lunedì 13 gennaio 2020

Il rosmarino è una salvia. Cambio di identità

Dal blog di Valeria, del vivaio "Il posto delle margherite".

Ebbene sì, i rumor sono confermati: l’arbusto che tutti conosciamo con il nome di rosmarino è, da indagini sul DNA, una Salvia. Lo riporta un articolo della rivista The Garden – la pubblicazione della RHS per gli abbonati, che un tempo permetteva di leggere alcuni articoli in pdf e ora non offre più questo servizio gratuito, ma ho visto che ci sono dei podcast (non li ho ancora ascoltati). Ne traduco qui uno stralcio:
John David, capo della sezione di tassonomia botanica della RHS, ha riconosciuto che, data la popolarità della pianta in questione, la modifica del nome non sarà accolta senza resistenze.
“È comprensibile che chiunque sia coinvolto nel giardinaggio trovi ostici i cambiamenti di nome, soprattutto se si tratta di piante note e ampiamente coltivate come il rosmarino. Tuttavia, non possiamo ignorare ciò che ci dice la scienza e la chiarezza riguardo al DNA di una pianta ci aiuta a capire meglio le sue esigenze colturali. I giardinieri amatoriali non devono allarmarsi: il nome comune “rosmarino” rimarrà.”
(Grazie John, we do appreciate)
Un altro genere che confluirà in Salvia è la Perovskia atriplicifolia che si chiamerà Salvia yangii – il rosmarino è Salvia rosmarinus. Fa strano, ma è proprio così.

 

domenica 12 gennaio 2020

12 gennaio 2019



La Lonicera fragrantissima puntuale all'appuntamento fiorisce con grande abbondanza e è piena di api, non ci si crede, non solo bombi ma anche tantissime api il 12 gennaio. Non si può negare che riscaldi il cuore!

giovedì 9 gennaio 2020

Abbiamo qui la mia suocera che si è rotta il femore qualche mese fa. Ora sta meglio ma sta peggiorando l'Alzheimer. Abbiamo degli aiuti, la ASL le ha assegnato un letto con le sbarre, il materasso antidecubito e una carrozzina. Inutile soffermarsi, perché ci si può immaginare. Per viverla bene bisognerebbe essere molto sereni e in pace, perchè la faccenda muove cose profonde poco piacevoli, basta pensare all'effetto specchio. Diciamo che ogni difficoltà della vita fa riemergere quelle passate e rimette in discussione, almeno a me fa quest'effetto.  Mio marito passa molto tempo fra ricette, richieste, pratiche burocratiche.  Ieri è rientrato a casa verso le 14, e ha messo sul tavolo da pranzo una busta. Una lettera che arrivava dalla Francia, appena ritirata dalla cassetta della posta. Pensavo fosse Norbert, il mio cugino francese, ma sbagliavo. Una signora francese, finora sconosciuta, mi ha scritto dalla Provenza.Una signora che ha trovato il blog e ha seguito le mie storie fin qui. La lettera è scritta a mano, in un italiano molto buono, accompagnata da una cartolina. Mi ha fatto tanto piacere. Non sono nella fase in cui ci si entusiasma facilmente, ma una persona che ti trova, che già non è facile nell'oceano delle cose scritte, ti apprezza e si prende il tempo di fare amicizia è una cosa preziosa. E quindi oggi, con tutto il cuore,
grazie, Eliette.  La foto è dell'estate in Galles, e quella che arranca sono io.

sabato 28 dicembre 2019

Ieri sera in pizzeria verso le undici e mezza io e i miei colleghi mangiavamo seduti a un tavolo della sala. In silenzio completo e forse un giorno potrò dire perché. Vicino a noi un tavolo con 5 persone sedute tutti intorno ai 40 anni. Ormai c'era poca gente e arrivavano delle parole. Stavano parlando rilassati, un paio mezzi sdraiati sulle sedie, di una donna che non era presente. Uno di quelli sdraiati diceva: "...è la mamma della mi' figliola...". Quindi parlava di una ex compagna  e di certe difficoltà che aveva con lei. Una donna, l'unica del gruppo, ha detto: "Ma quando hai una storia con un'altra...lei è stata ferita...lo capisci...è difficile accettare..." con un tono tipo Amici di Maria De Filippi. Non lo guardo, ma certe volte passo di lì col telecomando.
Non ho sentito molto di più. Ma mi sono chiesta alcune cose: primo, come si fa a parlare con tanta leggerezza di una vicenda famigliare, al tavolo di una pizzeria, come se si parlasse di soldi. (Tutti a cena parlano di soldi, si sente dire ...duemila euro...ventimila euro...ottantamila euro, trecentomila euro...)
Famigliare, sì, perchè anche se magari non sono sposati quando si fa un figliolo è lo stesso famiglia. E se ne parla mezzi sdraiati, come un pettegolezzo, senza quasi partecipazione, lamentandosi del fatto che gli aveva messo contro la figlia.  
Due. Che cavolo di famiglia è se con questa leggerezza si hanno "storie con altre persone". "Durante" la famiglia. Si esce di casa e si va con altri che al momento ci tirano di più. Il legame che tiene insieme le coppie per fare famiglia è la fiducia, nella sua forma chiamata fedeltà. 
Tre, per me si sono fritti il cervello con i talk show. Capisco che non è una raffinata analisi, ma certe volte viene voglia di rimandare la gente adulta a ripetizione di sentimenti, di affetti. Anche proprio di banale educazione. Questo è il prezzo che paghiamo a ben vent'anni di "cultura" delle tv berlusconiane, che ancora imperversa in diversi canali. Roba molto tossica. Magari poi questo post lo tolgo.

sabato 21 dicembre 2019

raccontarsi storie

Oltre che leggere, scrivo. Esco dalla mia vita un po' difficile e entro in quella di Marta, la mia nuova protagonista. Ci siamo conosciute qualche mese fa. Fra poco la farò partire per un viaggio di un mese in Nuova Zelanda, isola del Sud, credo. Ci vive un suo fratello emigrato da ragazzo, in una zona di fiordi, molto bella, ma forse potrei cambiare posto, si vede in corso d'opera... Lui fa la guida turistica e ha una struttura ricettiva, con una compagna, la seconda della sua vita, che non so ancora come si chiama. Marta ha volato solo un'altra volta, per andare a trovare il marito che lavorava in Germania, ma poi il marito all'improvviso l'ha lasciata. E' un po' preoccupata dal viaggio molto lungo, ma ultimamente le sono capitate queste cose che l'hanno disorientata, la fine del matrimonio e altro, e è diventata fatalista. Parte con Giulio, suo figlio di quasi diciott'anni. Vanno in estate, ma nell'isola del Sud è inverno, pochi turisti, almeno lì dove vive suo fratello.

Raccontarsi storie serve, almeno a me, per rendere più accettabile il presente. Mi ricordo un film con Jack Lemmon anziano, c'è lui e il suo unico figlio che arriva a occuparsi del padre che è alla fine della vita. A un certo punto chiede al figlio "C'è qualche probabilità che io abbia un'azienda agricola nel Vermont, abbia tre figli, di cui una femina molto affettuosa, e allevi vitelli..." Qualcosa del genere, non mi ricordo di preciso il dialogo, solo che questo anziano signore si era inventato una vita parallela alla propria e ci trascorreva buone parte delle sue giornate, e l'aveva inventata così bene che alla fine era convinto che era vera, solo l'arrivo del figlio gliela distrugge.
"No, papà, non hai mai fatto queste cose." Gli dice il figlio, pensando che sia demenza, poi si accorge che proprio demenza non è, piuttosto una via di fuga abbastanza innocua. Questo figlio che è stato sempre lontano, ed è un uomo di successo, per un po', per il tempo che serve, si occuperà del vecchio babbo, accompagnandolo alla fine della sua vita che non gli piace più e riconciliandolo un pochino con se stesso. Trovate qui le informazioni e il titolo del film, in inglese Dad, papà. Lo consiglio vivamente.

Fra poco andrò a ritirare dei plantari per una cosa che mi è venuta a un piede e mi provoca un dolore che alla fine delle serate di lavoro è veramente insopportabile, come camminare su un coltello, e vedremo se andrà meglio, oltre al resto. Due sere fa è entrata una persona nella mia zona di lavoro, nel posto dove lavoro. Ha parlato con me per qualche minuto, due o tre. Mi rendo conto che scrivere questa cosa forse non è "politicamente corretto", e di sicuro è imprudente. Pazienza. Subito dopo il mio datore di lavoro mi ha chiesto chi era. E' quella signora che fa i trattamenti per i dolori, ho detto io, calmissima, pensando che fosse finita lì. Invece lui ha cominciato a dire che era roba da matti che io facessi venire gente in cucina, che era vietato, che come mi ero permessa, che quel posto è casa sua e comanda lui, e alzava sempre di più la voce. Io ero calma, all'inizio, ma poi, dolore al piede che mi fa zoppicare, intensità del lavoro della serata e tutto il resto a casa, mi sono arrabbiata parecchio e ho urlato anch'io. Che sono otto anni che lavoro lì e è forse la seconda volta che una persona viene a salutarmi in cucina, che è una sua cliente e non mia, che è venuta lei e io non l'ho chiamata, che lavoro come un ciuco e vengo anche se non sto bene, che  dovrebbe ringraziarmi, e che se non gli sta bene mi licenzia lui. Urli da una parte all'altra mentre io continuavo a lavorare e sbattevo roba in giro. Non ho rotto niente, però. E neanche parolacce. Il mio collega filippino mi faceva segno di stare zitta, che gli passava, ma io ho detto che qualche volta le palle bisogna tirarle fuori, chi ce l'ha, tutto a altissima voce e dalla sala si sentiva benissimo. Non avevo mai fatto, fin qui, una cosa simile. Mi dispiace sia stato necessario, ma ora sinceramente mi sento meglio. Lo racconto e un pochino mi viene da ridere. Non ho sentito tutto quello che ha detto lui, gridavo troppo e non ho ascoltato un granché, il filippino ha detto che avevo le labbra bianche. Dalla rabbia, si vede. Di solito sto zitta, anche perché è veramente inutile parlarci, ma stavolta ne avevo troppe addosso. Pare che abbia detto, come minaccia, che mi manda una lettera. Vediamo. Non so di cosa può accusarmi, sono venuta a lavorare ubriaca?, no, mai. Sotto effetto di stupefacenti? no. Rubare, no, semmai porto qualcosa. Poi c'è il fatto che anno nuovo avrò sessantacinque anni e da ora in poi mi importa veramente poco di molte cose, una pensioncina a sessantasette mi tocca, me la sono guadagnata. Sarebbe veramente da ridere raccontare come sono andate le cose. Buon Natale 2019, me lo ricorderò, ho l'impressione.

sabato 14 dicembre 2019

l'anello di acque lucenti



"Le lontre fanno sempre quello che vogliono; non sono cani, e coesistono con gli uomini, piuttosto che appartenere a loro." 

Attualmente passo del tempo ogni giorno in Scozia, in un posto sul mare, in compagnia di un uomo e di molti animali selvatici e domestici, in un tempo imprecisato alla fine degli anni cinquanta del secolo scorso. Poi torno qui, certe volte istantaneamente. Come si fa questa magia è presto detto: leggendo, e neanche tanto. Ogni sera un pezzettino e poi me lo porto dietro durante il giorno e ci passo un pò del tempo scomodo di questo periodo. Chi parla con me mentre sono altrove non sa e non può sapere che in quel momento sto seguendo le evoluzioni subacquee di una lontra fra le fronde di laminaria, nel limpido mare del nord, e per questo ho lo sguardo un po' distratto. Ognuno ha i suoi rimedi per la vita difficile, e io non sono il Buddha, purtroppo. Il qui e ora non sempre mi si addice.  

Il libro è "L'anello di acque lucenti", comprato nel 1980 o 81 per il titolo. Un "anello di acque lucenti", con il bel disegno di una lontra in copertina, non si lascia in libreria. Vedete dalla foto che la copertina è ormai un po' sporca, per tutte le volte che il volume è stato portato in giro e letto.Se si trova ancora in vendita lo suggerisco come regalo di Natale per una ragazzina, o ragazzino, anche se poi i genitori dovranno parlarne con il giovane lettore, perché è una storia vera con molti errori dentro, come la vita, da leggere con molto senso critico. Gavin Maxwell è l'autore, famoso per aver vissuto con le lontre. L'avevo in libreria e dopo tanti anni l'ho riletto con grande piacere. Inizia con il cane Jonnie, di cui nel libro c'è una foto, compagno di vita e di caccia agli squali. Dice ad un certo punto Maxwell che, alla morte di Jonnie, si era reso conto di non voler più avere un cane, perchè non aveva più l'età per un cane attivo. Ecco, questa è una riflessione che molti dovrebbero fare, che un cane ha delle esigenze di movimento, vita sociale, ma principalmente di natura, di cui non si tiene abbastanza conto. 

A quel punto Maxwell comincia a desiderare la compagnia di un animale selvatico, e in particolare una lontra. La prima, poverina, proviene dalle paludi dell'Arabia. Sapeva qualcuno che in Arabia ci sono delle paludi? Ci sono eccome, al delta dei fiumi Tigri e Eufrate. Questa popolazione, attualmente di 150000 individui circa, chiama se stessa Ma'dan. Qui trovate un link.  Il primo cucciolo di lontra, Chahala, muore quasi subito per essere stato nutrito con del pesce catturato dagli arabi con l'ausilio di piccole quantità di digitale, tossica per i pesci e per le lontre, e in quelle quantità indifferente per gli umani. E subito si capisce come il contatto con gli umani sia sempre o quasi deleterio o mortale per gli animali selvatici, anche quando gli umani sono animati dalle migliori intenzioni. 

La seconda lontra è Mijbil, delizioso animale che viene portato in aereo e trascorre una parte del viaggio libero terrorizzando i passeggeri e un'altra parte con i bagagli, cadendo in uno stato di catalessi, animazione sospesa, comunque di totale isolamento simile alla morte, chiuso in una scatola e spaventatissimo. Poi però a Londra, per un periodo, i due fanno veramente amicizia, fino alla vita in natura di Camusfearna, una casa in riva al mare di Scozia dove la lontra potrà vivere quasi del tutto libera. Camusfearna non è il vero nome di questo posto, che esiste e si chiama Sandaig. Sandaig e Maxwell si trovano in rete. Maxwell non voleva rotture di scatole all'epoca e per questo aveva cambiato il nome del luogo. Qui di seguito un piccolo brano sui rituali degli animali, ma queste osservazioni si possono estendere agli umani, come dice Maxwell.

 “Gran parte delle sue azioni obbedivano a dei rituali; io credo che ben poche persone che possiedono animali selvatici realizzino l’enorme senso di sicurezza che deriva loro dalla consuetudine e quale importanza abbia nel mantenimento del buonumore dell’animale. Quando l’eguale ripetersi di atti consueti viene alterato, entra in scena un nuovo elemento, una traccia appena percettibile ma d’ora in poi sempre presente, la paura dell’ignoto, così tipica del comportamento di ogni creatura animale, ivi compreso l’uomo. Ogni essere vivente si mantiene in vita mediante consuetudini di ogni tipo; i piccoli rituali dell’abitudine sono le pietre miliari, i limiti di sicurezza, le rassicuranti mura che tengono lontano l’horror vacui; così nella nostra specie, dopo qualche tempesta dello spirito in cui le pietre miliari sembrano spazzate via, l’uomo striscerà a tentoni entro l’oscurità della sua mente, per tastare quelle mura, assicurarsi che sono ancora là dov’erano, un gesto necessario, perché le mura sono una sua costruzione, affatto prive di validità universale, e quel che l’uomo crea, l’uomo può distruggere. Per un animale, queste pietre miliari sono ancora più importanti, perché una volta strappato al suo ambiente naturale, al suo modello ecologico, relativamente poco di quel che i suoi sensi percepiscono può trasformarsi in funzione o potenzialità, mentre sono già presenti insicurezza e paura. Come accade tra gli umani, l’insicurezza degli animali può esprimersi con aggressività e terrore, cattivo carattere o cattiva salute, o con un eccesso di affetto verso una figura materna; disgraziatamente, questo ultimo aspetto incoraggia molti a coltivare l’insicurezza in chi da loro dipende, bambini e animali, come un mezzo per un fine."

In rete si trovano filmati in cui le lontre giocano con sassolini o altri oggetti come giocolieri. A vederli si pensa all' abilità di un singolo individuo, ma non c'è niente di eccezionale, Maxwell descrive questi stessi comportamenti. Un altro brano sulla curiosità e la smania di fare delle lontre.
 

"Quando le lontre non hanno niente da fare diventano insopportabili. Non possono stare sveglie e tranquille come fanno i cani; o dormono o sono tutte prese dal gioco o da altre attività. Se non hanno a disposizione giocattoli di loro gradimento o se sono di umor cattivo, si abbandonano a ogni sorta di diavolerie, apparentemente con la migliore buona grazia, seminando dietro di sé il deserto. Sono convinto che tutte le lontre  vedano nell'ordine e nella pulizia qualcosa di profondamente provocatorio nei loro confronti, e tanto più è grande lo stato di confusione che riescono a creare intorno a loro, tanto più sono contente....l'aspetto di una stanza dove è stata data via libera a una lontra assomiglia in tutto e per tutto alle conseguenze dell'affrettata ricerca di uno svaligiatore in caccia di di un piccolo oggetto di valore nascosto. Non avevo mai afferrato in profondità il significato della parola saccheggio, fine a che non ho visto cosa riesce a fare una lontra."

Su Wikipedia ci sono informazioni su Maxwell. Era omosessuale ma si sposò, come succedeva anni fa, per mantenere una facciata "normale", ma le mogli non sono cani, somigliano più alle lontre, e il matrimonio naufragò quasi subito. Dicevano che fosse bipolare. Va bè, si sa che ormai questa definizione è come il prezzemolo, va su tutte le originalità. Il suo libro è pieno di osservazioni utili riguardo gli animali e gli uomini e rivela una grande capacità di osservazione e introspezione. 


 "Capii quella volta che Mijbil significava per me assai più della maggior parte degli esseri umani di mia conoscenza, che avrei sofferto per la perdita della sua presenza fisica molto più che per la loro, e non me ne vergognavo affatto. Sapevo che Mij aveva in me una totale fiducia, molto maggiore di qualunque essere della mia stessa specie, e questo soddisfaceva un bisogno che fatichiamo ad ammettere." 

Rileggere mi ha ricordato cose che ho fatto e non avrei dovuto con i miei animali, o piuttosto con gli animali che hanno condiviso pezzi della mia vita. E' sempre così con animali e bambini, non siamo mai perfetti genitori, mai perfetti compagni, nemmeno sufficentemente buoni, troppo spesso. Abbiamo nei loro confronti una resonsabilità, perché siamo consapevoli di molte cose e loro di meno, e li scegliamo, li teniamo con noi, non sono loro a sceglierci, se non raramente. Il libro di Maxwell è bello, bellissimo, pieno di immagini, natura, esseri umani di qualità, penso a Morag, la donna che capisce le bestie. E è pieno di animali: pesciolini appena nati che fanno diventare il mare una zuppa d'argento, piccolissime anguille che lottano per salire pareti verticali tornando al luogo di origine, e alcune ce la fanno. Oche selvatiche, capre, orche. E deliziose lontre.
 

sabato 7 dicembre 2019

Bodnant garden

fra miscanthus , pennisetum e erica sale Dierama pulcherrimum








Cardiocrinum e flox


qui: flox a sinistra e una bella veronica a destra
Qualche foto dell'estate in Galles, una giornata di quelle normali, grigine e piovose, ma quelle che ci vogliono perché Bodnant Garden rimanga splendido anche alla fine di luglio.