mercoledì 1 aprile 2020

Covid 19, Lao Tzu: sventolare le bandiere ( giuste!)


Lao Tzu dice: quando le truppe sono smarrite, disorientate, bisogna sventolare le bandiere. 
E' stato fatto questo, in questo lungo periodo, sono state sventolate le bandiere. Da noi, quelle italiane. In un modo anche sdolcinato, certe volte disgustoso, altre volte commovente, soprattutto i primi giorni. Sventolare le bandiere è una metafora, si può anche dire che si è cercato di rinsaldare l'unità nazionale, e ricreare un'identità che spesso ci sfugge.  C'è chi dice che abbiamo ancora da crearla, un'identità nazionale. Avevamo bisogno di sventolare la bandiera e anche ci veniva spontaneo, sotto l'attacco di un affarino invisibile capace di far morire tanta gente.

L' Italia vista dall'Italia. 
L'Italia è lunga e percorrendola tutta ci si accorge quanto sia diversa. Noi che viviamo in Toscana vediamo noi stessi, e vediamo il resto del mondo da qui. Siamo polemici e scontenti, non ci piace la nostra sanità e vorremmo sempre migliorarla. Ma funziona molto bene, fossimo capaci di vederla da altri punti di vista. Mia figlia dal Galles l'ha abbastanza rivalutata. Noi qui ci arrabbiamo per esempio perché se chiediamo un appuntamento a uno specialista attraverso il servizio pubblico dobbiamo aspettare dei mesi, ma se, sempre nell'ambito pubblico, siamo disposti a pagare la visita e non solo il ticket, allora l'attesa diminuisce moltissimo e veniamo trattati senz'altro un po' meglio. Siamo anche arrabbiati perché ci rimandano a casa prestissimo, dopo una malattia, dopo un'intervento, e la cura del malato dichiarato più meno guarito viene scaricata sulle famiglie.  Ma non capita che arriviamo in ospedale e ci mettano per terra in un corridoio, o che troviamo sporco nella camera o nel bagno.

Poi ogni tanto vediamo in tv servizi sulla sanità del sud e ci viene da piangere. La Governatrice della Calabria ha avvisato a inizio emergenza, "Attenti perché se il virus arriva qua son problemi, ci sono le nostre criticità, non siamo preparati". Come dire: se ci ammaliamo sono affari vostri, non nostri. Sono affermazioni inaccettabili da chi governa una regione.  Le loro criticità sono emergenze costanti, cioè disastri. 

Noi siamo in Italia e ci vediamo da qui, ma se ci vedessimo da sopra? Da un drone che resta sopra il territorio nazionale però lo vede tutto. Vedremmo un'Italia ancora divisa quasi a metà, dove accadono strane cose. Nella metà di sopra a causa del Covid 19 sono morte moltissime persone, proprio dove ci sono le eccellenze sanitarie nazionali, e dove le strutture private sono tanto importanti. Ma abbiamo visto che funziona piuttosto come un'azienda che è finalizzata al profitto, e in un'emergenza come questa ci volevano strategie di sanità pubblica, che sembra, per esempio, che la Russia abbia conservato dai tempi dell'URSS. Ho sentito parlare una signora che lavora per l'OMS in Russia e descriveva i comportamenti che venivano attuati, non tanto negli ospedali, ma fuori, per impedire che il contagio si allargasse. Gli stessi comportamenti adottati in Corea del Sud e imparati durante un'altra crisi sanitaria, quella di una Sars.

Nella metà di sotto dell'Italia la malattia, in data di oggi, cioè primo aprile 2020, quasi un mese che io sono a casa, non è ancora esplosa. Lo farà? O resta legata non solo all'età elevata della popolazione, ma anche al lavoro? Pare che al nord la diffusione sia dovuta al fatto che si sono tenute aperte le attività produttive, una scelta fatta dal governatore leghista su pressione degli imprenditori.
Dal sud, da un ospedale di Napoli, è invece arrivata la sperimentazione di un farmaco ormai notissimo usato per l'artrite reumatoide, che si è rivelato efficace per abbassare la forte infiammazione nei malati di polmonite da Covid 19. Grazie Napoli!

Dunque: segnali contrastanti e diversi dalle due Italie, che dopo un mese o due di pandemia, dipende da dove si situa l'inizio, si pongono il problema del dopo, e chiede, l'Italia di nuovo unita, aiuto alla più grande Europa. L'Europa risponde picche, anche se è davanti a tutti quei morti, a tutte le persone che si sono sacrificate  e continuano a farlo, lavorando negli ospedali e in tutte le attività di supporto. Certo la signora Von Der Leyen non è qui a vedere e ancora non si rende bene conto. 

Allora che si fa? Si sventolano di nuovo le bandiere, ci si riunisce intorno ai vessilli, ai simboli, alle figure di riferimento, il presidente Conte, il presidente Mattarella, il Papa. Un attore famoso, Tullio Solenghi, molto arrabbiato per i rifiuti dell'Europa, fa un video pieno di astio su Facebook. Poi, visti i risultati, ritratta. Ero arrabbiato, dice, e si può capire che era il suo modo di sventolare la bandiera. 

Grazia Agostini è una deliziosa signora che lavora per il ministero dei beni Culturali, la conosciamo per il suo blog "Senza dedica". Toscana di origine vive fra Bologna, dove lavora, Bruxelles, dove abita con il marito Thomas che lavora per la comunità europea, e la Germania, dov'è la famiglia di origine del marito a cui è molto affezionata. Per questi motivi ha una visione molto europea della questione e ha scritto questo post su Facebook.


Ho visto cose che, da essere umano, non avrei mai immaginato:
- ho visto Barbara D’Urso e Matteo Salvini pregare insieme in prima serata
- ho visto personaggi dello spettacolo in disuso discutere con i virologi più illustri e pretendere di aver ragione
- ho visto amici insospettabili condividere un video pieno d’odio di un attore in declino
- ho visto gente credere ai complotti (della Cina, degli USA, della Big Pharma) sull’origine del Coronavirus
- ho visto gente che pensa di essere furba se non sta alle regole
- ho visto livore ingiustificato contro altri popoli europei
- ho visto spettacoli indegni...
E tutto questo mi rimarrà in mente e non andrà perduto nel tempo come lacrime nella pioggia
È tempo di uscirne e di guarire (se ce la facciamo) perchè certe infezioni sono peggio del virus
E' tutto vero e è tutto veramente accaduto.
 
 E ora faccio un'altra operazione, provo a andare a nord, o anche a est dell'Europa, e guardare da lì l'Italia. Se anche supero i luoghi comuni del mandolino e della pizza, vedo un paese con le sue "criticità", come si dice oggi. Un paese dove ora manca il denaro ma c'è chi ce l'ha e è pronto a elargirlo per rafforzare il potere. La mafia nelle sue varie forme, cosa nostra, 'ndrangheta, sacra corona unita, mafie cinesi, russe, nigeriane, pronte tutte a spendere il contante "guadagnato" con droga, armi, usura e altre amene cose, ma anche a assaltare il denaro pubblico che verrà distribuito. Vedo anche un paese dove crollano i ponti, mica solo quelli piccoli, ma anche uno grande come il ponte Morandi, dove ci sono terremoti frane e disastri vari e i soldi assegnati per affrontarli spariscono e non si sa che fine fanno. L'elenco potrebbe proseguire non all'infinito, perchè nulla è infinito, nemmeno l'universo, ma insomma potrebbe durare parecchio. La poca  disponibilità dell'Europa mi pare un pochino giustificata. 

Ora faccio un'altra operazione, vado sulla stazione spaziale che orbita intorno al pianeta e do un'occhiata da lì.
 Questa è una pandemia, vuole dire che riguarda tutti, tutto il mondo. E' iniziata in Cina e i cinesi sono stati molto bravi, sono riusciti a uscirne, quasi del tutto, in due mesi. Hanno dichiarato di aver avuto anche poche vittime, Intorno a duemila, se non sbaglio, quindi noi italiani adesso ci stiamo facendo una pessima figura, sembriamo veramente arretrati e primitivi, perchè da noi di CV muore tanta gente. Però negli ultimi giorni la corrispondente dalla Cina Giovanna Botteri annuncia che le urne con le ceneri dei morti raccontano una storia diversa, sono moltissime, decine di migliaia, 40000, forse di più. In Cina hanno un capo dello stato con poteri assoluti che ha fatto votare un legge per cui sarà lui a comandare a vita, finché campa. Notizie trapelano ugualmente, nonostante si voglia dare un'immagine diversa. L'immagine è che il corona virus non guarda in faccia nessuno e si comporta dappertutto nella stessa maniera. Il biondo inglese dà i numeri, ma poi si ammala di Covid 19. Trump esspone la popolazione a rischi enormi. In Africa la pandemia deve arrivare ma credo avremo sorprese positive. 

E' questione di nomi, il nome che si dà alle cose, ai fenomeni. 
 Qui in Italia il virus è entrato in alcune case di riposo e sono morte diverse persone, ma non sono stati fatti tamponi di controllo e quindi non risultano come morti da Covid 19. La stessa cosa è accaduta in diversi paesi europei, all'inizio si è lasciato correre per non interrompere il lavoro, la catena dell'economia, e molte morti non sono state attribuite al Covid 19. In Italia siamo in un regime democratico, ancora, e facciamo un sacco di confusione, ci sono un sacco di imbrogli, ma più o meno ci raccontiamo le cose come vanno. Capita perchè c'è sempre qualcuno che parla e alla fine, anche se in modo complicato, una visione reale si riesce a averla. Riusciamo a capire, nonostante i tentativi di insabbiamento, quali sono i numeri veri. In Germania sembra che i tedeschi abbiamo qualche medicina speciale perché di malati ce n'è tanti, ma di morti da Covid 19 ce ne sono pochissimi. Sarà una questione di nomi? Ho l'impressione di sì. Anche questo andrebbe stabilito in Europa, un modo di procedere comune, e anche un modo comune di chiamare le cose.

Ora scendo di nuovo sulla Terra e osservo i paesi del nord Europa dall'Italia. O anche, per esempio, dalla Grecia. La piccola chiassosa, sporca Grecia , anche corrotta, ma anche amata, culla della civiltà occidentale, scrigno di tesori, che qualche anno fa si è vista imporre regole inumane e ferree dalla comunità europea per risanare la propria economia, dove sono arrivate le aziende tedesche con i soldi in mano e si sono comprate qualunque cosa. Aeroporti, attività economiche, imprese turistiche. Anche questo è piuttosto inquietante e spaventoso eppure è successo e continua a succedere per le questioni di un'economia che guarda solo al profitto e non ai bisogni. 

Chi passa di qui sa che spesso trovo consolazione e interpretazioni nei libri che ho letto. Infatti in questo periodo mi è venuto in mente uno dei libri del ciclo della fondazione di Asimov che avevo riletto di recente. Vedrò di ritrovarlo per scrivere il titolo, ma qui di libri ce n'è un visibilio e sarà un'impresa...Il protagonista è Hari Seldon, un matematico. In un periodo storico di decadenza, in cui l'impero galattico rischia di sgretolarsi e l'intera civiltà accartocciarsi e quasi sparire, crea una nuova scienza, la Psicostoria, che attraverso l'uso di equazioni riesce a prevedere crisi future e indicare i mezzi per superarle. Isaac Asimov immagina che ci sia un protettore, una guida dell'umanità, che veglia senza troppo interferire, e interviene solo quando il rischio di distruzione è troppo grande. Questo misterioso protettore è un robot. Poi si scopre che anche la moglie di Seldon, che gli è stata assegnata come guardia del corpo, e poi si sono innamorati, è un robot. Asimov immagina che gli uomini, con un colpo di genio, creando i robot e le tre leggi della robotica, in qualche modo riescano a fare un'assicurazione sul futuro. Ma noi ora non abbiamo robot che ci aiutino e nessuna assicurazione. Gli unici a poterci aiutare siamo noi stessi.  Di questo libro possiamo conservare una piccola lezione: è durante le crisi che le cose cambiano. In meglio o in peggio. L'Europa ha, col Corona Virus, oltre che una prova terribile, anche un'occasione. Immaginavo da tempo che l'Europa si sarebbe unita davvero (oppure no) solo affrontando un problema comune. Io spero che lo faccia! Non immaginavo che il problema sarebbe stato tanto grande. Sarebbe bello che chi ci sarà fra cento o duecento anni ricordi questo Covid 19 come un punto di svolta per scelte unitarie e buone per tutti. Sventoliamo la bandiera, ma quella europea. E quella del mondo che conosciamo, pianeta Terra.  Ora mi chiedo se ho scritto qualcosa di sensato.

sabato 28 marzo 2020

Papa Francesco e la solitudine di Piazza San Pietro

Ieri una foto ha fatto il giro del mondo. Per carità, tante altre immagini l'hanno fatto: visi segnati dalle mascherine, facce stravolte del personale sanitario, corridoi di ospedali con gente sdraiata a terra invece che in un letto... Oggi però mi fermo sull'immagine del Papa che prega da solo, accompagnato soltanto da un altro sacerdote che resta in disparte, in Piazza san Pietro completamente vuota. Credo che nonostante la pandemia avrebbe potuto, nel rispetto delle regole di sicurezza sanitaria, fare una celebrazione più, per così dire, nutrita, e avere con sé altre persone. Invece è andato da solo. 
Ho letto tanti commenti, anche di atei. Una donna che si dichiarava atea diceva che prendeva volentieri la benedizione da quest'uomo. Papa Francesco è un uomo singolare. Messo lì per ridare linfa nuova e credibilità a una Chiesa che è stata quasi una tomba chiusa, in cui il corpo mummifica o imputridisce, e non può più raccontare niente alla Chiesa che sta fuori, di credenti bisognosi di riferimenti ma pieni di speranza, attivi, testimoni, che sono invece il suo corpo vivo. 
Papa Francesco è stato in ogni modo contrastato e avversato da gente che sta nell'ombra, qualche volta in questi anni di pontificato abbiamo avuto un'idea di cosa sia la curia romana, quando per esempio hanno fatto affiggere dei manifesti contro di lui. Non per caso vive in un pensionato invece che negli appartamenti a lui destinati.
Credo possiamo avere solo un'idea vaga, e che se dovessimo vedere bene gli avversari di questo Papa ci verrebbe la nausea.  
Papa Francesco rappresenta bene la condizione umana, parla di dubbi e quasi mai di certezze. E' lontanissimo dal culto della personalità e non incoraggia l'idolatria, ricordiamo lo schiaffo sulla mano alla ragazza cinese. Ammette i propri errori.


La foto di lui in piazza San Pietro vuota, una delle più frequentate del mondo, è un simbolo. Credo che viviamo di simboli e che sia anche inutile descriverli tanto. A descriverli gli si toglie potenza e significato. Un uomo solo, il Papa della cristianità, che prega in una piazza vuota, vuota per il Corona virus, ma anche per altri motivi.  Quante chiese chiudono i battenti per mancanza di fedeli e di ricercatori. Un uomo solo in cui ogni uomo o donna, credente o ateo, si può rivedere. Anche se a qualcuno si rizzeranno i capelli sul capo per l'accostamento, mi viene alla mente un altro simbolo, l'esagramma 56 dell' "I ching", il Viandante. Il viandante è in cammino, e anche Gesù fu descritto come tale, "il figlio dell'uomo che non ha dove posare il capo".
Sono rimasta affascinata dalla potenza dell'immagine e dal coraggio di quest'uomo, che già ieri parlava di chi, a causa dell'epidemia comincia a avere fame, e stamani sono iniziati al sud gli assalti ai supermercati. Mi viene da dirgli grazie,  a lui che è l'anziano che vorrei essere.

mercoledì 25 marzo 2020

Covid 19 e io


Provare a interpretare cosa succede a tutti è una sfida, ma raccontare cosa succede a me è una sfida più grande. Abbiamo una chat con delle amiche carissime con cui sono stata in classe al liceo. A gennaio una di loro ha mandato un messaggio che diceva quanto era iniziato male il 2020, e elencava, in modo ironico,  una serie di avvenimenti: avevamo  già rischiato la terza guerra mondiale, (con l'assassinio del generale iraniano), il papa aveva picchiato una cinese, i reali britannici si sfasciavano, bruciava l'Australia,  era morto Kobe Briant e c'era un virus letale in giro. Ma neanche le persone più fantasiose avrebbero potuto immaginare cosa sarebbe stato questo Covid 19. Ci ha preso alla sprovvista. Chissà quante storie verranno scritte. Io avrei la mia, senonchè è legata a filo d'acciaio con quelle di altre persone e posso parlarne fino a un certo punto e scriverne meno. Però posso descrivere un po' la situazione in cui il CV è arrivato nella mia vita. Chi viene qui spesso, gli amici di blog, sanno più o meno chi sono, quindi questo qui di seguito è per gli altri, tutti benvenuti.

Ho 65 anni e lavoro in una pizzeria.  Parto da casa alle 17,10  e torno a mezzanotte quando va bene o più tardi. Ogni tanto mi lamento, perchè lavorare mi pesa, ma è necessario arrivare alla pensione di anzianità. Altre volte mi sento fortunata perché ho un lavoro e soprattutto uno stipendio, con tutta la gente che non ce l'ha. Da quando ho questo lavoro ho pubblicato due libri, e senza non l'avrei fatto. Però è molto pesante e gli ultimi due anni, soprattutto le estati, sono stati tutti in salita. Mi fermo qui. 

L'estate scorsa, il 10 agosto, abbiamo portato a vivere qui a casa nostra la mia suocera. Ha 91 anni e ha la demenza senile, o meglio questo aveva detto il neurologo quando la seguivo io, perché mio marito lavorava. Adesso mio marito è in pensione già da alcuni anni e ci sta dietro lui. Prima di venire qui stava in casa sua in città e mia figlia minore stava con lei ma di questa cosa adesso è inutile  parlare. Ora la diagnosi è Alzheimer, ma cambia poco. A ottobre si è rotta il femore e è stata un mese in ospedale. Quando è tornata ha ripreso un pochino a camminare, si alza per andare al bagno, fa un giro intorno al tavolo, mangia seduta, ma poi sta praticamente sempre a letto e dorme molto. Ha avuto con la caduta un peggioramento significativo e poi altri. Ogni tanto vede gente che non c'è più, dice che ha parlato con parenti e amici morti da tanto. Dice che deve scendere dal letto (con le sbarre) perchè deve andare a comprare il pane. Il pane è una vera fissazione. Dice: "O perchè so' qui, che è capitato, fatemi scendere, perché so' chiusa qua dentro?" Se tenessimo le sbarre abbassate probabile che scenderebbe, cadrebbe di nuovo o si farebbe male. Non sempre ricorda che il marito è morto nel 2010, certe volte si spaventa se glielo diciamo, altre volte dice che si deve vestire perchè la viene a prendere per portarla a casa sua.  Ogni volta sembra che costruisca istantaneamente una intera realtà falsa ma abbastanza credibile.

 La casa è cambiata per farle spazio. E' arrivato il letto con le sbarre e il materasso a acqua. Sono arrivati sedia a rotelle e deambulatore e scatoloni con traverse e pannoloni. Un armadio è stato riempito con vestiti suoi che probabilmente non metterà più. Il divano letto che era nella camera è stato spostato,  anche un tavolo e delle sedie e ora la casa sembra un magazzino dell'usato. Succede, con un malato in casa.

Da quando si è rotta il femore ha il pannolone ma raramente lo buttiamo via sporco. Vuole andare a fare i suoi bisogni in bagno. Ma quando è lì vuole fare la pipì in piedi, col risultato che la fa sulla seggetta e per terra. La cacca è diventata problematica anche quella. Secondo me fare la pipì in piedi è una cosa che faceva da bambina o ragazzina, e ora è tornata lì, a quegli anni. Parla del tempo di guerra quando pativa la fame, e io all'inizio le davo ragione, ma ora ogni tanto mi innervosisco stupidamente e le dico che sono almeno 70 anni che mangia quel che le pare. E' molto forte e è difficile farla sedere sul water; convincerla, poi, diciamo con la diplomazia, è un'impresa, a volte ci riesce il suo figliolo. Si vuole pulire con la carta igienica ma poi lavare le mani le sembra esagerato. 
"E che so', infetta, che me devo lavare?"
Era una persona pulitissima, ma sono una decina d'anni, da quando è morto il marito, che si lava malvolentieri e a casa sua veniva una persona che le faceva fare la doccia. Anche qui abbiamo avuto un aiuto per un po', ma ora con il virus questa signora si è spaventata e non sappiamo se e quando tornerà.  Quindi degli aspetti igienici mi occupo io, e faccio piuttosto fatica. Per vari motivi non ho fatto cose del genere con i miei genitori. L'ho fatto però col mio suocero quando anche lui si ruppe il femore. Ma lui stette due mesi in ospedale, due mesi a casa e poi morì. 
Ora sono arrivata al punto che gli odori corporali e di escrementi, anche miei, mi disturbano molto. Non sono schizzinosa, ho sempre pulito cacche e vomito dei nostri gatti e cani, quando c'è stato bisogno, ferite di tutti, animali e umani, ma ora si può dire che ho superato il troppo pieno. Però faccio quello che va fatto.

Stamattina è nevicato. Siamo andati a svegliarla, io la porto in bagno e mio marito sta con lei per la colazione. 

Dialogo.
Mio marito: "Mamma vedi, stanotte è nevicato!"
Lei: "Enti ( forma dialettale per dire senti), ora ce voleva anche la neve!"
 Mio marito: "Eh sì, poi fa anche freddo!"
L'ho accompagnata in bagno, che è nella camera, a due metri di distanza, ha guardato fuori della finestra e ha detto: "O che è quella roba bianca?"
"Neve, è nevicato."
"Per davero? Enti! Anche la neve ce voleva."
E' buffo, ma anche un po' strano e spiazzante. Anche tragico, ma quello facciamo finta di ignorarlo. Praticamente si parla con l'aria, quasi. Poi a me chiede di gente che conosceva 50 anni fa che non ho mai sentito nominare, se la Beppa de Pippo s'era sposata e chi aveva preso, e io non lo so e non ho argomenti comuni. Ci sono questi aspetti e c'è l'effetto specchio che è da tenere sotto controllo. Anche perché ce lo ricorda continuamente: "Quande toccherà a voi!"

Ho lavorato fino all'8 marzo. Poi visto che i clienti di solito numerosi erano calati a picco ho chiesto due giorni liberi, lunedì e martedì, in cui di solito la mia assenza scomoda meno. Erano mesi che per motivi interni all'azienda non potevo prendere un giorno a parte quello unico di riposo settimanale, e sempre da mesi avevo una tallonite che mi dava molto fastidio. Avevo evitato di chiedere la malattia perchè sapevo che li avrei messi in difficoltà. Però negli ultimi tempi ero tanto stanca e ho dato di fuori un paio di volte. Il 9 marzo in seguito alle decisioni del governo mi hanno comunicato che la pizzeria chiudeva. Per noi, fra il mio lavoro e la presenza della mia suocera, allontanarsi da casa è stato difficile comunque, qualcuno qui ci deve essere sempre. Per cui il corona virus non ha cambiato tanto le cose. Abitiamo in un paesino carino della Valdichiana e abbiamo un pezzetto di terra con un centinaio di olivi di cui ci occupiamo e io ho un giardino e un piccolo orto. Del giardino mi occupo io per intero, nei limiti dl lavoro e delle energie che non sono più quelle di qualche anno fa.  A volte mi sembra sia vero che "la vita è un sogno, soltanto un sogno. Il sogno, di un sogno." Certe volte metto dei fiori nella stanza della mia suocera e lei mi dice "N'do' l'hai presi, al campo?. "
Per lei il giardino è un campo, neanche la sfiora l'idea che si possa fare un giardino per il piacere di farlo. Poi alla fine è una suocera e questo significa qualcosa. Ci sarebbero molte cose che riguardano il passato che potrei dire, spiegherebbero meglio, ma si capisce anche con queste informazioni ridotte. Non ce la faremmo economicamente a tenerla in una struttura per anziani, lei non ci starebbe volentieri e non ci sembra opportuno per ora avere una badante a tempo pieno, che sarebbe una presenza in casa con tutti i suoi problemi. Poi tanto ora è tutto immobile. A volte mi pongo anche il problema della qualità della sua vita, ma poi mi rendo conto che non posso fare più di così, per non peggiorare troppo la qualità della mia e della nostra. Sta al caldo, pulita, mangia come noi, molto e volentieri, cucino io, variato e abbastanza sano. 

Vedo che sto parlando di questa cosa e per niente del virus. Infatti fin dai primi giorni ho pensato che il virus era secondario rispetto a quello che vivevamo in casa. Ho vissuto la presenza della mia suocera in casa come un'invasione, però necessaria. Nessuno me l'ha imposta, anzi sono stata io a imporla quasi a mio marito che non si decideva e era molto preoccupato. Arriva un momento in cui le cose vanno affrontate per quanto difficili siano. Sono anche terrorizzata che possa durare tanto, e sono spaventata di quello che provo, di certe cose che ho scoperto su me stessa. Per un pò sono stata tanto spaventata, non si guarda volentieri la realtà. Io poi sono anche molto severa con me stessa. I rogersiani direbbero che ho in me un forte "genitore normativo". Ne parlo con queste amiche della chat con cui ci incontriamo ogni tanto davvero, in carne e ossa. Loro mi consolano e mi aiutano. Ogni tanto scrivo in chat che ho preso dei punti per l'inferno. Inferno aspettami, scrivo, e rido. Passi avanti sulla via dell'inferno e passi indietro. Ma esagero, non sono così male. Solo vorrei fare certe cose con più adesione, se non con amore, ma non mi riesce tanto bene. Non ho avuto in famiglia un'educazione cattolica, i miei non erano credenti, ma mi fecero frequentare la chiesa per i sacramenti, la dottrina ecc. Però ho avuto un'educazione solida in cui erano importanti alcuni valori. Poi i miei amici erano cattolici e ho frequentato un gruppo religioso, e per questo carattere da integralista, o integrale, che mi ritrovo, tutto d'un pezzo, rigida, ho partecipato con vera convinzione, perchè non mi riesce fare altrimenti. Ho smesso di andare in chiesa da anni, non credo più nel Credo, se mai l'ho fatto, ma ho continuato a coltivare il progetto di essere una persona perbene. Una persona buona. Non mi riesce bene ma ci provo. Da vecchia, quasi, ho conosciuto pressoché tutti i miei limiti con dolore e ribellione, e ora sono nella fase in cui provo a accettarli e ricomincio daccapo ogni giorno. 
Quando stava male il mio suocero alla fine ero riuscita con grande stupore a occuparmene, ma era in casa sua e lì c'erano le mie figlie, che hanno vissuto quell'esperienza piuttosto male.  A me sembrava di aver fatto moltissimo io e poi ho scoperto che anche loro pensavano lo stesso.  Erano molto giovani e non ancora pronte. 

Ho queste due figlie. Grandi tutte e due. Una è in città in casa di questa nonna che abbiamo qui, ed è chiusa dentro come tutti, adesso. L'altra è nel Regno Unito dove lavora, chiusa in casa anche lei, ma da pochi giorni, due, mi pare. Per queste figlie sono un po' in pena, per la salute di tutte e due, che in questo periodo non stanno benissimo, e per il futuro. Molte cose da anni per noi sono sospese, per tanti motivi. Il lavoro che è difficile trovare, e altre cose. La figlia che è nel Regno Unito ha già avuto problemi indirettamente per il coronavirus. I suoi coinquilini avevano deciso di fare una vacanza in Piemonte a febbraio e nonostante si sapesse già dell'epidemia non hanno voluto annullare.  Tornando sapevano già di dover stare in quarantena, per le regole dell'azienda, così anche lei avrebbe dovuto farla con loro, essendoci venuta in contatto. Così ha dovuto andarsene di casa, perché loro non volevano farlo, e ha trascorso le due settimane da un'amica, anche perchè in quei giorni aveva da fare un esame clinico importante e non lo voleva rimandare. Quando è tornata a casa sua ha scoperto che uno dei coinquilini si era ammalato e non si sa se era coronavirus, perché si era ancora nella fase del menefreghismo e di Johnson che diceva "Morirà un sacco di gente, rassegnatevi" e lei ha dovuto tornare lì senza alcuna certezza che lui fosse o meno stato ammalato di CV e quindi ancora contagioso. Ora è chiusa in casa con queste due persone non tanto bendisposte e se dovesse ammalarsi pare che solo se in condizioni gravi sarà curata. Ieri ci ho parlato e le ho raccomandato di abbozzare un po', che chiusa lì altrimenti diventa una guerra, ma si è arrabbiata e questo mi ha addolorato molto. 

Uso questi giorni cercando di tenermi in equilibrio, non preoccuparmi troppo e lavoro in giardino ogni volta che posso. Ho ripulito bene la zona dove facciamo l'orto e ho vangato. Ho anche seminato per avere presto insalata e cavolo cinese, Pak Choi, guarda un po', sembra una presa in giro, ma avevo comprato le bustine in Galles quando a luglio eravamo stati qualche giorno a trovare la figlia grande.  Potrebbe durare anche un anno avrei sempre lavoro e sarebbe bello se non fosse così brutto, e preoccupante la situazione economica quando l'isolamento finirà. Il mondo sarà diverso, ma io ero già cambiata senza tanto bisogno di questa batosta. Come ha scritto su facebook Alberto Cane,  queste non sono settimane, sono decenni. Cambiamenti che erano maturati e ora ci cadono addosso come una valanga. E' una svolta enorme, richiede un cambiamento di comportamenti, e le cose che cambieranno proverò a immaginarle in un prossimo post. Finita la confessione.



martedì 24 marzo 2020

Covid 19, post 2, la civiltà comincia con la Medicina

 Certe comunità umane con le loro abitudini alimentari e igieniche, le pratiche, le credenze, i riti, insomma con la propria cultura, sarebbe meglio restassero isolate? Se i cinesi che mangiano i pipistrelli fossero stati una tribù  isolata la storia del Covid 19 non si sarebbe verificata, o sarebbe stata rimandata. Ma questi cinesi vivono vicino a Wu Han, o proprio lì, che è immensa e probabilmente si è allargata a una tale velocità da arrivare vicino alle zone selvagge e divorarle. Mi ricorda quando ero piccola negli anni sessanta e vedevo la città avanzare e distendersi sulla campagna, cancellarla. Accadeva velocemente, da un giorno all'altro vedevi crescere palazzi come funghi.

 L'alternativa rispetto all'isolamento di queste comunità umane è per forza integrarsi, e cioè scomparire, essere assorbiti, perdere l'identità. E' successo, o sta succedendo, con gli indiani americani, con gli aborigeni australiani...Vediamo nei documentari i Masai con i telefoni cellulari. Hanno le lance per cacciare, hanno l'abitudine di bere il sangue degli animali e hanno il telefono cellulare. Sono senz'altro un valore queste popolazioni, un tesoro inestimabile per tutta l'umanità, eppure quando vengono a contatto con il mondo attuale si disintegrano, come entità che finchè vivono a modo loro dimostrano una forza straordinaria, e quando hanno scambi importanti dimostrano una altrettanto grande fragilità, si disfano, si polverizzano. E se non lo fanno, se non si adeguano, magari succede un guaio come con la diffusione di un virus che se ne stava tranquillo e abbastanza innocuo in una foresta e lì sarebbe rimasto, senza fare danni, chissà per quanto altro tempo.
 

Torno al prof Silvestri e al suo articolo:  

2. COVID-19 NEI BAMBINI. Lo studio comprensivo della infezione COVID-19 nei bambini cinesi dimostra che su 2145 casi totali oltre il 90% erano asintomatici, lievi o moderati, con un solo decesso riscontrato, per una letalità dell’infezione – definita come numero di morti diviso per il totale dei casi – che è, per gli infettati sotto i 18 anni, pari a 0,05%.

3. LETALITA’ DI COVID-19. Mentre i morti aumentano drammaticamente sia in Italia che in altri paesi, è importante ricordare che sulla base dei dati complessivi a disposizione la letalità è stimata inferiore al 2%, il che significa che il 98% delle persone infettate guariscono (Fauci AS, comunicazione personale). Il numero alto di morti che osserviamo in questi giorni è pertanto da relazionare al numero alto di persone infettate, spesso con sintomi lievi o addirittura senza sintomi. Ricordo anche che tutti i dati disponibili confermano che la stragrande maggioranza dei decessi ha più di 60 anni e presenta co-morbidità importanti (diabete, ipertensione, COPD, cardiopatia ischemica, etc). 

E' una delle cose più discusse in questi giorni, il fatto che questa sia una malattia degli anziani.  Sono anziana anch'io e ne posso parlare con una certa libertà. E' un argomento delicato e complicato, e come tale interessante. 
I primi giorni dicevano: "colpisce soprattutto gli anziani", come fosse meno grave.  
Poi la gente si è arrabbiata. 
Perché, gli anziani non sono importanti? 
Ma certo che lo sono!  Restiamo umani! 
Poi hanno cominciato a scarseggiare i posti nelle terapie intensive e si diceva che i medici dovevano scegliere chi curare, girava un documento degli anestesisti che si appellavano alla deontologia professionale per scegliere chi aveva più probabilità di sopravvivere.  
Ora io credo che questa sia una cosa che i medici fanno tutti i giorni, scelte obbligate, e che non ce le vengono a raccontare. Talvolta anzi ho la sensazione opposta, che si voglia far sopravvivere per forza qualcuno che non ha speranza, rimandandolo poi a casa dai parenti che fanno una fatica enorme a prendersene cura.

Una volta quando lavoravo in negozio ( ho avuto un negozio di alimenti bio per molti anni, quando non si guadagnava niente) venne una signora che cercava dei cibi per un problema alimentare. 
Che problema ha? Le chiesi. 
Era stata irradiata per un tumore alla lingua. La terapia le aveva seccato le ghiandole salivari. 
Era viva, ma non riusciva a mangiare quasi niente perchè non produceva saliva. Immaginate cosa significa: non si può più impastare il cibo, non si bagna con questo liquido che fa, a tutti gli effetti, una prima digestione. Non sentiva più nemmeno i sapori degli alimenti. Aveva chiesto al medico come poteva fare, ma il medico era contento dei risultati, era viva, e come alimentarsi erano abbastanza affari suoi. 
La ascoltai. Era piuttosto aggressiva, come se anch'io avessi contribuito a farla star male. Mi irritai un pochino ma cercai comunque di darle un minimo aiuto. 
Racconto le cose come sono: se ne andò lasciandomi una sensazione di impotenza e anche di fastidio. Qualche giorno dopo tornò con una cosa che aveva fatto all'uncinetto, un regalo per me. Perché ero stata gentile, disse. A me non sembrava per niente di esserlo stata e mi commosse parecchio. Poverina, chissà come è andata a finire la sua storia. Sono un successo della medicina, mi disse con amarezza. Aveva la mia età di ora.

Il punto è anche che oggi i mezzi di comunicazione devono essere sempre presenti, di qualcosa si deve parlare, e ora che la gente è a casa, tutto il giorno si parla di questo e se un problema non c'è, si crea o si propone. Veramente ora di problemi ce n'è una vagonata. Però sembra che qualcuno li scelga, ci danno in pasto un argomento come un osso al cane, questo sembra a me, e quando l'abbiamo rosicchiato eccone un altro. Essere informati è utile ma questa roba non è informazione, non tutta, oltretutto elaborata da gente che non ha la competenza. 

In questi giorni la mia amica blogger Cinzia Bizzarro Valletta ha pubblicato su facebook un post molto bello che si rifà al lavoro dell'antropologa Margareth Mead, la quale dice, parlando dell'inizio della civiltà, che non inizia quando si costruisce uno strumento, ascia o coltello o pentola. Inizia quando negli scheletri degli individui ritrovati si vede un femore rotto e risaldato, guarito. Significa che qualcuno ha messo le sue energie nella protezione e nella cura di quell'individuo, permettendogli di guarire.  
La civiltà comincia con la medicina? 
Non ci avevo mai pensato, mi sembra molto bello. 
E per inciso lo fanno anche molti animali, siamo civili come loro, anche se non tutti gli animali costruiscono città ( civile viene da civis, abitante della città). I Greci avevano un Dio, Asclepio, per la medicina. Ora qui ci vorrebbe l'aiuto della mia figlia filosofa, esperta di dei, simboli e religioni...

L'Italia è un paese anziano, su questo non ci piove, e la cosa ha le sue conseguenze, sul piano pensionistico, sanitario e per mille altri aspetti. L'ha detto con disprezzo Bolsonaro, il fascista, che da noi per forza ci sono tante vittime, siamo troppo vecchi. Certo un paese di anziani bisogna aspettarsi che in una circostanza come questa abbia una mortalità più alta della Cina, dove la media è più giovane. E che sia anche molto più impegnativo curarli.  

lunedì 23 marzo 2020

il paradigma Nuova Zelanda



Nel post precedente eravamo arrivati a una conclusione necessaria,  e cioè che tutto ciò che è natura, anche le comunità umane che con la natura vivono in simbiosi e in armonia, ognuna a modo suo, quando vengono a contatto con l'homo tecnologicus creano scompiglio e problemi. Il più delle volte viceversa. Homo tecnologicus me lo invento io per capirsi. Un homo che si fabbrica armi e strumenti, in sostanza. Dall'ascia fino al telefono cellulare, e alla creazione di vaccini, per restare in argomento.

Questo contrasto è cominciato presto, mi vengono in mente i primi coloni americani, che sterminarono quasi completamente i bisonti, e sottrassero cibo e terre agli indigeni perché gli servivano. O le comunità dedite alla pastorizia, che in epoca preistorica bruciavano i boschi per far pascolare le bestie e crearono nuovi paesaggi, non sempre migliori, anzi.  Ma lo fecero anche i polinesiani che arrivarono in Nuova Zelanda, Aotearoa, l'"isola della lunga nuvola" in lingua Maori, e trovarono i Moa
Nella storia dei Moa mi sono imbattuta scrivendo un racconto, e è una storia simbolica, oltre che realmente accaduta. I Moa erano enormi uccelli non volatori. Non avevano avuto bisogno di ali per volare perché nelle due isole non c'erano mammiferi e non c'erano predatori importanti. L'energia che normalmente gli uccelli investono nel volo in questi giganti era usata per correre e per sopportare il freddo. Somigliavano a degli struzzi, ancora più grandi. I polinesiani, quando arrivarono,  trovarono questi uccelli giganteschi alti fino a tre metri, che fornivano cibo a intere tribù. Prestissimo li uccisero tutti, ne causarono la totale estinzione. Non pensarono neanche che lasciarne qualcuno avrebbe consentito loro di continuare a mangiarli! E' una cosa che fa arrabbiare parecchio a pensarci. Fa anche male al cuore. Si comportarono, quegli antichi polinesiani che sapevano costruirsi qualche arma, delle imbarcazioni, e navigare per migliaia di km, proprio come l'homo tecnologicus attuale. Erano l'homo tecnologicus di allora. Erano come i brasiliani che distruggono la foresta amazzonica per produrre soia o olio di palma o per il legname. Come dire che l'uomo ha cominciato presto a combinare casini, prima di quanto si pensi, in fondo potremmo pensare che quegli antichi polinesiani fossero piuttosto rispettosi della natura, in sintonia con essa, invece fecero questo guaio. Se avessero rispettato i Moa potremmo ancora incontrare questi uccelli meravigliosi, come altri animali, che si sono estinti o rischiano di farlo per motivi analoghi. La storia della natura in Nuova Zelanda è emblematica.  Il guaio fu incrementato quando arrivarono gli europei, primo credo il capitano Cook, e portarono i ratti, che li accompagnavano nei viaggi in mare e non riuscivano a liberarsene, e i conigli, per mangiarli, conigli che distrussero la flora locale, e poi ermellini per contenere i conigli, e opossum, questi penso per vestirsi con roba calda.  Mi ricordo da bambina nella pellicceria della zia Emma le pellicce di opossum. Gli ermellini trovarono più facile cibarsi di altri uccelli non volatori piuttosto che di conigli, e li portarono vicino all'estinzione. C'è un pappagallo non volatore, lo Strigops abroptila, o Kakapò, che ha subito questa sorte. Il pappagallo che ha odore di muffa. Per salvarlo i neozelandesi hanno ripulito delle isole e hanno creato in esse delle colonie, ma quando sono tornati a vedere se l'esperimento di protezione funzionava si sono accorti che gli ermellini avevano traversato il braccio di mare a nuoto e si erano mangiati i Kakapò. Il tentativo è tuttora in corso. Questa storia si trova in rete e andrebbe verificata, anche se non vedo perchè dovrebbe essere falsa. In Nuova Zelanda è stato fatto un guaio dopo l'altro, col risultato però che si è formata, a carissimo prezzo, una forte coscienza ambientale. Adesso si fa una lotta terribile agli opossum che distruggono le foreste e nei siti internet che promuovono il turismo si raccomanda ai visitatori di non nutrire assolutamente questi animali, che peraltro sono creature molto graziose.  La storia della Nuova Zelanda, che si staccò presto dal Gondwana, ed è rimasta isolata per millenni, sviluppando una propria fauna e flora, è veramente emblematica.

domenica 22 marzo 2020

Covid 19, riassunti e riflessioni, post 1

Pandemia. Siamo caduti con tutti e due i piedi dentro un racconto di fantascienza. E mentre chi non si ammala si spaventa o fa ironia, o semplicemente aspetta, dentro gli ospedali soprattutto al nord c'è da lavorare giorno e notte. Muore tanta gente, così tanta che i crematori sono in piena attività, devono portare altrove le bare con i camion dell'esercito e noi, che ancora lo sentiamo soltanto raccontare, perché siamo chiusi in casa o perché qui non è ancora così, penso che non riusciamo a immaginare cosa si prova a esser lì.
Non credo proprio che ci sia una regia dietro questa storia. Ne' un segreto complotto e nemmeno una divina intenzione di punirci o avvisarci, come ha detto qualcuno. Mia figlia dice che più semplicemente Gaia, la sua omonima, il pianeta, cerca di tornare in equilibrio e produce un mezzo di contenimento della "malattia" uomo. 

Stando a casa mi sveglio sempre più presto. Stamattina poi alle cinque e mezzo alla mia suocera scappava la pipì. Con l'occasione ho trovato un post su facebook, del prof Guido SilvestriTrovate chi è nel link. La prima cosa che dice è questa:

ORIGINE DEL VIRUS. E’ uscito due giorni fa uno studio sistematico delle sequenze genetiche di SARS-CoV-2 (Andersen KG et al. Nature Medicine 2020) che dimostra senza ombra di dubbio che il virus ha una origine naturale e zoonotica (da animali, ed in particolare pipistrelli e pangolini). Per cui la storia del virus “creato” in laboratorio si conferma una bufala colossale.

Non c'è tanto bisogno di commentare, parla da sé.  C'è da aggiungere quello che scrive, in un'altro articolo, la dottoressa Ilaria Capua, che qualcuno, in una zona selvaggia della Cina, è andato a catturare pipistrelli per mangiarli e per venderli, come di consueto. Questi animali erano portatori di un virus che a contatto con l'uomo è cambiato e si è adattato, infettandolo. Se fosse successo 100 anni fa il pipistrello sarebbe arrivato in un villaggio di 100 o anche mille persone, che si sarebbero ammalate, alcune sarebbero morte, moltissime guarite, ma sarebbe finita lì, perchè il villaggio era in qualche modo naturalmente isolato. Invece il pipistrello è finito in un grande mercato di una città che ha tanti abitanti quanto l'Italia  e lì il virus ha trovato ospiti per riprodursi in abbondanza.

Da una parte come umani ci comportiamo ancora come nell'età della pietra, e continuiamo a cacciare in zone quasi vergini, e dall'altra queste zone sono vicinissime ormai ad altre superpopolate, dove la tecnologia garantisce scambi non solo virtuali, ma anche fisici, reali, di merci e persone. Questa è una delle cause della pandemia da Covid 19.

I cinesi sono arrivati alla modernità attuale in un tempo abbastanza breve, non tutti ovviamente. Moltissimi che vivono nelle metropoli penso che siano molto più tecnologici di noi, ma c'è anche una enorme popolazione che è passata, o forse no, da una condizione di miseria estrema a questa modernità. Durante la seconda guerra mondiale anche qui la gente per fame vera mangiava qualunque cosa, il mio suocero diceva di aver mangiato corvi e gufi, e che non erano buoni. Un certo signor Beppe Bigazzi, che partecipava alla trasmissione "la prova del cuoco" raccontò, imprudente e forse col gusto di essere un po' trasgressivo, una cosa che moltissimi sapevano, cioè che in Toscana, in tempo di guerra, alcuni mangiavano i gatti. Era una cosa vera, che accadeva solo 70 anni prima, ma in quei 70 anni le cose nella testa delle persone erano cambiate così tanto che risultava inaccettabile, soprattutto a chi era nato dal 1970 in poi, anche solo sentirle raccontare. Infatti Beppe Bigazzi fu allontanato e riabilitato qualche anno dopo, poco prima che morisse. 
Questo per dire che attualmente coesistono sulla Terra condizioni di vita opposte e forse inconciliabili. Vediamo in tv tribù che nel folto della foresta africana danno la caccia ai topi e se ne cibano. Per fortuna li cuociono. La cottura elimina molti rischi. Finchè vivono isolati niente di male, se scoppiasse di nuovo la peste, per esempio, di cui i topi sono portatori, sarebbe un guaio, ma solo per loro. Quando però questi gruppi umani cominciano a coesistere e scambiare con le periferie cittadine o di certe megalopoli che non sono neanche gestite, ma solo accumuli di umanità senza servizi e risorse, che sopravvive e basta, diventa per forza un grande problema.  Ce ne accorgiamo con questo virus. Ci si presenta subito un dilemma: quante volte si è parlato della protezione delle popolazioni indigene, della loro cultura, e di come rappresentino un tesoro per l'umanità intera? Eppure in un caso come questo sembra che tutti debbano adeguarsi a certe regole, proprio tutti, che è necessario omogeneizzare i comportamenti, renderli uguali, obbedire. Ma questo è argomento del prossimo post.

sabato 7 marzo 2020

al tempo del virus

La mia mamma raccontava sempre storie della sua vita. Mi chiedo se anche mio fratello se le ricordi o le abbia conservate, certe volte anche se cresciuti nello stesso posto, con poca distanza d'età come noi, che è come dire spostati l'uno dall'altro di pochissimo rispetto al fenomeno di cui si parla, tuttavia se ne possono avere esperienze diversissime...chissà dunque cosa ricorda lui. La mia mamma raccontava dello sfollamento a Palazzo del Pero, durante la seconda guerra mandiale, e diceva che era stato un lungo periodo sospeso, in cui non si sapeva cosa sarebbe accaduto, si sapeva che c'era la guerra, e si aveva paura dei bombardamenti, per quello ci era spostati in campagna; ma ancora i nemici non si erano manifestati come tali, erano persone con cui si poteva cenare insieme, perfino, e partecipare con loro a delle feste. Quando passò il fronte si vide di cosa erano capaci, solo a Palazzo del Pero ci furono due stragi per rappresaglia, quella dell'Intoppo e quella di Badicroce dove morì e fu prima violentata una nostra zia, che compare nelle memorie e nei verbali dell'epoca e si chiamava Olga Badini Domestici. La mamma era molto giovane e viveva quel periodo senza comprendere bene e cercando di godersi la vita per quello che poteva. Diceva che per passare il tempo lei e i suoi amici cucinavano i Krapfen, i bomboloni fritti ripieni di crema, e li mangiavano, e che a un certo punto si accorse di aver raggiunto i 65 kg, e smise di mangiarli. C'era questo racconto dei krapfen e poi, a valanga,tutti quelli del passaggio della guerra, le bombe esplose e inesplose, gli zii morti, le pellicce ( la matrigna della mamma aveva una pellicceria) che si era creduto di aver messo in salvo e si erano perdute, lo stare in fila davanti a un soldato col mitra spianato che sta per ucciderti, e invece no... Il racconto dei krapfen era così breve e quasi insensato di fronte al resto, come il simbolo di un lungo preludio sospeso, in cui solo da adulta ho scoperto che erano accadute cose che non si possono raccontare, soprattutto ai figli. 

Questo periodo del coronavirus, con tutte le battute umoristiche, le esagerazioni e il dire " è solo un'influenza" ( l'ho detto anch'io i primi giorni), tutto lo sciacallaggio politico, tutto il lavoro esagerato negli ospedali, che però sentiamo solo raccontare, mi pare così, di attesa e sospensione e comprensione solo parziale, e speriamo che non ci sia una stretta finale come nello sfollamento di allora. E' la prima volta che c'è una pandemia mondiale, non così grave per fortuna, penso a una bella notizia letta stamani, in Congo guarisce l'ultimo paziente dall'Ebola, di questa ultima epidemia spaventosa. Il Congo ricchissimo ma depredato ce la fa in una cosa che fa davvero orrore, una febbre emorragica. Quella mi avrebbe terrorizzato, mentre questo virus, non so perché, non mi fa tanta paura. La paura ha radici nel profondo e è sempre non tutta razionale, io mi spavento molto, ma per altre cose. Mi spaventa per esempio che il disastro climatico sia subito passato neanche in secondo piano, ma nello sfondo. Mi spaventa la situazione economica che ci troveremo davanti alla fine dell'emergenza. L'Italia anziana e tutto sommato benestante vede solo se stessa e la propria paura, ed ha forse un'orizzonte temporale limitato, uno due o cinque anni, mentre a est Erdogan bombarda la Siria, e spinge i profughi alle porte dell'Europa, dove il governo greco di destra fa finta di non vedere e così autorizza i fascisti di Alba Dorata a uccidere famiglie inermi che cercano solo di sopravvivere. 

Non ci siamo solo noi e questo virus. Io per questo ho una vecchia medicina, occuparmi del mio spazio verde, quando posso, quando ce la faccio, come mi riesce. Questo mi permette di riprendere le misure, ridimensionare un poco ciò che accade.