antropocentrico e Orso Bruno

 10 agosto 2026

Siamo al 10 agosto e ancora non si vede la fine di questa ondata di caldo che non serve dire che è la prima, seconda o terza o quarta perché non si è interrotta da giugno, non ricordo più la data di inizio, e è proseguita in modo più e meno intenso fra i 32 e i 40 gradi, più spesso vicino ai 40. Un oceano di caldo, non un'ondata. Una immensa marea di calore. La campagna qui ha tenuto con forza, sembra quasi che si stia abituando a questi terribili andamenti estivi, ma ora ingialliscono foglie ovunque e cadono. L'acqua nelle vasche dei pesci nonostante le piante che ossigenano e filtrano inizia a avere cattivo odore. Zanzare a sciami, pare siano i soli insetti che proliferano.

In casa, anche se è coibentata, fa caldo, molto al piano delle camere da letto, fino a più di 30 gradi, meno di sotto, è difficile fare qualcosa di più del necessario, si suda tantissimo. Il corpo fa fatica a mantenere una temperatura decente, e viene sonno. Fuori, non si può stare se non la mattina presto e dopocena. L'estate stagione della libertà, pochi vestiti e stare al sole, non esiste più. A stare fuori in certe ore si rischia di sentirsi veramente male. Abbiamo cercato refrigerio in montagna qua vicino, a Camaldoli e Badia Prataglia, ma faceva caldo anche lì, dieci gradi meno che qui ma certamente non il refrigerio di altri anni. Abbiamo camminato un po' anche solo per conservare la mobilità. La Milly aspetta che qualcosa cambi rifugiata nei punti più freschi della casa, i gatti sono spiaggiati. Stamani però ho visto in giardino il primo fiore di ciclamino, in mezzo a altre piante, dove annaffio, quindi la fioritura è assistita dall'acqua. I ciclamini dei boschi asciutti sono ancora fermi, però è un segno, il primo, che la stagione cambia, deve cambiare, occorre tornare a una qualche normalità. L'anno prossimo se saremo vivi e saremo ancora qui toccherà arrendersi al condizionatore. 

Oggi ho avuto uno scambio via whatsapp con le mie amiche.  Parlavamo dei lupi. Una di loro aveva fatto vedere la foto di un lupo in città. I lupi sono tornati da tempo, prima lontani, sui monti, ora si vedono anche vicino alle case, è capitato che abbiano predato dei cagnolini o ucciso i cani da caccia di certi cacciatori. Predato significa ucciso e mangiato. La caccia è diventata tecnologica, al cane mettono un collare col gps per localizzarlo, e così hanno trovato il cane morto sbranato. Un cane da caccia con un lupo ha la peggio. Una mia amica dice che hanno fatto sparire quasi tutti i gatti di una colonia vicina a lei, già quest'inverno i più vecchi e malati erano spariti da casa sua, dove ha un ricovero esterno. Ieri su facebook una pastora raccontava che due lupi avevano assalito il suo gregge in pieno giorno e per fortuna che c'era lei che insieme ai suoi cani aveva difeso le pecore prendendo i lupi a sassate e bastonate. Non mi ci vorrei trovare. La giovane pastora pacifica è stata sconvolta dall'esperienza e poi dopo una prima volta i lupi torneranno, non si arrendono. Allora che fare? Che fare quando possono saltare dentro la recinzione di un giardino cittadino, messa più per ornamento e segnale che per protezione? 

Una delle mie amiche sta, solo in estate, in mezzo a un bosco, isolata, senza recinzione. Tutte le sere ha i cinghiali davanti a casa che buttano all'aria. I cinghiali vivono lì tutto l'anno, è casa loro, non sanno che nel 1970 il padre della mia amica comprò il terreno e costruì la casa, e che quindi lei si sente in casa propria. Sono comproprietari, diciamola così. Diceva che il rimedio per la presenza dei selvatici è la caccia, è sempre stata il rimedio per queste cose. Ma è evidente che è solo teoria. I cinghiali qui non sono certo diminuiti per la caccia, hanno iniziato a diminuire quando sono arrivati i lupi. Così anche i bei caprioli, che però anche loro contribuiscono a devastare le coltivazioni. I lupi mangiano quello che trovano e che è meno impegnativo da catturare, gatti cani se gli riesce, nutrie e selvaggina di grossa taglia, ma anche pecore e capre. Per ora nessuno ha parlato di attacchi all'uomo. Un'altra amica diceva che bisogna sterilizzarne, dei lupi, la maggior parte. Ma prima, dico io, bisogna prenderli. Non credo che sia chiaro quanto può essere dispendioso e impegnativo. Oppure sterilizzarli coi farmaci messi nel cibo? Bocconi agli ormoni? Col rischio che questi ormoni dispersi nell'ambiente facciano danni a non finire. Mi possono dire: esagerata! Mi rifaccio a una cosa che conosco, gli ormoni radicanti. Si usano in polvere per far radicare le talee, si immerge il rametto nella polvere prima di infilarlo nella terra del vasetto dove dovrà radicare. Si penserebbe che siano innocui invece sono venduti con precise avvertenze, usare guanti, non respirare la polvere, lavarsi le mani...figuriamoci quelli che servono a sterilizzare un lupo cosa possono fare in ambiente boschivo o forestale.. 

La mia amica  diceva che comunque è meglio la caccia del lupo, meglio per un selvatico morire per una pallottola. Più umano. Umano, stile israeliano. Non ho continuato la conversazione, non vale la pena e non ha senso litigare, evidentemente non hanno mai sentito dalle finestre o dai campi, come succede a noi, la battuta di caccia al cinghiale. Urla, versi gutturali, fischi, l'abbaiare forsennato dei cani che inseguono la preda, i colpi dei fucili. A sentirli si sta male anche noi. Gli animali corrono terrorizzati, a volte restano feriti e non muoiono subito, lo scorso anno un bestione ferito impazzito di dolore investì un gruppo di persone che coglievano le olive. Poi quando si cucina il cinghiale si deve tenere a marinare un giorno e una notte per togliere l'odore di ammoniaca, l'ormone della paura che ancora fa puzzare la carne. Meglio della cattura da parte del lupo? Davvero?

Facciamo questi discorsi fra noi tanto per fare, perché è ovvio che la nostra singola opinione vale zero e non abbiamo competenze specifiche, ma chi poi decide su queste questioni spesso ha le stesse competenze nostre, cioè zero, però più potere e dalle sue decisioni derivano guai enormi e sofferenze di animali che tanto non parlano e hanno qualche diritto solo sulla carta. Diritti scritti per iniziativa di qualche umano più sensibile, che però far valere è sempre complicato. Poi a un animale morto interessa poco che un umano paghi, dopo averlo ammazzato, una multa.

Penso alla visione antropocentrica, alla presunzione nostra, di umani, di decidere la sorte degli animali, di sterilizzarli, o fare "abbattimenti selettivi". Usiamo questi termini il più possibile asettici per togliere emozione e coinvolgimento alle nostre azioni. Abbattimenti selettivi e uccisioni è lo stesso ma vuoi mettere la prima definizione come è più distaccata? Penso agli orsi del Trentino e dell'Abruzzo, che non dovrebbero avvicinarsi alle case, neanche ai boschi dove gli umani vanno a camminare, e devono procurarsi in teoria del cibo in territori a volte desertificati da incendi, o dove non c'è acqua disponibile. D'altra parte capisco anche le ragioni di chi in Trentino ci vive, il titolare dell'hotel dove siamo stati da poco ci ha spiegato bene come stanno le cose; proprio in quei giorni lì vicino una ragazza aveva incontrato un'orsa con due piccoli e per fortuna non è successo niente.  Penso anche alle rondini che per il calore estremo non trovano insetti, penso alle enormi navi che vanno nei mari gelidi, a pescare pesci, penserete, no, vanno a raccogliere krill per i nostri integratori contro il colesterolo e per farci cibo per gatti, rubandolo alle balene, mentre qui non si sa che fare dei granchi blu, con cui potrebbero fare cibo per gatti, e invece una volta raccolti li considerano rifiuti speciali. L'uomo è il più forte e l'unico "consapevole"; questo che sarebbe un privilegio e un onere diventa motivo per decidere la sorte dei nostri compagni di viaggio, considerandoli solo un problema o un giocattolo, senza riconoscere sul serio che sono esseri senzienti. Questa cosa se l'uomo vuole evolvere deve cambiare, è lo stesso atteggiamento che porta a uccidere l'altro come noi, toglierli acqua cibo e medicine, violentarlo. Se non riconosciamo il dolore e la paura nel nostro fratello animale, se non gli portiamo rispetto, non lo porteremo neanche a noi stessi. 

Dicevo che siamo stati una settimana in Trentino in Val di Rabbi. Benissimo come sempre. L'ultimo giorno siamo andati al santuario di San Romedio, in mezzo a boschi ancora verdissimi. Di fianco scorre un piccolo torrente e c'è il recinto dell'orso Bruno. C'è davvero un orso, chiuso dentro un recinto ombroso, con acqua corrente, abbastanza grande. La storia di questo animale è triste, era stato rapito nei Carpazi da cucciolo, tenuto in una gabbia molto piccola e esibito come fenomeno da baraccone. Nel 2001 fu sequestrato a Roma con altri disgraziati animali e portato nel Parco Nazionale d'Abruzzo dove ha vissuto fino al 2013. I cartelli a San Romedio dicono che non si trovava bene con gli altri orsi perché lui è molto più grande, non socializzava. Nel 2013 hanno voluto accoglierlo a San Romedio, santuario dedicato a un santo raffigurato a cavallo di un orso. Da allora sta in questo grande recinto impressionante, che i turisti possono vedere dall'alto, ombroso, con acqua, cibo, alberi, dicono trattato molto bene. Il recinto fa impressione, in certe parti ci sono grandi archi di ferro per impedire che risalga. Si può capire che succederebbe se un orso di 300 kg riuscisse a uscire. Probabilmente è stato castrato, ma nessuno lo dice. La gente guarda dall'alto, ma lui sta nascosto, si sa che c'è. Ripassando in un orario che non c'era quasi nessuno Mauro è riuscito a fotografarlo, si vede anche un po' il muso. Io ho visto una gran massa scura a terra, stava riposando. Non so che abbia da fare oltre riposarsi. Ha questa grande prigione dove fa quello che faceva da piccino, farsi vedere. Una prigione più gentile, più confortevole. Libero, come tutti i grandi selvatici che hanno avuto contatto prolungato con l'uomo, non può tornare. Ho avuto una sensazione lì. Di rinuncia. Chissà quante volte ha provato a uscire. E di enorme forza. Si prova timore e rispetto. Anche se non lo vedi bene la presenza di un grande animale la senti, senti questa energia primaria selvaggia confinata, rinchiusa. Questo siamo capaci a fare, noi umani.