Noa
1 giugno 2026
Ieri sera sulla sette alla trasmissione In onda, con Luca Telese e Marianna Aprile c'era la cantante israeliana Noa. Ascoltavo dalla cucina, mio marito ha detto "C'è Noa! Non ti interessa?" Negli anni precedenti ascoltavo parlare Noa molto volentieri. Non avevo capito o non volevo approfondire argomenti difficili. Ora no. Ascoltavo e provavo profondo fastidio al sentirla pronunciare le parole pace, speranza e ottomismo. Dopo mi son chiesta perché, qualche motivazione riuscivo a metterla insieme ma sentivo che mi sfuggiva qualcosa. Noa mi aveva fatto l'effetto del signore israeliano, Eli Avigdor, di cui a novembre avevo raccontato qui. Stamani ho letto un post dove si dice che i figli di Noa siano soldati nell'esercito israeliano con la sua approvazione. Ci sono almeno due osservazioni.
La prima è che anche questa donna fa gli stessi discorsi di quando cantava la canzone di "La vita è bella", film del 1997, uguali, senza cambiare tanto. Certo è una brutta cosa quella che sta facendo Nethaniahu ma la popolazione non è d'accordo con lui, e neanche questo è vero, e comunque bisogna sperare. Sperare, criticare, ma non porre sanzioni economiche perché gli israeliani non capirebbero, si sentirebbero non compresi. Davvero dobbiamo, il mondo deve, preoccuparsi di cosa pensano dieci milioni di persone che vivono in una bolla di odio, hanno a disposizione l'arma atomica, fiumi di denaro dagli USA e stanno destabilizzando tutto il pianeta? Davvero dobbiamo preoccuparci tutti di non urtare la delicata sensibilità di chi ogni giorno ha lo stomaco di continuare a invadere terra non propria e uccidere migliaia e migliaia di persone? E poi chiede compassione per i propri militari provati dall'attività di genocidio piuttosto pesante, e li manda a riposare sulle nostre spiagge?
La seconda osservazione è che per Noa sembra che le vittime non esistano. Sono un'astrazione, una figura letteraria, un'idea. Tutto il racconto che fa è da dentro Israele, un paese bellissimo, dice. Che è Palestina. Un paese a cui questi israeliani hanno rubato cibo, tradizioni, coltivazioni, case e infine vite. Un paese che non ascolta nessuno, se non per spiarlo e poterlo ricattare.
Eh no, mi riesce difficile essere felice di ascoltare le parole pace speranza e ottimismo pronunciate da Noa.
Siccome non riesco a ripristinare i commenti ai post lascio qui la mia mail, se qualcuno volesse lasciare un pensiero.
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