Netaboia all'ONU, Stranieri a scuola in percentuale precisa
25 settembre 2026
Scrivo questo per ricordarmi, fra qualche anno, se ci sarò ancora, di cosa accadeva questa fine di settembre del 2026. Ieri Netaboia è andato all'ONU. Avrebbero dovuto arrestarlo appena messo piede fuori dal suo paese infernale, invece gli permettono di girare, protettissimo ma indisturbato. All'ONU non viene riconosciuta nessuna autorità o potere reale, ma è l'unico posto dove tutti i paesi si possono incontrare, esprimersi e confrontarsi. Quando è entrato il boia israeliano sono usciti i rappresentanti di 77 paesi per protesta e lui ha urlato dal palco che sono tutti codardi perché sta difendendo anche loro. In realtà Israhell ha lanciato un programma di invasione e espansione mondiale con metastasi in moltissimi paesi, Italia compresa, ma prima sta invadendo e distruggendo i confinanti, Libano, Siria, e quelli che ha designato come nemici giurati, Iran, Yemen...prima o poi, nella loro visione malata, toccherà a noi, siamo tutti gojim, nati per servirli, sacrificabili. Israele è un pericolo planetario alla pari con l'intelligenza artificiale. La nostra presidente del consiglio all'ONU non è andata, è andata a una sfilata di moda, incredibile vero? Non le pareva importante o lo era troppo, non sa più bene da che parte stare, Trump, suo amico del cuore, traballa e non vuole essere travolta dal crollo, poi dove si appoggia? Così ha mandato il ministro Tajani che essendo inesistente si nota poco. Chi legge mi scusi, sono molto amareggiata.
30%
Per trastullare e confondere il popolo italiano sono attivi i social, non serve neanche più tenere aperto il Circo Massimo. Social e televisioni bastano a tenere addormentato e soprattutto impaurito il popolo. Così in questi giorni la Meloni, Presidente del consiglio, lo dico per chi non è italiano, ha gettato alla folla un altro osso da rodere, un'altra paura da consumare, perchè la gente si concentri su quello e non faccia caso alle cose veramente epocali che accadono compresa la povertà che avanza e la situazione climatica. Ha affermato che nelle scuole italiane abbiamo un grande problema: quello dei figli di immigrati che assolutamente non devono essere, nelle classi, più dei ragazzini e ragazzi italiani, che devono essere tutelati. Lo ha urlato, come fa lei, in una qualche occasione pubblica. Quindi ha detto che nelle classi i figli di immigrati non devono superare la quota del 30 %. E una serie di altre cavolate connesse a questa. Metto qui un link. In un paese normale sarebbe stata ignorata, ma l'Italia non è un paese normale da tempo e lei è la presidente del consiglio, quindi si è levata una gran cagnara, fra chi era assolutamente d'accordo e chi vedeva lesa la democrazia. Il governo ha risposto con argomentazioni che paiono (non parono, come ha detto Meloni in romanesco) a prima vista di buon senso e invece sono indirizzate solo a creare divisione e confronto malevolo.
La realtà
Ho già raccontato qualche anno fa di aver fatto per qualche tempo un pochino di orto con i bambini della scuola elementare del paesino dove vivo. Poi ho smesso e dopo dirò perché. Me l'avevano chiesto dalla proloco, poi ho scoperto che ero forse la quinta o sesta persona a cui lo chiedevano. Un signore della proloco del paese mi aveva detto che senza la scuola i paesi muoiono. Mi era sembrata un'affermazione un po' forte, poi ho capito che aveva ragione. A questo proposito si può vedere il delizioso film italiano "Un mondo a parte", di Riccardo Milani, che parla anche di questo. Le scuole chiudono per mancanza di bambini, il famoso problema demografico che anche io pensavo non mi riguardasse. Giravamo per la campagna con questo signore della proloco che è nato qui. Io sono nata in città, a Arezzo, a 20 km di distanza. Giravamo insieme per individuare un posto dove si potesse realizzare la comunità energetica, ma questo è un altro discorso. Lui che conosce i luoghi mi indicava un paio di edifici cadenti e abbandonati e mi diceva che lì, quando lui faceva le scuole elementari, c'erano delle classi della scuola, perché c'erano talmente tanti bambini che l'edificio non bastava e facevano lezione anche in questi casolari adattati all'uso. Adesso invece certi anni è difficile formare la prima classe, quando c'ero io a fare l'orto non c'era la seconda, perché l'anno prima non c'erano abbastanza bambini, e quei pochi era andati in una scuola più vicina alle loro abitazioni. Quindi fra scuole si litigano i ragazzini, se li strappano quasi di mano l'un con l'altro, e per farlo propongono alle famiglie il trasporto gratuito e esperienze speciali attrattive durante l'anno, come in una contrattazione commerciale, fra cui fare l'orto. Per l'orto avevano trovato uno slogan "Orto in condotta". Si tratta di bambini, non di quali bambini, bambini e basta in età scolare, di qualunque lingua, colore della pelle, etnia siano. Anche bambini molto scuri o giallini, vanno bene tutti. Questa è in due parole la situazione reale. Nelle città sarà diverso, in buona parte d'Italia di periferia, campagna e montagna è così.
Quando c'ero io a fare l'orto, nessuno faceva caso a quanti bambini figli di stranieri ci fossero a scuola, con me lavoravano soprattutto loro, figli di albanesi, rumeni, cinesi, marocchini. I figli di italiani erano pochissimo interessati. Una bella bambina marocchina mi disse che la sua mamma voleva piantare un melograno a casa in Marocco, considerava quella casa sua e non la casa d'affitto in Italia. Con i bambini cinesi parlammo di come si cucina il cavolo cinese che avevo piantato per loro, ma venne piccolo e immangiabile. La realtà è che per tenere le scuole aperte si prendono tutti i ragazzi che ci sono. Prima era lo stesso così, perché era un dovere frequentare le scuole dell'obbligo e sottrarre i ragazzi magari al lavoro minorile, ora è una necessità per far funzionare le scuole e questo fa diventare gli insegnanti ricattabili, con il proprio mestiere in mano a genitori che certe volte pretendono cose ingiuste e insensate e giudicano da incompetenti il loro lavoro. La scuola è un'attività a rischio chiusura, perché basta che un genitore decida di tornare al suo paese o mandare il figlio in un'altra scuola per abolire una classe, e non è più un servizio essenziale dove chi insegna ha un'autorità. Nelle città sicuramente è un po' diverso perché ci sono più ragazzini. Un bravo insegnante considera la presenza di figlioli stranieri una ricchezza. Può perfino far imparare un po' della lingua degli altri agli italiani. Succedeva questo anche negli anni sessanta quando c'era l'immigrazione da sud a nord d'Italia e la difficoltà di imparare l'italiano era quasi la stessa. Ho sentito un preside di Arezzo al tg regionale, diceva che certo alcuni ragazzi stranieri hanno più difficoltà a imparare l'italiano, perché già conoscono altre tre o quattro lingue.. dovrebbero essere considerati una risorsa, non un problema. D'accordo, è difficile, perfino arduo avere in classe tanti ragazzi non parlanti italiano che lo devono imparare, può sfinire un'insegnante, ma è la realtà attuale.
Quindi sì, la scuola ha tanti problemi da affrontare, per esempio questo dei ragazzi, italiani, che vanno armati di coltello per uccidere o ferire il professore, ma di questo Meloni non ha parlato. Ha fatto propaganda, per sollevare una questione inesistente e divisiva perché è già in campagna elettorale e ha paura dei voti che prenderà Vannacci che la sta superando a destra, altro elemento pessimo sorto alla ribalta di cui probabilmente scopriremo che lo finanzia la CIA.
Ho fatto un pochino di orto alla scuola per un anno, poi ho ripreso senza convinzione, ma durante le vacanze di Natale fecero dei lavori nel grande giardino e scavarono esattamente in mezzo al piccolo orto buttandolo tutto all'aria. Poi al rientro nessuno sapeva come e perché era successo, tutti dispiaciuti ma in sostanza non importava niente a nessuno. Non era neanche la prima volta che manifestavano disinteresse, d'altra parte hanno tanto da fare e programmi da portare avanti. La mia idea è che dell'"orto in condotta" non interessasse veramente niente a nessuno, per le maestre era un'attività non obbligatoria che dovevo fare nel breve intervallo della ricrezione, spezzandomi la mia mattinata di lavoro e solo con pochi bambini interessati. L'orto della scuola era solo un fiore all'occhiello, uno specchietto per le allodole, un'attività che doveva essere riempita di contenuto con lavoro gratuito e fatto controvento, forse interessava solo a me, fra gli adulti. Una maestra mi magnificò un nonno che aveva fatto l'orto qualche anno prima, ci aveva lavorato tutta l'estate, aveva fatto le conserve con i pomodori, venduto i vasetti e dato i soldi ricavati alla scuola. Io non potevo. E ho deciso di lasciar perdere.