sabato 16 dicembre 2017

denaro

Denaro. Come mi piacerebbe averne tanto da non doverci pensare! Ora abbiamo da pagare un sacco di cose, bollette, bolli, legna, visite mediche, ticket. La tredicesima serve a quello, dice Mauro incazzato, altro che regali!  La cosa si esprime con "stare col culo stretto" per non far scappare niente, neanche quello che dovrebbe. Infatti Freud chiamava tipo anale quello che trattiene, di solito è stitico, è anche avaro e ha alcune preferenze in ambito sessuale. Il denaro è uno di quegli argomenti che ci si perde dentro. Tutti parlano di soldi. A cena al ristorante o in pizzeria se vi avvicinate ai tavoli sentite parole tipo... milioni... cinquecentomila euro... tremila euro al mese...sai quanto l'ho pagato?...
Una sera sentii un uomo che aveva appena finito di mangiare che diceva che lui era d'accordo, se lo stato gli chiedeva un miliardo, a lui supermiliardario, glielo dava volentieri, ma che poi non gli rompessero le scatole per tutta la vita. Sei seduta e mangi, alla fine della serata di lavoro, e ti chiedi se è vero. Sarà vero che quell'uomo, un orafo, che sta seduto stravaccato e parla con un pesante accento aretino ha tutti quei soldi che dice?
Se si togliesse l'argomento denaro dalle conversazioni la sala della pizzeria resterebbe improvvisamente in silenzio, alcuni si guarderebbero negli occhi senza sapere di che parlare. Non che io sia schizzinosa a riguardo. Il denaro è il mezzo base per fare cose, il problema è che diventa fine a se stesso e si ricerca in quanto tale, non per quello che ci puoi fare. E' tanto lo sforzo che si fa nel procurarselo che poi non restano energie per fare tutto il resto.

E' quasi Natale e arriva il tempo delle notti magiche in cui si fanno previsioni e propositi, e si sogna. Io sogno di chiamare un escavatore per fargli fare certi lavori in giardino, e poi di rifare un muretto a secco e una recinzione del terreno. I selvatici hanno fatto stradelle sui greppi, già vecchi e deboli, e li fanno crollare, e vengono a mangiarti tutto. Potrei sognare di vendere tutto e andarmene da un'altra parte, ma mi sono legata molto a questo posto, che è  bellissimo. Poi sogno di fare un viaggio lontano, sull'isola di Chiloè e altrove. Ho sentito parlare per radio, una notte al ritorno dal lavoro, dell'isola di Chiloè, e ho cominciato a sognare. Un'isola lunga e stretta, lunga la costa del Cile, che da una parte ha l'oceano, e dall'altra, oltre un braccio di mare, ha le Ande innevate, ed è coperta di sequoie. Sogno anche cose un pò più facili, tipo di andare a visitare l'oasi di Ninfa e il giardino della Mortella, e le distese di loto sul Mincio.
Qualche volta sogno più in grande, e quei sogni li tengo segreti, riguardano me, la famiglia, e la vita delle figlie. C'è gente che è tanto abituata a tirare che neanche quando sogna riesce a sognare in grande. Quando eravamo appena sposati un giorno, in treno, mio marito Mauro sognava a voce alta. Aveva comprato un  biglietto della lotteria e era contento, e pensava che avrebbe vinto e cosa fare con quei soldi. I soldi danno alla testa, diceva, io la maggior parte li vincolerei in banca, ne userei solo un pò. Io ridevo, non gli riusciva di sognare in grande? E' gratis e nessuno ti controlla. Ma sogna, prenditi la libertà di sognare, tanto poi mica le fai,quelle cose, e soprattutto, mica la vinci la lotteria! Infatti. 

Un'amica, in un periodo buio della vita, dopo aver avuto una ditta propria e tanti soldi, aveva fatto un fallimento e aveva cercato qualunque lavoro per vivere. Per un certo tempo aveva fatto anche la badante ad una signora anziana che viveva sola, su incarico dei figli, perché la signora ormai non riusciva più a decidere niente di sensato. Faceva alcune cose essenziali, dormiva ancora da sola e la mattina la mia amica, quando arrivava, si chinava a guardare bene il pavimento del corridoio per evitare di pestare la cacca. La donna anziana stava in casa senza mutande e qualche volta perdeva...Morì e i figli chiesero alla mia amica di sgombrare la casa degli abiti e delle cianfrusaglie che la madre aveva accumulato e da cui non voleva separarsi, negli ultimi anni, fra cui mucchi di giornali e riviste. La mia amica e il suo compagno passarono una giornata a riempire i bidoni della spazzatura. La sera stessa ebbe una telefonata: non aveva mica trovato denaro in casa? No, non ce n'era. Eppure, dissero i figli, ci siamo ricordati che la mamma teneva soldi in casa, nascosti, forse fra i vecchi giornali...tanti soldi. Potevano controllare, per piacere? La mia amica tornò  ai bidoni, allora c'era un solo bidone per tutto, tirò fuori i mucchi di giornali e buttò all'aria tutto. Erano trenta milioni di lire, era il tempo delle lire. Trenta milioni stipati alla rinfusa, ma ben stesi, dentro i vecchi giornali, nascosti chissà quando per evitare furti. Poi dimenticati, insieme alle cose dimenticate, fra cui mettersi le mutande. Quando nella testa si formano dei vuoti molte cose ci finiscono dentro e perdono significato. I figli ringraziarono tanto e  credo che le diedero anche qualcosa per quel ritrovamento.
 Denaro. 
Che farei con tanto tanto denaro? Tipo come fa Bill Gates, campagne contro il cambiamento climatico, azioni concrete per la salute pubblica e l'educazione. Che se non si ha un futuro il denaro non serve a niente.

martedì 12 dicembre 2017

Gatti cani cacche e coleotteri

questa è la Guendy
questa è la Pipa che aspetta di entrare
11 dicembre 2017, l'altro ieri faceva un freddo cane e cadevano dal cielo palline di ghiaccio, non proprio neve e non proprio grandine, di notte ha fatto -4° . Oggi c'è un vento caldo a raffiche continue e fa 14°, sempre di notte. Come dire che prima ci voleva il piumone  e stanotte ci vuole una copertina. 20° gradi di escursione termica da un giorno all'altro, quasi senza passaggi intermedi. La Secchetta, la nostra nuova gattina grigia e bianca, arrivata in estate, mi fa compagnia distesa dietro il computer. La Cacciatrice, arrivata anche lei in estate, è sul divano. Lama Fulmine e la Guendalina sono in poltrona e la Pipa, che vive qui da anni ma non si è mai adattata, è nascosta da qualche parte.  La Pipa si chiamerebbe Ipazia, come la filosofa, ma è troppo difficile, poi se uno la vede capisce che non è un'Ipazia, ma proprio una Pipa, è rimasta piccola e compatta, panciona, con la pelliccia tigrata color lepre, la coda storta corta e piegata, praticamente annodata, e la mia figlia più giovane dice che, non bastasse questo, ha il prognatismo inferiore. Come si fa a dire che un gatto ha il prognatismo, bah! Però un pò si vede, nella foto. Non si è mai integrata nella comunità dei gatti e la Guendy, il nostro capogatto, che ha l'aspetto di un pugile, le da la caccia. La Pipa ha una speciale abilità nello schizzarti fra le gambe appena socchiudi il finestrone e una volta in casa si infila negli armadi, in una scatola dei golf a cui manca uno sportello, e in altri posti che non ti immagini. A volte vado a prendere qualcosa in quella scatola e trovo peli e sporco, per un attimo penso di essere matta ad aver riposto la roba così sudicia, poi mi ricordo. Ogni tanto in casa la Pipa incontra la Guendy e per qualche minuto è guerra totale. Caccio fuori la Guendy, perché la Pipa non si fa cacciare, sparisce e si nasconde, e torna la calma. Nella stagione buona dorme fuori, ma quando fa freddo è quasi impossibile stanarla di casa. C'è una cassetta con la sabbia per la notte ma la Pipa preferisce la nostra vasca da bagno, nel punto vicino allo scarico (gentilmente) dove lascia delle grosse cacche ben formate e compatte, per fortuna, che rimuovo quando mi alzo e poi sanifico. Mauro è vicino a odiarla. La Pipa ha, a volte, delle dimostrazioni di affetto, la mattina presto, quando ha trascorso la notte in casa e è particolarmente contenta e grata, allora salta sul nostro letto, fa le fusa molto forte e se proprio è in vena la massima espressione è strusciarsi sui miei capelli e morderli e strapparli con forza. A quel punto mi sveglio.

Anche la Holly fa la cacca, ci mancherebbe, ma la fa fuori, in giardino. Anche a lei piace abbastanza farla in mezzo ai passaggi, così si rischia di pestarla. Ultimamente sono caduta e mi son fatta abbastanza male, tanto da non poter andare al lavoro per alcuni giorni, e poi a distanza di un mese sono stata operata per una piccola cosa. Come sto? Benino, grazie. Per la mia assenza in giardino sono rimaste parecchie cacche della Holly e è venuto qualcuno, un coleottero nero, piuttosto rotondo e lucido, a smontarle. Fa una galleria sotto la cacca e piano piano la smonta e la porta sottoterra, credo che poi ci faccia le uova e quello sia il cibo dei uovi nati. L'ho trovato che lavorava e sono rimasta un pochino a osservarlo con grande interesse. Sapevo di quell'altro che fa le palline di cacca, lo scarabeo stercorario, questo sarà un parente. La cosa bella è che rimangono delle piccole montagnole di terra, senza più cacca. E' proprio così, in natura gli scarti di uno sono cibo per qualcun altro e niente va perso. Parecchio più intelligenti di noi.

giovedì 9 novembre 2017

Olive 2017


Per quel che ci riguarda il titolo del post è "niente olive 2017". Qualche giorno fa, prima della pioggia, siamo andati  a fare una passeggiata con la Holly, sopra il paese. La strada passa fra gli oliveti assetati e c'erano persone che coglievano le olive,.. appena dopo metà ottobre. Ho avuto di nuovo questa sensazione di fine del mondo che mi accompagna da un pezzo, che non posso sempre raccontare... bisogna pensare che quando i miei comprarono l'altro podere i contadini cominciavano la raccolta l'8 dicembre. Si inizia per l'Immacolata, dicevano. Ma era tardi, le olive erano molto mature o già cadute e mia madre, che si occupava lei del podere, decise di iniziare i primi di novembre, per i Santi. In quei giorni le olive cominciavano a invaiare, cioè a passare dal verde al nero, ma siccome avevamo 400 olivi e eravamo pochi a cogliere, si cominciava presto e la raccolta durava quasi un mese. Se ne ricavava un olio molto verde, un pò piccante, profumato, buono, di cui mia madre andava giustamente orgogliosa, perché già nel 1970, prima di tutti gli Slow food, aveva la mania della qualità. Iniziare la raccolta prima significava perdere qualcosa nella resa dell'olio e guadagnare nella qualità.  Quest'autunno 2017 di olive ce ne sono poche, noi che siamo in una posizione appena più difficile non ne abbiamo. Questi che sono sul crinale dove si vede Lignano e tutta la piana, e primo fra tutti il paesino di Oliveto, sulla sinistra in alto, questi le olive ce le hanno e sono già nere. Olive mature al 15 di ottobre. Quel pomeriggio coglievano in mezze maniche e dovevano ripararsi dal sole. Noi, molti anni fa, coglievamo imbacuccati e con le mani intirizzite, sotto un sole che scaldava solo nelle ore centrali del giorno. Siamo in pieno cambiamento e non sappiamo dove stiamo andando.


Tornando verso casa il sole era già all'orizzonte e cominciava far freddo, nei campi gialli tre uomini ripulivano dalle foglie le olive raccolte nei teli: uno era un anziano del paese, autoctono. Gli altri due erano uomini di pelle scura, probabimente Bangladesh, o Pakistan o qualcosa del genere. Così come non avevo visto cogliere mai tanto presto, non avevo nemmeno mai visto cogliere uomini di colore. I tre lavoravano in assoluto silenzio, senza scambiarsi una parola. Mi è sembrata una visione "impossibile", come quando mettono nei presepi personaggi dell'attualità. Mi si è stretto il cuore. La raccolta delle olive era occasione di festa e di chiacchiere, magari anche inutili. Si sentivano le voci negli oliveti, alte, ché noi italiani non parliamo di sicuro a bassa voce. Si sentiva ridere! Ma quei tre non avevano niente da scambiarsi, neanche forse poche parole comuni. Gli uomini neri forse pensavano a manghi e papaie, a campi di riso... e invece gli toccava lavorare intorno a piante aspre dalle foglie grigie e taglienti, arrotolate per la sete, e raccogliere frutti piccoli e lucenti, amari al gusto...che ne sanno quegli uomini che la dea Atena in persona aveva in mano una fronda d'olivo? Portò l'olivo in dono agli ateniesi, secondo il mito. Che l'olivo compare nella tradizione cristiana? 



Ora arrivano negli oliveti questi altri uomini, con altre storie mitiche nella testa, che gli olivi non li hanno mai visti e fra poco ne sapranno più dei giovani locali, completamente disinteressati, nella maggioranza. Non so se chi legge capisce lo sconcerto che provo: quando il cambiamento è arrivato alla terra è, come dire, compiuto. Il cambiamento parte dalla terra, terra dell'Asia, dell'Africa, e cammina tanto fino ad arrivare da noi, negli oliveti, negli aranceti del sud, nei campi immensi di pomodori. Poi ci sarebbe tutto il discorso sulle retribuzioni, sulla giustizia...
Metto qui qualche foto che ho fatto io, foto di questo autunno 2017. La più bella per me è questa con la perla d'acqua, l'acqua temuta e desiderata, posata sul tappeto di azolla, galleggiante sulla vasca dei pesci. Un piccolo universo effimero e meraviglioso, come questo mondo che si trasforma.

lunedì 16 ottobre 2017

Metà ottobre: un giardino mezzo morto e Azolla caroliniana

la vasca con quello che resta delle ninfee e il tappeto di azolla






Metà ottobre. Ancora tutto secco. Un solo acquazzone ha dato al giardino e alla campagna un aspetto un pò meno assetato, come chi da un goccio d'acqua a un moribondo. Pensate a un malato grave che è stato lavato e pettinato, rimesso dritto a sedere sul letto, aggiustati i cuscini e gli hanno detto di sorridere. Il mio giardino ora è così. Sembrerò esagerata, ma bisogna esserci per capire. Gli astri settembrini sono di solito la meraviglia della stagione, ma quest'autunno sono rimasti stenti e hanno faticato a fiorire. Carlo Pagani, il maestro giardiniere, dice di cimare le varietà alte, perché così si evita di avere piante troppo allungate, pelate e secche al piede, che si accasciano sotto il peso dei fiori. Io ho cimato solo alcuni cespi che però, nonostante le annaffiature, sono rimasti bassissimi e fioriscono radi. Le dalie si sono bloccate come in un fermo immagine e fioriscono ora, pochino, ma bello!  Ne ho ritrovata una che credevo di aver perso, gialla a ponpon. Ne sono felice, tante sono le piante perdute per il grande caldo. Gli anemoni del Giappone che facevano una distesa sotto il noce sono quasi spariti, ci sono solo due fiori aperti. L'eleagnus ebbingei, che proprio ora doveva spargere il suo buon profumo, si è in gran parte seccato. Ho preso coraggio e ho cominciato a pulire, tagliare e potare come un boscaiolo. Ora il malato (il giardino) è almeno un pò più in ordine. Già l'ordine fa bellezza, come ho detto altre volte. Viene voglia di abbandonare tutto, sinceramente, anche se non potrei vedermi in una casa senza terra, mi annoierei a morte. E poi sono abituata a stare a contatto con la vita, anche se sofferente. 
Solo le salvie microphilla messicane, soprattutto la Hot Lips che mi regalò la mia amica Loretta,  fioriscono vivacissime e portano speranza. 
La vasca dei pesci si è coperta di un tappeto verde brillante: è la azolla caroliniana, una piantina che vive sulla superficie dell'acqua. E' arrivata con un loto: il loto è morto e lei è vivissima. Non ho un gran feeeling con i loti, non riesco a farli sopravvivere ed è davvero strano, perché sono molto resistenti. Il problema è che l'azolla copre tutta la superficie della vasca e bisogna toglierla continuamente. L'acqua con tutte le sue profondità e i riflessi non si vede più e i pesci si affacciano qua e là attraverso il tappeto di foglioline. Non sappiamo più quanti sono, se ci sono state vittime anche fra di loro, non dimentico che l'estate scorsa venne l'airone e magari è tornato e non ce ne siamo accorti...La primavera ci aveva portato via i due gatti neri fratelli, Roger e Orazio. Sono spariti e ancora mi fa male il cuore. 
In estate Gaia, la mia figlia più piccola, ci ha portato due gattine nuove. Una è bianca con delle macchie tigrate e l'altra è grigia come un certosino e bianca. La prima è più selvatica, ancora non le ho trovato un nome definitivo, un giorno che ha portato un serpe l'ho chiamata Cacciatrice, ma siccome ha occhi e comportamenti da Elfa, penso che la chiamerò così. La seconda è uno di quei gatti che sembrano un regalo del cielo per la gentilezza e la capacità di consolarti. Ha l'aspetto di una divinità egizia, Bastet, ma mia figlia ci ha studiato e ha detto che era piuttosto Sekmet, un'altra personificazione di Bastet, poi è venuta la Paola e ha detto che era troppo difficile e impegnativo, e siccome la bestiola è lunga e magrolina andava bene Secchet, altro che Sekmet. Fuori, all'aperto, la Sekmet, o Secchet, è meno attrezzata di quell'altra. Più dotata per le relazioni interspecie, con la Holly e gli umani, e meno preparata per la vita all'esterno.Va intorno alla vasca e prova a salire sulle foglie di ninfea, e crede che il tappeto di azolla sia erba. Questa è una cosa che ha fatto affogare parecchie persone nelle paludi, che credevano di poter camminare sul tappeto verde che sembra fitto e compatto e ci sprofondavano dentro. La piccola Secchet ha fatto lo stesso e è caduta tre volte nella vasca. E' uscita dall'acqua sempre da sola  e speriamo tanto, io e Mauro, che abbia imparato che non si fa.

martedì 3 ottobre 2017

fine estate 2017

 Era piovuto bene una notte, il fine settimana del 16/17, Mauro era a Torino per aiutare nostra figlia nel trasloco e io non riuscivo a dormire. Ascoltavo la pioggia scendere, rada, fine, sulla terra secca e assetata da mesi. Poi è aumentata l'intensità, la sentivo battere sul tetto e venire giù a scroscio, anche con qualche tuono. Io e la Holly abbiamo fatto il giro delle prese di corrente, abbiamo staccato tutto quello che poteva bruciarsi con un fulmine grosso e vicino. Mi sono addormentata intorno alle 4,30 al suono dell'acqua che scendeva, più forte, più piano, e colava via nelle grondaie, un bel suono, non spaventoso come certe volte, il suono di qualcosa che torna normale, di forze che tornano al loro posto. La mattina dopo le piante non avevano ancora ripreso, erano come persone che sono state per tanto tempo torturate e non credono che è finita.  Ma nelle ciotole dei gatti e nei sottovasi, perfino nell'annaffiatoio che avevo lasciato vuoto, c'era un bel pò di acqua. La vasca dei pesci si era riempita quasi fino all'orlo. Si dice che è piovuto parecchio, ma poi se si va a vedere con la vanga, appena sotto dieci centimetri  la terra è ancora asciutta, ma non importa, è un inizio e tutto ricomincia a tornare normale. Per vedere un piccolo miglioramento ci sono voluti un paio di giorni. Piccolo piccolo.  E' stata un'estate bastardissima. Stamani, dopo la pioggia fine di stanotte, un'erbina fine e molto verde si vede nel pratino qui davanti, che era diventato un'aia di terra battuta. La Holly ci si sdraiava e poi voleva entrare in casa ed era tutta impagliata, coperta di minuscoli pezzetti di erba secca, come se fosse uscita da un pagliaio. Qualche volta quando rifiutava di scrollarsi le ho passato la pelliccia con la scopa, per evitare di avere anche il pavimento impagliato. La sternbergia, questo fiore giallo del primo autunno, che ha un nome impegnativo ma tutti ce l'hanno, è fiorita solo dopo diversi giorni dalla pioggia vera. I suoi bulbi avevano bisogno di bere prima di rispondere all'orologio stagionale. Non ci sono tanti fiori in giro, i settembrini sono rimasti fermi, i gerani si muovono ora, solo le resistenti salvie microphilla si coprono di fiorellini. E anche, per essere giusti, il ceratostigma di Griffith.  Per il resto il giardino, (non so se posso più chiamarlo così), è un campo di battaglia con molti morti ancora insepolti, e la Lori, cioè io nella veste di operaia, ha poca energia per togliere i cadaveri, potare i feriti, eliminare gli sciacalli, (rovi e compagni) che si approfittano dei malanni delle altre piante. Mi sono chiesta parecchie volte, durante l'estate, se ho davvero voglia di continuare a vivere in un mondo così, e di affrontare un'altra stagione come questa. Poi, per fortuna, ci sono anche buone notizie.

martedì 12 settembre 2017

Acqua: il lago Lod




Questo è un piccolo lago vicino al paesino di Chamois, Valtournenche. Ci siamo stati a luglio e quel giorno era con noi la nostra figlia maggiore, con me e col suo babbo, è lui che ha fatto queste foto. Questo è uno degli aspetti dell'acqua rasserenante, rinfrescante solo a vederlo. Qui l'acqua la stiamo ancora aspettando, dopo un'estate terribile che ha bruciato i boschi di querce tanto che sembra che ci sia passato qualcuno con un lanciafiamme. Senza contare quelli che hanno appiccato gli incendi in giro, anche qua vicino. Non ho parole per definirli.  E' capitato che mentre Mauro annaffiava l'orto arrivassero cinghiali a cercare un varco nella recinzione, senza alcun timore. Per avere cibo, soprattutto i pomodori, per idratarsi, perchè in giro non c'era più acqua da nessuna parte. Una sera è venuto un piccolo capriolo. Sono arrivata a casa dopo mezzanotte dal lavoro e Mauro era ancora turbato dalla visita del capriolino che era rimasto davanti al cancello a belare, a chiamare proprio lui, a chiedere aiuto. Era solo e dopo un pò se ne è andato, e poi il veterinario ci ha detto che sembrano soli ma c'è la madre nei pressi e speriamo che fosse così, perché a me e a lui ci è rimasta l'idea che avesse bisogno di aiuto e che avremmo dovuto prenderlo e dargli da bere, ma dopo la madre l'avrebbe rifiutato sentendo l'odore dell'animale uomo. Non fare, omettere, stare in silenzio, mi pare che da un pò sia per molte cose la scelta migliore. Anche se ci si sente esplodere per le cose da dire e da fare. Il più delle volte parlando si innesca una polemica anche se non se ne ha l'intenzione, che attira i frustrati, i violenti, gli incazzati per mestiere, e allora è meglio tacere, tanto alcune persone non vogliono ascoltare nessuno, solo la propria rabbia. Non mi riferisco alle persone vicine o ai familiari. Qui anzi siamo tornati ad ascoltarci con più attenzione. Per fortuna.

domenica 27 agosto 2017

Acqua: "le gouffre des bousserailles"


la mia bella figlia





Questa estate dannata che spero si concluda presto mi lascia consapevole di quanto l'Acqua è sacra. Questo è il primo di alcuni post di ringraziamento per l'Acqua.


Tornando dal Cervino dopo una passeggiata molto faticosa abbiamo visto lungo la strada dei cartelli con l'indicazione "Gouffre des bousserailles", e anche in italiano "Il gorfo" e " le marmitte dei giganti". Visitate le marmitte dei giganti! Si poteva anche mangiare...di solito, quando ci sono tutte queste indicazioni, poi non c'è niente che vale la pena vedere e invece già il posto, appiccicato alla costa della montagna, era bello. Ricordava certi luoghi di San Francesco, la Verna, Monte Casale, le Celle, dove la natura rimanda all'idea di un progetto e di un Buon Dio creatore.
Le marmitte dei giganti sono delle conche molto regolari scavate dall'acqua, pentole per  esseri giganteschi e magici, poi, da una porticina in un muro di pietra, si accede al "Gorfo", per due euro. Sono troppo scettica! Credevo che dietro a porticina non ci fosse niente di interessante...Le gouffre des bousserailles è un luogo davvero sorprendente, un piccolo orrido, credo si dica così, scavato dal torrente che scende dai monti. Le foto parlano da sole.