Una sassata sul naso : i quaderni di San Gersolè.
26 dicembre 2011
Smontando e rimontando la libreria , la scorsa estate, aveva ritrovato i due libri dei "Quaderni di San Gersolé", la scuola di campagna, vicino all'Impruneta, Firenze , dove insegnava la maestra Maria Maltoni. Ne avevo già parlato qui. I libri sono stampati nel 1963, io avevo 8 anni, il babbo li avrà comprati poco dopo. Li ripresi in mano quando le mie figlie erano piccole e raccontavo loro la storia di questa maestra molto brava. Un libro contiene disegni bellissimi, l'altro contiene dei testi scritti dai ragazzi che descrivono la loro vita per intero, come il lavoro fatto col babbo carbonaio, la vendemmia, le lotte fra cani ...Il primo racconto è questo che riporto qui di seguito: lo lessi alle bambine a voce alta, e ridevamo perché ha una comicità naturale. Vi aiuto a vedere la scena, perché molti rischiano di non immaginarla per niente, è poco descritta, mentre per me, che ho l'età di Franco che racconta, non è difficile vedere un piccolo borgo di case addossate, in pietra, in mezzo ai campi coltivati, dove ci sono i babbi e le mamme a lavorare. Case povere e arredate al minimo con mobili fatti da un'artigiano che forse è il babbo di uno dei ragazzi che stanno insieme seduti contro il pagliaio. Il pagliaio: non ci son più i pagliai, perché erano legati alle falci e al lavoro di mietitura manuale. La paglia veniva forse prima legata in piccoli fasci e addossata ad un palo eretto in mezzo all'aia e tutto l'insieme assumeva la forma di un uovo enorme posato a terra. La paglia era consumata durante l'anno, serviva come strame per tutte le bestie allevate per mangiare o per il latte. Alla fine, in prossimità della nuova battitura, il pagliaio era sparito e restava quasi solo il palo nudo. Intorno al pagliaio si viveva e si giocava; sotto e all'interno si scavava una cuccia comoda e asciutta per il cane da caccia o da guardia: "can da pagliaio", appunto. Ecco la storia copiata pazientemente.
UNA SASSATA SUL NASO.
Ieri sera io mi messi a sedere dietro il pagliaio, venne Oliviero e mi disse:
-Franco, stasera si fa le frittelle - e cominciò a fare il chiasso, salti, urli! da ultimo andò dietro il pagliaio, raccattò un sasso, lo tirò sopra il pagliaio. Di qua c'ero io, ero a diacere, il sasso passò di sopra il pagliaio e mi sentii arrivare la sassata proprio nel naso.
Era un sasso grosso, aveva delle punte, se era girato con una punta dalla parte dell'occhio, mi accecava. Io, con le mani, mi tappai il viso dal dolore e cominciai a piangere. La Marisa e l'Anna si voltarono:
"I' che t'ha fatto , Franco?" Io seguitavo a piangere , e l'Anna:
"O t'un vedi, lo fa apposta?
"Sieh!...e m'ha tirato un sasso Oliviero..ohi ohi!...
Io mi levo le mani dal viso, le mani le avevo piene di sangue, il viso lo stesso e dal taglio sortiva molto sangue. A quella vista, Oliviero comincia a urlare, e quelle due erano lì, impalate, tutte impaurite. Viene fuori la loro nonna e domanda cos'avevo fatto, allora mi porta in casa sua e mi lava col vino, ma era lo stesso, giù sangue a tutt'andare, e quell'altro, sberci, come se fossi morto! Loro mi danno una pezzola, io ci tengo la pezzola bagnata all'occhio, ma il naso mi doleva da non poterne più; ogni pochino mi toccavo e sentivo che mi gonfiava, mi era diventato una pallottola.
La Marisa aveva portato Oliviero nel campo dalla sua mamma e si sentiva che le raccontava tutto per filo e per segno, e Oliviero che seguitava a piangere. La mamma gli diceva : -Lo sai che i sassi non si devon tirare! E se lo coglievi in un occhio?- e giù sculaccioni !
Dopo, eccoti la Marisa.
-Franco, vien qua,-mi ha guardato, poi ha detto : -speriamo che i sassi ora non li tirerà più perché ha visto quello che possono fare. Quando lo vedi con un sasso in mano, faglielo posare .-
-Lui non lo ha mica tirato apposta , ha tirato sul pagliaio e così mi ha colto.-
Oliviero era mogio mogio e io gli ho detto: -Non tirerai più i sassi, eh Oliviero?-
-No no- e lì a pensare con la testa bassa; se ne è pentito di certo e ora non lo farà più.
Io mi sono tenuto la pezzola al naso e sono andato in casa mia.
Quando mi ha visto la mia mamma , mi ha detto: -I' che t'ha fatto?
-Mi ha tirato una sassata Oliviero.-
-Perché? I' che tu gli avevi fatto?-
-Nulla, ero lì a diacere dietro il pagliaio, mi sono sentito arrivare una sassata nel naso, e ho avuto fortuna che non mi ha colto in un occhio.-
E' arrivato il mio babbo: -Franco, i' che tu hai fatto a Oliviero che piangeva?-
-Nulla, mi ha fatto male lui a me - e ho levato la pezzola dal viso. Quando mi ha visto quella marca, ha detto: -I' che t'ha fatto?-
-Una sassata, ecco i' che m'ha fatto!
- E perché ? Tu gli avrai fatto qualche cosa, sennò...-
-Ma stai zitto ! Tu te l'hai a far raccontare alla Marisa e all'Anna.-
A raccontare ogni cosa mi ci vorrebbe un libro. Appena mi vedeva qualcuno : -I' che t'ha fatto?- ma a molti dicevo -Vu' avete a domandarlo alla Marisa, c'era anche lei.-
E così mi spicciavo.