venerdì 19 gennaio 2018

il Composto

Il composto è una materia affascinante, adatta agli inizi dell'anno, quando, simbolicamente, le cose si formano e bisogna aiutarle a prendere la forma, organizzarle. Prepararlo è quasi un lavoro da Creatore. Quando mi avvicinavo agli argomenti dell'agricoltura biologica incontrai il Composto, per primo. All'epoca non volevo fare solo un giardino, nemmeno ora lo vorrei. Chi sta in campagna deve avere una relazione con il posto in cui vive, e il composto è una delle basi di questa relazione, è il recupero di tutto il materiale organico di scarto che si produce in azienda, o in casa e in giardino, nel pollaio se uno ha dei polli, nella stalla se ha animali da stalla. I primi tempi che abitavamo in campagna avevo degli interlocutori, contadini della mia età di ora, che io vedevo abbastanza anziani, che venivano per i lavori agricoli. Che bisogno c'è di fare una cosa complicata? Mi dicevano. Fa una buca, ce n'è già una nell'orto, e butta tutto lì, piano piano marcisce. Loro buttavano tutto nella concimaia, che per la presenza preponderante del letame, digeriva e faceva sparire quasi tutto in fretta. Ma io letame non ne avevo.
E' vero, la roba marcisce, appunto. Avevo trovato in giro, anche molto in giro, lontano, perché ad Arezzo di coltivazioni biologiche in quegi anni non fregava niente a nessuno, i primi libretti sull'orto biologico. Nel libretto sul composto dell'editrice antroposofica si diceva di sminuzzare il materiale, non metterlo a pezzi grossi, di fare un cumulo con una sezione trapezoidale, di stare attenti alla proporzione carbonio/azoto. Per la sezione c'erano dei disegni, per fortuna, ma sulla faccenda carbonio azoto ci persi un pò la testa, era chimica, per me una porta chiusa, finché non capii che era molto semplice, perché il carbonio è nella parte secca e legnosa dei vegetali, mentre l'azoto è in tutto ciò che è fresco e ricco d'acqua. Si trattava di fare strati o comunque mescolare le due componenti per avere una fermentazione corretta. Se c'è troppa parte umida il materiale marcisce con odori forti di acido e putrefazione, se c'è troppo secco succede poco e si sviluppano piuttosto funghi. Con una buona proporzione anche approssimativa il composto fermenta. Questa cosa mi affascinava veramente. Dicevano tutti, biodinamici e non, che la massa fermentando aumentava di temperatura raggiungendo anche i 90°! Non riuscivo a crederci. A 90° il materiale si sterilizza. Bisognava solo provare e era una cosa che potevo fare davvero, non c'era bisogno di tecnologie e arnesi speciali. Feci il primo cumulo nel giro di qualche giorno, misi anche l'erba tagliata del pratino e gli scarti di potature tritati sempre dal tagliaerba, al quale ho fatto sempre fare dei lavori impropri. Misi un palo dritto in mezzo al cumulo, serve per mettere i preparati biodinamici, ma io non ce li avevo, ma serve anche per arieggiare il composto. Dopo un paio di giorni misi una mano dentro e scottava! Ero molto orgogliosa come se avessi fatto qualcosa di speciale, ma avevo solo seguito una procedura e stavano avvenendo reazione chimiche del tutto naturali. Da lì sono seguiti moltissimi altri cumuli di composto, fino ad ora. 
L'ho fatto sempre all'ombra, come dicono i manuali, per evitare che si seccasse troppo, ho fatto anche un cumulo sotto l'abete, con l'idea di nutrire la pianta, e effettivamente sembra gli abbia fatto piacere. Ho lavorato in solitudine, leggendo ma anche formandomi idee non sempre corrette, e senza scambi rischio di continuare a pensare cose sbagliate. Un antigiardiniere solitario. Una volta, quando avevo quasi la metà dell'età di ora, uno molto informato mi disse "Ma tu sai quando cominciano a formarsi gli acidi umici nel composto?" Non lo sapevo. "Allora studia!" con tono di insegnante pignolo.
Non ho studiato chimica e penso che il composto si possa fare anche come si usa il telefonino, in modo intuitivo e facendo pratica. Non sarà perfetto, sarà sempre diverso, penso, perché una volta fa troppo caldo e poi troppo freddo, la fermentazione è lenta o rapidissima, oppure si secca perché non piove e il materiale che si usa non è tutto uguale, ma che ci interessa?  Maturerà la stagione successiva, quando finalmente pioverà. Sarà sempre un buon uso degli scarti, e i nostri naturali alleati, tutte le creature del terreno, ci aiuteranno a demolire ciò che resta e trasformarlo in humus. Loro non sanno la chimica ma riescono a fare cose eccellenti.
Nei miei vari cumuli le parti esterne restano non compostate, fanno da copertura, da buccia. Uso l'interno e con la buccia faccio nuovo compost. C'è chi gira il composto col forcone, io non faccio neanche quello. A volte do composto non del tutto maturo ai pomodori quando li pianto, gliene metto un secchiello alla base. I pomodori sono voraci e non schizzinosi.  Quando si prende terriccio dal cumulo ci si accorge che ci sono resti di insetti, anche moltissimi, come se all'interno un'intera colonia avesse vissuto e lavorato senza che io me ne accorgessi. Oppure ci si trovano i dormienti, che sono le larve dei maggiolini, diversi tipi di coleotteri che fanno le uova nel composto dove poi la larva troverà cibo per svilupparsi. Se si hanno delle galline i dormienti si possono portare a loro, ne sono ghiotte ed è come portargli una bistecca. Ero convinta che si dovessero togliere i dormienti dalla terra perché mangiano le radici delle piante. Poi poco tempo fa su Gardenia ho trovato un articolo di difesa dei dormienti, diceva della loro utilità e del ruolo benefico che hanno nel suolo. Questo mi ha riappacificato anche con loro e se qualcuno finisce nella terra dei vasi non mi preoccupo. 

Lombrichi rossi

Una cara amica anni fa mi diede dei lombrichi rossi. I famosi red worms. Erano gli anni in cui si scoprivano i lombrichi e si diceva che si sarebbe diventati ricchi allevandoli. 
La mia amica fece un piccolo allevamento, per avere buon concime per l'orto, che seguiva suo marito, lo teneva all'aperto e ci portava i rifiuti organici, come nel compost, e teneva tutto coperto con dei cartoni. Un giorno mi diede un barattolo con una manciata di red worms. Li portai a casa come un dono prezioso, emozionata! Li misi nel composto nella parte semimatura, pensando che le sostanze e il calore che si producono nella parte più attiva li avrebbero disturbati. Da allora i lombrichi hanno fatto la loro vita indipendentemente da noi, li troviamo in gran numero nel compost anche fresco, perché questi sono vermi del letame, veloci e guizzanti, attivi, e vanno anche nei materiali all'inizio della decomposizione, mentre i lenti lombrichi grigi di terra sono più delicati. Li troviamo anche dovunque abbiamo portato manciate di composto per nutrire la terra. Quando piove vengono in superficie. I lombrichi mangiano la terra e la digeriscono, ma non ci sono solo loro.

giovedì 11 gennaio 2018

Gennaio 2018


Ieri ho smontato gli addobbi del Natale. Fra un pò sono vecchia eppure amo moltissimo gli addobbi natalizi, ho una passione per le palline di vetro. Mentre li mettevo nelle scatole ben involtati nella carta mi veniva voglia di ricominciare daccapo e tirar tutto fuori...ma il bello è che questa cosa si fa una volta all'anno. Ora la casa sembra nuda. Dovrei rifare qualche decorazione per gennaio, adatta agli inizi. 

Non è vero che l'inverno è una stagione ferma. Il nocciolo che fino alla fine di novembre aveva ancora tutte le foglie, le ha perse tutte insieme e ora apre gli amenti, i suoi fiori che scendono e si allungano per liberare il polline. Sullo stesso rametto c'è un altro fiore rosso vivo piccolissimo, che riceve il polline. Credo. Insomma il nocciolo fa tutto da sé, sulla stessa pianta fiore maschile e femminile. I rami con questi ciondolini sono molto graziosi e arrivano pochi bombi e qualche rara ape. Si ricomincia. 

Ieri per la via del Molinuovo i noccioli giallini ravvivavano il cupo bosco invernale. Sono andata con mia figlia al Molinnuovo al funerale di una sua insegnante un pò più giovane di me. E' stata lei che l'ha interessata così tanto con le sue lezioni da motivarla a studiare filosofia, la materia in cui si è laureata. Alcuni mesi fa, pensando di dover morire disse a mia figlia che le sembrava che la sua vita non avesse avuto gran senso, e non fosse stata utile. Mia figlia le rispose che era stata la sua migliore insegnante e che a lei la vita gliel'aveva cambiata. Era una donna un pò strana e originale, con un'intelligenza veramente speciale. Mi dispiace di averla conosciuta tardi, forse da giovani ci saremmo scontrate, avremmo litigato, o ci saremmo guardate male da lontano, siamo state tutte e due molto rigide ognuna a modo suo. Forse la comunicazione era possibile solo ora, con la mediazione della mia figlia filosofa, che è anche lei una ragazza veramente specialissima, e sarebbe stata talmente interessante! Ne abbiamo avuto solo un piccolo assaggio, prima che fosse catturata del tutto dal suo male.

Torno in giardino. A terra si formano le sostanze nutritive per la stagione nuova, tutto ciò che si era solo seccato d'estate ora si scompone e diventa humus. In mezzo cominciano a uscire le foglie dei narcisi e di altre bulbose. Quelle delle iris olandesi sono fuori da tanto, e anche il latte di gallina, ornitogalum umbellatum, la Star of Bethlehem dei fiori di Bach, che qui è spontaneo e perfino invadente, è spuntato da un pezzo. I fiori arriveranno ad aprile. Qua e là si apre qualche viola mammola.

A ottobre ho fatto questa brutta caduta. Per un attimo ho tenuto la Holly al guinzaglio, durante una passeggiata, di solito la tiene Mauro, che è molto più forte di me, e lei si è lanciata contro un altro cane che passava... non so neanche che è successo, mi sono ritrovata a terra con tanto sangue addosso ma poco dolore.Il dolore è venuto dopo. Mi sembrava di essermi fatta niente, ma poi la dottoressa che ha l'ambulatorio in paese, gentilissima, che mi ha soccorso, spaventata dalla perdita di sangue e dalla ferita alla testa ha chiamato il 118 ed è stato piuttosto buffo. Perché se ti fai male alla testa c'è un protocollo che dice di chiamare il 118, poi i ragazzi del 118 devono legarti alla barella anche se non vuoi, sempre per la ferita alla testa, poi in ospedale ti fanno la TAC, e ti fanno levare i pantaloni, ma perché i pantaloni, ho detto io, mi fa male la spalla! 
"In radiologia glieli fanno comunque levare, quindi se li tolga ora." Ha detto un'infermiera sbrigativa del prontosoccorso. Ho fatto l'esperienza di entrare in un meccanismo in cui non decidevo più niente, decidevano altri in base a protocolli... diventi un protocollo anche te. Sembrava uno di quei sogni in cui non sei all'altezza della situazione, ti trovi nudo o poco vestito e ti senti in imbarazzo, ma sembra che nessuno se ne accorga o ti veda.
Ora mi fa male la spalla e la mano opposta con cui ho trattenuto saldamente in guinzaglio, impedendo che accadessero altri guai, e mi chiedo se sarò più in grado di lavorare in giardino con l'energia che questo richiede. Gennaio inizia così. 

Ieri pomeriggio io e mia figlia filosofa siamo state a casa di amici. Una bella casa di campagna abitata da artisti, una bella giornata di chiacchiere tè e pane fatto in casa e alla fine la componente più giovane della famiglia che mi mostra dei vasetti su un davanzale, con semi che germogliano alla poca luce di gennaio: aconito e meconopsis...quest'ultimo il sogno impossibile (alle nostre latitudini) dei veri appassionati. Il papavero blu dell' Himalaya...
Ecco la nuova generazione di giardinieri, bella, sensibile fino al dolore, sognante.

giovedì 4 gennaio 2018

il gelsomino di San Silvestro



Qualcuno chiama "umido" i rifiuti di cucina. Umido mi sembra un brutto nome che sa già di putredine.  Io lo chiamo organico, mi piace di più e proprio ieri sono stata a vuotare il secchio dell'organico sul cumulo del composto. In estate ho fatto il composto per la prima volta fuori del cancello, nel primo presello, o terrazza, dell'oliveto. E' già un gran cumulo, e credo che la zona più vecchia sia quasi pronta da spargere sotto gli olivi.  Nella parte non fermentata si vede che ci hanno frugato i cinghiali. Gli altri anni mettevo anche la cenere nel composto, in inverno ne produciamo parecchia, ma ho deciso di smettere. La cenere è una sostanza fortemente alcalina, buona per le piante da frutto e da fiore, non contiene più il carbonio del legno, che bruciando se ne va in CO2, ma restano molti sali minerali, calcio, magnesio, sodio e soprattutto potassio. Ne porto un pò ad ogni olivo, lo aiuterà a fiorire bene e produrre frutti, se la stagione sarà gentile. In tempi non lontani usavano la cenere per fare il bucato come principio attivo lavante, perchè scioglie i grassi. La mia mamma ricordava lenzuola bianchissime lavate e strizzate da due parti da donne forti e sciorinate al sole, un'illustrazione dei nostri libri di scuola delle elementari, ormai completamente obsoleta, dopo l'avvento delle lavatrici.
Uso il composto tale e quale per invasare le piante, a primavera, ma per qualche motivo non funziona bene, alcune piante manifestano la clorosi, cioè l'ingiallimento delle foglie, che è il segno dell'incapacità di assorbire il ferro dal terreno, e come succede negli umani con la carenza di ferro, che trasporta ossigeno nei tessuti, anche le piante crescono meno e male. Penso che possa essere colpa della cenere, che forse è troppa, quindi niente cenere nel composto, e vediamo come va. In questa terrazza dell'oliveto dove c'è il composto ho fatto un prolungamento del giardino, con un paio di alberi da frutto, un melino e un piccolo caco, e un pò di piante resistenti, perchè lì innaffiamo di rado e in estate è un forno. Ci hanno messo un pò per adattarsi, perché il terreno è pieno di gramigna e di molte altre erbe difficili da estirpare. Per prime misi le phlomis e le santoline, che sono fortissime e sopportano l'aridità e ce l'hanno fatta. Un teucrium fruticans, delle salvie comuni da cucina e un rosmarino. Misi anche garofanini e altre piantine che sono sparite presto, le condizioni erano troppo dure per loro. Infine misi il centranthus (la falsa valeriana) e due piantine di gelsomino di San Giuseppe che hanno faticato a partire. Il gelsomino di San Giuseppe si chiama in realtà Jasminum nudiflorum, perchè perde le foglie e fiorisce a marzo, quando ancora è inverno, sui rami nudi. Ieri però mi sono accorta che è già tutto fiorito. Altro che San Giuseppe, quest'anno è il gelsomino di San Silvestro!
Ho visto su FB che tante persone hanno avuto fioriture fuori tempo quest'anno, a causa dell'estate rovente che ha fatto pensare alle piante che sarebbero morte. Le piante fanno così: dopo i grandi calori e i grandi freddi fanno frutti per assicurare la sopravvivenza della specie, così come gli uomini fanno più figli durante e dopo le guerre.
Il mio gelsomino di San Silvestro non è ancora molto grande, quando lo diventerà sarà una vera cascata di fiorellini gialli, come l'avevo in un altro giardino quasi trent'anni fa. Questa pianta viene a sua volta dal giardino della Maxi, in Casentino. Con alcune amiche facevamo molti scambi, tempo fa.
Vale la pena avere un Jasminum nudiflorum in giardino, è una delle piante ad antesi invernale. Antesi è una parola difficile che usano i botanici per dire fioritura, viene dal greco, anthos significa appunto fiore. 
La fioritura nel colmo dell'inverno è per poche piante qui da noi, che osano sfidare il freddo. Chi mi segue sa che fioriscono ora certe lonicere arbustive, gli ellebori, il gelsomino di San Giuseppe, il chimonanthus praecox o calicanto d'inverno, il viburnum bodnatense, il viburnum tinus, il corbezzolo...qualcuno ha altri suggerimenti? Anche il rosmarino fiorisce nella stagione fredda, in autunno avanzato e oltre. Fa piacere vedere qualche fiore in giro e soprattutto sentire profumi. Ora è il tempo di odori stagnanti e pesanti, di marcio, di fumo, di funghi, e qualche profumo vero, come anche quello dei fiori di nespolo del Giappone, sembra pulire l'aria. Ma anche senza fiori basta un raggio di sole per perdersi nelle gocce d'acqua posate sulle foglie delle rose.




la lonicera in fiore



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sabato 23 dicembre 2017

Buon Natale

C'è chi fa l'albero di Natale. A me piace tanto, ma farlo finto mi fa un pò tristezza, vero è quasi una condanna a morte sicura per la pianta, poi in casa ci sono tante gatte che ci giocherebbero molto e non si sa che fine farebbero le palline, alcune delle quali hanno tanti anni, vengono dai Natali degli anni sessanta... quindi questa volta abbiamo fatto un ramo di nocciolo sospeso. Buon Natale!

giovedì 21 dicembre 2017

solstizio d'inverno

Il giardino di dicembre è tranquillo, con pochi canti di uccelli. Alla fine di ottobre ancora era tutto secco, poi è piovuto e il giorno dopo sembrava arrivato finalmente l'autunno. Le querce che dopo l'estate ardente avevano conservato le foglie verdi, non molte, all'improvviso viravano al giallo. Con la pioggia il giallo si fa intenso e profondo e il grigio degli olivi diventa argento. Ora sembra tutto normale, i danni riparati, ma chissà che ci attende l'anno prossimo? Per la dolcezza di questa stagione intorno al solstizio vorrei che tutto restasse così, per qualche mese, calmo, addormentato, freddo, senza pericoli, senza catastrofi. Fa freddo, sì, di notte si va sotto zero eppure i germogli degli ellebori gonfiano e la lonicera fragrantissima fiorisce imperturbabile, spargendo quel suo profumo fresco e acido, agrumato, che guarisce il cuore.  La scorsa primavera ho tolto di terra il calicanto invernale. la posizione non gli si confaceva e appena faceva più caldo veniva divorato dalle lumache, a cui piace il sapore delle foglie, che sono anche quelle profumate di spezie. Non riusciva a far quasi niente, fra assalti di lumache e calore estivo, e l'ho tolto e spostato in una posizione più favorevole, pensavo, ma poi l'estate, nonostante le annaffiature, ha finito di ucciderlo. Mi dispiace tanto, dovrei riprendere un calicanto e pensare bene dove metterlo, i profumi e i fiori invernali sono pochi e molto preziosi intorno alla casa. Ora il giardino dorme, i bulbi e i rizomi si preparano in silenzio nella terra, il nocciolo fa scendere gli amenti e arriverà qualche raro bombo o ape infreddolita. Il grande abete sembra felice nella stagione che gli si adatta di più. Acquistano importanza il paesaggio e la luce del sole, che dura poco, ma è così bella...E' il tempo della luce, quando manca e mi accorgo di quanto è importante nella mia vita; il tempo dei sogni, che arrivano magici a segnare la strada, il tempo degli affetti, delle persone che tornano, delle bestiole che affollano le poltrone e i tappeti di casa...

martedì 12 dicembre 2017

Gatti cani cacche e coleotteri

questa è la Guendy
questa è la Pipa che aspetta di entrare
11 dicembre 2017, l'altro ieri faceva un freddo cane e cadevano dal cielo palline di ghiaccio, non proprio neve e non proprio grandine, di notte ha fatto -4° . Oggi c'è un vento caldo a raffiche continue e fa 14°, sempre di notte. Come dire che prima ci voleva il piumone  e stanotte ci vuole una copertina. 20° gradi di escursione termica da un giorno all'altro, quasi senza passaggi intermedi. La Secchetta, la nostra nuova gattina grigia e bianca, arrivata in estate, mi fa compagnia distesa dietro il computer. La Cacciatrice, arrivata anche lei in estate, è sul divano. Lama Fulmine e la Guendalina sono in poltrona e la Pipa, che vive qui da anni ma non si è mai adattata, è nascosta da qualche parte.  La Pipa si chiamerebbe Ipazia, come la filosofa, ma è troppo difficile, poi se uno la vede capisce che non è un'Ipazia, ma proprio una Pipa, è rimasta piccola e compatta, panciona, con la pelliccia tigrata color lepre, la coda storta corta e piegata, praticamente annodata, e la mia figlia più giovane dice che, non bastasse questo, ha il prognatismo inferiore. Come si fa a dire che un gatto ha il prognatismo, bah! Però un pò si vede, nella foto. Non si è mai integrata nella comunità dei gatti e la Guendy, il nostro capogatto, che ha l'aspetto di un pugile, le da la caccia. La Pipa ha una speciale abilità nello schizzarti fra le gambe appena socchiudi il finestrone e una volta in casa si infila negli armadi, in una scatola dei golf a cui manca uno sportello, e in altri posti che non ti immagini. A volte vado a prendere qualcosa in quella scatola e trovo peli e sporco, per un attimo penso di essere matta ad aver riposto la roba così sudicia, poi mi ricordo. Ogni tanto in casa la Pipa incontra la Guendy e per qualche minuto è guerra totale. Caccio fuori la Guendy, perché la Pipa non si fa cacciare, sparisce e si nasconde, e torna la calma. Nella stagione buona dorme fuori, ma quando fa freddo è quasi impossibile stanarla di casa. C'è una cassetta con la sabbia per la notte ma la Pipa preferisce la nostra vasca da bagno, nel punto vicino allo scarico (gentilmente) dove lascia delle grosse cacche ben formate e compatte, per fortuna, che rimuovo quando mi alzo e poi sanifico. Mauro è vicino a odiarla. La Pipa ha, a volte, delle dimostrazioni di affetto, la mattina presto, quando ha trascorso la notte in casa e è particolarmente contenta e grata, allora salta sul nostro letto, fa le fusa molto forte e se proprio è in vena la massima espressione è strusciarsi sui miei capelli e morderli e strapparli con forza. A quel punto mi sveglio.

Anche la Holly fa la cacca, ci mancherebbe, ma la fa fuori, in giardino. Anche a lei piace abbastanza farla in mezzo ai passaggi, così si rischia di pestarla. Ultimamente sono caduta e mi son fatta abbastanza male, tanto da non poter andare al lavoro per alcuni giorni, e poi a distanza di un mese sono stata operata per una piccola cosa. Come sto? Benino, grazie. Per la mia assenza in giardino sono rimaste parecchie cacche della Holly e è venuto un coleottero nero, piuttosto rotondo e lucido, a smontarle. Fa una galleria sotto la cacca e piano piano la smonta e la porta sottoterra, credo che poi ci faccia le uova e quello sia il cibo dei nuovi nati. L'ho trovato che lavorava e sono rimasta un pochino a osservarlo con grande interesse. Sapevo di quell'altro che fa le palline di cacca, lo scarabeo stercorario, questo sarà un parente. La cosa bella è che rimangono delle piccole montagnole di terra, senza più cacca. E' proprio così, in natura gli scarti di uno sono cibo per qualcun altro e niente va perso. Parecchio più intelligenti di noi.

giovedì 9 novembre 2017

Olive 2017


Per quel che ci riguarda il titolo del post è "niente olive 2017". Qualche giorno fa, prima della pioggia, siamo andati  a fare una passeggiata con la Holly, sopra il paese. La strada passa fra gli oliveti assetati e c'erano persone che coglievano le olive,.. appena dopo metà ottobre. Ho avuto di nuovo questa sensazione di fine del mondo che mi accompagna da un pezzo, che non posso sempre raccontare... bisogna pensare che quando i miei comprarono l'altro podere i contadini cominciavano la raccolta l'8 dicembre. Si inizia per l'Immacolata, dicevano. Ma era tardi, le olive erano molto mature o già cadute e mia madre, che si occupava lei del podere, decise di iniziare i primi di novembre, per i Santi. In quei giorni le olive cominciavano a invaiare, cioè a passare dal verde al nero, ma siccome avevamo 400 olivi e eravamo pochi a cogliere, si cominciava presto e la raccolta durava quasi un mese. Se ne ricavava un olio molto verde, un pò piccante, profumato, buono, di cui mia madre andava giustamente orgogliosa, perché già nel 1970, prima di tutti gli Slow food, aveva la mania della qualità. Iniziare la raccolta prima significava perdere qualcosa nella resa dell'olio e guadagnare nella qualità.  Quest'autunno 2017 di olive ce ne sono poche, noi che siamo in una posizione appena più difficile non ne abbiamo. Questi che sono sul crinale dove si vede Lignano e tutta la piana, e primo fra tutti il paesino di Oliveto, sulla sinistra in alto, questi le olive ce le hanno e sono già nere. Olive mature al 15 di ottobre. Quel pomeriggio coglievano in mezze maniche e dovevano ripararsi dal sole. Noi, molti anni fa, coglievamo imbacuccati e con le mani intirizzite, sotto un sole che scaldava solo nelle ore centrali del giorno. Siamo in pieno cambiamento e non sappiamo dove stiamo andando.


Tornando verso casa il sole era già all'orizzonte e cominciava far freddo, nei campi gialli tre uomini ripulivano dalle foglie le olive raccolte nei teli: uno era un anziano del paese, autoctono. Gli altri due erano uomini di pelle scura, probabimente Bangladesh, o Pakistan o qualcosa del genere. Così come non avevo visto cogliere mai tanto presto, non avevo nemmeno mai visto cogliere uomini di colore. I tre lavoravano in assoluto silenzio, senza scambiarsi una parola. Mi è sembrata una visione "impossibile", come quando mettono nei presepi personaggi dell'attualità. Mi si è stretto il cuore. La raccolta delle olive era occasione di festa e di chiacchiere, magari anche inutili. Si sentivano le voci negli oliveti, alte, ché noi italiani non parliamo di sicuro a bassa voce. Si sentiva ridere! Ma quei tre non avevano niente da scambiarsi, neanche forse poche parole comuni. Gli uomini neri forse pensavano a manghi e papaie, a campi di riso... e invece gli toccava lavorare intorno a piante aspre dalle foglie grigie e taglienti, arrotolate per la sete, e raccogliere frutti piccoli e lucenti, amari al gusto...che ne sanno quegli uomini che la dea Atena in persona aveva in mano una fronda d'olivo? Portò l'olivo in dono agli ateniesi, secondo il mito. Che l'olivo compare nella tradizione cristiana? 



Ora arrivano negli oliveti questi altri uomini, con altre storie mitiche nella testa, che gli olivi non li hanno mai visti e fra poco ne sapranno più dei giovani locali, completamente disinteressati, nella maggioranza. Non so se chi legge capisce lo sconcerto che provo: quando il cambiamento è arrivato alla terra è, come dire, compiuto. Il cambiamento parte dalla terra, terra dell'Asia, dell'Africa, e cammina tanto fino ad arrivare da noi, negli oliveti, negli aranceti del sud, nei campi immensi di pomodori. Poi ci sarebbe tutto il discorso sulle retribuzioni, sulla giustizia...
Metto qui qualche foto che ho fatto io, foto di questo autunno 2017. La più bella per me è questa con la perla d'acqua, l'acqua temuta e desiderata, posata sul tappeto di azolla, galleggiante sulla vasca dei pesci. Un piccolo universo effimero e meraviglioso, come questo mondo che si trasforma.