sabato 15 giugno 2013

Il ministro Kyenge e la consigliera leghista Valandro

Non ho tempo di far riflessioni approfondite , ma questa cosa non mi sento di lasciarla passare senza dire niente. Mi riferisco all'esternazione della consigliere leghista Dolores Valandro sul ministro Kyenge. Ha detto "Ma quella lì non la stupra nessuno?" O qualcosa di simile.
Intendeva commentare un fatto avvenuto a Genova, il tentato stupro da parte di un giovane somalo di cui la consigliera regionale leghista  attribuiva la responsabilità alla neo ministra, come di qualunque reato commesso in questo periodo da extracomunitari.
E' diffusa anche fra le donne, almeno qui da me, l'espressione "Ma quella, (o quello) non tromba mai?" per riferirsi a una persona troppo rigida o nervosa che non si concede niente, e significa che di solito chi ha una buona vita sessuale è più sereno e equilibrato di chi non ce l'ha.
 Ma questa esclamazione fatta da una donna mi ha sbalordito! Perché fatta da una donna e perché si riferisce non ad un rapporto sessuale normale, consensuale e appagante, ma ad una violenza. E allora mi appare l'immagine interiore di questa signora che l'ha fatta, violenta, cruda, di una barbarie che ricorda i secoli bui, ma anche questo tempo nostro a certe latitudini, tipo l'Africa dei genocidi o la guerra in ex Iugoslavia.
Lo stupro è evidentemente la violenza peggiore che si può infliggere ad una donna, perché entra nella sua intimità, sia quella dell'anima, anche se una donna cerca di chiudersi e non sentire niente, sia quella del corpo, penetrando all'interno dove una è indifesa e dovrebbe entrare solo chi lo fa con amore. Ricordo il monologo di Franca Rame quando raccontava lo stupro che aveva subito. Si resta segnati per sempre, può darsi che si superi, ma ne resta sempre il segno.  Ora che una donna lo auguri ad un'altra donna, perché la odia, perché è nera?, perché è ministro e rappresenta una parte avversa? è proprio segno di barbarie, di inciviltà, di una qualità personale pessima, di un essere umano che non dovrebbe rappresentare nessuno, ma farsi curare per tentare di avere rapporti e pensieri corretti verso gli altri, segno che prima di tutto con se stessa proprio non sta bene.

lunedì 10 giugno 2013

un altro appuntamento

Perdonatemi per l'insistenza, ma l'unico posto dove pubblicizzare questi incontri di presentazione del libro , per quel che mi riguarda, è il mio blog, quindi avviso di nuovo che il  prossimo 12 giugno, cioè mercoledì, alle 17,30,  a Milano, presso la Biblioteca di Sant'Ambrogio in via San Paolino 18, ci sarà la presentazione del mio libro "E' il freddo di questa notte" e di quello di Maria Teresa Mosconi e del gruppo di scrittura I mille volti  "Un soffio di luce". Ovviamente ci sarò anch'io! Sono curiosa di conoscere Maria Teresa, che pare sia un vulcano in attività, per la vitalità e l'energia che spande intorno. Per informazioni 02 88465814. Quindi per ora a ben rivederci.

venerdì 7 giugno 2013

La zia

Avevo detto che non volevo fare un blog di lapidi. Ma continuano a morire persone care. Questa volta sono andata al funerale, in un piccolo paese dove venivo spesso in estate durante l'infanzia, perché ci vivevano alcuni parenti della mamma. Si chiama con un nome che mi è sempre sembrato buffo, Palazzo del Pero.
Non so dove fosse il Palazzo e il Pero credo che sia secco da quel dì. Mi difendo dalla morte, è difficile che pianga. E per questa zia non ho pianto, e quasi nessuno piangeva, a parte sua figlia, e tutti erano sollevati che se ne fosse andata, dopo esser rimasta a lungo in coma. Ci si chiede"Quanti anni aveva?" "Settantacinque." "Giovane!"
Perché le strade sono piene di anziani molto più anziani accompagnati dalle badanti e non è un bel vedere, quando vedi di più questo che bambini che corrono in bicicletta o mamme con i passeggini.   Ma io mi ricordo di lei e la cullo nel cuore, quando aveva trent'anni, ed era leggera, magrolina e occhialuta, e lei e le altre avevano vestitini alla moda, stretti in vita, anni sessanta, ed erano belline, fresche e innamorate, perché una cosa va detta, che da loro abbiamo avuto l'esempio di matrimoni felici, di coppie unite per amore. Si vedeva che lo amava quel giovane magro e fine, che arrossiva e si arrabbiava facilmente, che aveva un buon lavoro ed era affidabile come lei.
Mi raccontò una volta, dopo che il marito morì e lei non riusciva ad accettarlo, che lui non voleva che lei lavorasse, voleva tenerla a casa, erano ancora i tempi che il marito si sentiva diminuito a permettere alla moglie di lavorare, non era abbastanza quello che guadagnava lui? Non le bastava, non la teneva abbastanza bene, lei e la bambina?
Ma lei eri decisa , prima glielo spiegò gentilmente e lui era duro più di lei, poi fece il concorso per maestra di nascosto, lo superò e lui si dovette arrendere. I primi tempi le assegnarono una scuola lontana dal paese, ma lei ci andò lo stesso e lui era scontento, era l'unico motivo di disaccordo, gli unici litigi li ebbero per il suo lavoro, e dire che non era una femminista, ma voleva  avere uno spazio suo, un suo lavoro con sue soddisfazioni, suoi soldini e un'indipendenza anche se forse non ha mai avuto un conto corrente personale. Poi lui ebbe un infarto e lei s'impaurì tanto, non lo voleva perdere e non voleva più che si arrabbiasse, che alzasse la voce e diventasse rosso, ed era sempre in pena per lui. Lo amava molto, e la  bambina? Quella era una meraviglia, bionda e ricciolina, gli occhi azzurri e niente occhiali, quelli con le lenti spesse che aveva sempre dovuto portare lei, anche se poi, appena possibile, mise le lenti a contatto . La rincorreva per il paesino, fino al bar di sua sorella, dove l'adoravano e quando arrivava sulla porta sembrava arrivasse il sole.

Io venivo di pomeriggio con la mamma, qualche volta, e in estate stavo per una settimana al Palazzo a casa di una vecchia zia, oppure di un'altra zia più giovane. Vi ho voluto talmente bene! Mi piaceva tanto stare con tutte voi e la sera correre alla Pista, accanto al bar, dove avevano ballato tanti anni prima e ora ballavamo noi bambini con un mangiadischi che suonava a ripetizione "siamo la coppia più bella del mondo". Noi giocavamo e ballavamo e voi  mamme giovani (più della mia) sedute sui gradini o a un tavolino a fumare e chiacchierare, fresche e fiduciose in un futuro che, ormai lontana la guerra, sembrava tutto rosa. Una delle mie cugine più piccole in quel periodo amava, al mondo, due cose sopra tutte le altre: Palazzo del Pero e il mare, ma quando in estate andavano al mare le dispiaceva lasciare il Palazzo, così chiese al suo babbo se non si poteva avere anche il mare. Lo zio, anche lui scomparso da poco, le disse che sì, forse avrebbe fatto arrivare il mare dalle Ville Monterchi e una mattina ci si sarebbe ritrovati che si poteva andare in spiaggia proprio lì dove c'era il fiume...
Lo zio Piero che porta il mare al Palazzo è per me impareggiabile, ma chi sa che non succeda davvero, con questi cambiamenti dl clima?
Questa zia che se n'è andata ora aveva avuto per madrina la mia mamma  che l'aveva portata in braccio sul ponte del Palazzo verso la Chiesa per il Battesimo, ma a metà ponte s'era fermata e aveva fatto il verso di buttarla nell'acqua del torrente. Lo zio, il babbo della piccolina,  l'aveva sgridata e lei aveva detto che la buttava di sotto tanto lui era buono a far solo femmine! Questo era stato il primo passaggio del ponte, che decretava l'ingresso ufficiale nella comunità umana . Il viaggio è stato rifatto, col funerale, al contrario, passando sul ponte, dalla chiesa, al cimitero del paese. Ma tu non sei più lì, in quelle spoglie vuote, e dovunque tu sia ti mando un bacio.

giovedì 6 giugno 2013

Bene, sono già tornata da Milano, praticamente con l'elastico, che mi ha riportato a casa il giorno dopo . Sono molto contenta: ho conosciuto un'amica blogger di Milano, Ambra( Tra sogni e realtà) e un'altra amica che qualche volta ha lasciato un commento firmandosi Ommarì, in realtà Marisa, che è venuta apposta con la sua amica Rosy dalla Valsesia per incontrarmi. Sinceramente sono commossa da queste persone e avrei voluto parlare più a lungo con loro e conoscerle un pochino meglio, ma forse, anzi di sicuro,  ci saranno altre occasioni. Quanto a Marisa mi ha detto che si occupa dell'ospitalità dei pellegrini lungo i vari cammini, e abbiamo scoperto che avevamo un'amica in comune, di Arezzo, scomparsa di recente. Insomma il mondo è molto più piccolo di quello che sembra o forse è vera quella cosa dei "sei gradi di relazione" sei passaggi di persone conosciute per cui si può arrivare a chiunque sulla Terra. C'era anche Elisabetta Brambilla con la sua mamma, che ha lavorato con la mia amica Paola dell'Archivio Dedalus, anche lei presente, al libro insieme a me e che ha fatto una bellissima presentazione..questa ragazza che ha un'età vicina a quella delle mie figlie mi commuove per la partecipazione e  la comprensione del mio lavoro. Infine c'erano Maura e suo marito Marzio, che di recente sono venuti a trovarmi a casa mia. Devo dire con una certa sorpresa che mi è sembrato, incontrandoli , di ritrovare dei vecchi amici, nonostante che la nostra conoscenza sia recentissima. Ci siamo trovati tutti in un laboratorio di tessitura, un appartamento in una vecchia casa piuttosto suggestiva, con molte matasse di lana tinte con colori naturali appese come per decorazione. Eravamo pochi , ma forse per questo l'incontro è stato piuttosto spumeggiante e alla fine tutti parlavano e si scambiavano opinioni ed esperienze e mi è sembrato molto bello. Mi pare che siamo in tanti ad aver bisogno, oltre all'incontro virtuale,  dell'incontro reale, di trovarsi e scambiare con persone affini .Grazie a tutti , soprattutto alla nostra ospite gentile del laboratorio. E mercoledì pare che si riparta, di nuovo a Milano, organizzato dalla Paola, che però come editrice è in una tale girandola di presentazioni che non sapeva più dove e come, la prossima volta. Ce la farà questa vecchietta a tener testa alla sua amica? Intanto stamani sono andata in Piazza Duomo a piedi e sono passata davanti alla chiesa di San Lorenzo, dove non ho potuto entrare, era troppo presto, ma mi son goduta un pò la fila di colonne davanti alla Piazza , come mi piacciono! Milano è proprio bella, non ci potrei vivere forse, ma mi piace molto andarci.

lunedì 3 giugno 2013

A ben incontrarci

Rinnovo l'invito per il 5 , cioè dopodomani, a Milano, al laboratorio di Tessitura "Tessere incontri", metto qui il link su come arrivarci,  e spero che sia occasione per la presentazione del libro, ma anche per incontrare un pò di persone, so già che troverò di nuovo Maura e Marzio, che sono venuti a trovarmi alcuni giorni fa.

Da un "a ben incontrarci" a un addio, quello di Corrado Augias che lascia dopo una decina d'anni la conduzione del programma televisivo "Le storie/ diario italiano" . L'annuncio è stato dato nell'ultima puntata del ciclo stagionale, con una notevole asciuttezza, la solita, e sguardi severi che volevano sicuramente impedire che intorno dilagasse la commozione. Questa breve trasmissione intorno all'ora di pranzo mi ha fatto compagnia per tanto tempo, soprattutto negli ultimi mesi, ed è stata una presenza che mi ha rinfrancato e sostenuto. Un piccolo spazio di libero pensiero senza le melensaggini e le ipocrisie delle tv berlusconiane. In quest'ultimo incontro non ci sono stati ospiti, ma Augias ha di nuovo elencato i suoi ispiratori, Gramsci, Gobetti, gli illuministi e infine Piero Calamandrei, avvocato e uomo di grande cultura, toscano come me, di cui alla fine ha letto un brano che racconta il rapporto col padre, di cui si apprezza la parte migliore che in qualche modo si incarna in noi quando non c'è più... Ricordo bene che da bambina spesso guardavo la televisione fino alla conclusione delle trasmissioni, e allora c'era una sigla finale , con nuvole e cielo e una musica ... la stessa ha voluto Augias per il suo addio. Mi mancherà molto. Gli auguro ancora lunga vita. Addio invece a Franca Rame, mi duole molto la sua scomparsa, ma mi sarebbe dispiaciuto di più che non ci fosse stata,  bella, intelligente, coraggiosa, una signora davanti alla camera ardente l'ha definita " L'anima di Milano".

mercoledì 29 maggio 2013

Bisogna crederci 2

Fra me e G. c'era un rapporto preciso, misurato, ci siamo sempre dati del lei e dopo i primi tempi anche Mauro gli si affezionò molto. A Mauro dava del tu e lo trattava sempre con affetto, quasi come un figliolo, perché aveva capito che Mauro non è competitivo con gli altri uomini, che gli credeva e lo ammirava, e G. lo aveva accolto fra le persone a cui voleva bene. Non erano tante queste persone, in generale G. era proprio come un gallo minaccioso e collerico, disposto facilmente ad arrabbiarsi. Non gli era venuto niente facile nella vita, aveva dovuto conquistarsi tutto, ma la sua predisposizione alla pittura e alla scultura era così evidente che quando da adulto aveva frequentato l'Accademia di belle Arti subito gli avevano riconosciuto il suo talento. Aveva conosciuto e avuto rapporti con molti dei pittori più importanti del suo periodo, mi ricordo Annigoni, Guttuso e Sassu, ma poi  non gli interessava niente di frequentare l'ambiente per farsi notare e tornava a lavorare con le mani in campagna, a fare i suoi incroci genetici, a coltivare pomodori e frutta. Quando gli parlavo dei miei cani mi diceva che c'è il cane dominante, che ha bisogno di un padrone forte e autorevole, e c'è il cane recessivo, che non trasmette neanche i suoi geni e ha un carattere mite e per lui non interessante, a lui interessava lottare, con i cani, con le persone, con la vita. Gli interessava la gente che gli resisteva, gli si opponeva, la gente con una personalità. Ancora faccio questa distinzione fra me e me quando incontro persone nuove, mi chiedo se una persona è recessiva o dominante.
G. aveva alcuni figli e una famiglia del tutto normale e tranquilla, diversamente da lui. L'aveva guidata col pugno di ferro e le aveva garantito i mezzi economici anche se poi si era lasciato lo spazio per tutte le sue sperimentazioni. Teneva la sua famiglia, di cui era giustamente orgoglioso e geloso, e tutto il resto in due compartimenti stagni che non dovevano venire a contatto. I suoi figlioli, per quel che ne so, erano ragazzi beneducati e poco portati per gli eccessi e le stravaganze, e da grandi avevano lavori e famiglie stabili . Sempre per le sue competenze di genetica diceva che dei suoi figli nessuno poteva essere come lui, che la genialità saltava una generazione e si sarebbe ripresentata nei nipoti. Quando ebbe i primi nipotini  li esaminava e indagava, con lo stesso atteggiamento che aveva a volte con i cuccioli dei suoi cani, per spiare i segni di quello che sarebbero diventati, certo che avrebbe trovato fra i suoi discendenti uno che gli somigliava molto, da non amare più degli altri, ma da seguire di più. per dargli qualche dritta, visto che sarebbero stati uguali. Non so se gli sia riuscito. Ad un certo punto spostammo il negozio e non ci fu più modo di vedersi quasi quotidianamente come prima, ma quando ero libera ed ero in città, nelle ore in cui sapevo che poteva essere allo studio, andavo a trovarlo e ricevevo ancora pezzi di quel racconto intricato che era la sua vita. Dicevo" Bisogna sedersi e scrivere, scrivere date, tempi certi, una griglia e poi dentro tutte queste cose!"
" Si farà-mi diceva- si farà!"

Intanto aveva fatto costruire con molte delle sue risorse una casa in campagna da una impresa edile che aveva realizzato il grezzo, il resto lo voleva finire da sé. Andavamo a trovarlo con le bambine e c'era il cantiere aperto e una confusione indescrivibile, scoraggiante a vedersi. Ferri, macerie, materiale edile, erbacce, un orto molto incasinato perché lo faceva mentre costruiva e solo per metà giornata, l'altra metà lavorava per procurarsi le risorse per tutto quello e la famiglia. Lavorava con lui un amico più giovane, un uomo alto e mite. Recessivo, l'avrebbe  bollato G. , ma gli voleva bene. Erano tutti e due abbastanza sporchi e sudati, presi dal lavoro ben oltre il tramonto del sole. Con questo amico, diciamo Paolo, G. ha vissuto tutte le fasi di una vera amicizia, fino al rifiuto, fino a scacciarlo e poi ad accoglierlo di nuovo. Paolo lavorava con G. gratis,  aveva un enorme affetto per lui ,  un attaccamento come ne scatenano questi personaggi molto forti, con quest'energia che è come quella dei vulcani, o meglio come quella di certi fenomeni cosmici, stelle di neutroni o buchi neri, che attirano a sé gli oggetti vicini, che poi distruggono. Le stelle di neutroni sono piccole e densissime e non lasciano andare neanche la luce, difatti non sono luminose.

G. attirava le persone in questo modo e dovevi conservare una certa distanza nell'averci a che fare per non farti male e non essere stritolato dalla  sua potente personalità, eppure non avevi mai l'impressione, come a volte accade, che ti risucchiasse energia, ma anzi ne eri sempre arricchito e ritemprato, come se potessi attingere anche te alla sua fonte. Un giorno ci andammo che stavano impastando il cemento.
"Devo costruire degli archi e avevo chiesto il prezzo della pietra serena tagliata, ma non me lo posso permettere. Le pietre le faccio da me. "
"E come fa a farle da sé?" gli chiesi curiosissima.
 " Faccio una miscela di malta da restauro, in certe percentuali precise e ho costruito le casseforme, ce la colo dentro e faccio le pietre."
Io allora ero una purista integralista, stupidamente, lo riconosco, e la pietra finta non la potevo concepire, ma quella volta rimasi ammirata. Faceva le pietre una ad una, con pazienza , aiutato da Paolo. Non ci potevo credere che ce la facesse, ma ogni volta che andavamo a trovarlo  il lavoro era avanzato e lui aveva scolpito, in pietra serena vera, dei bassorilievi da inserire negli archi . Fra le pietre finte e quelle vere non si notava la differenza!

E' per questo che dico che bisogna crederci. G. ci credeva, credeva fermamente in se stesso e era certo di farcela e arrivare in fondo, non solo alla mole enorme di lavoro, ma anche alla soluzione dei vari problemi, strutturali, idraulici, di tiraggio dei camini, di ogni altro genere, che gli si presentavano via via che procedeva. Io ero abituata in una casa dove il mio babbo, pur essendo un tecnico, non cambiava neanche le lampadine e non sapeva aggiustare una presa di corrente. Per me G. era un fenomeno e penso che lo fosse realmente, in una società dove pochissimi sanno lavorare con le mani collegate al cervello, al massimo sono competenti in un ambito molto ristretto, chiamano sempre gli "esperti" e non sanno valutarne il lavoro . Per la sua casa realizzò dei bassorilievi che per me erano le sue opere più belle, meraviglioso quello che raffigurava la cacciata dal Paradiso dove comparivano i cavalli, una delle sue passioni.

Un giorno in una visita allo studio trovai un nuovo quadro con una Madonna, soggetto del tutto insolito per lui. Glielo dissi e lui rispose che aveva avuto con Paolo, di ritorno dalla campagna, un incidente che per un pelo non era stato mortale, e che nel momento in cui erano sbandati lui aveva avuto la visione della Madonna e aveva evitato il peggio. La macchina era distrutta ma loro erano vivi.Tornata a casa  raccontai a Mauro che G. aveva visto la Madonna. Mauro serissimo disse che non dubitava per niente delle sue parole, che un tipo come lui era in contatto diretto se non col soprannaturale almeno con la dimensione degli archetipi descritta da Jung, e di sicuro aveva visto la personificazione della Grande Madre o la Madonna che dir si voglia. Per questo, per ringraziarla, l'aveva dipinta.

Intanto eravamo venuti ad abitare qua e io avevo iniziato le mie peregrinazioni lavorative nei ristoranti, in città ci capitavo poco, a trovare G. mi ripromettevo sempre di andarci un'altra volta e nel frattempo passavano gli anni. Un giorno vidi dei manifesti di una sua mostra, ci andammo con la mia figliola più piccola e facemmo il giro fra i quadri appesi riconoscendo tante opere. Alla fine andai dalla ragazza all'ingresso e chiesi in che orario era possibile trovare G.
"Oh signora, anche lei come tante persone non sa che G. è mancato ..." e mi disse la data in cui era morto. Mi si riempirono gli occhi di lacrime. Eravamo stati suoi amici, conoscevamo sua moglie, ma non i figlioli se non per una conoscenza del tutto occasionale e abitando lontano ci erano sfuggiti i manifesti mortuari, così non l'avevamo potuto neanche salutare.

Quando il mio suocero era in ospedale capitò Paolo, che era stato suo amico e conosceva anche il mio suocero. Gli dissi come ero rimasta male di non aver saputo della morte di G. , di non essere andata al funerale. E così lui mi raccontò che gli era stato vicino fino alla fine, quando ormai la casa era completata e ci era andato a vivere con la famiglia,  i grandi lavori erano terminati,  G. aveva più di ottant'anni ed era malato e praticamente gli era morto fra le braccia. Era stata veramente una grande amicizia. G. aveva regalato dei quadri a Paolo, ma niente se non l'amore può giustificare quello che Paolo aveva fatto per lui. Ricordo la nostra ultima visita, aveva spostato l'orto e l'aveva separato da tutto il resto, in una zona esposta a nord, quello era il suo ultimo regno, contornato di viti da cui progettava di ottenere un vino specialissimo, e pieno di piante cariche di frutti insoliti.
Paolo mi disse che dopo la sua morte tutta una zona del terreno intorno alla casa, dove lui aveva lavorato negli ultimi anni, e che finché era vivo non si poteva toccare, era stata sgombrata, nessuno avrebbe saputo che farci, cosa tirarci fuori da quella roba. Disse Paolo " Hanno portato via due camion grandi carichi di ferro." E anche quest'enorme quantità di metallo gli sembrava un ultimo segno dell'eccezionalità di G. Potrei raccontare ancora tante cose di G. e forse un giorno rintraccerò i figli e chiederò il permesso di farlo, di raccontare le numerose zone in ombra, che lo rendevano ancora più umano ed eccezionale insieme. Credo che Dio, se c'è, ami di più chi ha combattuto con la vita di chi l'ha mandata giù come una minestrina di dado.

In una delle prime visite in campagna mi aveva dato una menta piperita fortissima e invadente. E la convinzione che bisogna crederci, questo è il primo passo per realizzare vasche( per pesci rossi,  libellule, ninfee e serpenti), muretti, giardini dell'Eden e una vita come un'opera d'arte.

lunedì 27 maggio 2013

Bisogna crederci

Sono orgogliosa di me quando penso che all'inizio, quando arrivammo qui nel 2000, davanti alla casa c'era un boschetto di bambù che quasi impediva di entrare, che fu una gran fatica estirpare e dove ora c'è la vasca c'era una discarica di macerie lasciate dai muratori quando ristrutturarono.  Veniva gente a trovarci e vedere  dove ci eravamo trasferiti e tutti dicevano " Bel posto, eh! Ma avete tanto da lavorare!" Le prime volte dicevamo di sì, che ci aspettava un gran lavoro, dopo un pò quando gli ospiti se ne andavano Mauro sbuffava:
 "Ma perché non pensano per sé!-diceva- Ma pensi a lavorare a casa sua!"
Perché a Mauro vedersi prospettare un lavoro lungo e faticoso gli produce un'insofferenza profonda. Se vuoi ottenere qualcosa da lui devi stimolare il suo lato creativo, non la propensione all'impegno. Effettivamente vedersi davanti anni di lavoro fa venir voglia di fare le valigie, qualche volta.
Col tempo di cose ne sono state fatte tante e tantissime ancora resterebbero da fare, anche perché  si procede  piano piano, con molto lavoro manuale,  come la tartaruga.o la lumaca. Incredibile come siano veloci e attive le lumache, ne trovo dappertutto, e ora spesso anche in cima agli arbusti, con la pioggia che le incoraggia. Una lumaca riesce a percorrere distanze e mangiare quantità di cibo che per un umano sarebbero impensabili.  Purtroppo io e le lumache siamo diventate nemiche giurate.

Riguardo alle cose da fare c'è anche da dire che le persiane, ottimo esempio, le sistemi e le ridipingi, ma dopo due o tre anni lo devi fare un'altra volta...quindi non finisci mai. E questo forse è immagine della vita dell'uomo, che non finisce mai niente e lascia incompiuto. O semplicemente è un animale come gli altri che fa la sua casa pensando di fare qualcosa di eterno, ma non è così.

Trasformare una discarica di sassi in un angolo amato di giardino è una gran soddisfazione.  Se  dovessi rifare la vasca ora penso che cambierei qualcosa  e mi farei aiutare da qualcuno più bravo di me, perché per esempio il bordo non è tutto allo stesso livello e costringe ad un lavoro di mascheramento del telo nero. Aspetti tecnici su cui non occorre soffermarsi. In ogni modo, lo raccontai in un vecchio post, al terzo giorno che avevo messo un pò d'acqua per fare assestare il telo arrivarono le libellule. E' evidente che sentono "l'odore" o qualcos'altro che le attira da molto lontano. Non c'erano mai state libellule, il posto è asciutto, che ci venivano a fare? Ora la vasca è un vero piccolo Biotopo, e non so neanche quali e quante creature ci vivono dentro e intorno. Non ho una pompa per il ricircolo dell'acqua, ma con molte piante ripariali, e ossigenanti sotto la superficie, l'acqua è pulita. Questo della limpidezza è  un dato molto variabile, se sale la temperatura tutto cambia di nuovo, si formano più alghe e lo strato superficiale si riscalda molto, si formano perfino delle bolle di fermentazione e la vasca somiglia alla palude della Donna della Birra delle fiabe di Andersen. Ogni tanto tolgo erbe ossigenanti a manciate, come chi pesca in un'insalatiera, perché penso che i pesci  rossi abbiano più posto per nuotare. Alle gambusie invece piace stare sulla superficie fra le fronde felciose delle ossigenanti.

Mi pare che gli animali che vivono nel laghetto siano abbastanza a loro agio, se non felici. Per la felicità bisognerebbe chiederglielo. Quando ci avviciniamo sentiamo una serie di  Pluf Splash Plof di rane che si buttano in acqua, vediamo i loro tuffi acrobatici, e a volte i salti dei pesci. In passato abbiamo avuto anatre e polli, oltre ai cani e gatti, ed avere animali è sempre molto divertente, anche se a volte procura delle preoccupazioni in più. Perché, come dico sempre, gli animali  NON PARLANO! Sarebbe semplice se dicessero "Mi fa male qua, in questo posto preciso.. " Oppure "E'stata una vespa a pungermi e non una bruca!" come è successo alla Holly qualche giorno fa che aveva il muso gonfio da far paura e via siamo andati dal veterinario. A proposito di bruche, com'è che finché sono belli e colorati sono bruchi e quando sono devastanti e urticanti sono bruche? Nel linguaggio sta già la diffidenza nei confronti del genere femminile.

Ma torno alla vasca dei pesci e di tutti gli altri animali. Chi se lo immaginava che dopo aver scavato a lungo (quasi due anni) quella buca e spostato terra e tolto sassi, e aver fatto muretti anche solo per sistemare i sassi, la vasca dei pesci sarebbe diventata la casa di tanti animali e una piccola oasi di riproduzione delle libellule, fino ad essere il soggetto di tante foto di Mauro, che è poi mio marito? Insomma da una piccola opera vengono una serie di conseguenze a catena, tutte interessanti, che poi vengono documentate con una cura quasi da guardone..
Offrire una casa ad insetti meravigliosi e sempre minacciati da pesticidi e siccità è una piccola "opera di bene", non lo sapevo quando la feci.

Certo non è facile, senza mezzi economici importanti da dedicare, realizzare le cose. Bisogna crederci, credere che ci farà. E qui mi torna in mente G. G. era un pittore che aveva lo studio in città nei pressi del nostro primo negozio. Era un uomo piccolo e forte, che avevo visto tante volte ma che non conoscevo di persona. Ogni giorno passava davanti al negozio e salutava un altro commerciante che aveva lì un negozio da una vita.Io chiacchieravo con quest'altro signore e  così, senza ricordare come avvenne  di preciso, nacque un'amicizia.

Tutti e tre avevamo l'orto. La mattina io portavo il pomodoro più grosso raccolto il giorno prima, quando arrivava G. tenevo il pomodoro in mano, nascosto dietro la schiena, e poi glielo sparavo davanti. Lui rideva, anche lui ne aveva portato uno enorme e anche quell'altro signore, entravamo in negozio e sulla bilancia della frutta si pesavano tutti e tre i pomodori per vedere quale pesava di più. Si trattava dei pomodori "Bistecca" che cominciavano a diffondersi fra gli ortisti . G. rideva molto di queste gare, poi mi invitava a salire allo studio per vedere le ultime tele . Ci stavo pochissimo, perché intanto il negozio era aperto e non lo potevo lasciare e lui ogni volta mi raccontava un pezzettino della sua vita. Era quella la più importante opera d'arte.

Si dice che gli artisti siano estrosi e amanti della trasgressione. Chi vuol farsi artista spesso si impone uno stile di vita eccessivo che magari non gli appartiene per niente. G. aveva per natura una vita esagerata, che gli rimaneva naturale e necessaria, ma che  a volte lo disturbava , gli sarebbe piaciuto a momenti essere un uomo mite e tranquillo e non essere preda di passioni ed emozioni violente. Era piccolo e concentrato, mai vista tanta energia in un uomo solo. Le prime volte era anche piuttosto sgradevole, guardava di traverso, ma con le parole era sempre un pò galante, io non c'ero abituata e la cosa mi disturbava un pò, il fatto che venga prima l'essere maschio e femmina, in una relazione umana, di tutto il resto , mi disturba, ma G. era fatto così, una creatura dell'altro sesso la guardava sempre e l'approcciava come fanno i galletti mugellesi, con una danza che allude al sesso e al possibile possesso. Presto trovai la via per comunicare con G. in modo autentico, che significava soprattutto ascoltare. I suoi racconti erano spesso incredibili, proprio nel senso che non ci potevi credere, tanto erano strani e inconsueti. Non si possono ripetere, ma per dirne una pare che uno dei suoi cani, una volta, avesse ferito o ucciso un ladro penetrato nel recinto. Cose che possono sconvolgere la vita. Lui restava impressionato ma quasi non toccato, sopravviveva. Una sola esperienza di questo tipo può segnare la vita di un essere umano, lui ne aveva tante.

Dopo un pò mi venne il pensiero di scrivere la sua vita. Allora non scrivevo, non ne avevo assolutamente il tempo, e soprattutto non ero convinta di poterlo fare, ma mi sarebbe piaciuto, e glielo dissi , gli dissi che potevamo sederci nella sua casa di campagna, quando l'avesse terminata e io potevo scrivere la sua storia bellissima, colorata, violenta e appassionata e anche di quando andava a caccia in Sicilia , con l'odore dell'origano e del mirto che riempivano l'aria e  c'erano dei massi lavici con delle piccole cavità scavate apposta, ci mettevi dell'olio e un uovo e per il gran calore assorbito dalla pietra ti facevi un uovo affrittellato senza pentola. Da questo, alla politica, alle persone con cui aveva avuto a che fare, ai suoi figlioli, alla moglie, alle donne incontrate, agli animali, la vita di G. era un racconto bellissimo. Ma non l'abbiamo mai fatto di scriverla e mi dispiace immensamente perché un biografo che racconti solo i fatti si perde il senso e il sapore  ... Ascoltarlo era una fatica notevole, parlava quasi sottovoce, e molto come con se stesso, dando molte cose per scontate, come se tu le conoscessi, poi a volte tirava fuori una cosa così grossa che ti sorprendeva e ti ci voleva un attimo per accettarla, ma lui intanto era già avanti e ti eri perso un pezzo della storia.

Alcune persone sogghignavano parlando di lui e dicevano che era un ballista, uno che racconta grosse bugie. Gente mediocre che non riconoscere l'ECCEZIONE quando la incontra, perché neanche la concepisce...Questo fatto metteva fra lui e l'ascoltatore una barriera, lui capiva che quell'altro non gli credeva e si irritava. Io dapprincipio feci una specie di atto di fede, decisi ci credergli,  se non altro di credere che quella che stavo ascoltando era la sua verità . Con gli anni verificai che era tutto vero. Da una conoscenza occasionale nacque in me un grande affetto per G:, un sentimento fatto di molte cose, simile a quello per un padre, molto diverso dal mio babbo e forse per quello complementare, simile anche a quello per un maestro. Avevamo interessi comuni, le piante, gli animali, con cui però lui aveva un approccio completamente diverso dal mio. Conosceva qualcosa di genetica e incrociava gli uccelli, ottenendo ibridi con caratteristiche che lo interessavano. Allevava lepri e tortore, polli e piccioni. Innestò un pesco su un salice e l'innesto funzionò. Fece delle pesche grosse e amare. Disse che l'aveva fatto per gioco. perché in estate veniva un amico con la moglie che gli mangiava sempre la frutta dagli alberi, e quella volta lui l'aveva incoraggiata a assaggiare quella pesca, sapendo che era amara, e infatti quella l'aveva sputata subito al primo boccone.... Mi figuravo il pesco salice e G. mi pareva un piccolo Dio rissoso, o un uomo che gioca  a fare Dio. Ma non mi scandalizzava affatto. I primi tempi che lo conoscevo gli misero un pacemaker . Dopo un pò che era tornato dall'ospedale mi disse che aveva tanto concime di pollo, ne volevo un pò? Potevo portarlo a casa con un carrellino da attaccare alla macchina, me lo poteva prestare, se volevo potevo andare  a caricarlo. Io ci andai con la mia bambina più grande che poteva avere cinque o sei anni. Lavorammo io e lui per qualche ora e riempimmo il rimorchio del trattore, il giorno dopo sarei andata a caricare l'altro carrellino.  Lui salì sul trattore e disse che sentiva che non era aggiustato bene, che forse si ribaltava.

"Per carità- gli dissi- Controlli bene, con tutta la fatica che abbiamo fatto per caricarlo!"
" Ma no- disse lui- secondo me  va bene.." Partì e il rimorchio si ribaltò subito, tutto il concime finì in terra. Io ero fra  esterrefatta e annullata, tutto quel lavoro da rifare e  ormai era tardissimo, Mauro mi aspettava per cena e avevo la Fiamma, mia figlia, con me, che era stanchissima . Anch'io ero stanchissima.
 "Vada a casa-mi disse- se ne riparla domani .."
La mattina dopo arrivò allo studio e gli chiesi come ci mettevamo d'accordo per ricaricare il rimorchio.
"Non c'è bisogno, l'ho già fatto io. "
"Ma è matto? -gli dissi. Quanto ha lavorato?"
" Sono tornato a casa a cena alle undici (di notte) .Diciamo che ho fatto il rodaggio al pacemaker." Sorrideva.
Era un pò matto,  ma passare una giornata di lavoro con lui era un divertimento. E' stato l'unico di cui è stato un pò geloso mio marito, diceva che gli facevo dei corni "psichici". Ridicolo. G. diceva che doveva trovare, da giovane, una donna come me, quante cose avremmo fatto insieme, quanti interessi avremmo condiviso.
Io gli dicevo "E quanto avremmo leticato! Lei non deve guardare adesso che siamo amici, deve pensare ad una convivenza, coi nostri caratteri ci saremmo scontrati continuamente! Abbiamo trovato le persone giuste, glielo dico io, io mio marito e lei sua moglie."
Mi pare di aver scritto anche troppo. Vi annoierò, ma sapete che scrivo anche per me, per fissare i ricordi e in questo caso dichiarare affetto a G. che non c'è più da alcuni anni, è ancora mio maestro e mi ha lasciato una menta forte e invadente che me lo ricorda....  Il seguito della storia nella prossima puntata.