mercoledì 29 maggio 2013

Bisogna crederci 2

“Una cosa accade 
solo se ci credi davvero, 
ed è crederci 
che la fa accadere.” 
- Frank Lloyd Wright - 


 Fra me e G. c'era un rapporto preciso, misurato, ci siamo sempre dati del lei e dopo i primi tempi anche Mauro gli si affezionò molto. A Mauro dava del tu e lo trattava sempre con affetto, quasi come un figliolo, perché aveva capito che Mauro non è competitivo con gli altri uomini, che gli credeva e lo ammirava, e G. lo aveva accolto fra le persone a cui voleva bene. Non erano tante queste persone, in generale G. era proprio come un gallo minaccioso e collerico, disposto facilmente ad arrabbiarsi. Non gli era venuto niente facile nella vita, aveva dovuto conquistarsi tutto, ma la sua predisposizione alla pittura e alla scultura era così evidente che quando da adulto aveva frequentato l'Accademia di belle Arti subito gli avevano riconosciuto il suo talento. Aveva conosciuto e avuto rapporti con molti dei pittori più importanti del suo periodo, mi ricordo Annigoni, Guttuso e Sassu, ma poi  non gli interessava niente di frequentare l'ambiente per farsi notare e tornava a lavorare con le mani in campagna, a fare i suoi incroci genetici, a coltivare pomodori e frutta. Quando gli parlavo dei miei cani mi diceva che c'è il cane dominante, che ha bisogno di un padrone forte e autorevole, e c'è il cane recessivo, che non trasmette neanche i suoi geni e ha un carattere mite e per lui non interessante, a lui interessava lottare, con i cani, con le persone, con la vita. Gli interessava la gente che gli resisteva, gli si opponeva, la gente con una personalità. Ancora faccio questa distinzione fra me e me quando incontro persone nuove, mi chiedo se una persona è recessiva o dominante.
G. aveva alcuni figli e una famiglia del tutto normale e tranquilla, diversamente da lui. L'aveva guidata col pugno di ferro e le aveva garantito i mezzi economici anche se poi si era lasciato lo spazio per tutte le sue sperimentazioni. Teneva la sua famiglia, di cui era giustamente orgoglioso e geloso, e tutto il resto in due compartimenti stagni che non dovevano venire a contatto. I suoi figlioli, per quel che ne so, erano ragazzi beneducati e poco portati per gli eccessi e le stravaganze, e da grandi avevano lavori e famiglie stabili. Sempre per le sue competenze di genetica diceva che dei suoi figli nessuno poteva essere come lui, che la genialità saltava una generazione e si sarebbe ripresentata nei nipoti. Quando ebbe i primi nipotini  li esaminava e indagava, con lo stesso atteggiamento che aveva a volte con i cuccioli dei suoi cani, per spiare i segni di quello che sarebbero diventati, certo che avrebbe trovato fra i suoi discendenti uno che gli somigliava molto, da non amare più degli altri, ma da seguire di più. per dargli qualche dritta, visto che sarebbero stati uguali. Non so se gli sia riuscito. Ad un certo punto spostammo il negozio e non ci fu più modo di vedersi quasi quotidianamente come prima, ma quando ero libera ed ero in città, nelle ore in cui sapevo che poteva essere allo studio, andavo a trovarlo e ricevevo ancora pezzi di quel racconto intricato che era la sua vita. Dicevo" Bisogna sedersi e scrivere, scrivere date, tempi certi, una griglia e poi dentro tutte queste cose!"
" Si farà-mi diceva- si farà!"

Intanto aveva usato molte delle sue risorse per far costruire  una casa in campagna da una impresa edile che aveva realizzato il grezzo, il resto lo voleva finire da sé. Andavamo a trovarlo con le bambine e c'era il cantiere aperto e una confusione indescrivibile, scoraggiante a vedersi. Ferri, macerie, materiale edile, erbacce, un orto molto incasinato perché lo faceva mentre costruiva e tutto questo solo per metà giornata, l'altra metà lavorava per procurarsi le risorse per tutto quello e la famiglia. Lavorava con lui un amico più giovane, un uomo alto e mite. Recessivo, l'aveva  bollato G. , ma gli voleva bene. Erano tutti e due abbastanza sporchi e sudati, presi dal lavoro ben oltre il tramonto del sole. Con questo amico, diciamo Paolo, G. ha vissuto tutte le fasi di una vera amicizia, fino al rifiuto, fino a scacciarlo e poi ad accoglierlo di nuovo. Paolo lavorava con G. gratis,  aveva un enorme affetto per lui,  un attaccamento come ne scatenano questi personaggi molto forti, con quest'energia che è come quella dei vulcani, o meglio come quella di certi fenomeni cosmici, stelle di neutroni o buchi neri, che attirano a sé gli oggetti vicini, che poi distruggono. Le stelle di neutroni sono piccole e densissime e non lasciano andare neanche la luce, difatti non sono luminose.

G. attirava le persone in questo modo e dovevi conservare una certa distanza nell'averci a che fare per non farti male e non essere stritolato dalla  sua potente personalità, eppure non avevi mai l'impressione, come a volte accade, che ti risucchiasse energia, ma anzi ne eri sempre arricchito e ritemprato, come se potessi attingere anche te alla sua fonte. Un giorno ci andammo che stavano impastando il cemento.
"Devo costruire degli archi e avevo chiesto il prezzo della pietra serena tagliata, ma non me lo posso permettere. Le pietre le faccio da me. "
"E come fa a farle da sé?" gli chiesi curiosissima.
 " Faccio una miscela di malta da restauro, in certe percentuali precise e ho costruito le casseforme, ce la colo dentro e faccio le pietre."
Io allora ero una purista integralista, stupidamente, lo riconosco, e la pietra finta non la potevo concepire, ma quella volta rimasi ammirata. Faceva le pietre una ad una, con pazienza, aiutato da Paolo. Non ci potevo credere che ce la facesse, ma ogni volta che andavamo a trovarlo  il lavoro era avanzato e lui aveva scolpito, in pietra serena vera, dei bassorilievi da inserire negli archi. Fra le pietre finte e quelle vere non si notava la differenza!

E' per questo che dico che bisogna crederci. G. ci credeva, credeva fermamente in se stesso e era certo di farcela e arrivare in fondo, non solo alla mole enorme di lavoro, ma anche alla soluzione dei vari problemi, strutturali, idraulici, di tiraggio dei camini, di ogni altro genere, che gli si presentavano via via che procedeva. Io ero abituata in una casa dove il mio babbo, pur essendo un tecnico, non cambiava neanche le lampadine e non sapeva aggiustare una presa di corrente. Per me G. era un fenomeno e penso che lo fosse realmente, in una società dove pochissimi sanno lavorare con le mani collegate al cervello, al massimo sono competenti in un ambito molto ristretto, chiamano sempre gli "esperti" e non sanno valutarne il lavoro. Per la sua casa realizzò dei bassorilievi che per me erano le sue opere più belle, meraviglioso quello che raffigurava la cacciata dal Paradiso dove comparivano i cavalli, una delle sue passioni.

Un giorno in una visita allo studio trovai un nuovo quadro con una Madonna, soggetto del tutto insolito per lui. Glielo dissi e lui rispose che aveva avuto con Paolo, di ritorno dalla campagna, un incidente che per un pelo non era stato mortale, e che nel momento in cui erano sbandati lui aveva avuto la visione della Madonna e aveva evitato il peggio. La macchina era distrutta ma loro erano vivi.Tornata a casa  raccontai a Mauro che G. aveva visto la Madonna. Mauro serissimo disse che non dubitava per niente delle sue parole, che un tipo come lui era in contatto diretto se non col soprannaturale almeno con la dimensione degli archetipi descritta da Jung, e di sicuro aveva visto la personificazione della Grande Madre o la Madonna che dir si voglia. Per questo, per ringraziarla, l'aveva dipinta.

Intanto eravamo venuti ad abitare qua e io avevo iniziato le mie peregrinazioni lavorative nei ristoranti, in città ci capitavo poco, a trovare G. mi ripromettevo sempre di andarci un'altra volta e nel frattempo passavano gli anni. Un giorno vidi dei manifesti di una sua mostra, ci andammo con la mia figliola più piccola e facemmo il giro fra i quadri appesi riconoscendo tante opere. Alla fine andai dalla ragazza all'ingresso e chiesi in che orario era possibile trovare G.
"Oh signora, anche lei come tante persone non sa che G. è mancato ..." e mi disse la data in cui era morto. Mi si riempirono gli occhi di lacrime. Eravamo stati suoi amici, conoscevamo sua moglie, ma non i figlioli se non per una conoscenza del tutto occasionale e abitando lontano ci erano sfuggiti i manifesti mortuari, così non l'avevamo potuto neanche salutare.

Quando il mio suocero era in ospedale capitò Paolo, che era stato suo amico e conosceva anche il mio suocero. Gli dissi come ero rimasta male di non aver saputo della morte di G. , di non essere andata al funerale. E così lui mi raccontò che gli era stato vicino fino alla fine, quando ormai la casa era completata e ci era andato a vivere con la famiglia,  i grandi lavori erano terminati,  G. aveva più di ottant'anni ed era malato e praticamente gli era morto fra le braccia. Era stata veramente una grande amicizia. G. aveva regalato dei quadri a Paolo, ma niente se non l'amore può giustificare quello che Paolo aveva fatto per lui. Ricordo la nostra ultima visita, aveva spostato l'orto e l'aveva separato da tutto il resto, in una zona esposta a nord, quello era il suo ultimo regno, contornato di viti da cui progettava di ottenere un vino specialissimo, e pieno di piante cariche di frutti insoliti.
Paolo mi disse che dopo la sua morte tutta una zona del terreno intorno alla casa, dove lui aveva lavorato negli ultimi anni, e che finché era vivo non si poteva toccare, era stata sgombrata, nessuno avrebbe saputo che farci, cosa tirarci fuori da quella roba. Disse Paolo " Hanno portato via due camion grandi carichi di ferro." E anche quest'enorme quantità di metallo gli sembrava un ultimo segno dell'eccezionalità di G. Potrei raccontare ancora tante cose di G. e forse un giorno rintraccerò i figli e chiederò il permesso di farlo, di raccontare le numerose zone in ombra, che lo rendevano ancora più umano ed eccezionale insieme. Credo che Dio, se c'è, ami di più chi ha combattuto con la vita di chi l'ha mandata giù come una minestrina di dado.

In una delle prime visite in campagna mi aveva dato una menta piperita fortissima e invadente. E la convinzione che bisogna crederci, questo è il primo passo per realizzare vasche ( per pesci rossi,  libellule, ninfee e serpenti), muretti, giardini dell'Eden e una vita come un'opera d'arte.

lunedì 27 maggio 2013

Bisogna crederci

Sono orgogliosa di me quando penso che all'inizio, quando arrivammo qui nel 2000, davanti alla casa c'era un boschetto di bambù che quasi impediva di entrare, che fu una gran fatica estirpare e dove ora c'è la vasca c'era una discarica di macerie lasciate dai muratori quando ristrutturarono.  Veniva gente a trovarci e vedere  dove ci eravamo trasferiti e tutti dicevano " Bel posto, eh! Ma avete tanto da lavorare!" Le prime volte dicevamo di sì, che ci aspettava un gran lavoro, dopo un pò quando gli ospiti se ne andavano Mauro sbuffava:
 "Ma perché non pensano per sé!-diceva- Ma pensi a lavorare a casa sua!"
Perché a Mauro vedersi prospettare un lavoro lungo e faticoso gli produce un'insofferenza profonda. Se vuoi ottenere qualcosa da lui devi stimolare il suo lato creativo, non la propensione all'impegno. Effettivamente vedersi davanti anni di lavoro fa venir voglia di fare le valigie, qualche volta.
Col tempo di cose ne sono state fatte tante e tantissime ancora resterebbero da fare, anche perché  si procede  piano piano, con molto lavoro manuale,  come la tartaruga, o la lumaca. Incredibile come siano veloci e attive le lumache, ne trovo dappertutto, e ora spesso anche in cima agli arbusti, con la pioggia che le incoraggia. Una lumaca riesce a percorrere distanze e mangiare quantità di cibo che per un umano sarebbero impensabili.  Purtroppo io e le lumache siamo diventate nemiche giurate.

Riguardo alle cose da fare c'è anche da dire che le persiane, ottimo esempio, le sistemi e le ridipingi, ma dopo due o tre anni lo devi fare un'altra volta...quindi non finisci mai. E questo forse è immagine della vita dell'uomo, che non finisce mai niente e lascia incompiuto. O semplicemente è un animale come gli altri che fa la sua casa pensando di fare qualcosa di eterno, ma non è così.

Trasformare una discarica di sassi in un angolo amato di giardino è una gran soddisfazione.  Se  dovessi rifare la vasca ora penso che cambierei qualcosa  e mi farei aiutare da qualcuno più bravo di me, perché per esempio il bordo non è tutto allo stesso livello e costringe ad un lavoro di mascheramento del telo nero. Aspetti tecnici su cui non occorre soffermarsi. In ogni modo, lo raccontai in un vecchio post, al terzo giorno che avevo messo un pò d'acqua per fare assestare il telo arrivarono le libellule. E' evidente che sentono "l'odore" o qualcos'altro che le attira da molto lontano. Non c'erano mai state libellule, il posto è asciutto, che ci venivano a fare? Ora la vasca è un vero piccolo Biotopo, e non so neanche quali e quante creature ci vivono dentro e intorno. Non ho una pompa per il ricircolo dell'acqua, ma con molte piante ripariali, e ossigenanti sotto la superficie, l'acqua è pulita. Questo della limpidezza è  un dato molto variabile, se sale la temperatura tutto cambia di nuovo, si formano più alghe e lo strato superficiale si riscalda molto, si formano perfino delle bolle di fermentazione e la vasca somiglia alla palude della Donna della Birra delle fiabe di Andersen. Ogni tanto tolgo erbe ossigenanti a manciate, come chi pesca in un'insalatiera, perché penso che i pesci  rossi abbiano più posto per nuotare. Alle gambusie invece piace stare sulla superficie fra le fronde felciose delle ossigenanti.

Mi pare che gli animali che vivono nel laghetto siano abbastanza a loro agio, se non felici. Per la felicità bisognerebbe chiederglielo. Quando ci avviciniamo sentiamo una serie di  Pluf Splash Plof di rane che si buttano in acqua, vediamo i loro tuffi acrobatici, e a volte i salti dei pesci. In passato abbiamo avuto anatre e polli, oltre ai cani e gatti, ed avere animali è sempre molto divertente, anche se a volte procura delle preoccupazioni in più. Perché, come dico sempre, gli animali  NON PARLANO! Sarebbe semplice se dicessero "Mi fa male qua, in questo posto preciso.. " Oppure "E'stata una vespa a pungermi e non una bruca!" come è successo alla Holly qualche giorno fa che aveva il muso gonfio da far paura e via siamo andati dal veterinario. A proposito di bruche, com'è che finché sono belli e colorati sono bruchi e quando sono devastanti e urticanti sono bruche? Nel linguaggio sta già la diffidenza nei confronti del genere femminile.

Ma torno alla vasca dei pesci e di tutti gli altri animali. Chi se lo immaginava che dopo aver scavato a lungo (quasi due anni) quella buca e spostato terra e tolto sassi, e aver fatto muretti anche solo per sistemare i sassi, la vasca dei pesci sarebbe diventata la casa di tanti animali e una piccola oasi di riproduzione delle libellule, fino ad essere il soggetto di tante foto di Mauro, che è poi mio marito? Insomma da una piccola opera vengono una serie di conseguenze a catena, tutte interessanti, che poi vengono documentate con una cura quasi da guardone..
Offrire una casa ad insetti meravigliosi e sempre minacciati da pesticidi e siccità è una piccola "opera di bene", non lo sapevo quando la feci.

Certo non è facile, senza mezzi economici importanti da dedicare, realizzare le cose. Bisogna crederci, credere che ci farà. E qui mi torna in mente G. 
G. era un pittore che aveva lo studio in città nei pressi del nostro primo negozio. Era un uomo piccolo e forte, che avevo visto tante volte ma che non conoscevo di persona. Ogni giorno passava davanti al negozio e salutava un altro commerciante che aveva lì un negozio da una vita. Io chiacchieravo con quest'altro signore e  così, senza ricordare come avvenne  di preciso, nacque un'amicizia.

Tutti e tre avevamo l'orto. La mattina io portavo il pomodoro più grosso raccolto il giorno prima, quando arrivava G. tenevo il pomodoro in mano, nascosto dietro la schiena, e poi glielo sparavo davanti. Lui rideva, anche lui ne aveva portato uno enorme e anche quell'altro signore, entravamo in negozio e sulla bilancia della frutta si pesavano tutti e tre i pomodori per vedere quale pesava di più. Si trattava dei pomodori "Bistecca" che cominciavano a diffondersi fra gli ortisti. G. rideva molto di queste gare, poi mi invitava a salire allo studio per vedere le ultime tele. Ci stavo pochissimo, perché intanto il negozio era aperto e non lo potevo lasciare e lui ogni volta mi raccontava un pezzettino della sua vita. Era quella la più importante opera d'arte.

Si dice che gli artisti siano estrosi e amanti della trasgressione. Chi vuol farsi artista spesso si impone uno stile di vita eccessivo che magari non gli appartiene per niente. G. aveva per natura una vita esagerata, che gli rimaneva naturale e necessaria, ma che  a volte lo disturbava, gli sarebbe piaciuto a momenti essere un uomo mite e tranquillo e non essere preda di passioni ed emozioni violente. Era piccolo e concentrato, mai vista tanta energia in un uomo solo. Le prime volte era anche piuttosto sgradevole, guardava di traverso, ma con le parole era sempre un pò galante, io non c'ero abituata e la cosa mi disturbava un pò, il fatto che venga prima l'essere maschio e femmina, in una relazione umana, di tutto il resto, mi disturba, ma G. era fatto così, una creatura dell'altro sesso la guardava sempre e l'approcciava come fanno i galletti mugellesi, con una danza che allude al sesso e al possibile possesso. Presto trovai la via per comunicare con G. in modo autentico, che significava soprattutto ascoltare. I suoi racconti erano spesso incredibili, proprio nel senso che non ci potevi credere, tanto erano strani e inconsueti. Non si possono ripetere, ma per dirne una pare che uno dei suoi cani, una volta, avesse ferito o ucciso un ladro penetrato nel recinto. Cose che possono sconvolgere la vita. Lui restava impressionato ma quasi non toccato, sopravviveva. Una sola esperienza di questo tipo può segnare la vita di un essere umano, lui ne aveva tante.

Dopo un pò mi venne il pensiero di scrivere la sua vita. Allora non scrivevo, non ne avevo assolutamente il tempo, e soprattutto non ero convinta di poterlo fare, ma mi sarebbe piaciuto, e glielo dissi , gli dissi che potevamo sederci nella sua casa di campagna, quando l'avesse terminata e io potevo scrivere la sua storia bellissima, colorata, violenta e appassionata e anche di quando andava a caccia in Sicilia, con l'odore dell'origano e del mirto che riempivano l'aria e  c'erano dei massi lavici con delle piccole cavità scavate apposta, ci mettevi dell'olio e un uovo e per il gran calore assorbito dalla pietra ti facevi un uovo affrittellato senza pentola. Da questo, alla politica, alle persone con cui aveva avuto a che fare, ai suoi figlioli, alla moglie, alle donne incontrate, agli animali, la vita di G. era un racconto bellissimo. Ma non l'abbiamo mai fatto di scriverla e mi dispiace immensamente perché un biografo che racconti solo i fatti si perde il senso e il sapore  ... Ascoltarlo era una fatica notevole, parlava quasi sottovoce, e molto come con se stesso, dando molte cose per scontate, come se tu le conoscessi, poi a volte tirava fuori una cosa così grossa che ti sorprendeva e ti ci voleva un attimo per accettarla, ma lui intanto era già avanti e ti eri perso un pezzo della storia.

Alcune persone sogghignavano parlando di lui e dicevano che era un ballista, uno che racconta grosse bugie. Gente mediocre che non sa riconoscere l'ECCEZIONE quando la incontra, perché neanche la concepisce...Questo fatto metteva fra lui e l'ascoltatore una barriera, lui capiva che quell'altro non gli credeva e si irritava. Io dapprincipio feci una specie di atto di fede, decisi di credergli,  se non altro di credere che quella che stavo ascoltando era la sua verità. Con gli anni verificai che era tutto vero. Da una conoscenza occasionale nacque in me un grande affetto per G:, un sentimento fatto di molte cose, simile a quello per un padre, molto diverso dal mio babbo e forse per quello complementare, simile anche a quello per un maestro. Avevamo interessi comuni, le piante, gli animali, con cui però lui aveva un approccio completamente diverso dal mio. Conosceva qualcosa di genetica e incrociava gli uccelli, ottenendo ibridi con caratteristiche che lo interessavano. Allevava lepri e tortore, polli e piccioni. Innestò un pesco su un salice e l'innesto funzionò. Fece delle pesche grosse e amare. Disse che l'aveva fatto per gioco, perché in estate veniva un amico con la moglie che gli mangiava sempre la frutta dagli alberi, e quella volta lui l'aveva incoraggiata a assaggiare quella pesca, sapendo che era amara, e infatti quella l'aveva sputata subito al primo boccone.... Mi figuravo il pesco salice e G. mi pareva un piccolo Dio rissoso, o un uomo che gioca  a fare Dio. Ma non mi scandalizzava affatto. I primi tempi che lo conoscevo gli misero un pacemaker. Dopo un pò che era tornato dall'ospedale mi disse che aveva tanto concime di pollo, ne volevo un pò? Potevo portarlo a casa con un carrellino da attaccare alla macchina, me lo poteva prestare, se volevo potevo andare  a caricarlo. Io ci andai con la mia bambina più grande che poteva avere cinque o sei anni. Lavorammo io e lui per qualche ora e riempimmo il rimorchio del trattore.  Lui salì sul trattore e disse che sentiva che non era aggiustato bene, che forse si ribaltava.

"Per carità- gli dissi- Controlli bene, con tutta la fatica che abbiamo fatto per caricarlo!"
" Ma no- disse lui- secondo me  va bene.." Partì e il rimorchio si ribaltò subito, tutto il concime finì in terra. Io ero fra  esterrefatta e annullata, tutto quel lavoro da rifare e  ormai era tardissimo, Mauro mi aspettava per cena e avevo la Fiamma, mia figlia, con me ed era stanca e affamata.  Se fossimo partite subito saremmo arrivate a casa ben oltre l'ora di cena. Mauro intanto poteva preoccuparsi. Anch'io ero stanchissima.
 "Vada a casa-mi disse- se ne riparla domani .."
La mattina dopo arrivò allo studio e gli chiesi come ci mettevamo d'accordo per ricaricare il rimorchio.
"Non c'è bisogno, l'ho già fatto io. "
"Ma è matto? -gli dissi- Quanto ha lavorato?"
" Sono tornato a casa a cena alle undici (di notte) . Diciamo che ho fatto il rodaggio al pacemaker." Sorrideva.
Era un pò matto,  ma passare una giornata di lavoro con lui era un divertimento. E' stato l'unico di cui è stato un pò geloso mio marito, diceva che gli facevo dei corni "psichici". Ridicolo. G. diceva che doveva trovare, da giovane, una donna come me, quante cose avremmo fatto insieme, quanti interessi avremmo condiviso.
Io gli dicevo "E quanto avremmo leticato! Lei non deve guardare adesso che siamo amici, deve pensare ad una convivenza, coi nostri caratteri ci saremmo scontrati continuamente! Abbiamo trovato le persone giuste, glielo dico io, io mio marito e lei sua moglie."
Mi pare di aver scritto anche troppo. Vi annoierò, ma sapete che scrivo anche per me, per fissare i ricordi e in questo caso dichiarare affetto a G. che non c'è più da alcuni anni, è ancora mio maestro e mi ha lasciato una menta forte e invadente che me lo ricorda....  Il seguito della storia nella prossima puntata.

martedì 21 maggio 2013

nuove amiche

Non posso stare tanto tempo al computer, quindi molte delle persone che mi seguono non posso ricambiarle, forse lo potrò fare quando andrò in pensione...però apprezzo tanto i commenti e mi resta il rimpianto di non poter vedere e toccare, stringere le mani, fare un vero incontro con molti di quelli che sono passati di qui. Chissà come sta Luisa, o Gio, o Ommarì ? Spero tutti bene. Alcune persone sono venute a cercarmi e una di queste è Maura, di cui, col suo permesso, pubblico una mail che mi ha inviato che mi ha commosso. Eccola qua.


Il breve racconto che segue é il mio "regalo" di compleanno.

Questa é la vera storia di come fu che un' internauta dilettante e pasticciona 
una notte  senza sonno si mise a leggere un certo blog.

Se quel giorno mi fossi stancata,
quella notte mi sarei addormentata.
E non avrei navigato e navigato
per approdare infine
ad un luogo incantato...

Dunque, " Iris & libellule "entrambi molto amati da mia madre. Salto indietro 
nel tempo.
Una calda domenica  del 1966 o '64 o forse '65, verso mezzogiorno. Su una 
stradina del Garda bresciano, mia madre cammina davanti a noi - mio padre, mia 
nonna ed io bambina seduti in macchina ( la mitica Giulietta sprint blu 
elettrico, ma questa é un'altra storia che se vorrai racconterò) papà guida 
pianissimo - lei é in sottoveste nera e abbraccia un grande mazzo di iris e 
giunchiglie.
Per coglierli e per vedere più da vicino le libellule é finita in un fosso 
infradiciandosi da capo a piedi, nonostante o forse proprio perché mio padre le 
diceva di non scendere, che sarebbe scivolata senz'altro con quei sandali col 
tacco e la suola liscia. Ecco. Appunto.
Ma lei, in fondo al fosso aveva colto più fiori che poteva, era risalita e 
senza fare un "plissé", s'era tolta gonna e camicetta e marciava sotto un sole 
giaguaro per asciugarsi alla svelta. Teneva il broncio a mio padre, in modo del 
tutto illogico gli dava la colpa di essere caduta nel fosso, ma rideva e 
cantava mentre la nonna Pierina mi diceva : " l'é tutta 
matta la tua mamma, tutta matta!" ma anche lei rideva, ridevamo tutti!
E io rivedo i fili d'erba bagnata sulla sua pelle lattea e quella macchia 
nera, gialla e viola danzante sotto il sole come fosse qui ora...Ho iniziato a 
leggere " Neve a Ciggiano"  e non
mi sono più fermata.


 Maura  dice che un blog è un luogo incantato. Chi lo sa? Io per me lo uso come ripostiglio dei pensieri, cercando di non caricarlo di cose troppo tristi e pesanti, che in ogni modo a volte escono da sole . Dai ricordi  di chi scrive il blog chi legge risale ai propri ricordi, come se uno gli porgesse il capo di un filo dimenticato, e riavvolge le immagini della propria vita. E' il meccanismo della mente per cui a volte i lettori trovano nel testo molto di più di ciò che il narratore pensava di averci messo. Maura mi ha stupito, con me si è messa in gioco con grande entusiasmo, dimostrando che alla nostra età si ha ancora voglia di aprirsi a nuovi rapporti e amicizie . D'altra parte da quando mia figlia impostò questo blog per me, che da sola non sarei stata capace, da esso sono nati molti nuovi rapporti e quindi la mia vita piccolina si è allargata e si è aperta, il contrario di quanto avviene invecchiando. Per Maura e per tutti ninfee e libellule, sempre nelle foto di Mauro che sta diventando proprio bravo!


Le libellule turchesi si uniscono "Coda-testa " e volano attaccate, davanti sempre quella più colorata 




sabato 18 maggio 2013

Un giro intorno e dentro il laghetto.






Questa primavera il mio giardino, al costo di un lavoro personale abbastanza duro, è piuttosto ordinato e molto meno effetto giungla dell'anno scorso. Ho tolto moltissime annuali, che nascono da sole, per permettere alle perenni di svilupparsi e dare il meglio di sé. Alcune piante sono cresciute a dismisura, come naturale e forse un pò di più. Il ceanothus accanto alla vasca  rispetto allo scorso anno è dieci volte più grosso, più della sua pianta madre. Avevo fatto delle talee e le avevo date ad alcune amiche, ma loro hanno perso le piante, la mia invece è cresciuta bene e diventata enorme. Questi successi convincono che fare il giardino, anche se perdi alcune piante che compri, alla fine è un'attività sempre in positivo. Qui da me alcune delle piante più belle sono arrivate da scambi, talee o semi, cioè gratis e con un valore aggiunto affettivo. Ma anche quelle comprate spesso hanno una carica affettiva, quando vengono dalla Valeria del "Posto delle margherite", o dai giovani dell"Erbaio della Gorra", o da altri vivai molto amati o anche dalla Cristina qua vicino.

Il fiore della ninfea Mayla



Danze amorose delle libellule turchesi



cra cra...

Intorno al ceanothus avevo messo eremurus giallo, scille di due varietà, aquilegie, tappezzanti, e tutto è sparito sotto la gran massa di fiori blu. Tutto dovrà essere recuperato fra breve oppure in autunno, mi preoccupa togliere le radici a stella ( o a ragno) degli eremurus, che si spezzano tanto facilmente! Il giardino cresce e matura, come la vita, qualcosa si perde e qualcosa aumenta e diventa preponderante rispetto al resto. Metterò delle foto di prima e di ora. Il ceanothus thirsyflorus repens, questo qui che ho io, lo vedo fiorito anche altrove, nei miei viaggi in auto, e non mi pare così bello. Ce n'è uno in un triste giardinino limitato da una triste cancellata quasi carceraria, e alle sue spalle una casa di costruzione recente con le finestre sempre chiuse. E' tutto fiorito, ma è solo! Brutto . Questo mi dice una volta di più che nel giardino conta l'esemplare, ma soprattutto l'insieme e l'armonia che si crea, quando si crea. I miei  ceanothus mi sembrano bellissimi e probabilmente lo sono, anche per la vicinanza di  moltissime altre piante, fra cui una salvia da cucina che Mauro infilò nella terra del greppo lì accanto, e per lo specchiarsi nel laghetto, che ora è quasi affollato di ninfee. Rane ne ho contate almeno dieci, che saltano in acqua quando scendo la scaletta, ma non tutte, alcune più temerarie restano a guardare, un serpentello che riposava su una foglia di ninfea è scivolato senza fretta nello stagno, e i pesci sono ormai abbastanza grossi da non temere ( spero!) attacchi dai predatori... Sono arrivate le libellule grandi ( libellula depressa) e quelle piccole turchese iridescente, meravigliosi gioielli volanti che si uniscono a coppie sull'acqua.... insomma primavera a tutti gli effetti, con rose, bocci, iris di colori difficilmente definibili eccetera. Inutile fare, come scrisse Mariolino, il catalogo di Ingegnoli.
 Il lavoro in giardino questa primavera è soprattutto TOGLIERE, tagliare, potare, ed eliminare. In qualche modo anche nella vita si tratta di ridurre. Si dovrebbe ridurre anche il lavoro, che è proprio troppo!!  Troppo in giardino, in casa e al lavoro che ci fa mangiare. Ma come si diceva con la Loretta del Roseto, abbiamo ancora questa compulsione a comprare e riempirci di piante, pur sapendo che non ce ne potremo occupare per bene, come meriterebbero. Io quest'anno però mi sono contenuta ed ho comprato solo una Mulembergia capillaris e poi  Valeria del Posto delle Margherite mi ha regalato una Phuopsis Stylosa che vado a vedere di continuo perché sta all'ombra vicino a delle pericolose campanule invadentissime. Le faccio largo per vedere i suoi fiori quando le capiterà di produrli. Questa Phuopsis la vidi in una foto su "Giardini" in un bordo misto in Inghilterra, un giardino fatato, creato e curato da due uomini. Dicono che i giardini fatti dai maschi siano più verdi e meno fioriti, questo qui era pieno di fiori colorati ...La Phuopsis mi rimase in mente per i fiorellini a palla, mi piacciono molto i fiori a palla, come le Echinops e le palline delle Buddleie, e ne parlai con Valeria, finché adesso lei l'ha seminata, me l'ha regalata e ce l'ho con me. Una vera responsabilità farla crescere e fiorire e vedere come si comporta. Con le foto di Mauro, che mi sembrano bellissime . La foto d'insieme la dedico alla Luisa, che sarà difficile possa venire a vedere di persona. Se avrò tempo di inserirle , che ci vuole veramente troppo tempo anche per questo,  mio marito ha fatto una valanga di foto.

martedì 14 maggio 2013

un'amica se ne va

Ho tolto tutti i post sugli amici che sono morti di recente. Mi pareva che questo diventasse un blog di lapidi. E' vero che all'età mia è facile che molte persone intorno muoiano, non tocca a noi finché siamo qui a raccontare. Infatti è morta un'altra amica, in questi giorni, io l'ho saputo troppo tardi e non ho potuto andare al funerale. Eravamo amiche da quando avevo il negozio, lei era stata una delle mie prime clienti, persone con cui spesso si creava un'intimità come se ci si conoscesse fino da piccole. Succedeva anche perché il negozio era una "missione", diceva così Mauro, che non ci si guadagnava niente e si teneva aperto per diffondere una buona novella sulla possibilità di coltivare in modo più rispettoso della natura e in generale vivere in Pace, un concetto di pace ampio e diffuso, che riguarda tutto il nostro modo di stare al mondo. Con alcuni si condivideva questa visione delle cose e anche una certa autenticità e immediatezza, così succedeva con questa che è morta adesso.
Aveva, questa donna, un viso scolpito come un'indiana americana, e un corpo forte e abituato al lavoro fisico. Avevamo bambini della stessa età e lei aveva un marito scelto per amore con cui aveva un rapporto anche quello forte e non sempre facile. Mi pare che i rapporti veri non siano mai facili.  Era stata ammalata ed era guarita, o almeno aveva temporaneamente superato la malattia, che è tornata ad aggredirla molti anni più tardi. Aveva una vita piena e generosa, aveva avuto ragazzi in affido e aveva creato una famiglia aperta e accogliente. Non so quanto avesse viaggiato, ho l'impressione che non lo avesse fatto tantissimo, come chilometraggio, ma quel poco intensamente.
Una sera al cinema dietro di me una giovane sconosciuta appena tornata dal viaggio di nozze raccontava all'amica seduta accanto a lei che col marito avevano "fatto" i Castelli della Loira, come se li avessero fatti di persona o partecipato alla costruzione. Diceva i nomi e che ne aveva visti tre, ma poi alla fine visto uno visti tutti, disse con l'aria di chi viaggia molto ed è esperto, chissà che ne avrebbero pensato gli architetti  costruttori, di una frase del genere. La mia amica no, non viaggiava così, viaggiava lentamente e col cuore, una volta aveva fatto un viaggio per incontrare  il Dalai Lama e se ne era fatta illuminare a lungo. Negli ultimi anni viaggiava a piedi per giornate intere  e tutto questo camminare e meditare le aveva permesso di tenere a bada le malattie che la minavano.
Una mattina molti anni fa capitò in negozio ed  era radiosa: mi disse che pensava di essere incinta, anche se era troppo vecchia, aveva alcuni anni più di me. Le dissi quanto ero felice per lei, e lei disse che erano stati imprudenti, lei e il marito, ma avevano fatto l'amore  senza contraccettivi dopo tanto che non succedeva, e l'avevano fatto tante volte "Ci siamo sfogati!" mi disse e si capiva che voleva dividere con me questa cosa bella che era successa, di ritrovarsi col marito. Chiacchierammo un pò, poi lei se ne andò e mi rimase per tutta la giornata un sorriso in faccia per la cosa in sé e per sé, che era molto bella, e per il dono di questa intimità che non è una cosa che si riceve tutti i giorni. Mi aveva scelto per raccontarmi questa cosa speciale. Parecchia gente pensa che di certe faccende non si deve parlare, che non è opportuno e neanche di buon gusto. Nel nostro negozio (nostro perché ho sempre avuto delle socie e sarebbe ingiusto dimenticarle) molte persone parlavano piuttosto liberamente, e io ascoltavo sempre volentieri. Mi piaceva moltissimo ascoltare i racconti degli altri. A volte succedeva che qualcuno giudicasse male una persona che a me invece piaceva: dipendeva, penso, dal fatto che io ascoltavo in profondità e che mi immedesimavo molto. Se ti metti nei panni di un altro vedi le cose dalla sua prospettiva e può sembrarti meglio di come appare dal di fuori, o almeno capisci le sue ragioni. Questa amica era molto aperta,  parlava liberamente, e ti raccontava molte cose che tutte danno "struttura" e sapore alla vita , il far l'amore, la fede in Dio (era credente), la meditazione, l'orto, gli olivi, i bambini che crescono...Ero stata alcune volte a casa sua, una  casa di campagna vecchiotta, tipo la nostra, molto semplice, in cui avevano fatto pochi lavori per renderla abitabile, ed era diventata comoda e personalissima.Proprio bella.  Ricordo un pomeriggio di primavera, marzo o i primi giorni di aprile, perché la luce del sole filtrava attraverso le prime tenere foglie dei tigli e si colorava di rosso per tanti tulipani piantati come per caso, a manciate. Aveva un buon gusto innato e un gran senso della decorazione, sia in casa che in giardino. Ero stata a trovarla l'ultima volta un paio d'anni fa e trovai la casa un pochino trascurata e lei che non stava granché bene, ora che ci penso forse già si stava preparando ad andarsene. Uno strano effetto quello dell'anima che si ritira dal posto dove ha abitato per tanto tempo. Chissà come sarà adesso la sua casa senza di lei, non riesco ad immaginarmela . Non riesco ad immaginare e non vorrei vedere il piccolo giardino lasciato a se stesso e i suoi figli che lasciano il nido vuoto. Anche se di sicuro lei aveva lavorato bene perché loro fossero pronti per la vita. Addio mia cara, sarai sempre nei miei pensieri.  Cerco nel mio nuovo libro una poesia adatta per lei e per far ciò apro a caso, sperando che il caso sia necessità e mi procuri la poesia giusta. Ed ecco cosa trovo:

Un minuto di silenzio per Ludwika  Wawrzynska



E tu dove vai,
là ormai non c’è che fumo e fiamme!

- Là ci sono quattro bambini d’altri,
vado a prenderli!
Ma come,
disabituarsi così d’improvviso
a se stessi?
al succedersi del giorno e della notte?
alle nevi dell’anno prossimo?
al rosso delle mele? al rimpianto per l’amore, 
che non basta mai?
Senza salutare, non salutata
in aiuto ai bambini corre, s’affanna,
guardate, li porta fuori tra le braccia,
nel fuoco quasi a metà sprofondata,
i capelli in un alone di fiamma.
E voleva comprare un biglietto,
andarsene via per un po’,
scrivere una lettera,
spalancare la finestra dopo la pioggia,
aprire un sentiero nel bosco,
stupirsi delle formiche,
guardare il lago
increspato dal vento.
Il minuto di silenzio per i morti
a volte dura fino a notte fonda.

Compleanno

Uno di questi giorni era il mio compleanno. Ho acceso il PC e c'era, nella scritta Google, una gran quantità di dolci e torte con candeline. Mi son chiesta cosa volesse dire. Ho passato il mouse ed era un buon compleanno! Bellino! Il primo augurio a notte tarda appena tornata dal lavoro. Poi la Loretta mi ha dedicato un post con delle iris meravigliose e Sari mi ha fatto gli auguri e le mie figlie mi hanno regalato una collana etnica e la Giusi mi ha regalato le poesie di Wislawa Szimborska. Tempo fa le avevo detto che avevo letto delle poesie di questa signora polacca e lei aveva detto "Che?" quando avevo pronunciato il nome. Sconosciuta per lei come per me fino a quando Duck l'anno scorso non aveva postato una sua poesia. Ricordo che scrissi nel commento "ma come cavolo si legge questo nome pieno di consonanti?" E ora amore fulminante. Qui di seguito  una sua composizione intitolata appunto compleanno. Esprime uno stupore che spesso prende anche me davanti alla vita. Avrete provato anche voi questa sensazione/pensiero, a me capita  di più di notte, quando vedo il grande lampione Luna acceso sopra la mia testa lontanissimo nel cielo e d'improvviso, togliendo di mezzo simboli, luoghi comuni, fiabe di bambina, mi stupisco di essere in un mondo fatto così, una palla di roccia con una pelliccia di verde e una pelle d'acqua, e un'altra palla di roccia appesa in cielo e tutto mi sembra nuovo e appena fatto e le parole insufficienti a dare nomi e a chiedersi perché tutto proprio così.

Tanto mondo a un tratto da tutto il mondo:
morene, murene e marosi e mimose,
e il fuoco e il fuco e il falco e il frutto -
come e dove potrò mettere il tutto?
Queste foglie e scaglie, questi merli e tarli,
lamponi e scorpioni - dove sistemarli?
Lapilli, mirtilli, berilli e zampilli -
grazie, ma ce n'è fin sopra i capelli.
Dove andranno questo tripudio e trifoglio,
tremore e cespuglio e turgore e scompiglio?
Dove porti un ghiro e nascondi l'oro,
che fare sul serio dell'uro e del toro?
Già il biossido è cosa ben preziosa e cara,
aggiungi la piovra, e in più la zanzara!
Immagino il prezzo, benchè esagerato -
grazie, io davvero non l'ho meritato.
Non è troppo per me il sole, l'aurora?
Che cosa può farne l'umana creatura?
Sono qui un istante, un solo minuto:
non saprò del dopo, non l'avrò vissuto.
Come distinguere il tutto dal vuoto?
Dirò addio alle viole nel viaggio affrettato.
Pur la più piccola - è una spesa folle:
fatica di stelo, e il petalo, e il pistillo,
una volta, a caso, in questa immensità,
sprezzante e precisa, fiera fragilità.

lunedì 6 maggio 2013

principi rospi


Nulla due volte accade nè accadrà (Wisława Szymborska)

Nulla due volte accade
nè accadrà. Per tal ragione
si nasce senza esperienza,
si muore senza assuefazione.

Anche agli alunni più ottusi
della scuola del pianeta
di ripeter non è dato
le stagioni del passato.

Non c'è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
nè due baci somiglianti,
nè due sguardi tali e quali.

Ieri, quando il tuo nome
qualcuno ha pronunciato,
mi è parso che una rosa
sbocciasse sul selciato.

Oggi, che stiamo insieme,
ho rivolto gli occhi altrove.
Una rosa? Ma cos'è?
Forse pietra, o forse fiore?

Perchè tu, malvagia ora,
dài paura e incertezza?
Ci sei - perciò devi passare.
Passerai - e qui sta la bellezza.

Cercheremo un'armonia,
sorridenti tra le braccia,
anche se siamo diversi
come due gocce d'acqua.

Nei miei viaggi in auto per andare e tornare dal lavoro ho sentito leggere, una notte, questa poesia di Wislawa Szymborska...  Diversi come due gocce d'acqua. Gli iris che si aprono in questi giorni sono tutti iris , eppure quanto diversi fra di loro!
I fiori del glicine, tutti apparentemente uguali,  nella mattina nebbiosa, avevano formato un tappeto lilla sotto la pianta. Questo glicine, diversamente da altri fiorisce completamente senza foglie. Ci sono alcune piante che presentano insieme fiori e fogliame, questo no, fa un ombrello lilla. Ora che cadono i fiori, nella notte ha iniziato ad aprire le sue foglie di questo verde un pochino marrone rossastro, molto primaverile e perfino un pò autunnale, freschissimo nonostante le note calde. Il glicine fa solo fiori e foglie, e si arrampica. Tutto lì. Ma che bellezza! Giapponese, molto giapponese, almeno di quel Giappone immaginato nella mia testa.
Mi viene il dubbio che ad andarci, in Giappone, ci si accorga che è diversissimo da come ci si immagina, e che i giapponesi pensino forse che il glicine sia molto "italiano". E' la storia dell'insalata russa, che noi chiamiamo russa, ma pare che i russi la chiamino insalata italiana. Storto, il glicine, sempre tendenzialmente a spirale, il tronco dopo qualche anno si regge da sé , senza più bisogno di sostegni e poi a primavera mette fuori questi meravigliosi fiori ricadenti e molli, che dicono molto su un certo modo di prendere la vita.
Tutto ora va veloce, il fiore solitario di eremurus cresce a vista d'occhio come un asparagione, le rose gonfiano i bocci, la peonia arbustiva rosa ha aperto quest'anno un unico fiore con pochi petali, chissà perché che l'anno scorso ne aveva almeno otto. Pazienza. è la prima virtù che deve coltivare il giardiniere! Sarà per l'anno prossimo. Gli anni precedenti Mauro stava a casa pochissimo, quest'anno che è in pensione stiamo cercando di metterci in pari con vecchi lavori sempre nuovi, come la pulizia dei greppi dell'oliveto, che è un lavoro da matti. Nella prossima











 vita mi ricorderò, se dovessi proprio rinascere e se dovessi rinascere con questo divorante legame con la terra, di avere del terreno messo in piano. Questo giardampo/oliveto, come dice Loretta, assorbe lavoro come una spugna assorbe l'acqua. In più se non vedo un pò di ordine in giro mi sento male, e già non mi sento benissimo di mio... Comunque siamo a buon punto, restano mille cose da fare , ma mille sono state fatte. Certo che un pochino bisogna accontentarsi. Intanto il bambù ha messo fuori nuovi fusti che sembrano antiche lance infisse nel terreno, coperti come sono da una guaina scura, legnosa come materiale, ma metallica a colpo d'occhio.  Siamo pieni di rane. Ormai non si nascondono neanche più. Se la Loretta vuole approfittare quando verrà a trovarci potremo provare a catturarne almeno tre per trasferirle dalle sue parti. Ci sono moltissime creature che rodono, succhiano, divorano. Le lunarie che hanno illuminato di violetto la prima primavera, sono attaccate dai bruchi delle cavolaie, d'altra parte sono crucifere come i cavoli. Lumache di tutte le dimensioni mangiano gli acanti e molte altre piante, soprattutto le hoste. Le formiche formano coni di terra fine intorno agli accessi dei formicai, i lombrichi guizzano vispi appena sotto il primo strato di terra.  Stamattina ho visto le danze amorose dei pesci rossi, si affollavano tutti intorno alla femmina che, suppongo, stava per emettere le uova. I pesci non si uniscono nell'accoppiamento , ma devono trovare tutta la faccenda ugualmente molto eccitante, si vede!
Mauro diceva che non aveva visto rospi. Stamani, mentre prendevo la terra nel composto per piantare il basilico rosso e quello greco, oplà mi sono ritrovata un bel rospetto grasso fra un pò in mano. Mi ha fatto fare un saltino di sorpresa. Molto grazioso, come rospo, grigiastro, non tanto bozzoluto, vivace e con dei begli occhi arancio. Baciabile, se una ragazza volesse provare per trovare il principe azzurro. Però. appena trasformato, bisognerebbe fargli una serie di domande per verificare l'intelligenza e la disponibilità, sennò meglio farlo tornare rospo.