giovedì 29 dicembre 2011

Auguri e link.


Vorrei ringraziare Sari per il suo messaggio speciale (lei sa di che parlo), e salutare tutti gli altri fra cui Lara, Duck, Cinzia, Grazia , Minerva, Adriano, Pia, Soffio , troppi per scrivere tutti i nomi . Una notizia: è tornato Mario! Oggi voglio inserire un altro link al post su "La poesia della psiche" nel quale mi riconosco molto . Grazie Giorgio .











Il 26 qui da noi c'è stato un tramonto di fuoco e Mauro, che è a casa in convalescenza, l'ha fotografato. Le foto sono il nostro augurio di Buon Anno per tutti, ma proprio tutti voi !

lunedì 26 dicembre 2011

Una sassata sul naso : i quaderni di San Gersolè.

Smontando e rimontando la libreria , la scorsa estate, aveva ritrovato i due libri dei "Quaderni di San Gersolé", la scuola di campagna, vicino all'Impruneta , Firenze , dove insegnava la maestra Maria Maltoni . Ne avevo già parlato qui. I libri sono stampati nel 1963, io avevo 8 anni, il babbo li avrà comprati poco dopo. Li ripresi in mano quando le mie figlie erano piccole e raccontavo loro la storia di questa maestra molto brava. Un libro contiene disegni bellissimi , l'altro contiene dei testi scritti dai ragazzi che descrivono la loro vita per intero, come il lavoro fatto col babbo carbonaio, la vendemmia, le lotte fra cani ...Il primo racconto è questo che riporto qui di seguito: lo lessi alle bambine a voce alta , e ridevamo molto perché ha una comicità naturale. Vi aiuto a vedere la scena , perché molti rischiano di non immaginarla per niente , è poco descritta , mentre per me, che ho l'età di Franco, che racconta, non è difficile vedere un piccolo borgo di case addossate, in pietra , in mezzo ai campi coltivati, dove ci sono i babbi e le mamme a lavorare. Case povere e arredate al minimo con mobili fatti da un'artigiano che forse è il babbo di uno dei ragazzi che stanno insieme seduti contro il pagliaio. Il pagliaio . Non ci son più i pagliai , perché erano legati alle falci e al lavoro di mietitura manuale . La paglia veniva addossata ad un palo eretto in mezzo all'aia e tutto l'insieme assumeva la forma di un uovo a cui è stato levato via un pezzo. La paglia era consumata durante l'anno, serviva come strame per  tutte le bestie allevate per mangiare o per il latte , alla fine, in prossimità della battitura, il pagliaio era sparito c'era quasi solo il palo nudo. Intorno al pagliaio si viveva e si giocava , sotto e dentro si faceva una cuccia comoda e asciutta al cane da caccia o da guardia "can da pagliaio", appunto. Ecco la storia copiata pazientemente .

UNA SASSATA SUL NASO.

  Ieri sera io mi messi a sedere dietro il pagliaio, venne Oliviero e mi disse:
-Franco, stasera si fa le frittelle - e cominciò a fare il chiasso, salti, urli! da ultimo andò dietro il pagliaio , raccattò un sasso, lo tirò sopra il pagliaio. Di qua c'ero io, ero a diacere, il sasso passò di sopra il pagliaio e mi sentii arrivare la sassata proprio nel naso.
 Era un sasso grosso , aveva delle punte, se era girato con una punta dalla parte dell'occhio, mi accecava. Io, con le mani , mi tappai il viso dal dolore e cominciai a piangere. La Marisa e l'Anna si voltarono :
"I' che t'ha fatto , Franco?" Io seguitavo a piangere , e l'Anna:
"O t'un vedi, lo fa apposta?
"Sieh!...e m'ha tirato un sasso Oliviero..ohi ohi!...
Io mi levo le mani dal viso, le mani le avevo piene di sangue, il viso lo stesso e dal taglio sortiva molto sangue . A quella vista, Oliviero comincia a urlare, e quelle due erano lì, impalate, tutte impaurite. Viene fuori la loro nonna e domanda cos'avevo fatto, allora mi porta in casa sua e mi lava col vino, ma era lo stesso, giù sangue a tutt'andare, e quell'altro, sberci, come se fossi morto! Loro mi danno una pezzola, io ci tengo la pezzola bagnata all'occhio, ma il naso mi doleva da non poterne più; ogni pochino mi toccavo e sentivo che mi gonfiava, mi era diventato una pallottola.
La Marisa aveva portato Oliviero nel campo dalla sua mamma  e si sentiva che le raccontava tutto per filo e per segno, e Oliviero che seguitava a piangere . La mamma gli diceva : -Lo sai che i sassi non si devon tirare! E se lo coglievi in un occhio?- e giù sculaccioni !
Dopo, eccoti la Marisa.
 -Franco, vien qua,-mi ha guardato, poi ha detto : -speriamo che i sassi ora non li tirerà più perché ha visto quello che possono fare. Quando lo vedi con un sasso in mano, faglielo posare .-
-Lui non lo ha mica tirato apposta , ha tirato sul pagliaio e così mi ha colto.-
Oliviero era mogio mogio e io gli ho detto: -Non tirerai più i sassi, eh Oliviero?-
-No no- e lì a pensare con la testa bassa; se ne è pentito di certo e ora non lo farà più.
Io mi sono tenuto la pezzola al naso e sono andato in casa mia.
Quando mi ha visto la mia mamma , mi ha detto: -I' che t'ha fatto?
-Mi ha tirato una sassata Oliviero.-
-Perché? I' che tu gli avevi fatto?-
-Nulla, ero lì a diacere dietro il pagliaio, mi sono sentito arrivare una sassata nel naso, e ho avuto fortuna che non mi ha colto in un occhio.-
E' arrivato il mio babbo: -Franco, i' che tu hai fatto a Oliviero che piangeva?-
-Nulla , mi ha fatto male lui a me - e ho levato la pezzola dal viso. Quando mi ha visto quella marca , ha detto: -I' che t'ha fatto?-
-Una sassata , ecco i' che m'ha fatto!
- E perché ? Tu gli avrai fatto qualche cosa, sennò...-
-Ma stai zitto ! Tu te l'hai a far raccontare alla Marisa e all'Anna.-
A raccontare ogni cosa mi ci vorrebbe un libro. Appena mi vedeva qualcuno : -I' che t'ha fatto?- ma a molti dicevo -Vu' avete a domandarlo alla Marisa, c'era anche lei.-
E così mi spicciavo.

venerdì 23 dicembre 2011

La cometa si allontana.



Forse è giusto, dopo una storia tanto triste, raccontare un pezzettino del seguito. Nelle vite vere, infatti, si parla di seguito e non di fine. La fine arriva quando qualcuno muore, e qualche volta si rimane stupefatti, perché sembra che niente si sia concluso, con la morte di quella persona, ma solo interrotto. Se invece uno muore molto vecchio tutte le cose della sua vita si diluiscono, si disfano e trovano una conclusione che non conclude niente,  come un fiume in un delta molto lento, che si mescola al mare e sparisce.   La fine c'è solo nei racconti inventati, nella vita certi momenti sembrano conclusivi di qualcosa, ma il giorno dopo, l'attimo dopo, si ricomincia. Nella vita c'è continua trasformazione.




Nella storia della mia famiglia la cometa Hale Bopp ci fece guardare molto il cielo. L'avevamo sempre guardato abbastanza, perché abbiamo vissuto in posti dove non c'era troppa luce artificiale e di notte si vedeva una porzione vasta del firmamento.Ci è sempre piaciuto guardare il cielo, me l'aveva insegnato il  babbo da bambina ad alzare gli occhi, mi indicava le costellazioni e diceva i nomi, ma non ci capivo niente. Io e le mie figlie sapevamo poco di quello che stavamo osservando, ma ci piaceva lo stesso, soprattutto nei due periodi delle stelle cadenti, quello di autunno e quello di agosto, leonidi e perseidi, senza dire poi delle varie eclissi, lune piene eccetera.  Il mio babbo, nel 92, aveva regalato alle mie bambine un libro: "Guardare la notte", molto semplice e ben fatto, scritto da un astrofilo americano, con molte carte del cielo, per le varie stagioni, e descrizioni degli oggetti visibili ad occhio nudo o con un telescopio amatoriale .




Il libro fu usato intensamente durante il periodo di Hale Bopp, guardavamo e leggevamo e si affrontavano quei temi che spiazzano anche gli adulti informati, soprattutto la questione che, per la velocità della luce, più si guarda lontano nello spazio, più si guarda indietro nel tempo, tanto che gli oggetti che i telescopi vedono nel loro ultimo orizzonte, lontanissimi, ci raccontano com'era l'Universo quasi all'inizio. In sostanza nel mondo che vediamo c'è tutto il passato,  fino quasi al Big Bang , il presente e, nella percezione di qualcuno, anche il futuro. Questa cosa solo a scriverla fa perdere la testa, mi affascina moltissimo e le mie bambine, che nel 97 avevano 13 e 9 anni, l'avevano capita anche loro.
Studiammo per un pò il libro, che significa leggerlo e rileggerlo con molta partecipazione, e anche un altro paio che comprammo noi, ché ci era presa una specie di frenesia,  poi ci decidemmo e prendemmo un appuntamento ad Arcetri .



Ad Arcetri, sulle colline di Firenze, c'è un osservatorio astronomico dove, perlomeno allora, alcuni fisici professori della facoltà di astronomia si mettevano a disposizione per fare delle osservazioni con un telescopio dell'800, un oggetto molto bello e  perfettamente funzionante, e chiacchierare con ospiti curiosi. Arrivammo alle  21, c'era un pò di gente, il telescopio era puntato sulla superficie della Luna, ma il cielo era nuvoloso. Facemmo in tempo a far salire le bambine sul predellino del telescopio: loro videro un pezzo di Luna ben ingrandito. Poi, dato che non si vedeva più niente, ci sedemmo tutti insieme in una sala con questo fisico che ci raccontava cose interessantissime. Chiacchierai molto, quella sera . Non so bene che mi prese, tutto il libro, e anche un altro paio, di astronomia semplificata e divulgativa saltavano fuori dalla mia bocca e dalla mia testa . In effetti sono argomenti che conquistano, è tutto ciò che esiste intorno a noi oltre il velo dell'atmosfera. Non ci si pensa granché, siamo piuttosto concentrati sulla nostra vita piccola che ci pare immensa e complicata, e a me sembra che qualche escursione nell'Universo, che poi immenso non è, è finito anche quello, sia utile per le dimensioni complessive delle cose .



Quella sera di marzo sentivo di parlare un pò col mio babbo, che si sarebbe divertito molto. L'astronomia, per lui che aveva fatto studi scientifici, era una passione insieme all'analisi matematica, alla  logica formale e alla storia, che sembrava non ci entrasse niente.Ormai in casa nostra quando guardiamo il cielo notturno ci viene in mente il mio babbo.
Molto meglio che dover andare al cimitero per ricordare qualcuno.
Le mie figlie furono galvanizzate dalla serata e l'interesse per queste cose non le ha lasciate più. La cometa Hale Bopp si era ormai allontanata dal Sole ed era sparita nel buio cosmico, in corsa nella sua orbita fortemente
eccentrica, oscura, infatti le comete brillano solo in prossimità delle stelle, di riflesso, perché sono fatte di ghiaccio e roccia. Grosse palle mute senza coda, coda che sviluppano solo quando si avvicinano al sole, che scioglie e sublima il ghiaccio.

Dimenticavo: le immagini sono quasi tutte prese dal telescopio Hubble, in orbita intorno alla Terra.

Galassia di Andromeda

lunedì 19 dicembre 2011

Dicembre : immagini dopo la pioggia.









La torre di Gargonza nella nebbia.




Disse tempo fa la Pia ( Goodvalley) che eravamo  indietro di una luna . Visto che non abbiamo preso la rincorsa per rimetterci in pari adesso siamo nella luna di novembre , e si vede . Molte piante hanno ricominciato a fiorire , per la mitezza della stagione . In queste prime mattine di gelo vero , che ha fatto brinare l'erba e orlato si cristallini di ghiaccio le insalate e le foglie dei cavoli , vedo dalla finestra le rose rosse della Sevillana mescolarsi con i rami ancora ornati di fiori viola del solanum e con quelli che iniziano a fiorire e profumare della lonicera fragrantissima .Accanto alla vasca fiorisce il piccolo arbusto di calicanto e si aprono gli helleborus niger, le stelle di Natale . L'Antoinette ne ha il giardino pieno. Il ciclo dell'anno si chiude . Mi chiedo , e a questo mi può rispondere solo la Pia , se ci porteremo dietro questo ritardo della luna o se ci sarà un momento in cui si rimetteranno i birilli a posto e si ricomincerà il gioco . Mauro fece delle foto di un giorno dopo la pioggia , molto belle , pensai anch'io mentre andavo in città che i colori avevano uno splendore speciale : era l'effetto della luce e dell'acqua . La luce molto pulita fra le nubi che la riflettevano e l'amplificavano e l'acqua , che aveva fatto una cosa curiosa. Avete presente una tavolozza di colori ad acquerello? Se sono asciutti appaiono spenti, ma da bagnati acquistano vita . La pioggia aveva acceso i colori autunnali .

sabato 17 dicembre 2011

Morte a pagamento

 Ivo Serenthà ha riportato sul suo blog "Freedom  libertà di parola" un paio di articoli molto interessanti di Marco Travaglio e di Gustavo Zagrebelski che offrono due punti di vista interessanti, e fanno molto pensare, sul tema del suicidio assistito. Anche il pensiero di Ivo è interessante e si avverte l'urgenza di "sistemare" una questione che pesa sul cuore .Una persona buona che cerca di aggiustare cose molto scomode da pensare .

 Sistemare definitivamente questi argomenti è tanto difficile. Tentiamo di darci delle regole, ma poi ci accorgiamo che sono quasi sempre insufficienti, che ogni volta che si presenta il problema dobbiamo affrontarlo daccapo e ogni volta soffrire un pò di dolore, qualche volta parecchio. Non si riesce ad evitarlo.
In questi giorni mio marito è stato operato alla cistifellea. L'intervento è andato bene ed è stato dimesso il giorno successivo . In ospedale c'era anche la Nara, mamma della mia amica Lucia.

Gli anziani . Arrivano in discrete condizioni fino ad età avanzata, poi, come è accaduto alla Nara in questi giorni, c'è un primo incidente, un problema intestinale, grave, e rischia di morire. La Nara è stata sempre bene, è triste, certo, due anni fa è morto il marito, era stata con lui 55 anni, vivevano da soli e lui è morto dopo un lungo periodo in cui è stato affetto da demenza senile. Non si è sentita liberata alla sua morte, ha solo perso una ragione di vita. E' una donna autonoma, capisce ancora tutto, si occupa dei suoi affari,di quello che la riguarda, il condominio, le spese per la casa, va in banca a contrattare i tassi di interesse dei suoi risparmi, ma non le piace stare sola. Neanche stare con i figli, non vorrebbe abitare con loro. Ma le manca la famiglia grande, il rumore in casa, sentirsi indispensabile, le manca la sua giovinezza.

Chi gliela può ridare ? Dice che per lei è finita,  non ha più senso. Non mi dice che cosa non ha più senso, ma è molto chiaro. Non lo può dire ai figlioli, a loro deve dire di occuparsi della casa, ritirare la posta, controllare la caldaia. Affida loro un carico a cui non sono abituati, e non può assegnare loro  il peso dell'angoscia, della paura che l'ha presa. L'avvertono comunque. Sono già diversi giorni che è a letto, pannolone, catetere, sondino, flebo, non si può muovere .
In questi casi c'è accanimento terapeutico? No, c'è solo la terapia, ma è una terapia che si accontenterà di prolungare un pò la vita, è una terapia per una persona anziana, che finora era stata bene .

Nel migliore dei casi tornerà a casa sua  e dovrà affrontare dei problemi : stare sola o andare in casa della figlia?  Sa che in casa della figlia sarà accolta bene, ma ...sappiamo tutti quali sono  i "ma". E in casa propria dovrà per forza cercare un aiuto, un'estraneo/a, con tutto ciò che ne deriva. Non tornerà  più com'era, dovrà spesso recarsi a fare controlli in ospedale, accompagnata,  nell'eventualità/paura che l'infezione intestinale si ripresenti. A 83 anni, dopo quello che ha avuto, non si può chiedere di più. E' già un pò depressa, lei che non era stata mai . Diciamo depressa, ma in realtà è una tristezza profonda e motivata. Questa cosa qui non si cura, è un sentimento ragionevole con una causa precisa, si può attenuare con gli psicofarmaci, ma non si può spegnere il cervello. Non è proprio giusto.

E' lontano dalla vicenda di Lucio Magri?  Lui non era malato, dico fisicamente, aveva seguito la malattia e la morte della moglie,  gli si era ammalata l'anima, con l'aggravante di una testa da sognatore, da utopista, che vede il degrado attuale e non trova più motivi per lottare.
 E' depressione? Certo, lo è, ma è una depressione motivata e lucida, finale.

Si può curare ? Per me è più giusto chiedersi se si deve curare .
In moltissimi dovremmo curarci, allora, perché la realtà ci appare assurda oppure irta di ostacoli insuperabili . O mai superati, che  si ripresentano uguali ciclicamente. Siamo persone irrisolte o è irrisolta la realtà .
Questo è pensare, non essere depressi .
 Si può pensare diversamente, ma si vede che in quel momento l'occhio del Buddha o di un santo non ce l'abbiamo.
Non ci assiste neanche la fede, che fa dire ai disperati, Dio sono nelle tue mani,  fa di me ciò che vuoi.
Chi crede, davanti al desiderio proprio o altrui di togliersi la vita fa un passo indietro, la vita è di Dio, lui ce la da, lui ce la toglie. Far finire la propria vita prima del tempo è sostituirsi a Dio, diventare Dio di se stessi, l'ultima bestemmia.
Ma forse è dire : "Padre mio, Madre mia ( padre Cupia dice che Dio è anche madre) non sopporto più tutto questo, perdonami, torno da te. So che il senso di questo era viverlo fino in fondo, fino al buio più oscuro e al dolore più grande, per riuscire a vedere la tua luce, che ho già visto nel sole, nel mondo bellissimo e ora non vedo più, si è oscurata. Ma non lo sopporto, è oltre me, oltre tutte le mie forze."

Penso ci si arrivi così. Io per lo meno ho avuto dei momenti di sconforto profondissimo e ho pensato questo, da atea e da credente, tutto insieme.
Non si deve credere che chi pensa al suicidio sia solo un malinconico incline alla depressione. Credo invece che chi ama particolarmente la vita, chi si abitua ad una elevata qualità di vita intellettuale, spirituale,  sopporti meno il decadimento e la disperazione ( = mancanza di speranza) e diventi incapace di gestirli.

Chi non crede decide di tornare, come diceva Silvano Zoi, nel nulla da cui proviene. Ma anche questo è doloroso, nonostante si pensi all'ateo come un individuo forte, che si è posto tutte le  fatali domande e ha saputo rispondere senza invocare un Dio.

Una volta deciso si pensa come fare, nel concreto.
Penso che la maggioranza scelga l'impiccagione . E' un metodo semplice, non richiede di procurarsi un'arma, neanche farmaci, i detenuti si impiccano con qualunque corda, straccio, pezzo di lenzuolo.
E' un metodo cruento, si deve essere davvero disperati per farlo così.
Ma la disperazione è legata a questo ultimo gesto, disperazione e drammaticità, per celebrare la fine e l'abbandono dell'unico bene di cui siamo davvero proprietari, nel passaggio sulla Terra.
Le tragedie raccontano il suicidio come un contenitore di molte e dense emozioni .

Forse per questo l'atto pulito e privo di emozione di chi impartisce la morte a pagamento, benché low cost, mi agghiaccia tanto. Una morte gentile e ben educata, si occupano di tutto, possono perfino fare un funerale, sepoltura o cremazione, ad un prezzo davvero ragionevole.
 Travaglio l'ha chiamato "omicidio di consenziente" .
 Zagrebelski  ci ha ragionato riguardo al tema delle libertà : è una libertà quella di farsi del male fino a farsi uccidere?  E qual è il ruolo vero di chi compie l'atto? Benefattore o assassino a pagamento?

In ogni modo stasera mi fermo al  momento in cui il pensiero di risolvere le cose che si sono fatte insopportabili comincia a prendere corpo e forse tornerà indietro o forse si farà pressante. Di questi pensieri, se fossimo telepati, sono pieni alcuni reparti dell'ospedale. Quando morì il mio suocero e andavo in ospedale tutti i giorni, me li sentivo addosso come se fossero viscosi. Sì, è un bene che non siamo telepati, saremmo assaliti da questi pensieri angosciosi, in certi luoghi. Li sentiamo ugualmente, in forma di odore, quando entriamo nelle stanze, e ci fanno paura, ci mettono in un profondo disagio.

Stasera sono tornata a trovare la mamma della Lucia, era amica della mia mamma, da giovane. Per la sua formazione non è persona che penserebbe al suicidio.  L'ho trovata meglio, senza catetere, senza sondino, per la prima volta dopo 8 giorni aveva mangiato una minestrina.
Sono tornata a trovarla perché ho provato il desiderio di aiutarla a superare l'angoscia, per quanto è nelle mie possibilità. Niente come la presenza affettuosa di altri esseri umani allevia l'angoscia.

Non so bene cosa ho scritto, non è in polemica con nessuno, non pretende di sistemare niente, ci ho rinunciato da tempo, in argomenti come questi.

martedì 13 dicembre 2011

Norberto.

Sto arrivando!

Ad Arezzo come in molte città di provincia c'è una via dello struscio, ora si dice così,  ma noi dicevamo "Ci si vede per il Corso " che non è tanto largo né tanto lungo, e se sei lì ti vedi per forza con la persona con cui hai appuntamento. I miei amici dicevano" Si va a far du' vasche . " Intendendo che si andava in su e in giù per il Corso parecchie volte come in una piscina. Ad un certo punto il Corso Italia si allarga e lì c'è una piccola piazza graziosa, Piazza San Michele, con la chiesa dove si sposarono i miei, e c'è una fontanina d'acqua del Comune. Non proprio una fontana, una cannella. Il mio amico Mario diceva " Vieni, ti offro qualcosa  al bar "Ferro" ." Il bar Ferro era la fontanina. Eravamo ragazzi squattrinati.

I genitori  di chi era nato in città erano cresciuti per il Corso, si erano innamorati lì, non si sa nulla riguardo ai nonni, ma dal tempo dei nostri genitori l'hanno fatto parecchie generazioni. Lungo il Corso c'erano tanti negozi, i più belli, vecchi e noti della città . Uno di questi era la Calzoleria Carlini, vicino a San Michele, che era dei cugini del mio babbo. Anzi , all'inizio, quando ero piccina e abitavamo nei pressi del Corso Italia, in calzoleria c'era la zia Amelia. Era una donna alta e robusta, severissima, con i capelli molto bianchi e gli occhiali . Con la mia mamma era gentile, ma distante. Comandò lei fino alla sua morte, era la moglie del sor Domenico Carlini, che era morto da tanto.


In cucina.


 Dopo di lei i suoi figli, l'Adriana, l'Annamaria, Norberto . C'erano altri figli, ma in calzoleria non si vedevano mai . Norberto era architetto . Era un uomo molto alto, intorno a due metri, che quando ero piccola non mi prendeva in considerazione . Uno di quegli uomini che apprezzano i bambini solo quando sono figli loro, e lui allora non ne aveva . Ne ebbe molto tardi, dalla seconda moglie, e si entusiasmò molto, fu un padre  tenero. Con me, quando ero sposata da poco e gli raccontavo dei miei esperimenti in giardino, parlava di piante. Un giorno mi portò a vedere il giardino che aveva dietro il negozio . Mai immaginavo che ci fosse uno spazio verde dietro il negozio, praticamente in mezzo al Corso, nel cuore della vecchia città, vicino al Vicolo Appuntellato e al Vicolo del Capitano Ardelli , circondato dalle case e chiuso da un alto muro. Per prima cosa lo seguii in un lungo e tortuoso corridoio nel magazzino del negozio, ingombro di pile ordinate di scatole di scarpe . Finimmo davanti ad un portone con molti chiavistelli e catorci che lui aprì con un grosso mazzo di chiavi, e mi ricordò il mio nonno materno. Poi salimmo alla luce in un giardino in parte ombroso,  tenuto  non bene, ma molto suggestivo, con edere che si arrampicavano dappertutto, un paio di  piccole pergole sbilenche di legni vecchi e fili di ferro tirati a mano e imbarcati su cui camminavano una rosa Cocktail, una passiflora e una piccola clematide .


Da una parte c'era una fitolacca molto grande, quasi un albero, la riconobbi con sorpresa. Norberto  mi disse noncurante che l'aveva lasciata crescere anche se era infestante, nata da sé, portata da un uccellino, uno di quelli che sentivo litigare sopra le nostre teste,  ma non la trovavo bella, carica di bacche nere e succose? Bellissima, dissi, e lo pensavo. Come un vero snob Norberto  coltivava in quel  prezioso giardino cittadino non qualcosa di davvero originale e interessante, che pure avrebbe potuto. Lasciava crescere quello che ci aveva trovato, qualcosa che arrivava da se con gli uccelli e anche degli iris, ma non di speciali varietà. La signora Luisa, la suocera dell'Adriana, nel giardino della  casa di Piazza Grande aveva avuto i primi iris che vedessi di colori diversi dall'azzurro/viola,  e cioè gialli, mattone e bianchi. Ne aveva dati dei rizomi alla mia mamma. Erano mezzi  parenti e pensavo che li avesse dati anche a lui. Invece lui aveva solo  le due varietà spontanee che si trovano in campagna, un tipo azzurro scuro e uno alto e pallido . Li magnificava molto, raccontava della loro presenza in tutte le vecchie case di contadini, erano fiori "storici", ma in realtà erano comunissimi. Insomma in quel giardinino non c'era niente di speciale, se non lo spazio stesso, che in mezzo alla città era una vera oasi, non si sentivano neanche i rumori della piazza di là dal cancello di legno compatto, e speciale era anche il modo in cui tutto cresceva, abbastanza liberamente e pochissimo limitato dal giardiniere. La rosa Cocktail , una rampicante moderna a fiore semplice, molto vivace, l'aveva introdotta lui ed era una presenza molto anni 70. C'erano molti lavori iniziati, tutti fatti da lui a mano . C'era in un angolo un setaccio per la terra molto grande, accanto ad un mucchio enorme di terra setacciata , insieme ad una pala e ad altra terra da setacciare .

Un giorno mi fece vedere una struttura che aveva appena realizzato di legni fini con due supporti, gli chiesi cos'era, era molto bellina. Una panchina, mi disse. Era una vera panchina da architetto, molto carina e scomodissima, impossibile starci seduti per un minuto, ti faceva subito male il sedere. Intorno alla cannella dell'acqua per innaffiare aveva creato una struttura di mattoni e pietre graziosa e stramba, che vorrei saper fare anch'io. Anche quella una fontana da architetto, che si integrava benissimo fra le vecchie mura della città.

Insomma il giardino era, nonostante tutto, piacevolissimo, perchè dentro c'era lui, era lui il Genius Loci.
O meglio si trattava di una fusione fra lui e l'anima del giardino, che era stato per moltissimo tempo lasciato completamente a se stesso. Di solito questi giardini cittadini sono molto "addomesticati", con dei viottolini precisi e strettissimi segnati da bordi di mattoni e coperti di ghiaino, dappertutto c'erano, un tempo, le stesse piante, bosso, un alloro per l'odore, salvia, rosmarino, timo e persia(cioè maggiorana), ligustro , bergenia , lillà, iberis , mughetti, calendule, ortensie all'ombra... Erano spazi aperti con una funzione di servizio : c'era una capannina per la legna , un'altra per gli attrezzi e i conigli o le galline, due o tre, per le uova . Qui, per il lungo abbandono, molte piante si erano perse e tutte le altre avevano vissuto un periodo di piena libertà .Ci lavorava in solitudine, era diventato il posto delle meditazioni e della pace, assillato com'era, in età matura, da una famiglia  complicata con bambini piccoli, la sua .Vidi il giardino un'ultima volta, lui era caduto e faticava a rimettersi, era molto grosso e pesante, camminava col bastone e non poteva far quasi niente. Aveva ancora dei progetti per il giardino, progetti assolutamente irrazionali, cose che avrebbero richiesto il lavoro di lui se avesse avuto 25 anni di meno, ma i progetti sono speranze e sono proprio gli ultimi a morire. Il giardino era abbandonato e il Genius Loci dormiva profondamente, fra le edere selvagge che diventavano improvvisamente minacciose e si mangiavano la malta dei muri di recinzione.

Aveva tenuto quel giardino per pochi anni, una decina o quindici,che sembrano tanti, ma per un giardino sono pochissimi,  l'aveva ereditato dalla famosa  zia Nella, che era stata sempre allettata, custodita da un'altra Carlini, sorella di Norberto, la Valeria, che io ricordo come una persona deliziosa. Erano morte tutte e due, zia anziana e nipote anziana anche lei, e il giardino con l'appartamento erano passati a lui. Passarono gli anni e io me ne andai ad abitare lontano, non capitavo più spesso in negozio. Avevo parlato con lui dei miei problemi e lui sdrammatizzava e ci scherzava sopra, ma aveva attentamente ascoltato. Mi telefonava ed erano telefonate in cui si chiacchierava e lui non era particolarmente affettuoso, era tonante e quasi minaccioso, mi invitava a prendere la vita col necessario distacco,  ma si capiva molto bene che aveva per me un grande affetto che era difficile da manifestare . Gli chiedevo come stava, sapevo che non camminava quasi più, ma proveniva da una famiglia in cui mai ci si lamenta, si sorvola e si scherza sui problemi personali. Mi telefonava  per il puro piacere di parlare con me. Ho altri parenti da parte della mia mamma, sono molto più estroversi, fanno una gran festa, si lamentano molto dei loro guai, non capiscono affatto quelli degli altri, sembrano molto affettuosi, ma di te non gliene frega nulla. Non per cattiveria, per natura. Se ci vai che stanno giocando a carte ti invitano a tornare un'altra volta. E' capitato. Norberto mi telefonò un'ultima volta che mi commosse particolarmente, quando seppi che era morto capii che era stato un vero commiato .

lunedì 12 dicembre 2011

Il Gambit(la manovra Monti!!!)

Mi par di ricordare che "gambit"sia un termine del gioco degli scacchi che indica una mossa, il sacrificio di una pedina al fine strategico di ottenere un vantaggio molto piu' consistente: il giocatore sovietico che lo utilizzo' per primo si chiamava Mikhailov.
A conferma di cio' che affermano i ministri del governo Monti: sacrifici forti da subito per poi ottenere i vantaggi.
Perfetto(come disse il padreterno"guardandosi allo specchio, avrebbe detto un mio grande amico da poco  scomparso, lo scrittore Silvano Zoi. Ma ripensandoci (Dio) riguardo' la sua immagine riflessa ed esclamo'"perfettissimo", non si potrebbe far di meglio;e creo'.....la....donna!!!.
Purtroppo esiste anche una chiave di lettura diversa, suffragata da anni ed anni di manovre manovrine contro-manovre ed altro ancora: dato che poi la parte piu' consistente del "sacrificio" la fanno sempre i soliti, chi lavora sgobba e suda tutto l'anno ,"ma la.....manovra(vera!!)non ce la danno!!!,allora il
"GAMBIT"significa sacrificio dei piu' onesti a vantaggio dei soliti furbi!?!?SCACCO MATTO!!!!
Governo tecnico, governo politico, di transizione, di solidarieta' nazionale,delle larghe intese ...le discese ardite  e le risalite...ed un grande salto e poi ancora piu' in alto..(Mogol Battisti),quanto spreco di termini per non voler esprimere il solito concetto, la solita solfa, la solita cura data in dose massiccia agli onesti: tagli, tasse, flessibilita', pensioni lontane ecc....Ma il malato e' terminale:"il sistema", e coloro che sono preposti alla cura hanno sguazzato e  sguazzano beatamente "grassi" nel medesimo: come possono costoro trovare il rimedio dato che hanno attivamente contribuito alla malattia? Prolungheranno solo l'agonia, ma la fine e' certa. Il "Sistema"e' anche quello che porta "i soliti"(cioe' cambia il nome la data anagrafica l'aspetto fisico, ma il risultato non cambia)nei posti che contano nella societa',e che perpetrano lo status quo, innescando una "catena di s'Antonio"che non fa fare il "salto" necessario e vitale per una trasformazione che e' sempre piu' impellente ed improcrastinabile. Anche il pianeta nel frattempo sembra andare di pari passi: tutto e' collegato, niente succede a caso.
Risulta essere indispensabile cambiare prospettiva ed approccio: la medicina da sperimentare da subito si chiama "PECORA NERA", come metafora scolastica e di vita, da somministrare subito in dosi massicce al fine di immunizzare la gente del mondo intero e creare quegli anticorpi atti a debellare il male, il sistema malato terminale e marcio!!!Tante "pecore nere "che contagino tutti gli esseri umani. Le "pecore nere"non hanno eta', ma dovranno essere composte da giovani e poi sempre piu' da giovani. Per fare il SALTO occorrono gambe buone e sopratutto teste buone, e grande grandissima sensibilita' e determinazione: tante donne!!!!con le gonne!!!

Mi chiamo Mauro ,oggi e' il mio compleanno, domani l'altro subiro' un intervento chirurgico, non sono mai stato un grande comunicatore su' internet, ho approfittato dello spazio messomi a disposizione da Lorenza,scusatemi  per "l'acqua calda".

Parla Vitamina:
Oggi ho "fatto posto" a mio marito, che ha una gran voglia e un gran bisogno di esprimere il suo parere , sopraffatto com'è, come tutti noi , dal governo tecnico e dalle questioni personali . Dopo domani gli faranno i famosi tre buchini per togliere una cosa che non serve più, la cistifellea . E dopo ancora tornerà a scrivere qui o in un blog suo. Facciamogli gli auguri .

sabato 10 dicembre 2011

Il Calendario 2012 di Vitamina.

Gennaio mette ai monti la parrucca : si aprono gli amenti del nocciolo e arriva perfino un'ape infreddolita.


Ancora gennaio : lenti di ghiaccio.
Febbraio grandi e piccoli imbacucca. Il microcosmo del muschio.
A febbraio fiorisce l'elleboro orientale.
Marzo libera il sol di prigionia : epimedium sulphureum.
A marzo per forza ci devono essere i narcisi.
Aprile di bei color gli orna la via.  (Al sole!)
Iris davanti a casa.
Maggio vive fra musiche d'uccelli .
Fra aprile e maggio: scilla peruviana.
Giugno ama i frutti appesi ai ramoscelli : il merlo in cima all'abete , peccato non si possa sentire il canto.
La rosa Pat Austin.
Luglio falcia le messi al solleone: le ranocchine della vasca .
Nigella damascena.
Agosto avaro ansando le ripone. (le messi!)
Ad agosto è bella solo la vasca.
Settembre i dolci grappoli arrubina.
Pianta delle mongolfiere.
Ottobre di vendemmia empie le tina.
Ad ottobre si fa la scorta .
Novembre ammucchia aride foglie in terra. 
Ho preso le olive del 2010 , perché nel 2011 non le abbiamo avute, pazienza. 
Dicembre ammazza l'anno e lo sotterra . Auguri !
 Questo è il calendario di Vitamina , con le foto pescate qua e là  nel blog durante l'anno trascorso, due foto per ogni mese e una sola , della nandina , per dicembre  . Riscrivo la filastrocca: sono noiosa , è la stessa dell'anno scorso, ma mi piace recitarla come uno scongiuro quando l'anno sta per finire .


Gennaio mette ai monti la parrucca
Febbraio grandi e piccoli imbacucca
Marzo libera il sol di prigionia
Aprile di bei color gli orna la via
Maggio vive fra musiche d'uccelli
Giugno ama i frutti appesi ai ramoscelli
Luglio falcia le messi al solleone
Agosto avaro ansando le ripone
Settembre i dolci grappoli arrubina
Ottobre di vendemmia empie le tina
Novembre ammucchia aride foglie in terra
Dicembre ammazza l'anno e lo sotterra.  

Queste foto sono un regalo per chi passa di qui , auguri di cose buone e felicità per tutti ! Soprattutto non fatevi scippare il Natale .

mercoledì 7 dicembre 2011

/ dicembre: NON LI VOTO PIU'.

 Ricordo bene l'immagine di me che mi figuravo da bambina , verso i 10 anni, quando guardavo avanti nel tempo. Vedevo una signora , dal volto indistinto, difficile immaginarsi adulti, con una gonna scozzese  a pieghe ,al ginocchio,  sobria ma colorata , con molto rosso , diversa da quelle della mamma , un golf aperto e una camicia bianca , mocassini. Un'adulta rassicurante e seria , di quelle a cui ti affidi volentieri , senza paure, che anzi se ci parli tutte le tue paure ti passano .Guardavo e vedevo quest'adulta che mi aspettava, sarei diventata così, come avrei fatto non avrei saputo dirlo, mi interessava poco diventare grande e grigia, mi interessava poco la realtà degli adulti, noiosa , piena di doveri, incomprensibile . Non immaginavo allora che diventare adulta non avrebbe significato la fine delle paure , la sicurezza in se stessi , la serenità distaccata nei confronti della realtà . Non immaginavo che avrei avuto tanti rimpianti e almeno altrettanti rimorsi e che avrei sofferto per entrambi . Diventare grandi è una cosa che non te l'immagini e la vita, per quanto lunga e trascorsa istante per istante, non ti prepara .E' una battuta!
 Inoltre finora la realtà finora è stata piuttosto protettiva, non per tutti, ma per molti , chi se lo immaginava che un uomo di 56 anni, che lavora in fabbrica  da quando ne aveva 16 , quindi ha già 40 anni di contributi, ora potrà andare in pensione fra un anno o due , ma poi la pensione gliela daranno a 66 anni ? E intanto che fa , che mangia , con che vive ? E quell'altro , sempre all'Infedele da Gad Lerner , che ha 59 anni , ma la sua azienda ha chiuso , e lui era un dirigente , e gli hanno offerto di andare in pensione , ma dovrà aspettare anche lui 6 anni per riscuoterla , e ha soldi per tre anni, gli altri tre che fa ?




Intanto però per molti la realtà continua ad essere un grande giocattolo, per esempio per quelli che hanno pensioni da 5000 euro in su ,che  noi ci si sentirebbe ricchissimi , ci si caverebbero un sacco di voglie, a loro gli bastano a malapena per campare , provate a toccargliela quella cifra, non possono rinunciare neanche ad una briciola, a un soldino. Boh. Qualche volta la realtà degli adulti è incomprensibile.

Provo a riassumere : abbiamo avuto decine d'anni di governi che hanno continuato a garantire privilegi ai ricchi e illegalità , anzi sul carrozzone dei ricchi i vari politici ci hanno fatto salire parecchie persone senza meriti , che o vendevano il proprio corpo  o tutti se stessi . Bell'esempio . Quando ci si scandalizzava ci dicevano che eravamo invidiosi della loro fortuna, perché noi non si sarebbe stati così bravi . Hanno premiato l'illegalità e l'evasione fiscale, che sarebbe niente se poi, per esempio, i loro figli non fossero avvantaggiati e potessero studiare , con quei soldi lì , in Università molto migliori di quella dove tu riesci a mandare tua figlia, magari all'estero, che è una grande esperienza . Tua figlia è in gamba , e meriterebbe il meglio, ma non glielo puoi dare. L'equità nei confronti delle generazioni future ce l'hai ben presente , e vorresti che si cominciasse col ridurre i privilegi ed anche ci si impegnasse ad evitare la cementificazione del suolo e l'inquinamento, perché in primo luogo a questi figlioli gli si deve lasciare un posto decente per vivere , altrimenti non se fanno niente neanche della pensione . A proposito, come faranno senza pensione?Dice : se la faranno con le pensioni private: Ma se i soldi che prendono non bastano per vivere, come fanno ad accantonare per la pensione privata?

Napolitano ci ha costruito il Governo Monti come alternativa al nulla ( Nulla = governo Berlusconi) e io come tanti ho osservato con un respiro di sollievo arrivare questi personaggi seri e composti , senza esibizioni . Tutta un'altra aria , sinceramente non se ne poteva più. Ho sperato che ci avrebbero tolto dai guai e intanto ho sentito discorsi deliranti sull'annullamento del debito pubblico , sui complotti internazionali . Ora le misure prese risultano ancora inique e durissime . Non voglio portare questioni personali o familiari, ognuno ha i suoi esempi e si dice che al peggio non c'è mai fine.

Un'idea però me la sono formata chiara : non li voto più . Non voto più gente che per prima cosa ha pensato per sè e per i suoi servi , non voto più gente che , una volta che uno ha fatto l'amministratore in un piccolissimo comune, verrà sicuramente ripiazzato in qualche incarico inutile ma benissimo remunerato , come se avesse acquisito un diritto inalienabile a vivere a spese della comunità , mentre a noi ci tocca elemosinare il lavoro .

 Non voto più gente come Casini che è d'accordo con la durezza delle misure, anzi , non transige, ma lo fa con i nostri soldi e il nostro sangue, mentre lui continua a vivere da gran signore. Non hanno l'idea minima di come si viva anche con 2000 euro al mese in 4 , figuriamoci con 1200. Hanno il sedere in caldo e la prima cosa che dovevano fare , e la potevano fare per essere credibili , era di aprire  un conto corrente in cui ognuno di loro, almeno i benintenzionati , versasse la metà del proprio stipendio da parlamentare . Pare che non si possa rinunciare allo stipendio o alla pensione, lo diceva Scalfari all'Infedele .
Potevano però creare volontariamente un conto in cui finivano questi soldi e che veniva versato poi nelle casse dell'Inps , o comunque serviva ad integrare le pensioni minime , per esempio . Avrebbero leticato sui modi e sulla destinazione, ma di tempo ne perdono tanto attaccati ai loro cellulari, li vediamo sempre nelle riprese in Parlamento, potevano perderne un pò per mettersi d'accordo .

Avevamo bisogno di questo segnale , ORA. Pubblico e visibile, il Vangelo dice che la carità non si deve rendere pubblica, è una cosa fra te e Dio, ma questa non sarebbe carità, sarebbe giustizia. Sarebbe dire : ci avete mandato qui e abbiamo vissuto bene con i soldi di tutti, oltretutto non siamo stati in grado di fare il nostro lavoro, l'abbiamo svolto davvero male, ma ci avete pagato lo stesso, ci avete garantito perfino il parrucchiere, il massaggiatore,  il medico omeopata, che in commissione parlamentare diciamo che non funziona, ma per noi la usiamo eccome , l'omeopatia. Ora ci rendiamo conto che siamo tutti nei guai e noi che siamo qui a rappresentarvi vogliamo farvi vedere che ci importa di voi , ci interessa il vostro destino, non possiamo più fare molto, ma diamo un segno concreto.   Non l'hanno fatto , magari non serviva a niente , ma il segnale sarebbe stato opportuno ,anche se poco utile. E io non li voto più.

giovedì 1 dicembre 2011

Risolvere situazioni .

   Dal blog di Minerva Jones  che cita  Repubblica . Quando si dice risolvere le situazioni .

Dal sito di Repubblica (no comment su questo, né sulle concordanze di numero soggetto-verbo delle righe di spiegazione dell'immagine...)

"Autobus bloccato: i passanti capovolgono l'auto che intralcia"
Siamo in pieno centro di Atene, nel quartiere di Exarchia, noto ai più per la sua tradizione anarchica, l'autobus è bloccato da un'Audi A3 e inizia a suonare: arrivano un gruppo di passanti che in pochi secondi capovolgono l'auto e fanno cenno all'autista del bus di passare...

Aggiungo un link da leggere assolutamente qui.

lunedì 28 novembre 2011

SOGNARE DI VOLARE.



Novembre sta per finire, qui da me di notte non fa freddo freddo, come direbbe il Grande Capo Naso Sgocciolante, piuttosto freddino, sui 4 /5 °. Le violette, viole mammole, che fioriscono in febbraio, fanno qualche fiorellino, hanno l'impressione che sia primavera . Così anche il Jasminum Primulinum, che ha aperto un fiore giallo, e tutto il resto procede verso l'inverno senza convinzione, le cosmee nate in ottobre dai semi caduti a terra, piccoline, fioriscono timidamente, anche le salvie rosse e blu, le gaure  e le rose . Il pero ha finito la seconda fioritura  e ha perfino fatto delle perine minime che ovviamente non porterà avanti. Le giornate sono corte ma tiepide e belle da mozzare il fiato. Ho cominciato a costruire un muretto di "ordine" che servirà per definire un pezzo nuovo di terra da destinare all'orto in un punto dove c'era, tanto per cambiare, una discarica di sassi e macerie lasciate dai muratori. Lavoro con vanga e zappa, tolgo tutti i sassi anche di medie dimensioni, quando faccio il muretto li uso tutti , in modo da non ritrovarmeli fra la terra da coltivare. Un lavoro che richiede pazienza e forza, perché uso anche un pò di cemento e me lo impasto da me.  Quando lavoro vengono i gatti a trovarmi, soprattutto le due femmine sorelle, si accomodano su un ciuffo di erba secca e asciutta e mi guardano faticare. Sono  molto affettuose. Faccio come se, la prossima primavera, avessi acqua disponibile per coltivare, il che non è certo, visto che si è abbassata la falda e il pozzo si asciuga subito .





La mia vita sta cambiando di nuovo e mi sento stranita . Le mie figlie non sono più in casa con me, ma stanno quasi sempre dalla mia suocera, così le fanno compagnia e intanto sono in città, che per delle persone giovani è una cosa bella . E'  naturale che i figli se ne vadano, ma quando succede è comunque difficile accettarlo, e poi avrei pensato che se andassero perchè erano diventate autonome, ma non è così .Quando una di loro torna a dormire e a cenare a casa mi sento subito meglio, anche se non parlo tanto con lei mi sembra che le forze, nella casa, siano tornate al loro posto.




Io sono qua e sto con la mia Holly , che mi trova molto noiosa, perché sto a pesticchiare quasi sempre nello stesso posto, mentre lei vorrebbe andare a fare una passeggiata .Ogni tanto viene e mi dice delle cose, usa la sua voce in modo molto personale ed è il primo cane che si esprime in modo così forte ed originale con la voce . Qualche volta mi abbaia per dirmi che è l'ora di giocare, prende un legno e lo butta in aria per farmi capire. Giochiamo poi io l'abbraccio e si sta lì abbracciate.


Per il resto ho come la sensazione che stia per cadermi in testa un grosso masso e che non potrò fare niente per scansarlo.  Il fatto è che siamo nella merda , perdonate la parola , con lo spread , i Bot , I Btp, i Bund , la Merkel , Sarkosy e ora anche Monti , l'unica piccola soddisfazione è non vedere la faccia di Silvio tanto spesso, anche se continua a tramare nell'ombra . Non c'è niente da fare, dovremmo togliergli le televisioni, tutto è partito da lì e tutto può ricominciare, il veleno e il sonnifero mediatico sono sempre efficienti e non conta che io e molti altri non vediamo le reti Mediaset, purtroppo moltissimi altri ci sguazzano dentro.













 La mia amica blogger Arcangela mi ha lasciato una storiella molto carina che parla dei livornesi e dei pisani  e allora mi è tornato in mente quando facevo l'università a Firenze. Era aperta da poco la Casa dello Studente a Careggi e il giorno andavamo a mangiare alla mensa . Per arrivare a servirsi si doveva fare una coda in un percorso obbligato e ad un certo punto quelli che erano davanti si trovavano in parallelo a quelli di dietro e se ci si conosceva ci si salutava . Quel giorno lì mi trovavo fra un gruppetto di pisani e uno di livornesi . E? noto in Toscana che i livornesi usano come cadenza la parolina "Deh", la mettono dappertutto , e i pisani fanno più o meno la stessa cosa con la parolina "Bah" . Essendo in fila gli uni davanti agli altri si riconoscevano e si salutavano,ne venne fuori una fila di  Deh da una parte e di Bah da quell'altra , in pratica uno di qua faceva "Deh !" per salutare e quell'altro gli faceva "Bah" . Deh, Bah, Deh, Bah ,Deh Bah, erano almeno in cinque per gruppo , non finivano più, sembrava un film da ridere .Questa non è una storiella, lo capite anche dalla difficoltà di far capire dov'era la comicità della situazione.

  Sapete che ogni tanto racconto un sogno. L'altra notte ne ho fatto uno bellissimo. L'avevo sognato anche in passato: alzavo prima una gamba e poi l'altra nell'aria e rimanevo a galla, come  in mare, poi cominciavo a muovermi, a dimenarmi e a usare le braccia come quando si nuota e mi muovevo nell'aria, mi alzavo. Ero molto felice, stavo volando, ma ci voleva una certa convinzione, se perdevo la convinzione scivolavo in basso. Facevo vari tentativi e diventavo più brava. Un uomo si avvicinava e mi diceva "Signora! Ma che fa?" come se stessi facendo una cosa sconveniente . Gli dicevo: " Non mi tocchi, sa! Non mi tiri giù, altrimenti cado!" Ero felicissima, potevo andare in città volando, senza prendere la macchina. Molto liberatorio. Mi sono svegliata con l'idea che, se ci provavo, potevo facilmente ripetere l'esperienza. Che dite, nel 2012 si imparerà a volare?

Post scriptum : le foto , per onore di verità, le ha fatte Mauro .

giovedì 24 novembre 2011

Il grande capo Naso Sgocciolante.

Quando ero ragazza mi piacevano moltissimo le barzellette e mi piaceva raccontarle , avevo anche un certo successo , che dipendeva dal fatto che , a metà barzelletta, mi veniva così tanto da ridere che non riuscivo a finire e contagiavo tutti . Per una questione di neuroni specchio , credo , che se vedi uno che sbadiglia , sbadigli, ma anche se vedi uno che ride , anzi si scompiscia dal ridere, ti viene da ridere anche a te , sebbene tu non abbia capito dove sta la comicità della storiella che sta raccontando. Ne ho raccontate tante ,avevo un vasto repertorio, ma  a mio marito le barzellette non piacciono, gli piacciono invece certe stupidaggini che si inventa lì per lì quando è imbarazzato , nonsense sciapiti che non ti fanno fare una risatona , ma ti fanno tirare la bocca da una parte , in un mezzo ghigno. Così è andata a finire che ho dimenticato moltissime barzellette , salvo quelle che mi sembrano il paradigma della comicità come questa :

Dottore , la mi' moglie non sta punto bene, è diventata secca, nervosa , non ci si può parlare che risponde subito invelenita , gli fa sempre male qualcosa , bisogna che la visiti per vedere che ha ...
Il medico la visita e dice al marito " Ascolti , questa donna bisogna farla mangiare ..."
Dice il marito " Sì , ma da chi?"

O anche questa :
 C'è uno che non sa raccontare barzellette , le dimentica o sbaglia a raccontarle . Un giorno ne sente una per strada " Lo sai chi è in fin di vita? No, chi ? Il culo !" Infatti il culo si trova proprio in fin di vita.
Lo sciupabarzellette pensa : " Questa è facile, me la ricordo per forza , son due parole , non la posso sbagliare ." Così va al bar e dice che ha una barzelletta , tutti dicono che non la vogliono sentire , che le sue non fanno ridere , le sciupa tutte , Questa no, impossibile, son due parole , dice lui . Allora sentiamola . Bene , ve la racconto : Lo sapete chi è morto?

Una di queste vecchie barzellette era quella del capo indiano ( nativo americano ) che era un vecchio sciamano e prevedeva il tempo come un meteorologo . L'ufficiale del forte ordina ad un soldato di andare dal grande capo Naso Sgocciolante , si chiamava , a farsi dire quanto freddo avrebbe fatto in inverno, così si potevano regolare per la provvista di legna  . Il soldato monta a cavallo e corre fino alla montagna dove abitava il vecchio indiano . Il grande capo guarda verso la pianura, annusa l'aria e dice "Sarà un inverno freddo . " Il soldato torna con la previsione e l'ufficiale ordina, su quella base, di riempire la legnaia . Poi gli viene un dubbio : sarà meglio tornare dal grande capo Naso Sgocciolante a sentire meglio ? Il soldato torna (Risparmio tutta la strada a cavallo ) e il capo fa come la prima volta , guarda verso le grandi pianure , annusa l'aria e dice "Sarà un inverno freddo freddo : " Il soldato torna al forte con il responso . L'ufficiale fa tagliare altra legna. Ma poi gli viene un dubbio , sarà meglio rimandare a chiedere al grande capo , tante volte la legna non bastasse ? Il soldato riparte e questa volta il capo dice "Sarà un inverno freddo freddo freddo ." Prima di ripartire al soldato viene una gran curiosità e chiede come fa il Capo venerabile a sapere quanto sarà freddo l'inverno . Il capo guarda verso la pianura , dove si trova il forte e dice "A giudicare da tutta la legna che fanno al forte...!" Tutto questo per la Loretta del Roseto in Via Cerreto , che voleva sapere la barzelletta .

lunedì 21 novembre 2011

L'Ombra : il Libro dei Mostri.

A proposito di Ombra, le fiabe antiche sono piene di situazioni oscure e pericolose e molte non sono a lieto fine. Penso alle storie che si raccontavano un tempo in Toscana nelle notti invernali, tutti raccolti intorno e dentro al camino, quei camini grandi dove ci stava intera, in un cantuccio, la seggiolina della nonna o del nonno, i narratori. C'è una raccolta di queste fiabe, le "Novelle della nonna" di Emma Perodi, con le leggende del Casentino, piene di diavoli e fantasmi, angeli e soldati, campi pieni di cadaveri e la morte personificata. Nell'infanzia delle mie bambine non c'erano fiabe così, che fanno paura, ma solo storie a lieto fine, oppure comiche, molto meno divertenti, perché è divertente avere paura. E' divertente andare a cercare dove l'Ombra si nasconde, negli angoli bui della mente, e vedere le cose strane che fa, ma noi genitori ne abbiamo paura, temiamo che i bambini possano perdersi e spaventarsi, che si coltivi dentro di loro l'incubo.

Una volta, cercando in libreria i regali di Natale, trovai un libro che mi sembrò molto carino, con in copertina  il disegno di un bambino che teneva per mano, e tirava con tutta la sua forza, una grossa zampa unghiuta e pelosa, di un'enorme creatura che era riluttante a seguirlo, e il bambino aveva un fumetto sopra la testa che diceva: "Mamma! Guarda: ho catturato un altro mostro!" Mi sembrò una cosa davvero buffa;  il libro catalogava i vari generi di mostri che i bambini si inventano o credono di individuare da piccoli, come il mostro del Buio, quando la mamma chiede " Ti dispiace andare a prendere una cosina in camera ?" tu dici di sì, ma poi devi passare nel corridoio buio, accendi la luce, ma per un attimo  ti pare di vedere un'ombra scura e fugace rintanarsi in un angolo, proprio prima che la lampadina del soffitto illumini tutto ... Quei mostri li avevo conosciuti quasi tutti, da bambina, e ora ne potevo ridere. Messi lì tutti insieme, nelle pagine del "Libro dei mostri", erano proprio buffi, c'era quello che abita sotto il letto e di notte potrebbe venire a pigliarti, allora ti tiri le coperte fin sopra il capo, c'era quello del water, che cerca di prenderti mentre ti siedi a fare la pipì e c'erano le strategie per combatterli. Mi pareva un modo così moderno e spiritoso di affrontare la cosa, ma le mie bambine non la pensarono così; lo trovarono piuttosto un libro pieno di suggerimenti per spaventarsi, con cose a cui loro non avevano ancora pensato, in sostanza il libro faceva loro vedere sotto una luce nuova e terrificante alcune situazioni quotidiane in cui mai avrebbero pensato di poter avere paura. Quando leggevo il libro a voce alta  e ridevo, anche  loro ridevano, ma in realtà tremavano di fifa nera. L'Ombra vibrava e godeva dentro di loro. Molto più tardi mi confessarono che il Libro dei mostri aveva fatto quest'effetto e io ne fui affranta: avevo sbagliato un'altra volta!
Ora le mie figlie sono grandi e le loro paure sono cambiate, una di loro a volte mi racconta le sue e mi coinvolge oltre il dovuto, non per colpa sua, ma perché vorrei cercare di eliminare i suoi timori e renderle la vita un cammino più luminoso e sereno. In realtà non sono brava a farlo neanche per me. Quelle paure di bambine, invece, ora le trovo naturali e perfino salutari, forse anche la paura va esercitata, ed è  meglio farlo col libro dei mostri che con situazioni reali, che comunque, nella loro infanzia, non sono mancate.

L'Ombra è  presente in noi, ed è la parte meno presentabile, quella che annusa cose puzzolenti, mescola la cacca con un bastoncino, dice parolacce, fa cose sconvenienti. Dicono che si deve nutrire anche l'Ombra, è per questo che ora piacciono tanto le storie di vampiri?
La mia mamma quando eravamo piccoli non voleva che dicessimo parolacce, e considerava parolacce anche "cacca" "culo" "scemo" e molte altre parole innocue, avevamo, al loro posto, popò e sederino e cose del genere. Ai bambini piace molto dire brutte parole, e io, che ricordavo i divieti della mia infanzia, inventavo delle storielle per le mie bambine piene di parolacce o situazioni strambe. Un pomeriggio inventai una storia che rimase famosa, che non ricordo molto bene. Si trattava di un aeroplano che andava a scuregge, cioè usava i gas intestinali come propellente, per questo ogni sedile e ogni sedere di passeggero era collegato con un serbatoio e per incrementare la produzione di gas la hostess serviva fagioli per pranzo, cucinati da un cuoco cinese con una pentola a pressione. Ma c'era sull'aereo un dirottatore che uccideva il cuoco cinese. Intanto un altro aereo si accostava al primo e da lì altri amici del dirottatore sarebbero saliti a bordo. La situazione si faceva complicata e per me era difficile risolvere la narrazione. Decisi, scervellandomi un pò, per questa soluzione: la hostess, che faceva body building, riuscì ad atterrare il dirottatore e farlo fuori, poi andò nella cucina e si accorse che il cuoco era stato ucciso e la pentola a pressione stava per scoppiare. Capì che poteva salvare la situazione e fece arrivare l'aereo dei nemici  in posizione adatta al di sotto del primo aereo, fingendo di essere il dirottatore. Poi aprì un portellone e lasciò cadere la pentola a pressione sull'altro aereo, la pentola scoppiò come una bomba e distrusse tutti i nemici. La hostess coraggiosa fu acclamata da tutto l'equipaggio. Naturalmente la storia era infarcita da parole e versacci che facevano ridere molto le mie bambine. Se la ricordano ancora. Tutto questo ebbe come conseguenza il fatto che, quando erano poco più grandi, io continuavo a dire parolacce innocue e loro mi guardavano male e mi dicevano di star zitta, cosa che avrei dovuto fare io.
 E' così che funziona, se non è vietato, non è tanto divertente dire parolacce e anche l'Ombra, dentro di noi, non si diverte più.

domenica 20 novembre 2011

Il piccolo libro dell'ombra.

Il laghetto in autunno.


Ho trovato in camera di mia figlia, nel tentativo di mettere in ordine, perché sembra ci sia scoppiata una bomba, un librettino che deve essere stato pubblicato con un numero dell'Espresso:
 Robert Bly ," il piccolo libro dell'ombra". A pagina 13, dopo alcune pagine di introduzione, dice che il corpo umano proietta un'ombra, più la luce è brillante, più l'ombra è scura. "Genitori e insegnanti ci spingono a sviluppare il lato luminoso della personalità, a occuparci di argomenti illuminati dalla ragione, come la matematica e la geometria, e ad avere successo. La parte oscura della personalità allora non viene nutrita e diviene sempre più affamata. Che cosa facciamo allora? Inviamo un corvo."


Questo Robert Bly è un poeta che si misura con temi della psicologia del profondo con le armi del poeta. Una sua poesia:

La colomba ritorna: non ha trovato dove posarsi.
Tutta la notte ha volato sui percossi flutti,
nell'oscuro sottoponte
condividerà il letto con la tigre;
datele pace.
La rondine dalla coda biforcuta lascia la tolda all'alba ,
rondini blu tornano al crepuscolo.
Il terzo giorno il corvo volerà.
il corvo, il corvo, scuro come il ragno,
il corvo troverà nuovo fango su cui camminare.


Il solanum Rantonetti

Un'altra:

Quelle grandi distese di neve che si fermano improvvisamente a due metri da casa...
pensieri che vanno solo fino ad un certo punto .
Il ragazzo lascia la scuola e smette di leggere libri;
il figlio lontano smette di telefonare a casa.
La madre depone gli arnesi e smette di fare il pane.
E la moglie guarda il marito una sera ad una festa
e non lo ama più.
L'energia lascia il vino e il ministro cade
nell'uscire di chiesa.
Non si avvicina di più;
colui che sta dentro si ritrae , le mani non toccano nulla e stanno al sicuro.
Il padre piange il figlio morto e non esce dalla stanza dove si trova la bara.
Abbandona la moglie e lei dorme sola.
Il mare si gonfia e ricade per tutta la notte.
 La luna continua
a percorrere i distaccati cieli da sola .
La punta della scarpa ruota nella polvere ...
e l'uomo dalla giacca nera si volta e scende giù dalla collina .
Nessuno sa perché è venuto, né perché è tornato indietro senza salire la collina.

Pergola e panchina tutto riciclato.

L'Ombra.

Una delle storie contenute nei libri di Mary Poppins è quella della notte di Ognissanti, la notte delle Ombre. Notte di Ognissanti, così veniva tradotta nella versione di quando ero bambina che ancora conservo in casa. Erano tre libri, mi manca il primo volume, prestato ad una bambina di cui ricordo il nome che non me l'ha mai restituito. Ancora provo l'impulso di telefonarle e richiederglielo. Mi piace moltissimo Mary Poppins. Non la perfetta, pure amatissima, Julie Andrews del film, ma la bambinaia severa e bruttina, con i piedi a papera e le gote rosse del libro. Questa vera Mary Poppins porta spesso, con la sua guida, i bambini Banks nei territori dell'Ombra. La notte della Vigilia di Ognissanti li porta a vedere la festa delle Ombre che, una volta all'anno, si liberano dai corpi e se ne vanno in giro da sole. Ballano e si divertono nella notte, fanno pazzie! Ma qualcuno si sveglia nel cuore della notte e alla luce della lampada si accorge di aver perduto l'ombra. Va a cercarla disperato, senza la sua ombra, senza l'immagine oscura che si piega e striscia sotto di lui alla luce del sole o della luna, o solo di un lampione, non è più nessuno. Torna, ombra mia! Senza di te non esisto.