Una lepre viva
29 giugno 2026
Questo post è di qualche anno fa, la Lella Droandi è morta da tempo. Lo pubblico in data di oggi, ma la Lella venne nella primavera del 2021.
Sono venuti a trovarci degli amici. Una di loro mi ha portato un librino scritto dalla sua mamma, che era nata nel 1924. E' un librino perché è piccolo, fatto di pochi racconti. La signora Matilde Mannucci Droandi negli anni novanta, intorno ai settant'anni aveva iniziato a mettere su carta, scrivendo a mano, i suoi ricordi, soprattutto del periodo della guerra. Le piaceva scrivere e era diventata una cara abitudine. Poi le era calata la vista e sua figlia Isabella, la mia amica, aveva cominciato a passare del tempo con lei per scrivere sotto dettatura. L'Isabella Droandi di lavoro fa la restautrice e ha, con delle colleghe, la bottega che ha restaurato le pale del Lorenzetti ora tornate alla Pieve della nostra città. Per questo non aveva sempre tempo di stare con la sua mamma e allora lei provava a scrivere senza vedere, e spesso le righe scritte si soprammettevano e la grafia senza il controllo dell'occhio era incerta...ora l'Isabella ha tanto materiale da riscrivere e in qualche modo tradurre, perché lei ci riesce mentre per altri sarebbe incomprensibile. Il libretto della sua mamma si intitola "Una lepre viva". Immaginavo, conoscendo l'Isabella, che fosse una cosa di valore, ma mi ha lo stesso sorpreso.
In questo anno di chiusure ho letto diversi libri scritti da autori giovani e purtroppo li ho trovati deludenti. Sembra che molta gente scriva per parlarsi addosso, o forse per poter dire di essere uno scrittore. Non hanno niente da dire o non dicono quello che per loro è importante, nascondendosi dietro una maschera, che non è neanche interessante e si limita a ripetere dei cliché. Questo librino invece è denso, pulito, vero.