per preservare questi tesori botanici, questa varietà e ricchezza occorrerebbe qualcuno col  decespugliatore e che sappia riconoscere le piante. Sogni. Di una notte di mezz'estate, appunto. Un'amica mi ha mandato la foto di un suo emerocallis, come dire che per San Giovanni aveva questo fiorito. Anche io ho delle liliacee estive fiorite, ma queste creature spontanee e selvatiche che resistono al tempo, al clima durissimo, ai selvatici e agli umani hanno uno speciale eroismo che andrebbe premiato aiutandole a sopravvivere.