Bruscelli e Badalischi

 24 agosto 2026

Ieri siamo stati a Casalino, in Casentino. La mia amica Cecilia ha lì una casa di famiglia e siamo stati a trovarla. Ha subito di recente un'operazione e volevo farle compagnia, ma non c'era bisogno perché ieri a Casalino, nella piazzetta proprio di fronte all'ingresso di casa sua avevano allestito il Bruscello e c'era un sacco di gente. La parola deriva da alberello, arboscello, broscello e infine bruscello e anche ieri uno dei partecipanti portava un ramo di albero vestito a festa di fiocchi rossi. 

 Bruscello può sembrare ai neofiti parola astrusa ed oscura, tuttavia agli abitanti della Valdichiana e della Val d’Orcia suona familiare, perché è nata qui, sta per arboscello e deriva dal latino “arbor”, che vuol dire albero.
Bruscello è quella forma di teatro popolare, rappresentato per secoli da compagnie itineranti di contadini, che innalzando un ramoscello e spostandosi di podere in podere, sulle piazze, negli incroci e davanti alle Chiese all’uscita della Santa Messa, col solo scopo della questua, per una cena di tutta la Compagnia.
Bruscello è anche un momento in cui si compendiano tutte le forme tradizionali campagnole, infatti vi ritroviamo la Vecchia, la Befanata, il Maggio, il Mogliazzo, il Contrasto, gli Stornelli.

Questo testo è ripreso dalla pagina ufficiale del più famoso Bruscello Poliziano, che si tiene ogni anno per ferragosto a Montepulciano. Il Bruscello di ieri a Casalino era per ricordare una signora del paesino, la Franca, che è morta da poco e era attiva in tutto ciò che potesse giovare alla piccola comunità.

Il Bruscello di Casalino è uno spettacolo della tradizione contadina recitato in ottava rima da non professionisti. Il gruppo di persone che l'ha realizzato, tutti maschi secondo tradizione, giovani e meno giovani, ha ritrovato testi scritti tradizionali da recitare e l'impegno è di farli rivivere e riproporli uno per volta, una volta all'anno. La piazzetta era piena di gente e si è riempita da scoppiare il che è un miracolo perché questi paesini casentinesi in quota a partire dai 600 metri di altitudine sono abitati quasi solo d'estate. Ci siamo seduti in attesa che iniziasse e pensavo che sarebbe stato noioso, ma presto è arrivato cantando un gruppo di uomini con degli abiti di scena un po' arrangiati. Uno di loro, un giovane, aveva una parrucca bionda e era vestito da donna. Sempre cantando ognuno la sua parte ci hanno raccontato che il babbo della Brunilde, la bellezza con la parrucca, le voleva trovare marito e si erano presentati diversi pretendenti: un conte, un barone, un duca, e un giovane povero, ma di bell'aspetto. Ognuno ha cantato le proprie virtù e offerto dei doni alla ragazza, ma la Brunilde li ha sdegnati tutti salvo il bel giovane, finché è intervenuto un "investigatore" che ha scoperto l'inganno: tutti e tre i "nobili" erano in realtà delinquenti e la Brunilde, con le scuse del suo babbo che non lo voleva, è convolata a nozze con il suo giovanotto, povero ma onesto. Questa storia è semplicissima e banale, ma bisogna pensare che storie come queste nelle campagne isolate, ben prima della televisione!, suscitavano entusiasmo e partecipazione, che comunque ieri, anche se siamo tutti smaliziati, non sono mancati. Ci hanno fatto ridere, accompagnando il canto con mosse e con occhiate molto eloquenti. Non erano bravissimi, il marito della Cecilia ha detto che non erano professionali, in scena avevano anche un suggeritore col libretto in mano a porgere la battuta quando mancava, ma anche questo faceva parte dello spettacolo e della comicità. Era un piccolo spettacolo quasi casalingo, ma molto coinvolgente. La Brunilde poi che ogni tre per due perdeva la parrucca era irresistibile. Mi sono divertita parecchio. 

Dopo di loro, e dopo che il figlio della Franca ha ricordato la sua mamma, sono entrati in scena due uomini, uno con la fisarmonica e uno con la chitarra. Quello con la chitarra è tedesco e credo viva da tantissimo in Valle Santa, uno dei numerosi stranieri che stranieri non sono più e si sono trasferiti in Casentino fino dagli anni settanta. Questo, che si chiama Hans, ha formato un duo col suo amico autoctono e si chiamano i Badalischi. Si son messi a cantare antiche canzoni contadine struggenti che raccontano anche la transumanze, cioè quando i pastori dal Casentino portavano le greggi in Maremma e restavano mesi lontani dalle famiglie in terre malsane, perché in Maremma c'era la malaria. Conosco e ho conosciuto col mio negozio bio diversi tedeschi che vivono qui, ma mai ne avevo sentito uno cantare appassionatamente canzoni contadine toscane e mi ha molto commosso; è bello vedere che sono diventati gente del posto e  amano le tradizioni e la cultura del luogo in cui sono venuti a vivere. Siccome in questo periodo non riesco a togliermi di mente le guerre in corso mi è venuto spontaneo il paragone fra questi luoghi nostri dove i tedeschi nel dopoguerra erano ancora nemici e ora cantano e fanno musica insieme a noi, tutti cittadini del mondo. E i posti dove ora i conflitti sono devastanti. 

Noi italiani, non tutti, ma in maggioranza, dopo la seconda guerra mondiale abbiamo vissuto un rifiuto della nostra cultura contadina, che ricordava la povertà e la fame. Un rifiuto totale che è arrivato a farci mangiare un pane come una nuvola, inconsistente, e desiderare cibi che non ci appartenevano e esperienze che non erano state nostre e non lo saranno mai. Siamo stati colonizzati dagli USA. Negli anni 70 del secolo scorso è iniziato un recupero lento ma viziato. Si voleva di nuovo la colonica in campagna e nella stalla, che a quello non poteva più servire, si conservava la mangiatoia della vacche magari per tenerci i liquori. Le tradizioni si son recuperate per farci dei soldi, è iniziata l'era delle sagre e dell'esibizione di una tradizione esposta come oggetto di consumo, in vendita anche quella. Ieri sera a Casalino mi è sembrato che invece si vivesse un recupero sincero, fatto prima di tutto di relazioni umane, di gente che si volge con gratitudine al passato, alle generazioni precedenti, e si unisce per ridargli vita nel presente, tutti insieme, travando in esso la propria radice. Hans ha raccontato che col suo amico si chiamano i badalischi e ha spiegato perché. Non è difficile cogliere la somiglianza con basilisco, una creatura mitica presente nell'immaginario contadino e suo simbolo, come il gatto puzzolo. Speriamo di vederlo presto un badalischio, ha detto Hans, vorrebbe dire che le campagne rinascono.