mercoledì 23 settembre 2020

Una valanga di commenti non pubblicati!

 Non so da dove cominciare. Da fine giugno la piattaforma Blogger su cui scrivo ha apportato dei cambiamenti. Di solito mi apparivano dei commenti, pochi, sempre delle stesse persone, più o meno, quasi tutti in italiano. Avevo visto che il blog era visitato anche da altri paesi, ma pensavo fossero italiani che vivono all'estero. E forse è così, però ora con queste novità di blogger improvvisamente mi sono apparsi tantissimi commenti in attesa di moderazione, di cui la maggioranza in lingua inglese. Qualcuno l'avevo trovato anche in precedenza, ma mia figlia, che parla e scrive in inglese, perché vive in Galles, mi aveva detto che secondo lei erano  commenti prodotti da un generatore automatico da considerare spam. Tuttavia in mezzo a questi ho trovato commenti non pubblicati della mia amica Sari, di Franz che non sentivo da tanto tempo e di altri, scritti in italiano, fra cui un'altra amica, Manola, che mi aveva scritto mentre leggeva il mio secondo libro e non riusciva a far pubblicare il commento. Credo quindi che sia una questione "informatica", cioè che tutto dipenda da compatibilità di sistemi informatici. Non ho assolutamente idea di come risolverla. Li sto leggendo e quelli che mi sembrano validi li approvo ma non riesco a farli comparire. Altra cosa: i commenti risultano in gran parte anonimi, anche se qualcuno chiede di mandargli una e-mail. Evidentemente non scrive in forma anonima, ma il nome non compare... insomma non capisco che succede, ma voglio ringraziare tutti quelli che hanno fin qui lasciato parole davvero gentili e incoraggianti, sono commossa...come se oggi avessi ricevuto tutti insieme tantissimi piccoli doni. Ora mi accorgo che vengono pubblicati. Non potrò rispondere a tutti, ma intanto siete qui!

martedì 22 settembre 2020

250000 visite

Son passati dieci anni da quando mia figlia grande mi regalò questo blog. Era il maggio 2010, i giorni intorno al mio compleanno. Impostò per me questo spazio e cominciai a scrivere. All'inizio ero come un naufrago su un'isola deserta. Parlavo con me stessa. Anche ora lo faccio, ma ogni tanto passa qualcuno, lascia un saluto ed è sempre un piacere e una sorpresa,  e io vado in visita alle isole degli altri. 

A giugno 2010 il mio suocero si ruppe il femore. Lasciai un bruttissimo lavoro che avevo e per qualche mese assistetti lui, o meglio aiutai, insieme ad altre persone. Quando si fanno cose difficili sembra di aver fatto quasi tutto noi e non è vero, c'erano anche altri. A fine settembre morì, il 25, mi pare. Cominciò quest'altro periodo che dura da dieci anni e non è per niente facile neanche questo per tanti motivi. Nel 2012, a gennaio, ritrovai lavoro in pizzeria. Il blog mi ha accompagnato costantemente perché ci scrivo i pensieri. Ci sono state tante cose in questi anni, di quelle che capitano nelle case, malattie, operazioni, ma anche le lauree delle figlie, il trasferimento di quella più grande nel Regno Unito...Non ho raccontato sempre tutti i fatti, perché qualche volta ho avuto problemi solo per aver raccontato sciocchezze, senza nomi e cognomi e qualcuno si è comunque irritato. Mi ha insegnato la prudenza e anche chi è davvero amico.

All'inizio del blog cercai in giro e trovai blog di cucina, ricette, fai da te, tantissimi cuori e rose finte e anche immaginette sacre. Poi, non so bene come, apparvero Alberto Cane, la Pia Viale, Sari, la Loretta del Roseto in via Cerreto, la Cinzia della Collina di betulle, Adriano, la Grazia Agostini , Sinforosa, Pontos col suo strepitoso giardino, Graziana , Silvia Pareschi e parecchi altri, fra cui da ultimo l'Agricoltore Anacronistico che seguo molto volentieri. Tutti blog molto interessanti...C'era anche Lara, Lara Ferri, una signora di Bologna che aveva un blog dal titolo "Estate incantata" da un libro di Ray Bradbury. Era come un accogliente salotto e lei la padrona di casa, con una parola gentile per tutti, seguiva tutti, commentava ed era un piacere, ma per lei credo fosse diventato quasi un lavoro stancante, che l'assorbiva troppo e a un certo punto abbandonò il blog, lasciando

  un vuoto grande che ricordo ancora benissimo. C'era Ambra, che faceva parte di un blog collettivo, anche lei molto presente. Tutti educati, tutti garbati e rispettosi delle opinioni altrui, anche se devo dire che più o meno la pensavamo nello stesso modo. Ambra ebbi il piacere di conoscerla personalmente a Milano, in occasione di una presentazione del mio primo libro "E' il freddo di questa notte". Una signora piccola e fragile ma che trasmetteva una grande sicurezza e forza interiore. Dopo un paio d'anni sulle pagine del suo blog comparve la notizia della sua morte, preceduta da una malattia lunga a cui non aveva quasi accennato. Una donnina, per le dimensioni, con un cuore enorme, molto generosa, e una mente brillante. Con alcune persone il legame è rimasto, siamo sempre amiche, altre se ne sono aggiunte. Ora c'è anche Facebook, quasi per obbligo, e così
tengo contatti con gente che non riesco a vedere, legata come sono.

Qualche giorno fa il  blog ha raggiunto le 250mila visite. La piattaforma di Blogger te lo fa vedere. Ci sono arrivata piano piano, anche con le lunghe assenze. I post più visitati sono quelli con le foto, ma in un periodo hanno avuto molte visite anche quelli sul pozzetto sgrassatore, uno che ha nel titolo la cacca di rondini e uno su un club scambisti. A confermare che gli argomenti intriganti sono molto "materiali". Mi chiedo quanti si saranno fermati per le belle foto di cui molte sono di Mauro, mio marito, e quanti invece avranno letto i post, e quanti avranno capito cosa volevo dire. Qualcuno è entrato in sintonia, lo vedo dai commenti, quasi 3000, di cui molti sono miei, in risposta.

250000 letture sono più di quel che uno possa sperare vendendo libri, in effetti. Diviso 10 sono 25000 visite all'anno. Non è una celebrazione, solo un punto, un numero. Ciao a chi passa, felice di esserci ancora.

Call center, parassiti, portatori d'acqua, Shantaram

Mia figlia ha lavorato per qualche tempo in una gelateria. Poche ore nel fine settimana. Un lavoretto solo estivo, ma di qualche soddisfazione, perché è il secondo anno, e si era stabilito con i proprietari un rapporto di fiducia. Ora però finisce e lei, esasperata da diverse cose, ha deciso di riprovare in un call center. Le avevo detto di non provarci neanche, qualche anno fa aveva fatto un'esperienza in un posto dove tenevano attaccata al muro una foto del duce e si comportavano come lui. Urlavano molto, i proprietari, assecondando istinto predatorio e frustrazione personale, col risultato che le ragazze (tutte donne) spesso piangevano e i risultati nel lavoro non miglioravano per niente. I primi giorni qualcosa vendevano, poi la curva delle vendite si abbassava, in modo fisiologico, allora buttavano fuori le malcapitate facendogli credere che era colpa loro. Mia figlia che aveva capito meglio di altri, previde il giorno che avrebbero mandato via lei e quando la chiamarono, cupi e cattivi, gli rise in faccia, proprio di gusto, senza riuscire a fermarsi. Questa risata è stata, credo, la cosa migliore che le è rimasta di quell'esperienza.

Lavoro. Bah, chiamarlo lavoro mi pare esagerato, non perché non si lavori, per il senso dell'intera faccenda. Ora parlo in generale. Questo tipo di call center vende qualcosa che non ti serve. Spesso mi chiamano per vendermi biglietti di teatro per beneficenza. Io a teatro non ci potrei comuque andare, visti gli orari di lavoro e molte altre cose. Incassi devoluti a certe fumose associazioni per il  morbo di Parkinson o l'Alzheimer. Anche per Emergency, una volta. Ma se vuoi sostenere Emergency puoi farlo direttamente. Mentre per il Parkinson o altre malattie contano sul fatto che, solo a sentirle nominare, anche puramente a scopo "apotropaico", come dice spesso Paolo Bonolis, cioè per una forma di superstizione, ti viene subito l'impulso di dare dei soldi, caso mai tenessero lontano la malattia. Son cose immediate, la paura ti fa dire sì e in fondo son pochi soldi, dieci euro, che possono scomodare comunque, certe volte, ma chiunque ne puo fare a meno, o quasi, e mandano un incaricato a prenderli, senza ricevuta.  Aggressivo, l'incaricato, come ho potuto sperimentare di persona. Mio marito anni fa aveva dato dei soldi e era diventata una tassa fissa. Quando al telefono ho risposto io il gioco è finito. Infatti continuano a chiamare e cercare lui. Drenano denaro, poco, ma da tante persone, in modo continuo, (senza che l'agenzia delle entrate se ne accorga?), nascosti dietro un velo tipo associazione culturale. Fanno "beneficenza", sì, ma a se stessi, i soldi rimangono quasi tutti a mantenere il gioco, che diventa un modo di campare alle spalle di un'intera società ignara. Ai malati di Parkinson o quel che sia arriva forse un 10 per cento, ma penso di esagerare per eccesso. Credo che lavorino, eh! Che ogni mattina vadano in ufficio e si accertino che le ragazze facciano le telefonate, e che il tizio vada a recuperare i soldi, e pagano un piccolo affitto per i locali e il telefono...Continuamente cercano personale per telefonare a casa della gente, lo vedo dagli annunci. Parassiti, che vivono nelle pieghe di una società che li tollera, come le pulci, o meglio gli acari, addosso al cane o agli umani, che se ne accorgono poco. Io quando mi telefonano li mando al diavolo. Però c'è sempre chi paga.

Vado in pizzeria a lavorare e tutti, lì, proprietari compresi, lavoriamo con il nostro corpo e la testa, e produciamo qualcosa di concreto. Non è una truffa, i clienti mangiano, o si portano via una pizza da mangiare altrove. Questi call center invece sono un qualcosa che cresce negli spazi di caos di una società che tenta di agire in modo ordinato, ma moltissime cose scappano dal disegno, dalla griglia ordinatrice, e si forma  un qualcosa di ordinato, sì, ma che cresce per conto suo sfuggendo al progetto generale, progetto che qualche senso prova a averlo. Non so se mi sono spiegata. 

Ora sembrerà che cambi argomento, ma non è così. 

Un amico mi ha dato da leggere "Shantaram", sull'India, mi ha detto. Qui trovate una recensione. Quello che ne penso io lo scriverò quando l'ho finito. Per ora bellissimo. Per forza, è Vita. Editore Neri Pozza. Lunghissimo, tante pagine tutte sorprendenti.  

A un certo punto c'è una storia sull'acqua.  Greg, autore e protagonista, scende le scale dell'albergo un po' fatiscente in cui abita e incontra degli uomini, indiani, che invece salgono con dei grossi recipienti pieni d'acqua in equilibrio sulla testa. 

(Nel nostro sud si usava portare l'acqua con delle conche  in equilibrio sulla testa. L'acqua oscilla e ci vuole niente perché cada in terra, così le ragazze, toccava a loro, sviluppano una speciale abilità. Noi abbiamo avuto una signora a servizio per molti anni, quando ero bambina, che aveva portato l'acqua in testa, nel suo paesino nelle montagne vicino a Benevento. )

Questi forti uomini indiani salgono arrancando con questi recipienti in testa, sudati. Greg, chiede a Prabu, la sua guida indiana, che diavolo stanno facendo. Portano su l'acqua per la tua doccia, Lin. Lin è il nome che gli ha dato la guida. Lui si sente male, aveva fatto fin lì anche 3 docce al giorno con quell'appiccicoso caldo indiano e ora dice che non ne farà più, se costano tutta quella fatica ad altri uomini. La guida indiana lo guarda con riprovero. " No, tu non hai capito niente, Baba. Devi farne tante, anche 4 o 5, perchè per questi portatori d'acqua è il loro lavoro, mantengono così la famiglia, e ne sono orgogliosi!" 

Greg, o Lin, che è lo stesso, li guarda allontanarsi per la strada con la loro cisterna, i corpi allenati e muscolosi, ammirati dalle ragazze che passano. E pensa che se le cose stanno così farà ancora più docce ogni giorno.

Che vi devo dire? Un'altra lezione su cui ho riflettuto. Ribaltamenti, quando si è costretti a cambiare punto di osservazione, a vedere cose nuove, l'altra faccia della realtà. Percorsi insensati che assumono un senso per qualcuno, sono perfino vitali...il caos strettamente intrecciato all'ordine. Chi prevale? Ha senso cercare di fare ordine?

In ogni modo per me, dovrei dire purtroppo?, i call center , almeno alcuni, potrebbero chiudere.

martedì 25 agosto 2020

Silenzio, di Shusaku Endo

"Silence" è il titolo di un film di Scorsese del 2017. Mi è capitato di vederne un pezzettino, di notte, mi è così tanto piaciuto che poi l'ho cercato e rivisto su Rai Play, e infine un amico mi ha prestato il libro da cui è stato tratto il film. "Silenzio", di Shusaku Endo. 
Due giovani gesuiti portoghesi alla fine del 1500 si recano in Giappone a cercare un loro insegnante di cui sono arrivate notizie: si dice che abbia rinnegato la propria religione e viva in Giappone come apostata. Il Giappone, in precedenza, negli anni in cui ci aveva vissuto come missionario Francesco Saverio, uno dei fondatori dell'ordine dei gesuiti, era stato molto accogliente con il cristianesimo, e erano state costruite molte chiese, ma poi le autorità avevano iniziato una dura persecuzione e i cristiani erano stati dapprima uccisi, poi perseguitati e costretti a rinnegare.

Shusaku Endo è cristiano e racconta la storia come un cristiano asiatico. E' facile, per modo di dire, essere cristiani in Italia, perfino esserlo in Europa, dappertutto ci sono chiese in cui si può entrare per pregare o ritrovarsi, se ci si perde. Anche se sono spesso vuote e considerate ormai più come opere d'arte o testimonianze storiche, sono ancora lì, alcune molto ben tenute, perché si paga un biglietto per entrare e ammirarle. Essere cristiani è un fatto culturale, ai miei tempi i bimbi venivano battezzati alla nascita senza neanche considerare di non farlo, un atto necessario come la denuncia in Comune, eppure per i cristiani è un Sacramento. Alcuni concetti di base del cristianesimo, sono fusi con le fondazioni delle nostre nazioni, tanto che perfino l'Europa, benché laica, lo riconosce. Essere cristiani fino a pochissimi anni fa era quasi un dovere, almeno in Italia. Ma essere cristiani in un paese completamente straniero com'è? 

Il giovane padre Rodriguez e il suo amico Garrpe, (nel film dicono Garrupe), arrivano come clandestini in Giappone, accompagnati da un giapponese incontrato per caso. Un uomo infido, sporco, falso, un ubriacone, reclutato in Cina, a Macao, che vuole assolutamente tornare a casa propria, e loro gli propongono di portarlo con sé, pagargli il viaggio, se farà loro da guida. Si chiama Kichijiro e è il filo conduttore della storia. Per molto tempo i due giovani vivono nascosti, con l'aiuto di una comunità di cristiani, che fingono di non esserlo per le persecuzioni. Desideravano molto avere con sé dei sacerdoti per poter ricevere i sacramenti. Soprattutto la confessione, perché secondo loro è il mezzo per arrivare in Paradiso, dove non dovranno più pagare tasse che li riducono in miseria, non avranno più fame e non saranno maltrattati. Ma quasi subito i due capiscono che il cristianesimo di questa gente non è proprio quello canonico. Per l'ignoranza e per la diversa cultura il cristianesimo che hanno recepito è diverso da quello diffuso e insegnato nelle scuole di teologia e nelle chiese d'occidente, regolato e definito da numerosi concilii fin dall'antichità. D'altra parte una delle prime preghiere cristiane è il Credo, che serviva per sapere in cosa consisteva la religione cristiana cattolica. Se non era chiaro in Occidente figuriamoci in Giappone...

(In quegli anni e poi nel 1600 i gesuiti sono stati dei grandi insegnanti. Hanno usato a questo scopo tutte le arti, creavano spettacoli teatrali seguitissimi con danze, canti e musica per raccontare le storie della Bibbia. Le chiese dei gesuiti hanno spesso dei cerchi in alto, in corrispondenza di lucernari, da cui si affacciano angioletti e santi di gesso a guardare i fedeli, immagine del Paradiso...è tutto un grandioso racconto di evangelizzazione.)

I contadini dicono ai due padri che le autorità li obbligano a rinnegare, e per dimostrarlo devono calpestare il "fumie", un'immagine di Gesù. Se si rifiutano vengono uccisi o torturati nei modi più atroci, perchè siano di esempio. Padre Rodriguez, impressionato dai loro racconti, dice d'impulso "Calpestate!" ma Garrpe si indigna. Padre Garrpe ha capito bene che il cristianesimo nella testa di questa gente è solo una promessa per dopo la morte, di un qualcosa di migliore, tanto poco basta loro per aderire, e che c'è un rischio di eresia, di stravolgimento completo della fede. Per questo piccolo gregge ignorante e sporco, spaventato e nascosto il più possibile, ma coraggioso, vale comunque la pena battersi. Padre Rodriguez e il suo amico a un certo punto devono separarsi e è sempre Kichijiro a venderlo alle autorità, proprio come Giuda. Comincia un lungo periodo di detenzione e comincia il rapporto col magistrato Inoue, l'inquisitore. I due gesuiti sono arrivati in Giappone portando con sé solo la Verità e pretendono di vederla riconosciuta. I dialoghi con Inoue e con l'interprete sono interessanti. Se ci si pensa è veramente da arroganti arrivare in un paese straniero e pretendere di imporre un culto religioso. Dice Inoue che un altro missionario era vissuto lì vent'anni e aveva solo insegnato: non aveva imparato niente, né la lingua, né i costumi della popolazione, non gli piaceva il cibo e non era interessato alla religione o alla cultura. 
Le storie ci interrogano e ci richiamano cose vissute. A me ha ricordato certa arroganza giovanile mia, e anche certi stranieri che vivendo qui da vent'anni non hanno mai assaggiato panzanella o minestra di pane, e continuano a guardare questi cibi con sospetto, mentre cucinano il taboulé assaggiato in Tunisia, o altri piatti conosciuti in viaggi in paesi lontani...e neanche hanno mai parlato a fondo con la gente, o hanno mai mostrato una sincera simpatia. E' la volontà di non mescolarsi, è una sostanziale e profondissima diffidenza, e la convinzione di essere migliori, di portare una propria verità. Mi chiedo: come sarebbe la storia della chiesa se i missionari fossero andati portando solo se stessi, la propria fede vissuta, l'esempio? Forse sarebbero stati perseguitati lo stesso, perchè una fede vissuta e sganciata dal potere ha una forza rivoluzionaria.
C'è un dialogo su un uomo che ha tre donne come possibili fidnzate, le tre donne sono il Portogallo, la Spagna e un altro paese. Padre Rodriguez dice, sorridendo, che c'è una terza possibilità, che il Giappone prenda una sola moglie, la chiesa cattolica. 
Inoue dice con ribrezzo e fastidio che non si può prendere una moglie brutta. Per i giapponesi la religione cristiana, comparata al buddismo, è prima di tutto brutta! Mancante di senso, di armonia.

Un giorno portano padre Rodriguez a incontrare padre Ferreira, il prete apostata che è stato il suo insegnante amatissimo. Padre Rodriguez aveva desiderato questo momento da quando aveva messo piede in Giappone, lui e Garrpe avevano intrapreso il viaggio lungo e terribile per questo. Ma l'incontro lo sconcerta  e lo getta nella disperazione. Ferreira è cambiato. Nel libro è descritto come un uomo consumato, che si è arreso e è perfino servile con le autorità. Nel film è interpretato da Liam Neeson che gli conferisce al contrario integrità, fa immaginare un nucleo ancora saldo. 
Padre Ferreira racconta di come il cristianesimo in Giappone si sia sovrapposto e mescolato al culto del sole e i giapponesi non hanno per niente capito le differenze. Non ha senso impegnarsi per una cosa che non somiglia neanche alla lontana al cristianesimo. Qui il cristianesimo non attecchisce. 
All'inizio, dice, i cristiani venivano direttamente eliminati, ma poi le autorità hanno compreso che così creavano dei martiri, e che la fede, anche deviata, anche stravolta, si rafforzava. Bisognava tagliare le radici della pianta o farle seccare, e questo si poteva ottenere solo con l'abiura dei sacerdoti venuti da lontano, che erano i garanti della religione. 
E come costringerli all'abiura? Intanto mettendoli davanti alle proprie contraddizioni come ad uno specchio, confondendoli. Poi uccidendo e torturando il loro gregge. Ferreira racconta di quando aveva subito la tortura della fossa, appeso a testa in giù con il capo in una fossa piena di escrementi e con dei tagli dietro le orecchie da cui il sangue gocciolava lentamente, perché non morisse subito. Ma aveva resistito. 
Non aveva sopportato, però, che altri uomini fossero torturati nello stesso modo per indurre lui a abiurare. Si sacrificano per il tuo Dio o per te? Chiedeva il magistrato. Come puoi essere così crudele da accettare che altri vengano uccisi per la religione che professi? Dov'è il tuo Dio adesso? Perché non interviene?

Padre Rodriguez si ritrova a odiare il suo vecchio insegnante, ma poi lui stesso viene messo in quella condizione. Chiuso nella cella di notte sente un rumore bestiale come un forte russare e se ne lamenta con le guardie. Interviene di nuovo padre Ferreira. 
"Lei crede che sia un russare, che sia gente che dorme? No, sono i suoi fedeli appesi nella fossa. Questo suono spaventoso, animalesco, lo producono loro. Ora capisce, capisce cosa ho sentito io, perchè ho dovuto cedere?" 
Il magistrato Inoue, anziano conoscitore di uomini, ha manovrato con scaltrezza e crudeltà e ha calcolato con precisione la resa di Padre Rodriguez. Ferreira ne riconosce l'abilità. Il magistrato lentamente e con impegno e cura, dedicandosi a questo lavoro, ma anche annoiato di doverlo fare,  ha annientato i due uomini, li ha privati dell'identità, li ha costretti a nascondere la propria essenza nel posto più profondo di se stessi, in modo che risulti invisibile. Ma così imprigionata e quasi asfissiata, resisterà?
In Ferreira sembra che l'annientamento abbia avuto successo. E' rimasta la mente, attiva, brillante, tanto che lui scrive per i giapponesi dei libri. 
Eppure poi il magistrato si rivolge a Rodriguez chiamandolo Padre, come se dicesse che in fondo è solo un gioco di potere, e che non c'è granchè di personale. La pianta del cristianesimo va eradicata, e bisogna assicurarsi che non germogli mai più. 
Calpesti Padre, dice l'interprete, non è che una formalità, dopo tutto sarà risolto. Padre Rodriguez calpesta il fumie, ma mentre lo fa sente dentro di sé la voce di Gesù, che lui aveva implorato di manifestarsi e invece aveva sempre taciuto in quel tempo, che gli dice, calpesta, calpesta, io so come ti senti, io sono qui con te che soffri, sono venuto nel mondo per tutti, anche per te, calpesta...
E' proprio in quell'atto di abiura e separazione che Dio torna con lui. L'anima ritrova l'unità, si ricompone.

Questo autore ha saputo narrare l'inenarrabile, si è avventurato nel silenzio e nel buio del cuore umano e lì ha trovato un po' di luce. Racconta la differenza fra la religione fatta di riti e potere e dogmi e invece la disciplina spirituale. Intanto Garrpe è morto, da martire, che vuol dire testimone e padre Rodriguez non potrà più tornare in patria. Se tornasse, se glielo permettessero, sarebbe considerato quello che è, un apostata, un rinnegato. La sua vita è annientata anche in Europa. Resta in Giappone e è costretto a collaborare, gli affidano, come a Ferreira, il compito di controllare i manufatti portati con le navi mercantili: niente che abbia simboli o riferimenti cristiani può entrare in Giappone. In seguito il magistrato lo convoca per assegnargli un nuovo nome giapponese. Un uomo è morto e gli viene dato il suo nome, la sua casa, la moglie e il figlio. Padre Rodriguez sparisce sostituito da quest'altro. Un uomo vive meglio se ha una moglie e una famiglia, gli dice il magistrato. Non gli resta che accettare e abbandonare tutto ciò che si era dato come regola di vita compreso non avere moglie. Se con questa moglie si comporti come un vero marito la storia non ce lo dice.
Ucciderli non serve più, sono stati annientati e anzi tenerli in vita è la dimostrazione di quello che dice prima padre Ferreira poi Inoue, che il Giappone è una palude, e una religione straniera non ci può crescere, non trova terreno adatto, e lì il cristianesimo è diventato una strana cosa, è cambiato, si è deformato...quanto a questo mi è venuto da pensare come in America latina sia accaduta la stessa cosa, con santi e madonne mescolati intimamente a divinità pagane, ma lì la Chiesa opportunamente forse ha lasciato correre. 

Un giorno Kichijiro va da lui e chiede di essere confessato. Rodriguez spaventato dice che non può farlo, che non è più un sacerdote, ma l'altro lo implora. Il cattivo cristiano, il più volte rinnegato, il Giuda, gli chiede di tornare con quell'atto a essere un prete. Pensando che ormai in Giappone lui, padre Rodriguez, nonostante tutto è la cosa più simile a un sacerdote che sia rimasta, lo confessa e è come un nuovo emergere della sua identità, che però deve restare nel buio. 
Il libro finisce con citazioni di documenti storici. 
Il film invece finisce con la morte di padre Rodriguez, anziano, che viene cremato con il rito buddista. La moglie che gli avevano assegnato non piange, ma, di nascosto, mette fra le mani del cadavere un piccolo crocifisso di paglia intrecciata. 

Un libro di rara intelligenza e delicatezza nell'esplorare prima di tutto l'umanità, perchè tutto, religione compresa, è un'espressione umana, e ci credo che Scorsese ne sia rimasto preso come me e abbia voluto farne un film che lo racconta con precisione, rispetto, e altrettanta sensibilità. 

Ieri è piovuto. Avevo guardato cento volte le previsioni meteo e quel simbolino di una nuvola grigia da cui scende pioggia e grandine mi attirava e mi spaventava anche, visti i danni enormi che questa volta hanno riguardato Verona. Ma grandine non ne è venuta, solo pioggia, breve e abbondante. Grazie. Grazie per la pioggia, grazie per aver potuto dormire con il fresco. Ho fatto un giro anche vicino al nostro bosco e c'era una calma e una pace speciale. Le piante hanno di nuovo bevuto bene. Gli animali del bosco troveranno finalmente un po' di acqua pulita. Le olive sono tante, già grossine e bene attaccate, ora c'è da temere solo la mosca che ormai, con l'innalzamento delle temperature, è endemica. Gli alberi, nel loro modo per noi silenzioso, ringraziano e si rilassano, dopo un periodo in cui di nuovo si sono dovuti difendere, e il loro grazie è nell'aria. Sulle colline intorno ci sono piante o interi versanti bruciati dal sole e dall'asciutto e in terra un tappeto di foglie secche. Piano piano cominceranno a fiorire bene i settembrini e gli anemoni del Giappone, spero. Ho da tantissimo un solanum Rantonettii che ogni inverno si secca per il freddo e riparte a primavera da zero, e finisce a fiorire in autunno inoltrato. L'ultima stagione mite ha lasciato vivo il legno e ora è tutto fiorito. Per l'estate bisogna contare su queste piante quasi esotiche se si vuole avere qualche colore. Questo solanum è viola intenso. 
 Un altro colore è quello delle palline di un altro solanum, il capsicastrum, arancio vivo e tantissime. E il rosso dei peperoncini. Con la pioggia ho dato a tutti un po' di concime, per avere un bell'autunno. Vedremo.
E' venuta mia figlia dal Galles col fidanzato. La casa è grande, ma due stanze sono dedicate alla mia suocera. Stanotte non si poteva dormire per le grida e mio marito è stato con lei fino alle tre perchè urlava e piangeva e voleva che si chiamasse il suo marito, morto da dieci anni, e la sua mamma, morta da 25, per portarla via. Mauro ha detto che a un certo punto la voleva buttare dalla finestra. Non sarebbe stato così grave, perchè la casa ha solo due piani, ma la cosa brutta, bruttissima di queste storie è il viaggio che ci fanno fare dentro noi stessi, nelle parti più oscure che non crediamo neanche che esistano. Alla fine, quando si concludono, siamo come stracci lavati e appesi al sole, vecchi e consumati, ma forse puliti.
Nonostante tutto ho voglia di piantare fiori nuovi. Ho comprato due piante di ibisco di palude e un paio di succulente, e ho una zona di vasini con talee e piantine in attesa di trapianto o di essere regalate. Bisogna seguire la vita e alimentarla, soprattutto dentro di noi.

mercoledì 19 agosto 2020

La sete

Eccomi qui a fare il punto. L'estate è più che a metà e domani o dopodomani finirà il solleone. Non vuol dir molto, perché potrebbero tornare altre ondate di caldo africano, ma le giornate saranno più corte e si sopporterà meglio. Si spera sempre che piova. Un giorno è piovuto perbene, non so quanto è durato, perché ero al lavoro. Era sera e la terra ha trattenuto l'acqua, l'aria si è subito rinfrescata, finalmente si respirava. La pioggia è rimasta nei sottovasi e ha fatto alzare un po' il livello della vasca. Il giorno dopo con quel fresco ero piena di energia e ho fatto un sacco di cose all'aperto, anche nei due giorni successivi. Sempre per il fresco le zanzare fino tardi la mattina mi hanno lasciata abbastanza in pace. Mi pareva di essere tornata a certi giorni di certi mesi di agosto di quando ero giovane, freschi come ora dopo le piogge, dolci, pieni di promesse per l'autunno che fa appena capolino. Da ragazza mi piaceva molto vivere, mi piaceva proprio nelle piccole cose, sentire il corpo vivo, camminare, sentire il fresco dopo le grandi calure. Sentivo la felicità di essere viva e giovane. Come se avessi sempre un qualcosa di frizzante e attivo a cui attingere, bastava fermarmi e ascoltare dentro di me questa sorgente fresca. Poi avevo anche tanti dubbi e inquietudini, come tutti i giovani. Certi giorni me ne arriva il ricordo, nelle ossa, nella pelle.

Il mio povero giardino è secco, anche se lo annaffio con costanza e regge molto meglio di altri anni. Lavoro solo tre ore la sera e la mattina mi alzo all'ora giusta per annaffiare. Non si riesce a fare molto di più, perchè poi fa troppo caldo. Una volta annaffiato, trafficato un po', tolta qualche erbaccia, raccolti pomodori e zucchine rientro per cucinare. Ci sarebbe la legna da mettere a posto, perché hanno gia portato la prima scorta per l'inverno. Ci sarebbe legna nostra da portare alla legnaia e tagliare con la sega circolare e altri lavori che sono rimasti in sospeso. Ma bisogna che rinfreschi perbene. Intorno alla casa tengo dei vasi con piante verdi, alocasia, un'ortensia a foglia di quercia, le aspidistra, le piante grasse...fanno un'oasi verde, un ultimo presidio molto annaffiato in attesa dell'autunno. L'orto è rimasto abbastanza bello, abbiamo avuto una vera valanga di zucchine con 4 piante soltanto, ne ho regalate tante, ma anche raccogliendole tutti i giorni ogni tanto qualcuna mi è sfuggita e l'ho raccolta che era ormai enorme e immangiabile. C'è qualcuno che si vanta di produrre zucchine enormi, ma chiunque lo può fare, solo che le piante si esauriscono e le zuccone delle piante di zucchine non sono buone a niente. Le zucchine sono gustose solo da piccole. Siccome ha fatto tanto caldo ho messo queste "zuccone sfuggite" fuori del cancello all'ombra, l'idea era che gli animali selvatici potessero mangiarle almeno per dissetarsi. E' difficile, perché sentono il nostro odore e di solito non le toccano, ma si vede che la sete  era più forte e le ho trovate tutte morsicate. Povere bestie.

lunedì 20 luglio 2020

la cometa Neowise

Nel 97 passò la cometa Hale Bopp. Inattesa, apparve nel cielo come un grande batuffolo di cotone. C'erano in quegli anni previsioni di ogni tipo, e profezie legate alla fine del secolo imminente, ma la cometa non l'aveva prevista nessuno, la individuarono Hale e Bopp quando era ormai vicina e visibile con i telescopi, e poi la videro tutti. Si vedeva già al tramonto, nello sfondo dei colori accesi e via via più tenui, mentre la luce diminuiva. La cometa Hale Bopp rimarrà nella storia degli uomini, mentre le varie profezie sono già dimenticate, sostituite da altre nuove, tutte inutili. Curioso come  molti preferiscano affidarsi alle profezie piuttosto che alle previsioni scientifiche. Per me segnò un periodo di cambiamenti e sofferenze grandi. Mio padre era malato e morì l'anno dopo. Ero come in mezzo a una tempesta e nonostante tanto lavoro su me stessa ero incapace di gestire per bene quello che mi stava capitando. D'altra parte non tutto dipende da noi, e bisogna anche un po' accontentarsi di come si riesce a fare le cose. Non sono mai stata un'entusiasta di me stessa, o dei miei o della mia famiglia. I difetti, le magagne, li vedo eccome. Comincio a sopportare poco gli entusiasti, quelli che si celebrano molto...Ora passa un'altra cometa e siamo in un altro momento per niente facile anche questo, fra il corona virus e altro, in cui forse, per me, la cosa migliore è lasciar scorrere, e intanto guardarmi dentro e provare a migliorare, e cercare di non nascondermi e farmi sconti di pena. Dico molto sinceramente che vedere la mia suocera in queste condizioni, che ancora non sono disperate e non voglio immaginare cosa ci aspetta ancora, mi fa paura.
Ma torniamo alla cometa. Dopo vari tentativi sono riuscita a vederla tornando dal lavoro, verso le dieci e mezza, sotto il grande carro. Dice una mia amica: "Sotto il cucchiaio? Sotto il manico?"
Proprio sotto tutta l'orsa maggiore, in basso, si vede e non si vede un ciuffetto debole. Per vederlo meglio bisogna guardare vicino e non direttamente. Sta lì come se volesse buttarsi sulla terra, a coda in sù. E' una soddisfazione averla vista, ieri sera abbiamo usato un binocolo russo, che avevo comprato negli anni del mio negozio, quando i russi mettevano un banco proprio davanti a noi con tutti i loro oggetti. Col binocolo si vede meglio la luce riflessa dalla palla di ghiaccio, e la coda del materiale che rilascia nelle vicinanze del sole. Fra poco lo spettacolo finirà e la cometa tornerà di nuovo dicono negli anni seimila del nostro calendario e chissà cosa troverà, e chissà se tornerà, perché lo diamo per scontato, ma anche lei potrebbe avere nel frattempo qualche incidente cosmico, nel percorrere la sua lunga orbita eccentrica. Come per la Hale Bopp provo un senso di ridimensionamento, riprendo le misure, fra il cosmico, il generale e il personale.
Vado al lavoro circa tre ore la sera e non mi pesa. Ieri sera una cliente ha detto che ha trascorso i mesi di chiusura in casa da sola. Ora hanno riaperto la ditta con orario ridotto, quattro giorni a settimana. "Sono rinata" ha detto. "I ritmi di prima non me ne rendevo conto, ma non li sopportavo più." Capisco che per molti ci siano tante difficoltà per i soldi, ma tanta gente in questi mesi è rinata davvero e ha forse ripensato a quali sono le cose che contano.