cinque secondi
10 maggio 2026
Cinque secondi è il titolo di un film di Paolo Virzì dello scorso anno 2025. Paolo Virzì entra nelle storie in un punto qualsiasi, non dall'inizio e ti racconta come siamo arrivati lì e come si va avanti. Protagonisti un gruppo di attori italiani: Valerio Mastandrea, Valeria Bruni Tedeschi, Ilaria Spada, Galatea Bellugi, Anna Ferraioli e altri. Un uomo molto cupo e solitario, Adriano Sereni, avvocato, vive in una casa che affitta temporaneamente, un B&B dove ci piove dentro e lui, nelle prime sequenze del fim, prova a rimediare senza riuscirci. Sta solo e vuole stare solo, ma un giorno arriva un gruppo chiassoso di giovani e si installa nella villa abbandonata lì davanti. L'uomo prova un gran fastidio, e tenta di cacciarli da lì, telefonando a chi gli ha affittato la casa, che poi un tempo era la scuderia della villa, con le stalle dei cavalli, ma non ci riesce. Intanto vede che i ragazzi si son messi a lavorare nella vigna, abbandonata anche quella, proprio lì davanti e una di loro, la contessina Matilde, erede della famiglia un tempo proprietaria di tutto, entra in casa sua a presentarsi. Una ragazza un po' selvaggia, ma per niente sciocca, che gli dice che lui li ha presi per un gruppo di sciroccati new age e invece uno è laureato in agraria, uno in enologia, uno è climatologo, una è biologa...vogliono recuperare la vecchia vigna, salvarla prima che venga abbattuta e vogliono fare il vino. La storia inizia così. Poi arriva l'avvocata amica, che forse è stata amante, del protagonista, che gli ricorda che deve farsi vivo allo studio per un affare importante, e presenziare al processo, e vestirsi per bene e farsi trovare pulito, che ora non è pulito per niente, né lui né la casa, anzi lui puzza abbastanza. Quale processo? Il processo per la morte della figlia disabile di Adriano avvenuta quando lei era col padre, che si era preso la responsabilità di farle fare cose che lei desiderava molto, ma che non erano state concordate con la madre, e di cui è ritenuto responsabile. Adriano e sua moglie sono separati. Arriva la polizia a sgombrare la villa abbandonata, i ragazzi vengono portati in questura e subito dopo arrivano delle auto: un'agente immobiliare, incaricata di un fondo finanziario che è il nuovo proprietario della tenuta, mostra la casa a dei possibili acquirenti. Una donna indifferente che fa solo il suo lavoro e che ci ricorda che in questo nuovo mondo, che abbiamo passivamente accettato che accadesse, non ci sono più cattivi, ci sono piuttosto persone indifferenti che eseguono ordini e i cattivi, o i responsabili, sono talmente lontani, in alto in una scala gerarchica difficile da conoscere, da risultare invisibili. Però l'avvocato sa con chi ha a che fare e torna subito presente riuscendo a far liberare i ragazzi e farli tornare alla villa. Matilde intanto si vede bene che è incinta e Adriano chiede se ha fatto i controlli, se è stata dal ginecologo, ma lei non ci pensa nemmeno, le donne hanno partorito per secoli da sole e c'è la piccola comunità a aiutarla. Da questi colloqui serrati, essenziali, si capisce che l'avvocato non è un uomo egoista, nemmeno uno senza principi, anzi. Rincorre la ragazza senza troppo pressarla per assicurarsi che non le accada niente di male, a lei e alla creatura che deve nascere. Ci sono due parti del film che si svolgono in tribunale, per il processo per la morte della figlia. C'è anche il figlio, un ragazzino al quale ogni mattina Adriano scrive un buongiorno: buongiorno amore, tanto che all'inizio si equivoca pensando a una donna. Ma il figlio non risponde. C'è da dire che nei film di Virzì nessun personaggio è secondario. Nelle narrazioni a cui siamo stati abituati dai film prevalentemente americani, che hanno fatto scuola, alcuni personaggi sono solo comparse, ombre, accenni. Nei film di Virzì sono tutti importanti, trattati con cura, esseri umani completi. Lo è il ragazzino che è presente alla morte della sorella anche se non assiste, perché il padre l'ha spedito a comprare dei panini. Lo è la giovane avvocata d'ufficio che difende Adriano, che cerca coscienziosamente e con onestà di fare il suo lavoro, imbeccata dall'altra avvocata assai più navigata che ha paura della sua inesperienza. Lo è la madre dei ragazzi, ex moglie di Adriano, che tenta di liberarsi del proprio dolore addossando la responsabilità al marito.
Trovate su Wikipedia un riassunto della trama che però riduce in modo insufficiente la storia, spiegando. La capacità di Virzì e dei suoi collaboratori, che sono suoi amici e fratelli, è di raccontare senza parole, senza spiegare niente, entrare attraverso i dettagli nella complessità delle vite. Certamente è attraverso l'incontro con la selvaggia Matilde e i suoi amici che Adriano torna a vivere pienamente, quanto non lo sappiamo, perché Virzì non mette mai un punto definitivo, che d'altra parte nelle vite mette solo la morte. Ci racconta alla fine, dopo averci dato tanti indizi, e durante l'ultima udienza del processo, l'ultima ora di vita della figlia, che aveva una malattia gravissima progressiva, una forma di sclerosi. Adriano ha portato i figli al lago o al mare e la ragazza chiede di poter salire su una canoa, si può fare? Certo che si può fare. La mamma non dovrà saperlo, perché la mamma è quella delle regole, della vita protetta e sicura, con i rischi ridotti al minimo, e il padre è quello che permette di trasgredire, di fare quell'in più che dà sapore a un'esistenza già così limitata...la ragazza, un po' prima, dice al padre che non potrà mai avere una vita decente, che nessuno la guarderà con interesse, ma sicuramente con pena e anche ribrezzo perché spesso puzza di pipì e chi vuole avere a che fare con una ragazza che oltre a non potersi muovere bene puzza di piscio? Ma poi vede la canoa e ci vuole salire. Ma sicuro, dice il padre, anche per togliersi da questi discorsi così veri e così dolorosi, e manda intanto il ragazzino a comprare i panini. Mentre la ragazza è sulla canoa suona il cellulare del padre, tutti e due sanno che è la mamma, telefona sempre quando i figli non sono con lei, rispondi, dice la figlia, sennò non ci lascia in pace...La telefonata è polemica, la donna grida che li ha portati in un posto che non era stato convenuto, pieno di pericoli, lui ribatte che lei lo spia, lei dice che lo denuncerà, litigano, poi lui si gira, vede la canoa capovolta, il telefono cade e lui resta come paralizzato a guardare, per quei 5 secondi del titolo del film, finchè non intervengono altre persone vicine che avevano assistito, ma è tardi. In tribunale Adriano chiede di fare una dichiarazione, con cui forse per la prima volta dai fatti dice cosa ha vissuto, riconosce i suoi errori, e l'impegno della moglie, togliendole ogni eventuale responsabilità, che l'avvocata d'ufficio invece aveva suggerito. Sembra una dichiarazione immediata e spontanea, ma noi che l'abbiamo seguito per quel pezzo di vita sappiamo quanto ci ha ragionato sopra, come l'ha maturata e quanto gli è costata. Il giudice dopo aver ascoltato il suo racconto gli chiede perché ha ritardato quei 5 secondi, lui ci pensa e dice "non lo so". Ma lo sa bene. In un certo senso ha difeso tutti. Mentre il figlio era lontano e il padre era al telefono la ragazza, anche se aveva promesso di stare attenta e non essere imprudente, sembra abbia approfittato del breve e unico tempo di libertà per scegliere di togliersi la vita. E suo padre, con quel ritardo di 5 secondi, forse gliel'ha lasciato fare. O forse no? Non sappiamo se quei 5 secondi sono stati veramente determinanti oppure lo sono solo per il padre. Sicuramente lui, assumendosi ogni responsabilità e peso, ha messo al riparo la moglie e il ragazzino, che la mattina dopo, dopo aver ascoltato in tribunale il suo racconto, risponderà per la prima volta al suo buongiorno. Negli stessi giorni il cane di Matilde va a cercare Adriano, Matilde sta per partorire e la bambina cade letteralmente in mano di Adriano che poi porta tutte e due in ospedale. Difficile dire qualcosa sui film di Virzì, oltre che sono molto belli, è un affresco e nessuno, come dicevo, è secondario, sembra quasi che la storia, togliendo anche solo uno dei personaggi minori, non stia bene in piedi, non ci sta togliendo il grosso cane Mimì e risulta mozzata senza l'avvocata che ha la parrucca e i seni finti perché ha avuto il cancro. Non ci sono vincitori o eroi, solo gente normale che il massimo che fa è recuperare sé stessa, la propria unità. Tutti i personaggi, anche quelli pessimi, come nel Capitale umano, sono guardati con rispetto e benevolenza. L'altra sera, dopo aver visto "5 secondi", ho pensato a una cosa che mi capita di pensare spesso ultimamente, a come a partire dal dopoguerra abbiamo accettato e anche subìto la sudditanza culturale dagli USA. Ora tutti questi film pieni di superuomini che non cadono neanche al decimo cazzotto li trovo insopportabili, forse perché riflettono questo dannato clima generale. Invece questi film italiani con questi eccellenti interpreti e questi registi e sceneggiatori dimostrano che esiste un paese che sa "sentire" con autenticità.