lunedì 4 aprile 2011

INCONTRI RAVVICINATI.

I selvatici sono così numerosi che qui in campagna tutti li hanno incontrati e possono raccontare delle storie. La maggior parte delle persone li vede come una minaccia per i raccolti , per le auto quando ci si scontrano, oppure come una preda. Un collega di mio marito, cacciatore, investì un capriolo. Si fermò e caricò l'animale in macchina per portarlo a casa e macellarlo. 
Il capriolo si risvegliò dentro il bagagliaio e gli ruppe tutte le fodere della macchina con gli zoccoli, muovendosi disperato per liberarsi. Quando vide che rischiava di essere ferito  il cacciatore dovette aprire il cofano e liberarlo. Si lamentava che gli aveva fatto un danno molto grosso.
Non sopporto questa mentalità di rapina. Per molte persone i selvatici sono di tutti, a disposizione, gratis, e che siano creature che possono soffrire e provare paura non viene neanche preso in considerazione. Sono carne gratis.

Anche noi abbiamo avuto i nostri incontri ravvicinati, in passato, a S. Fabiano la notte sentivamo un rumore metallico, di tanti chiodini che si urtano, era l'istrice, i lunghi aculei sbattono fra sé e producono questo suono di campanelli. Il cane, la Bianca, tornava con aghi profondamente conficcati nel muso. Bisognava prendere  il coraggio a quattro mani  e toglierli con uno strappo secco.
Ora che ci penso sono stati tanti gli incontri, solo da un certo momento in poi, i primi anni non c'erano tanti selvatici intorno alla casa. Poi cominciai a trovare pomodori e zucche morsicati,  appartenenti alle piante che stavano fuori della recinzione dell'orto. Avevamo dovuto recintare l'orto per gli animali a due gambe che venivano a servirsi di quello che non avevano in casa. Ora arrivavano anche i quadrupedi.

Una sera sentii un rumore fuori di casa, accesi la luce per vedere che succedeva e un riccio cadde dal muretto con il contenitore della pappa dei gatti, ma non si impressionò per niente e continuò a mangiare. A volte  sentivo un lamento, era di nuovo un riccio, catturato da uno dei cani, che aveva formato la palla per difendersi. Il cane prendeva  la palla con i denti, arricciando le labbra per non pungersi.  Dovevo mettere i guanti che uso per i rovi  e portare il riccio lontano, sotto una fitta siepe, dove i cani non potessero ritrovarlo. 
Molti altri incontri. Un serpe che salì su un albero e  da lì si spenzolava per arrivare a mangiare gli uccellini nel nido. Una coppia di tassi che camminavano accanto alla macchina. Un tasso incontrato di notte al ritorno dal lavoro, in un punto dove la strada incontrava il torrente Esse, in piena campagna. Inchiodai e scesi dalla macchina, restai a parlargli per un pò, io china su di lui e lui che mi guardava, gli chiesi se non aveva paura di me e la sua faccia (faccia, non muso) diceva "Ma di che stai parlando?" poi si girò e se ne andò lungo il fiume.

Scendendo giù per una strada bianca, sempre di notte di ritorno da uno dei miei tanti lavori, ho intravisto diverse volte parti anatomiche del cinghiale, per lo più sederoni che rapidi uscivano dal raggio di luce dei fari. Una sera che tornavo dalla casa di campagna della Paola ed erano più delle otto, in piena estate,  attraversò  la strada bianca un cinghiale. Rallentai fino a fermarmi, dicono che se vengono infastiditi possono caricare le auto, e poi è troppo bello osservarli. Veloce sparì nel folto dei corbezzoli al lato della strada. Feci in tempo a pensare di ripartire che lo seguirono due cinghialini piccoli, bellini! Poi altri due, poi tre, tre ancora, e alla fine un altro adulto a chiudere la fila. I grandi, attenti, uno in cima uno in fondo alla fila, in mezzo i bambini. Ma quanti cinghialetti bambini! Pensai che tutti loro dovevano mangiare e bere, in quell'estate assolata e arida.

Una notte,  tornavo dal lavoro sempre a notte fonda, guidavo lungo il rettilineo che attraversa i campi di granturco prima del nostro paesino, andavo piano, come sempre. All'improvviso sentii un'urto e vidi il muso di un capriolo appiccicato al finestrino dalla mia parte . Trovarsi letteralmente faccia a faccia col capriolo non è da tutti i giorni. Se avessi avuto il finestrino aperto la botta mi avrebbe fatto svenire. Pensai che fosse rimasto tramortito e scesi dall'auto per vedere, ma non c'era più. Hanno una vitalità sorprendente.

Tanti incontri, ma tutti di un attimo, non li tocchi, non senti  il loro verso, sai che ci sono, se ne vedi uno ce ne sono dieci. E ora ce ne sono davvero tanti. Qualche imbecille, molti anni fa, allevava nutrie, chiamate anche castorini , per la loro folta pelliccia. Non so come fu, magari gli affari non andavano bene, il mercato per quelle pellicce non tirava più e questo imbecille liberò le nutrie. Qui nutrie non ce 'erano mai state.  Animali grandi, che mangiano molte cose, erba, granturco, radici, steli. Se un uomo prigioniero fosse stato abbandonato avrebbe cercato di farsi casa e di mangiare, così fecero le nutrie. Si riprodussero. Ora sono un flagello per l'agricoltura, un flagello reale, distruggono i campi di granturco e in estate i cacciatori fanno delle battute per ucciderle. Si dice : "il mal voluto non è mai troppo". Proprio così. Sarà poi vera questa storia? Questa penso di sì. Ne ho sentita un'altra, palesemente assurda, secondo cui i Verdi lanciano le vipere dagli aerei . Chi la racconta è convinto, ci scommetterebbe dei soldi.  

Una mattina che accompagnavo la mia bambina a scuola passammo di fronte al corso d'acqua, il Vingone, che gli amministratori aretini hanno voluto coprire. Nel punto in cui entra sotto la sua copertura una grossa nutria era uscita dal ricovero notturno e si lavava e mangiava davanti agli sguardi meravigliati di mamme, nonni e bambini , che osservavano la scena dal parapetto del ponte . La nutria abitava là sotto, dove il fiumicello, chiuso, diventa fogna.
Mantide religiosa.
Cetonia aurata.
E' andata in questo modo anche con i cinghiali, sono stati introdotti dei cinghiali che non erano dei nostri posti, più grossi, che fanno più figli eccetera. Per avere prede più soddisfacenti. Anche loro sono un flagello per l'agricoltura. Si può stare dalla parte degli animali, ma si deve anche pensare che se non si produce cibo poi bisogna comprarlo, e siamo già dipendenti per il cibo. Discorsi lunghi, che portano lontano, da non banalizzare. Qui il bianco e il nero si mescolano ed escono parecchie tonalità di grigio, una sola cosa è certa, che gli umani fanno danni a non finire e pensano pochissimo prima di agire.

 A volte gli incontri sono con insetti che non siamo abituati a vedere in giro, stando in un'appartamento in città, soprattutto se è nuovo, non incontriamo nessuno,  neanche uno scarafaggio, ma in campagna  ci sono tanti animali, subito fuori della porta di casa. Cervi volanti, che si manifestano, raramente, con il forte ronzio del volo pesante. Cetonie , i bei "bachi d'oro", che divorano i bocci di rose e peonie. Mantidi religiose, che cambiano colore secondo il posto dove stanno, e se le scacci ti attaccano senza paura . Ti fronteggiano come guerrieri, dondolandosi sulle zampe minacciosamente.
Numerosi generi di calabroni, anche pericolosi, e di bombi pelliccioni e innocui.

La scolopendra , vista solo in un libro di foto di animali che mi era stato regalato per la prima Comunione, la trovai i primi tempi che lavoravo in questo giardino, mentre scavavo intorno all'abete del giardino: un alberino di Natale, piantato sulla discarica di macerie lasciate dai muratori, che ora è alto più della casa. Un ambiente ideale per insetti, scolopendre e serpenti, che si insinuano nella cavità che rimangono fra le pietre e ci fanno la loro casa. Lo chiesi al vicino, se sapeva della scolopendra, il nome non lo conosceva, ma dalla descrizione era proprio la "Stregaserpe".
 la Scolopendra .
Stregaserpe , un nome quasi magico per una creatura ritrosa e abbastanza impressionante, che sparì rapidamente fra i sassi.
Ma c'è un altro animale, mai incontrato e tanto nominato nella nostra campagna , il "Gatto puzzolo". Nella prima casa in cui abbiamo abitato c'era una vicina , una donnina piccola, ma compatta, con baffi e barba ( la barba piuttosto rada ) che radeva col rasoio del marito, era lei che mi raccontava del gatto puzzolo.
Che bestia è ? chiedevo io. Come è fatto?
La descrizione era abbastanza precisa, molto più grosso di un gatto, cattivo, feroce, entra nei pollai per mangiare le galline.

Oddio, dicevano, mi sono entrati nel pollaio! - Chi è stato?- Di sicuro il gatto puzzolo!

Ma è una faina? No, no la faina si conosce. E' una donnola? N , la "ghiundela " è "bighignina" (piccina) , questo è grosso. Sarà un gatto selvatico. Ihe ! (sì) ma la coda ce l'ha a strisce gialle e nere.
Un gatto incrociato con un calabrone. "Un ce scherzi, è vero, io l'ho visto ." Il gatto puzzolo è noto in molti posti in provincia di Arezzo.
Per un periodo mi ero fatta l'idea che esistesse davvero un mammifero, parente dei gatti o dei tassi, non ancora classificato, che continuava a vivere nel segreto nelle nostre campagne.  Campagne popolate, percorse dagli uomini in lungo e in largo, che ospitano ancora l'enigmatico "Gatto puzzolo ". Magari!

16 commenti:

  1. I cinghiali dalle nostre parti sono una vera maledizione. Li troviamo spesso per strada, e noi, che abbiamo una casetta in mezzo al bosco senza recinzioni, li abbiamo avvistati molto da vicino. Troviamo la terra "arata" dai loro musi tutto intorno a casa.
    Una volta mi è capitato di mettere "sotto" un capriolo con la macchina. Finì nel fosso, chiamai i vigili e alla fine lo presero quelli della Protezione Animali, ma la povera bestia non sopravvisse. Che dispiacere!
    Di caprioli ne ho avvistato uno nel nostro bosco, sempre alla stessa ora e sempre nello stesso punto. Forse vive lì.
    Ciao Lorenza-Vitamina, belle le tue storie, come sempre.

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  2. Mi piace leggere le tue storie tra animali reali (io in campagna ho visto i conghiali e,a volte, il riccio ; gli insetti non li saprei riconscere)e fantastici. Il gatto-puzzolo lo vorrei incontrare. Mi sembra uno di quegli animali da bestiari come l'unicorno o la fenice. Sono sicura che mi parlerebbe con voce umana e con parole di antica saggezza (forse). Buona giornata

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  3. Il gatto puzzolo incarna il desiderio di mistero e la creazione di mito continua, cone per gli aborigeni australiani , un animale mitico casalingo , fra bosco e pollaio , o forse solo la visione fugace di una martora o di una puzzola .

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  4. Io invece sono rimasta incantata dall'incontro notturno con il tasso: mi ha fatto tenerezza immaginarti china su di lui, a parlargli a voce bassa, per non spaventarlo, con lui che ti guardava - magari voleva andare a casa dalla famiglia ma per educazione si tratteneva lì con te.
    È molto bella anche la sfilata della famiglia dei cinghiali, con i genitori agli estremi e i cuccioli in mezzo.
    L'incontro con l'animale selvatico ha sempre qualcosa del fiabesco, dell'incantesimo, vero? Io ricordo ancora, quando ero in Africa, la prima volta che da una radura è spuntata una giraffa: silenziosissima, regale, quasi una creatura di un altro mondo. È sempre molto bello passare qui da te e leggerti - vedere la foto della scolopendra è un po' meno bello, però. Brrr...

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  5. Duck , che meraviglia l'Africa , mi vien da dire : BEATA TE! Al tasso dissi : "Ma tu non hai paura di me?" Credo che mi rispose : "Ma che cavolo stai dicendo ?"

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  6. La SSSSStregaserrrrrpe fa un po' fifa eh Duck?
    Eppure ha una sua personale eleganza, così sinuosa e supersimmetrica a furia di coppie di zampette appaiate.

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  7. La scolopendra ha dei colori bellissimi, almeno vista sul tuo blog, perché dal vivo non credo di averne mai visto.
    Non so se avrei il tuo coraggio cara Vitamina.
    anch'io abito in campagna, ma a parte qualche insetto che non mi piace, non ho mai avuto gli incontri che hai tu. Sembra un mondo fatato, e sono convinta che siano molto educativi.
    Grazie Vitamina!
    Lara

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  8. @Lara: ho vissuto metà della mia vita negli stessi luoghi e con le stesse esperienze di Lorenza-Vitamina, eppure anche a me sembra che, quando le racconta, non siano nemmeno le stesse cose che ho visto e vissuto anch'io. Il fatto è che lei ha un dono speciale, vede, nota, osserva cose che a noi comuni mortali sfuggono, e che per lei diventano l'ossatura portante del suo mondo. Così quando le racconta sembra di sentire una fiaba, e invece è tutto vero, concreto e solido come la vita di tutti noi. Solo che a noi mancano gli Occhiali Fatati di Vitamina. Chisà dove li vendono.

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  9. Ma sei matta Paola ? Io sono n o r m a l e , come tutti, magari avessi occhi fatati , li userei come il nostro amico Carlo, che ieri ha detto a Mauro che va in giro nei campi col metaldetector a cercare monete antiche . E le trova! No, no, è che per fare il muretto intorno all'abete ho scavato. Niente scavi , niente scoopendre.

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  10. splendido pezzo, come splendidi sono quei due micini neri lassù, uguali a com'era due anni fa il mio piccolo Isidoro, che adottai salvandogli la vita...
    Ciao! :)

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  11. vedi Lorenza che sei speciale? uno ha un amico che usa il metaldetector per trovare monete antiche, e in che occasione lo nomina? quando si parla di Occhi Fatati. Così il tuo amico diventa ipso facto un altro figurante di questo tuo mondo tutto particolare, che è anche il nostro mondo, è il mondo di tutti, ma tu lo rimescoli appaiando le cose in modo inaspettato. La magia degli Occhiali Fatati è tutta lì, accostare le cose fra loro in un modo che non ci si aspetta e che ce ne fa cogliere aspetti imprevisti. Tu poi hai uno sguardo gentile, delicato, e perciò l'atmosfera che crei è così, gentile, profonda e incantata.
    Che ti devo dire, è un dono che hai, ognuno ha il suo, tu fai bene a scrivere perché ti viene bene e ci fai tutti contenti.

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  12. ciao a tutti, cercavo notizie sul gatto puzzolo, e ho trovato questo blog, siete un po matarrelli ma la notizia è di quello che che cambierà il mondo:
    esiste il gatto puzzolo, è esistito nelle nostre campagne fino agli anni 70
    (romagna) ora è da molto che nn lo vedo, forse perchè sono quasi ceco, ma esiste ed è ???? vi piacerebbe sapere come si chiama.....
    ciao fabiano

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  13. Mi piacerebbe molto saperne di più sul gatto puzzolo, scrivimi ancora, ma resto dell'idea che si tratti di una leggenda campagnola, che non a caso dalla Toscana di confine (zona Valtiberina) scavalca l'Appennino e arriva in Romagna o viceversa.

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  14. bhe, io ho vissuto la mia adolescienza in campagna negli anni '60 e '70 quando la campagna era piena di fossi alberati e filari di viti con alberi centenari, di notte ero tormenteto dal canto dell'usignolo, della civetta del fastidioso chiù, e di notte giravo nei campi alla ricerca di strani animali mai pù visti, un po per la mia cecità un po perchè sono stati sterminati da quei simpatici contadini, che hanno in parte devastato la nostra campagna, mi è capitato mentre passeggiavo di notte, di vedere un gatto puzzolo che scivolava lungo un fosso, io ancora non sapevo che si chiamava così,lo seguo lo trovo nascosto tra un fosso e le fascine, lui scappa e si apposta poco lontano, che lo vedo ancora, ma guarda, c'era il suo nido e 6 sei gattini puzzolini, allora quelle che ora considero puzze erano odori se non profumi, e il famoso gatto puzzolo nn è altro che la puzzola, che c'era ed era cacciata dai contadini perchè magiava le galline... quindi esiste o esisteva il gatto puzzolo
    ciao Fabiano

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  15. Non è una leggenda, il gatto puzzolo è il furetto selvatico, che è ferocissimo e quando entra in un pollaio uccide tutto quello che si muove. Ha ghiandole anali puzzolenti per giustificarne il nome.

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    1. Ti ringrazio molto, io di questi animali ho visto solo i danni che fanno, nel senso che mi è capitato che uccidessero le galline o le oche. Mi piacerebbe vederne una foto, anche se il furetto lo conosco.

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