lunedì 16 ottobre 2017

Metà ottobre: un giardino mezzo morto e Azolla caroliniana




Metà ottobre. Ancora tutto secco. Un solo acquazzone ha dato al giardino e alla campagna un aspetto un pò meno assetato, come chi da un goccio d'acqua a un moribondo. Pensate a un malato grave che è stato lavato e pettinato, rimesso dritto a sedere sul letto, aggiustati i cuscini e gli hanno detto di sorridere. Il mio giardino ora è così. Sembrerò esagerata. Ma bisogna esserci per capire. Gli astri settembrini sono di solito la meraviglia della stagione, ma quest'autunno sono rimasti stenti e hanno faticato a fiorire. Carlo Pagani, il maestro giardiniere, dice di cimare le varietà alte, perché così si evita di avere piante troppo allungate, pelate e secche al piede, che si accasciano sotto il peso dei fiori. Io ho cimato solo alcuni cespi che però, nonostante le annaffiature, sono rimasti bassissimi e fioriscono radi. Le dalie si sono bloccate come in un fermo immagine e fioriscono ora, pochino, ma bello!  Ne ho ritrovata una che credevo di aver perso, gialla a ponpon. Ne sono felice, tante sono le piante perdute per il grande caldo. Gli anemoni del Giappone che facevano una distesa sotto il noce sono quasi spariti, ci sono solo due fiori aperti. L'eleagnus ebbingei, che proprio ora doveva spargere il suo buon profumo, si è in gran parte seccato. Ho preso coraggio e ho cominciato a pulire, tagliare e potare come un boscaiolo. Ora il malato (il giardino) è almeno un pò più in ordine. Già l'ordine fa bellezza, come ho detto altre volte. Viene voglia di abbandonare tutto, sinceramente, anche se non potrei vedermi in una casa senza terra, mi annoierei a morte. E poi sono abituata a stare a contatto con la vita, anche se sofferente. 
Solo le salvie microphilla messicane, soprattutto la Hot Lips che mi regalò la mia amica Loretta,  fioriscono vivacissime e portano speranza. 
La vasca dei pesci si è coperta di un tappeto verde brillante: è la azolla caroliniana, una piantina che vive sulla superficie dell'acqua. E' arrivata con un loto: il loto è morto e lei è vivissima. Non ho un gran feeeling con i loti, non riesco a farli sopravvivere ed è davvero strano, perché sono molto resistenti. Il problema è che l'azolla copre tutta la superficie della vasca e bisogna toglierla continuamente. L'acqua con tutte le sue profondità e i riflessi non si vede più e i pesci si affacciano qua e là attraverso il tappeto di foglioline. Non sappiamo più quanti sono, se ci sono state vittime anche fra di loro, non dimentico che l'estate scorsa venne l'airone e magari è tornato e non ce ne siamo accorti...La primavera ci aveva portato via i due gatti neri fratelli, Roger e Orazio. Sono spariti e ancora mi fa male il cuore. 
In estate Gaia, la mia figlia più piccola, ci ha portato due gattine nuove. Una è bianca con delle macchie tigrate e l'altra è grigia come un certosino e bianca. La prima è più selvatica, ancora non le ho trovato un nome definitivo, un giorno che ha portato un serpe l'ho chiamata Cacciatrice, ma siccome ha occhi e comportamenti da Elfa, penso che la chiamerò così. La seconda è uno di quei gatti che sembrano un regalo del cielo per la gentilezza e la capacità di consolarti. Ha l'aspetto di una divinità egizia, Bastet, ma mia figlia ci ha studiato e ha detto che era piuttosto Sekmet, un'altra personificazione di Bastet, poi è venuta la Paola e ha detto che era troppo difficile e impegnativo, e siccome la bestiola è lunga e magrolina andava bene Secchet, altro che Sekmet. Fuori, all'aperto, la Sekmet, o Secchet, è meno attrezzata di quell'altra. Più dotata per le relazioni interspecie, con la Holly e gli umani, e meno preparata per la vita all'esterno.Va intorno alla vasca e prova a salire sulle foglie di ninfea, e crede che il tappeto di azolla sia erba. Questa è una cosa che ha fatto affogare parecchie persone nelle paludi, che credevano di poter camminare sul tappeto verde che sembra fitto e compatto e ci sprofondavano dentro. La piccola Secchet ha fatto lo stesso e è caduta tre volte nella vasca. E' uscita dall'acqua sempre da sola  e speriamo tanto, io e Mauro, che abbia imparato che non si fa.

martedì 3 ottobre 2017

La particella di Dio, parte seconda, la perfetta imperfezione.

Abbastanza tempo fa avevo scritto un post che si intitola "la particella di Dio" lo trovate qui, quelli che sono disposti a seguirmi in un discorso che non  risulta tanto chiaro neanche a me. Chiamatelo piuttosto un'intuizione, uno squarcio in un cielo nuvoloso, una visione. Nel post si parla del "peso" del bosone di Higgs, espresso in giga elettrovolt, e di come questo peso stia fra due valori, uno che avvalora la teoria del Multiverso e uno che avvalora la teoria della Supersimmetria. Alla presentazione delle conclusioni dell'esperimento in cui si dimostrava l'esistenza del bosone di Higgs, alcuni scienziati erano delusi: pensavano di trovare qualcosa che dava valore alla teoria superordinatrice e nel filmato da cui prende spunto il mio post una giovane fisica dice "Io tifo per la supersimmetria, naturalmente!"
Anche a me veniva da tifare per la supersimmetria, perché l'alternativa era la teoria del Multiverso, o del caos, della mancanza di senso, che è una cosa che mi toglie energia solo a pensarla, ad averla presente in testa. Questo post, o meglio la catena di pensieri che l'hanno originato, hanno continuato a macinarmi in testa per un pò più di due anni, fino ad ora.  Nel post dicevo:

Guardando il mio giardino e l'oliveto e i boschi intorno, e me stessa che mi sforzo di tenere ordine e favorire la bellezza, vedo come il dilemma fra caos e ordine sia sempre aperto. Caso o necessità? Si domandava  Jacques Monod nella mia adolescenza.
 E' per questo che il "peso" del Bosone di Higgs sta in mezzo? Perché il mondo è sempre in bilico fra caos e ordine, razionalità e il suo contrario?....Questo dilemma sta scritto dall'inizio, nella particella al centro del tutto, è connaturato alla Realtà?


E la Paola, la mia amica geniale, rispondeva:
 ...perché cos'è la "mente intelligente" capace di lasciare un'impronta su tutto il creato, se non è Dio?
Domande affascinanti, e bella la beffa di Dio che sfugge alla determinazione e lascia l'uomo senza una risposta definitiva, anche quando arriva a misurare l'imponderabile. Dio non gioca a dadi, ma certo si diverte molto a tenerci sulla corda. Beato lui.

Forse, più che "la particella di Dio", bisognerebbe ribattezzarla "la particella del libero arbitrio".

 Questo era dove ci eravamo fermate il 20 maggio del 2015.

Provo a girare un pò più vicino intorno al punto. Ultimamente ho visto in televisione a notte tarda certe trasmissioni in cui si vedono persone con anomalie vistose, malattie che trasformano il loro corpo, che rendono la vita difficilissima. Oppure i gemelli siamesi, attaccati l'uno all'altro per la vita, qualche volta inseparabili. Quando ero molto giovane c'erano solo pochi giornali scandalistici o di pettegolezzo, di solito dal parrucchiere, che riportavano queste storie, e di rado c'erano le foto. Si restava con un misto fra orrore e curiosità malsana. Ora nel tempo di Internet e della tv ci fanno vedere tutto. Possiamo vedere l'uomo albero e quello più piccolo del mondo, o le pieghe di carne delle persone superobese. Sono cresciuta con l'idea che l'imperfezione fosse rara, ma non è così. Sarebbe stato sufficiente nascere in campagna per sapere che spesso nascono animali deformi, e i contadini della mia infanzia, pietosi e spaventati, sopprimevano alla nascita quelli che sarebbero sopravvissuti con gravi difficoltà. Provavano paura, io credo, per l'idea di caos contenuta in queste creature sfortunate, per la mancata corrispondenza al progetto. C'è molta imperfezione in giro, un pizzico in ciascuno. Ci sono progetti, progetti di piante, animali, uomini,  in teoria perfetti, ma in pratica non tutto va per il verso giusto e vengono  mancanti di qualcosa, o sovrabbondanti in qualcos'altro. La perfezione è rara, e anche quando c'è, poniamo una rosa che sboccia perfetta, arriva una cetonia o un bruco a introfularsi e divorare i petali. Ci si accorge che il destino del nostro Pale Blue Dot è attaccato a dei fili sottili, in questo momento uno è quello delle volontà di Trump e Kim Bum Bum, che sono palesemente inadatti al loro ruolo, palesemente molto meno che perfetti. C'è,  nelle persone, un'imperfezione dell'anima, o della mente, ci sono alcuni che non stanno bene di testa e si vede chiaramente da come si muovono, da come guardano, ce ne sono altri che non mostrano il disagio, ma c'è e te ne accorgi a momenti, a tratti. Soprattutto se ne accorgono loro. Ci sono progetti e c'è sempre una punta di caos che viene a sconvolgere l'ordine. Mi chiedo come ha potuto venirmi in testa quest'idea della normalità e della perfezione. Che sia innata? D'altra parte "Dio è l'essere perfettissimo, creatore e signore del cielo e della terra" ci insegnavano alla dottrina...e noi e tutte le creature dovremmo essere perfetti?...Mhh...

In questi due anni mi tornava sempre in mente la particella di Dio e il "peso" del bosone, e questo mischiarsi di perfetto e imperfetto per comporre il reale. Questa realtà che sta fra il Caos e la Supersimmetria. Ho provato una sincera delusione al constatare che non stiamo (tutti quanti, l'intero universo) dentro una supersimmetria. 
Negli ultimi mesi ho avuto a che fare, per caso, con una persona che ha un disagio forte, dovuto a vari tipi di problemi fisici e anche ad una serie di sfortunate circostanze. Il famoso fattore C. Mi sono sentita tanto coinvolta da desiderare di prestare quel minimo di aiuto che posso, e così sono quasi "entrata" nella sua realtà. Sempre per quanto possibile. Un caso palese di "imperfezione", intesa come scostamento dal progetto, mescolata ad un pizzico di sfortuna. Eppure che creatura interessante. Ha sviluppato una grande sensibilità. Bella all'esterno, capace di turbare, di mettere in movimento cose negli altri anche solo con la presenza o lo sguardo, e con una bellezza ancora più grande appena sotto la superficie. Questa persona, non dico se maschio o femmina, proprio per la sua condizione un pò più difficile della media, percepisce l'incostanza del reale, quella che Elena Ferrante, nel ciclo dell'Amica geniale, chiama la "smarginatura", che anch'io ho a volte sperimentato dopo le notti insonni passate in ospedale. Quando, fra la stanchezza e la vicinanza della morte, al mattino il mondo mi pareva estraneo, la luna un oggetto incredibile appeso in cielo, e tutto così alieno e lontano dai significati comuni. Il mondo, in realtà,  è uno strano posto, che riteniamo normale solo per abitudine, per esercizio, così come l'occhio si abitua ad interpretare un'immagine che gli arriva ribaltata e lui, in automatico, la raddrizza.
 Questa persona appena un pò speciale, di cui parlavo, ha avuto esperienze che l'hanno provata e hanno cambiato il suo sguardo.  La maggioranza di noi osserva il mondo da una posizione solida e poco attaccabile, cioè dentro se stessi, e questa persona di cui parlo, e molte altre, sentono che anche questo luogo dentro se stessi non è definitivo e sicuro. 
Ed è da qui, dai panni di un altro, dal tentativo di capire come si può sentire un'altra persona, che mi è venuta una specie di intuizione. Se il mondo fosse vicino ad essere supersimmetrico forse saremmo tutti uguali, tutte le rose uguali, tutti i fiori identici, forse non si sarebbero neanche sviluppate tutte le varietà, non sarebbero state necessarie... le persone sarebbero tutte stabili, tutte razionali e uguali fra loro...forse tutte sane...è quel pò, o molto, di caos, che ha fatto la varietà, le differenze, le malattie, i turbamenti, le scelte, buone e cattive, i geni e i deficenti, i poeti e i tiranni, la bellezza, la deformità e la banalità, e anche la possibilità che un matto d'un colpo distrugga quasi tutto e lasci il resto in agonia. Mi è sembrato di vedere che Dio, se esiste, non voleva la supersimmetria, ma il mondo proprio così com'è, perfettamente imperfetto. Ne ho parlato con la mia figlia filosofa, nella speranza che almeno lei mi capisse, e lei mi ha seguito in questa spiegazione difficile e delirante, di una visione che presto mi sfuggirà del tutto,  ma qualcosa deve aver afferrato perché mi ha detto "Il migliore dei mondi possibili". Come dire: mamma, non stai pensando granchè di nuovo, grandi filosofi si sono confrontati con questi temi e questa cosa per esempio l'ha detta Leibnitz. Sì, certo, ma io lo scopro ora, o forse ora mi interessa. Questo è il migliore dei mondi possibili, e mi è sembrato di vederlo per un attimo attraverso gli occhi di Dio. Come se l'immenso sguardo di Dio ( della cui esistenza non sono per niente sicura!) mi avesse fatto posto per osservare per un istante da una frazione infinitesima di quella prospettiva. Ho perfino capito un pochino di più cosa dicevano certi santi, che proprio tutti, anche quelli storti, brutti e perfino cattivi, sotto lo sguardo di Dio, siamo degni dello stesso amore...Perciò penso che il peso del bosone di Higgs sia proprio giusto com'è, nel mezzo, fra il Caos e la Supersimmetria. Che descriva esattamente la realtà, fra il significato e la sua mancanza.

Avevo avvisato: un discorso che è piuttosto una visione e non risulta tanto chiaro neanche a me,  perciò capisco chi da un pezzo ha smesso di leggere, o arrivato fin qui pensa che sia una vecchietta un pò strulla.

fine estate 2017

 Era piovuto bene una notte, il fine settimana del 16/17, Mauro era a Torino per aiutare nostra figlia nel trasloco e io non riuscivo a dormire. Ascoltavo la pioggia scendere, rada, fine, sulla terra secca e assetata da mesi. Poi è aumentata l'intensità, la sentivo battere sul tetto e venire giù a scroscio, anche con qualche tuono. Io e la Holly abbiamo fatto il giro delle prese di corrente, abbiamo staccato tutto quello che poteva bruciarsi con un fulmine grosso e vicino. Mi sono addormentata intorno alle 4,30 al suono dell'acqua che scendeva, più forte, più piano, e colava via nelle grondaie, un bel suono, non spaventoso come certe volte, il suono di qualcosa che torna normale, di forze che tornano al loro posto. La mattina dopo le piante non avevano ancora ripreso, erano come persone che sono state per tanto tempo torturate e non credono che è finita.  Ma nelle ciotole dei gatti e nei sottovasi, perfino nell'annaffiatoio che avevo lasciato vuoto, c'era un bel pò di acqua. La vasca dei pesci si era riempita quasi fino all'orlo. Si dice che è piovuto parecchio, ma poi se si va a vedere con la vanga, appena sotto dieci centimetri  la terra è ancora asciutta, ma non importa, è un inizio e tutto ricomincia a tornare normale. Per vedere un piccolo miglioramento ci sono voluti un paio di giorni. Piccolo piccolo.  E' stata un'estate bastardissima. Stamani, dopo la pioggia fine di stanotte, un'erbina fine e molto verde si vede nel pratino qui davanti, che era diventato un'aia di terra battuta. La Holly ci si sdraiava e poi voleva entrare in casa ed era tutta impagliata, coperta di minuscoli pezzetti di erba secca, come se fosse uscita da un pagliaio. Qualche volta quando rifiutava di scrollarsi le ho passato la pelliccia con la scopa, per evitare di avere anche il pavimento impagliato. La sternbergia, questo fiore giallo del primo autunno, che ha un nome impegnativo ma tutti ce l'hanno, è fiorita solo dopo diversi giorni dalla pioggia vera. I suoi bulbi avevano bisogno di bere prima di rispondere all'orologio stagionale. Non ci sono tanti fiori in giro, i settembrini sono rimasti fermi, i gerani si muovono ora, solo le resistenti salvie microphilla si coprono di fiorellini. E anche, per essere giusti, il ceratostigma di Griffith.  Per il resto il giardino, (non so se posso più chiamarlo così), è un campo di battaglia con molti morti ancora insepolti, e la Lori, cioè io nella veste di operaia, ha poca energia per togliere i cadaveri, potare i feriti, eliminare gli sciacalli, (rovi e compagni) che si approfittano dei malanni delle altre piante. Mi sono chiesta parecchie volte, durante l'estate, se ho davvero voglia di continuare a vivere in un mondo così, e di affrontare un'altra stagione come questa. Poi, per fortuna, ci sono anche buone notizie.

martedì 12 settembre 2017

Acqua: il lago Lod




Questo è un piccolo lago vicino al paesino di Chamois, Valtournenche. Ci siamo stati a luglio e quel giorno era con noi la nostra figlia maggiore, con me e col suo babbo, è lui che ha fatto queste foto. Questo è uno degli aspetti dell'acqua rasserenante, rinfrescante solo a vederlo. Qui l'acqua la stiamo ancora aspettando, dopo un'estate terribile che ha bruciato i boschi di querce tanto che sembra che ci sia passato qualcuno con un lanciafiamme. Senza contare quelli che hanno appiccato gli incendi in giro, anche qua vicino. Non ho parole per definirli.  E' capitato che mentre Mauro annaffiava l'orto arrivassero cinghiali a cercare un varco nella recinzione, senza alcun timore. Per avere cibo, soprattutto i pomodori, per idratarsi, perchè in giro non c'era più acqua da nessuna parte. Una sera è venuto un piccolo capriolo. Sono arrivata a casa dopo mezzanotte dal lavoro e Mauro era ancora turbato dalla visita del capriolino che era rimasto davanti al cancello a belare, a chiamare proprio lui, a chiedere aiuto. Era solo e dopo un pò se ne è andato, e poi il veterinario ci ha detto che sembrano soli ma c'è la madre nei pressi e speriamo che fosse così, perché a me e a lui ci è rimasta l'idea che avesse bisogno di aiuto e che avremmo dovuto prenderlo e dargli da bere, ma dopo la madre l'avrebbe rifiutato sentendo l'odore dell'animale uomo. Non fare, omettere, stare in silenzio, mi pare che da un pò sia per molte cose la scelta migliore. Anche se ci si sente esplodere per le cose da dire e da fare. Il più delle volte parlando si innesca una polemica anche se non se ne ha l'intenzione, che attira i frustrati, i violenti, gli incazzati per mestiere, e allora è meglio tacere, tanto alcune persone non vogliono ascoltare nessuno, solo la propria rabbia. Non mi riferisco alle persone vicine o ai familiari. Qui anzi siamo tornati ad ascoltarci con più attenzione. Per fortuna.

domenica 27 agosto 2017

Acqua: "le gouffre des bousserailles"


la mia bella figlia





Questa estate dannata che spero si concluda presto mi lascia consapevole di quanto l'Acqua è sacra. Questo è il primo di alcuni post di ringraziamento per l'Acqua.


Tornando dal Cervino dopo una passeggiata molto faticosa abbiamo visto lungo la strada dei cartelli con l'indicazione "Gouffre des bousserailles", e anche in italiano "Il gorfo" e " le marmitte dei giganti". Visitate le marmitte dei giganti! Si poteva anche mangiare...di solito, quando ci sono tutte queste indicazioni, poi non c'è niente che vale la pena vedere e invece già il posto, appiccicato alla costa della montagna, era bello. Ricordava certi luoghi di San Francesco, la Verna, Monte Casale, le Celle, dove la natura rimanda all'idea di un progetto e di un Buon Dio creatore.
Le marmitte dei giganti sono delle conche molto regolari scavate dall'acqua, pentole per  esseri giganteschi e magici, poi, da una porticina in un muro di pietra, si accede al "Gorfo", per due euro. Sono troppo scettica! Credevo che dietro a porticina non ci fosse niente di interessante...Le gouffre des bousserailles è un luogo davvero sorprendente, un piccolo orrido, credo si dica così, scavato dal torrente che scende dai monti. Le foto parlano da sole.





martedì 8 agosto 2017

Canto piano (Plain song) e la Maria Luisa Cucinelli

  




Il 26 luglio abbiamo perso una delle amiche più care, la Maria Luisa Cucinelli. Riesco a scriverne solo ora. Se ne è andata nel sonno e tutte noi speriamo che non se ne sia accorta. Era malata da parecchio e piano piano era diventata quasi del tutto dipendente dagli altri. Nonostante questo andava a lavorare al mattino accompagnata in auto e spesso restava anche nel pomeriggio. Arrivata a casa andava a dormire, perché stare tante ore in carrozzina con una limitata capacità di muoversi era molto faticoso. Quando chiedevo se non era il momento di andare in pensione, che nel suo caso ce l'avrebbero mandata subito, diceva che almeno aveva una buona ragione per alzarsi dal letto, la mattina, visto che si occupava, come medico, di dipendenze. Si appassionava ai pazienti e alle loro storie e cercava di fare il possibile per essere d'aiuto. L'ha fatto fino alla fine.
Le volevo, le voglio, molto bene. Quando ebbe il primo segnale della malattia  capii di che si trattava e vidi cosa l'aspettava: mi sembrò impossibile il futuro senza di lei, e provai un grande dolore che mi accompagnò per molto tempo.  Negli anni c'è stato questo lungo declino del corpo, ma non della mente. Leggeva tanto e una volta mi suggerì un libro: "Apnea", la storia vera di un giovane che diventa tetraplegico dopo un incidente con gli sci. Leggendolo capii che stava cercando di comprendere, e far comprendere anche a me, cosa l'aspettava negli anni a venire, cosa significava farsi fare tutto dagli altri, essere dipendente, se la vita poteva conservare un gusto da assaporare, se poteva valere la fatica, come ci si poteva attrezzare. Lo faceva con gli occhi aperti, con grande razionalità. Gli ultimi tempi non riusciva nemmeno a leggere perché non vedeva più bene. 

Quando già usava le stampelle da un pò feci un sogno. Eravamo in una pineta ed era una notte luminosa, camminavamo su un sentiero per arrivare al mare e lei mi precedeva con le stampelle, molto più veloce di me. Arrivate alla spiaggia, dove c'erano altre persone allegre e alcune facevano il bagno, ci sedemmo insieme sotto le stelle a guardare il mare, che era scuro, calmo e luccicante: bellissimo e vivo. Lei era felice di esser lì e anche io. Al risveglio mi sembrò di aver sognato un'immagine delle fine della vita...

 Eravamo, siamo, un gruppetto di donne rimaste amiche dal liceo. Le altre da prima, un paio erano state insieme dalle elementari. Ad un certo punto abbiamo fatto uno sforzo per ritrovarci, quello sforzo che si fa all'inizio per una cosa che ci fa bene, ma anche un pò fatica, per via dei ritmi e degli impegni di tutte, poi è tornato ad essere solo un piacere e un bisogno. 
Quest'estate ho letto "Plain song" di Kent Haruf. Il traduttore dice della difficoltà di rendere il titolo in italiano, tradotto alla fine con "Canto della pianura". Certamente una scelta ottima, eppure, come succede con l'inglese, Plain song, dice il traduttore, suggerisce molte cose ed è difficile renderle tutte. L'idea di un canto della pianura, e la vastità, la solitudine, la libertà della pianura e insieme la difficoltà, ma anche il dono di incontrarsi,  in spazi grandi ( la vita?) dove ci si trova a essere sempre in qualche modo distanti. Suggerisce anche l'idea del canto piano, o canto a cappella, senza strumenti d'accompagnamento, spesso polifonico. Plain song è tutto questo e si capisce che l'italiano rispetto a queste immagini è riduttivo. Il nostro "plain song" è ciò su cui mi fermo oggi. Eravamo come un coro di voci, tutte diverse, alcune a volte dissonanti. Ci eravamo trovate a scuola, per caso, si può dire, ma alcuni negano che esista il caso. Io lo ringrazio per avermi fatto incontrare queste amiche, queste anime affini, ma neanche troppo, queste persone disposte a volermi bene. C'è chi resta solo una vita intera. Insieme veniva fuori un  canto armonico, per l'affetto che ci lega, ed ora una voce manca. Incontrarsi era sempre consolatorio, sempre utile, tornavi sempre a casa con il cuore caldo. Eri stata accettata, compresa anche solo col silenzio, perdonata per gli errori se c'era bisogno, aiutata a capire. Come faremo senza la Luisa? Come si trasformerà il nostro canto piano, il nostro plain song? Davvero non so. In questi giorni, parlando fra noi di tutte le cose di cui parliamo, figli, mariti, libri, cani e gatti, il lavoro, i colleghi, il mondo, ogni tanto abbiamo parlato della Luisa come se fosse ancora con noi, viva. "Questo bisognerebbe chiederlo alla Luisa." "Questo libro ( o film) piacerebbe alla Luisa."

Poi una di noi l'ha sognata.
 Mi ha chiamato per dirmelo. Ha sognato che la Luisa le ha telefonato dall'aldilà, o da dove si trova ora, e che lei era sospettosa e le ha fatto delle domande su cose accadute quando erano piccole: se avesse risposto correttamente sarebbe stata certa che era proprio lei. Ma non ha voluto rispondere; invece, un pò scocciata per essere stata messa alla prova, le ha dato una serie di indicazioni, col tono direttivo che ricordiamo bene. Infine ha detto che avrebbe richiamato. Io e quest'altra amica chiedevamo spesso il parere della Luisa, ma ne eravamo anche intimorite, per il rigore, e anche perché non ce ne lasciava passare mezza.D'altra parte un parere è interessante se te lo da una persona capace di esercitare il senso critico. In me si era come saldata col mio giudice interiore. L'altra, quella che l'ha sognata, mi aveva chiesto in questi giorni "Tu credi che ci giudicasse?"
"Ma no!-ho detto io- Era solo che voleva il meglio per noi, e che non ci mettessimo nei guai, che non facessimo cose di cui ci saremmo pentite."
Quando la mia amica si è svegliata non ricordava niente degli "ordini" che la Luisa le aveva dato, solo il tono della voce e una specie di impazienza, perché tutti sappiamo che è complicato telefonare dall'aldilà. Abbiamo riso finalmente e io ho detto che ero contenta che la Luisa si fosse "fatta viva". Poi mi sono resa conto di quello che avevo detto. Dico ancora cavolate senza accorgermi. Ho capito che non l'avevamo persa, se è capace di arrivare nei nostri sogni.

Tutto qui. Le foto le ha fatte Mauro al Cervino e ad alcuni suoi fiori.


giovedì 27 aprile 2017

La sonda Cassini, Carl Sagan e il suo Pale blue dot, nuotare in mare aperto (o starsene sospesi nello spazio)

 Il  fatto: qualche giorno fa ho visto pubblicata su facebook una foto un pò speciale, su "Chi ha paura del buio". 
Speciale per parecchi motivi: si tratta di un'immagine presa dalla sonda Cassini, che si trova in questi giorni (terrestri) fra gli anelli di Saturno, infatti sopra si vede il pianeta con una parte degli anelli, e in mezzo due punti luminosi, uno più grande e uno appena visibile: la Terra e la sua Luna. Certo di foto così, prese dallo spazio, se ne vedono tante; eppure, chi lo sa, forse era il momento adatto, per me è stata una piccola rivelazione.

Mi sono sentita come quando andammo al mare all'Elba e facevamo il bagno nel piccolo golfo dell'Innamorata. Le bambine erano bambine, e la più piccola non sapeva ancora nuotare. Quella grande andava in giro coraggiosa e curiosa col babbo, con la maschera e le pinne, la piccola (quanti anni? forse 5) metteva un salvagente e la portavo con me lontano, abbastanza al largo, finché dalle due parti intorno a noi vedevo la terra, cioè le braccia accoglienti dell'isola che componevano il golfo. Oltre c'era il mare aperto e vedermi intorno solo acqua mi metteva paura. Mi piaceva tantissimo andarmene  in giro con mia figlia in acqua e spero che lei se lo ricordi. 
Ecco qua: vedere la Terra piccola e luminosa come una stellina, lontanissima da sembrare un punto, e sospesa nel niente mi ha fatto lo stesso effetto di nuotare in mare aperto, fuori del golfo dell'Innamorata. Cioè  un pochino di panico.

Il commento alla foto dice: siamo tutti lì, in quel puntino luminoso. Già. Siamo tutti lì e ci farebbe comodo vederci dal di fuori. Quella è la nostra casa e bisognerebbe tenerla bene, impegnarci tutti molto. Non c'è altro intorno. Anche se tutti gridassimo aiuto non verrebbe nessuno, a dispetto di tutti gli ufologi. Siamo sospesi nel niente e possiamo vederci così già solo dall'orbita di Saturno, che non è un posto tanto lontano. E' ancora nel sistema della stella che chiamiamo Sole. Più lontano non ci vede più nessuno, il nostro pianeta è polvere nello spazio. 
Eppure. 
Eppure questi esseri che abitano un frammento di roccia perso nel niente sono stati capaci di mandare una macchina, mica la prima del resto, a studiare e prendere foto lontanissimo, secondo le nostre misure, ma anche molto vicino, secondo misure galattiche. Se fosse vivo mio padre proverebbe la stessa meraviglia che provo io, lui che era un tecnico e amava l'astronomia e la fisica. Meraviglia e una punta di orgoglio.


Ieri sera ne parlavo al telefono con mia figlia grande che si trova in Scozia. Anche questa è una cosa incredibile, che si può fare ora e non si poteva solo pochi anni fa, di parlare seduta sul divano di casa con una figlia che sta a migliaia di chilometri senza spendere un patrimonio. Lei mi ha detto che Carl Sagan, (il fisico che ha scritto "Contact" da cui è stato tratto il film, e ha fatto tante altre cose che non so), ha scritto, partendo da un'immagine simile, presa nel 1990 dalla sonda Voyager 1, "Pale blue dot" , cioè un pallido punto azzurro. Gli venne l'idea, ora che la sonda era in viaggio e si trovava molto avanti nel sistema solare, di farla girare e prendere un'immagine del cammino fatto e della Terra. L'immagine è questa:



La Terra è quel punto luminoso, azzurro pallido, nella banda di colore rosato.  Scopro che le parole di Carl Sagan esprimono esattamente ciò che ho pensato e le riporto qui. Grazie Fiamma. (Fiamma è mia figlia.)

« Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L'insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni "superstar", ogni "comandante supremo", ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.
Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare per un momento padroni di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l'illusione che noi abbiamo una qualche posizione privilegiata nell'Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c'è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.
La Terra è l'unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c'è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora.
Che ci piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l'astronomia è un'esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c'è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l'uno dell'altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l'unica casa che abbiamo mai conosciuto. »


Queste parole sono... fantastiche? realistiche? forse la verità delle cose commuove? forse sembra ancora di più un miracolo la fioritura delle peonie rosa fucsia, la piccola rana perfetta che canta sulla foglia di ninfea, il viso delle mie ( e dei vostri) figlie (e figli), il giunglardino della Loretta?  
Bisognerebbe ricordare queste parole ogni giorno, e farle bene capire, come è successo a me, ai vari Trump e Kim non so cos'altro che si alternano, durando meno di un attimo, ma in quell'attimo capaci di distruggere molto,  sulla faccia del pianeta.