Sentivo alla radio che le lacrime, per chi le vede, sono irritanti .Pare che un uomo che vede la sua compagna piangere non si commuova, ma invece si scocci . In effetti capita anche a me di irritarmi alla vista di qualcuno che piange, salvo eccezioni . Per esempio sono una di quelli che si è commossa a vedere la ministra Fornero piangere . Ma poi spesso penso che un adulto che piange dovrebbe tenere per se quell'emozione che esce esposta a tutti, che appare patetica. In questi giorni ho pianto parecchie volte, cercando di farlo da sola, convinta che le lacrime in una donna della mia età siano molto sgradevoli. E' l'età della vita che dovresti essere diventata forte, quasi inattaccabile, sicura, per l'esperienza accumulata, e non fare più scelte pesanti o insopportabili, ma solo scelte giuste, convenienti e adatte alla tua condizione .
Che è successo . E' successo che una mia vecchia amica mi ha trovato un lavoro . Che fortuna, direte !
Si trattava di provare, come sempre il primo mese è di prova, per me e per loro che mi assumono, ma la prova è più decisiva di altre volte : all'età che ho raggiunto, che è quella che le donne stavano per andare in pensione, poco tempo fa, ricomincio daccapo un'altra volta . Non è un lavoro difficile, si tratta di resistenza fisica e velocità, nella cucina di una pizzeria che resiste alla crisi.
Non è neanche un lavoro bello, ma quante volte ho accettato un lavoro che pareva bello e poi era governato da gente inesperta che presto è andata a gambe all'aria?
Per certi aspetti questo è un lavoro ideale .
Per altri c'è una voce in me che dice che sarebbe l'ora di realizzarsi un pò, nel lavoro, di tirar fuori i talenti e non è quello il posto. Che se non lo faccio ora di realizzare i talenti non lo farò più. E che ho fatto un liceo per finire così.
Ma poi c'è la questione dei soldi e della pensione. Grazie al fatto che per alcuni periodi ho lavorato in nero (c'era solo quello) mi mancano ancora degli anni per raggiungere i contributi necessari alla pensione minima . Inoltre lo stipendio fa la differenza .
Ne parlavo con un'amica che lavora da anni ed ha uno stipendio ottimo. Lavora anche il marito come libero professionista , ma non riesce a farsi pagare, se non con un fortissimo ritardo, ormai "spera" soltanto di avere i suoi soldi. Nel suo settore il lavoro è calato a picco. Lo stipendio della mia amica è diventato quello con cui vive la famiglia e questo ha cambiato i "pesi". La mia amica si sente quasi capofamiglia, o almeno ha acquistato autorevolezza ed è più libera delle proprie scelte . Non fraintendetemi, non ci sono liti, si vogliono bene e vanno d'accordo , ma il peso economico incide tanto sulla famiglia. Ora è il marito, caro amico anche lui, a sentirsi a volte di peso, ad avere dubbi sul proprio ruolo, a intristire, e lei può far poco per aiutarlo.
Per un uomo allevato come lui perdere la guida economica della famiglia ha forti conseguenze , e ragionarci sopra è utile solo fino ad un certo punto.
Ho raccontato la loro vicenda di questi giorni per dire come anche per me uno stipendio significhi maggiore peso nella nostra famiglia e una certa quota di libertà. Libertà di fare cose minime, perché lavorando così le serate sono tutte occupate tranne una e anche le energie sono abbastanza assorbite . Ma con uno stipendio solo diventava difficile fare anche il necessario .
Mi rendo conto che uso questo spazio come un confessionale, ma sono certa che alcuni leggendo si ritroveranno e potranno usare i miei "pensamenti".
Si ragiona e si prende distanza dalla propria realtà, si osserva e sembra di essersi pacificati . Invece non posso descrivere il timor panico che mi prende la sera quando devo partire per il lavoro . E' lì che sento di essere divisa : c'è quella che ragiona e guida la macchina e mi porta sul posto, c'è quella che intanto urla la sua paura e non se la sa spiegare e quando deve realizzare un piatto, banale e fatto mille volte in casa e nei vari lavori, non riesce ad attivare il cervello, lo spegne proprio . Quella razionale si arrabbia, perché si accorge che la situazione le è sfuggita di mano, chiama quell'altra che piange impaurita in un cantuccio della mente, e le dice che deve venire a finire il suo lavoro... Un manicomio in testa .
Avrei bisogno di nuovo di qualche colloquio con uno psicoterapeuta, ma vi pare che con uno stipendio da cuoca me lo possa permettere ? E poi quando ? Nel giorno libero ?
E prima ancora di aver riscosso il primo mese? Un pò mi vien da ridere .Questa situazione è stata pesantissima per parecchi giorni, ora si alleggerisce appena, ma solo perché ci faccio un pochino l'abitudine .
Invece dovrei rilassarmi, rompere la tensione e accettare il cambiamento con elasticità e con adesione.
Certo un chiarimento profondo sarebbe utile. Sarebbe utile far tacere le mie varie parti e far funzionare solo cervello e corpo, ripetendo che sono stata fortunata ad avere un'altra chance , alla mia età . Sarebbe utile smettere di chiedersi perché non mi è mai capitato, o non mi sono mai concessa di fare uno di quei comodi lavori di segreteria o che cavolo d'altro e perché , all'inizio, nonostante il bel libretto dell'Università , non ho raggiunto la laurea.
Per fortuna che ogni tanto arriva un segnale, il biglietto di un'amica che parla della felicità , ancora e sempre , la telefonata di un'altra e il cuore si scalda . Grazie per avermi ascoltato e per l'amicizia che sento via Net .