piccola marcia della pace

14 marzo 2026

Una di queste sere ero in città per una marcia per la pace. Era arrivato un volantino online, rimbalzato da Arezzo al Casentino, alla fraternità di Romena e poi di nuovo a Ciggiano a casa mia attraverso una cara amica che però sta a Novate, la Cecilia. Organizzato dalla "rete aretina pace e disarmo". Siccome in questi giorni poto gli olivi mi stanco parecchio, poi ho anche il lavoro di casa che resta indietro, ma a questa inizativa volevo partecipare per superare quel brutto senso di impotenza che mi coglie davanti al disastro internazionale. Quando rileggerò questo post mi chiederò cosa c'era di disastroso in quel momento che l'ho scritto. C'era che oltre al disastro della Palestina, Israele ha attaccato l'Iran e poi non bastasse anche il Libano. E' proprio inutile che scriva, oltre ai morti, quanti monumenti storici e bellissimi vengono distrutti, e quanta roba mefitica la popolazione iraniana sia costretta a respirare in seguito ai bombardamenti dei pozzi, e come i libanesi vengano spinti esattamente come i gazawi a abbandonare il loro territorio, che non è disabitato e non è incivile. Lo scrivo qui a memoria futura e la mia amica che scrisse che mi rotolavo nel trogolo del mio odio se ne farà una ragione: maledetto Israele e maledetti Usa. Con tutte le dovute eccezioni, però maledetti. 

Per sentirmi anche solo un po' viva e partecipe sono andata a questa manifestazione. Sono 25 anni compiuti che non abito più a Arezzo e conosco sempre meno gente, però l'altra sera ce n'erano tanti che conoscevo. Sono andata con un'amica, la Concetta, ho incontrato l'Adriana, la Susanna, la Gianna, alcuni componenti della famiglia Cirinei, ho fatto la marcia con la Sabina, adocchiato conoscenti di lontano, ma nonostante questo non c'era tanta gente. La marcia era organizzata da cattolici, anche molto diversi fra loro. Tante persone sono diffidenti, pensano che le manifestazioni a priori siano pericolose, può sempre infiltrarsi qualcuno che vuol fare casino, rompere vetrine e roba del genere. Così vanno solo alle manifestazioni più soft, o certificate, come questa, dove i più giovani non vengono, a meno che non siano scout cattolici, che infatti c'erano e formavano gruppetti chiusi, cerchi identitari. E già questo è simbolico. Quindi c'erano cattolici diversi che normalmente si ignorano o si guardano un po' in cagnesco, e un po' di gente di sinistra, una sinistra vaga, che non si identifica bene, e anche diversi verdi, a cui sono affezionata perché tanti anni fa li ho frequentati e abbiamo fatto tutti insieme una campagna elettorale per il comune, che poi per un po' si ebbe anche un assessore verde di cui purtroppo non ho un buon ricordo. Il periodo della campagna elettorale però fu bello, ci riunivamo dopo cena e alcuni che avevano competenze specifiche ci illustravano i grandi temi: l'acqua, l'aria, il traffico, i trasporti, l'energia. Condividevamo informazioni in modo da essere tutti non solo o arrabbiati o entusiasti ma anche preparati. In una di quelle riunioni Enrico Valentini mi diede della verde Komeinista, cioè fanatica fondamentalista. Si parlava di parchi naturali e di come sarebbe stato importante averne di più e con maggiore estensione. Dissi che secondo me bisognava fare dei parchi chiusi per gli umani e lasciare il resto alla natura, cioè agli animali. C'è un libro che parla di questo, se ritrovo il titolo. Almeno metà del pianeta lasciato alla natura per preservare la biodiversità e noi stessi. E comunque adesso il discorso su questi temi e su cosa sia natura è diventato complesso e perfino sofisticato. Comunque fu per quello che Enrico mi diede della verde fondamentalista e l'altra sera gliel'ho detto, ma ovviamente non se lo ricordava per niente, roba di 30 anni fa, e forse ci è rimasto male, ma per me è un bel ricordo, di un periodo bello, di cose fatte insieme. Grazie a tutti voi di esserci e esserci stati. Grazie di venire ancora a incontrarsi a queste manifestazioni che servono a poco ma ci fanno sentire meno soli.