Michele Mari e Michela Murgia
Ci sono un sacco di cose preoccupanti. Non c'è una gerarchia o un ordine di grandezza della preoccupazione, anche perché a guardare bene tutte queste cose sono collegate e interdipendenti. Il clima e i disastri innescati da questo. Ora le televisioni italiane, quasi tutte compresa la Rai in mano alle destre, ignorano questi argomenti o li riferiscono al minimo. Le guerre, l'assoluto disprezzo dei diritti umani, la prepotenza delle élite al governo e l'arroganza di quelle tecnocratiche, i costi dell'energia, l'inflazione, i problemi demografici, le conseguenti immense ondate migratorie. I governi cercano di distogliere l'attenzione da queste cose gravi gettando alle folle ogni tanto un osso da rodere, cioè un argomento che possa infiammare gli animi ancora di più di quanto siano infiammati dal clima e dalle guerre artificialmente tenute aperte. Mentre scrivo qua fuori ci sono 37 gradi e uscire, ancora alle 18, è da matti, anche se siamo in campagna. Volevo parlare appunto di uno di questi ossi da rodere, capitato come una fortuna inaspettata per il governo italiano, una questione del tutto secondaria che ha fatto litigare l'Italia: in estate si tiene un premio letterario, il Premio Strega, famosissimo. In attesa della scelta del libro premiato due scrittori, Michele Mari e Teresa Ciabatti, hanno avuto una conversazione privata durante, credo, il viaggio per raggiungere Roma e la sede del premio. Nella quale lui ha parlato male della scrittrice Michela Murgia, morta per malattia nel 2023, sostenendo che fosse intransigente e "violenta" perchè, siccome era brutta, era anche frustrata. Più o meno. Ho fatto qualche ricerca ma le parole precise di Mari non le ritrovo, o le trovo già edulcorate. Sembra che non sia stata Teresa Ciabatti a alzare il polverone, ma qualcun altro presente alla conversazione che ha ritenuto di riferirla e con questo farla diventare pubblica. C'è stato chi ha detto che era una conversazione privata e sul privato non si può sindacare, chi ha sostenuto Mari perchè tutti esprimiamo a volte pareri vergognosi, ma appunto in privato e se si dovessero condannare tutti questi non si finirebbe più e mica siamo l'inquisizione...questo in sintesi l'ha detto lo psicanalista Recalcati con molte più parole come è abituato.
Io pure mi sono fatta trascinare e pur vedendo come fosse questo un'inutile ossaccio senza un grammo di polpa buona ne ho rosicchiato una piccola parte. La fondazione Bellonci ha condannato le parole di Mari, ma fedele al proprio statuto o regolamento o quel che cavolo è, alla fine non l'ha escluso dal premio, anzi per concludere Mari il premio l'ha vinto, alla faccia di Michela Murgia.
Michela Murgia era una che diceva quello che pensava senza girarci intorno, a un certo punto partecipava come presenza fissa a una trasmissione televisiva sui libri facendo delle recensioni sempre acute, spiazzanti, intelligenti e ben motivate. Me ne ricordo una che mi colpì perché demolì il libro appena uscito di un'altra scrittrice, in un modo che provocò imbarazzo anche a me spettatrice. Questa collega era allora anche conduttrice radiofonica e come tale funzionava benissimo, forse come scrittrice non altrettanto bene, non so perché di lei non ho letto niente. Si può dire che Mari sia stato la mano del Karma per Michela Murgia? Per tutte le volte che ha criticato duramente qualcuno? O di una più nostrana legge del contrappasso? Michela Murgia era una donna di aspetto normale, anche se lo spaventoso "giornalista" Feltri la definì un orco. Non era bellissima ma era talmente intelligente e sì, provocatoria, che sembrava più bella. L'intelligenza lo fa, fa essere più belli. E' stata una figura importantissima della cultura italiana, interveniva su tutto e aveva sempre opinioni non banali che innescavano pensieri e dibattiti. Era per definizione non democristiana, intendendo per democristiano chi vede solo la banalità della notizia, mentre lei metteva in luce aspetti meno visibili ma importanti. Ora che non c'è, manca. Quando si ammalò annunciò la sua malattia e la visse pubblicamente, nella fase finale si prese anche delle rivincite sulla vita, apparendo su certe riviste truccata e vestita con abiti che originali è dire poco. Si divertì, prima di andarsene, e mise anche chi la seguiva al corrente della varie fasi della paura della morte e del suo superamento. Le parole di Mari al confronto fanno abbastanza pena, risultano piccole e meschine e dovevano restare private perché a tutti capita di pensare e dire cazzate, fra amici, e davvero non c'è più la santa inquisizione se non in paesi integralisti e fanatici tipo Israele. Però ahimè sono diventate pubbliche e chi le ha dette dovrebbe arrossire e vergognarsi e scusarsi, anche, perché tutti ne sono venuti a conoscenza e non è stata per iente una bella cosa. Magari Mari lo ha fatto, si è scusato. Non lo so. A un certo punto ho buttato via l'osso. Certamente se per qualcuno questa storia è motivo per leggere e prima comprare i suoi libri, a me fa l'effetto contrario. Dicono che non si deve giudicare lo scrittore ma l'opera, e può darsi che sia vero e giusto, ma io che non conto niente mi prendo la libertà di non leggere i libri di uno che se la prende con una donna morta che non può replicare criticando prima il suo aspetto fisico e facendone derivare addirittura una pseudo arruffata grossolana analisi psicologica. C'è tanta roba da leggere interessante a patto di non prendere fregature. Come disse Silvano Zoi, "non ho ancora finito di leggere Omero". Per me chi scrive ha un dovere nei confronti degli altri, non di presentarsi migliore di come è, ma di presentarsi al meglio, essere autentico, consapevole di esercitare un'influenza, possibilmente non pessima, su chi legge. E per finire vorrei dire a Mari, da coetanea femmina, " Sei bello te!"