sabato 28 aprile 2012

Carlo

Avere un maggiociondolo in giardino è come avere un tesoro .

Siamo venuti ad abitare qui nel 2000, alla fine dell'estate . Il nostro cane Chicco nacque nella primavera dello stesso anno e quando venimmo qui era un cucciolino  e viveva con la sua mamma, il suo babbo  e con la nonna, la Lilli . Passava di qui un signore con l'ape o a piedi, Carlo. In mezzo al bosco, oltrepassato il rio che tutti chiamano il "Buione", che segna il limite del nostro piccolo podere, aveva un pezzo di terreno ripido e terrazzato con muri alti e tenuti pulitissimi . Era soprattutto pulito e non tanto bello a vedersi, neanche un fiore o un qualche abbellimento .Il giardino e l'orto hanno sempre bisogno di ordine e si vede che, per Carlo, era già abbastanza aver un posto da mantenere, impedendo ai rovi e alle malerbe di coprirlo tutto. In questo terreno aveva degli olivi e l'orto. Carlo guidava l'ape e faceva tutti i lavori della campagna, sorrideva sempre passando davanti a casa nostra e salutava i cani, diversamente da altri che passano ingrugniti e guardano con diffidenza . Poi il Chicco negli anni è rimasto solo e quando passava Carlo non abbaiava più, segno che lo riconosceva e lo accettava . Carlo gli si rivolgeva gentilmente e gli parlava anche se non c'era nessuno di noi nelle vicinanze, perché il cane gli piaceva e lo apprezzava . A volte sentivo una voce gentile rivolgersi al cane, che ascoltava in silenzio battendo appena la coda, mi affacciavo ed era lui. Vedevo che teneva una mano ciondoloni , e quando prendemmo confidenza ci disse che qualche anno prima aveva avuto un ictus e era rimasto paralizzato, che poi aveva ripreso l'uso di quasi tutta la metà del corpo, meno il braccio; però, anche così, si arrangiava . Si arrangiava così tanto che un giorno, durante un temporale che fu quasi un'alluvione, cadde un pioppo altissimo a traverso sul Buione, e il pioppo era nostro, ma era caduto a traverso del rio e gli impediva di passare con l'ape. Gentilmente disse a Mauro che bisognava toglierlo di lì.


Schizostilis coccinea , completamente fuori stagione .


Mauro disse che non era capace, con la motosega, di lavorare con un tronco così grosso, Carlo disse che lo poteva fare lui , che aveva fatto il boscaiolo, da giovane, allora Mauro disse che poteva prendere tutta la legna, sollevato che non gli venisse chiesta una cosa in più, difficile da fare. Dopo un pò di giorni andammo a vedere e Carlo aveva fatto a pezzi , ordinatamente ammucchiati , il grosso tronco . Come facesse non so, con un braccio solo, aiutandosi con quell'altro che muoveva solo dalla spalla . Si prendeva, per fare queste cose, tutto il tempo che ci voleva e viveva , e lavorava senza ansia apparente e senza fretta.  Parlavamo quando passava a piedi, era sempre incoraggiante nei confronti dei nostri lavori di campagna, non tanto col giardino, che lo interessava poco, parlavamo con la rete di recinzione in mezzo, io appoggiata alla vanga, che è il mio attrezzo preferito, e nel corso di una di queste conversazioni mi raccontò con poche parole di una bambina, una figlia che gli era morta quando aveva tredici anni , di un tumore e di come avevano rischiato di diventare matti dal dolore, lui e la moglie , ma poi ce l'avevano fatta, avevano continuato a vivere.  Questo racconto breve, pieno di sofferenza ormai appassita ma sempre presente , me lo rese ancora più simpatico .



C'è un altro signore che passa di qui, e questo è un omino lamentoso, un pò come me nei giorni peggiori , sempre ipercritico, sempre qualcosa che non va , non che non abbia motivo, solo che fra lui e Carlo c'è proprio un abisso, due modi di vivere completamente diversi . Carlo viene dal Casentino, molto lontano da qui e ho notato spesso questa dolcezza nei Casentinesi. Mi sono accorta che Carlo non passa più . Mio marito dice che l'ape passa ancora, ma alla guida c'è qualcun altro. Ho chiesto al negozio di alimentari che è successo, loro sanno sempre tutto . Si è ammalato gravemente e sta facendo cure pesanti che gli provocano altra sofferenza. Mi fa male pensare che Carlo  non tornerà , un custode gentile e attento a cui non si può evitare di affezionarsi . In fondo, nonostante la forza e la volontà, ha più di 80 anni .

La malattia di Carlo mi ha fatto pensare al nostro futuro.
In questo periodo che c'è di rifare il pozzo e per tanto tempo non ha piovuto e non riesco a far che una minima parte dei lavori della campagna , mi sono chiesta tante volte se ha senso restare in questa casa o se, nella vita , si inseguono solo sogni, se ognuno sogna per conto suo e realizza, per un pò, sogni veri fatti di fiori e pergole coperte di rose , effimeri , che spariscono appena smetti di occupartene. Mio marito ha ipotizzato di andar via di qui, quando saremo più vecchi , non ora, che forse non si riuscirebbe nemmeno a vendere la casa . Io provo un grande dolore a questi discorsi , solo quando li faccio io li accetto, altrimenti penso che questo luogo sia davvero la casa della mia anima, che forse potrei trasferirla da un'altra parte, ma con grande fatica . Anche adattarmi qui, nonostante il posto mi piacesse tanto, fu faticoso, ora però è soprattutto mio il giardino e la terra, nei confronti dei quali sono una Custode incapace .  Piuttosto questo posto custodisce me e in qualche modo mi aiuta e mi protegge.  Chi si occupa di un giardino, è inutile nasconderselo, è quasi sempre una persona solitaria, che svolge in solitudine una gran quantità di lavori. Questo non vale per i ricchi, per chi si permette un giardiniere, ma allora non è le stesso, perché non è lui ad occuparsi della terra, ne gode solo i risultati, ma se non fa da solo gode molto meno, perché non conosce l'itinerario e il prezzo per realizzare le cose, e anche che alcune, alla fine, ti paiono gratuite, perché è il giardino a donartele, quasi gratis. Il legame col luogo non è più un legame economico, è un'altra cosa , più forte, più stretta, che ti avvince e fa parte di te così tanto che pensare di lasciare questo posto ti fa soffrire.




Sto andando verso i sessant'anni, molto in fretta, e il mondo cambia , in pensione si andrà tardissimo e cosa si potrà ancora godere o fare non si sa, quando saremo liberi dal lavoro .Poi ci sono le figlie e la devastata situazione economica, e i paesi turbolenti di là dal Mediterraneo.   Quando smetterò di occuparmi del mio giardino?  O forse  la morte arriverà prima che io mi accorga di non farcela più e di dover abbandonare tutto? Mi piacerebbe di più questa seconda eventualità , perché il giardino, da quando tantissimi anni fa cominciai ad occuparmene, in un altro posto, è stato sempre una grande risorsa per me, una cosa che mi ha aiutato a vivere. Ora, con la primavera, rinasce per l'ennesima volta e io rinasco con lui .

martedì 24 aprile 2012

Caterina Casini e Antonio Rezza

Il cielo è molto grigio , fuori della finestra , e PIOVE . Punto . Piove, silenziosamente e senza violenza, il giardino è molto verde e molto pieno di erba che non riuscirò a togliere per bene, quest'anno. Lo stipendio è tanto utile, ma non abbastanza grosso da permettermi un giardiniere, poi mi farebbe arrabbiare, perché perfino io, lavorando fra le piante, ne danneggio sempre qualcuna di cui non ricordo che è lì e sta spuntando, come ieri, quando con la vanga ho sentito resistenza e senza pensare ho tirato su ed era una piccola dalia di cui non mi ricordavo per niente.. mortificata, l'ho rimessa al suo posto e sicuramente fra poco verrà fuori.

Molti anni fa in estate c'era una rassegna di teatro comico ad Arezzo, nel teatrino del Parterre dell'ex ospedale psichiatrico, all'aperto, la notte a volte ci faceva un freddo "bussone", in aretino . Ci siamo andati qualche volta con le bambine e ci abbiamo visto uno spettacolo meravigliosamente poetico con Caterina Casini, un monologo molto bello . Alla fine non riuscii a trattenermi, andai dietro le quinte e l'abbracciai .

Un'altra sera invece c'era un attore che si chiama Antonio Rezza  di cui vi lascio un link. Guardatelo se avete tempo. Erano dei pezzettini brevi , in uno di questi lui si lamentava di essere solo, sempre solo, che nessuno andava a trovarlo, neanche un cane, e soffriva tanto la solitudine. Arrivavano degli amici e gli suonavano il campanello . Subito si irritava e rispondeva "Chi è? - 'gidio (Egidio), simo noi, gli amici tuoi ! Te simo venuti a trovà !" Ma lui. che si era lamentato della solitudine fino a un attimo prima, si scocciava subito e si chiedeva come mai non lo lasciavano in pace . Era una cosa triste ed esilarante insieme, un modo strano e un pò perverso di esplorare certi comportamenti umani che forse tutti abbiamo, legati come siamo ai nostri malanni e alle nostre dipendenze e schiavitù, che odiamo e amiamo con tutti noi stessi  .  Se tutte le nostre perversioni mentali ci abbandonassero di colpo per miracolo forse non resterebbe niente.

Alla fine dello spettacolo mia figlia piccola, seduta accanto ad un ragazzino più grande figlio della mia amica Manola, gli chiese ad alta voce , "Ti è piaciuto ?" " A me no " disse Jacopo disgustato. In efetti era una cosa piuttosto per adulti . L'attore dal palco sentì e con voce severissima e arrabbiata disse "Che avete detto?"  "Nieeente!" Esclamarono i ragazzini in coro e scapparono verso noi mamme. Fu un finale davvero comico . Da quella sera ogni volta che si andava a trovare la Manola o loro venivano da noi, suonando il campanello e entrando in casa facevamo "Gidio! Simo noi! " Mi viene da farlo ancora!

Ora sono io che faccio come Gidio, nel senso che prima mi lamento che  non lavoro, poi mi lamento che lavoro, mi arrabbio che è tutto secco, poi  la pioggia comincia a darmi fastidio, e sono triste perché faccio una vita solitaria, ma se viene qualcuno mi pare che mi porti via il poco tempo che ho... Sono proprio come Gidio .

giovedì 19 aprile 2012

Chiacchiere.

Alla laurea delle mie figliole ero tanto contenta, ma non commossa , insomma non mi veniva da piangere , semmai da ridere per la contentezza . Da certi punti di vista , dato il mio cammino scolastico mai concluso, avrei dovuto sentirmi più coinvolta , invece le ho vissute, queste lauree, come una cosa loro, delle ragazze , e il mio ruolo mi era molto chiaro , preparare il pranzo, essere vicina nei limiti del possibile, perchè tutte e due hanno somatizzato, come si usa dire , una col suo classico mal di pancia che anticipa le prestazioni e quell'altra con sinusite e mal di gola . Mal di gola con le placche! Una tragedia di mal di gola, che però era passata la sera prima della laurea , come a dire che ormai si era quasi arrivati e si poteva smettere di farsi del male.
 Nella mia testa c'è una parte razionale e pessimista che, mentre batto le mani felice alla proclamazione del voto,  dice: Non è mica finita! Devono ancora prendere la seconda , di laurea, e poi chi sa come andrà ... Ma  la ascolto solo fino ad un certo punto e quando lei insinua che loro due saranno nella percentuale di quelli che il lavoro non lo trovano , che è l'oscura minaccia che ci portiamo dentro io e mio marito, cioè che tutto per noi sia particolarmente difficile , allora la faccio tacere e un'altra parte di me ride e dice che ce la faranno , perché sono in gamba come e più di molti altri e anche senza accosti, che quelli non ce li abbiamo mai avuti , sennò obbiettivamente le cose anche ora sarebbero diverse , le mie figlie saranno benedette dalla vita, perché prima di tutto sono benedette da me. Ora vedi che mi commuovo. Grazie , Paola e Grazia , per la partecipazione affettuosa .

E a Mariolino che dire ? Non so se sia ancora vivo quello che disse "Anche questa è fatta" , dopo aver ammazzato il babbo . C'è un limite, nel darsi,  da non superare per la nostra incolumità . Se ti succhiano proprio tutte le forze dopo non sei più buono a niente e non puoi più lavorare neanche per loro , gli anziani, intendo dire, o comunque quelli che hanno bisogno di te  . La mia suocera come tutti i vecchi è molto concentrata sulla propria salute e quasi ogni volta che mi vede mi chiede se " deve passare una visita" . L'ultima volta le ho detto che forse ora è bene che la passi io, una visita , prima che sia tardi .
Una volta ho lavorato in un posto dove mi hanno messo in cucina da sola a far tutto . Io volevo fornire una prestazione del massimo livello , per le mie capacità,  e predisposi un menù fatto tutto in casa , tutti i sughi , i primi fatti a mano , i dolci, niente comprato pronto, d'altra parte avevo imparato a far così nel primo ristorante e volevo mantenere quella qualità , per me stessa prima di tutto . Ma loro pretesero sia il lavoro senza riposo settimanale, sia che lavassi anche i piatti e pulissi la cucina, senza rendersi conto che tutto questo lavoro , che d'altra parte apprezzavano , era troppo . Dopo due mesi di corsa col ristorante spesso aperto anche a pranzo , ero uno straccio . La proprietaria mi disse " Te hai fatto come la scopa nova (parlava  chianino) che appena comprata scopa bene , ma quando è vecchia non è più bona a niente ." A parte l'allusione involontaria al sesso , forse non così involontaria , di nuovo mi resi conto che non avevo conservato gli spazi di ricarica personale, quelli che sono solo per te , dove fai quel che ti pare e ti senti un pò libero. Mi sentii male e me ne andai. E' stata quella volta che ho cominciato a prendere la pillola per la pressione . Comunque penso che se contatti un'Università potrebbero usare la tua famiglia come laboratorio di studio per la società futura, cioè domani, dove i vecchi saranno un peso insopportabile e ce ne saranno troppi e verrà voglia di sopprimerli , chissà che non comincino a farlo proprio con noi e non facciano delle leggi per agevolare, in nome sempre  dell'economia.

sabato 14 aprile 2012

Pioggia, Antoinette e la felicità delle piccole cose

Alla fine è piovuto anche qui. Non che si risolva la siccità, ma insomma siamo più in "palla" diceva la mia amica Sabina. Tutte le piante sono più dritte, più turgide, le foglie più larghe, gli steli più allungati anche se già in fiore. E' stata, fin qui, una primavera secca ... è venuta a trovarmi la Paola e vedendo la Clematis Armandii che gli altri anni era meravigliosa, ha esclamato " Oddio! E questa che ha fatto? " Per dirlo un'ospite la cosa era macroscopica, una vera schifezza. La pianta in parte scura per il freddo non aveva messo nuove foglie, ma solo fiori piccoli e striminziti, poverina.  I tulipani sono sbocciati solo in parte, alcuni sono rimasti  come atrofizzati, e anche le peonie.
fritillaria Uva Vulpis
Così non ho scritto niente per un pò, fra il lavoro e il resto mi son tenuta per me parecchie cose sgradevoli. Quando non si sta bene non si deve scrivere, dice lo scrittore Veronesi (forse è Veronesi, forse qualcun altro) e io condivido,  perché si comunicano molti cattivi sentimenti agli altri e non è bello, si usa il blog come un cassonetto della spazzatura psichica  e ve lo posso risparmiare. Inoltre è tutta roba non digerita, non elaborata, di cui sicuramente mi pentirei fra breve.
Ora però è piovuto ed è una bella notizia, pare davvero che Dio si sia ricordato di noi, di questo pezzo di Valdichiana. Ad Arezzo difatti era già piovuto bene e mi faceva arrabbiare ancora di più trovare per la strada l'asfalto fradicio e grandi pozze d'acqua e da noi secco come la cenere.


Fra le altre cose che hanno smesso di funzionare c'è anche la macchina fotografica , non si accende più . Pensavo fosse scarica e invece sembra che sia defunta. Così non ho potuto fotografare quel che di bello c'è in questi giorni , cioè il cestone di iris Japonica su cui è posata una nuvola di fiori piccoli e delicati che appaiono in tal numero per la prima volta da che l'ho piantata. Avrei fotografato volentieri anche i due arbusti di Jasminum Mesnii dai fiori gialli, grandi e doppi, ottenuti da me per talea rubata sotto casa di un'amica da uno spazio condominiale. I due cespugli fioriti abbondantemente sono stati la gioia del giardino fino ad ora.
Fra le campanule tappezzanti e le aquilegie non ancora fiorite, vicino all'epimedium che quest'anno ha fatto una fioritura scarsissima, sono sbocciate delle fritillarie "Uva vulpis": belline!
Choisya
La primavera è comunque festosa , ai piedi delle rose davanti alla cucina crescono tante cose e non le tolgo, anche se alcune sono selvatiche e altre troppo abbondanti: fumarie, nigelle, speronelle, lunarie, tutte piccole per il gran secco, tutte stanno crescendo a vista d'occhio con l'acqua di adesso. E' venuta l'Antoinette e mi ha trovato in questo stato d'animo fra il moscio e l'incavolato, incapace momentaneamente di cogliere la bellezza e  la vitalità del giardino. Mi ha seriamente brontolato " Ma come, proprio te che qualche anno fa, quando ci siamo conosciute, mi hai raccontato che il giardino rende felici per la vita che si rinnova, le cose che germogliano e crescono, le piccole continue sorprese commoventi! E' la felicità delle piccole cose, non ti ricordi più? "
E  all' improvviso ha recitato una poesia in francese, in rima, che non so ripetere, imparata in Africa, alla scuola elementare, che parlava della bellezza delle piccole cose. Ha detto che la recitava da bambina, a memoria, e non sapeva di che si trattava, ma ora lo sa, grazie al suo giardino ora lo sa. L'ho abbracciata commossa.

Dimorphoteca  o osteospermum
iris japonica
Che vi devo dire? Vivendo in giardino si dice sempre: Quest'anno non ha funzionato, ma il prossimo funzionerà! Io ora sono stufa di dir così, vorrei che tutto funzionasse bene adesso, ho quasi esaurito la pazienza. Ho fatto come un mulo, ho messo un paraocchi e ho tirato dritto, ora mi è venuto a noia, e pensare che forse, per certe cose, sono ad un passo da un qualche traguardo .

Non c'è che dire: il giardino, e l'orto, anche, sono una metafora dell'anima, anche se il mio amico  Enzo, che non c'è più, ogni volta che qualcuno pronunciava  la parola  "metafora", diceva subito "metà fora metà dentro" portando la mente in un' itinerario ridanciano sessuale che faceva morire dal ridere. Quando il giardino non funziona, quando non son capace di vedere la bellezza che cresce, anche piccola, minuscola e fragile, vuol dire che il filo fra me e me è perduto, per un pò . Ma c'è qualche segno di ripresa, ieri ho sentito l'impulso di comprare tre piantine, una di cui non so il nome, un osteospermum e una Choisya o arancio messicano .  I pesci nella vasca guizzano e mi vengono incontro festosi, "la vita è bella " mi dicono. Poi c'è il blog e tante persone che lasciano commenti e sembra proprio che sappiano di che parlo, che si mettano nei miei panni. Grazie.


mercoledì 4 aprile 2012

Il libro dell'estate 3: Pasqua , Sofia e Dio .

Settimana di Pasqua? Di già!
La piccola Sofia del "libro dell'estate" parla spesso con Dio. Una volta, in una giornata noiosa, in cui sembra che non succeda niente, chiede che venga una tempesta bella grossa, mentre comincia a piovere. Sta fuori sotto la pioggia battente e parla con Dio saltando eccitata.
Fai venire una tempesta, così ci divertiamo, finalmente succede qualcosa!

Così anche Karen Blixen, nella mia Africa, si eccita e si esalta quando arriva il terremoto. Lei è adulta e non ne è felice, solo atterrita ed ammirata della forza della terra scatenata, osserva e ascolta l'effetto di quell'evento straordinario (questo qui sì, lo possiamo chiamare evento, non una partita di calcio) dentro di sé, che fa vedere tutto un panorama diverso su come andrebbero le cose se le forze della natura si liberassero sul serio.

Sofia è tutt'uno con Dio, fai venire una bella tempesta grossa e quella viene, sarà una tempesta che se la ricorderanno per tanti anni sull'arcipelago e i vigili del fuoco andranno a cercare i sopravvissuti, ma per fortuna morti non ce ne saranno stati. Quando Sofia, alla fine, sa dei rischi corsi e delle cose distrutte prima si incupisce e poi si mette a piangere. Perché, chiede la nonna, perché ora piangi?
"Perché sono stata io a chiedere la tempesta, io e Dio l'abbiamo fatta !! Io l'ho chiesta e lui l'ha fatta per me, è colpa mia." La nonna cerca di entrare nel suo pensiero magico e primitivo, ma è molto difficile per un adulto seguire le strane vie percorse da un bambino, che talvolta gli provocano dolori imprevisti e grandissimi, ma talvolta lo salvano da sofferenze orribili.
Tenta alcune strade, alla fine risolve, mettendo in gioco se stessa: "Non sei stata tu, ma io, io ho desiderato per prima." 
"Quando?" chiede Sofia finalmente più calma, ma sospettosa. "Stamani alle sei e mezzo, lo sai che non mi riesce dormire."
 Sofia allora, ha perfino il coraggio di criticare la nonna, dice  qualcosa tipo "la prossima volta pensaci prima di chiedere qualcosa a Dio" oppure "devi essere più prudente quando preghi" poi torna a giocare.

Parlo con Dio quasi tutti i giorni, un pò come Sofia.
" Se ci sei... aiutami . Ma forse non ci sei .
Oh Dio , fai piovere, non vedi come l'acqua si esaurisce e la terra ha sete ?
Oh, ti prego, stammi vicino, fammi accettare le cose come sono, come vanno , tanto ho capito che tutti i desideri sono vani .
Aiuta mia figlia, lo vedi che ha bisogno di te !!
Aiutami, ho paura di non farcela!
Che vergogna chiederti queste sciocchezze, c'è tanta gente che ha bisogno di te nel mondo, che non ha da mangiare o soffre in modo che non si può raccontare. Ci sono posti dove non piove mai!
Fai qualcosa!!
 Ma forse non ci sei, o forse c'è quel discorso complicato sulla libertà dell'uomo per cui non intervieni, sennò noi che razza di creature saremmo, con un grande padre che ci aggiustasse le cose ...
Oh Dio, non ti vedo più, dove sei andato, eri solo in me e ora taci ? Fai che che ti veda ancora in questi fiori ... "
Oh Dio.

martedì 3 aprile 2012

Il libro dell'estate 2.

Tove Jansson: Il libro dell'estate. Comprato per la copertina, dicevo nell'ultimo post, e forse anche per il titolo. Quanto è importante il titolo di un libro non ci si immagina. 

Questo libro della scrittrice finlandese è fatto di tanti racconti, alcuni molto brevi, sulla nonna ( non sappiamo come si chiama, la nonna) e Sofia. C'è anche un babbo, perché la mamma di Sofia, ce lo dice all'inizio, è morta. Di questo non si parla, solo in un racconto, Sofia, obbligando la nonna a fare un gioco del tipo "... si faceva che io ero .. e te eri ..",( non so se avete presente, io ricordo molto bene questo tipo di giochi), dice " Si faceva che tu eri la mamma e io la bambina.."
 La nonna si allarma, non le piace questo cambio di ruolo, ribatte subito "..ma io sono la tua  nonna..." 
"Potrò anch'io dire mamma qualche volta?" dice Sofia e apre una finestra sui propri pensieri. La narratrice fa questo, apre finestre, svela, senza narrare troppo direttamente, in un modo lieve, che si intreccia sempre con quello che accade in cielo e sul mare che circondano l'isola  su cui vivono. La terra di cui l'isola è fatta e le rocce sono anch'esse molto presenti, e certe erbe forti che tengono ancorata la sabbia e resistono alle onde, proprio sulla battigia. Erbe e non alghe. Anche i ginepri, la torba, il muschio e le ossa bianche degli animali morti lavate dall'acqua salata.

 Il babbo dunque nei racconti c'è, ma non parla, è una presenza molto solida, che da sicurezza. Della nonna sappiamo quando è nata, lo chiede Sofia, " Tu sei dell'800, vero?" e la nonna risponde "1882, per l'esattezza, ma non credo che la cosa ti riguardi." Fra la bambina e la nonna c'è un rapporto vero e poco tenero, niente baci, niente abbracci, ma la nonna è presente, anche quella volta che, nel colmo della notte, Sofia si sveglia e torna in casa, perché si trovava a dormire in tenda, all'aperto.
Dormire da soli in una piccola tenda canadese è un'esperienza da fare, aveva detto la nonna, si deve solo farlo e vedere cosa si prova. Con i rumori della notte, gli scricchiolii, gli strani richiami degli uccelli notturni  e i passaggi di altri animali accanto alla tenda, sulla ghiaia, e alla fine, la paura, intendeva la nonna senza dirlo, e infatti la paura arriva e Sofia si affaccia, battendo i denti per il freddo, alla camera dove dorme la nonna.
Ma la nonna non dorme, è sveglia per lei e anche per se stessa, non riesce a ricordare cosa si prova a dormire in tenda e riflette su come il tempo, scorrendo, le abbia portato via i ricordi. Questo le procura una grande ansia e allora Sofia riesce a superare la sua paura aiutando la nonna a ricordare, poi, entrambe più calme, la bambina rifà tutta la strada e torna a dormire nella tendina canadese nascosta in un crepaccio, vicina vicina al mare.

In questi giorni sono stata male, mi ha preso un virus intestinale. Credo fermamente che i virus ti prendano solo quando sei predisposta, troppo stanca di corpo o di mente, che poi è la stessa cosa. Io ho una cura immediata, sto a letto e questo mi procura un sollievo immediato e una sensazione di piacere fisico. Ogni tanto apro un occhio e leggo un pezzettino di libro. Così facendo ho assaporato di nuovo "Il libro dell'estate " e ho scoperto che la nonna di Sofia, che mi pareva tanto attuale, aveva due anni più dei miei nonni materni, nati tutti e due nel 1884. Dei nonni paterni non conosco le date di nascita e di morte.
 Io quindi potrei essere stata Sofia, ma ora, per l'età mia e per quella delle mie figliole, potrei essere la nonna. Chissà quando e se mi toccherà essere nonna, deve essere una bella relazione, spogliata da tutti gli sdolcinamenti e le zuccherosità delle immagini preconfezionate, speriamo solo di arrivarci con una certa efficienza fisica.
Credo che andrò a cercarmi altri libri di Tove Jansson.