lunedì 16 ottobre 2017

Metà ottobre: un giardino mezzo morto e Azolla caroliniana

la vasca con quello che resta delle ninfee e il tappeto di azolla






Metà ottobre. Ancora tutto secco. Un solo acquazzone ha dato al giardino e alla campagna un aspetto un pò meno assetato, come chi da un goccio d'acqua a un moribondo. Pensate a un malato grave che è stato lavato e pettinato, rimesso dritto a sedere sul letto, aggiustati i cuscini e gli hanno detto di sorridere. Il mio giardino ora è così. Sembrerò esagerata, ma bisogna esserci per capire. Gli astri settembrini sono di solito la meraviglia della stagione, ma quest'autunno sono rimasti stenti e hanno faticato a fiorire. Carlo Pagani, il maestro giardiniere, dice di cimare le varietà alte, perché così si evita di avere piante troppo allungate, pelate e secche al piede, che si accasciano sotto il peso dei fiori. Io ho cimato solo alcuni cespi che però, nonostante le annaffiature, sono rimasti bassissimi e fioriscono radi. Le dalie si sono bloccate come in un fermo immagine e fioriscono ora, pochino, ma bello!  Ne ho ritrovata una che credevo di aver perso, gialla a ponpon. Ne sono felice, tante sono le piante perdute per il grande caldo. Gli anemoni del Giappone che facevano una distesa sotto il noce sono quasi spariti, ci sono solo due fiori aperti. L'eleagnus ebbingei, che proprio ora doveva spargere il suo buon profumo, si è in gran parte seccato. Ho preso coraggio e ho cominciato a pulire, tagliare e potare come un boscaiolo. Ora il malato (il giardino) è almeno un pò più in ordine. Già l'ordine fa bellezza, come ho detto altre volte. Viene voglia di abbandonare tutto, sinceramente, anche se non potrei vedermi in una casa senza terra, mi annoierei a morte. E poi sono abituata a stare a contatto con la vita, anche se sofferente. 
Solo le salvie microphilla messicane, soprattutto la Hot Lips che mi regalò la mia amica Loretta,  fioriscono vivacissime e portano speranza. 
La vasca dei pesci si è coperta di un tappeto verde brillante: è la azolla caroliniana, una piantina che vive sulla superficie dell'acqua. E' arrivata con un loto: il loto è morto e lei è vivissima. Non ho un gran feeeling con i loti, non riesco a farli sopravvivere ed è davvero strano, perché sono molto resistenti. Il problema è che l'azolla copre tutta la superficie della vasca e bisogna toglierla continuamente. L'acqua con tutte le sue profondità e i riflessi non si vede più e i pesci si affacciano qua e là attraverso il tappeto di foglioline. Non sappiamo più quanti sono, se ci sono state vittime anche fra di loro, non dimentico che l'estate scorsa venne l'airone e magari è tornato e non ce ne siamo accorti...La primavera ci aveva portato via i due gatti neri fratelli, Roger e Orazio. Sono spariti e ancora mi fa male il cuore. 
In estate Gaia, la mia figlia più piccola, ci ha portato due gattine nuove. Una è bianca con delle macchie tigrate e l'altra è grigia come un certosino e bianca. La prima è più selvatica, ancora non le ho trovato un nome definitivo, un giorno che ha portato un serpe l'ho chiamata Cacciatrice, ma siccome ha occhi e comportamenti da Elfa, penso che la chiamerò così. La seconda è uno di quei gatti che sembrano un regalo del cielo per la gentilezza e la capacità di consolarti. Ha l'aspetto di una divinità egizia, Bastet, ma mia figlia ci ha studiato e ha detto che era piuttosto Sekmet, un'altra personificazione di Bastet, poi è venuta la Paola e ha detto che era troppo difficile e impegnativo, e siccome la bestiola è lunga e magrolina andava bene Secchet, altro che Sekmet. Fuori, all'aperto, la Sekmet, o Secchet, è meno attrezzata di quell'altra. Più dotata per le relazioni interspecie, con la Holly e gli umani, e meno preparata per la vita all'esterno.Va intorno alla vasca e prova a salire sulle foglie di ninfea, e crede che il tappeto di azolla sia erba. Questa è una cosa che ha fatto affogare parecchie persone nelle paludi, che credevano di poter camminare sul tappeto verde che sembra fitto e compatto e ci sprofondavano dentro. La piccola Secchet ha fatto lo stesso e è caduta tre volte nella vasca. E' uscita dall'acqua sempre da sola  e speriamo tanto, io e Mauro, che abbia imparato che non si fa.

martedì 3 ottobre 2017

La particella di Dio, parte seconda, la perfetta imperfezione.

Abbastanza tempo fa avevo scritto un post che si intitola "la particella di Dio" lo trovate qui, quelli che sono disposti a seguirmi in un discorso che non  risulta tanto chiaro neanche a me. Chiamatelo piuttosto un'intuizione, uno squarcio in un cielo nuvoloso, una visione. Nel post si parla del "peso" del bosone di Higgs, espresso in giga elettrovolt, e di come questo peso stia fra due valori, uno che avvalora la teoria del Multiverso e uno che avvalora la teoria della Supersimmetria. Alla presentazione delle conclusioni dell'esperimento in cui si dimostrava l'esistenza del bosone di Higgs, alcuni scienziati erano delusi: pensavano di trovare qualcosa che dava valore alla teoria superordinatrice e nel filmato da cui prende spunto il mio post una giovane fisica dice "Io tifo per la supersimmetria, naturalmente!"
Anche a me veniva da tifare per la supersimmetria, perché l'alternativa era la teoria del Multiverso, o del Caos, della mancanza di senso, che è una cosa che mi toglie energia solo a pensarla, ad averla presente in testa. Questo post, o meglio la catena di pensieri che l'hanno originato, hanno continuato a macinarmi in testa per un pò più di due anni, fino ad ora.  Nel post dicevo:

Guardando il mio giardino e l'oliveto e i boschi intorno, e me stessa che mi sforzo di tenere ordine e favorire la bellezza, vedo come il dilemma fra caos e ordine sia sempre aperto. Caso o necessità? Si domandava  Jacques Monod nella mia adolescenza.
 E' per questo che il "peso" del Bosone di Higgs sta in mezzo? Perché il mondo è sempre in bilico fra caos e ordine, razionalità e il suo contrario?....Questo dilemma sta scritto dall'inizio, nella particella al centro del tutto, è connaturato alla Realtà?


E la Paola, la mia amica geniale, rispondeva:
 ...perché cos'è la "mente intelligente" capace di lasciare un'impronta su tutto il creato, se non è Dio?
Domande affascinanti, e bella la beffa di Dio che sfugge alla determinazione e lascia l'uomo senza una risposta definitiva, anche quando arriva a misurare l'imponderabile. Dio non gioca a dadi, ma certo si diverte molto a tenerci sulla corda. Beato lui.

Forse, più che "la particella di Dio", bisognerebbe ribattezzarla "la particella del libero arbitrio".

 Questo era dove ci eravamo fermate il 20 maggio del 2015.

Provo a girare un pò più vicino intorno al punto. Ultimamente ho visto in televisione a notte tarda certe trasmissioni in cui si vedono persone con anomalie vistose, malattie che trasformano il loro corpo, che rendono la vita difficilissima. Oppure i gemelli siamesi, attaccati l'uno all'altro per la vita, qualche volta inseparabili. Quando ero molto giovane c'erano solo pochi giornali scandalistici o di pettegolezzo, di solito dal parrucchiere, che riportavano queste storie, e di rado c'erano le foto. Si restava con un misto fra orrore e curiosità malsana. Ora nel tempo di Internet e della tv ci fanno vedere tutto. Possiamo vedere l'uomo albero e quello più piccolo del mondo, o le pieghe di carne delle persone superobese. Sono cresciuta con l'idea che l'imperfezione fosse rara, ma non è così. Sarebbe stato sufficiente nascere in campagna per sapere che spesso nascono animali deformi, e i contadini della mia infanzia, pietosi e spaventati, sopprimevano alla nascita quelli che sarebbero sopravvissuti con gravi difficoltà. Provavano paura, io credo, per l'idea di caos contenuta in queste creature sfortunate, per la mancata corrispondenza al progetto. C'è molta imperfezione in giro, un pizzico in ciascuno. Ci sono progetti, progetti di piante, animali, uomini,  in teoria perfetti, ma in pratica non tutto va per il verso giusto e vengono  mancanti di qualcosa, o sovrabbondanti in qualcos'altro. La perfezione è rara, e anche quando c'è, poniamo una rosa che sboccia perfetta, arriva una cetonia o un bruco a introfularsi e divorare i petali. Ci si accorge che il destino del nostro Pale Blue Dot è attaccato a dei fili sottili, in questo momento uno è quello delle volontà di Trump e Kim Bum Bum, che sono palesemente inadatti al loro ruolo, palesemente molto meno che perfetti. C'è,  nelle persone, un'imperfezione dell'anima, o della mente, ci sono alcuni che non stanno bene di testa e si vede chiaramente da come si muovono, da come guardano, ce ne sono altri che non mostrano il disagio, ma c'è e te ne accorgi a momenti, a tratti. Soprattutto se ne accorgono loro. Ci sono progetti e c'è sempre una punta di caos che viene a sconvolgere l'ordine. Mi chiedo come ha potuto venirmi in testa quest'idea della normalità e della perfezione. Che sia innata? D'altra parte "Dio è l'essere perfettissimo, creatore e signore del cielo e della terra" ci insegnavano alla dottrina...e noi e tutte le creature dovremmo essere perfetti?...Mhh...

In questi due anni mi tornava sempre in mente la particella di Dio e il "peso" del bosone, e questo mischiarsi di perfetto e imperfetto per comporre il reale. Questa realtà che sta fra il Caos e la Supersimmetria. Ho provato una sincera delusione al constatare che non stiamo (tutti quanti, l'intero universo) dentro una supersimmetria. 
Negli ultimi mesi ho avuto a che fare, per caso, con una persona che ha un disagio forte, dovuto a vari tipi di problemi fisici e anche ad una serie di sfortunate circostanze. Il famoso fattore C. Mi sono sentita tanto coinvolta da desiderare di prestare quel minimo di aiuto che posso, e così sono quasi "entrata" nella sua realtà. Sempre per quanto possibile. Un caso palese di "imperfezione", intesa come scostamento dal progetto, mescolata ad un pizzico di sfortuna. Eppure che creatura interessante. Ha sviluppato una grande sensibilità. Bella all'esterno, capace di turbare, di mettere in movimento cose negli altri anche solo con la presenza o lo sguardo, e con una bellezza ancora più grande appena sotto la superficie. Questa persona, non dico se maschio o femmina, proprio per la sua condizione un pò più difficile della media, percepisce l'incostanza del reale, quella che Elena Ferrante, nel ciclo dell'Amica geniale, chiama la "smarginatura", che anch'io ho a volte sperimentato dopo le notti insonni passate in ospedale. Quando, fra la stanchezza e la vicinanza della morte, al mattino il mondo mi pareva estraneo, la luna un oggetto incredibile appeso in cielo, e tutto così alieno e lontano dai significati comuni. Il mondo, in realtà,  è uno strano posto, che riteniamo normale solo per abitudine, per esercizio, così come l'occhio si abitua ad interpretare un'immagine che gli arriva ribaltata e lui, in automatico, la raddrizza.
 Questa persona appena un pò speciale, di cui parlavo, ha avuto esperienze che l'hanno provata e hanno cambiato il suo sguardo.  La maggioranza di noi osserva il mondo da una posizione solida e poco attaccabile, cioè dentro se stessi, e questa persona di cui parlo, e molte altre, sentono che anche questo luogo dentro se stessi non è definitivo e sicuro. 
Ed è da qui, dai panni di un altro, dal tentativo di capire come si può sentire un'altra persona, che mi è venuta una specie di intuizione. Se il mondo fosse vicino ad essere supersimmetrico forse saremmo tutti uguali, tutte le rose uguali, tutti i fiori identici, forse non si sarebbero neanche sviluppate tutte le varietà, non sarebbero state necessarie... le persone sarebbero tutte stabili, tutte razionali e uguali fra loro...forse tutte sane...è quel pò, o molto, di caos, che ha fatto la varietà, le differenze, le malattie, i turbamenti, le scelte, buone e cattive, i geni e i deficenti, i poeti e i tiranni, la bellezza, la deformità e la banalità, e anche la possibilità che un matto d'un colpo distrugga quasi tutto e lasci il resto in agonia. Mi è sembrato di vedere che Dio, se esiste, non voleva la supersimmetria, ma il mondo proprio così com'è, perfettamente imperfetto. Ne ho parlato con la mia figlia filosofa, nella speranza che almeno lei mi capisse, e lei mi ha seguito in questa spiegazione difficile e delirante, di una visione che presto mi sfuggirà del tutto,  ma qualcosa deve aver afferrato perché mi ha detto "Il migliore dei mondi possibili". Come dire: mamma, non stai pensando granchè di nuovo, grandi filosofi si sono confrontati con questi temi e questa cosa per esempio l'ha detta Leibnitz. Sì, certo, ma io lo scopro ora, o forse ora mi interessa. Questo è il migliore dei mondi possibili, e mi è sembrato di vederlo per un attimo attraverso gli occhi di Dio. Come se l'immenso sguardo di Dio ( della cui esistenza non sono per niente sicura!) mi avesse fatto posto per osservare per un istante da una frazione infinitesima di quella prospettiva. Ho perfino capito un pochino di più cosa dicevano certi santi, che proprio tutti, anche quelli storti, brutti e perfino cattivi, sotto lo sguardo di Dio, siamo degni dello stesso amore...Perciò penso che il peso del bosone di Higgs sia proprio giusto com'è, nel mezzo, fra il Caos e la Supersimmetria. Che descriva esattamente la realtà, fra il significato e la sua mancanza.

Avevo avvisato: un discorso che è piuttosto una visione e non risulta tanto chiaro neanche a me,  perciò capisco chi da un pezzo ha smesso di leggere, o arrivato fin qui pensa che sia una vecchietta un pò strulla.

fine estate 2017

 Era piovuto bene una notte, il fine settimana del 16/17, Mauro era a Torino per aiutare nostra figlia nel trasloco e io non riuscivo a dormire. Ascoltavo la pioggia scendere, rada, fine, sulla terra secca e assetata da mesi. Poi è aumentata l'intensità, la sentivo battere sul tetto e venire giù a scroscio, anche con qualche tuono. Io e la Holly abbiamo fatto il giro delle prese di corrente, abbiamo staccato tutto quello che poteva bruciarsi con un fulmine grosso e vicino. Mi sono addormentata intorno alle 4,30 al suono dell'acqua che scendeva, più forte, più piano, e colava via nelle grondaie, un bel suono, non spaventoso come certe volte, il suono di qualcosa che torna normale, di forze che tornano al loro posto. La mattina dopo le piante non avevano ancora ripreso, erano come persone che sono state per tanto tempo torturate e non credono che è finita.  Ma nelle ciotole dei gatti e nei sottovasi, perfino nell'annaffiatoio che avevo lasciato vuoto, c'era un bel pò di acqua. La vasca dei pesci si era riempita quasi fino all'orlo. Si dice che è piovuto parecchio, ma poi se si va a vedere con la vanga, appena sotto dieci centimetri  la terra è ancora asciutta, ma non importa, è un inizio e tutto ricomincia a tornare normale. Per vedere un piccolo miglioramento ci sono voluti un paio di giorni. Piccolo piccolo.  E' stata un'estate bastardissima. Stamani, dopo la pioggia fine di stanotte, un'erbina fine e molto verde si vede nel pratino qui davanti, che era diventato un'aia di terra battuta. La Holly ci si sdraiava e poi voleva entrare in casa ed era tutta impagliata, coperta di minuscoli pezzetti di erba secca, come se fosse uscita da un pagliaio. Qualche volta quando rifiutava di scrollarsi le ho passato la pelliccia con la scopa, per evitare di avere anche il pavimento impagliato. La sternbergia, questo fiore giallo del primo autunno, che ha un nome impegnativo ma tutti ce l'hanno, è fiorita solo dopo diversi giorni dalla pioggia vera. I suoi bulbi avevano bisogno di bere prima di rispondere all'orologio stagionale. Non ci sono tanti fiori in giro, i settembrini sono rimasti fermi, i gerani si muovono ora, solo le resistenti salvie microphilla si coprono di fiorellini. E anche, per essere giusti, il ceratostigma di Griffith.  Per il resto il giardino, (non so se posso più chiamarlo così), è un campo di battaglia con molti morti ancora insepolti, e la Lori, cioè io nella veste di operaia, ha poca energia per togliere i cadaveri, potare i feriti, eliminare gli sciacalli, (rovi e compagni) che si approfittano dei malanni delle altre piante. Mi sono chiesta parecchie volte, durante l'estate, se ho davvero voglia di continuare a vivere in un mondo così, e di affrontare un'altra stagione come questa. Poi, per fortuna, ci sono anche buone notizie.