martedì 12 settembre 2017

Acqua: il lago Lod




Questo è un piccolo lago vicino al paesino di Chamois, Valtournenche. Ci siamo stati a luglio e quel giorno era con noi la nostra figlia maggiore, con me e col suo babbo, è lui che ha fatto queste foto. Questo è uno degli aspetti dell'acqua rasserenante, rinfrescante solo a vederlo. Qui l'acqua la stiamo ancora aspettando, dopo un'estate terribile che ha bruciato i boschi di querce tanto che sembra che ci sia passato qualcuno con un lanciafiamme. Senza contare quelli che hanno appiccato gli incendi in giro, anche qua vicino. Non ho parole per definirli.  E' capitato che mentre Mauro annaffiava l'orto arrivassero cinghiali a cercare un varco nella recinzione, senza alcun timore. Per avere cibo, soprattutto i pomodori, per idratarsi, perchè in giro non c'era più acqua da nessuna parte. Una sera è venuto un piccolo capriolo. Sono arrivata a casa dopo mezzanotte dal lavoro e Mauro era ancora turbato dalla visita del capriolino che era rimasto davanti al cancello a belare, a chiamare proprio lui, a chiedere aiuto. Era solo e dopo un pò se ne è andato, e poi il veterinario ci ha detto che sembrano soli ma c'è la madre nei pressi e speriamo che fosse così, perché a me e a lui ci è rimasta l'idea che avesse bisogno di aiuto e che avremmo dovuto prenderlo e dargli da bere, ma dopo la madre l'avrebbe rifiutato sentendo l'odore dell'animale uomo. Non fare, omettere, stare in silenzio, mi pare che da un pò sia per molte cose la scelta migliore. Anche se ci si sente esplodere per le cose da dire e da fare. Il più delle volte parlando si innesca una polemica anche se non se ne ha l'intenzione, che attira i frustrati, i violenti, gli incazzati per mestiere, e allora è meglio tacere, tanto alcune persone non vogliono ascoltare nessuno, solo la propria rabbia. Non mi riferisco alle persone vicine o ai familiari. Qui anzi siamo tornati ad ascoltarci con più attenzione. Per fortuna.

domenica 27 agosto 2017

Acqua: "le gouffre des bousserailles"


la mia bella figlia





Questa estate dannata che spero si concluda presto mi lascia consapevole di quanto l'Acqua è sacra. Questo è il primo di alcuni post di ringraziamento per l'Acqua.


Tornando dal Cervino dopo una passeggiata molto faticosa abbiamo visto lungo la strada dei cartelli con l'indicazione "Gouffre des bousserailles", e anche in italiano "Il gorfo" e " le marmitte dei giganti". Visitate le marmitte dei giganti! Si poteva anche mangiare...di solito, quando ci sono tutte queste indicazioni, poi non c'è niente che vale la pena vedere e invece già il posto, appiccicato alla costa della montagna, era bello. Ricordava certi luoghi di San Francesco, la Verna, Monte Casale, le Celle, dove la natura rimanda all'idea di un progetto e di un Buon Dio creatore.
Le marmitte dei giganti sono delle conche molto regolari scavate dall'acqua, pentole per  esseri giganteschi e magici, poi, da una porticina in un muro di pietra, si accede al "Gorfo", per due euro. Sono troppo scettica! Credevo che dietro a porticina non ci fosse niente di interessante...Le gouffre des bousserailles è un luogo davvero sorprendente, un piccolo orrido, credo si dica così, scavato dal torrente che scende dai monti. Le foto parlano da sole.





martedì 8 agosto 2017

Canto piano (Plain song) e la Maria Luisa Cucinelli

  




Il 26 luglio abbiamo perso una delle amiche più care, la Maria Luisa Cucinelli. Riesco a scriverne solo ora. Se ne è andata nel sonno e tutte noi speriamo che non se ne sia accorta. Era malata da parecchio e piano piano era diventata quasi del tutto dipendente dagli altri. Nonostante questo andava a lavorare al mattino accompagnata in auto e spesso restava anche nel pomeriggio. Arrivata a casa andava a dormire, perché stare tante ore in carrozzina con una limitata capacità di muoversi era molto faticoso. Quando chiedevo se non era il momento di andare in pensione, che nel suo caso ce l'avrebbero mandata subito, diceva che almeno aveva una buona ragione per alzarsi dal letto, la mattina, visto che si occupava, come medico, di dipendenze. Si appassionava ai pazienti e alle loro storie e cercava di fare il possibile per essere d'aiuto. L'ha fatto fino alla fine.
Le volevo, le voglio, molto bene. Quando ebbe il primo segnale della malattia  capii di che si trattava e vidi cosa l'aspettava: mi sembrò impossibile il futuro senza di lei, e provai un grande dolore che mi accompagnò per molto tempo.  Negli anni c'è stato questo lungo declino del corpo, ma non della mente. Leggeva tanto e una volta mi suggerì un libro: "Apnea", la storia vera di un giovane che diventa tetraplegico dopo un incidente con gli sci. Leggendolo capii che stava cercando di comprendere, e far comprendere anche a me, cosa l'aspettava negli anni a venire, cosa significava farsi fare tutto dagli altri, essere dipendente, se la vita poteva conservare un gusto da assaporare, se poteva valere la fatica, come ci si poteva attrezzare. Lo faceva con gli occhi aperti, con grande razionalità. Gli ultimi tempi non riusciva nemmeno a leggere perché non vedeva più bene. 

Quando già usava le stampelle da un pò feci un sogno. Eravamo in una pineta ed era una notte luminosa, camminavamo su un sentiero per arrivare al mare e lei mi precedeva con le stampelle, molto più veloce di me. Arrivate alla spiaggia, dove c'erano altre persone allegre e alcune facevano il bagno, ci sedemmo insieme sotto le stelle a guardare il mare, che era scuro, calmo e luccicante: bellissimo e vivo. Lei era felice di esser lì e anche io. Al risveglio mi sembrò di aver sognato un'immagine delle fine della vita...

 Eravamo, siamo, un gruppetto di donne rimaste amiche dal liceo. Le altre da prima, un paio erano state insieme dalle elementari. Ad un certo punto abbiamo fatto uno sforzo per ritrovarci, quello sforzo che si fa all'inizio per una cosa che ci fa bene, ma anche un pò fatica, per via dei ritmi e degli impegni di tutte, poi è tornato ad essere solo un piacere e un bisogno. 
Quest'estate ho letto "Plain song" di Kent Haruf. Il traduttore dice della difficoltà di rendere il titolo in italiano, tradotto alla fine con "Canto della pianura". Certamente una scelta ottima, eppure, come succede con l'inglese, Plain song, dice il traduttore, suggerisce molte cose ed è difficile renderle tutte. L'idea di un canto della pianura, e la vastità, la solitudine, la libertà della pianura e insieme la difficoltà, ma anche il dono di incontrarsi,  in spazi grandi ( la vita?) dove ci si trova a essere sempre in qualche modo distanti. Suggerisce anche l'idea del canto piano, o canto a cappella, senza strumenti d'accompagnamento, spesso polifonico. Plain song è tutto questo e si capisce che l'italiano rispetto a queste immagini è riduttivo. Il nostro "plain song" è ciò su cui mi fermo oggi. Eravamo come un coro di voci, tutte diverse, alcune a volte dissonanti. Ci eravamo trovate a scuola, per caso, si può dire, ma alcuni negano che esista il caso. Io lo ringrazio per avermi fatto incontrare queste amiche, queste anime affini, ma neanche troppo, queste persone disposte a volermi bene. C'è chi resta solo una vita intera. Insieme veniva fuori un  canto armonico, per l'affetto che ci lega, ed ora una voce manca. Incontrarsi era sempre consolatorio, sempre utile, tornavi sempre a casa con il cuore caldo. Eri stata accettata, compresa anche solo col silenzio, perdonata per gli errori se c'era bisogno, aiutata a capire. Come faremo senza la Luisa? Come si trasformerà il nostro canto piano, il nostro plain song? Davvero non so. In questi giorni, parlando fra noi di tutte le cose di cui parliamo, figli, mariti, libri, cani e gatti, il lavoro, i colleghi, il mondo, ogni tanto abbiamo parlato della Luisa come se fosse ancora con noi, viva. "Questo bisognerebbe chiederlo alla Luisa." "Questo libro ( o film) piacerebbe alla Luisa."

Poi una di noi l'ha sognata.
 Mi ha chiamato per dirmelo. Ha sognato che la Luisa le ha telefonato dall'aldilà, o da dove si trova ora, e che lei era sospettosa e le ha fatto delle domande su cose accadute quando erano piccole: se avesse risposto correttamente sarebbe stata certa che era proprio lei. Ma non ha voluto rispondere; invece, un pò scocciata per essere stata messa alla prova, le ha dato una serie di indicazioni, col tono direttivo che ricordiamo bene. Infine ha detto che avrebbe richiamato. Io e quest'altra amica chiedevamo spesso il parere della Luisa, ma ne eravamo anche intimorite, per il rigore, e anche perché non ce ne lasciava passare mezza.D'altra parte un parere è interessante se te lo da una persona capace di esercitare il senso critico. In me si era come saldata col mio giudice interiore. L'altra, quella che l'ha sognata, mi aveva chiesto in questi giorni "Tu credi che ci giudicasse?"
"Ma no!-ho detto io- Era solo che voleva il meglio per noi, e che non ci mettessimo nei guai, che non facessimo cose di cui ci saremmo pentite."
Quando la mia amica si è svegliata non ricordava niente degli "ordini" che la Luisa le aveva dato, solo il tono della voce e una specie di impazienza, perché tutti sappiamo che è complicato telefonare dall'aldilà. Abbiamo riso finalmente e io ho detto che ero contenta che la Luisa si fosse "fatta viva". Poi mi sono resa conto di quello che avevo detto. Dico ancora cavolate senza accorgermi. Ho capito che non l'avevamo persa, se è capace di arrivare nei nostri sogni.

Tutto qui. Le foto le ha fatte Mauro al Cervino e ad alcuni suoi fiori.


giovedì 27 aprile 2017

La sonda Cassini, Carl Sagan e il suo Pale blue dot, nuotare in mare aperto (o starsene sospesi nello spazio)

 Il  fatto: qualche giorno fa ho visto pubblicata su facebook una foto un pò speciale, su "Chi ha paura del buio". 
Foto speciale per parecchi motivi: si tratta di un'immagine presa dalla sonda Cassini, che si trova in questi giorni (terrestri) fra gli anelli di Saturno, infatti sopra si vede il pianeta con una parte degli anelli, e in mezzo due punti luminosi, uno più grande e uno appena visibile: la Terra e la sua Luna. Certo di foto così, prese dallo spazio, se ne vedono tante; eppure, chi lo sa, forse era il momento adatto, per me è stata una piccola rivelazione.. 

Mi sono sentita come quando andammo al mare all'Elba e facevamo il bagno nel piccolo golfo dell'Innamorata. Le bambine erano bambine, e la più piccola non sapeva ancora nuotare. Quella grande andava in giro coraggiosa e curiosa col babbo, con la maschera e le pinne, la piccola (quanti anni? forse 5) metteva un salvagente e la portavo con me lontano, abbastanza al largo, finché dalle due parti intorno a noi vedevo la terra, cioè le braccia accoglienti dell'isola che componevano il golfo. Oltre c'era il mare aperto e vedermi intorno solo acqua mi metteva paura. Mi piaceva tantissimo andarmene  in giro con mia figlia in acqua e spero che lei se lo ricordi. 
Ecco qua: vedere la Terra piccola e luminosa come una stellina, lontanissima da sembrare un punto, e sospesa nel niente mi ha fatto lo stesso effetto di nuotare in mare aperto, fuori del golfo dell'Innamorata. Cioè  un pochino di panico.

Il commento alla foto dice: siamo tutti lì, in quel puntino luminoso. Già. Siamo tutti lì e ci farebbe comodo vederci dal di fuori. Quella è la nostra casa e bisognerebbe tenerla bene, impegnarci tutti molto. Non c'è altro intorno. Anche se tutti gridassimo aiuto non verrebbe nessuno, a dispetto di tutti gli ufologi. Siamo sospesi nel niente e possiamo vederci così già solo dall'orbita di Saturno, che non è un posto tanto lontano. E' ancora nel sistema della stella che chiamiamo Sole. Più lontano non ci vede più nessuno, il nostro pianeta è polvere nello spazio. 
Eppure. 
Eppure questi esseri che abitano un frammento di roccia perso nel niente sono stati capaci di mandare una macchina, mica la prima del resto, a studiare e prendere foto lontanissimo, secondo le nostre misure, ma anche molto vicino, secondo misure galattiche. Se fosse vivo mio padre proverebbe la stessa meraviglia che provo io, lui che era un tecnico e amava l'astronomia e la fisica. Meraviglia e una punta di orgoglio.


Ieri sera ne parlavo al telefono con mia figlia grande che si trova in Scozia. Anche questa è una cosa incredibile, che si può fare ora e non si poteva solo pochi anni fa, di parlare seduta sul divano di casa con una figlia che sta a migliaia di chilometri senza spendere un patrimonio. Lei mi ha detto che Carl Sagan, (il fisico che ha scritto "Contact" da cui è stato tratto il film, e ha fatto tante altre cose che non so), ha scritto, partendo da un'immagine simile, presa nel 1990 dalla sonda Voyager 1, "Pale blue dot" , cioè un punto azzurro pallido. Gli venne l'idea, ora che la sonda era in viaggio e si trovava molto avanti nel sistema solare, di farla girare e prendere un'immagine del cammino fatto e della Terra. L'immagine è questa:



La Terra è quel punto luminoso, azzurro pallido, nella banda di colore rosato.  Scopro che le parole di Carl Sagan esprimono esattamente ciò che ho pensato e le riporto qui. Grazie Fiamma. (Fiamma è mia figlia.)

« Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L'insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni "superstar", ogni "comandante supremo", ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.
Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare per un momento padroni di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l'illusione che noi abbiamo una qualche posizione privilegiata nell'Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c'è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.
La Terra è l'unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c'è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora.
Che ci piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l'astronomia è un'esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c'è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l'uno dell'altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l'unica casa che abbiamo mai conosciuto. »


Queste parole sono... fantastiche? realistiche? forse la verità delle cose commuove? forse sembra ancora di più un miracolo la fioritura delle peonie rosa fucsia, la piccola rana perfetta che canta sulla foglia di ninfea, il viso delle mie ( e dei vostri) figlie (e figli), il giunglardino della Loretta?  
Bisognerebbe ricordare queste parole ogni giorno, e farle bene capire, come è successo a me, ai vari Trump e Kim non so cos'altro che si alternano, durando meno di un attimo, ma in quell'attimo capaci di distruggere molto,  sulla faccia del pianeta. 

martedì 11 aprile 2017

una data da ricordare

 5 aprile 2017.  E' una data che voglio ricordare, mia figlia grande ha avuto il primo colloquio per un lavoro che riguarda quello che lei ha studiato ed è andato bene. E' un colloquio avuto senza raccomandazioni e intrallazzi di nessun genere. Ha presentato il suo curriculum e l'hanno chiamata. Quindi, qualunque cosa lei scelga di fare, accettarlo o no, ma credo che lo accetterà, è per me, e per noi come famiglia, un punto di svolta da sottolineare, ricordare e festeggiare. Arriva dopo un lungo percorso di studi, ma arriva.  Aveva concluso alla fine dell'estate un master molto impegnativo durato un anno in Scozia. Alla fine di questo si era cercata, in Scozia, un lavoro che le permettesse di mantenersi e intanto cercarsene un altro nel suo campo di studi, ora forse ci siamo.  Questo post riguarda lei, ma soprattutto me. Mi ricordo quando lei aveva sette mesi e mise il primo dentino. Qualcuno mi disse che nelle famiglie contadine si festeggiava il primo dentino facendo un bel regalo alla mamma, di solito un anellino d'oro. Significava che, dopo la gravidanza, il parto e l'allattamento, la mamma aveva concluso una prima parte del suo compito, portando il bambino in salute al primo dente, che è lo strumento per mangiare da solo. Fra poco la bocca sarebbe stata piena di dentini e il piccolo si sarebbe affrancato dalla madre, avrebbe raggiunto una prima autonomia. Non sapevo nulla di questa tradizione, ma mi piacque molto questo riconoscimento. Piccoli rituali che scandiscono i passi della vita. In seguito di passi ne sono stati fatti tanti, con grande impegno e anche fatica. Dopo la laurea in Italia le si era prospettata, in modo molto vago, una collaborazione proprio con l' Università, ma la paga era da fame e c'era la prospettiva di lavorare tanto, restare comunque dipendenti dalla famiglia, non potersi costruire niente e magari vedersi passare avanti dei raccomandati. Quindi, con il nostro disappunto, aveva chiesto ancora il nostro aiuto per fare un altro anno di studi, questa volta in Scozia. Finito anche quello aveva trovato questo lavoro da cameriera, ed era là, a Glasgow, molto lontano, a fare una cosa per cui non è necessaria, alla fine, alcuna precisa specializzazione, che avrebbe potuto fare anche qui, ma forse qui non avrebbe trovato neanche quello.  Al ritorno dal lavoro, in piena notte, mi succede spesso di non riuscire ad addormentarmi, e la vita mi sembra un percorso insensato in cui niente  va come dovrebbe. Le notizie che arrivano dai media sono quasi sempre spaventose e la vita sembra una strada sempre in salita. Le tappe che una volta consideravamo immancabili non ci sono più. La fine degli studi dei figli non significa per forza che si rendano autonomi, né che si formino a loro volta una famiglia. Non parlo di sposarsi, quello ormai lo vogliono fare solo, con grande trasporto e desiderio, le coppie omosessuali. Parlo di amare un'altra persona e fare un progetto di vita insieme, che comprenda o meno dei figli. Per me, ho ritrovato lavoro a 56 anni e mi considero fortunata, ma non so davvero quanti vorrebbero questo mio lavoro, faticoso, svolto sei giorni su sette, senza mai un giorno di festa libero, e nelle ore notturne. Sono una donna ancora e sempre attiva, per forza e senza poter mollare mai; se voglio, oltre al resto, conservare anche il giardino e la terra, che mi danno gioia. Le figlie, penso di notte, sono ancora figlie, all'età in cui io avevo già loro ed ero madre. Essere figli ed essere madri, o padri, è una condizione diversa nella sostanza. Tutto sembra immobile. Ma ora c'è questa notizia, un vero lavoro, ottenuto dopo una lunga strada impegnativa e sembra che tutto riacquisti, per un pò, maggiore equilibrio.

lunedì 6 marzo 2017

Un mandorlo fiorito, cianuro di potassio, la chimica in versi

Il mandorlo è fiorito e non me ne sono accorta. Avevo visto che si preparava nonostante il freddo, le gemme gonfiavano e diventavano verdi, ma gli ultimi passaggi li ho persi, e pensare che solo ieri sono andata a mettere la cenere nel compost. Si vede che tenevo gli occhi a terra. Mauro stamani ha aperto la finestra e ha esclamato: "Come è bello quel color rosa del mandorlo!"
 L'aria è molto grigia e piove, fine fine, ma il mandorlo è fiorito di rosa. I mandorli, diceva la mia mamma, si riconoscono perché fanno fiori bianchi: i peschi, rosa. Questa la differenza. Secondo lei!
Questo mandorlo, invece, fa fiori rosa, e mandorle che restano vestite anche quando cadono a terra mature, con semi spesso amari e molto profumati. Le mandorle amare, diceva mia madre, attenzione!, che contengono cianuro, non tanto, un pochino. Senti l'odore forte? Questo è l'odore del cianuro di potassio, un veleno terribile, lo dicono sempre nei libri gialli: si sente odore, nel bicchiere avvelenato, di mandorle amare! La mia mamma era molto fantasiosa e sapeva un sacco di cose. Aveva studiato chimica a scuola, non si sapeva esattamente quale scuola, certe cose, lei che pure era una grande narratrice, era bravissima a non dirle o a non fartele capire. Diceva che aveva studiato la chimica in versi, e di questa declamava un pezzetto sul cloro, che ricordo a memoria:

"Verde giallognolo, di odor non grato,
è un gas venefico che ci vien dato
quando il clorodrico viene alle prese
con il biossido di manganese"

Declamava con voce chiara, e io me ne ricordo come di una poesia. Esiste davvero, questa chimica in versi, di un signore che si chiamava Alberto Cavaliere, che studiò chimica senza trasporto, ma poi le dedicò un poema scientifico che credo si dovrebbe studiare anche ora e renderebbe le cose più assimilabili a certi studenti resistenti. Ecco la dedica all'inizio del poema:

All'Ingegner Pomilio,
che avendomi nel suo stabilimento
per fabbricar la soda col mio ausilio
per poco non andava a fallimento,
Alberto Cavaliere dedicò

Ogni tanto, ogni giorno, penso ai miei, ma non vado al cimitero. Quando ci sono andata mi sono sentita un'idiota, non li penso di più ad andar lì e non mi piace portare fiori ad appassire. La mia è una memoria viva, talvolta polemica e dolorosa, ma quasi una presenza. Quando lavoro in giardino penso che alla mamma e al babbo sarebbe piaciuto vedere cosa ho fatto. Lei direbbe: te l'avevo detto di non mettere questo gigante nel mezzo, toglie la visuale!
Lui direbbe: che t'importa della visuale, se ti sposti di un metro vedi tutto lo stesso, e questo gigante è meraviglioso. Opinioni molto diverse.

Mi piacerebbe fargli vedere la clematis Armandii. Chiederò a Mauro di fare qualche foto, fra poco sarà tutta in fiore. E' enorme e sta un pò impiccata sulla rete che da sulla stradina. Non so come riesce a continuare a crescere, ogni tanto le do un pochino di concime, ma la terra in cui vive è una striscia sottile nella zona d'ingresso dove mettiamo le auto. E' una delle mie creature preferite, colsi un pezzetto da un ramo che ciondolava da un muro, in pieno centro ad Arezzo, lo portai con me dove lavoravo, e lo misi in un bicchier d'acqua, la sera lo portai a casa e di nuovo nell'acqua, solo il giorno dopo lo cacciai in un vasetto con la terra. Incredibile a dirsi la talea funzionò e siamo ancora insieme dopo 13  anni.
All'altra rete, quella che divide dall'oliveto, l'anno scorso ho messo delle piccole forsizie che mi dato la mia amica Maxi, fra pochino fioriscono anche loro. Devo ricordarmi che fra un paio d'anni anche loro saranno triplicate!

L'acqua della vasca già da un mese si muove, nel senso che sembra ci sia dentro un'unica cosa molto grossa, invece sono soprattutto rospi e rane innamorati. Perdono la testa! Si vedono la rospa e il rospetto (il maschio è più piccolo) avvinghiati, appena nascosti sotto un ciuffo di salvia, e il maschio emette suoni gentili che non ti aspetteresti da una bestiola piuttosto bruttoccia. E' un triste amplesso disperato, già sotto il cielo freddo di febbraio, fra creature infreddolite e grigiastre. Di pesci ne sono rimasti 8 su tredici. Cinque li ha mangiati l'airone.
Speriamo si facciano furbi.


sabato 4 marzo 2017

Dimensioni, potature, Lonicera Fragrantissima, Scapoli, riacutizzarsi della giardinite

E' stato, qui da noi, un inverno vero, freddo, ma abbastanza asciutto, non come nelle zone del terremoto dove sono caduti metri di neve. Una persona che conoscevo diceva  in casi di questo genere, "Botte agli zoppi", intendendo che il terremoto non bastava.
Un vero inverno con temperature basse e piante che non so se sono sopravvissute. Alcune succulente (succulente: una volta si diceva grasse) sono morte. Diverse notti di seguito con parecchi gradi sotto zero hanno fatto il danno. Un'amica mi aveva regalato un'alocasia, o forse colocasia,  piante con le foglione, che avevo diviso e avevo fatto due bei vasi: ora sono lessate dal freddo e non so se ributteranno dalla radici, se non si sono lessate anche quelle. 
Il giardino è andato per conto suo, e ho perso quel pò di controllo che avevo. Alcune piante hanno raggiunto dimensioni ragguardevoli, inadatte ai piccoli campi terrazzati. Mi sembra adesso di coltivare alcuni giganti e che sia sparito il disegno che avevo tentato di creare. Il Phormium è diventato gigantesco, più alto di me e l'avevo messo proprio nel mezzo, in un punto riparato, perché altrove non cresceva. Ora cresce! Il mirto è diventato un boschetto, più volte potato ricaccia più grande di prima. La buddleia weyeriana è un albero. Anche la buddleia bianca che profuma di vaniglia è ormai un albero quasi minaccioso e non un grazioso arbusto. I ceanothus sono esagerati. Ricordarsi sempre, cara Vitamina, (sono io),  che le piante non sono di plastica: crescono, e non si mai quanto, precisamente, e occorre lasciare uno spazio adeguato, intorno, a disposizione, per non essere costretti a potare e striminzire. A me le piante piacciono libere, che si esprimano. Sono pochissime quelle che restano belle anche sotto potature continue e drastiche, e anzi, lavande e santoline ne hanno proprio bisogno per non presentarsi sciatte e disordinate. Le tengo potate a palla o semisfera, le santoline come mucchietti che si intersecano. Anche la ballota sopporta e forse gradisce la potatura, che è piuttosto, per lei, una pulitura. E perfino il teucrium fruticans. Ma forsizie, kolkwitzie, philadelfi, lillà e tantissimi altri arbusti se li poti tanto e/o al momento sbagliato non solo comprometti le fioriture, ma togli ogni grazia.

Una volta, in un giardino di rose visitato da migliaia di persone, ho visto una kolkwitzia potata e legata a un palo. Era proprio brutta, poverina. Che pianta è questa? Chiese una visitatrice. La persona che faceva da guida non lo sapeva. Era irriconoscibile. La kolkwitzia  a primavera inoltrata si carica di fiorellini rosa con la gola gialla, come piccole digitali, così tanti da farle arcuare i rami per il peso. 
In quel periodo (breve) è bellissima, ma per avere quella bellezza bsogna potarla esclusivamente dopo la fioritura, e non molto, solo togliere il vecchio e il secco. Per il resto bisogna lasciarla in pace. Quella del roseto era stata massacrata e perfino legata quasi come un salame a un palo. E' vero che è un roseto, e le protagoniste sono le rose, ma un pò di garbo con le altre piante non guasta, sennò non sembra un giardino, ma un catalogo.

Le piante di lonicera fragrantissima, qui da me, sono due, adesso, e la figlia sta diventando grande quasi come la madre. Sono la gioia dell'inverno, col loro profumo e i loro fittissimi fiorellini color crema. La lonicera fragrantissima la prima volta che la vedi pensi che non sa di niente e non la compri. Bisogna che qualcuno, come il giovane moschettiere della Botanica La Romola, te la imponga quasi, dicendoti che è facile, che profuma, che resiste a tutte le temperature, che in un giardino non può mancare... La comprai non tanto convinta. La prima volta che fiorisce, a sentire quel buon profumo di pulito, fai un sorrisino, senti ma buono, pensi,  anche se quei fiorellini color crema, presi uno per uno, non sanno di granché; ma tutti insieme... son graziosi, poi in inverno, durante tutto l'inverno, perché veramente fiorisce da novembre fino a primavera e poi fa delle graziose bacche a forma di cuore (veramente a forma di cuore!), insomma in inverno non c'è quasi altro, ci sono bacche, e ellebori, e il calicanto, è vero, ma per il resto è inverno, freddo e spoglio. E c'è questa piantina senza foglie, tutta coperta di fiorellini color crema, profumatissimi, anche di notte quando rientro dal lavoro, anche sotto la neve, fiori che sembrano manine che si aprono. Piano piano ti innamori. Pensi con dolore alla primavera quando ci saranno tutte le altre ma lei non sarà più fiorita. La Lonicera Fragrantissima mi suggerisce sempre paragoni umani e letterari. Pensate a un romanzo dell'800, in cui un uomo sposa una donna in un matrimonio combinato, senza amarla, e poi scopre tutte le sue doti e le sue virtù, e se ne innamora. Finisce per trovarla bellissima.  Pensate a Jane Eyre, ecco. Non bella, ma da amare. 

Basta. Dico che solo che un vecchio post sulla Lonicera Fragrantissima, questo, nella modestia di questo blog, è uno dei più visitati.

Per il resto in giardino: tutto si muove, punte rossastre di peonie erbacee emergono dalla terra e diventano foglie, narcisi in boccio cominciano ad aprirsi, ciuffetti di scille e tulipani aspettano di emettere fiori, giacinti inselvatichiti fioriscono in rosa e blu, foglioline a forma di punta di freccia delle fritillarie meleagris spuntano fra le foglie secche del nocciòlo,  qualche croco sopravvissuto qua e là, foglie di iris che si allungano, violette mammole col loro profumo di marcio e paradiso, un cotogno del Giappone davvero molto disordinato apre fiori rosso fuoco...

Ho dei bulbi che trovai qui quando ci venimmo ad abitare, diciassette anni fa, quasi. (Oddio! Il tempo passa così rapido! E io prima di diventare davvero vecchia ho ancora tanto da fare in giardino!) Il primo inverno vennero su questi bei ciuffoni verdi di foglie tipo quelle dei giacinti e pensai che non fiorivano perché i bulbi si erano infittiti. Che fiori faranno? Ero proprio curiosa. Li trapiantai in giro, sciocca! Non hanno mai fiorito, ma si moltiplicano per via agamica, si dice. Fanno altri bulbi. Io li chiamo gli scapoli. Ora si direbbe i single, ma a me piace parlare italiano. Sono degli scapoli in buona salute, che non hanno bisogno di fiorire, cioè di amare e innamorarsi, che non fanno altro che foglie verdi succose e fresche, belline a modo loro, e poi spariscono sotto terra  e lì stanno per tutto il resto dell'anno. Maschi che non hanno bisogno di donne per riprodursi, che fanno una vita di gruppo da scapoli, e non hanno bisogno di fare neanche un fiore. Puah! Non so minimamente che roba siano. Solo che non riesco a eliminarli, mi riesce solo di diffonderli senza accorgermene. Ogni tanto ne butto un ciuffone fuori delle rete ai cinghiali, ghiotti di bulbi, ma mi pare che neanche loro li apprezzino.

Per finire: ho avuto un inverno abbastanza moscio e triste. Ora mi sta passando: sospetto che (in parte) sia questa forma grave e cronica di giardinite. Mi accorgo che ce l'ho in certe occasioni, tipo ieri, che sono andata alla Coop di Monte San Savino a fare un pò di spesa: lì di solito non hanno piante, o se ce l'hanno non meritano uno sguardo, invece ieri, proprio all'ingresso, c'era uno scaffale pieno.. mi hanno colpito le viti, e ho preso una piantina di uva sultanina. Quattro  euro e novanta, per non dire cinque. Non ho resistito, ho sentito quel piacevole fremito alla base della colonna vertebrale... accanto c'erano le peonie arbustive ad un prezzo basso, come resistere anche a quelle?, ne ho presa una bianca, ne avevo una bianca in un altro giardino, chissà se c'è ancora, come sarà bella, poi c'era una clematis montana, ho avuto anche quella in quell'altro posto, a fiori rosa, sempre a un buon prezzo, e una piccola magnolia, a quattro euro e cinquanta... mai provato a coltivare magnolie, questa costava davvero poco e posso provare... alla cassa mi sono accorta che il prezzo totale non era per niente indifferente. Ah, la giardinite! Meglio quella che fumare, certo.