lunedì 10 novembre 2014

Phormium tenax o "della tenacia": un neozelandese in Toscana

Torno ad posare qui un pò dei miei pensieri. Ultimamente sono successe talmente tante cose, nella mia vita piccola come un guscio di noce, che anche i pensieri sono stati veloci, superficiali, dedicati alle cose pratiche, ma è chiaro che intanto se ne formano altri, che emergono dalle emozioni, e che restano a lungo come un magma impuro e ribollente, impossibile da esprimere con correttezza e chiarezza.  Ogni tanto vengo al computer, scorro i blog amici e mio marito mi dice "Scrivi!" perché sa che in qualche modo scrivere mi fa bene, ma poi, come ora, mi interpella per il recipiente da usare per portare l'olio alla suocera....E' un sistema sicuro per farti sentire che quello che stai facendo, anche niente, o solo pensare, è inutile e quel che è inutile è dannoso... mi rialzo dalla sedia e riparto nelle occupazioni casalinghe, che qui abbondano sempre, non so come mai. 

Il mio giardino è diventato adulto e mi da pochi pensieri. Richiede il mio lavoro e se gliene potessi dare assorbirebbe tanto del mio tempo, ma sopravvive e resta bello anche con meno cure. E' come un figlio grande, o un caro amico, che può aspettare che ti dedichi a lui quando puoi, perché ormai fa molto da solo. E' diventata bella, mio malgrado, anche la parte d'ingresso, che ho sempre curato poco. Me lo dicono i passanti, o i vicini, e io dico "Se venite di sotto, nelle parti che non si vedono dalla strada, lì sì che è bello..,"
Ora all'ingresso c'è un semicerchio di pennisetum spettacolare e alcuni arbusti che stanno crescendo e sostituiscono il bambù. Coglievamo gli olivi e l'oliveto è ordinato, ma anche molto selvaggio, dappertutto le tracce degli animali selvatici, orme di cinghiali che, se fossero uomini, avrebbero il 46 di piede. Orme di caprioli, un pò diverse, e tante piante spontanee. In alcuni punti ora fiammeggiano gli evonimi, o fusaggine, o cappello del prete, con le bacche arancio/rosa, che, oltre agli olivi carichi, sono uno degli  spettacoli del periodo. 



Il canto di tanti uccellini ci ha accompagnato nel lavoro. Per pranzo si risaliva verso casa e l'ingresso in giardino dal cancello dei campi mi faceva sempre l'effetto (già descritto) di ritorno alla civiltà: erba tagliata, cespugli in forma, pergole, vasca dei pesci e delle rane...mi sento  a casa, la casa dell'anima, in un luogo non troppo curato, ma pieno di armonia. 
Alcune piante sono diventate molto grandi e belle. I due ceanothus, per esempio, di cui parlo sempre. Il miscanthus zebrinus. 
Ma anche il Phormium. 
Phormium tenax, pianta tenace, lo dice il nome, chiamato anche "lino della Nuova Zelanda", evidentemente usato come fibra tessile... Il Phormium è una pianta che il paesaggista John Brookes definisce "architettonica". E lo è. Comprai il Phormium alcuni anni fa ed era una pianta piccolina che è rimasta tale per almeno due anni.  Stavo arrivando alla conclusione che non era adatta a questo posto: le piante adatte si selezionano da sole. Le cambiai posto per farle godere un pò più di ombra. Il lungo periodo piovoso recente, durato ben più di un anno, l'ha fatta prosperare. 
Ora sembra che dica: che ti importa se qualcun altro è morto? Ci sono io che sto bene e sono bellissimo, guarda me!
E' un monumento vegetale in giardino, un ciuffone di foglie a spada verdi bordate di bianco, meraviglioso. Chissà se prossimamente fiorirà? Sono tanto curiosa dei suoi strani fiori. Credo che dovrò dividerlo e piazzarne una parte...dove?

Parentesi: 
Il phormium viene dalla Nuova Zelanda. Mi fa tornare in mente un giovane dentista, che aveva appena cominciato la professione. Aveva una fidanzata che lavorava come ricercatrice in una grande azienda farmaceutica. Lavoravano con le cavie, povere bestioline, che chiamavano "New Zealand" perché forse sono animaletti che vengono dalla Nuova Zelanda. Un giorno che mi trovavo nel suo studio sotto  i ferri mi disse che anche lui, nei suoi pensieri, chiamava i suoi clienti "New Zealand". Ci considerava cavie, all'inizio. Mi disse anche che un giorno era arrivato un paziente/cliente e la sua assistente l'aveva annunciato così: "Dottore, c'è il generale .." con il cognome che non ricordo più. Lui si era voltato manifestando allarme e aveva risposto:"E' armato?" Difficile ridere con i ferri del dentista in bocca. Se per uno strano caso del destino passassi di qui, ciao, F.
Chiusa la parentesi.

Il giardino straripa di piante. Bisogna allargarsi. Mio marito dice che mi devo contenere, sto invecchiando, non devo aggiungere lavoro. Anche la mia mamma, tantissimi anni fa, guardando scoraggiata e infastidita i miei vasi pieni di piante, diceva che dovevo limitarmi e contenermi, ottenendo quasi sempre l'effetto contrario. Ma io, quando sto bene, immagino molto e invado nuovi spazi. I miei traffici in giardino sono un segno preciso del recupero della voglia di vivere e del buonumore. Poi magari me ne pento, perché le energie sono quelle che sono...ma cerco anche nuovi modi, più semplici, di manutenzione di tutta la faccenda. 
"La vita è sogno, soltanto un sogno, il sogno di un sogno..." si dice a un certo punto del film di Peter Weir "Picnic a Hanging Rock". Sì, sogniamo fino alla fine e fino alla fine immaginiamo di allargare il nostro "giardino", qualunque cosa esso sia.


Davanti alla porta nei tanti vasi che riempio continuamente le piante dell'estate sono ancora floride, forse al meglio della stagione: di solito a maggio compro un vasetto di incenso, che poi è una varietà molto odorosa di plectranthus, lo spezzetto e lo infilo qua e là nei vasi. Mette subito radici e in questa stagione ha ormai formato cuscini grandi e ricadenti di foglie bianche e verdi. Faccio lo stesso con due o tre piantine di coleus, dalle foglie molto colorate. Questa primavera ne ho trovato un tipo con le foglie color cioccolato, da associare a quelle dell'incenso, e ad una vecchia verbena rosa che è con me da anni . Queste composizioni sono ancora quasi perfette, salvo la pioggia esagerata di questi giorni e le lumache. E' anche il momento della fioritura della salvia elegans, col suo rosso bellissimo. E fra poco il Natale sarà annunciato dalle bacche della Nandina e da quelle del cotoneaster...




Phormium tenax, il ciuffone, un neozelandese in giardino





mercoledì 5 novembre 2014

mosca olearia e medaglie al valore

Oggi, per fare il punto, è il 5 novembre. E' passato un mese da quando ho pubblicato l'ultimo post ed è stato un tempo pieno di cose, alcune quotidiane, tipo far da mangiare, lavare piatti e casa, fare lavatrici, stirare panni, rifare lo stendipanni faidame, che avevo fatto anni fa recuperando i pezzi di uno stendipanni rotto.  Si erano rotti di nuovo i fili, ed è stata una soddisfazione averlo quasi nuovo, con il filo sostituito e tutto pulito! Una cosa importante di questo periodo è stata la laurea magistrale della mia figliola più grande, che è stata molto brava e si è guadagnata un 110. 
Altre cose che hanno riempito questo tempo sono cicliche, nel senso che una volta trascorso un periodo di tempo si ripetono, come RACCOGLIERE LE OLIVE. La raccolta delle olive dovrebbe essere un lavoro annuale, che si svolge in un periodo di tempo preciso fra l'inizio di novembre e i primi di gennaio. Dico che dovrebbe essere perché ci sono stati anni che non abbiamo avuto olive.
La lunghezza del periodo della raccolta dipende da alcuni fattori: quanti olivi avete, quante persone siete a lavorare, quant'è buono il tempo. Alcuni contadini anziani mi hanno detto che ai tempi loro si iniziava l'8 dicembre, per l'Immacolata. Noi, già trent'anni fa, abbiamo anticipato i tempi, perché abbiamo considerato la qualità dell'olio, che è migliore se le olive non sono completamente mature. Una volta si raccoglieva con i cestelli salendo sulle piante e si raccoglievano anche le olive cadute a terra. I cestai facevano apposta dei cestelli per quest'uso da mettersi a tracolla. Ora si usano dei grandi teli che si piazzano sotto le piante, la raccolta avviene a mano con l'ausilio di una specie di rastrellini o pettini che si passano sulle fronde, ma chi può si è dotato di una macchinetta, che somiglia ad un frullatore a immersione, che va a scuotere e far cadere le olive, almeno credo, perché non l'ho mai visto e ne ho sentito solo il rumore negli oliveti vicini al nostro. 
Nel podere che avevano i miei quando ero ragazzina, le olive raccolte si stendevano sui graticci sul pavimento di una stanza della casa e si aspettava di averne raccolte parecchie prima di portarle al mulino, potevano passare anche venti giorni. Era una pratica comune e nessuno ci faceva caso. Ora si raccoglie la quantità minima che il mulino accetta e si portano subito a macinare, cosa che anche questa migliora la qualità dell'olio. 

La raccolta delle olive è un lavoro che ci dice quanto è cambiato il clima. Penserete che sono una verde integralista, vado sempre a finire lì, ma ho ragione.

Quest'anno in particolare la lunga estate/non estate, piuttosto una primavera prolungata e umida, ha favorito il proliferare di un parassita, la mosca olearia, che qui non aveva mai trovato le condizioni ideali per svilupparsi. Ora ci sono.
Moltissimi qui hanno rinunciato a raccogliere le olive: certo che raccogliere, utilizzare tempo e fatica per avere un prodotto scadente è ... come dire?  Frustrante? In ogni modo fa girare parecchio le scatole. Ogni produttore di olio sostiene che il suo è il migliore di tutti, quest'anno non si sarebbe potuto dire e si è rinunciato a raccogliere. Ma c'è da chiedersi se l'olio che compreranno al supermercato sarà migliore di quello che avrebbero fatto.

La presenza della mosca olearia ha favorito l'espressione se non di una follia collettiva, almeno della mancanza di equilibrio. 
Ci sono racconti su blitz delle ASL nei frantoi per controllare le olive. O su editti che vietano la raccolta.
Magari è vero. A noi non è capitato. Un tipo mi ha detto che qualcuno ha fatto l'olio e l'ha buttato via dopo una settimana perché era andato a male. Bisogna essere stupidi per raccogliere dei frutti così sciupati che danno un olio talmente cattivo da buttarlo dopo una settimana. Queste storie sembrano piuttosto le esagerazioni che impazzano attualmente in televisione. 
Difficile sottrarsi al panico generale e non ascoltare le leggende metrocampagnole (invece che metropolitane).  

Dico cosa abbiamo fatto noi. Visto che le olive parevano maturare a vista d'occhio e cadevano, accertata la presenza della mosca che si vede bene, abbiamo raccolto molto velocemente le olive sane e verdi e altrettanto velocemente le abbiamo portate a macinare. Eravamo in due a lavorare, con l'aiuto saltuario della nostra figlia neo laureata. Per due settimane non abbiamo fatto che occuparci di olive, domenica compresa, fino al tramonto. Io la sera, non contenta, andavo anche a lavorare, il lavoro per la pagnotta. Avrei voluto fare delle foto per vedere quanto erano belli gli olivi carichi, ma non ce ne è stato il tempo. Una ventina di olivi, dove i frutti erano troppo maturi e sciupati, non li abbiamo raccolti. L'olio è risultato davvero buono e non diverso dal solito. Il tempo ci ha aiutato, salvo una giornata che abbiamo raccolto con la giacca a vento, tutte le altre il clima è stato perfino caldo, quasi estivo. E' finita che il primo novembre, per i Santi, quando gli altri anni non avevamo ancora cominciato, quest'anno avevamo concluso tutto il lavoro dell'olio.

Ma tutta questa storia mi ha lasciato uno strano sapore in bocca, che non dipende dall'olio, che come ho detto è ottimo, e chi vuol assaggiare venga a trovarmi.  E' lo strano gusto del cambiamento in atto, del timore del futuro, del non sapere che accadrà, non dico l'anno prossimo, ma domani, o fra due ore...ora piove e diluvia, e nella zona di Carrara sono di nuovo nei guai...E' la sensazione che la terra madre sia diventata matrigna, e che non sappia più darti il buon cibo che ti serve. 
Ma tanto, sembrano dire le persone con cui parlo, c'è il supermercato, c'è tutto l'olio che si vuole, e costa poco! E' noto che nei supermercati, nel retro, dove non si vede, c'è la fabbrica dell'olio, della frutta e anche della carne.

Certo, l'ho già detto altre volte, fare l'olio qui in Toscana, o in Liguria, è da matti, bisogna essere matti, malati per farlo. E anche eroi, certo, perché noi, senza fare convegni o chiacchiere, manteniamo un paesaggio e una cultura viva. Alla fine siamo troppo stanchi per partecipare anche ai convegni. Che li facciano i politici, i convegni. 
E siccome nessuno ci dice bravi oggi me lo dico da me, brava, e lo dico al mio compagno di vita, ritaglio due medaglie al valore di carta e ce le appuntiamo sul petto, alla faccia degli accordi  mai fatti sul cambiamento climatico. Abbraccio tutti i nostri olivi e dico loro che sono stati tanto bravi, che sembravano alberi di Natale, carichi di bellissimi frutti, gliel'ho detto per davvero, uno per uno, mentre li coglievo, ringraziandoli delle olive prodotte nonostante tutto, nonostante la grandine che li ha feriti e nonostante la rogna che si è insediata sulle ferite da grandine, e le cocciniglie di ogni tipo che ho trovato sulle foglie meno esposte alla luce. 

sabato 4 ottobre 2014

i cervi di Paneveggio



Come una cerva anela ai corsi d'acqua
così la mia anima anela a te , o Dio











giovedì 2 ottobre 2014

Un torrentello nel bosco

Cammino in giardino e guardo intorno. Non ho piantato annuali, quest'anno, per esempio mi mancano i colori e il profumo delle cosmee, che mi piacciono tanto. Però alcune piante, dopo 14 anni in questo posto, sono arrivate a maturità. E' una soddisfazione  che una creatura arrivi al suo culmine, mentre qualcun altro si perde, purtroppo. Alla fine di settembre il miscanthus zebrinus comprato dai ragazzi dell'Erbaio della Gorra dà il meglio di sé. I ciuffi di infiorescenze color bronzo hanno raggiunto i due metri. Il mio non è un giardino ordinato e preciso, ci provo, ma non riesco tanto. Il fatto è che mi piace che le piante crescano in forma libera, unendosi e mescolando i fiori, come succede ora fra una varietà di settembrini viola e i fiori di una salvia rossa. Rosso e viola è un accostamento choc che mi piace moltissimo. Poi però le masse dei settembrini sono tutte in viola e rosa sfumati. Anni fa venne un ragazzo a trovarci. Questo giardino mi piace, disse, anche la mia mamma ne fa uno così: selvaggio. Non sapevo se sentirmi lusingata o un pochino offesa, non mi pareva per niente selvaggio, ma piuttosto ben curato. Eppure la sua natura viene colta da chi viene e  questo ragazzo era un ingegnere abituato mentalmente all'ordine. Il giardino, con le piogge frequenti, è rimasto verde, e ho dovuto tagliare l'erba del similprato diverse volte. Finalmente si è ben sviluppato l'Helianthus Lemon Queen, che avevo comprato tanti anni fa da Didier Berruyer. Questa pianta ha un gran nome, ma non è che un cespuglio di girasoli perenni, o margherite gialle. Si potrebbe dire, come chi sostiene che non esistono più le mezze stagioni, che invece quest'anno sono mancate le stagioni intere, con l'inverno che è stato un lunghissimo autunno e l'estate che è stata una ancora più lunga primavera. Non ho annaffiato quasi mai, che significa tanto lavoro risparmiato. Ci sono state tante cose in questa estate. Le ragazze sono tornate a casa per un pò, prima l'una poi l'altra. Ora c'è la più grande che a giorni fa la laurea definitiva e non la vediamo mai, perché sta sempre all'Università. Un gran traguardo, per noi e per lei. La più piccola è stata qui a lungo e la sua presenza è stata un vero dono. Ora è andata a vivere col suo ragazzo lontano da qui. Mauro ha detto che prima di andarsene è venuta a prendere la forza per fare il salto a casa, dalla sua famiglia. Non so dire il calore e la gioia della sua presenza, solo se ci penso mi vengono le lacrime agli occhi. Le case e i giardini sono niente senza l'amore, eppure in qualche modo è la cosa più difficile e preziosa da coltivare. Un giorno siamo andati insieme in questo posto, nei boschi vicino a Monte Casale. Ci siamo andati noi tre, lei, io e il babbo che ha fatto le foto. 
qui sembra che qualcuno abbia spezzettato del materiale azzurro fra i sassi, ma è solo il riflesso del cielo sull'acqua









martedì 30 settembre 2014

chiacchiere


L'ultimo post di foto di Mauro, quello sui cervi del bosco di Paneveggio, ha avuto un gran successo, naturalmente considerando la media delle visite a questo blog. La cosa mi infastidisce un pò, che si vada a vedere delle foto piuttosto che leggere degli scritti, ma lo so che è normale! Più facile e immediato vedere che leggere. 
Come va? Dice Sari che ogni tanto si affaccia a controllare come sto.
Cara Sari, durante gli ultimi mesi ho toccato con mano cosa significa il verbo invecchiare. Sono caduta un paio di volte, una volta al lavoro e un'altra durante una passeggiata. Due scivolate simmetriche, una di qua una di là. Mi sono tenuta con le braccia e mi sono rialzata subito, ma poi, nel corso dei giorni, hanno cominciato a farmi male sia il collo che le braccia. La notte è un'avventura girarsi nel letto. Una vecchia. Aggiungiamoci altri due o tre disturbi cronici o quasi e il quadro è completo. Fermarsi non è utile, se ci si ferma ci si immobilizza. Tutta colpa delle scarpe. Comprai queste scarpe in un negozio qua vicino e andai al lavoro con le scarpe nuove. La Giusi notò le scarpe e mi chiese quanto le avevo pagate. 49 euro, mi pareva tanto, ma speravo che durassero più delle ultime, che le avevo pagate poco e dopo tre mesi erano aperte come pesci, con la suola scollata. La Giusi mi chiese se potevo domandare il prezzo delle New Balance della sua misura. E che sono le New Balance? Chiesi io. Il cameriere napoletano mi guardò come se fossi completamente matta. "Che so' le New Balance? Ma sei scema? So' le scarpe che hai appena comprato, che hai ai piedi!"


Che ne so io che si chiamano New Balance! Che me ne importa come si chiamano, l'importante è camminarci bene, che mi durino abbastanza e anche non scivolare...










Io, per me, sono dell'idea che non dovrei essere io a pagare per avere addosso nomi o sigle, ma gli altri a pagare me per portarmi sui vestiti o sulle scarpe il nome di qualcun altro. Ogni tanto, spesso, in pizzeria facciamo queste scenette da teatro, involontariamente comiche.
 Un altro collega di pizzeria relativamente nuovo ha visitato il blog e ha detto che di tutto parla meno che di fiori e giardini. Ahimé!
Eppure posso assicurare che il giardino quest'anno è proprio bello. 
Non ho potuto fare grossi lavori ma ho tenuto in ordine. Ora, con tutta l'acqua dell'estate, fioriscono i settembrini e gli anemoni del Giappone, i solanum e le salvie microphilla, e ancora le gaillardie...Per ora non posso fare che questo, mettere qualche foto di un giardino che sopravvive nonostante tutto.

domenica 10 agosto 2014

La quercia

 Ho un'amica, la Luisa, di cui ho parlato qui e qui. E' più grande di me, ha più di settant'anni, è stata un'insegnante e una volta in pensione ha fatto dei corsi con gli psicologi Bermolen, che le hanno insegnato alcune tecniche pedagogiche di aiuto. Qualche anno fa ogni tanto andavo da lei e mi diceva: vediamo come ti vanno le cose.
Mi dava un foglio e mi proponeva di disegnare qualcosa. La prima volta mi chiese di disegnare un albero. "Come vuoi, velocemente, non importa la tecnica, è l'immediatezza che conta." 
Il mio albero, però, non stava tutto dentro il foglio. 
Lei lo guardò e scosse la testa. "Vedi che non lo fai entrare nel foglio? Non va bene! Forza, ricomincia e come esercizio devi riuscire a disegnarlo tutto nei limiti!"
La Luisa è molto simpatica, ma anche autoritaria, a volte, sempre a fin di bene. Le sono molto affezionata. Ricominciavo e succedeva sempre la stessa cosa, disegnavo le radici, cercando di ridurle, e il tronco, cercando di stringerlo, ma arrivata alla chioma era una vera sofferenza costringerla dentro le linee che delimitano il foglio. Disegnavo l'ultima foglia come ripiegata nel margine, ma sapevo che  moltissimi altri rami fogliosi  non li avevo disegnati, ma C'ERANO!, e stavano fuori. 
Questa faccenda è successa più volte, anche se io le dissi, già la seconda volta, che ormai sapevo cosa significava l'albero, e non sarei stata più spontanea!  
L'albero ero io, secondo la sua interpretazione. Non che ci siano altre chances, l'albero non può essere un'altra cosa. Non importa, diceva lei perentoria, anche se lo sai  funziona lo stesso!E funzionava davvero perché l'albero, il mio albero, cercava sempre di scappare dai confini. Tutto questo per la potenza dei simboli, a cui non ci si può sottrarre.

Mi sentivo in imbarazzo e leggermente in colpa per questo. E mi chiedevo perché. Ora ho capito. 

Qualche giorno fa Grazia, che ha il blog "Senza dedica" ha pubblicato questo post che riguarda un dipinto di un pittore francese, Gustave Courbet, raffigurante una quercia. "La quercia di Flagey".

La quercia, dice Grazia, occupa, con la sua chioma verde, tutto lo spazio della tela e i rami, pieni di foglie, sembrano talmente vitali da oltrepassare i bordi della cornice. 

Quest'osservazione mi ha fulminato.
C'è voluta la Grazia e il suo post per accendermi il cervello, ma è anche vero che le cose che ci toccano in profondità fatichiamo a capirle. 


Un cirmolo! Neanche questo sta nei limiti...

Il mio albero è molto forte e insofferente dei limiti. Nella vita infatti metto in piedi diverse cose contemporaneamente, intraprendo diversi progetti e li lascio tutti aperti, chiaro che poi realizzarli è difficile, ma pare che io funzioni così, se non ho molte cose in mezzo non sto bene, seguirne una  sola mi annoia, peggio: mi fa sentire in gabbia! Questa cosa irrita moltissimo mio marito, che è placido come un mare calmo. A lui vengono delle idee subitanee, a volte, grandiose ed esagerate, che sviluppa con la fantasia in modi complicati, ma poi le abbandona volentieri, riconoscendo che sono sogni, lontani dalla realtà. Gli da fastidio che io sia irrequieta e sempre piena di progetti. "Lo capisci che tutte queste cose non le puoi fare?" Mi grida certe volte."Almeno pensane una per volta!"  E questa è una faccia della medaglia. 

D'altra parte l' esagramma  60 dell'I Ching è la DELIMITAZIONE.

Moderazione. E' necessario avere un comportamento rigoroso, limitarsi negli eccessi e nella  grandezza dei propositi poiché non ci si può espandere all'infinito. Occorre imparare a riconoscere i nostri limiti e non forzarli a tutti i costi, riuscire a stabilire quali siano i confini necessari per riuscire a vivere in maggiore armonia con noi stessi e col mondo, senza nemmeno eccedere nelle restrizioni.

Ho travato questa versione in un sito Internet. Ecco che la Luisa aveva ragione, si deve stare dentro i limiti del foglio, ma almeno, dopo le parole illuminanti della Grazia , ho le cose più chiare. Penso che si imparino cose su se stessi fino all'ultimo , prima di morire, se ancora si capisce qualcosa.

 

venerdì 8 agosto 2014

pieghe di Porfido

incantamento davanti alle pieghe di Porfido
Una vacanza può essere breve, ma vissuta intensamente. Così mi capita da qualche anno, pochi giorni, ma assaporati istante per instante e con tutti i sensi. Anche con la mente: il Trentino è molto adatto a questo, perché vedi, senti, annusi e percepisci tante cose, e potresti lasciarle lì come impressioni, ma se poi vai al Centro dei visitatori di Paneveggio entri in un percorso ( odio questa parola, ma mi tocca usarla) che permette di approfondire e emoziona. Oppure vai al museo geologico di Predazzo: non ci siamo stati, ma già leggere un depliant è stato utile, la prossima volta ci andremo. E d'altra parte dalla memoria riaffiora una passeggiata di tanti anni fa in Val Badia: la cartina con il percorso diceva che si trattava di una zona di fossili. In un tempo lontanissimo, alla fine non importa quanti milioni di anni fa tutto questo sia avvenuto, per noi che viviamo un istante rispetto ai tempi geologici, in quel tempo lontanissimo lì dove ci trovavamo c'era stato il MARE. Ancora si trovavano conchiglie e resti di animali diventati pietra, diceva il foglio scritto. Le bambine erano curiose, e noi anche, e anche le altre persone che erano con noi, due famiglie genovesi incontrate in vacanza. Arrivammo in un posto ai piedi di una discesa morenica, tanti sassi grandi e piccoli, il solito panorama che leva il fiato delle cime sopra di noi fatte appunto di questa roccia chiara che al sole del tramonto diventa rosa. Dove saranno i fossili? Ci si domandò. Bisognerà sapere dove cercare... non importa trovarli, è bello anche solo sapere che qui in alto, dove ora è tutto arido e duro, una volta non era in alto, ma in basso e in profondità, e poi la terra ha sollevato tutto e ha cambiato la natura del luogo fino a farlo diventare asciutto e freddo, casa di piantine che restano piccole e ancorate al suolo, con la forma di cuscini (pulvini)... Mentre aprivamo gli zaini per tirar fuori i panini i bambini si sparpagliarono per la discesa morenica. Guardavano i sassolini uno a uno, come fanno i bambini... le mie figlie tornarono subito: "Mamma, ma questo non è un fossile? E' una conchiglia.." L'entusiasmo li fece scatenare. Mi misi anch'io a cercare a sedere in su. Ogni sasso era un pezzo di fondo marino, e quasi su ognuno si potevano vedere conchigline tipo telline, come su un bagnasciuga dell'Adriatico, solo che questo era di milioni di anni fa. Ogni tanto trovavano anche delle conchigline a chiocciola. Che bella lezione di paleogeologia a cielo aperto!




Le Dolomiti sono un immenso museo geologico. La Val di Fiemme ha montagne scure di roccia porfirica, il porfido dei marciapiedi!, che una volta, 260 milioni di anni fa, era il fondo di un vulcano, alzato e portato alla luce dalla Terra che si muove perché è viva.
Le cime delle Pale di San Martino invece sono di dolomia chiara e la differenza è molto evidente, si vede salendo il passo Rolle dove questi due tipi di rocce si incontrano. 
I minerali erano la mia passione, insieme alle conchiglie, fino da piccola. Il mio babbo ogni tanto arrivava a casa con un"sasso", li chiamava così, minimizzava, e portava una pietra rivestita di cristalli trasparenti, o di cristalli regolari e scuri, di pirite. Io li mettevo sullo scaffale dei tesori. Se si va a vedere bene gli interessi, le passioni, la capacità di godere delle cose vengono sempre da lontano... noi li riceviamo dalle mani di chi ci vuol bene e ci precede e li consegniamo nelle manine avide di sapere di chi ci segue. Abbiamo fatto queste foto per la nostra figlia più grande, che è geologa. Quando andai la prima volta in montagna al ritorno scrissi una "poesia", diceva così:

Rovina torrente,
puro e freddo, 
sceso bambino dal ghiacciaio,
ora, tuoni il tuo chiasso improvviso 
sui massi grigi.
Sulla tua acqua rotta
color del cielo
è raccolta la mia vita assetata
 bevo con tutta l'anima
a queste montagne, 
specchio di Dio.

Si capisce, andavo da Don Sergio... ma l'emozione è identica, solo che questa signora di ora non è più capace di esprimersi così



plasticità delle rocce