Michele Mari e Michela Murgia
17 luglio 2026
Ci sono un sacco di cose preoccupanti. Non c'è una gerarchia o un ordine di grandezza della preoccupazione, anche perché a guardare bene tutte queste cose sono collegate e interdipendenti. I governi cercano di distogliere l'attenzione da queste cose gravi e dalle proprie scelte insensate gettando alle folle ogni tanto un osso da rodere, cioè un argomento che possa infiammare gli animi ancora di più di quanto siano infiammati dal clima e dalle guerre tenute aperte. I social sono i nuovi circhi massimi, si può combattere virtualmente senza muoversi di casa, che è diventato difficile. All'aperto con il caldo di questi giorni si sta male. Mentre scrivo qua fuori ci sono 37 gradi e uscire, ancora alle 18, è da matti, anche se siamo in campagna.
Volevo parlare appunto di uno di questi ossi da rodere, un argomento capitato come una fortuna inaspettata per il governo italiano, una questione secondaria che ha fatto litigare l'Italia, o almeno quella parte che conosce un poco i protagonisti. Una storia che ha spostato per qualche giorno l'attenzione: in estate si tiene un premio letterario, il Premio Strega, famosissimo. In attesa della scelta del libro premiato due scrittori, Michele Mari e Teresa Ciabatti, hanno avuto una conversazione privata durante, credo, il viaggio per raggiungere Roma e la sede del premio. Nella quale lui ha parlato male della scrittrice Michela Murgia, morta per malattia nel 2023, sostenendo che fosse intransigente e "violenta" perchè, siccome era brutta, era anche frustrata. Più o meno. Ho fatto qualche ricerca ma le parole precise di Mari non le ritrovo, o le trovo già edulcorate. Teresa Ciabatti si è risentita, era amica di Michela Murgia. Sembra però che non sia stata lei a alzare il polverone, cioè riferire la conversazione, ma qualcun altro che era presente ha ritenuto di farla diventare pubblica. C'è stato chi ha detto che era una conversazione privata e sul privato non si può sindacare, chi ha sostenuto Mari perchè tutti esprimiamo a volte pareri vergognosi, ma appunto si fa in privato e se si dovessero condannare non si finirebbe più e mica siamo l'inquisizione...questo in sintesi l'ha detto lo psicanalista Recalcati con molte più parole, come è abituato. Il suo discorso era complesso e riguardava l'ipocrisia di prendersela con uno che fa una cosa che tutti evidentemente fanno di continuo, spalare cacca su altre persone, tanto che in politica, aggiungo io, per descrivere questa abitudine si parla di macchina del fango.
Io pure mi sono fatta trascinare e pur vedendo come fosse questo un indegno ossaccio senza un grammo di polpa buona ne ho rosicchiato una piccola parte. La fondazione Bellonci ha condannato le parole di Mari, ma fedele al proprio statuto o regolamento o quel che cavolo è, alla fine non l'ha escluso dal premio, anzi per concludere Mari il premio l'ha vinto, alla faccia di Michela Murgia. Il mondo gira all'incontrario.
Michela Murgia era una che diceva quello che pensava senza girarci intorno, a un certo punto partecipava come presenza fissa a una trasmissione televisiva sui libri facendo delle recensioni sempre acute, spiazzanti, intelligenti e ben motivate. Me ne ricordo una che mi colpì perché demolì il libro appena uscito di un'altra scrittrice, in un modo che provocò imbarazzo anche a me spettatrice. Questa collega era allora anche conduttrice radiofonica e come tale funzionava benissimo, forse come scrittrice non altrettanto bene?, non so perché di lei non ho letto niente. Si può dire che Mari sia stato come una legge del contrappasso per Michela Murgia? Per tutte le volte che ha criticato duramente qualcuno? Michela Murgia era una donna di aspetto normale, anche se lo spaventoso "giornalista" Feltri la definì un orco. Una donna come tante che incontri per strada, non era bellissima ma era talmente intelligente e sì, provocatoria, che sembrava più bella. L'intelligenza lo fa, fa essere più belli, in particolare la vivacità dello sguardo e il suo bucava. E' stata una figura importantissima della cultura italiana, interveniva anche su questioni apparentemente secondarie e aveva opinioni non banali che innescavano pensieri e dibattiti. Era per definizione non democristiana, intendendo per democristiano chi sta attento a non pestare i calli a nessuno, vede la banalità della notizia, guardando solo dritto davanti, mentre lei metteva in luce aspetti meno visibili, laterali, scomodi, importanti. Ora che non c'è, manca. Quando si ammalò annunciò la sua malattia e la visse pubblicamente, nella fase finale si prese anche delle rivincite sulla vita, apparendo su certe riviste truccata e vestita con abiti che originali è dire poco. Si divertì, prima di andarsene, e mise anche chi la seguiva al corrente della varie fasi della paura della morte e del suo superamento. Le parole di Mari al confronto fanno abbastanza pena, risultano piccole e meschine e dovevano restare private perché a tutti capita di pensare e dire cazzate, fra amici, e davvero non c'è più la santa inquisizione se non in paesi integralisti e fanatici. Però ahimè sono diventate pubbliche. Fa differenza essere in privato o in pubblico. In privato vale la responsabilità verso sé stessi e i pochi che ascoltano, in pubblico anche se non lo riconosci le tue parole hanno un peso molto diverso e chi le ha dette dovrebbe arrossire e vergognarsi e scusarsi, perché tutti ne sono venuti a conoscenza, non è stata per niente una bella cosa e invece è stato un pessimo esempio. Magari Mari lo ha fatto, si è scusato. Non lo so. A un certo punto ho buttato via l'osso, cioè mi sono disgustata di questa che è una storia di meschinità dell'umanità e come tale mi coinvolge, mi riguarda e mi disgusta. Certamente se per qualcuno tutto questo è motivo per leggere e prima comprare i suoi libri, a me fa l'effetto contrario. Dicono che non si deve giudicare lo scrittore ma l'opera, e può darsi che sia vero e giusto, ma io che non conto niente mi arrogo la libertà di non leggere i libri di uno che se la prende con una donna morta che non può replicare criticando il suo aspetto fisico e facendone derivare addirittura una arruffata grossolana pseudo analisi psicologica. C'è tanta altra roba da leggere interessante. Come disse Silvano Zoi in un'occasione simile, "non ho ancora finito di leggere Omero". Per me, parere personale, chi scrive ha un dovere nei confronti degli altri, non di presentarsi migliore di come è, ma di presentarsi al meglio, essere autentico, consapevole di esercitare un'influenza, possibilmente non pessima, su chi legge. E per finire vorrei dire a Mari, da coetanea femmina, "Sei bello te!"