giovedì 27 aprile 2017

La sonda Cassini, Carl Sagan e il suo Pale blue dot, nuotare in mare aperto (o starsene sospesi nello spazio)

 Il  fatto: qualche giorno fa ho visto pubblicata su facebook una foto un pò speciale, su "Chi ha paura del buio". 
Foto speciale per parecchi motivi: si tratta di un'immagine presa dalla sonda Cassini, che si trova in questi giorni (terrestri) fra gli anelli di Saturno, infatti sopra si vede il pianeta con una parte degli anelli, e in mezzo due punti luminosi, uno più grande e uno appena visibile: la Terra e la sua Luna. Certo di foto così, prese dallo spazio, se ne vedono tante; eppure, chi lo sa, forse era il momento adatto, per me è stata una piccola rivelazione.. 

Mi sono sentita come quando andammo al mare all'Elba e facevamo il bagno nel piccolo golfo dell'Innamorata. Le bambine erano bambine, e la più piccola non sapeva ancora nuotare. Quella grande andava in giro coraggiosa e curiosa col babbo, con la maschera e le pinne, la piccola (quanti anni? forse 5) metteva un salvagente e la portavo con me lontano, abbastanza al largo, finché dalle due parti intorno a noi vedevo la terra, cioè le braccia accoglienti dell'isola che componevano il golfo. Oltre c'era il mare aperto e vedermi intorno solo acqua mi metteva paura. Mi piaceva tantissimo andarmene  in giro con mia figlia in acqua e spero che lei se lo ricordi. 
Ecco qua: vedere la Terra piccola e luminosa come una stellina, lontanissima da sembrare un punto, e sospesa nel niente mi ha fatto lo stesso effetto di nuotare in mare aperto, fuori del golfo dell'Innamorata. Cioè  un pochino di panico.

Il commento alla foto dice: siamo tutti lì, in quel puntino luminoso. Già. Siamo tutti lì e ci farebbe comodo vederci dal di fuori. Quella è la nostra casa e bisognerebbe tenerla bene, impegnarci tutti molto. Non c'è altro intorno. Anche se tutti gridassimo aiuto non verrebbe nessuno, a dispetto di tutti gli ufologi. Siamo sospesi nel niente e possiamo vederci così già solo dall'orbita di Saturno, che non è un posto tanto lontano. E' ancora nel sistema della stella che chiamiamo Sole. Più lontano non ci vede più nessuno, il nostro pianeta è polvere nello spazio. 
Eppure. 
Eppure questi esseri che abitano un frammento di roccia perso nel niente sono stati capaci di mandare una macchina, mica la prima del resto, a studiare e prendere foto lontanissimo, secondo le nostre misure, ma anche molto vicino, secondo misure galattiche. Se fosse vivo mio padre proverebbe la stessa meraviglia che provo io, lui che era un tecnico e amava l'astronomia e la fisica. Meraviglia e una punta di orgoglio.


Ieri sera ne parlavo al telefono con mia figlia grande che si trova in Scozia. Anche questa è una cosa incredibile, che si può fare ora e non si poteva solo pochi anni fa, di parlare seduta sul divano di casa con una figlia che sta a migliaia di chilometri senza spendere un patrimonio. Lei mi ha detto che Carl Sagan, (il fisico che ha scritto "Contact" da cui è stato tratto il film, e ha fatto tante altre cose che non so), ha scritto, partendo da un'immagine simile, presa nel 1990 dalla sonda Voyager 1, "Pale blue dot" , cioè un punto azzurro pallido. Gli venne l'idea, ora che la sonda era in viaggio e si trovava molto avanti nel sistema solare, di farla girare e prendere un'immagine del cammino fatto e della Terra. L'immagine è questa:



La Terra è quel punto luminoso, azzurro pallido, nella banda di colore rosato.  Scopro che le parole di Carl Sagan esprimono esattamente ciò che ho pensato e le riporto qui. Grazie Fiamma. (Fiamma è mia figlia.)

« Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L'insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni "superstar", ogni "comandante supremo", ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.
Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare per un momento padroni di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l'illusione che noi abbiamo una qualche posizione privilegiata nell'Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c'è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.
La Terra è l'unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c'è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora.
Che ci piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l'astronomia è un'esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c'è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l'uno dell'altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l'unica casa che abbiamo mai conosciuto. »


Queste parole sono... fantastiche? realistiche? forse la verità delle cose commuove? forse sembra ancora di più un miracolo la fioritura delle peonie rosa fucsia, la piccola rana perfetta che canta sulla foglia di ninfea, il viso delle mie ( e dei vostri) figlie (e figli), il giunglardino della Loretta?  
Bisognerebbe ricordare queste parole ogni giorno, e farle bene capire, come è successo a me, ai vari Trump e Kim non so cos'altro che si alternano, durando meno di un attimo, ma in quell'attimo capaci di distruggere molto,  sulla faccia del pianeta. 

martedì 11 aprile 2017

una data da ricordare

 5 aprile 2017.  E' una data che voglio ricordare, mia figlia grande ha avuto il primo colloquio per un lavoro che riguarda quello che lei ha studiato ed è andato bene. E' un colloquio avuto senza raccomandazioni e intrallazzi di nessun genere. Ha presentato il suo curriculum e l'hanno chiamata. Quindi, qualunque cosa lei scelga di fare, accettarlo o no, ma credo che lo accetterà, è per me, e per noi come famiglia, un punto di svolta da sottolineare, ricordare e festeggiare. Arriva dopo un lungo percorso di studi, ma arriva.  Aveva concluso alla fine dell'estate un master molto impegnativo durato un anno in Scozia. Alla fine di questo si era cercata, in Scozia, un lavoro che le permettesse di mantenersi e intanto cercarsene un altro nel suo campo di studi, ora forse ci siamo.  Questo post riguarda lei, ma soprattutto me. Mi ricordo quando lei aveva sette mesi e mise il primo dentino. Qualcuno mi disse che nelle famiglie contadine si festeggiava il primo dentino facendo un bel regalo alla mamma, di solito un anellino d'oro. Significava che, dopo la gravidanza, il parto e l'allattamento, la mamma aveva concluso una prima parte del suo compito, portando il bambino in salute al primo dente, che è lo strumento per mangiare da solo. Fra poco la bocca sarebbe stata piena di dentini e il piccolo si sarebbe affrancato dalla madre, avrebbe raggiunto una prima autonomia. Non sapevo nulla di questa tradizione, ma mi piacque molto questo riconoscimento. Piccoli rituali che scandiscono i passi della vita. In seguito di passi ne sono stati fatti tanti, con grande impegno e anche fatica. Dopo la laurea in Italia le si era prospettata, in modo molto vago, una collaborazione proprio con l' Università, ma la paga era da fame e c'era la prospettiva di lavorare tanto, restare comunque dipendenti dalla famiglia, non potersi costruire niente e magari vedersi passare avanti dei raccomandati. Quindi, con il nostro disappunto, aveva chiesto ancora il nostro aiuto per fare un altro anno di studi, questa volta in Scozia. Finito anche quello aveva trovato questo lavoro da cameriera, ed era là, a Glasgow, molto lontano, a fare una cosa per cui non è necessaria, alla fine, alcuna precisa specializzazione, che avrebbe potuto fare anche qui, ma forse qui non avrebbe trovato neanche quello.  Al ritorno dal lavoro, in piena notte, mi succede spesso di non riuscire ad addormentarmi, e la vita mi sembra un percorso insensato in cui niente  va come dovrebbe. Le notizie che arrivano dai media sono quasi sempre spaventose e la vita sembra una strada sempre in salita. Le tappe che una volta consideravamo immancabili non ci sono più. La fine degli studi dei figli non significa per forza che si rendano autonomi, né che si formino a loro volta una famiglia. Non parlo di sposarsi, quello ormai lo vogliono fare solo, con grande trasporto e desiderio, le coppie omosessuali. Parlo di amare un'altra persona e fare un progetto di vita insieme, che comprenda o meno dei figli. Per me, ho ritrovato lavoro a 56 anni e mi considero fortunata, ma non so davvero quanti vorrebbero questo mio lavoro, faticoso, svolto sei giorni su sette, senza mai un giorno di festa libero, e nelle ore notturne. Sono una donna ancora e sempre attiva, per forza e senza poter mollare mai; se voglio, oltre al resto, conservare anche il giardino e la terra, che mi danno gioia. Le figlie, penso di notte, sono ancora figlie, all'età in cui io avevo già loro ed ero madre. Essere figli ed essere madri, o padri, è una condizione diversa nella sostanza. Tutto sembra immobile. Ma ora c'è questa notizia, un vero lavoro, ottenuto dopo una lunga strada impegnativa e sembra che tutto riacquisti, per un pò, maggiore equilibrio.

lunedì 6 marzo 2017

Un mandorlo fiorito, cianuro di potassio, la chimica in versi

Il mandorlo è fiorito e non me ne sono accorta. Avevo visto che si preparava nonostante il freddo, le gemme gonfiavano e diventavano verdi, ma gli ultimi passaggi li ho persi, e pensare che solo ieri sono andata a mettere la cenere nel compost. Si vede che tenevo gli occhi a terra. Mauro stamani ha aperto la finestra e ha esclamato: "Come è bello quel color rosa del mandorlo!"
 L'aria è molto grigia e piove, fine fine, ma il mandorlo è fiorito di rosa. I mandorli, diceva la mia mamma, si riconoscono perché fanno fiori bianchi: i peschi, rosa. Questa la differenza. Secondo lei!
Questo mandorlo, invece, fa fiori rosa, e mandorle che restano vestite anche quando cadono a terra mature, con semi spesso amari e molto profumati. Le mandorle amare, diceva mia madre, attenzione!, che contengono cianuro, non tanto, un pochino. Senti l'odore forte? Questo è l'odore del cianuro di potassio, un veleno terribile, lo dicono sempre nei libri gialli: si sente odore, nel bicchiere avvelenato, di mandorle amare! La mia mamma era molto fantasiosa e sapeva un sacco di cose. Aveva studiato chimica a scuola, non si sapeva esattamente quale scuola, certe cose, lei che pure era una grande narratrice, era bravissima a non dirle o a non fartele capire. Diceva che aveva studiato la chimica in versi, e di questa declamava un pezzetto sul cloro, che ricordo a memoria:

"Verde giallognolo, di odor non grato,
è un gas venefico che ci vien dato
quando il clorodrico viene alle prese
con il biossido di manganese"

Declamava con voce chiara, e io me ne ricordo come di una poesia. Esiste davvero, questa chimica in versi, di un signore che si chiamava Alberto Cavaliere, che studiò chimica senza trasporto, ma poi le dedicò un poema scientifico che credo si dovrebbe studiare anche ora e renderebbe le cose più assimilabili a certi studenti resistenti. Ecco la dedica all'inizio del poema:

All'Ingegner Pomilio,
che avendomi nel suo stabilimento
per fabbricar la soda col mio ausilio
per poco non andava a fallimento,
Alberto Cavaliere dedicò

Ogni tanto, ogni giorno, penso ai miei, ma non vado al cimitero. Quando ci sono andata mi sono sentita un'idiota, non li penso di più ad andar lì e non mi piace portare fiori ad appassire. La mia è una memoria viva, talvolta polemica e dolorosa, ma quasi una presenza. Quando lavoro in giardino penso che alla mamma e al babbo sarebbe piaciuto vedere cosa ho fatto. Lei direbbe: te l'avevo detto di non mettere questo gigante nel mezzo, toglie la visuale!
Lui direbbe: che t'importa della visuale, se ti sposti di un metro vedi tutto lo stesso, e questo gigante è meraviglioso. Opinioni molto diverse.

Mi piacerebbe fargli vedere la clematis Armandii. Chiederò a Mauro di fare qualche foto, fra poco sarà tutta in fiore. E' enorme e sta un pò impiccata sulla rete che da sulla stradina. Non so come riesce a continuare a crescere, ogni tanto le do un pochino di concime, ma la terra in cui vive è una striscia sottile nella zona d'ingresso dove mettiamo le auto. E' una delle mie creature preferite, colsi un pezzetto da un ramo che ciondolava da un muro, in pieno centro ad Arezzo, lo portai con me dove lavoravo, e lo misi in un bicchier d'acqua, la sera lo portai a casa e di nuovo nell'acqua, solo il giorno dopo lo cacciai in un vasetto con la terra. Incredibile a dirsi la talea funzionò e siamo ancora insieme dopo 13  anni.
All'altra rete, quella che divide dall'oliveto, l'anno scorso ho messo delle piccole forsizie che mi dato la mia amica Maxi, fra pochino fioriscono anche loro. Devo ricordarmi che fra un paio d'anni anche loro saranno triplicate!

L'acqua della vasca già da un mese si muove, nel senso che sembra ci sia dentro un'unica cosa molto grossa, invece sono soprattutto rospi e rane innamorati. Perdono la testa! Si vedono la rospa e il rospetto (il maschio è più piccolo) avvinghiati, appena nascosti sotto un ciuffo di salvia, e il maschio emette suoni gentili che non ti aspetteresti da una bestiola piuttosto bruttoccia. E' un triste amplesso disperato, già sotto il cielo freddo di febbraio, fra creature infreddolite e grigiastre. Di pesci ne sono rimasti 8 su tredici. Cinque li ha mangiati l'airone.
Speriamo si facciano furbi.


sabato 4 marzo 2017

Dimensioni, potature, Lonicera Fragrantissima, Scapoli, riacutizzarsi della giardinite

E' stato, qui da noi, un inverno vero, freddo, ma abbastanza asciutto, non come nelle zone del terremoto dove sono caduti metri di neve. Una persona che conoscevo diceva  in casi di questo genere, "Botte agli zoppi", intendendo che il terremoto non bastava.
Un vero inverno con temperature basse e piante che non so se sono sopravvissute. Alcune succulente (succulente: una volta si diceva grasse) sono morte. Diverse notti di seguito con parecchi gradi sotto zero hanno fatto il danno. Un'amica mi aveva regalato un'alocasia, o forse colocasia,  piante con le foglione, che avevo diviso e avevo fatto due bei vasi: ora sono lessate dal freddo e non so se ributteranno dalla radici, se non si sono lessate anche quelle. 
Il giardino è andato per conto suo, e ho perso quel pò di controllo che avevo. Alcune piante hanno raggiunto dimensioni ragguardevoli, inadatte ai piccoli campi terrazzati. Mi sembra adesso di coltivare alcuni giganti e che sia sparito il disegno che avevo tentato di creare. Il Phormium è diventato gigantesco, più alto di me e l'avevo messo proprio nel mezzo, in un punto riparato, perché altrove non cresceva. Ora cresce! Il mirto è diventato un boschetto, più volte potato ricaccia più grande di prima. La buddleia weyeriana è un albero. Anche la buddleia bianca che profuma di vaniglia è ormai un albero quasi minaccioso e non un grazioso arbusto. I ceanothus sono esagerati. Ricordarsi sempre, cara Vitamina, (sono io),  che le piante non sono di plastica: crescono, e non si mai quanto, precisamente, e occorre lasciare uno spazio adeguato, intorno, a disposizione, per non essere costretti a potare e striminzire. A me le piante piacciono libere, che si esprimano. Sono pochissime quelle che restano belle anche sotto potature continue e drastiche, e anzi, lavande e santoline ne hanno proprio bisogno per non presentarsi sciatte e disordinate. Le tengo potate a palla o semisfera, le santoline come mucchietti che si intersecano. Anche la ballota sopporta e forse gradisce la potatura, che è piuttosto, per lei, una pulitura. E perfino il teucrium fruticans. Ma forsizie, kolkwitzie, philadelfi, lillà e tantissimi altri arbusti se li poti tanto e/o al momento sbagliato non solo comprometti le fioriture, ma togli ogni grazia.

Una volta, in un giardino di rose visitato da migliaia di persone, ho visto una kolkwitzia potata e legata a un palo. Era proprio brutta, poverina. Che pianta è questa? Chiese una visitatrice. La persona che faceva da guida non lo sapeva. Era irriconoscibile. La kolkwitzia  a primavera inoltrata si carica di fiorellini rosa con la gola gialla, come piccole digitali, così tanti da farle arcuare i rami per il peso. 
In quel periodo (breve) è bellissima, ma per avere quella bellezza bsogna potarla esclusivamente dopo la fioritura, e non molto, solo togliere il vecchio e il secco. Per il resto bisogna lasciarla in pace. Quella del roseto era stata massacrata e perfino legata quasi come un salame a un palo. E' vero che è un roseto, e le protagoniste sono le rose, ma un pò di garbo con le altre piante non guasta, sennò non sembra un giardino, ma un catalogo.

Le piante di lonicera fragrantissima, qui da me, sono due, adesso, e la figlia sta diventando grande quasi come la madre. Sono la gioia dell'inverno, col loro profumo e i loro fittissimi fiorellini color crema. La lonicera fragrantissima la prima volta che la vedi pensi che non sa di niente e non la compri. Bisogna che qualcuno, come il giovane moschettiere della Botanica La Romola, te la imponga quasi, dicendoti che è facile, che profuma, che resiste a tutte le temperature, che in un giardino non può mancare... La comprai non tanto convinta. La prima volta che fiorisce, a sentire quel buon profumo di pulito, fai un sorrisino, senti ma buono, pensi,  anche se quei fiorellini color crema, presi uno per uno, non sanno di granché; ma tutti insieme... son graziosi, poi in inverno, durante tutto l'inverno, perché veramente fiorisce da novembre fino a primavera e poi fa delle graziose bacche a forma di cuore (veramente a forma di cuore!), insomma in inverno non c'è quasi altro, ci sono bacche, e ellebori, e il calicanto, è vero, ma per il resto è inverno, freddo e spoglio. E c'è questa piantina senza foglie, tutta coperta di fiorellini color crema, profumatissimi, anche di notte quando rientro dal lavoro, anche sotto la neve, fiori che sembrano manine che si aprono. Piano piano ti innamori. Pensi con dolore alla primavera quando ci saranno tutte le altre ma lei non sarà più fiorita. La Lonicera Fragrantissima mi suggerisce sempre paragoni umani e letterari. Pensate a un romanzo dell'800, in cui un uomo sposa una donna in un matrimonio combinato, senza amarla, e poi scopre tutte le sue doti e le sue virtù, e se ne innamora. Finisce per trovarla bellissima.  Pensate a Jane Eyre, ecco. Non bella, ma da amare. 

Basta. Dico che solo che un vecchio post sulla Lonicera Fragrantissima, questo, nella modestia di questo blog, è uno dei più visitati.

Per il resto in giardino: tutto si muove, punte rossastre di peonie erbacee emergono dalla terra e diventano foglie, narcisi in boccio cominciano ad aprirsi, ciuffetti di scille e tulipani aspettano di emettere fiori, giacinti inselvatichiti fioriscono in rosa e blu, foglioline a forma di punta di freccia delle fritillarie meleagris spuntano fra le foglie secche del nocciòlo,  qualche croco sopravvissuto qua e là, foglie di iris che si allungano, violette mammole col loro profumo di marcio e paradiso, un cotogno del Giappone davvero molto disordinato apre fiori rosso fuoco...

Ho dei bulbi che trovai qui quando ci venimmo ad abitare, diciassette anni fa, quasi. (Oddio! Il tempo passa così rapido! E io prima di diventare davvero vecchia ho ancora tanto da fare in giardino!) Il primo inverno vennero su questi bei ciuffoni verdi di foglie tipo quelle dei giacinti e pensai che non fiorivano perché i bulbi si erano infittiti. Che fiori faranno? Ero proprio curiosa. Li trapiantai in giro, sciocca! Non hanno mai fiorito, ma si moltiplicano per via agamica, si dice. Fanno altri bulbi. Io li chiamo gli scapoli. Ora si direbbe i single, ma a me piace parlare italiano. Sono degli scapoli in buona salute, che non hanno bisogno di fiorire, cioè di amare e innamorarsi, che non fanno altro che foglie verdi succose e fresche, belline a modo loro, e poi spariscono sotto terra  e lì stanno per tutto il resto dell'anno. Maschi che non hanno bisogno di donne per riprodursi, che fanno una vita di gruppo da scapoli, e non hanno bisogno di fare neanche un fiore. Puah! Non so minimamente che roba siano. Solo che non riesco a eliminarli, mi riesce solo di diffonderli senza accorgermene. Ogni tanto ne butto un ciuffone fuori delle rete ai cinghiali, ghiotti di bulbi, ma mi pare che neanche loro li apprezzino.

Per finire: ho avuto un inverno abbastanza moscio e triste. Ora mi sta passando: sospetto che (in parte) sia questa forma grave e cronica di giardinite. Mi accorgo che ce l'ho in certe occasioni, tipo ieri, che sono andata alla Coop di Monte San Savino a fare un pò di spesa: lì di solito non hanno piante, o se ce l'hanno non meritano uno sguardo, invece ieri, proprio all'ingresso, c'era uno scaffale pieno.. mi hanno colpito le viti, e ho preso una piantina di uva sultanina. Quattro  euro e novanta, per non dire cinque. Non ho resistito, ho sentito quel piacevole fremito alla base della colonna vertebrale... accanto c'erano le peonie arbustive ad un prezzo basso, come resistere anche a quelle?, ne ho presa una bianca, ne avevo una bianca in un altro giardino, chissà se c'è ancora, come sarà bella, poi c'era una clematis montana, ho avuto anche quella in quell'altro posto, a fiori rosa, sempre a un buon prezzo, e una piccola magnolia, a quattro euro e cinquanta... mai provato a coltivare magnolie, questa costava davvero poco e posso provare... alla cassa mi sono accorta che il prezzo totale non era per niente indifferente. Ah, la giardinite! Meglio quella che fumare, certo.





sabato 25 febbraio 2017

La Luna, asfalto, Margherita Hack, muschio, Trappist1, terraformazione.

La Luna.
In un'intervista Margherita Hack disse una volta che la Luna, oggetto delle fantasie umane e di tante composizioni poetiche, è in realtà una palla di roccia, color asfalto. Se si fosse lì si vedrebbe che è sterile e per niente poetica, così in effetti si vede dalle foto degli astronauti. Il color asfalto diventa, colpito dalla luce del sole e osservato dalla Terra, un bel colore bianco giallino, tipo una forma di  formaggio pecorino. A me piace, anche se qualche volta, nelle limpide notti di luna piena, mi sembra che la luce lunare sia fredda e inquietante. Una mia cara amica dice che le fa paura.

Asfalto.
 Per arrivare a casa nostra c'è un tratto di strada che fino ad una ventina di anni fa era bianca, sterrata, poi il nostro vicino la fece asfaltare, prima che venissimo a abitare qui. Per tanto tempo è stata solo di asfalto. Ora in mezzo alla stradina, per cui può passare solo un'auto, è cresciuta una striscia di muschio. C'è cresciuta piano piano, avrete visto anche voi come fa il muschio, crea piccole isole che poi si allargano, come cuscini vellutati.

Muschio.
Non so quasi niente del muschio, credo sia una delle forme di vita vegetale più antiche, insieme ai licheni, che se non sbaglio sono una simbiosi di muschi e alghe. So, del muschio, che ad un certo punto mette fuori piccole palmette, o filamenti con sopra una pallina o altre cosine graziose che sono i suoi organi riproduttori. Gli studiosi hanno chiamato queste cosine graziose "Archegoni" e "Anteridi", pensate un po' che esagerazione per una piantina primitiva che qualcuno nota solo a Natale, quando ancora i nostalgici saccheggiano il muschio per fare il presepe. Ogni cuscino è un microcosmo in cui passeggiano insetti che non sembrano mai, quando sono sul muschio, sporchi o pericolosi. Sono a casa loro. Il muschio, una volta insediato, dopo il primo agglomerato di filini, fa tutto da solo, si crea un substrato fatto delle sue parti morte, e cresce ancora sopra di esso, nutrendosi solo dell'acqua che cade dall'alto o si condensa di notte. Cresce e si allarga e fa humus per altre piante che verranno dopo. Produce terra buona anche sopra l'asfalto, crea le condizioni perché altri possano vivere, è il primo pioniere sulle rocce, purché ci sia un po' d'acqua. Così ha fatto sulla nostra stradina e la striscia di muschio si è allargata fino a dove passano le ruote delle auto, lì non ci è cresciuto niente. Mi era venuto in mente di togliere quel muschio, perché alla fine non ci sarebbe stata più la strada. Il ghiaccio di quest'inverno ha fatto scoppiare il muschio, credo che l'acqua trattenuta come da una spugna si sia espansa in forma di ghiaccio e poi è tornata liquida e ha spezzato il muschio in tanti frammenti che sono saltati come le mattonelle quando ghiaccia, e che ora potrò rastrellare. Credo che però siano ancora vivi, anche in estate il muschio sembra morto, sotto il sole forte , ma poi in autunno torna bello verde e fitto. Ieri ho provato a togliere le parti che erano rimaste intere: è venuta via una zolla che ho arrotolato come fosse moquette. Un tappeto di roba viva e humus. Sotto di esso ancora l'asfalto sterile.

Trappist 1
Ho pensato ai sette pianeti (forse di più) appena scoperti intorno alla stellina rossa Trappist 1 della costellazione dell'Acquario. Non sanno ancora se su alcuni di essi ci sia vita. Probabile di sì, anche se un "astrobiologo" di Arcetri diceva che se c'è vita la cosa più probabile è che siano batteri, cioè gli organismi più primitivi. Qui sulla Terra abbiamo avuto per moltissimo tempo quasi solo batteri, e poi, in un intervallo brevissimo, è esplosa tutta la varietà di vita che si vede oggi, compresi noi. Se si portasse qualche spora di muschio sui pianeti di Trappist 1 e si lasciasse lì, se c'è acqua, probabile che tornandoci fra un certo numero di anni, magari centomila o di più, ci si ritrovi una foresta, e forse degli animali. Animali e piante diversi da quelli che conosciamo, perché Trappist 1 non è il Sole e, per esempio, la luce che emette è rossa. La terraformazione a partire dal muschio...senti che mi è venuto in mente oggi. La terraformazione è una cosa nominata nei romanzi di fantascienza che leggevo da piccola e ora se ne parla seriamente, per esempio riguardo a Marte. Come rendere un luogo completamente inospitale adatto alla vita dell'uomo. Noi si sta facendo il contrario.

Aggiungo una cosa in ritardo, mi è venuta in mente al lavoro.
La pelle di muschio si stende a coprire tutti gli spazi liberi, nei boschi, e ha una funzione importantissima nel ciclo dell'acqua. La pelle di muschio sembra proprio una pelle, ma, se guardiamo tutto da lontano, vediamo che tutta la copertura boscosa è una pelle, un mantello per la terra. La terra, gli antichi greci la chiamavano Gaia, e così io ho chiamato mia figlia più piccola. Lei ha studiato il mito di Gaia, la Terra, che non si chiamava così quando era nuda e rocciosa, si chiamava Ctonie. (Ctonie, sotterranea, nascosta) Prese quest'altro nome quando il padre , o lo sposo (seondo diverse versioni) le regalò il mantello verde di vita. Non è bellissimo?

venerdì 10 febbraio 2017

"Arrival" e la mia amica Adriana

Questo post  è per persone che hanno già visto il film "Arrival". Gli altri si perderebbero la sorpresa. 

Quando ho visto il trailer,( lo dico in italiano, l'anteprima), ho pensato subito ad una mia amica che studia da molti anni calligrafia cinese.  I segni degli alieni di Arrival sono cerchi "arricchiti", come tracciati dal pennello di un calligrafo cinese, e mi hanno ricordato subito uno dei primi lavori dell'Adriana. Trovate nel link molte foto dei suoi lavori, che però non le rendono giustizia.  
Conosco l'Adriana da moltissimo tempo, alcuni anni fa seppi che c'era una sua mostra nella foresteria del convento di Camaldoli. Rimasi molto sorpresa, si trattava di calligrafia cinese, non sapevo che l'Adriana si occupasse di questo e sinceramente pensai "chissà che palle", ma poi andai a vedere. Se  una persona amica fa una cosa del genere ci vado, eccome.
La mostra mi stupì parecchio e mi entusiasmò, anche se io so quasi niente di calligrafia cinese. Le opere erano vive e bellissime, anche se io non avevo strumenti per capire bene, ma "arrivavano" lo stesso. Mi ha regalato un suo lavoro, la trascrizione di un ideogramma che significa "madre". E' potente. E' appeso alla parete dietro al computer, lo vedo alzando gli occhi ogni volta che mi siedo qui. Ho provato a metterci un altro quadro,  di un pittore amico di famiglia a cui sono affezionatissima, ma ho dovuto rimettere la "madre", perché è vivo e dinamico, attivo per me, non so come altro spiegarlo. 

"Arrival" (l'arrivo) è un film di fantascienza di Denis Villeneuve, un regista canadese. Ho sentito per caso una recensione del film, il critico diceva che è un film di fantascienza in cui non succede niente. Certo non ci sono inseguimenti in auto,  né auto bruciate e neanche combattimenti di quelli che se succedesse nella vita al primo cazzotto saresti steso e nei film invece se ne danno centinaia e si rialzano sempre. 
Arrival comincia con poche immagini di una donna che ha una figlia, una bambina che si ammala e muore. Sono immagini spezzate, come sogni o ricordi. La stessa donna delle prime immagini è una linguista molto famosa, la dottoressa Louise Banks, che insegna in un'Università americana. Durante una lezione, che viene interrotta, apprende la notizia dell'arrivo, nei cieli di dodici località del mondo, di altrettante navi spaziali che restano sospese nell'aria.
Sono strani oggetti, enormi, che somigliano  a semi, o a granelli di polline, e nel film vengono chiamate "gusci". Sono color ardesia, fatte di un materiale sconosciuto che sembra roccia. La dottoressa Banks riceve la visita di un militare che le chiede di lavorare per l'esercito per trovare il modo di comunicare con gli alieni, e accetta. Insieme a lei viene chiamato un fisico teorico, il dottor Gary Donnelly. L'astronave/seme è sospesa sopra un grande campo, in un paesaggio rurale, nel Montana, e i due, accompagnati da alcuni soldati e dal militare (dev'essere un colonnello, ma non ho memoria per queste cose) che ha preso contatto con loro, vestiti con tute ingombranti antiradiazioni, vanno sotto la nave. Ogni 18 ore si apre in basso un portellone e possono entrare. Vanno con un mezzo di quelli che hanno un piano che si può alzare, un oggetto comune, di quelli che si usano nei lavori edili, per lavorare in alto. Una volta arrivati dentro la nave c'è sopra di loro una galleria verticale, e devono fare un salto sulle pareti laterali perché non sia più verticale, in pratica cambia la gravità, e si può stare in piedi sulla parete, aderenti come sulla superficie del pianeta, vedendo la terra e la gente che ci cammina sopra attraverso la galleria, di fianco...non si sa più cosa sia il sotto e il sopra.
Percorrendo questo tunnel si trovano in una sala divisa da una barriera trasparente, di là c'è molto gas che impedisce in parte la vista e attraverso questo mezzo arrivano i due extraterrestri, due "polipi" enormi, chiamati, per il numero dei tentacoli, eptapodi. Questo è un film in cui non si dicono tante cose, le informazioni arrivano dai dialoghi, che sono abbastanza scarni e realistici, e anche le musiche evocano solo il mistero e la meraviglia. Bisogna stare attenti a quello che viene detto e si lascia molto spazio all'intuizione e all'immaginazione. In altri film e racconti di questo tipo il primo contatto con gli alieni avviene attraverso la scienza, in "Contact", per esempio, torna dallo spazio un messaggio lanciato  dagli uomini all'epoca del nazismo, la prima trasmissione televisiva con Hitler che parla, che viene rispedito indietro, come una scatola con un nuovo contenuto, con tutte le informazioni utili per instaurare un dialogo su basi scientifiche,  una specie di alfabeto, e anche con il progetto per costruire la macchina che porterà la dottoressa Arroway nel lontanissimo luogo d'incontro con gli alieni.

In questo film invece si privilegia il linguaggio. La dottoressa Banks, ascoltando le incomprensibili voci degli alieni, non si fa intimorire e prova con la scrittura, "è più veloce, si fa prima" dice, scrivendo il proprio nome su una lavagnetta e spogliandosi della tuta. E' un atto di coraggio e di fiducia, devono vedermi, dice. Ottiene in risposta una parola anch'essa scritta, il nome della creatura dall'altra parte della barriera. E' scritta con l'inchiostro emesso dalla creatura ed è un cerchio, mi viene da dire arricchito. Tutto viene espresso dagli eptapodi attraverso cerchi come quelli che vedete nelle immagini.
Louise comincia a analizzare questo linguaggio, aiutata dal suo collega fisico  e da una squadra di studiosi, e attraverso questi segni alieni entra profondamente in contatto con gli eptapodi. Studiando altre lingue in effetti si approccia un altro modo di vedere il mondo, di percepirlo e di esprimerlo.

All'inizio, quando il colonnello va a trovare Louise, parlando di un collega linguista, lei dice"Gli chieda la sua traduzione della parola sanscrita per dire guerra:". 
Quando lui torna per ingaggiarla dice "Il suo collega ha tradotto con "litigio", lei come traduce?"
"Desiderare altre mucche." Lì per lì questo dialogo sembra strambo, ma se ne capisce il senso quando Louise parla dei linguaggi, di come appunto impararli sia entrare nelle menti che li hanno creati. Le antichissime popolazioni dell'India che hanno creato il sanscrito si facevano guerra perché desideravano "più mucche" e nelle parole scritte resta , come dire, il pensiero che le ha originate. 

Louise comincia anche ad avere dei flash, delle visioni di se stessa con una figlia che non è ancora nata, le stesse con cui inizia il film. Sono visioni che la turbano, ma lo stesso va avanti col lavoro, forse proprio perché è così profondamente coinvolta. Il viaggio nella lingua aliena è anche un viaggio di contatto con le creature e con se stessa. Ma naturalmente c'è fin dall'inizio uno scopo nel suo lavoro: i militari, i governanti del mondo vogliono sapere tante cose, perché sono venuti gli alieni? Cosa vogliono? Hanno intenzioni bellicose? Il mondo intero è turbato dalla presenza delle astronavi, e in ogni sito in cui le navi spaziali sono comparse si tenta un approccio, in Cina e in Russia ci si prepara ad un attacco, ma anche negli Usa alcuni soldati, di propria iniziativa, introducono una bomba nella galleria antigravità, mentre sono presenti Louise e il suo collega, che sono salvati dagli alieni, mentre uno dei due eptapodi muore. Alla fine è Louise a risolvere la cosa, attraverso questa sua nuova facoltà di vedere certe cose del futuro. Vede il libro che scriverà, dal titolo "tradurre l'Eptapodo, la lingua unversale". C'è  un momento in cui il futuro e il presente si toccano e dal futuro le arrivano le informazioni che servono per superare la crisi. 
L'alieno superstite le rivela che sono venuti a portare in dono proprio la loro lingua, (la lingua "strumento")  e che fra tremila anni gli alieni avranno bisogno, non dice come e perché, dell'aiuto della specie umana. Mentre le grandi astronavi si dissolvono, in partenza, nel cielo della Terra, Louise e Gary si accorgono di amarsi, ma lei lo sa già, l'ha visto, e lui le chiede di avere un figlio. Lei dice di sì, pur sapendo tutto quello che sarebbe accaduto, la nascita della bambina, ma anche la sua malattia incurabile. Dice sì a tutto, a tutti gli aspetti della vita che arriva, alla gioia e alla sofferenza. Dice sì, accetta e aderisce alla propria vita.

 Arrival è un bellissimo film, che non cura troppo l'estetica ma trasmette lo stesso un'idea di bellezza. E' un film che non si capisce tutto in una volta sola, almeno io avrei bisogno di rivederlo, e ha tanti contenuti e livelli di lettura , come tutte le cose buone. Introduce all'importanza del linguaggio, una delle più importanti e belle creazioni dell'umanità. Suggerisce la possibilità di un linguaggio universale.
Suggerisce anche la circolarità del tempo, una cosa che qualche volta nel corso della vita ci pare di sperimentare, che tutte le cose siano come già accadute e noi le conosciamo, anche se sono davanti a noi nella linea temporale. Ho parlato di questo con mia figlia e lei, con poche parole, mi ha fatto capire di più. La circolarità del pensiero è un concetto delle filosofie orientali. Non è tanto vedere il futuro, quanto che tutto è presente. E' una cosa in cui ci si perde. Forse una parte di noi è davvero fuori da questa dimensione. La circolarità è nelle parole/ideogrammi degli eptapodi, e nel nome della bambina, Hannah, un palindromo, che è uguale letto in un senso e al contrario. La storia di Arrival è minima, sappiamo che Louise verrà premiata, o celebrato il suo lavoro. Allo spettatore è lasciata molta libertà di immaginare colmando i vuoti, se vuole. Forse, dato che l'eptapodo è stato tradotto, si può pensare che ci siano nel futuro dei rapporti stabili e pacifici fra le due specie. Forse, per me che ho bisogno di rassicurazioni, ci sarà un altro momento in cui futuro e presente si toccano, e arriveranno dal futuro informazioni che permetteranno di salvare la bambina, così alla fine il tempo non è tanto circolare, ma piuttosto una spirale in cui le cose possono sempre cambiare ed evolversi e niente è scritto. 



domenica 22 gennaio 2017

mardocchio mardocchiati , San Giobbe aveva i bachi

Mardocchio mardocchiati, San Giobbe aveva i bachi,
medicina medicina, un pò di cacca di gallina,
un pò di cane un pò di gatto,
domattina è tutto fatto,
singhiozzo singhiozzo, albero mozzo,
vite tagliata vattene a casa,
pioggia pioggia corri corri
fammi andare via i porri

Questa filastrocca l'ho presa dalla "Notte di San Lorenzo" il film dei fratelli Taviani. 
Nel film c'è una bambina che racconta la storia accaduta durante la seconda guerra mondiale,  tutti gli avvenimenti passano attraverso il suo sguardo, ma ci sono cose che le fanno troppa paura, così la mamma le dice "Quando hai paura recita questa filastrocca, vedrai che ti passa...". Alla fine del film la bambina, che è diventata una donna, recita la filastrocca magica davanti alla culla del suo piccolo addormentato: la finestra è aperta su una notte bellissima e quieta, ma la musica è la stessa dei momenti oscuri: non si sa mai cosa ci aspetta, e più è forte l'amore e il coinvolgimento, più è grande il timore del futuro... Vidi il film quando era nata da poco la mia prima figlia, venti di guerra spiravano sul mondo, dopo pochi mesi ci sarebbe stata la tragedia di Cernobyl e io mi sentivo proprio come quella mamma del film, piena di amore e felicità, e anche di timore.
Sono passati più di trent'anni. Mardocchio mardocchiati mi torna in mente spesso, la recito a bassa voce, come ora di fronte al terremoto sommato alla neve.

Terremoti
Di questi non ci libereremo, sono i movimenti di un pianeta vivo, non gli possiamo impedire di aggiustarsi e stirarsi; la nostra sola difesa, come dicono dall'istituto di geofisica e vulcanologia, è conoscere e studiare, per poter prevedere gli eventi, e costruire abitazioni che resistano alle scosse. 

Neve
La neve non è che acqua solida, acqua in fiocchi. Se ci si pensa una vera meraviglia, questa sostanza che si presenta, sulla nostra Terra, in tante forme diverse. 
 Quando piove moltissimo, ultimamente, porta via tutto, e questa volta non è caduta in forma liquida, ma in fiocchi, e si è accumulata in metri sopra la terra. Mi domando cosa è stato degli animali selvatici, se sono rimasti sommersi e sono morti, se al disgelo si troveranno tante carcasse esposte, come quelle degli animali domestici che sono morti di freddo e anche perché era impossibile per loro spostarsi e liberarsi. Cinghiali, caprioli, istrici, e perfino orsi e lupi. E gli altri...Ma forse ci sono state zone con meno accumuli, più libere. Ora ci sarà il disgelo, e se sarà molto veloce, con queste enormi masse d'aria che arrivano dall'Africa e alzano le temperature in poche ore di parecchi gradi, saremo nei guai di nuovo, perché i corsi d'acqua ingrosseranno.... 

Ecco cos'è, in pratica, il cambiamento climatico. Ecco qua: quando si diceva, trent'anni fa, i politici minimizzavano. Dicevano che chi faceva queste previsioni era esagerato  e portasfiga. Finché non si tocca con mano non ci si crede. Siamo davvero stupidi, come genere umano, capaci di prevedere, capaci di misurare, e incapaci di sceglierci dei rappresentanti intelligenti quanto gli scienziati e gli studiosi. I rappresentanti li scegliamo quasi sempre fra i mediocri, o fra quelli che ci garantiscano di difendere i nostri interessi nell'immediato futuro, e non dopodomani o fra vent'anni. Li scegliamo così quasi sempre, non proprio sempre. Poi piangiamo.

Pensavo che avremmo fatto se fosse successo qui da noi: avremmo avuto bloccate dalla neve la porta d'ingresso, il finestrone di cucina e tutte le finestre del piano terra. Per prendere la legna andiamo sotto la capanna, non ho mai misurato la distanza, forse 10, forse 20 metri. Avremmo potuto uscire dalle finestre delle camere, al piano di sopra, e forse saremmo sprofondati nella neve, e forse saremmo arrivati alla capanna, e avremmo scavato con la pala un sentiero, con parecchie ore di lavoro, perché la neve standoci sopra si compatta, e diventa dura come il vetro, e allora spalarla è difficilissimo....mi fa fatica solo a pensarlo. Forse anche accendere il fuoco sarebbe stato rischioso, con i camini sommersi. Credo che in un caso simile mi scoraggerei subito.

Eccezioni

Eventi eccezionali, certo. Eccezionali  per le misure, quantità di acqua, quantità di neve, quantità di calore, ma sempre più frequenti, per via del cambiamento del clima. Abbiamo innescato un processo che induce moltissimi altri cambiamenti a catena e che non sappiamo  se è possibile fermare. Anche queste esagerate quantità di neve e freddo sono conseguenza, pare una contraddizione, del riscaldamento globale. C'è la questione dell'inerzia dei sistemi, facciamo l'esempio della bicicletta e del ciclista, se pedala molto velocemente aumenta la velocità, se smette di pedalare per un pò la velocità continua ad aumentare, prima non di fermarsi, ma di cominciare a diminuire. La stessa cosa per il riscaldamento globale. Se smettessimo ora qualunque attività "riscaldante" ( e per farlo dovremmo forse tutti trasferirci da un'altra parte, un altro pianeta, un'altra "casa") le temperature continuerebbero comunque ad aumentare. 
In questo caso, fra terremoti e neve, nell'eccezionalità credo che abbiamo riscoperto una cosa che avevamo dimenticato che esistesse: la politica come servizio. Sindaci che si disperano cercando di ottenere mezzi e uomini per aiutare i loro concittadini. Sindaci che spalano la neve, che passano Natale e fine anno a cena nei capannoni con chi ha perso la casa. Gentiloni che dopo un infarto e un'operazione torna di corsa a lavorare. Io non lo conosco di persona, Gentiloni, ma comunque mi viene dal cuore di dirgli grazie. 
Ora potrei aggiungere una fila di banalità e mi astengo. Questi sono i pensieri che condivido, non tutti i miei pensieri, ce ne sono anche per chi sta al freddo, per chi ha perso la casa, per chi è rimasto schiacciato sotto le macerie e la neve, per chi ha generosamente prestato soccorso rischiando la vita, e tanti altri, ma li trovate dappertutto, quindi i miei ve li risparmio. Mardocchio mardocchiati, e incrociamo le dita.
A noi qui c'è andata di lusso, abbiamo avuto solo un normale inverno freddo, che si spera abbia ammazzato un pò di larve di zanzara e mosca delle olive, e quasi niente neve.