I platani del "gioco del pallone"

31 agosto 2026

In questa seconda metà di agosto ad Arezzo c'è stata una polemica, e uno scontro sui social, riguardo a un intervento di manutenzione di una fila di platani in una via del centro, via Andrea Sansovino, che fiancheggia un terreno chiamato da tempo immemorabile "il gioco del pallone", subito fuori Porta Trento e Trieste. I platani sono lì da decenni, a me sembra di averceli sempre visti, anche se potrebbe non essere così, perché dopo un po' gli alberi adulti sono come vecchi amici, diventano elementi importanti di un panorama e non riesci a immaginare o a ricordare quel posto senza la loro presenza. Per me poi sono determinanti al punto che ogni volta che ho lavorato in città ho parcheggiato in posti per cui poi l'ultimo tratto a piedi lo facevo passando vicino a alberi e giardini, per fare scorta di verde, natura e aria prima di chiudermi in un interno per parecchie ore. Questi pochi grandi platani del Gioco del Pallone sono importanti presenze in una zona che non è verdissima, come tutto il centro storico. Cioè, il verde nel centro storico c'è, ma è privato, giardini chiusi fra mura, molti di questi invisibili a chi passa. Il comune in questa seconda metà rovente del mese intendeva far potare questi alberi e l'ha fatto. La mattina che dovevano fare l'intervento sono arrivate parecchie persone che hanno costituito un comitato in un'altra zona della città, a Saione, per difendere il verde pubblico. Armate di leggi e regolamenti regionali hanno fatto presente che per intervenire sui platani c'è bisogno di una particolare autorizzazione dato il periodo che non è adatto e la particolare delicatezza di questi giganti. I manutentori sembra che non avessero questa autorizzazione e si sono ritirati, ma la mattina dopo, zitti zitti, son tornati e hanno tagliato. Molti cittadini si sono arrabbiati e il vicesindaco ha risposto sui media. Questi più o meno i fatti.

Ad Arezzo è stato eletto di nuovo un sindaco della destra. Quello precedente, Ghinelli, era stato molto assente e aveva fatto poco, dicono.  Durante il mandato si era legato con una compagna americana e spesso se ne stava in America, dicono. Io non ci vivo più da 26 anni e anche nel periodo precedente, dall'84 che ci siamo sposati, abbiamo vissuto non in città ma in campagna, anche se nei pressi, quindi non sono direttamente informata, ma seguo sui media e ascolto quello che dicono i miei amici che ci abitano. Nel mandato di Ghinelli ci sono stati dei lavori in via Romana, che è uno dei principali ingressi in città, per cui la strada è stata chiusa per un tempo lunghissimo, molto più di un anno, e noi che veniamo da sud ci trovavamo l'ingresso vietato e dovevamo fare un lungo giro per arrivare in centro. Nonostante Sandro Ghinelli fosse stato latitante come sindaco, ne hanno rieletto uno che segue la scia sua e  del governo attuale, quelli del pugno duro e dell'uomo forte. All'uomo forte gli alberi non si sa se piacciono, li considera piuttosto elementi di arredo cittadino, come le panchine. Le panchine però son più facili, almeno non si potano. In questi anni di mandato hanno messo una fila di "alberi" in via Crispi, pieno centro, dove non c'erano mai stati. Peccato che non siano alberi, ma photinie, arbustoni allevati a alberello, che si fanno poca ombra anche per sé. Un ornamento, diciamo così, che non si sa quanto durerà e quanto sarà ornamentale fra qualche anno, perché questi arbustoni per mantenersi palline poco ingombranti come li ha pensati l'architetto, devono essere molto potati di continuo e questo li snaturerà. E averli messi in una pavimentazione che gli arriva addosso, senza un'aiola vera, non li aiuta.

Gli ultimi due anni che avevo il negozio a Saione, 1998 e 99 la giunta comunale di allora fece un intervento nella piazza, che era un unico lastrone di asfalto, e fra l'altro piantarono degli alberi. Ricordo la grazia di questi alberelli giovani, liriodendri e liquidambar, molti piantati in buche asfittiche con una pavimentazione che arrivava vicino al colletto. Non tutti ce l'hanno fatta ma la maggioranza sì e ora che erano cresciuti bene questa giunta comunale voleva toglierli e rifare di nuovo la piazza. I dettagli non li conosco, ma i residenti non fanno in tempo a affezionarsi che si vedono buttare all'aria tutto di nuovo. Gli alberi hanno ormai intorno ai trent'anni, sono un bene pubblico e l'unica zona d'ombra della piazza, l'idea è che se si fanno dei lavori si debbano conservare le piante che ci sono e magari migliorare le loro condizioni di vita. Così si è creato a Saione un Comitato di difesa del verde pubblico che però è subito risultato fastidioso per la giunta che gli ha attribuito un colore e una finalità politica. Questo stesso Comitato è intervenuto ora per l'operazione di "pulitura" dei platani.

In questa polemica è intervenuto un amico, Fulvio Ducci, che è stato direttore dell'Istituto per la silvicoltura e è una vera autorità in materia, oltre che un umano sensibile. Anche io sono intervenuta dicendo che lo coinvolgessero in questa storia, lui che conosce la cura delle piante da laureato in scienze forestali, ma non sapevo che era già coinvolto. Il motivo principale per non intervenire ora è la possibilità che le piante con i tagli si infettino di cancro colorato, che come ha rilevato Fulvio, è letale.

In ogni modo non ci vuole un esperto per vedere, quando si arriva in città alla fine dell'estate, file di platani stremati, con le foglie giallastre, bruciacchiate, appiccicose, diventate come carta e un tappeto di foglie secche ai piedi. Tutto questo è dovuto a antracnosi, oidio e tingide del platano, nemici comuni di questi alberi. In autunno cadono foglie solo in parte gialle e turgide, per la gran parte marroni e rovinate, fateci caso. Il platano tanto usato per le alberature assume dimensioni importanti e di solito i manutentori per contenerli intervengono con capitozzature di grossi rami, che ormai si sa che non si dovrebbero fare perché fanno ammalare le piante. Dopo le capitozzature gli alberi, se resistono all'intervento, emettono una vegetazione nuova molto vigorosa che però attira afidi e tingidi che amano le foglie nuove piene di linfa. In queste estati arroventate questi alberi fanno parecchia fatica fra i normali nemici, il caldo estremo e le piogge violente spesso accompagnate dalla grandine, e non si dovrebbero tagliare fino al periodo di riposo vegetativo, che ora, dato il clima cambiato, ritarda e corrisponde ai mesi di dicembre, gennaio e parte di febbraio. Se si vogliono usare i platani, ma anche altri alberi, per le alberature stradali e se si vogliono tenere in buona salute quelli che ci sono già bisognerebbe anche, credo, togliere di dosso alle piante l'asfalto e ricreare uno spazio abbastanza grande intorno al colletto che permetta al terreno e  alle radici di respirare e ricevere la pioggia. E fare interventi straordinari di difesa se sono necessari, anche se su piante così grandi è difficile e costoso intervenire. Il vicesindaco, con un atteggiamento bonario ma fermo, da vero uomo forte, come chi ha a che fare con una banda di gente strampalata che gli rompe i coglioni ma è innocua, ha detto che 'ste piante davano fastidio, ci si strusciava il capo passandoci sotto e andavano "ripulite" anche dai numerosi polloni prodotti alla base. Mi auguro che i tagli sulla vegetazione fresca non abbiamo causato danni e non siano stati importanti sul legno. Poi ha promesso la piantagione di 200 alberi prossimamente, spero non photinie ma alberi veri. Per le photinie il Comune di Arezzo ha una passione, andavano di moda tempo fa, con la loro vegetazione giovane decisamente rossa. In un altro parco cittadino ne sono state realizzate da non so più quale giunta intere siepi col risultato che a primavera il giardino di lontano è molto più rosso che verde e non è per niente bello, anche se forse impressionante. La photinia dovrebbe essere usata con criterio, come macchia di colore, e i giardini dovrebbero essere principalmente verdi.

Anno scorso in maggio sono stata a Milano con altre amiche ospite di due di loro che abitano lì. Un giorno siamo state a Chinatown, cioè in via Paolo Sarpi. Questa strada era abbastanza degradata e il comune ci ha fatto un intervento. Al solito "dicono" che in uno dei palazzi la Santanchè abbia degli appartamenti e che questo intervento di riqualificazione urbana sia stato molto da lei sollecitato e una volta concluso abbia fatto molto aumentare il valore degli immobili compresi i suoi. In ogni modo è uno spettacolo. La strada per un tratto è chiusa alle auto,  è stata sbancata e per una metà per il lungo ci hanno fatto un vero giardino cittadino molto bello con tante varietà di piante, arbusti da fiore e alberelli: ortensie paniculate, weigelia, melograni, meli da fiore, e tante che non mi ricordo, tutto molto ben coltivato. Piacevolissimo passarci e sedersi sulle panchine, per un giardiniere una vera delizia.  L'altra parte della strada è stata ripavimentata con il pavé. Questi, aldilà della storia della Santanché, sono gli esempi da seguire per rendere le città vivibili.

Dopo qualche anno che eravamo venuti a abitare a Ciggiano il Comune di Civitella piantò una fila di giovani lecci lungo la strada di casa, un breve tratto a una sola corsia, a senso unico. Meno di una ventina di lecci. Dopo qualche anno si presentò il problema di potarli. Chiusero la strada per un paio di giorni e quando la riaprirono al posto dei lecci erano rimasti dei pali. Li avevano capitozzati eliminando tutta la parte verde e tutta l'ombra che facevano alla strada. Se ci ripenso ancora mi viene il nervoso. L'anno dopo le piante avevano ributtato e avevano la forma di ricci spinosi. L'anno dopo ancora smisero di passare camioncini e furgoni perché la vegetazione lignificata rigava le carrozzerie. Il risultato per noi è stato che non ci hanno più consegnato pacchi e soprattutto non ci è stata più ritirata la spazzatura. Qui abbiamo il sistema porta a porta. Alla nostra porta non arrivavano comunque, ma da allora la dobbiamo portare almeno a trecento metri da casa. Andai in comune a sollevare la questione, riportando tutto alla potatura dei lecci e il responsabile mortificato mi disse che si ricordava bene. Aveva chiesto al personale se erano in grado di fare il lavoro e gli avevano risposto "Altroché!", per poi massacrare le piante. In seguito hanno fatto un altro intervento con un camion col braccio idraulico e il cestello e hanno ricavato tanti cilindri in fila, molto più dignitoso e più conservativo per le piante. Ho la sensazione che nella manutenzione del verde pubblico ci finisca a lavorare gente che non ne sa niente o quelli che "Il mi' babbo ha sempre fatto così", e mi fermo qui. I lecci di via delle Mura sono lì da vent'anni, uno è morto e c'è un buco, alcuni hanno sopportato male la capitozzatura e non sono riusciti a cicatrizzare i tagli, così si sono formate delle cavità dove entra l'acqua e questo accorcerà molto la loro vita, però i tronchi si sono molto ingrossati e se si passa di lì si ha la sensazione che dicevo all'inizio, che ci siano sempre stati. Non gli si danno i 25 anni trascorsi dalla germinazione della ghianda, ma almeno 40. 

Dispiace che il Comune di Arezzo butti tutto questo in politica. Certo viene da pensare che certi valori siano più appartenenti alla sinistra che alla destra, anche se ho visto fare cose abominevoli col verde pubblico pure alle amministrazioni di "sinistra". L'incultura del verde è trasversale. Pare che stiamo prendendo per le mele le giovani generazioni, facciamo fare l'orto ai bambini alla scuola primaria, gli insegnamo a abbracciare gli alberi, glieli umanizziamo, gli facciamo illustrazioni in cui l'albero ha una faccia che sorride. Gli spieghiamo l'importanza dell'ombra nelle città e la presenza protettiva delle piante. Poi arrivati alla pubertà gli facciamo capire che erano tutte cavolate, niente di vero, come Babbo Natale che non esiste. C'è però una parte consistente della popolazione adulta che continua a crederci, gente che in estate va a annaffiare nei parchi, ma anche nelle aiole asfittiche che separano le strade, alberelli piantati e abbandonati a se stessi, gente che non ha un giardino proprio ma gli piace stare in quelli di tutti e che siano tenuti bene, gente che pensa che gli alberi siano vivi e abbiano, pensa un po', dei diritti. I comuni, un po' tutti con qualche eccezione, pensano invece che gli alberi siano appunto come le panchine, elementi di arredo urbano, con l'inconveniente increscioso che crescono, hanno un apparato radicale che a volte solleva il terreno, tante foglie che prima o poi cadono e qualcosa bisogna farsene, fanno frutti...e se ci sono tempeste possono cadere, interi o a pezzi.  Capisco un po' gli amministratori, che vedono in un albero una potenziale rottura di scatole se durante una tempesta cade un ramo su un'auto o in testa a qualcuno, se cade proprio tutto l'albero, se perfino qualcuno scivola sulle foglie bagnate in autunno e fa causa al Comune. Forse mi ripeto ma c'è gente che va nei bagni pubblici, piscia fuori dal vaso, scivola sulla propria piscia e denuncia il proprietario del bagno.  Li capisco gli amministratori, ma per la mia natura capisco di più chi, più bravo di me, gli alberi prova a proteggerli e con essi un'idea del mondo.