sabato 25 agosto 2012

Le grotte di Montecucco





Campanule coraggiose.


L'ultima parte del camino di ingresso.









Qui si vedono nelle rocce le creature che abitavano questi luoghi quando c'era il mare, prima che le zolle continentali spingessero l'una contro l'altra facendo alzare il suolo e creando gli Appennini. O qualcosa del genere.




Drappeggi di roccia.

Come funghi del legno.



Mercoledì scorso siamo stati alle grotte di Montecucco. Se ci ripenso mi pare di esser matta. Che mi ha preso di andare a Montecucco nel giorno più caldo dell'estate 2012 sinceramente non lo so. Con la Giusi della pizzeria dove lavoro si era detto di andare, una volta o l'altra, ed è possibile solo il mercoledì, che è il giorno di chiusura . La Giusi se qualcuno le dice "Vieni? Vado all'Inferno. " va di corsa anche lì, per dire il tipo.  A me per scollarmi da casa mi ci vuole il solvente per le colle potenti e a Mauro un solvente più forte ancora. L'idea era di  fare un'escursione più lunghina, non il percorso "scoperta", come lo chiamano gli organizzatori, che dura circa 3 ore, e nemmeno quello speleologico detto "avventura", che forse non saremmo stati in grado. Quello medio, che prevede 4/5 ore di cammino e si chiama la "traversata", perché si entra dentro il monte da una parte e si esce da un'altra. Si percorre quasi un chilometro nella pancia della montagna. Si può fare solo prenotando e si deve formare un gruppo di almeno sette o otto persone mentre noi eravamo in tre, quindi ho detto alla ragazza del punto informazioni che mi chiamasse se il gruppo si formava, pensando che di sicuro sarebbe stato un  tranquillo, benché caldo, mercoledì di riposo a casa.
Oh non  mi ha chiamato per davvero?
Quasi speravo che non lo facesse . Insomma, la mattina di mercoledì alle 9 eravamo a Gubbio, anzi a Costacciaro,  dove parte il pulmino che porta al pianoro da cui si involano i deltaplani, che era il punto di partenza dell'escursione. Eravamo sedici, con due ragazzi, fratelli, speleologi, come guide. Avevo il pensiero segreto di non farcela, il caldo mi ha costretto all'inattività, salvo i lavori di casa, e sono completamente fuori allenamento. Tralascio il primo tratto di strada in una montagna pelata e asciutta con prati gialli in cui spiccavano ciuffi di eringio azzurrissimo che di solito risponde al colore del cielo, ma quel giorno non tanto perché c'era sul panorama vastissimo e meraviglioso una notevole foschia dovuta all'umidità che l'aria secca e il sole continuano ad estrarre dalla terra. Qua e là macchie fittissime di faggi praticamente nani, di un verde scuro, quasi nero,  un colore che esprime un messaggio chiaro: Resisto.
Lungo il sentiero c'era un ciuffo coraggioso di campanule, piante endemiche di alta quota, anche loro azzurre, non so come fanno a fiorire in quelle condizioni, un vero inno alla vita. Cammina cammina, sempre in salita, abbiamo raggiunto una quota di 1200 metri circa dove si trova una piattaforma di metallo, affacciata su uno strapiombo, e un cancello dello stesso materiale : l'ingresso alla grotta. Mi è venuto in mente il cancello di Moria del Signore degli Anelli dove stava scritto " Dite : Amici, ed entrate" e loro stanno tante ore a scervellarsi sul significato e poi capiscono che dovevano solo dire amici in lingua elfica cioè "Mellon" e allora possono entrare, finalmente, e sfuggire ai mostri che si stanno risvegliando nel lago davanti a loro.
Come dire? Mi è venuta una strana eccitazione e mi sono sentita nel posto giusto. Dalla grata veniva un'aria fredda come se fosse acceso al massimo un condizionatore, ma lo sapevamo, dentro le grotte c'è una temperatura, estate e inverno,  di 6°, ed eravamo attrezzati. Siamo scesi all' indietro per una serie di scale reggendosi con le mani  e questo è stato il primo piccolo ostacolo quanto meno mentale, camminare all'indietro è un esercizio insolito e scendere per un "camino " naturale, seppure attrezzato, non capita tutti i giorni. Come calarsi da un palazzo di 9 piani, ha detto Mauro. Con noi c'era un uomo giovane con un I Pad che ha fatto delle foto più belle di Mauro, questi aggeggi diabolici  vedono nella penombra meglio dell'occhio umano e del'obbiettivo della macchina fotografica, acchiappano tutta la luce che c'è .
Andare alle grotte di Montecucco non è una visita , è un'esperienza, come ha detto la Giusi , niente di trascendentale, ma ci devi mettere del tuo e questo ti fa sentire bene. Potete vedere che avevamo un casco, e all'inizio sembrava inutile, ma alla fine del percorso abbiamo capito a che serviva, Perché in certi pertugi stretti puoi sbattere facilmente la testa contro le rocce. Abbiamo camminato in vaste sale, su passerelle d'acciaio che mi pare un miracolo siano riusciti a costruire là dentro modificando l'ambiente meno possibile, ma anche sulle pietre e sulle concrezioni  e si deve fare attenzione, perché è tutto lasciato molto naturale, sono solo predisposte delle ringhiere in corda d'acciaio. Una sala raggiunge i 40 metri d'altezza, ma non te ne accorgi. Più in là si passa a stretto contatto con le formazioni plastiche che sembrano fatte di argilla fresca o pongo.
E' bellissimo.
Nella sala Margherita, Luca, il giovane che ci guidava, ha chiesto a tutti di spegnere le luci dei caschi e di fare silenzio poi ha spento tutta l'illuminazione, per far assaporare l'ambiente della grotta come è in natura. Buio assoluto e lo sgocciolio dell'acqua, nonostante che siano tre mesi che non piove. Un buio così è impossibile anche nella notte più scura.
Anche lì vivono rari animali, insetti privi di occhi e di pigmento e nelle zone vicine agli ingressi, numerosi e non tutti conosciuti, ci sono i pipistrelli. Ognuno ha pensato delle cose nel chiuso della sua testa, o ha lasciato cadere un seme per pensieri futuri;  io per me ho pensato che anche questo luogo è di Dio, e gli uomini l'hanno scoperto per caso, ci sono delle iscrizioni dell'800, ma solo dopo il 1967 si sono percorsi per intero i 20 km finora conosciuti. Per passaggi angusti si arriva, ci hanno detto, ad una serie di ambienti ad un livello inferiore, sotto quell'enorme sala di pietra ricoperta di merletti fatti anche loro di pietra resa liquida e poi di nuovo solida dallo scorrere dell'acqua, lentissimo, attraverso i millenni.  Montecucco riserva ancora caverne e cunicoli inesplorati, alcuni forse percorribili, altri senza ingresso, o con ingressi franati e nessuno li vedrà mai. Lì entra solo l'acqua e, al buio e nella quiete, crescono, senza badare al tempo che ci vuole, meravigliose strutture di pietra.  Mi fa l'effetto delle piante fiorite in mezzo ai boschi, dove le vedono solo gli animali che passano di lì.
Dio non ha bisogno di esser visto dall'uomo, mi vien da dire ...
L'ambiente delle grotte è una specie di ultima frontiera in un mondo quasi tutto conosciuto, in questi luoghi a loro modo estremi, dove perfino il concetto di "alto" e " basso" perde in parte significato, si impara ancora qualcosa su di noi, anche sul fatto che non siamo così "centrali" e importanti nella creazione.
Siamo usciti per un altro camino, salendo una scala fissa e tenendosi con le mani, praticamente in verticale,  ho dovuto mettere lo zaino davanti, ma poi ho dovuto toglierlo perché il passaggio era troppo stretto. Non ho avuto paura neanche una volta, anche se il canale di uscita era davvero stretto. Penso che fosse la compagnia di tanti altri esseri umani a farmi sentire sicura.

Mi sa che invecchio, perché nonostante la fatica e la stanchezza ( al ritorno sul sentiero sono stata proprio l'ultima ) assaporo queste esperienze come da giovane non avrei saputo fare .

martedì 21 agosto 2012

Uccidere

In questi giorni sono stata tappata in casa per il caldo. Ne ho parlato con la Loretta del Roseto in Via Cerreto e vedo che siamo in sintonia, siamo nauseate dal caldo e dalle le zanzare diurne. La situazione è al limite della disperazione, io reggo perché devo andare a lavorare e  sento la responsabilità di essere, la sera,  se non fresca almeno disposta a sei/ sette ore di lavoro fisico costante con cervello acceso, quindi per il resto mi risparmio un pò e aspetto a gloria la fine di questo "Lucifero" davvero infernale. Non vi dico che aspetto hanno i boschi e la campagna intorno, molti lo sapranno perché vivono anche loro in queste zone che diventano predesertiche, è inutile far finta di no. Qualche giorno fa scendendo per la scaletta alla vasca dei pesci per annaffiare ho sentito un fruscio, come lo produce l'acqua che esce da una fessura del tubo. I nostri tubi son molto rotti e riparati con il nastro adesivo. Mi son chiesta se era possibile che il giorno prima avessimo lasciato la cannella aperta, perché comunque il motore del pozzo lo spengiamo con un interruttore in casa, ma mentre mi ponevo questa inutile domanda ho visto che il rumore lieve era prodotto da qualcuno che si muoveva lento verso il muretto, un serpente . E' l'anno dei serpenti, questo, ne vidi uno piccolo che nuotava nella vasca, prima che si riempisse di erbe ossigenanti come un'insalatiera, ma questo qui era bello grosso. Sono tornata piano in casa e ho detto a mio marito che venisse a vedere anche lui, non sia mai che sia una vipera! Ho detto. Ma lui quando sente serpente si scoccia subito, non ha mai del tutto superato l'orrore che provava da più giovane. Poi c'è stata una telefonata opportuna che gli ha impedito di venire con me. Io sono tornata di sotto e il serpe era ancora là, fra l'erba secca, grosso, grigiastro, corto, con delle macchie più scure alternate, e la testa in vista, ma non abbastanza . Insomma, alla fine se ne è andato, o perlomeno è andato dove io non potevo vederlo, e non l'ho ucciso, ma avrei dovuto farlo certamente . Per vari motivi . Molto probabilmente era una vipera. Ci sono vipere qua intorno, anni fa il vecchio Goffredo fu morso nell'orto da una vipera che stava fra i sassi di un muretto, stette in ospedale un sacco di tempo. Qui da me ci sono diversi gatti e un cane e di solito sono un deterrente forte per i serpenti, ma ora è così caldo e la vasca è una piccola oasi con acqua, pesci e rane, cioè cibo. Chi rinuncerebbe ad una proprietà con piscina e cibo in abbondanza?
Quindi : se era una vipera, cosa controllata con le foto di Internet , che lasciano qualche dubbio, ma non tanti, è pericolosa per noi e per il cane, per i gatti di meno, sono più esperti.
Se non era una vipera era comunque una minaccia per i pesci, non voglio mica fare un vivaio di serpi, vorrei una vasca di pesciolini, libellule e anfibi, e devo difendere il progetto!
Quindi dovrò uccidere. Chi mi segue, non tanti ormai, sa che ho letto di recente "Farm city" . Anche lì si parla di uccidere, in realtà la vita in campagna, o comunque la realizzazione di una piccola fattoria anche urbana, sono scelte che ti pongono prima o poi davanti alla necessità di uccidere, per non essere ucciso, per mangiare, per conservare quello che hai . Uccidere te, in prima persona, senza affidare il compito alla chimica o ad altre diavolerie. Per noi essere umani moderni, per alcuni di noi, quelli che non girano armati , che vivono nel tentativo di essere in pace, è difficile pensare di uccidere, eppure qualche volta necessario .
Nelle case di campagna dell'uccisione degli animali da mangiare se ne occupano spesso le donne, da loro passa la vita e la morte. Così torno a Farm city, qualcuno l'ha letto e trovato " carino". No, non è carino, a volte fa ridere, e non è condivisibile al 100%, ma pone all'attenzione questioni reali, come procurarsi del buon cibo, come uccidere gli animali che si allevano, come proteggere il luogo che si coltiva, questioni che, comprando il petto di pollo al supermercato, ma anche il tofu, si ignorano. Questo non fa di noi persone migliori, fa di noi esseri piuttosto artificiali, che a volte teorizzano pace sociale , non violenza e altre robe del genere senza aver mai toccato niente con mano, non so se mi spiego . Novella Carpenter ha sviluppato l'idea di allevare e coltivare da sola il proprio cibo e ha voluto essere responsabile anche della morte dei propri animali. Anche chi compra le fettine al supermercato, ma perfino le carote, si ciba perché qualcos'altro muore. Le cose che ho scritto ora dipendono dalla presenza del serpente, sempre "disturbante", dal paese di Offida, col suo serpente aureo, fino a Ciggiano , casa mia. Prima o poi col serpente bisogna averci a che fare, me lo disse anni fa una sciamana e in fondo me l'aspettavo, d'altra parte è matematica : laghetto, libellule, pesciolini, ranocchie, e alla fine, serpente .
 .

mercoledì 15 agosto 2012

Offida, Santa Maria della Rocca

Cosa si vede da Santa Maria della Rocca.


La cripta.


L'ingresso anteriore della chiesa, in realtà appare come fosse di dietro e meno importante.


L'ingresso posteriore di Santa Maria della Rocca.


Gli affreschi del Maestro di Offida.



La chiesa superiore, l'aria dentro era soffocante.
Avvicinandosi a Offida di lontano si vede l'immagine suggestiva di un edificio in cima ad un dirupo,  la chiesa di Santa Maria della Rocca . E' una chiesa scatola, che ne contiene un'altra e i resti di una terza più antica . Non è insolito , anche ad Arezzo San Francesco e Santa Maria della Pieve hanno una cripta, un'altra chiesa sotterranea. Santa Maria della Rocca si trova  in cima ad un calanco naturale e avvicinandosi a piedi si sale verso il portone in alto,  che si immagina sia   l'ingresso principale, ma in realtà si entra nel retro della Chiesa, nell'abside  e nella cripta, che qui non è sottoterra, ma molto rialzata rispetto al terreno intorno all'edificio. Davanti all'ingresso c'è una scala che non è né una scala né una rampa, scomoda e ripida, come se per entrare ci fosse un ostacolo, se si volesse sfavorire l'accesso. Si rimane stupiti perchè tutta la costruzione è enorme, ma si entra invece in un ambiente basso e molto suggestivo , col soffitto a volte, tanto che viene da abbassare il capo,  senza alcun ornamento, a parte degli affreschi molto belli di un certo Maestro di Offida, che si riconosce perché dipinge sempre Gesù con un uccellino in mano.  Gli affreschi sono nelle due cappelline laterali alla porta e sembrano isolati e slegati da tutto il resto. Nella cripta  una signora che fa da guida e da custode spiegava  la storia della chiesa, costruita intorno ad una chiesetta povera e antichissima di cui restano le mura laterali che mostrano ancora le finestrelle, ma sono avvolte e incapsulate dal nuovo edificio . La signora ci ha spiegato che la chiesa, durante le pestilenze, diventava un rifugio e il luogo di sepoltura dei morti, tanto che  nello spazio fra le mura più antiche e quelle più recenti furono ritrovati innumerevoli cadaveri, ormai divenuti scheletri, accatastati , e ancora se ne vedono le ossa attraverso un vetro posto sul pavimento. La chiesa della Madonna accoglieva innumerevoli moribondi e li salvava, in quei tempi di terrore,  dalla perdizione e dall'oblio, accogliendoli nell'Amore Eterno.  Questa "chiesa scatola dei morti" ha qualcosa di sinistro e soffocante, la cripta  dovrebbe trovarsi sottoterra, e invece si deve salire per entrare, sembra una costruzione sbagliata . La guida ci ha detto che potevamo salire al piano superiore, quello della chiesa più recente, per una scala che si trova in fondo e sul lato della cripta, invisibile dall'ingresso e a me pareva di cercare una normalità che non avevo trovato, ma sono rimasta delusa, perché la chiesa superiore é uno stanzone col soffitto altissimo, senza garbo e ornamenti, e dentro c'era tanto caldo . Santa Maria della Rocca è il monumento più importante a Offida, una chiesa dedicata alla Madonna in un paese dedicato ad un dio Serpente, una divinità dei Piceni che abitavano il luogo prima di tutti, prima dei Cristiani e  se ci si pensa non è strano che la chiesa risulti tutta sbagliata, la Vergine e il Serpente sono nemici da tempo immemorabile . Mi ha dato una sensazione di non omogeneità, di mancanza di un progetto unitario o forse di una doppia anima della Chiesa .Ha comunque un fascino tutto speciale con la sua disomogeneità , quasi che restasse un tempio in parte pagano.  Le foto sono sempre, manco a dirsi, di Mauro. Bisogna che lo scriva ogni volta, è il prezzo per pubblicarle.


Post scriptum : non scrivo mai post scriptum, ma questa volta faccio un'eccezione, siccome vedo che a leggere i post capitano le persone più disparate, voglio ringraziare qui la guida della chiesa di Offida che ci ha spiegato tanto bene alcune cose , offrendo un'immagine non convenzionale e richiamando il totem del dio serpente , che mi ha acceso la fantasia. Se capiterà per caso qua saprà che apprezzato il suo lavoro.
Ho già scritto tre post sulla vacanza nelle Marche, ma deve essere perché viaggiamo pochissimo e così ogni viaggetto è una cosa che assaporiamo in tutti i particolari. Già, Sari, un libro di viaggi... chissà?

domenica 12 agosto 2012

La lepre e la notte

La notte scorsa tornavo a casa dal lavoro e sono passata dalla superstrada . Passo di lì il sabato, quando è più facile sulla strada statale trovare la polizia e io sono stanchissima e soprapensiero, e qualche volta, nonostante normalmente sia una lumaca, vado un pò troppo veloce. Una volta mi hanno fermato  e da allora passo dalla superstrada dove ci sono meno controlli.
Ieri sera andavo piano altrimenti avrei investito la lepre che mi è apparsa alla luce dei fari in mezzo alla carreggiata . Ho rallentato tanto e lei, o forse lui per le dimensioni, ero seduto là in mezzo, all'arrivo della macchina ha cominciato a correre e andava un pò di qua e un pò di là . Era un leprone molto veloce. Sono situazioni irreali , guardavo nello specchietto retrovisore che non arrivassero altre auto da dietro e intanto cercavo di indirizzare la bestiola verso il campo sulla destra, ma lei tornava a sinistra verso lo spartitraffico di cemento, alto circa un metro, alla fine mi sono fermata,  pericoloso in quella strada a senso unico di marcia, e le ho gridato di andarsene verso il campo, ho aperto la portiera della macchina e guardato ancora dietro. Quando ho guardato di nuovo la strada non c'era più. Sparita. O sparito. Che abbia saltato il garderail? Evidentemente voleva proprio andare dall'altra parte.  O forse se ne è tornato indietro veloce sparendo dalla zona illuminata dai fari? Con le sue zampe lunghe sono possibili molte cose. Ero  troppo stanca, era l'una e mezzo di notte e l'incontro con la lepre mi ha svegliato. Sono ripartita pian piano, sperando che si fosse messa in salvo dal prossimo automobilista . Questi incontri notturni sono Meravigliosi, la meraviglia che è a disposizione di tutti, basta esserci al momento giusto.
Comunque a volte non si può fare niente per salvare qualcuno, si prova ma non si può fare niente. Così mi è  tornato in mente Luca, per l'ennesima volta in questi giorni . Dopo la prima forte impressione della notizia del suo suicidio non avevo provato più nulla. Ora mi ritrovo spesso sul tetto accanto a lui gli istanti prima che si butti di sotto e guardo il caos dei suoi pensieri, senza conoscerli tutti, senza sapere quale catena l'abbia portato fin lì, provando un'enorme amarezza.

martedì 7 agosto 2012

la morte di L:

Come si fa a raccontare una storia senza invadere la privacy di chi la vive ?  Avrei bisogno di condividere tutti i pezzi di questo puzzle che ho messo insieme, che non formano un disegno compiuto. Compare qualche pezzo di una fotografia per forza incompleta eppure forte e marcata, così tanto da far immaginare  quale sarà la fine della storia.
E la fine è questa: domenica  5 , alle due del pomeriggio, di questo agosto rovente del 2012 che toglie il fiato e la voglia di far qualunque cosa, il nostro amico L.  è salito sul tetto, forse per non essere visto dall'altra persona di famiglia che era in casa in quel momento, forse per essere sicuro di non sopravvivere, e si è buttato di sotto.
Pensavo in questi giorni che mi pare di essermi chiusa in un guscio negli ultimi anni, di essere diventata "anaffettiva", cosa di cui mi hanno accusata le mie figlie un paio di volte, eppure questa notizia, che mi ha comunicato mio marito per telefono mentre ero al lavoro, mi ha sconvolto profondamente, mi ha provocato un grande dolore, pur senza stupirmi.
Un breve articolo sul giornale locale ha messo un sigillo sulla vita di L. definendolo un depresso .
Sigillato bollato e messo in una bara: archiviato. Anche io, quando leggo "depresso" di qualcuno che non conosco tendo ad archiviare, la depressione sembra tanto diffusa e comune! Eppure dietro la depressione ci sono sempre molte cose, può esserci la perdita del lavoro, o un comportamento imprudente che ti fa cadere in rovina, una dipendenza (gioco, droga, alcool), una malattia, propria o di un familiare. Per noi che conoscevamo L. è impossibile archiviarlo così. Naturalmente non posso parlare della vicenda complessa che lo riguarda, perché è anche la storia della sua famiglia, che esiste ancora e dovrà sopravvivere, e di sicuro interpreterebbe male ciò che io potrei scrivere . Eppure sarebbe bello poter raccontare tutto ciò che si fa per affrontare una situazione, con le migliori intenzioni, e non si dovrebbe fare, e come si intrecci il passato proveniente da due direzioni per convergere in una sola e comporre un intrico di problemi e dolore grande e invisibile all'esterno, e come una persona se ne faccia carico in solitudine senza cercare aiuti e se ne faccia annullare .
L. è comparso nella nostra vita forse una quindicina d'anni fa . Mio marito, creatura sensibile capace di guardare nel cuore dei suoi amici maschi, lo ha portato a casa nostra ed è diventato suo amico. L. aveva già una storia dolorosa alle spalle . In seguito sono venuti a cena ogni tanto , lui e la moglie, ma spesso veniva lui solo, mangiava con Mauro e con le ragazze, perché io lavoravo, piaceva tanto al nostro cane Chicco, portava la macchina fotografica e faceva foto molto belle ai fiori del giardino, in quelle fasi esplosive primaverili o autunnali, quando si riempie di vita . Ci ha regalato un suo computer, ha costruito per noi il computer su cui scrivo adesso. Ci ha fatto compagnia, con una presenza discreta e piena di comprensione di cui è capace solo chi soffre o ha sofferto. Piaceva alle nostre figliole, era un uomo mitissimo e gentile, fumava tanto, ma quando accendeva la sigaretta, anche nel pieno dell'inverno, usciva di casa per non disturbare. Non disturbare era una sua regola di vita. Una sera venne a trovarci che io avevo appena ritirato in casa le piante delicate per l'inverno. C'era una pianta grassa, un cactus spinoso, che durante l'estate aveva cacciato fuori due nuove palle finendo per assomigliare ad un fallo. Quando lo vide si mise a ridere e non finiva più. Era raro vederlo ridere così liberamente. Portava un peso esagerato, un peso esistenziale che non  voleva dividere. Quando non stava bene semplicemente spariva, non rispondeva al telefono, si rendeva irreperibile. Poi riappariva, dopo settimane o mesi, col suo sorriso triste . Non dava spiegazioni, non raccontava nulla, era con noi e sorrideva. Ultimamente era più di un anno che non si faceva vivo e   Mauro e io avevamo pensato spesso a lui, che stava  chiedendo troppo a se stesso e non poteva resistere a lungo. E' strano come siamo capaci di vedere le cose degli altri dal di fuori e le nostre restino sempre nebulose .
Penso che ognuno di quelli che lo hanno conosciuto abbia una sua immagine e una sua verità su L., la moglie, la madre, la suocera, i parenti più lontani, i colleghi . Ognuno vede degli altri solo ciò che è capace di interpretare, ciò che gli rimane familiare, così per esempio un uomo che lavora con fatica perché oppresso da problemi insolubili può sembrare a qualcuno un vagabondo, ma non è così . Ognuno proietta sull'altro parte di sé così l'altro resta alla fine sconosciuto e inconoscibile. E ora se ne è andato in una giornata caldissima di agosto e qualcuno ha detto che è stato il caldo, non lo sopportava . Caldo e depressione, ma la vita non è così semplice. Fa comodo pensare che il caldo e la depressione l'abbiamo ucciso, è semplice e lineare, permette una rapida archiviazione. Allora perché mi sento un pò responsabile di questa morte, io ed altri che l'abbiamo conosciuto? Il confine fra la libertà personale e l'autodistruzione, a volte, è fine come un capello. La cosa più vera l'ha detta mio marito, che a volte la vita ci regala degli incontri speciali con persone taciturne, che non appaiono all'esterno per le creature preziose e delicate che sono e si deve ringraziare la vita per avercele regalate, anche se per un tempo breve.

mercoledì 1 agosto 2012

Offida, La valle del sole.

Nelle Marche siamo stati ospiti di un agriturismo che è una vera azienda agricola, e non un albergo camuffato: si chiama "La valle del sole".   Hanno dieci ettari di vigne e producono vino di quattro diverse qualità , il Rosso Piceno, il Rosato, e due  bianchi , la " Passerina" e il "Pecorino". Da noi con questi nomi sarebbero rovinati, perché la passerina è  la "passerina"... ma i vini prendono il nome da due vitigni, la Passerina e il Pecorino, appunto, e quest'ultimo è stato ritrovato nelle montagne vicine e si è provato a vinificare, ottenendo un vino bianco di alta gradazione alcolica, buonissimo. L'azienda è biologica, i vini hanno sapori intensi e puliti, niente chimica e niente aromi accattivanti . Non so se mi capite, ma noi abbiamo prodotto vino, un tempo, e sappiamo riconoscere un prodotto "vero" e oltretutto ottimo. Tutte queste cose ve le spiegheranno, se ci andate, le due fatine, Alessia e Valeria, che gestiscono l'agriturismo insieme con la mamma, mentre il babbo si occupa delle vigne, che corrono a capofitto giù per i pendii e sono tenute alla perfezione, tutte zappate intorno al pedone . Ammiro molto una vigna ben tenuta, come, in generale, un lavoro ben fatto.
Siccome siamo stati proprio bene, abbiamo mangiato e bevuto bene, verdure e carne prodotte in azienda, che di questi tempi è una cosa rara (le olive ascolane fatte in casa !), abbiamo intrecciato un rapporto "vero", come il vino, lascio qui indirizzo e numero di telefono, magari qualcuno potrebbe avere il ghiribizzo di andare...
La valle del sole , Contrada San Lazzaro 46 Offida - 0736 889658-


Potrei intitolare queste foto : "Cosa si può fare con dei mattoncini" .

Per esempio con dei mattoncini si può fare , oltre alla parete, una bella cornice decorata.


Oppure si può fare un bellissimo porticato nella piazza centrale e triangolare del paese.


Si può costruire un palazzo che ospita un teatro...

...o realizzare un palazzo severo eppure tutto ricamato, leggero come se fosse solo disegnato...


Qui i mattoncini sono dipinti sulla facciata e imitano le tante sfumature di rosa del cotto.

 Sui mattoncini il tempo .


Decori di cotto.


Con i mattoncini  ...


Mensole a sostegno del tetto ... di mattoncini.

Andare in vacanza nelle Marche è piacevole, i marchigiani sono gentili, ma non in modo esagerato, la mamma di Alessia e Valeria  ha detto che alla fine, se compri o non compri la loro merce, se vai o non vai nei loro alberghi, gli interessa relativamente, se non ci vai te ci andrà qualcun altro e la vita continua ugualmente . Non ti senti, a girare per le strade, il "turista", non ti guardano come se stessero per attaccarti una flebo e succhiarti fino all'ultima goccia di sangue, sensazione che ebbi una volta ad Alberobello, dove sembrava che tutto fosse predisposto solo in attesa del gitante e il paese non avesse più una vita propria se non in funzione del turismo. Le Marche marciano da sole, i turisti possono non esserci , il paese è ugualmente vivo, affaticato, più lento, come tutta l'Italia in questa fase . Ci hanno detto che i turisti usano le Marche come sosta per scendere a sud, in Puglia soprattutto, ed è un peccato, perché le Marche sono bellissime, ed io ho visto solo una piccola porzione e sono già entusiasta .
Mi fa venire in mente "Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta" all'inizio, dove parla del viaggio e della scelta di percorrere strade secondarie, da cui si vede la vita delle persone e si deve viaggiare a velocità ridotta, e finisce che il viaggio diventa anche un viaggio  dentro di se e la lentezza permette una visione più profonda che diventa subito affettuosa. Siamo stati solo pochi giorni e mi sono subito affezionata ai luoghi, è successo perché siamo rimasti in un piccolo territorio e abbiamo cominciato ad apprezzarlo e vederlo non come una cartolina ma come un posto per vivere . I primi giorni faceva troppo caldo e siamo stati tanto al mare, quando dico al mare intendo proprio dentro, immersi a nuotare e sguazzare per diverse ore al giorno. Ci mancava proprio. Poi il tempo è cambiato ed è arrivata la pioggia, il Tesino, un fiume  asciutto dal letto  invaso dalle erbe estive , in qualche ora è diventato un torrente impetuoso di acqua marrone . I paesaggi sono diventati cupi e fascinosi, ricchi di contrasti  .