Legno carbonizzato, primo tempio, identità da inventare
29 luglio 2026
C'è in giro una notizia che mi ha particolarmente indignato e rivoltato lo stomaco. Sono d'accordo che fra tutte le altre notizie di assassinii e aggressioni da Gaza e dalla Cisgiardania questa è secondaria, ma disturba per l'uso distorto e la volontà manipolatoria degli studi scientifici. I sionisti non mollano nemmeno quello.
La notizia è questa: sono state scoperte a Gerusalemme, in un'area archeologica, delle travi in legno conservate per circa 2600 anni grazie all'intonaco fuso dall'incendio del 586 a.C. Questo è avvenuto in una zona sotto controllo palestinese, si fa per dire, perché ormai tutti sanno quanto poco possa significare questa espressione, tanto è vero che gli scavi li fanno archeologi israeliani, che hanno individuato questo legno carbonizzato fra i resti di un edificio bruciato, dicono, dall'incendio provocato dai babilonesi quando nel 586 avanti Cristo presero la città e fra l'altro distrussero il famoso primo tempio. Tutto questo tratto dalla Bibbia che non è un testo di storia e non contiene notizie accertate, ma da verificare, anche se questo per chi crede non le toglie valore. Andando a leggere la notizia vera, non rimaneggiata, passa un po' il nervoso perché l'archeologa responsabile della ricerca non sembra ricollegare direttamente il ritrovamento al primo tempio, anche se fa riferimento alla conservazione della memoria, dando per scontato che il tempio sia esistito. Ma probabilmente passando di mano in mano e di sito in sito la notizia è diventata che si sono trovate le travi carbonizzate del primo tempio, e quindi la prova della sua esistenza, non solo nei racconti e nel Libro.
E' sempre difficile contrapporre a dei superesperti degli argomenti validi: sanno tutto loro. Ma si può dire che ogni volta che si scava dove ci sono stati insediamenti umani e anche spesso dove non ci sono stati si trova del legno bruciato. Ne trovarono anche in Valtiberina lungo il torrente Afra, e erano resti di un focolare per la cottura dei cibi e non ne derivarono che ci fosse un regno preistorico, né tanto meno che questo regno autorizzasse pretese dei valtiberini sul presente.
Questo legno datato con metodi scientifici, grazie alle condizioni speciali di conservazione ecc ecc, corrisponde appunto al periodo in cui secondo loro fu bruciato il primo tempio. Intanto si deve dire corrisponderebbe, il condizionale è d'obbligo nella ricerca scientifica, e infatti l'archeologa che ha guidato i lavori non afferma certezze, anche se dà per certi fatti storici che certi non sono. Le certezze le afferma chi la notizia la riporta, e fa male, perché la scienza insegna che ritrovamenti dati per certi si sono poi dimostrati tutt'altro, utili e preziosi a fini di studio, ma non quello che si voleva dimostrare che fossero. Insomma quando si parte volendo a tutti i costi dimostrare una tesi si sbaglia in partenza, la scienza mette insieme un quadro e su questa base fa ipotesi, che poi magari dopo uno o dieci o cento anni possono essere smentite, senza problemi. Si può anche dire che gli archeologi israeliani nell'urgenza di dimostrare che il grande regno e il grande tempio di prima del 586 a. C. sono esistiti, hanno distrutto molto di quello che trovavano in mezzo, ma non corrispondeva alla loro tesi, anzi dimostrava che per secoli c'erano in quei luoghi altre popolazioni che esprimevano altre culture e gli ebrei non c'erano affatto. Nel 2025 gli israeliani hanno distrutto un museo archeologico palestinese avvisando solo poco prima che avrebbero bombardato e quindi non permettendo di mettere in salvo i reperti conservati, tanto non sono i loro. E questo ci dice che non sono interessati all'archeologia ma a un uso strumentale di essa.
Mi soffermo sull'opportunità di queste comunicazioni date per certe. A chi segue il genocidio palestinese appare evidente che delle prove dell'esistenza del grande popolo ebraico e del suo mitico tempio non è il caso di parlarne ora, a meno che non si sia sionisti. Anche per buon gusto, ma questo bisogna riuscire a capirlo, avere sviluppato sensibilità e umanità, che non paiono doti in cui la maggioranza degli israeliani eccelle. L'archeologia non sta in un mondo a parte, puro e intoccato, sta qui e in particolare sta lì, fra carne umana, rovine , sangue e merda. Chi sventola questi studi come verità appare animato non da spirito sincero di ricerca ma dal desiderio di affermare un'identità che vuole costituire la base "storica" che avvalora, secondo loro, il genocidio. O strage di massa, se la parola dà fastidio. Ora mi daranno dell'antisemita, ma sono solo una persona che pensa e pensando si accorge dell'enorme danno che il sionismo produce all'ebraismo mondiale, tanto che non è possibile nemmeno ragionare serenamente e col necessario distacco su dei tronchi o travi bruciati forse nel sesto secolo avanti Cristo. Che tristezza aver bisogno di dimostrare di esistere sulla base di un tronco, o trave, bruciato.