lunedì 7 luglio 2014

Recinti, visitatori notturni, prede e predatori.

Un giardino è un "luogo cintato", credo che questa sia l'etimologia della parola, in una antica lingua celtica. Dei recinti ho già parlato in passato  qui. Quando 14 anni fa venimmo ad abitare in questa casa un punto a favore fu il recinto, che impediva ai cani di uscire e ai selvatici di entrare, almeno a quelli sopra una certa dimensione.
Recintare  è "chiudere", "separare", creare un confine dove prima non c'era, proteggere uno  spazio dalle invasioni esterne, tutte cose che sembrano negative e in parte lo sono. Ma tutte queste cose sono necessarie se si vuol coltivare, o allevare, qualcosa di delicato che in uno spazio del tutto aperto troverebbe dei competitori o qualcuno che se lo mangia. Chiudersi dentro un giardino può significare isolarsi, un giardiniere è quasi sempre un individuo solitario e il rischio di diventare un misantropo svalvolato è reale. D'altra parte fare un giardino può significare l'opposto,  e cioè aprire strade, fare nuove esperienze, andare a visitare altri giardini, fare nuove amicizie... quindi il recinto iniziale non è che il trampolino per un balzo in avanti... dipende tutto da come si usa il recinto. Ragionare sul recinto, fatto di rete metallica o di idee e comportamenti, è sempre utile, è un argomento davvero interessante e coinvolgente, che riguarda la vita di ogni giorno. Ogni tanto mi tocca tornare a pensare ai recinti e ora racconto perché. Chi mi legge sa che qualche anno fa ho fatto una vasca, abbastanza grande, di forma più o meno circolare. L'ho proprio fatta con le mani, mi ci è voluto anche parecchio tempo per scavare a sufficienza, spostare i sassi e la terra... è stato un piccolo intervento di ingegneria ambientale! 
Alla fine l'ho rivestita di feltro e di un telo robusto di plastica e ci ho messo l'acqua solo fino a metà, per far assestare il telo e sistemare i bordi. Dopo due giorni sono arrivate le libellule. Anche questa storia l'ho già raccontata da qualche parte. E' molto bello vedere arrivare le libellule dove prima non c'erano. C'è chi ha paura delle libellule, ronzano forte e sono insetti piuttosto grandi, alcune di loro, e aggressive: la vasca è subito la loro e si aggirano intorno controllando la situazione. Non ho paura delle libellule, né io né i miei. Mi piace molto avere libellule intorno a casa, dalla vasca salgono alla terrazza superiore e trovo i graziosi gioielli turchese metallico un pò dappertutto. Le libellule avevano oltrepassato il recinto. Anzi per loro il recinto non esisteva affatto! Credo che siano passati almeno sei anni da quando ho fatto la vasca e la situazione si evolve ancora. E' la vita, tutto cambia di continuo, ma certe volte non so che fare, se assecondare il cambiamento, o resistergli, almeno un pochino!  La vasca è il vero cuore del giardino. Quando, dopo aver lavorato nei campi, si risale verso casa (il terreno è tutto in pendenza) il piano della vasca è quello della civiltà, dove le piante sono più o meno rigogliose, l'erba è tagliata, e il cielo si riflette nell'acqua della vasca, manufatto umano perfettamente integrato nel paesaggio, in cui i pesci rossi, in questa situazione assolutamente artificiali, prosperano senza riuscire più a riprodursi. Avevo messo accanto alla vasca un ceanothus, stimolata da una foto vista su Gardenia. Ma non pensavo mai che la piantina ottenuta da talea sarebbe diventata gigantesca e mi avrebbe costretto a lavorare per toglierle d'intorno molte altre piante che rischiavano di essere soffocate. 
Già lo scorso anno avevo visto un serpentello nell'acqua e avevo pensato"Ahi ahi!" 
Nient'altro, solo Ahi ahi, perché sapevo che le cose si sarebbero appunto, evolute. 
Questa primavera un amico venuto a trovarci ha sentito il cracra delle rane e ha voluto vedere la vasca. Lungo il bordo, dove ho realizzato la seduta, c'era una pelle di serpe che evidentemente aveva fatto la muta proprio lì.  In seguito l'abbiamo visto, forse più di uno... una famiglia? Sono animali molto discreti, ma non piacevoli da avere intorno a casa.  Serpenti d'acqua, bisce. Per loro il recinto non è sufficiente, come per le libellule. Come saranno arrivati? Gli animali sentono il richiamo dell'acqua, ma anche quello, molto forte, delle ranocchie. Mia figlia un pomeriggio ha sentito una rana fare un verso strano. C'era il serpe che la stava uccidendo per mangiarsela. Lei ha provato a uccidere il serpe con una canna, ma immagino che non gli abbia fatto niente, e difatti quello si è portato la rana nell'ombra del ceanothus. Vedete come tutto coincide? Si fa una vasca, si pianta un arbusto e si ottiene una caccia in piena regola, cacciatore, preda e nascondiglio del cacciatore. Ma io avevo fatto un giardino dell'Eden, in cui tutti vanno d'accordo! Ma no, era l'Apocalisse: il lupo e l'agnello dimoreranno insieme, la pantera si sdraierà insieme al capretto...
La presenza del serpente, o dei serpenti, per quanto non pericolosi per noi, mi ha turbato. "Che bel giardino, dice una signora in visita..oh mamma, e quel serpente? "

E ora che si fa? Prima possibilità: in autunno si elimina la vasca. Soluzione drastica, ma soluzione totale. Tolto l'habitat, eliminato il problema.
Seconda possibilità: sangue freddo e si guarda che succede, se si incontra il serpente si ammazza, superando il ribrezzo.
Gli uomini hanno sempre ucciso per difendere i loro spazi cintati!
Io non sono così brava, per cominciare a ammazzare le lumache ho dovuto aspettare che diventassero un vero flagello.
Poi ho cominciato a immaginare cose poco probabili, come il fatto di prendere un furetto. I furetti dovrebbero essere bravi a prendere i serpenti, dovrebbero essere i loro naturali predatori . Ma poi come andrebbe con i gatti e con la Holly?

Una mattina ho trovato una cacca, delle dimensioni della cacca di gatto, su uno scalino davanti al finestrone. Ovvio che i gatti non fanno la cacca così in vista, sono molto discreti e riservati in queste cose, e poi ricoprono gli escrementi. Ho tolto la cacca e tenuto a mente la cosa . Un'altra mattina dopo una grandinata ho trovato un iris spezzato. 
Spezzato o anche mangiato? 
Qualche altro giorno: un'altra cacca tipo quella di prima e il solito iris, oltretutto di quelli bellissimi del giardino degli iris, quasi del tutto mangiato, con segni molto visibili di denti. Ci vorrebbe Sherlock Holmes. Chi sarà che mangia iris e fa questo tipo di cacca? Mauro ha fatto un giretto fra i pomodori: nonostante la grandinata devastante stavano maturando i primi frutti...ma un momento! Qualcuno ha morsicato i pomodori!!
Mauro ha cominciato a fare le più disparate ipotesi, fra cui, veramente sballata, quella della tartaruga, una tartaruga grossa, che avrebbe mangiato per prima l'insalata, invece l'insalata non è stata toccata... secondo me è un riccio. Altre volte abbiamo avuto dei ricci in breve visita, perché i cani li hanno disturbati. Come mai questo rimane? Sarebbe il benvenuto, perché i ricci tengono a bada i serpenti, ma come si fa con i pomodori? E gli iris, e le melanzane? E se gli piacciono anche le zucchine? Le zucchine, che dopo essere state massacrate dalla grandine hanno rimesso su delle magnifiche foglie/ fabbriche fotovoltaiche, ora sono nel pieno della produzione di certe meravigliose zucchine striate fiorentine. 
La situazione è in evoluzione, ancora e sempre. L'aspirazione sarebbe di stare tranquilli entro i propri recinti, recinti fisici, recinti mentali, ma non si può. Figuriamoci! Entrano migliaia di persone ogni giorno in Italia dal mare, grande recinto, barriera, ma anche strada... pontos, uno dei nomi greci del mare, significava strada per andare in ogni luogo, e dai latini diventò "ponte", strada che collega due rive di un fiume,  due luoghi, o due modi di pensare... 

martedì 17 giugno 2014

GRANDINE

E' tanto tempo che non scrivo più niente e il blog cade nell'oblio, nel "dimenticatoio", com'è giusto che sia. Perché non si scrive più? Perché si è troppo stanchi. Perché il dialogo interiore, da cui gli scritti traggono l'origine, si affievolisce e si indebolisce. Perché è difficile vivere nelle contraddizioni e soprattutto raccontarle. Perché alcune situazioni che avvengono pongono problemi non banali che non si sa risolvere e neanche tanto bene spiegare. Proviamo a scrivere di una di queste cose. 
E' grandinato. Anche gli anni passati è grandinato, ogni tanto. Le grandinate erano eventi piuttosto rari e distruttivi da ricordare con paura. Ma ora era grandinato già dieci giorni fa, quando passai da Tegoleto, un paesino in direzione di Arezzo, e aveva appena piovuto: al bordo della strada c'erano dei mucchi di roba bianca. Per qualche secondo pensai che fosse polistirolo, invece era grandine, ammucchiata come neve. A casa nostra ne era venuta solo un pò e io avevo ringraziato il cielo di averci risparmiato. Ora è toccato a noi, dopo quella settimana /dieci giorni di caldo esagerato che aveva cominciato a seccare tante piante. Correnti fredde da nord e torride da sud che si incontrano e generano la grandine, grossa, come uova di quaglia o di gallinina mugellese. Le pietre della scala esterna sono macchiate dove è caduta, i secchi rotti, le sedie robuste di plastica scalfite. Si può immaginare l'insalata, i pomodori, l'uva. Per non parlare dei fiori. Forse in parte si salvano le olive, anche se dobbiamo ancora affrontare l'estate piena e poi l'autunno...chissà che potrebbe ancora accadere. 

Mi stupisce sempre il commento di certe persone: "Avere la terra non è un guadagno!"  ha detto una donna, come se alla fine la cosa non la riguardasse. Come se alla fine anche lei non mangiasse ciò che la terra produce, da qualche parte. C'è questo atteggiamento che non ho mai sopportato, di chi non sono mai affari suoi, ed è meglio se rimane il caldo a trentacinque gradi, tanto loro escono solo col fresco, per il resto vivono in ambienti con aria condizionata, che anche quella contribuisce al riscaldamento complessivo, e neanche si accorgono che perfino gli insetti vanno a bere e si affollano intorno alle sorgenti d'acqua. Questa gente si intenerisce tanto alla notizia di cani o gatti maltrattati, ma non pensa mai per esempio ai selvatici assetati dalla calura, o affamati perché tutto si è seccato, o spaventati a morte dalla grandine a cui non possono sottrarsi.  
Poveri noi, se non fosse che la grandine, così frequente e distruttiva, o le alluvioni, o il caldo esagerato, o le tempeste di ghiaccio, sono solo l'atto finale di una serie di azioni volontarie, compiute in piena coscienza dagli uomini di questo pianeta contro l'equilibrio che sulla terra si era instaurato, precario, delicato, da cui dipende la vita stessa degli uomini come specie. Parlando col nostro vicino di casa mi è venuto da dire che gli errori degli anni passati, quando si pensava che le risorse fossero infinite e la terra in grado di accogliere i nostri rifiuti all'infinito, quegli errori ci tornano in testa dal cielo. Per un tempo che poteva essere una ventina di minuti o forse meno, che noi abbiamo percepito più lungo di un'ora, è grandinato. Sembrava che mitragliassero il tetto della casa e ancora dobbiamo salire a vedere i danni. Finita la grandine, sono andata a lavorare in città e ancora diluviava, certe parti della strada erano allagate e ho dovuto cambiare itinerario, pensando che ci sono stati casi in cui si è sottovalutato il pericolo e ci si è trovati in un sottopassaggio allagato, a morire come topi. Queste situazioni diventano frequenti e difficili da affrontare, bisogna agire con tutti i sensi allertati e il cervello ben acceso.  Nonostante tutto mi è venuta una certa eccitazione. Distruggi, e io ricomincio. Il giorno dopo ero già con le forbici e il tagliaerba a sistemare, togliere il secco, il fradicio, e tutto ciò che era stato spezzato e buttato a terra. Sotto la pergola c'era un tappeto di tralci e foglie, e grappoli, purtroppo. Via tutto nel cumulo del composto e si riparte. Purché i potenti che ci comandano, comandano e non governano, si sveglino, per piacere. Fra poco ci sarà un altro incontro sul clima: SVEGLIA!

mercoledì 14 maggio 2014

Rospo scatenato e farfalle liberate

 Cronache dal giardino di Vitamina. 
Mercoledì, è il giorno di riposo di Vitamina, nel corso del quale di solito lavoro, però all'aperto, fra orto giardino e oliveto. Stamani non sapevo da dove cominciare tante erano le cose arretrate, ma una ha prevalso su tutte: il trapianto di parecchie piantine comprate nei giorni scorsi per far colore in estate. Avevo già dei vasi vuoti e ho cominciato col procurarmi il terriccio in un vecchio cumulo del composto. Scava che ti scava con la paletta ho trovato qualcosa di giallino e rotondetto: una patata! Mi sono detta. Ma si muoveva. Le patate non si muovono, perciò era un rospo. Un rospetto, proprio dove ne trovai uno lo scorso anno di questi tempi. Non può essere lui, è più piccolo.  Sarà un parente. Se ne andrà, ho pensato. Sono tornata dopo un pò a rifornirmi ancora e ancora, ma il rospetto stava sempre lì, vivo, con gli occhi aperti. Mi sono accorta che era legato da un tenace stolone di gramigna. Questo poveretto si era addormentato, forse!, in autunno o in inverno dentro il terriccio caldino, e gli è cresciuta

Tutte queste ranocchie, non sono un pò inquietanti, Loretta?


intorno una gramigna. Ho provato a tirare, ma avevo il timore di dividere il rospetto in due, che non sarebbe stata una bella cosa. Poi gli ho girato intorno, ho scoperto l'origine della gramigna, e ho tirato più forte: Plop! Il rospo era libero e subito si è arrampicato sul composto per allontanarsi. Quindi oggi ho la storia minima di  Rospo scatenato. 
Ho un'altra storia minima. Mauro girava per il giardino con la macchina fotografica e mi ha chiamato a vedere una cosa. Due farfalle gialle : una che era rimasta attaccata ai fiori del centranthus come morta. Capita di vedere le farfalle così, perché sui fiori stanno dei graziosi terribili ragni che si mimetizzano assumendo il colore del fiore o dello stelo e appena un insetto si posa lo catturano e lo immobilizzano con il loro veleno. Tremendo. Ricordate la ragna Shelob del Signore degli anelli?


Ecco le due farfalle, una immobile e l'altra che le vola intorno impazzita






libere e insieme
L'altra farfalla le volava intorno impazzita: ma che fa? Ci siamo chiesti. Volava e volava intorno al fiore e alla compagna finché quella, con uno slancio improvviso, si è liberata e sono volate via insieme in un volo che era chiaro, era un volo amoroso. 



lunedì 12 maggio 2014

Per la Loretta: Grazie tanto per gli auguri e con l'occasione ti dico che le piante che mi portasti l'estate scorsa stanno bene, la salvia ha fatto i suoi fiori bicolori e è raddoppiata, l'equiseto palustre vegeta, la clivia l'ho trasferita in una vaso più grande pieno di composto ... e anche le altre stanno bene: perfino mi pare di aver visto qualche piantina di impatiens Balfouri! Finalmente il coniuge ha fatto delle foto di scorci del giardino e le metto qua con gran piacere!
Ripeto che non è facile rendere un giardino con delle foto, in fondo un giardino si fa per viverlo, per viverci, non per fotografarlo. L'ultimo passo, per chi è interessato, è venirci. 











sabato 10 maggio 2014

Uovo "bollio"

Alcune foto al fulmicotone ( ma che sarà il fulmicotone?) anche se manca sempre una visione più generale di questo piccolo spazio che assorbe lavoro come una spugna assorbe l'acqua. Ho commissionato al fotografo ( che sarebbe mio marito, quello che da furbone qual è mi definisce la sua sette ottavi, non la sua metà) alcune foto d'insieme e ho anche suggerito degli scorci... speriamo che si impegni. Quando si impegna tira fuori delle foto veramente belle. Stamani è fiorito un iris meraviglioso che spero di poter mostrare presto. Sulla vasca è arrivata la libellula panciazzurra, che si chiama in realtà libellula depressa, ma non mi pare depressa per niente, anzi è molto vispa, ed ha subito lottato con altro maschio arrivato a reclamare la proprietà dello stagno. Mauro mi ha detto che dovevo aver già provveduto a mettere  una canna lunga per la libellula, ne ha messo lui una provvisoria e immediatamente la libellula ci si è posata. Alle libellule piace moltissimo avere una visione panoramica dall'alto.









In questi giorni ho continuato a dividere le mie aspidistra, ora ne ho nove vasi belli grossi. "Che te ne fai?" direte voi. Mi piace l'abbondanza. 
Sono passata un paio di volte in un negozio di giardinaggio e mi sono riempita di piantine da sistemare nei vasi, annuali per colorare l'estate. E' la giardinite compulsiva,  in una forma grave, non c'è che dire. 
Mia figlia ha aiutato la sua insegnante ad organizzare un convegno filosofico su Benjamin Fondane, un filosofo rumeno morto in campo di concentramento. Mi ha chiesto di preparare due bouquet per il tavolo degli oratori e io ho detto di sì. Subito dopo mi è venuta l'ansia: che fiori avrei usato, quando avrei dovuto farlo perché rimanessero freschi? Dove trovare la spugna da fiorai? Che contenitori usare ? Entro in agitazione facilmente. Sono riuscita a procurarmi la spugna e due cestini rivestiti di plastica, ma lo stesso la notte prima non ho dormito bene, ogni tanto mi svegliavo e mi chiedevo quale verde usare come base: il mirto, per esempio? 
Alle sette ero in piedi in giardino a cogliere quello che mi serviva. Ho fatto la base con rametti corti di mirto, poi ho messo altri rametti più lunghi e fioriti di kolkwitzia, poi qualche iris hollandica, qualche peonia in boccio, rose,  fiori di acanto, foglie grandi e tondeggianti di bergenia, alla fine gaillardie e rametti di phlomis. Tutto l'arcobaleno, però era abbastanza bello. Sì, avrei dovuto fotografare, ma non sto sempre con la macchina fotografica in mano, anzi mai.  Mia figlia era contenta e questo mi basta, anche perché ho fatto tutto in orario perfetto.  
Sembra facile fare una composizione, e in fondo lo è, se si  fa  per se stessi o per un'amica, ma se si deve fare per un'occasione ufficiale tutto si complica. Inoltre certi fiori meravigliosi non possono essere usati come fiori recisi, perché appassiscono subito, oppure hanno un portamento, come il maggiociondolo, che non si presta, o si sciupano a guardarli, come i giaggioli... 
Una bella notizia: si è arrestata la caduta delle foglie degli olivi (sono venuti apposta i carabinieri) e ora fioriscono. Che bellezza! Magari a novembre facciamo l'olio!

Per Sari: non ho la plumbago, ho provato in passato ma è morta durante l'inverno, e riproverò solo se riuscirò a farmi una buona serra, uno dei tanti progetti che ho da parte. Sono d'accordo che il suo azzurro sia uno dei più belli del mondo vegetale. Però ho il ceratostigma plumbaginoides, azzurrissimo anche lui. 

Per Francesca: perché le galline facciano le uova nella cassettina che hai predisposto dovresti lasciarci dentro un uovo. Un uovo finto o un uovo molto vecchio. Questo mi ricorda una storia della nostra vita in campagna di tanti anni fa, quando ero una ragazzina, quindici o sedici anni. Tenevamo le galline in un podere dove non abitavamo, ma la mia mamma ci andava quasi tutti i giorni. 
Non solo avevamo i polli per mangiare, ma le galline diventavano chiocce e covavano, solo che non tutte le uova andavano a buon fine, alcune non erano fecondate oppure si raffreddavano durante la cova e non ne nasceva niente. Si diceva che quelle uova erano erano "boglie", con questa parola che dubito che qualcuno avesse mai scritto. Quelle uova vecchie si lasciavano come segno nelle cassette, perché le galline se vedono un uovo ci depositano più volentieri. Solo che quando si andava a ritirare le uova era difficile distinguere le uova buone da quell'altre e se capitava di aprirne uno per una frittata il puzzo ci mandava via dalla cucina. Il mio babbo ebbe l'idea di scriverci sopra col pennarello. Non sapeva come scrivere quella parola solo dialettale e scrisse "uovo bollio". Ci si rise una settimana. 

sabato 3 maggio 2014

Periodo denso di lavoro: la spalle e le braccia di Vitamina sono intormentite e dolenti. Vorrei che questa primavera lunga e gradevole durasse almeno altri tre mesi e che l'estate non fosse feroce. Il maggiociondolo (laburnum anagyroides) è in fiore da tempo, così anche la Kolkwitzia e le peonie si aprono piano piano... C'è un lato B non piacevole, tutta questa piacevolezza è gradita anche a molti insetti, coleotteri che mangiano le rose, anzi rodono proprio i bocci, lumache eccetera. Ci godiamo, sempre lavorando, queste giornate verdi, con tanti verdi in sfumature diverse, e tante forme delle foglie. Molte sono traforate dalle lumache, ma quest'anno, per la prima volta in vita mia, ho comprato il lumachicida per tentare di salvare qualcosa. Oggi che piove dovrò lavorare in casa, la casa è a tutti gli effetti quasi abbandonata, sono sempre fuori. Vorrei comprare una panchina, ne ho vista una molto carina, ma non so se lo farò. La panchina la comprerei  per guardarla,  non per sedermici, quando sto fuori lavoro sempre e non sto certamente seduta!
E' venuta a trovarmi la Paola e abbiamo fatto un giro in giardino che in questi giorni è la mia vera casa. E' difficile rendere un giardino con delle foto, si deve cogliere l'insieme e le foto sono sempre riduttive, si vede una grande insalata di foglie diverse, ma se si è qui si va a vederle una ad una, e si coglie il volo delle prime libellule turchesi, la folla delle rane (vera folla!), l'arrivo dei pesci nella zona libera del laghetto, una gatta che dorme nascosta in un ciuffo d'erba ed è quasi invisibile, le rondini che sono tornate numerose e garriscono allegre, il canto di tanti uccelli diversi...

Ci sono in giardino tre fenomeni : i due cespuglioni di ceanothus  azzurri, due palle enormi coperte di palle più piccole composte di fiori piccini,  la cascata d'oro giallo del maggiociondolo e la rosa banksiae, sì, anche quella è tutta fiorita. Ci sono tanti profumi, quello fresco della banksiae, qualche zaffata dagli iris, e l'odore di miele dei ceanothus. Sembra di avere un enorme barattolo di miele aperto e le api sono arrivate, un alveare intero, credo, a raccogliere il polline. Povere bestioline, ce la mettono tutta per sopravvivere e io le aiuto con i miei fiori. Alcuni anni fa la mia amica Stella mi regalò una piantina di aspidistra, quella pianta dalle lunghe foglione scure degli ingressi delle case negli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso. Ora ne ho diversi vasoni pieni e un pomeriggio ne ho diviso una pianta che era diventata troppo grande e aveva perfino rotto il vaso di plastica. E' stata un'operazione cruenta, si fa per dire, a colpi di roncola per separare in due parti l'intrico duro delle radici, ma mi ha permesso di vedere per la prima volta nella vita i fiori dell'aspidistra. Piccoli, di un materiale fragile e quasi vetroso, sembrano animali rossastri nascosti in basso alla base delle foglie! 
Si impara sempre qualcosa di nuovo, non c'è che dire, anche stando a casa propria. 
In giardino coltivo delle palle, (mi piace molto la forma a palla) di artemisia abrotanum, un'erba dalle foglie fini, filiformi, con un odore forte; nel giardino della Landriana, la guida disse che la chiamavano la pianta della Cocacola, perché ha odore di Cocacola. A me non sembra, però è una pianta bella e molto odorosa che si lascia potare e resiste bene al secco. Una di queste mattine ci ho visto sopra una macchia... guardando meglio si trattava di una gran quantità di ragnini nati da poco, posati su una ragnatela finissima e quasi invisibile, un piccolo nido al sole. Ne ho trovati altri , sempre sull'abrotano, e ho chiesto a Mauro di fotografarli per farveli vedere. Peccato che non si veda quando ci si soffia sopra: tutti i ragnini si muovono e si spostano verso i margini della ragnatela. I ragnini sono piccolissimi e perfetti, come tutti i neonati sani, hanno perfino un disegno elaborato sull'addome, che la mia vista non più ottima non mi permette di osservare come vorrei. Fioriscono di nuovo gli/le iris e stavolta pianto tutti i pezzi di rizoma che trovo, per non rischiare di perdere una delle tante varietà che ho raccolto e ricevuto dalle amiche.







martedì 22 aprile 2014

Uccelli e gatti

Non è per niente facile acchiappare in una foto un rigogolo, uccello grande più o meno come un merlo, ma con il petto giallo.



Quando si dorme sotto il glicine, sul tappeto di foglie asciutte, si va d'accordo. Di solito quello nero, Orazio, insegue la micia.


Qui siamo veramente molto in alto, dove arrivano pochissimi. Un giorno ho detto a Mauro che avrei voluto provare ad essere una poiana per vedere le cose da lassù, sentirmi sostenuta dalle correnti ed essere per un pò un rapace. Lui disse che poi non avrei voluto tornare indietro.