sabato 27 aprile 2019

22 aprile 2019, lunedì dell'Angelo, la Gwendy, la nostra micia anziana malata da tempo, è morta. Ha fatto l'ultimo respiro quando mi sono svegliata, sono scesa al piano di sotto e l'ho chiamata. Era distesa a terra accanto al finestrone in una posizione scomposta, e i gatti non stanno mai scomposti. Aveva gli occhi già di vetro, ma quando l'ho chiamata ha respirato per l'ultima volta. Sarà una suggestione, ma ho l'impressione che abbia aspettato che mi svgliassi per andarsene, per salutarsi l'ultima volta.

E' stata capogatto per molti anni, prima di lei era la Nelly. Nelly Moser, avevo preso il nome da una bella varietà di clematide, e anche la Nelly  è stata una gran gatta. Di queste cose hanno tenuto il conto le mie figliole, di chi fosse il capo dei gatti e dei loro ruoli, spesso ne discutevano, io era troppo presa da tutte le varie cose della vita, assai più frenetica in quegli anni, e queste storie dei gatti restavano, come si può dire?, al margine del mio campo di attenzione. 
Cosa significa "capogatto"? Significa ovviamente capo dei gatti, leader. E da cosa si vede che un gatto è il capo? Premetto che non sono un'etologa e che le mie sono solo osservazioni sul campo. 
La prima cosa che si nota è che quando si mette il cibo a disposizione e arrivano tutti i gatti della famiglia a fiondarsi sulle ciotole, ecco che arriva il capo, con passo lento e sicuro, e tutti si allontanano. Lei si mette a mangiare con calma e tutti stanno distanti, non solo dalla ciotola dove mangia lei, ma da tutto il cibo, e aspettano, anche se la fame li divora. Hanno un atteggiamento rispettoso e perfino timoroso, qualche volta la Gwendy ha dato uno schiaffone a chi si avvicinava senza rispettare la precedenza. Mi faceva venire il nervoso, questa gattina magra e pelacchiona, che si guardava intorno con aria autorevole, ma anche minacciosa, e mangiava piano, prendendosi tutto il tempo, senza nessuna fretta, senza considerare che anche gli altri avevano fame, e nessuno osava andarle nemmeno vicino, anche se c'era più di una ciotola a disposizione, finchè non aveva finito e cominciava a leccarsi le zampa e pulirsi il muso. Tollerava un po' di più Lama Fulmine, la sua sorella.
Era il capo e non si discuteva, neanche gatti più grossi o prepotenti ce la facevano con lei, a volte si sentivano miagolii terribili in giardino e era lei che cacciava gli intrusi. Però non era un capo ingiusto, sembrava davvero convinta, prima di tutto lei stessa, e poi gli altri, e come avvenga questo fatto di diventare un capo non so. Ci vuole senz'altro carisma.
Pagava per questo dei prezzi, come certe brutte ferite riportate nelle lotte, e anche con un certo isolamento rispetto alla "ciurma", e anche a noi, non si è mai troppo concessa affettuosità speciali o atteggiamenti infantili come gli altri gatti. Me, mi seguiva in giardino e a volte mi dava dei gran cozzi sulle gambe o veniva in mezzo quando lavoravo, o stava a guardarmi  quasi a controllare.

La diagnosi l'avevo avuta a fine gennaio, e pensavo, intorno al 23 gennaio, che fosse questione di giorni. La dottoressa aveva detto di riportarla per sopprimerla, ma quando? Avevo detto io. Quando non mangerà più e non la potrai più vedere. Allora è una cosa mia, soggettiva, non riguarda la micia, è la mia tolleranza del suo dolore. Eh sì. Aveva detto la dottoressa Batazzi. L'inverno ha finito di trascorrere freddo e asciutto, è arrivata una primavera avara, poi è piovuto e tutto è stato più normale, hanno fiorito i narcisi, poi i tulipani, le notti fredde, come succede per i fiori dei negozi, che di notte li mettono in frigo, hanno conservato a lungo le fioriture. Mauro ha cominciato a potare gli olivi, da solo, io sono troppo stanca per aiutarlo. E' fiorita la grande clematide, poi il gelsomino di San Giuseppe e il primulinum e ogni mattina scendevo le scale e c'era la Gwendy, magra, allucinata, che mi veniva incontro facendo le fusa. E ogni mattina aprivo una scatoletta o  prendevo dal frigo quella avviata la sera prima e con un cucchiaino invogliavo la micia a mangiare, perchè chiedeva il cibo, ma poi riusciva a mangiare solo pochino. Poi mentre io sfaccendavo lei si metteva in un quadratino di pavimento scaldato da un raggio di sole, o sulla sedia dei gatti, col cuscino. Più tardi usciva un po', se c'era bel tempo, e stava sotto un arbusto a godersi ancora un pochino il mondo. La notte tornando dal lavoro veniva alla porta a accogliermi e di nuovo c'era questo rito del cibo. Sono stati tre mesi, dopo la diagnosi, di una speciale intimità, nei quali lei ha imparato il suo nome. Credo che fino ad ora non sapesse come noi avevamo deciso di chiamarla, non le interessava per niente.  Intorno il mondo continuava a girare, Salvini e Di Maio, e i morti in mare, e l'inferno in Libia e i conti stretti dell'economia italiana, il reddito di cittadinanza e ancora le mafie.

Questo rapporto che abbiamo con gli animali è un legame di anima, indagato molto bene nel "La bussola d'oro" , che racconta di un universo vicino al nostro in cui gli umani nascono con un daimon, l'anima, che in quell'universo si può vedere e ha la forma di un animale di sesso opposto al proprio. I maschi hanno un daimon femmina e le femmine un daimon maschio. In questo universo le persone sono accompagnate ognuno da questa anima/animale, i bambini non hanno un daimon stabile fino alla maturità, il loro daimon cambia continuamente, perché la personalità è in formazione, solo il nome è già stabilito e quando una persona muore si scrive sulla lapide il suo nome e quello del daimon. E' una storia bellissima che attinge ai miti, agli studi di Jung e degli antropologi e ai simboli che abitano la nostra mente e che sono ognuno come un pozzo infinitamente profondo che è bellissimo esplorare. Così è il nostro rapporto con gli animali, soprattutto con quelli domestici, compagni di vita per tanti anni. Misterioso, coinvolgente. Un grande aiuto per la vita di ogni giorno. Abbiamo a volte la sensazione che sappiano molte cose di noi, senz'altro più di quelle che sappiamo noi stessi. 
La morte della Gwendy è stata naturale, nell'ordine delle cose, ma lo stesso, dopo che è avvenuta, una signora ormai anziana, io, si è ritrovata a piangere mentre scavava una piccola fossa accanto ad una quercia e sotto un piccolo lillà bianco, e ci metteva dentro una grande amica con sopra un pietrone perchè nessuno venisse a disturbare. Ora il giardino è in quella fase bellissima dell'attesa, prima di esplodere, qua e là fioriscono le peonie arbustive, subito invase da coleotteri, e le rose sono in boccio e pure le iris, e la banksiae è una cascata gialla sulla rete di recinzione,  il glicine forma una galleria color lilla subito fuori della porta di casa e il maggiociondolo sventola fiori giallissimi. La temperatura è ideale e è anche piovuto. E' arrivato in dono un gatto nero che si è accasato e oramai sta qui. Dopo aver pensato di averlo perduto abbiamo risentito il nostro amico merlo, forse non proprio lui ma un suo nipote, colla sua frase musicale caratteristica,  noi fischiamo la frase e lui risponde. Il daimon della Gwendy ogni tanto passa a controllare.




giovedì 18 aprile 2019

l'impostore

Un pomeriggio di questi, era venerdì, non stavo bene e mi riposavo sul divano in attesa di andare a lavorare. C'era in casa una persona che era venuta trovarmi e se ne stava andando. Ho sentito che apriva il finestrone e diceva "Vuoi entrare? Vuoi entrare anche te? Vieni!" Parlava con i gatti. Non mi sono alzata. C'è sempre un certo traffico di gatti in entrata e in uscita. Ho sentito che chiudeva il finestrone e se ne andava, ho sentito trafficare nelle ciotole del cibo, poi però ho sentito soffiare e allora sono andata vedere. Di solito non soffia nessuno. In cucina c'era un gatto nero estraneo. Avevamo due gatti neri fratelli. Sono spariti uno dopo l'altro un paio d'anni fa, e compaiono in una foto nella pagina iniziale del blog. Questo gatto nero che era in cucina mi ha fatto impressione, un pò perchè ero intontita dall'influenza, credo fosse una forma influenzale. Un pò perchè è uguale ai gatti che non ci sono più. Si dirà che tutti i gatti neri sono uguali. Non è vero, come gli umani ognuno ha la sua fisionomia, la Secchetta ha il musino allungato e somiglia alle statue della dea Sekmet egizia, per questo ne ha preso il nome. La Cacciatrice ha il muso tondo, le micie anziane sembrano civette...
Questo gatto nero ha la fisionomia dei nostri gatti perduti e subito ho sovrapposto le due cose, anche per via dell'influenza, così ho fatto una foto col telefonino e l'ho mandata ai miei. Tutti e tre hanno risposto che era Roger. Ho chiesto al gatto nero, se era il nostro Roger. Orazio, l'altro nero, non poteva essere, tutta un'altra miagolata e soprattutto una camminata in parte, con le zampe di dietro quasi volate in aria. Gli ho chiesto dove era stato per due anni e cose del genere. Ero un pò emozionata, devo dire. Come se qualcuno fosse tornato dall'aldilà. Oltretutto, oltre a somigliare tanto, è un gatto molto gentile, mentre gli si parla impasta con le zampe e se si accarezza fa i goccioloni di saliva, come i gatti perduti, soprattutto Roger. Ha anche la stessa voce. Impressionante quando due immagini, più che immagini, si sovrappongono così. Il gatto poi, il gatto in generale, fa molte cose ma non parla e non può dire da dove viene e chi è. Anche Mauro ha avuto questa strana impressione di sovrapposizione e per un paio di giorni abbiamo continuato a chiederci e a chiedergli se era proprio Roger. Se fosse lui dovrebbe avere almeno una decina d'anni. Avevo i libretti sanitari ma qualche mese fa li ho buttati, mi pareva l'ora. Se fosse lui dovrebbe essere stato con un'altra famiglia, perchè sta bene, è ben nutrito. Ci è capitato una volta, in un altro posto, che un nostro gatto che era stato adottato tornasse dopo una settimana percorrendo una decina di chilometri. Ma qui son passati anni.
Un'altra cosa strana è che a questo gatto hanno soffiato le micie "nuove", che non conoscevano Roger, e quelle più anziane non hanno fatto una grinza. Anche la Holly sembrava lo conoscesse, e di solito con i gatti estranei è aggressiva, li caccia via. E' venuta mia figlia e ha detto che è Roger. Ha fatto un discorso complicato sugli equilibri nelle famiglie feline e sul fatto che ora che la Gwendy sta male si è aperto uno spazio e Roger ha potuto rientrare. Non so. Ho trovato tutta la faccenda piuttosto disturbante, e questo gatto nero mi viene da chiamarlo l'impostore, anche se lui chiaramente non sa niente di questo. Forse. Perchè i gatti stanno in un posto che è a metà strada fra la realtà e i sogni.