mercoledì 22 luglio 2015

Calore

Siamo stati qualche giorno in Trentino, ma ne parlerò un'altra volta, quando Mauro avrà sistemato le foto in modo che io possa mostrarle. Faceva tanto caldo anche lì, a paragone degli altri anni, ma i boschi erano freschi e ombrosi, i sentieri bordati di fiori e niente di paragonabile al calore e al secco del mio giardino, poverino. Le ragazze in nostra assenza hanno annaffiato e le piante sono sopravvissute quasi tutte, ma è mera sopravvivenza. L'unica pianta che proprio se la gode, piuttosto indifferente al clima, è l'echinops ritro, o echinops bannaticus, che io chiamo le palline blu. Stamani presto, mentre annaffiavo, ho visto che stava proprio bene, visitata da tanti impollinatori. Il fiore è blu, ma le api avevano le borse  delle zampe posteriori cariche di un polline giallo chiarissimo.  Siamo ormai al 22 luglio, quando ero bambina dicevano che Sant'Anna, il 26, portava sempre un'acquazzone che spezzava l'estate e permetteva di arrivare meglio al solleone. Chissà se Sant'Anna ci guarderà quest'anno? Mi raccomando, Sant'Anna, si sa che ci sono tante cose più importanti, ma anche i giardini, i boschi, gli oliveti e gli animali che li abitano sono creature e ora avrebbero proprio bisogno di acqua e un pò di fresco. Con questo caldo le piante esprimono altri aspetti della loro personalità. Le buddleie sono enormi e assetate, hanno l'aspetto di belve in gabbia. I ceanothus, che a primavera sono palle ricurve, ora sono scarichi di fiori e umidità e tutti sollevati da terra... sembrano quasi qualcos'altro. Mi torna in mente "La mia Africa", in un brano Karen Blixen dice che le rondini, che noi in Europa consideriamo un simbolo della famiglia, con i loro nidi e il nutrimento che portano ai piccoli con i becchi spalancati, in Africa vivono in gruppi e in totale libertà dai vincoli familiari, in stormi quasi aggressivi: ecco che fa il calore africano! Cambia anche le rondini!
La rosa Pierre de Ronsard ha fiorito di nuovo, ma sotto la vampa del sole le rose ingrigiscono subito. Il giardino è pieno di secco nonostante l'avessi pulito prima di partire.  Quando si annaffia ci si deve coprire di repellente per le zanzare che non serve quasi a niente. Mauro è convinto che le attira. Io mi sto squagliando anche in casa e di notte dormo immersa nel mio sudore. Ma si può? Si può, purtroppo si può. Stasera sono previsti temporali, speriamo non ci porti via la grandine. Sabato torno al lavoro. Mi preoccupa parecchio lavorare in cucina con questo caldo.

domenica 12 luglio 2015

Sergio e Margherita

Abbiamo un amico, Sergio, che ha la passione dei motori. Come tutte le storie umane ha degli aspetti contraddittori e sono quelli che fanno sorridere. Sergio e sua moglie, la Margherita, dopo sposati hanno aderito, come laici, ad una specie di ordine religioso, non saprei come chiamarlo altrimenti,  e ora vivono nella foresteria di un convento e si occupano dell'accoglienza. Sergio non lo vedo da anni, benché abitino non tanto lontano da qui. La Margherita, l'ultima volta che l'ho vista, mi ha lasciato una magnifica impressione, quelle impressioni di un attimo, quando cogli quasi solo l'essenziale ed è un senso di pienezza, di pace e di maturità che configura una bellezza profonda e conquistata.  Proprio così. 
Sergio aveva la passione dei motori fino da ragazzino e con mio marito, ragazzo anche lui, modificavano i motori dei motorini e delle moto, li "truccavano", ma loro dicevano che li allargavano. Sergio ha un temperamento collerico, di quelli che prendono fuoco in un attimo, ha anche i capelli rossi, e quando non gli riusciva di svitare un bullone o ottenere il risultato che voleva, prendeva a martellate il motore su cui stava lavorando. Questa cosa la faceva anche una delle mie figliole da piccola, quando non le riusciva di far funzionare un giocattolo meccanico, si arrabbiava subito e lo sbatteva forte per terra. Ogni volta che Mauro racconta di Sergio ride e poi piange dal ridere. Dice che era come un piccolo dio Thor arrabbiato. La nonna di Sergio, a sentire tutte quelle botte e quel fragore metallico, arrivava piagnucolando a vedere che succedeva e Sergino la mandava via imprecando. Ora capite che fa ridere uno che, tanti anni fa, mandava via la nonna bestemmiando e ora vive nella foresteria di un convento e in sagrestia tiene la moto, nascosta, si fa per dire, sotto un panno. Ogni tanto fa un giro o un vero viaggio, pare che sia stato a Santiago di Compostela, ma siccome era in moto, ci ha messo pochissimo a fare il tragitto e non si capisce che l'abbia fatto a fare. Una volta Mauro gli ha chiesto che c'entra la moto con la chiesa e con Dio, insomma con la vita che si è scelto, e Sergio ha detto che anche nei motori c'è Dio.
E' così, è una storia che avevo già raccontato tanto tempo fa, ma ora mi torna in mente. Gli uomini sono animali, gli animali sono parte della natura, natura anche loro; questa natura, per chi crede, proviene da Dio, Dio quindi pervade ogni attività umana, anche quelle che sembrano più lontane da Lui, e, per Sergio, Dio è nei motori, nello smontaggio e rimontaggio delle macchine. Nell'attenzione amorosa con cui ci si dispone al lavoro c'è Dio. 
Leggere "lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta".
Per me questo succede col giardino. E anche con altre cose. 

Ciao Sergio e ciao Margherita.