martedì 30 novembre 2010

La mano di Venere e il pisello di Marte , la globalizzazione e la clematis Armandii.

Qualche anno fa ho lavorato con un ragazzo del Bangladesh. Era proprio un ragazzo , per l'età poteva essere mio figlio. Era piccolo e brutto, credo anche per gli standard del suo paese. Parlava diverse lingue dei suoi posti (hindi, hurdu, parsi ) , a scuola aveva studiato inglese, diceva, e aveva trascorso alcuni mesi in Belgio , lavorando in un ristorante con dei pakistani , dove si cucinavano , fra l'altro, cozze con miele e panna . Voleva cucinarle anche da me. Lavoravamo in un ristorante, io cuoca lui lavapiatti e aiuto, si fa per dire, e quando c'era poca gente , cioè spesso, gli insegnavo qualche parola in italiano. Scrivevo la parola italiana accanto a quella inglese e a quella francese con lo stesso significato e lui mi guardava stupito . Capii che la sua conoscenza era solo della lingua parlata , se poi si riusciva a capirlo. Immaginate un bengalese che ha imparato il francese da un pakistano. Nonostante questo , con due parole si avventurava in discorsi molto complessi. Esordiva sempre con "Lorenza! Ecoute moi!" Imperioso. Lorenza ascoltami! Lo ascoltavo. " Io mamma!" disse una volta battendosi il petto. I gesti chiarivano parecchio il significato."Io mamma.... lui mamma, lui mamma, lui mamma, lui mamma, lui mamma...-Con la mano accennava in alto- ..dove finito questo?" Con molto sforzo fui in grado di tradurre: la mia mamma , la mamma della mia mamma , la mamma della mamma della mia mamma,  la mamma della mamma della mamma della mia mamma.. cioè le generazioni precedenti, fino all'inizio della storia dell'uomo. Chi c'è all'inizio? Forse voleva saggiare le mie conoscenze religiose. Boh ! Risposi. Un'altra volta mi disse:
"Lorenza !Ecoute moi! Italia , tutto prime prime prime . Belgio, tutto changè . Perchè Italia no changè?"
Traduco: in Italia è tutto molto vecchio, antico , (il ristorante si trovava nel centro storico) , in Belgio è tutto nuovo, moderno . Perchè non buttate giù tutto e non fate tutto nuovo anche voi?
Una notazione sulla lingua: la parola "prime" l'aveva usata per dire molto vecchio, ripetendola diverse volte per rafforzarla, ma gli serviva anche per dire un quarto d'ora fa, ieri , prima di me ecc. La parola changè , cambiato , l'aveva usata per dire nuovo, moderno . Aveva esteso molto il significato.
Tentai , senza riuscirci , di fargli capire il valore di tutto quel vecchiume . Ottenni di avere visioni angosciose di folle di indiani e asiatici che arrivavano e rifacevano tutto nuovo.
Mi raccontò che un pò di francese l'aveva imparato dalla sua "copine" belga , la fidanzata. Ah! Dissi. E ora, quando la rivedi? Non la vedo più , si è sposata. Che fidanzata era ? Dissi io. Andavamo a letto , disse lui, ma lei era già fidanzata. Non è mica una bella cosa! Dissi ancora io. Europee tutte puttane .
Mi arrabbiai , ma mi vennero in mente parecchie ragazzine ubriache fuori dai ristoranti e certe storie di sesso e droga sentite in treno la mattina dagli studenti che andavano a scuola.
Mi chiese dei soldi in prestito per le sigarette, 10 euro, glieli diedi e in seguito me li rese.
Una sera  disse che io, da giovane, dovevo essere molto carina. Sì, lo ero stata . Ma anche ora non ero male . E chiaramente mi disse che ne avrebbe volentieri approfittato . Mi irritai parecchio. Sono il tuo capo e sono molto più vecchia di te, dissi. Ma a me non importa.  Sono sposata! Fa niente , disse stringendosi nelle spalle . Potrei essere tua madre! Ma non sei mia madre.
I rapporti si gelarono. Dopo qualche tempo dato che il ristorante arrancava e lui puliva molto male fu licenziato. L'estate successiva andò a lavorare in un posto di mare e lo arrestarono, non so perchè.
Una sera andando al ristorante staccai un pezzettino di una Clematis Armandii che ricadeva a cascata da un muro, con cui feci una talea e ora ho una bella pianta, che mi ricorda quell'anno di lavoro e tutto ciò che è successo.

Come mi è tornato in mente ? Ho letto un post su "Alberto cane blog" che riguardava la mano di Venere e il pisello di Marte, le due statue a cui sono state sostituite le parti mancanti senza tener conto di decenni di studi e dibattiti sul modus operandi nel trattare oggetti antichi. Il mio giovane collega bengalese si sarebbe comportato nello stesso modo. Ma lui non era presidente del Consiglio, e neppure restauratore esperto di storia dell'arte. Il mio cervello ha fatto il link, ne fa un pò troppi di link in questo periodo. Mi vengono in mente troppe cose da scrivere.Concludo con "est modus in rebus", ma bisogna conoscerlo , il modus.

domenica 28 novembre 2010

Fine novembre: la vasca dei pesci rossi.

Questa è la mia vasca dei pesci , ci abitano 10 pesci rossi e parecchie gambusie , almeno 4 rane (ma ora non le vedo più), e altri animali come piccoli crostacei e un coleottero che vive in acqua e nuota un pò sgraziato con le zampe di dietro che sono dotate di peli molto lunghi e funzionano come pinne . Sopra la superficie dell'acqua vivono le libellule , che arrivarono il terzo giorno dopo che avevo messo l'acqua e la vasca era piena solo a metà. Ogni tanto i gatti vanno a fare la posta ai pesci . Almeno uno l'hanno preso , perchè trovai la Princia , il nostro capogatto , con una cosa molto colorata in bocca ed era uno dei miei pesci. La gattina Ipazia c'è cascata dentro, per fortuna solo con le zampe di dietro e anche la Holly, il cane , è molto incuriosita dal movimento sotto la superficie. Se qualcuno ha bisogno di informazioni su come fare una vasca mi lasci un commento o cerchi nei miei post vecchi, sotto il titolo "quando c'è abbastanza acqua arrivano ospiti".  Ci sono siti di gente in gamba che spiegano bene, ma può esser utile l'esperienza di chi c'è già passato.Come potete vedere non sono riuscita a coprire del tutto , o per niente , il telo di plastica , penso che la prossima stagione lo copriranno le erbe tappezzanti che crescono sul bordo. Nonostante tutto, questo piccolo specchio d'acqua di circa 2 metri di diametro e una profondità di60 cm. al centro e 40 al bordo, è diventato il centro del giardino ed ha un fascino tutto speciale, è l'acqua , naturalmente . Manca una piccola cascata , ma per realizzarla avrei bisogno dell'aiuto di altri componenti della famiglia oppure di amici bravi con elettricità e pompe. Si vedrà.Nelle foto si vede un piccolo fiore di un'iridacea che continua imperterrita a fiorire, "schizostilis coccinea" .Questa parte del giardino ha poco più di un anno di età e il bordo della vasca non l'ho ancora finito , penso di trovare un grosso sasso o di realizzare una fontanella per chiudere il cerchio. Farò di nuovo delle foto a primavera per vederne via via l'evoluzione . 

sabato 27 novembre 2010

Vediamo un pò...



.


Domani, il 28 di novembre , sarà la prima domenica di Avvento . Inizia il lungo periodo che .conduce al Natale , festa cristiana che si sovrappone a quella pagana, che a sua volta esorcizza il calare progressivo della luce solare e celebra il suo ritorno , dal Natale in poi . L'autunno procede con passo marziale e fa scendere la prima neve . Qui a casa non ce n'è, ma stamani, andando in città , ho visto che un velo bianco si era steso nella notte sulle catene del Pratomagno e di Catenaia, mentre il monte di Arezzo, che si chiama Alpe di Poti , per questa volta è rimasto illeso. Ieri in un sprazzo di sereno ho fatto delle foto al giardino ora che siamo sulla soglia dell'inverno . Eccole qua.

Tessitura di foglie in un grande vaso vietnamita, tradescantia, salvia microphilla, lotus Berthelotii, credo che la salvia sarà l'unica a superare l'inverno.

Ultime foglie di ricino e ciuffo di amaranto.Noi stiamo bene in casa!

Orto invernale con in fondo la rosa Banksiae Alboplena.

Ora non ci sono quasi più fiori, ma certe verdure sono altrettanto belle.

Mi è venuta in mente una vecchia .. poesia?
Filastrocca? Eccola, di sicuro qualcun altro la sa:

Gennaio mette ai monti la parrucca
Febbraio grandi e piccoli imbacucca
Marzo libera il sol di prigionia
Aprile di bei color gli orna la via
Maggio vive fra musiche d'uccelli
Giugno ama i frutti appesi ai ramoscelli
Luglio falcia le messi al solleone
Agosto avaro ansando le ripone
Settembre i dolci grappoli arrubina
Ottobre di vendemmia empie le tina
Novembre ammucchia aride foglie in terra
Dicembre ammazza l'anno e lo sotterra.

Anche se il giardino è un pò disastrato dalle piogge e disordinato , ora comunica pace e riposo, alcune piante stan bene ora e ho visto che il gelsomino giallo (Jasminum Mesnyii) accenna ad aprire qualche fiore . Si fermerà e continuerà la primavera prossima. Gli antroposofi dicono che in estate , nella fase di espirazione della Terra , le forze spirituali escono dal terreno , ma in autunno la Terra di nuovo inspira ed esse rientrano . Si ha una sensazione di ricchezza e vitalità rivoltando il terreno adesso , c'è tanta vita , piccoli animali, lombrichi e humus che si forma. Sembra che tutto si fermi e invece è una fase di grande lavorio che si compie nell'oscurità della Terra e della notte stellata. Questo per me è il senso dell'inverno.

mercoledì 24 novembre 2010

I quaderni di San Gersolè.



Il mio babbo amava i libri. Li amava per la loro funzione, non come oggetti in se e per se.Gli piacevano perchè con i libri si poteva viaggiare, conoscere, imparare e sognare. Quando ero malata arrivava con un libro, perché, costretta a stare a letto, non mi annoiassi e imparassi qualcosa. Una di queste volte che ero malata mi portò i "Quaderni di San Gersolè"  un libro di testi e uno di meravigliosi disegni. Pubblicati da Einaudi, mi pare.  Si trattava dei lavori dei bambini di una scuolina  della campagna toscana, e la maestra si chiama Maria Maltoni. Sono andata su Internet per vedere se qualcuno si ricordava di quella scuola e della maestra e ho scoperto che c'è, all'Impruneta, un "Fondo Maria Maltoni" per conservare e valorizzare il suo lavoro e quello dei suoi alunni. Potete cercarlo anche voi digitando il suo nome . Qui di seguito un brano scritto da Maria Maltoni che illustra il concetto di scuola che istruisce e quello di scuola che educa.

«La prima ha per traguardo l’esame; la seconda la vita. La prima mira, come ultima meta, a formare il professionista; la seconda l’uomo. La prima lavora sulla mente e fida sulla memoria; la seconda mira al cuore e confida sulle sue invisibili conquiste. Il maestro che istruisce vuole che gli siano resi subito i resultati del suo operato; quello che educa li affida al tempo e non chiede che alla vita le sue risposte.
Io mi sono scelta la scuola che si propone di educare».

Se andate sul sito del Comune di Impruneta troverete i disegni dei bambini, alcuni rappresentano la città e il paese in cui vivevano, altri le attività della campagna; erano per lo più figli di mezzadri, artigiani, carbonai, sempre coinvolti nel lavoro degli adulti, per aiutare a vendemmiare, cogliere le olive, accudire gli animali. Alcuni disegni sono la riproduzione fedele delle osservazioni di insetti e fiori trovati nei campi e sono bellissimi, degni di un disegnatore naturalista. Il libro che ho io contiene appunto una selezione di disegni di piccoli animali e piante: l'anemone coronaria, la fumaria, la ginestra, la mantide religiosa, il geco, un grosso coleottero. Qui di seguito un altro scritto della maestra che tratta del disegno dal vero :




Il disegno dal vero


«Il suo principale scopo è di avviare e sempre più rafforzare l’osservazione. […] L’educatore deve accettare per buono qualunque sgorbio e vederci egli stesso quello che ci vede il bambino. […] Non è immaginabile quanto questo esercizio influisca sull’educazione del fanciullo al concentrarsi, al pensare, allo stare attento, al divenir preciso, a far tacere, gradualmente, il bisogno il bisogno di continuo movimento e al saper trovare nel lavoro un compenso a questo bisogno. Non mi fermo a discutere nemmeno con me stessa quali siano i rapporti fra l’espressione artistica e questi disegni, non mi pare che sia sotto questo aspetto che si devono considerare, ma bensì sotto l’aspetto dell’essere il disegno un fattore educativo della massima importanza per le abitudini più sopra accennate ed altre ancora».
 Quando le mie bambine erano alle elementari tante volte le ho invitate a tentare di disegnare la realtà, a guardarla per bene, a cogliere i particolari di un paesaggio, di uno dei nostri gatti che riposava acciambellato, di una foglia o di un fiore. Io, bambina, provavo una grande emozione e la sensazione di entrare profondamente in contatto con gli oggetti quando li disegnavo. Era un modo di sentire molto intimo e raffinato, che auguravo alle mie figlie. Non è stato così. La scuola non le ha mai stimolate a fare questo, nemmeno le migliori delle loro maestre, e ne hanno avute di brave! D'altra parte non avevano neanche lo strumento. Loro avevano i pennarelli, grossolani o fini, ma omogenei, impossibile creare chiaroscuri e sfumare. Noi avevamo delle buone matite. Noi avevamo la prima tivù in bianco e nero, loro il colore e tanti cartoni animati. Noi avevamo ancora vicina la campagna e una pratica quotidiana di erba, fiori di campo, galline, oche e conigli . Ed eravamo semplicemente un'altra generazione, ancora abituata ad osservare. Si può trovare il modo di donare ai nostri piccoli, ai piccoli dell'uomo di questa società, il mondo ? E' qui a disposizione, tutt'intorno a loro, e sembrano non vederlo. Con il disegno della realtà ne prendono possesso.
 Questo accadeva a me da piccola, ricordo la concentrazione, l'immersione in un lavoro che non doveva essere giudicato, doveva solo essere fatto. Il libro di San Gersolè era un grande stimolo, lo guardavo e provavo il desiderio di fare anch'io dei disegni così belli.

Si possono anche dire delle cose sulla freschezza dei testi dei bambini , sulla lingua toscana che usano, sul fatto che rappresentano delle testimonianze vive di un mondo rurale che è stato inghiottito dal tempo e ognuna di queste cose ci porterebbe lontano.

L'esperienza di Maria Maltoni mi racconta un'altra cosa, che in Italia abbiamo un tale patrimonio di esperienze didattiche e pedagogiche che non abbiamo da farci insegnare niente da nessuno. Spero che questo scritto serva a qualcuno per conoscere una cosa bella con cui non aveva mai avuto contatto prima.

Le foto sono del gatto Sandro e del Chicco con mia figlia .

martedì 23 novembre 2010

ACQUA... blub!


ACQUA....blub! Finirò per comunicare come i miei pesci rossi , vedo già un accenno di fessure branchiali nel collo.. Domenica, per prendere la legna e andare, in auto, a pranzo da un'amica, ho zuppato una giacca a vento di mio marito. Qui siamo spartani, tutti i giorni si pulisce la stufa e si va a prendere la legna per la giornata nella capanna. La stufa di ghisa produce rumori gradevoli e fa un bel caldino. Tecnologia semplice, ma raffinata e affidabile, manutenzione manuale, che tutti o quasi sono in grado di fare, le nostre due stufe, una americana e una danese, sono fra gli acquisti migliori della nostra vita. Da quando abbiamo comprato la prima abbiamo diminuito in modo consistente il costo del riscaldamento e ci siamo finalmente scaldati. Il GPL, ci serve solo per la cucina e per scaldare l'acqua in inverno, perché per sei mesi all'anno bastano i pannelli solari.  .. passi lievi sulla terra...
Come è bello andare a pranzo a casa di amici!
Sono andata da sola, c'era anche la Fiamma in casa, ma studiava per un esame che ha dato lunedì, bene anche quello. Quest'amica cucina benissimo e rifinisce con un tocco gradevole il cibo e la tavola. Per non dire del piacere assoluto della compagnia! Domenica aveva cucinato una pasta semplice al pomodoro, broccoli di contorno con l'olio nuovo, petto di tacchino arrosto con aglio e rosmarino e, per accompagnare, aveva fatto il burro salato alle erbe. Buonissimo.
Con il pane semintegrale fatto in casa c'era da farci il tonfo. Poi abbiamo fatto la maglia e ho avuto la soddisfazione di insegnarle l'avviatura a "tubolare": è difficile che quest'amica non conosca qualcosa sul lavoro a maglia. Detto così sembra che abbiamo novant'anni per gamba, non ancora, non ancora. In effetti io faccio la maglia da tempo immemorabile, da quando avevo 15 o 16 anni e ricordo sempre l'amica della mia mamma che mi insegnò l'arte delle calature, delle avviature e delle chiusure, che poi se hai fantasia ti permettono di realizzare un pò di tutto, di andare in autonomia. Era una signorina, perchè non si era mai sposata, maestra elementare, aveva dimensioni ragguardevoli, fumava come un turco e aveva un vocione da uomo con accento valdarnese, un mix irresistibile. Non proprio l'adorabile vecchietta che si immagina dedita ai ferri.
In giardino :é un giardino di collina , fatto di terrazze strette, e il terreno drena bene, nonostante questo ci sono pozze dappertutto, la terra è proprio zuppa e credo che i greppi e i muri a secco che li reggono, che hanno almeno 200 anni, siano tutti sul punto di venir giù. Ohi Ohi! Dicono a Firenze. C'è aria di rilassamento e dismissione, piante secche in "piedi", piante fradice, eppure qualcuno in questa situazione sta bene, tipo l'acanto , è la loro migliore stagione, cespi densi di foglie turgide verde scuro scuro, una bellezza. Un'altra cosa bella sono le bacche del symphoricarpos, una presenza recente, è le prima volta che fa i frutti, graziose palline bianche. Il solanum Rantonettii continua a fiorire, ma è palesemente fuori stagione, fuori luogo,  ma fa tanto piacere vedere i suoi fiori viola. Altre piante preparano i fiori, son già pronti nelle loro gemme: calicanthus e gelsomini e elleboro che parte adesso. Ma quello che ogni anno mi stupisce è l'iberis sempervirens, che un giorno è tutto verde e il giorno dopo ha cominciato ad aprire i fiorellini bianchi, come fosse urgente, come se dicesse che quest'alternarsi delle stagioni è un pò una convenzione umana, che lui ha fretta e annuncia già il nuovo ciclo.  Poi, a primavera, formerà per tanto tempo un cuscino bianco puro, bianco ossido di titanio, assoluto, che starà benissimo con appena tre tulipani rossi o due narcisi e queste poche cose faranno da sole giardino. L'iberis mi veniva bene a San Fabiano, in cima ai muretti, qui non son riuscita a trovargli delle collocazioni giuste, dove non si spampani e resti compatto. Davvero ogni luogo è diverso.

domenica 21 novembre 2010

Adriana Zarri ci lascia.

In questi giorni è morta Adriana Zarri , un'anziana signora, teologa e scrittrice , che aveva vissuto dal 1975 in una forma di romitaggio volontario, una figura al margine della Chiesa ufficiale, interessante e tormentata, che Michele Santoro aveva chiamato a partecipare ad un ciclo delle sue trasmissioni.  Io l'avevo conosciuta così. Mi piaceva molto, era nella linea di Don Milani, del parroco dell'Isolotto a Firenze, di altri preti che negli anni intorno al '68 avevano testimoniato un Vangelo non "conforme", ma vivo e incarnato. Anni fa comparve su Gardenia un servizio sulla sua casa di Strambino, vicino a Torino, l'ultima in cui ha vissuto, semplice e bella, dove  c'era un'immensa rosa banksiae e un bel pò di gatti.

Sapete, vado a fare ginnastica, ma è riduttivo chiamarla così, diciamo yoga, due volte alla settimana e per me funziona benissimo. Ci insegna Daniela, che saluto. In questi corsi ho ovviamente compagnia, signore della mia età e oltre con cui capita di parlare di tante cose. Per molte di loro il '68 è stato la rovina del tempo presente. Si ricordano solo del 6 politico e della droga. Io che da giovane ero tanto polemica mi mordo la lingua e fra un pò la ingoio. Mi chiedo se eravamo in mondi diversi quando c'era Don Milani, il maestro Mario Lodi, l'Isolotto, fratel Carlo Carretto a Spello, la chiesa di Taizè che tirava giù il muro di fondo e attaccava una tenda da circo per accogliere tutti i ragazzi che arrivavano, e frère Roger che ascoltava tutti con vero interesse. E queste sono solo alcune cose che nel mio piccolissimo ho sperimentato, ma il mondo era un crogiolo di esperienze, non come la omogeneizzazione di ora, veline e velone , chirurgia plastica e vacanze miliardarie, e ignoranza. Meglio l'eremo. 

Cara signora Zarri , che Dio ce ne mandi altre come lei, che possiamo vederle e riconoscerle. Gente così ci fa alzare in piedi, scuoterci dal torpore e riprendere il cammino con più fiducia.

sabato 20 novembre 2010

Brutti, storti e ci fanno anche paura!

.

.
.
Questo post è un commento, un approfondimento e un profondo "pensamento"su quanto si discute in questi giorni sul blog di Mimma Pallavicini e nel MONDO!. Tutti ne parlano, salvo dimenticare fra 10 giorni. Il fatto è questo: gli abitanti delle zone intorno alla discarica di Terzigno hanno trovato nei loro frutteti degli esemplari di mele , pere e limoni deformi . Durante una trasmissione televisiva ricordo che queste persone mostravano le loro mele "freak"come prova del fatto che la zona è inquinata e si producono modificazioni fino al codice genetico delle piante . Di fronte a quelle immagini ho provato una sensazione di disagio , come quando ci si accorge che qualcuno ha pestato una cacca . Oh oh! Ho pensato . Gli argomenti erano palesemente rischiosi . E difatti subito un indomito berlusconiano li ha messi in ridicolo , al che ho cambiato canale , non mi piace vedere infierire su delle persone che sono soltanto ignoranti , ma animate da buone intenzioni e soprattutto piene di paura . Devo dire che ho trovato spesso frutti deformati sui miei alberi. Mi vengono tanti ricordi . Il primo : molti anni fa mio padre fece portare in campagna un rimorchio , piccolo, tipo quello di un'ape , pieno di fanghi del depuratore . Ottimo concime, avevo letto . Gliel'avevo chiesto io , sapendo che in quel periodo lavorava per il Comune proprio su qualcosa che riguardava il depuratore. E infatti mi vennero delle belle verdure nell'orto e delle begonie coloratissime. Dopo un pò lessi che qualche volta i fanghi possono contenere metalli pesanti, soprattutto in zone dove gli scarichi delle industrie non sono tutti depurati ... Siamo ad Arezzo , zona dell'oro : tombola! Non voglio sapere quanto cromo e altre cose interessanti abbiamo ingurgitato con le nostre verdure biologiche. Telefonai alla dottoressa che ci aveva gentilmente inviato i fanghi. Sì , certo , contengono un pò di metalli pesanti, ma che vuol che sia?
Secondo ricordo : apriamo il nostro negozio di alimenti biologici , mitica "Erbasalvia", ed abbiamo anche frutta e verdura biologica . Primi commenti : "Non può essere roba biologica , troppo bella!" "Le mele biologiche sono piccine e brutte , queste non son biologiche !"
Una signora un giorno mi chiese se vendevo pane , spiegai che certo ce l'avevo , era proprio buono , biologico , senza additivi chimici e pesticidi. Mi guardò di traverso piena di diffidenza e mi disse la frase che mi fece capire quanto sarebbe stata lunga la strada: " No no, un'me lo dia, che un' m'abbia a far male."
Terzo ricordo. Nell'86 mia figlia Fiamma aveva 1 anno e mezzo quando , il 25 aprile , la televisione annunciò che in Svezia avevano captato un aumento della radiottività anomalo e inquietante. Dopo qualche giorno fu reso pubblico il disastro di Cernobyl che mi fece tanta paura, ancora di più perchè non c'era nessuna chiarezza sulle conseguenze sulla salute nostra e dei bambini. In quel periodo avevo comprato una rosa Cecile Brunner , che dopo un paio d'anni cominciò a fiorire proprio bene , però, osservando i fiori , vidi una cosa strana, al centro di un paio di essi si formava un boccio , che cresceva e si apriva in un altro fiore deforme . Orribile.Sembrava la scena famosa di Alien. Pensai subito che fosse una deformità dovuta alle ricadute radioattive di Cernobyl. Riconobbi in me la paura già provata e mi sentii amareggiata. Ancora dopo un pò di tempo sulle pagine di Gardenia comparve un articolo sulla Cecile Brunner, con una foto che ritraeva la difformità a cui avevo assistito e le dava un nome, mi pare "proliferazione"e diceva che per questa rosa era un comportamento impressionante, ma del tutto normale .

Cosa si ricava da questi episodi ? Intanto una specie di schizofrenia collettiva per cui una volta la deformità si ricollega al Male (Brutto = tossico) e un'altra volta al Bene ( Brutto = biologico , cioè buono).
Un'altra cosa è che prima di impaurirsi bisogna informarsi bene , la conoscenza è l'unico antidoto per la paura, ed essere vittime della paura non è utile e produce atteggiamenti che ci fanno cadere nel sacco dei predatori. A questo proposito andate a vedere sul blog di Mimma Palavicini che spiega come possono venire fuori frutti strani ma "normali".
Alla fine comunque non me la sento in coscienza di criticare chi abita nelle vicinanze della discarica di Terzigno, credo che la loro battaglia sia legittima e che debba essere condotta con l'aiuto di qualche nozione scientifica in più, perchè l'alta incidenza di tumori non se la sono inventata . Se può consolare sono cose che accadono dappertutto , nella nostra zona abbiamo la storia esemplare della Chimet , un'industria che tratta e smaltisce rifiuti tossici , abbiamo il paesino di Quarata dove furono interrati anche lì rifiuti tossici nelle cave ed è stata inquinata l'acqua delle falde , e l'altro paesino di Ruscello, dove si ammalano i bambini e non si è capito perchè. Ognuna di queste storie meriterebbe un lungo post. L'unica cosa buona rispetto a quando aprimmo l"Erbasalvia" nell'89 è che ora le persone ritengono di avere diritto alla salute e si muovono per prevenire e non solo per comprare gli strumenti per curare i tumori. Ora si deve fare il passo successivo, perchè ad inquinare non sono sempre gli altri, ma siamo anche noi, e dobbiamo cercare di avere quel "passo lieve "che lascia orme leggere e che ci permette di lasciare la nostra "oikos" , la casa , ancora bella e utilizzabile a quelli che verranno dopo di noi.

Le foto: Orazio e Roger ancora piccoli sulla pergola, una delle ultime calendule, grillino sulla bietola .Tutte foto della mia figlia più piccola.

martedì 16 novembre 2010

La raccolta delle olive





Domenica scorsa, il 14 di novembre, abbiamo finito di raccogliere le olive e lunedì le abbiamo portate al frantoio e ottenuto l'ultimo olio, ancora più verde del primo. Un verde bottiglia intenso per capirsi , mai avuto un olio di questo colore, con un profumo tipico che ricorda il carciofo e l'erba tagliata , ma è più complesso . Non a caso fanno degli incontri di degustazione con una precisa tecnica , che serve proprio a scoprire e riconoscere le sensazioni e i profumi. Le ultime olive erano 145 kg e quando mio marito è arrivato a casa con il contenitore d'acciaio dell'olio la domanda è stata "Quanto ne è venuto? Quanto hanno reso?"

Per chi non lo sa le olive, spremute con spremitura meccanica che garantisce che non si superino, nel corso della lavorazione, certe temperature (spremitura a freddo), le olive , dicevo, non danno sempre la stessa quantità di olio. Anzi, la resa varia parecchio. Anni fa, nell'altro podere in cui abbiamo abitato , si superava spesso la resa del 20%. Qui, quest'anno, abbiamo realizzato la prima volta il 13,8% e la seconda l'11,8 . C'è tanta differenza rispetto al 20% di alcuni anni fa. Diversi kg di olio . Sinceramente, quando Mauro mi ha detto l'ultima resa , mi sono arrabbiata. E ora , a chi ha voglia di leggere, spiego perchè. Per macinare la quantità di olive che abbiamo prodotto abbiamo pagato circa 66 euro. Da qui comincia l'elenco delle spese. Cominciando da subito c'è da ripulire tutti i greppi dell'oliveto e zappare le piante. Fra un pò di tempo ci sarà la prima lavorazione del terreno, la concimazione e la potatura , poi una passata di solfato di rame per prevenire le malattie che qui, dato che siamo un pò bassi , causano la caduta delle foglie. In estate prossima, potendo, bisognerà passare di nuovo con il rame e lavorare ancora il terreno ,tenere a bada i rovi, poi di nuovo la raccolta . Il lavoro manuale lo svolgiamo tutto noi, per fortuna molti anni fa comprammo un trattore vecchissimo per essere indipendenti, ma ci sono comunque diverse spese vive, concime, nafta, molinatura .Gli olivi sono un centinaio. Poi ci dicono : "Quanto costa l'olio quest'anno?" 8 euro al kg ? 9 euro al kg? Poco , dovrebbe costare 50 euro al kg se si volesse ripagare tutto il lavoro e le spese . 50 euro al kg è probabilmente quello che costa a noi. Consideriamo anche che tutti gli anni c'è qualcosa che non va : una volta fioriscono troppo tardi e fa troppo cald , o troppo freddo, al momento dell'allegagione , e non conservano i fiori , oppure, quando le olive sono piccine, cadono , per gli stessi motivi di prima . E via di seguito, grandine d'estate, condizioni climatiche che impediscono la raccolta ecc ecc ecc. L'olio si vede solo alla fine , quando è dentro lo ziro . Però le riviste di giardinaggio , food ecc. celebrano l'olio, e danno un'immagine patinata , molto chic , di questo prodotto , che è davvero essenziale , irrinunciabile nella dieta sana . Nei negozi compaiono bottiglie costosissime di olio che è spremuto in Toscana , ma le olive che lingua parlavano? In queste cose sono davvero d'accordo con i "polemici ", gli articoli sull'olio su Gardenia, che pure ancora compro, li salto regolarmente , perchè mi fanno andare in bestia . Poi ogni tanto, nel periodo della raccolta , ci sono dei controlli per vedere chi lavora nei campi e fioccano multe , ma non a chi sfrutta in modo disonesto il lavoro , le multe vanno a chi aveva un amico o un parente ad aiutarlo, che avrebbe preso l'olio in pagamento , come si è sempre usato . Quel disgraziato che aveva trovato qualcuno che lo aiutava ora si vede solo a raccogliere, e di corsa, perchè intanto le olive cominciano a cadere, o minaccia di piovere , o addirittura di nevicare e i piccoli frutti si cuociono col freddo. Ora , vista la situazione, mi sembra che il "piccolo" agricoltore , non il grosso che ha schiere di professionisti pronti a rastrellare contributi e tutto quel che c'è , il piccolo coltivatore sia un eroe civile, dimenticato. Spero di esser stata chiara, non è tanto facile quando uno è arrabbiato e quest'anno la resa dell'olio è stata la goccia che fa traboccare il calice. Siamo, qui in Toscana, in una zona limite per la coltivazione dell'olivo. Pare che sia una storia antichissima , cominciata forse ai tempi degli Etruschi, di sicuro con i Romani , che imposero la coltivazione ai contadini recalcitranti. Non volevano coltivare una pianta così difficile, dalla resa così incerta , che era soggetta a gelate ricorrenti , che li costringevano a ricominciare quasi da zero. Eppure il prodotto ottenuto in queste zone era considerato anche a quei tempi davvero ottimo e particolare . In ogni modo nel novembre del 2010 siamo ancora vittime della malattia dell'olivo, nel senso che non riusciamo (per ora) ad abbandonare i nostri oliveti, che si mangiano le nostre ferie, ci fanno spendere soldi ed energie e ci ripagano con poco prodotto , benchè di elevatissima qualità. C'è una specie di" olivo dipendenza" , non so chiamarla diversamente , che a me, per esempio, mi fa sognare di piantare dei frantoiani, una varietà con lunghe fronde molto bella , che non abbiamo nel podere. Bisogna essere malati. Mentre colgo ci parlo e li ringrazio per averci dato tanti frutti o li brontolo per esser stati vagabondi e dico loro quanto sono belli, quanto è elegante il colore e la dimensione dei loro frutti ,belle le fronde cariche, e come ognuno di loro somigli ad una cattedrale, sono loro il nostro albero di Natale . Mi guardo intorno e vedo , sull'altro versante della collina , i filari di palle azzurrine , gli alberi di olivo, ordinati in mezzo al caos del bosco, una campagna fortemente antropizzata , ma non violentata .In questo post troverete delle foto che ha fatto mia figlia con le ultime olive raccolte , molto nere , che abbiamo messo in una ciotola verde anch'essa preziosa , fatta da una ceramista artista che vive qua vicino , a Terranuova Bracciolini. Si chiama Pascale Jabain. Nella prima foto si vedono i fiori di SolanumRantonettii, mentre la grigia è il nostro capogatto e si chiama Princia.

sabato 13 novembre 2010

Rosa banksiae.

Lessi della rosa banksiae per la prima volta tanti anni fa nel librino di Pizzetti che
casualmente trovai in libreria. Un conto è trovare un'arida descrizione ,un conto è trovare una "storia" e immaginare i "cercatori" di piante dei Kew Gardens di Londra che se ne vanno in giro a Pechino (fine del '700?) e sulle mura della città proibita trovano arrampicata una rosellina , rosellina solo per le dimensioni delle rose , piccine piccine, a mazzetti, ma rosellona per le dimensioni della pianta , longeva e camminatrice, copre in poco tempo diversi metri quadrati . Ne fanno una talea , dei due tipi che hanno trovato, una giallo zolfo e una bianca , le talee radicano facilmente , e la chiamano "rosa banksiae" in onore della moglie del direttore dei Kew Gardens,signora Banks, ma quella rosa , che profuma delicatamente , avrà ben avuto un nome cinese , chissà , magari "alito celeste".La rosa banksiae , al suo arrivo in Europa, si diffonde in fretta, immagino che diventi di moda , le residenze signorili la mettono in giardino , ma poi la relegano sui muri perimetrali , sulle recinzioni. E' così grande e poi fiorisce solo a primavera , ma si copre letteralmente di fiori , se è ben esposta al sole. Passano gli anni e un giardiniere del Giardino dei semplici di Firenze si accorge che la sua Banksiana ha fatto un frutto, non succede mai!Il giardiniere Signorini lascia che maturi e lo semina. Nasce una piantina nuova , di una banksiae originaria , a fiore semplice . Il merito non toccherà a Signorini , perchè intanto la stessa cosa è accaduta in un giardino in Inghilterra , ma io ricordo più volentieri il giardiniere fiorentino.Bene bene. Io leggo questa storia nel 1985 e trovo poi su Gardenia le foto , resto stupita! E' proprio quella rosa che cresce lungo il muro della villa vicino a casa nostra? Immaginatemi: ero a Milano , a trovare la mia amica Fiorella, ed eravamo andate al Centro Botanico in Via dell'Orso, io come in pellegrinaggio, lì avevo comprato l'ultimo numero di Gardenia e lo stavo sfogliando : resto a bocca aperta e collego tutti i fili mentalmente . Ripenso che la mia mamma mi aveva detto, passando davanti alla pianta fiorita : " Guarda un pò ! Quella è la rosa che cresceva nel giardino della casa di Scarperia, dove sono nata! " Ho bisogno di una conferma e chiedo ad signora giapponese , che lavora lì. Lei non sa del mio lavorio mentale e mi guarda glaciale , forse si chiede se so leggere , c'è scritto chiaro , mi ripete i nomi sottolineandoli col dito. Se fosse stata più gentile le avrei raccontato del giardino della nonna , che era morta presto , quando i suoi bambini erano ancora piccoli, e che la mia mamma collegava alla rosa banksiae e alla sua effimera fioritura.Quando tornai a casa tagliai un rametto per fare una talea della rosa banksiae alboplena del muro della villa vicino casa . In pochi anni la rosa coprì la metà del cipresso su cui era appoggiata . Poi noi ce ne andammo da quella casa e la rosa morì. Morì insieme al susino che stava davanti alla porta di casa e
forse insieme ad altre piante che non so, morì per mancanza di cure, o perché cambiò la mano che le accudiva, o ci fu un'estate troppo calda, o morì per il dispiacere di non vederci più vivere lì. Comunque avevo fatto altre talee della mia rosa, e la sua nipote, o meglio il suo clone, prospera, attraverso una figlia che vive nel giardino della Claudia, anche nel giardino di casa mia. La rosa banksiae , per tutte queste cose, appartiene anche a me ed è in ogni modo un gigante che va tenuto a bada, non è fatta per i giardini delle case a schiera, a meno che uno non la tenga continuamente potata, ma allora prenditi una cosa piccina, ce ne sono duemila sul mercato. Sarebbe come avere un elefante e tenerlo alla catena . Qualcuno lo fa, infatti a me il circo mi fa piangere fin da piccina.

Immagini tratte da: www.forkandbottle.com, http://ahahh.blog.lemonde.fr

Pensieri autunnali.

Povera Italia ! Alluvioni drammatiche, assassinii familiari , crolli di muri antichissimi, che furono a suo tempo scavati e scoperti e poi abbandonati a se stessi . Ad Arezzo, sul colle di San Cornelio , c'è un anfiteatro etrusco molto bello , piccolino , ci sono stata diverse volte , anche di notte, alla luce della luna . Ad un certo punto seppi che l'avevano di nuovo interrato , perchè non c'erano soldi per conservarlo e custodirlo e i giovani furbi aretini ci andavano a fare motocross. Mi ricordo che mi scandalizzai parecchio . Sta a vedere che han fatto proprio bene?
Questo mese mi mette sempre una gran mosceria addosso, sarà perché è l'opposto del mio mese di nascita, sarà perché c'è poca luce solare.Vado poco in giardino, in realtà ci passo e basta, per andare nell'oliveto a cogliere. Ogni tanto mi catturano i pesci , mi fermo per dar loro da mangiare e resto ipnotizzata ad osservarli, ora l'acqua è più limpida e si affollano tutti intorno al loro cibo . In queste brevi osservazioni ho scoperto un nuovo ospite, una specie di piattolone ( pardon: scarafaggio) acquatico , che nuota con le zampe di dietro e si immerge in profondità. Penso che sia una presenza piuttosto comune, ma mi piacerebbe saperne di più.Intanto l'autunno è arrivato anche nella vasca, lo scirpus è diventato giallo e le altre erbe acquatiche sono appassite. Davvero ogni tanto arriva qualcuno : nel pratino davanti a casa, che da un pò non viene tagliato, sono nate alcune piantine di cimbalaria, chissà chi le ha portate . Il giardino è sfatto, c'erano le dalie e sono tutte sfiorite e anche un pò marcite, c'erano le bacche belle di eleagnus edulis o goumi e sono cadute o se le sono mangiate gli uccellini. Sono proprio belline, si formano sui rami a grappolini seguendo un percorso a spirale ed hanno un colore rosso spruzzato di marrone metallico che sembra oro. Sono anche buone ! C'erano le foglie del parthenocissus tricuspidata che erano diventate rosso fuoco e non ho fatto in tempo a fotografarle. L'anemone Honorine Jobert ha proprio finito, ma è stato fiorito quasi due mesi ! Resistono ancora le salvie a fiore rosso e blu, mentre degli aster e del girasole Lemon Queen restano gli steli ormai secchi . Sono appena fiorite solo le calendule, che da un paio di piantine si sono propagate da sè e le ho lasciate fare, renderanno allegro l'inverno. A questo ci pensano anche i cotoneaster lacteus che i primi anni mi sembravano fuochi artificiali tutti schizzati in alto e ora invece hanno preso una forma a scatolone . Non capisco come. Però il loro rosso anticipa il Natale. I grandi sedum (sedum spectabile) sono invece perfettamente in tema , a settembre erano rosa e ora, cambiando colore piano piano, sono diventati rosso bordeaux , fra un pò saranno ruggine. Insomma il mio giardino è piuttosto incasinato, non voglio pensare a quello dell'Antoinette, che non gli pende mai un pelo, manco nel più profondo inverno . Ancora, quando il tempo lo permette, le poche api e gli altri impollinatori vanno sui fiori dell'edera, che profumano pesantemente e cominciano a formare le bacche. Si sente un ronzio forte intorno alla capanna su cui la pianta è arrampicata. Ho scoperto da poco che gli apicoltori cercano di evitare che le api raccolgano su questi fiori, perché il miele che ne ricavano è il più ricco di saccarosio e si indurisce subito, le api lo raccolgono per ultimo, chiudono con quello le cellette che sono la dispensa invernale, ma poi in inverno non riescono a scioglierlo e a mangiarlo. Quando avrò finito con le olive dovrò fare un bel pò di lavoro,  ho un sacchettone di bulbi che aspettano di andare a dimora . Chissà se ce la farò?

venerdì 12 novembre 2010

Olio nuovo.

Nell'estate del 1999 chiusi il negozio di alimenti biologici che avevo avuto per dieci anni con delle socie. Per un mese feci un pò di cose ( decoupage, dipingere vecchie sedie e mobili ..) poi mi sentii in dovere di ritrovarmi un lavoro , presi il coraggio a quattro mani e me ne andai in Val di Chiana (allora non ci abitavo) nella zona dei frutteti. Mi stava pensiero lavorare come dipendente , in fondo erano più di 10 anni che me ne stavo in negozio, un luogo protetto , di cui conoscevo tutto. Trovai lavoro in un'azienda agricola non nel campo, ma in magazzino , alla selezione della frutta e sistemazione nelle cassette . E' un'arte anche quella . Con questa esperienza mi sembrò di rinascere , riuscivo a lavorare le otto/dieci ore quotidiane , lavoro fisico , tutto in piedi , e mi sentivo di nuovo padrona di me stessa. La Giuliana , che era la mamma di tutti, proprietaria dell'azienda con tutta la sua famiglia, mi diceva che dopo un pò di giorni a scegliere e incassettare la pesche , me le sarei sognate la notte. Era proprio così. La notte sceglievo le pesche e le maneggiavo come durante il giorno. Così in questi giorni con le olive , si raccolgono, se ne parla e si guardano le previsioni del tempo per vedere se il Principale ce le fa cogliere tutte . Ieri era umido , brutto e anche freddino , oggi era caldo e c'erano le solite zanzare . Un pettirosso ci ha fatto compagnia . Abbiamo già fatto il primo olio ed è buonissimo ( per mio marito ECCEZIONALE E MEGLIO DI TUTTI GLI ALTRI) ed è anche molto verde , pensiamo che sia perchè raccogliamo frutti non tanto maturi e ricchi di clorofilla. E' una gran soddisfazione.

sabato 6 novembre 2010

Olive!


Stiamo cogliendo le olive, o meglio : sto cogliendo le olive. Cavoli , sono quasi sempre sola! Stamani c'era la nebbia e gli olivi non si toccano quando sono bagnati, così mi sono messa a zappare l'asparagiaia e ho piantato altre quattro piantine di asparagi che avevo nei vasetti. Le fronde degli asparagi, sottili e felciose, sono diventate giallo oro e finchè sono tanto belle non le taglio. Poi mi son messa a pulire sotto l'altra ficaia e intanto sono arrivate le undici e mezzo. A mezzogiorno si è aperto il cielo ed è apparso il sole novembrino, allegro e festoso. Le fronde finalmente erano asciutte. Avevo pronto il telo, il rastrellino e la scala, ho teso il telo , sono salita sulla scala e ho cominciato a cogliere. Poi, come sempre, ho lasciato cadere il rastrellino, perché quando sono sulla scala una mano la devo usare per tenermi, quelle malefiche scale di alluminio sono leggere, ma si girano come anguille. E' proprio bello cogliere dai rami che quest'anno sono carichi e pendono per il peso. Ogni anno quando faccio questo lavoro mi viene in mente una poesia di Garcia Lorca, i primi versi :" La nina dal belo rostro esta cojendo aceitunas, el viento, galan de torres, la prende por la cintura.." Chissà se me la ricordo bene . Ma la traduzione sì " La ragazza dal bel viso sta cogliendo olive, il vento, corteggiatore di torri, la prende per la vita.. " C'era un sacco di gente che coglieva nei campi vicini e quasi tutti parlavano, indovinate un pò ?, di soldi.

martedì 2 novembre 2010

Recinti 2.


Molti anni fa vivevamo in una piccola casa di campagna in un podere di proprietà della mia famiglia, dove non c'era alcuna recinzione e anzi c'era una strada, tutta privata , che passava in mezzo su cui gravava una servitù di passo. Io ero giovane e avevo in testa molte idee che erano già nell'aria : agricoltura biologica ,tutela degli animali selvatici, vita naturale. Per questo mi scontravo continuamente con qualcuno. Per esempio, nel periodo della caccia , mi scontravo con i cacciatori che passavano nel nostro fondo col fucile in mano (non a spalla) con atteggiamento arrogante e appena girato l'angolo della casa sparavano ai nostri gatti . Sparavano vicinissimo alla casa , ci cadevano addosso piogge di pallini. Una volta spararono ad un uccellino che cadde dentro il piccolo recinto dei polli e allora entrarono anche lì. Erano autorizzati dalla legge e se volevano tirare dalla nocetta la mattina prestissimo tagliavano alberi e grossi arbusti della nostra vigna per costruirsi i ripari da cui sparare , nascosti, a qualunque uccellino . Mai chiesto il permesso.Mai esercitata la buona educazione. Nonostante loro la fauna selvatica continuava ad aumentare di numero e ad avvicinarsi di più alle case . Una notte andando con la mia bambina ad una riunione alla scuola materna per preparare tutti insieme lo spettacolino di fine anno , a duecento metri da casa incontrammo due cuccioloni di tasso . Incontro magico che non dimenticheremo mai. I giovani tassi sparirono in pochi giorni , pare che avessero scavato le patate del casiere di una villa . Non dimenticheremo il giorno che , fin dalla mattina , avevamo sentito un cucciolo piangere nel bosco vicino alla casa e alla fine , portando una cesta di vimini , una falce e i guanti ,io e Gaia , la mia bambina più piccola , ci eravamo avventurate nel fitto dei rovi e ne eravamo riemerse con un cucciolo di pochi giorni nero e focato , un bastardino da caccia . Era arrivata anche la donna che abitava lì nei pressi e ricordo che mi chiese che ne volevo fare, mica volevo prendere un altro cane !, e che lo dassi a lei che l'avrebbe ammazzato. Ricordo che le dissi "Con tutta la fatica che ha fatto per chiamare aiuto mi pare che si meriti di vivere." Ce lo portammo a casa e lo chiamammo Maciste e si fece largo fra i nostri cani che lo tolleravano come un bambino, finché non lo adottò un cacciatore anziano che pianse quando, due anni più tardi, fu ucciso con il veleno dalla stessa mentalità a cui l'avevamo sottratto. Dopo i cacciatori fu la volpe ad entrare nel recinto dei polli e si mangiò le mogli del nano muto. Qui chiamiamo nano il maschio dell'anatra .In seguito ad alcuni fatti sgradevoli, piccoli furti e uccisioni di gatti lasciati in vista lungo la stradina di casa, i rapporti con i vicini si ruppero definitivamente e allora ,di fronte ad una maggiore fermezza da parte nostra, per farci capire come funziona, "qualcuno " di cui avremmo potuto fare nome e cognome, ci avvelenò i cani , prima due cuccioli e dopo un paio di mesi la madre. E' terribile vedere un cane morire di veleno. Io chiedevo a mio padre di organizzarci per chiudere, recintare e quindi limitare questi episodi di vera e propria violenza , ma lui era un socialista e sosteneva che la proprietà privata doveva essere eliminata e che non si doveva limitare l'uso della campagna, che la gente doveva poter passeggiare e godere di un bene che non era solo nostro. Difatti venne a passeggiare un gruppo di signore, note in città, ex insegnanti e mogli di professionisti, solo che quando venivano facevano razzia , strappavano bracciate di rosmarino, coglievano chili di fichi e a me che ero arrabbiata dicevano di non sapere che quelle piante erano mie, eppure erano davanti alla porta di casa . Un inferno. Dopo alcuni anni di questo, per vari motivi di lì ce ne siamo andati . Siamo andati in affitto in una vecchia casa senza riscaldamento in un posto isolato, con dei vicini che abitavano abbastanza lontano, dei "vicini lontani", anche qui senza recinto . La mattina dalle finestre si vedevano le acrobazie degli scoiattoli sulle querce altissime e un giorno, accanto ai cani che stavano annusando in terra per fare la pipì con più soddisfazione, apparve un capriolo. Fu un attimo e via sparirono tutti , primo il capriolo e i cani dietro abbaiando forsennati . Tornarono solo dopo un bel pò , con la lingua a ciondoloni. In questo posto cacciatori non ne arrivavano se non di rado e i cercatori di funghi erano sempre gentili e piacevole la loro conversazione, per noi davvero una novità, ma furono i nostri cani a trasformarsi in cacciatori . Una mattina si sentì dire che avevano trovato un capriolo morto come se l'avessero ucciso dei lupi e ci venne il sospetto che loro due , nelle uscite serali , quando li scioglievamo , sicuri che non avrebbero disturbato i pollai, se ne andassero a caccia per conto loro. Una notte la Lilli tornò con un corno di capriolo in bocca. I caprioli perdono le corna, non l'aveva strappato ad un animale vivo, ma insomma...Un pomeriggio trovammo, rientrando a casa , il più lento e tonto dei gatti che si mangiava uno scoiattolo. Restammo stupidamente inorriditi. Poi ci fu una lepre, che alla fine di un'estate aveva preso l'abitudine di venire a mangiare al margine dell'orto e mio marito si scioglieva tutto per l'emozione. Una sera sentimmo una gran canizza : i cani l'avevano ammazzata. Nella prima casa avevo desiderato il recinto come protezione dalle minacce esterne, uomini per primi , ma anche selvatici che insidiavano i polli , le nane e i cani, ricordo quando la Bianca, una femmina bella e coraggiosa, tornava dalla passeggiata che le era concessa, breve per paura dei veleni, con aghi di istrice profondamente conficcati nel muso. Ora era tutto diverso, avevo la consapevolezza che noi e i nostri animali, in un luogo molto più selvaggio perché da tempo abbandonato, dove la presenza degli uomini, a parte noi, si riduceva a lavori agricoli poche volte l'anno fatti con le macchine , senza interesse , qui noi portavamo squilibrio e turbamento, noi che eravamo, in teoria, così attenti e amici dell'ambiente naturale. Questa consapevolezza, come succede quando viene dall'esperienza, era amara e indimenticabile.Poi 10 anni fa siamo stati in grado di comprare una casa. Non nascondo che, oltre alla bellezza del luogo e alle condizioni della casa, ci ha attratto la presenza di un recinto, per tenere i pericoli esterni fuori e noi, anche noi pericolosi, dentro. Trovo che il "recinto" sia utile, in questo territorio fatto di nuovo selvaggio . Si può fare un'orto, dentro, si può fare un giardino senza vederli devastare, si possono tenere dei cani che ci facciano compagnia senza temere per loro e a causa loro, si possono avere dei gatti, pochi, che terranno alla larga serpenti e topi e ci concederanno il loro affetto con parsimonia. In cambio noi ci prenderemo cura di loro, perchè se, molti anni fa, i gatti non si vaccinavano e riuscivano a guarire da ferite tremende quasi da soli, ora anche per loro sono arrivate leucemia felina, AIDS e altre malattie molto gravi . Sono ormai trent'anni che viviamo in campagna e sono cambiate tante cose, per esempio sono aumentati tantissimo i selvatici, tanto che ho un pò di timore ad andare da sola nei campi, in certi orari. Tanti anni fa vedere un cinghiale o un capriolo o un'istrice era un'avvenimento, stavano lontani, nei boschi dei monti come nelle illustrazioni dei libri ,e invece c'erano tanti uccellini , e molti merli, poi sono arrivate le cornacchie e poi le gazze, ora nel bosco vicino si sentono solo i loro gridi sgraziati . Ma ci sono anche tante civette . Sono aumentate anche le piogge terribile e le siccità e infine fare i contadini non ha più nessuna resa economica. E io sono qui, in questa campagna che mi fa felice e infelice , che vedo a volte bruciata da stagioni impossibili, a volte allagata e fradicia, a volte mite e bellissima, una campagna che non so più tenere come facevano gli antichi contadini, con la loro sapienza ed abilità, mi arrangio e basta, ma mi è entrata dentro e non saprei vedermi in un altro luogo.