domenica 1 marzo 2015

SYM 16

AFRICA

I bambini e i loro genitori erano entusiasti dell'uscita che avevano fatto al lago di Chiusi. Avevano trascorso un pomeriggio bellissimo che aveva funzionato perfettamente come laboratorio di biologia. La sera Gigliola, molto stanca, raccontò a Paolo la gita, felice. Paolo ascoltava con un orecchio solo, preso da certi problemi di lavoro da cui non riusciva a distaccarsi. Si ricordò di una cosa da dire urgentemente a Gigliola: “Mi dicevi che ti serviva un aiuto in casa per sostituire l'Isolina che va in pensione?”
“Sì, l'Isolina ci lascia la prossima settimana. Ma se non abbiamo trovato nessuno rimane ancora un po'...”
“La Cristina, la mia caposala...”
Non c'è bisogno che tu mi dica chi è la Cristina, la conosco benissimo!”
Insomma, la Cristina è la presidente di un'associazione femminile per l'integrazione delle donne straniere.. non mi chiedere come si chiama che non me lo ricordo. Una delle dieci associazioni di cui fa parte. Ha trovato per noi una donna africana, piuttosto giovane. “
Ecco, africana!, sicuro, perché qui ci mancava solo l'Africa, poi siamo al completo.“
Ho pensato esattamente la stessa cosa.” disse Paolo sorridendo.
Perché è questo essere sposati, pensare le stesse cose senza bisogno di dirsi niente.” disse Gigliola mentre si sedevano per la cena. 

NTHANDA

Dopo qualche giorno Paolo, a colazione, disse a Gigliola che quella stessa mattina sarebbe venuta la donna africana per parlare con lei. Alle dieci infatti suonò il campanello e Gigliola andò ad aprire la porta. Si trovò davanti una donna nera, ma veramente molto nera, che le sembrò bellissima, con le treccine e un corpo che, sotto gli abiti larghi, comodi e colorati, si indovinava agile e forte.
“Si accomodi...sono la moglie del dottor Giusti...Gigliola. “ Le diede la mano. La stretta era forte e calda. La donna aveva il 
SYM ma era impenetrabile. “Nthanda, mi chiamo Nthanda.”
Si sedettero in salotto.
Mi trovo un po' in imbarazzo, -disse Gigliola- perché abbiamo avuto l'Isolina per le pulizie da quando abitiamo qui, ormai tanti anni, non abbiamo cambiato mai, è di casa...e ora l'Isolina va in pensione … lei vive qui alla Chianella?”
Sì signora. “
E dove abita?”
Tutti conoscono Menchino. La casa vicino a Menchino.”
Ah.” Fece Gigliola, pensando che era una vera stamberga.
Nthanda parve leggerle nel pensiero e disse che la casa era molto brutta e fredda, ma la stava sistemando: era la prima casa per lei e suo figlio da molto tempo ed era contenta.
Ha un figlio?”
Un bambino di nove anni, Abu.”
Oh! Ma allora potrebbe portarlo qui il pomeriggio, dopo la scuola vengono diversi bambini del paese, di tante nazionalità, ci manca solo l'Africa.”
Lo so, signora, grazie. Lei è famosa in paese. Ma devo chiedere a lui. Non so se fa piacere vedere la mamma che fa i mestieri, non so...”
Che strana donna- pensò Gigliola- si vergogna di fare le pulizie?”
 Senta, io ora le faccio vedere cosa c'è da fare in casa, ma non deve considerare di fare tutto di corsa o tutti i giorni, si organizzerà lei, e io non pretendo granché, molte cose le faccio da sola, per esempio il bagno, non mi fa piacere far pulire il bagno da una persona estranea... per lei, sa, non per me. Non ho paura di prendere una malattia o qualcosa dagli altri... - Gigliola arrossì. - Ma che sto dicendo... faccio sempre della gaffes...è che preferisco fare da sola. Non mi piace che una persona che viene a casa mia pulisca il bagno con tutto quello che... penso che ognuno dovrebbe pulirsi il suo di bagno, non crede? Anche la regina di Inghilterra! - La donna nera stava cominciando a reprimere una risata. - Oh, ma sto dicendo delle cose sbagliate, e forse mi fraintende, la metto in imbarazzo.”
La donna sorrise: “No, capisco, anzi la ringrazio.. per l'orario?“
Non so, può arrivare anche verso le nove e mezzo, così magari prima si occupa di casa sua, accompagna a scuola suo figlio.. poi può mangiare qui con noi, col bambino, lo va a prendere a scuola, o lo fa accompagnare qui col pulmino, tanto portano il bambino dei vicini... il pomeriggio direi fino alle 15, un'ora di stacco pomeridiano, che ne dice? Per il contratto di assunzione andiamo al Patronato..." La donna le prese la mano. Tutta la distanza e la freddezza che aveva sentito si sciolsero. “Grazie signora, lei non sa.. grazie.”

Giulia- disse Gigliola al telefono- non ti puoi immaginare. Questa donna..”
Quale donna?”
L'africana, Giulia!”
Ah, sì, mamma, quella che doveva venire per il colloquio.”
Una vera regina nera, ma molto nera! Bella, Giulia, e regale, sembra di avere in casa una donna nobile, impenetrabile... Parla italiano quasi alla perfezione, con un lievissimo accento francese.. non le ho chiesto da che paese dell'Africa viene, ora che ci penso.”
Quando comincia a lavorare da voi?”
Domani. Dirò all'Isolina che può andare in pensione da subito e tornare a trovarci quando le pare. Sarà qui tutte le sere, ci scommetto, si è tanto affezionata ai bambini.”
Bene. Sono contenta che il problema della collaboratrice familiare sia risolto. Un po' mi dispiace per l'Isolina, quando torneremo andremo a trovarla. Mamma, a proposito, quando torno in Italia, la prossima settimana, vi devo parlare di una cosa.. qui è arrivata notizia di un giovanissimo matematico coreano che sta studiando le probabilità delle crisi, è un po' difficile da spiegare, insomma la probabilità che si verifichino crisi in vari settori, e lui si è concentrato sull'arrivo del SYM, e pare che abbia trovato dei criteri per prevederle... per esempio si verificheranno più facilmente nelle zone periferiche dove il SYM è arrivato inizialmente, come la Chianella, ma ci devo studiare su e quando vengo avrò notizie più dettagliate.”
Bene, perché così mi allarmeresti soltanto, se fossi il tipo che si fa allarmare. Ma non lo sono. A presto, figliola.”

Gigliola disse all'Isolina che dal giorno seguente poteva restare a casa. “Ci mancherà tanto, Isolina." 
“Anche lei signora, mi manca di già ma se non disturbo torno, tanto da casa mia a qui è un attimo, a piedi. Ma che fa, prende quella nera, al posto mio?”
Gigliola sorrise, ci avrebbe scommesso che l'Isolina avrebbe trovato da ridire. “E' difficile sostituire una come lei, Isolina...”
Se non trova altro la faccia provare, ma la tenga d'occhio, mi raccomando!”

sabato 28 febbraio 2015

SYM 15

 Capisco che questo capitolo potrà risultare irritante per qualcuno. Anche per me! Mi sono chiesta come sarebbero state le persone che non accettavano il SYM, la novità. Mi servivano nel racconto persone impaurite, e sono andata a cercare esperienze e tipi umani, conosciuti nel corso della vita, pieni di nevrosi, compresa me. I ritratti che seguono sono un collage di impressioni raccolte negli anni. Non ho nulla contro gli omeopati, sia chiaro!

febbraio 2013: L'omeopata

La dottoressa Maria Teresa Ridolfi era in auto quando suonò il cellulare. “Pronto?”
Dall'altra parte silenzio, poi una voce da oltretomba. “Pronto, dottoressa, sono io. Sono Daniela Santillo.” Daniela Santillo era una signora benestante paziente di Maria Teresa da qualche anno. Dentro di sé la dottoressa Ridolfi sospirò, alzò gli occhi al cielo, poi si stampò un sorriso in faccia anche se quella non poteva vederla e fece una voce specialmente allegra e sonora.
Oh, Daniela! Come va?”
Male, dottoressa, male.”
Che si sente? La febbre come l'altra volta?”

No, quella è passata. E' che.. non riesco a mangiare niente.
Mi viene sempre da vomitare, mi fa schifo preparare da mangiare.”
La dottoressa cercò un punto lungo la strada dove accostare l'auto e spense il motore.
“Ecco, ora la posso ascoltare, sa, sono in macchina... Diceva che le viene da vomitare.. ma tutto questo le è già successo.”
“Sì, qualche mese fa, ma stavo meglio.”
Ha di nuovo paura di prendere la tigna?”
No no, quello è passato.”
Qualche mese prima la donna aveva trovato nel suo giardino un cane adulto, ammalato. Non era la prima volta che curava un animale non suo, lo faceva per un obbligo interiore, provava per quelle creature una pietà rabbiosa, uno strano sentimento che la dottoressa Ridolfi non aveva mai incontrato nel corso non della sua carriera di medico, ma della propria vita. Daniela aveva portato il cane dal veterinario e aveva scoperto che aveva la tigna, una micosi che si attacca anche agli esseri umani. Daniela si era maledetta per aver accolto il cane, l'aveva consegnato al canile municipale, e aveva cominciato a provare un'ossessione che la tormentava, aveva paura di ammalarsi anche lei e i suoi familiari. Passava in rivista il marito e la figlia ogni giorno e trascorreva molto tempo ad esplorare il proprio corpo, ogni arrossamento la inquietava e andava subito dal medico di famiglia a farsi esaminare, ma non voleva prendere i farmaci necessari. Daniela prendeva quasi solo rimedi erboristici o omeopatici. La dottoressa Ridolfi aveva faticato non poco per farle riacquistare un minimo di equilibrio. Daniela aveva scelto quel modo di curarsi molto tempo prima, quando aveva scelto anche di essere ambientalista e vegetariana, aveva deciso che era la sua medicina, si curava con prodotti omeopatici anche quando erano evidentemente inefficaci e le era capitato di soffrire molto nell'attesa della guarigione sperata. Sottoponeva anche i familiari allo stesso trattamento. Oltretutto non aveva trovato un medico omeopata che le piacesse nella città dove viveva, che era Arezzo. La dottoressa Ridolfi stava a Siena, quindi era necessario prendere la macchina o l'autobus per andare da lei. Daniela rendeva ogni cosa estremamente difficile e complicata da eseguire, tutta la sua vita si stava trasformando in un grande, complesso rito, che era come un labirinto, una tana della mente.
E allora cosa c'è che la turba, Daniela?”
E' che.. non sto bene." 
Ho capito che non sta bene, ma di solito lei ha dei pensieri che la inquietano, non vuole cercare di individuarli, di esprimerli? C'è sempre un pensiero all'origine dei suoi malesseri. Sa che se lo individua lo può superare..”
Ha sentito di questa pioggia luminosa?”
La dottoressa drizzò le antenne e disse solo ”Sì. E allora?”
E allora.- Ripeté le parole della dottoressa, stizzita- Possibile che lei non si preoccupi? Sono solo io a capire quanto sia … pericolosa e stranissima questa situazione?”
Mi dica invece perché si preoccupa lei.” 
Era inutile fare un'analisi della cosa se non si capiva prima cosa esattamente angosciasse Daniela, i suoi percorsi di pensiero erano imprevedibili. 
Cosa vuole che mi preoccupi. Mi preoccupa TUTTA questa faccenda, da morire. Dicono che si tratta di un parassita che viene dallo spazio. Ma se lo immagina? Una specie di contagio... poi però dicono che è una cosa buona, che può farci solo bene e far addirittura progredire la razza umana...”
La voce le si incrinò e mentre parlava singhiozzava e piangeva, in preda ad una crisi nervosa. La dottoressa pensò che era peggio dell'altra volta. Pensò anche che i mezzi d'informazione creavano una gran confusione nella testa di queste persone fragili. 
Disse: Ha preso il Rescue Remedy?” 
“Sì sì, l'ho preso. Ma la paura non mi passa. Penso solo a quello e non riesco più a mangiare, ho lo stomaco serrato e l'amaro in bocca tutto il giorno. Sa come mi succede, mi viene una specie di.. fissazione. Me ne accorgo, cosa crede? Fare da mangiare è diventata una tortura, sento tutti gli odori della verdura forti e disgustosi e il mi' marito e la mi' figliola voglion trovare il pranzo pronto quando tornano.”
Quando si agitava parlava in dialetto.
Come faccio, poi, a esser sicura di non venire a contatto con questa specie di...peste? Come faccio a evitare che la mi' figliola la prenda? A scuola ce la devo mandare! Per forza, è la scuola dell'obbligo, ci controllano! E poi ora è grande, se avesse fatto ancora le elementari avrei potuto tenerla a casa, fare come mi pare, dire che era malata, ma ora è lei che ci vuole andare!”
Mi sembra una cosa sana che voglia andare a scuola...” Azzardò la dottoressa.
Sana? Ma è impazzita? Questa cosa è come una polvere nell'aria, non c'è modo di fermarla! E'...è una cosa che entra con l'aria che si respira e prende possesso di noi, ci cambia, ci infetta, forse ci ammazza!” 
Ora piangeva a dirotto. La dottoressa tacque e aspettò un po' prima di rispondere. Poi cercò dentro di sé le parole giuste . “Vede Daniela, ormai lo sa, ha la tendenza a ingigantire le cose che le accadono, o che accadono a tutti in generale, come questa. Non dico che non ci siano motivi di preoccupazione. Poi lei ha questa ipersensibilità per gli aspetti che riguardano la salute. E va bene. Ma proviamo a esaminare le cose. Cos'è successo alla fine? Niente di grave. Quelli che l'hanno preso cosa hanno avuto? Una febbrata, niente di più e alla fine stavano meglio di prima.”
Ma sono morte delle persone!”
E' vero, ma legga i fatti come sono accaduti: erano due donne anziane, già ammalate. Vada a leggere i resoconti dei giornali, o forse no, meglio di no, le mando una mail con alcuni siti dove può trovare informazioni valide e non gonfiate.“
Ho già letto dei siti internet, dottoressa, e sa che dicono? Dicono che si tratta di un'invasione aliena, che arriveranno presto degli invasori in carne ed ossa e che questo serve solo a preparargli la strada. Ecco che dicono! Qualcun altro dice che dopo essere entrati nei nostri corpi ci uccideranno tutti! Sarebbe stato meglio eliminare i primi ospiti, ecco! Ucciderli, meglio uccidere poche persone prima per evitare una strage in un secondo momento, non le sembra?” 
Come è drastica! Vede, non sarebbe servito a niente, perché, come dice lei, si presenta come una polvere e se l'hanno presa degli esseri umani è caduta anche sugli alberi, sugli animali selvatici.. prima o poi sarebbe comunque arrivata all'uomo. Avrebbe voluto che intervenissero con una bomba atomica?” Disse questo con ironia affettuosa. 
Daniela gridò: “E allora come ci si salva? Come si evita? Non c'è modo, questa volta non c'è modo!”
La dottoressa scosse la testa. “ Daniela, Daniela, lei non può vivere con tutta questa paura e rabbia. Le fa male! Fa male a lei e ai suoi, pensi a sua figlia, santo Dio! E' questa rabbia il contagio che avvelena!
Potrebbe essere anche davvero la fine del mondo e noi, lei e io, che ci possiamo fare? L'unica cosa che è in nostro potere è reagire con equilibrio, senza farci portare via la poca serenità che abbiamo!”
La donna si era ricomposta e parlò con rabbia fredda. 
“Ho capito, ho capito. Lei dice sempre le stesse cose, ma la ringrazio, davvero, la ringrazio tanto. Ha ragione, farò come dice lei, fiori di Bach e calma, tanto se ci invadono, se ci si ammala tutti e si muore o ci si trasforma in qualcos'altro che male c'è?"
Adesso non sia sgradevole! Cosa vuole che le dica? Non ho soluzioni, non ce le hanno i governanti che osservano le cose da un punto di vista tanto più alto e hanno più informazioni, figuriamoci se ce le ho io, il tempo ci dirà come risolvere le cose, se ci sarà bisogno di interventi e se questi saranno possibili. Pensi piuttosto alla crisi siriana, quelli hanno veramente problemi seri, li ammazzano ogni giorno, e che dovrebbero fare? Se lei fosse lì forse non avrebbe pensieri ossessivi!” Era la prima volta che le scappava la pazienza. Tentò di riprendersi. ”Via, su, non si offenda, dico questo per esagerare, per il suo bene. Cerchi di recuperare equilibrio, di mettersi nei panni degli altri e di valutare con distacco la sua condizione. Vive in campagna, in una bella casa che le piace, è in buona salute, ha una bella famiglia, perché non guarda le cose buone che ha? Ha la vita che desiderava e non riesce a godersela. Il problema non è nelle cose esterne, è dentro di lei. ”
Daniela disse “Sì sì, scusi se l'ho disturbata .” 
Si sentiva nel tono della voce la convinzione di aver parlato a vuoto, di non esser stata compresa, e la volontà di interrompere una conversazione inutile.
No, aspetti, -disse la dottoressa Ridolfi- quando ci vediamo? Quando ha il prossimo appuntamento con me? “
Fra un mese.” 
Bene, allora ci vediamo fra un mese. E ne riparliamo, vedrà che tutto si sarà stemperato. Prenda i fiori di Bach e aggiunga Gelsemium omeopatico, si ricorda? Nella stessa dinamizzazione dell'altra volta.”
Si salutarono.
La dottoressa Ridolfi chiuse la comunicazione sentendosi estremamente frustrata. Per un verso era rattristata, non riusciva ad aiutare quella paziente, per un altro verso era arrabbiata, quella donna era il suo più grande insuccesso, intemperante, prepotente, rabbiosa, irrispettosa e disturbata. Si accorse che per la prima volta le saliva alla coscienza una parola. Una malata psichiatrica? In passato l'aveva indirizzata da una collega psicologa di Siena. Non conosceva nessun psicologo ad Arezzo e neanche lei si fidava dei servizi pubblici. Daniela allora era più accondiscendente e c'era andata, ma solo due volte. Aveva detto che era troppo complicato, troppo lontano, troppo grande la spesa nei viaggi, troppo tempo perduto per un'ora scarsa di colloquio. Era tutto vero. Maria Teresa aveva chiesto alla collega cosa ne pensava e quella le aveva detto che la donna era paranoica e doveva soffrire molto, ma non si lasciava aiutare. Forse aveva bisogno di farmaci. Secondo lei Maria Teresa avrebbe dovuto invitarla e anzi spingerla con decisione ad un colloquio con il servizio d'igiene mentale della città dove viveva. Era essenziale che si curasse per la salute propria e soprattutto della famiglia. C'era una figlia minore da tutelare. Maria Teresa si era giustificata, aveva detto che la donna non voleva, che si fidava solo di lei e che lei aveva la sicurezza di riuscire ad aiutarla. La psicologa aveva affermato che non si trattava di una delle sue solite pazienti, donne borghesi con poco da fare che hanno solo bisogno di essere ascoltate, questa era una situazione a rischio, aveva il dovere di intervenire e di mollare questa paziente e lasciare che qualcuno veramente competente l'aiutasse.
Mollare questa paziente”, aveva usato quest'espressione, come se lei non volesse lasciarla andare. E aveva detto “veramente competente”.
E lei cos'era? Avevano finito per litigare al telefono e la collega l'aveva invitata con durezza a darsi una mossa se voleva evitare conseguenze gravi. 
“Di che tipo?” aveva chiesto lei. “Potrebbe far del male a se stessa o a qualcuno della famiglia, ti avverto.” Maria Teresa era consapevole della delicatezza della situazione, della difficoltà anche solo di conservare la fiducia di Daniela, e aveva continuato a incontrarla periodicamente e darle dei farmaci omeopatici. 


venerdì 27 febbraio 2015

SYM 14

Tiriamo un sospiro di sollievo: la prima difficoltà, la visita di "controllo" del sindaco, è stata superata con un certo successo. Questo succede alla Chianella, chissà in altri luoghi del mondo quali sono i problemi di integrazione...anche se, di solito, ciò che accade nel microcosmo è immagine di ciò che accade in una dimensione più ampia. Andiamo a vedere come si sviluppano le cose fra il SYM, Gigliola, i ragazzini e i loro genitori.

Aprile 2013: GITA AL LAGO

La gita al lago di Chiusi, che era vicino alla Chianella e sempre poco frequentato, fu la prova generale di molte altre uscite successive. I bambini si comportarono molto bene, scesi dalle auto davvero come uno stormo di uccellini, esplorarono la spiaggia e il piccolo molo per tornare poi subito a chiedere aiuto. Il signor Berti e sua moglie si godevano l'uscita.
Il lago di Chiusi è un piccolo bacino incantevole immerso in una campagna coltivata e pacifica e la giornata era soleggiata e molto bella. Nell'acqua della riva intorno ai sassi e alle erbe c'erano moltissimi pesciolini e girini. I bambini si erano accucciati a gruppetti e li osservavano con interesse. 
“Che sono?” Disse Deepak.
Butulicchi!” esclamò Michele. ”Mai visto i butulicchi? Non me lo dire!”
Gigliola osservò che non tutti i bambini avevano avuto occasione di vivere vicino ad un lago o ad un corso d'acqua. 
 “Voi avete la Chianella, ma Deepak, per tanti motivi, finora non ci è potuto venire...Quindi quelli cosa sono?” Chiese a Michele. 
Butulicchi, ma si dice girini, in italiano. Sarebbero i figlioli delle ranocchie. Fra un po' diventano ranocchie. E poi, dopo, c'è chi le prende, gli stacca la testa, le sbuccia e le mangia fritte, ma a me mi fanno impressione, manco morto, le mangerei!”
Tutti risero, e Gigliola li invitò ad osservarli meglio. Avevano portato tre secchielli e con quelli raccolsero acqua, girini, larve d'insetto e altre cose interessanti che si trovavano nell'acqua.
Tutti vedete dentro i secchielli?” 
“Sì!!” risposero i bambini in coro.
Guardate bene, una testa e una coda, sono esserini fatti solo di una testa e di una coda, non è così?”
Però qui, Gigliola, ce n'è uno che ha come delle cosine che escono dalle parti...”
Che siano zampine?” disse Gigliola.
Zampine? Per davvero?”
Sì, dice bene Michele, diventeranno rane, e quelle sono la prima coppia di zampe, che saranno palmate, anche se ancora non si vede, per nuotare.”
"E' strano, però. Sono diversi da noi, tanto. Noi da piccoli sembriamo sempre umani, non un'altra cosa. Questi sembrano più pesci, ora.” disse una bambina.
Proprio così. Sono molto diversi da noi,- disse Gigliola - appartengono ad un altro ordine di esseri viventi, noi come ci chiamiamo, chi lo sa?”
Mammiferi, mammiferi!” disse Chiara.
Ecco, brava Chiarina, e questi si chiamano anfibi e vivono un po' nella terra e un po' nell'acqua. La prima parte della vita la passano nell'acqua. Per questo sembrano pesci.”
E la loro mamma dov'è?” chiese Lisa, che era una gran mammona.
La mamma fa solo le uova, in certi tubi trasparenti dove stanno al sicuro, però poi non si occupa più dei figlioli.”
Poverini...” disse Lisa.
Ma no, ogni forma di vita ha le sue regole, loro vivono molto bene così, anche se, di tutti questi girini, ne sopravviveranno pochi, perché molti altri animali più grandi si cibano di loro, alzate gli occhi ora, e guardate più in là, nel lago, ci sono degli animali che considerano i girini il loro cibo...”
Uccelli!”
Piano -disse Gigliola- sennò se ne vanno!”
Tutti i bambini spalancarono gli occhi e parlarono sottovoce.
Quello con la testa con quella forma strana e quei ciuffi come si chiama?”
Ce lo dice Deepak, che ha fatto una ricerca su Internet e ha preso un libro in biblioteca.”
Deepak infatti portava con sé un grosso tomo che aveva per titolo “Flora e fauna lacustre della Toscana centrale” in cui stava cercando una foto che mostrò a tutti. 
Svasso, si chiama svasso maggiore o po-di-ceps cri-sta-tus -sillabò con difficoltà- accidenti che nome! E ora si dovrebbe immergere...” Lo svasso, come rispondesse ad un comando, si infilò con un tuffo elegante sott'acqua. 
“Lo svasso è uccello solamente acquatico, -lesse Deepak- mediocre volatore, mangia pesciolini e altro che trova nell'acqua, mangerà di sicuro anche i girini - concluse - ...ma dov'è andato?”
L'uccello li costrinse a stare per un po' in osservazione e dopo un tempo che parve loro molto lungo riapparve lontano dal punto dove si trovava prima.
Ma nuota sott'acqua!” Uno dei bambini osservò che quello svasso era diverso dagli altri. Luccicava un pochino.
Gigliola, quello svasso ha il contagio!”
Davvero? Dove?” 
“Eccolo là!” 
Ma anche quegli altri uccelli! E i pesciolini, guardiamo i pesciolini!” Anche alcuni dei pesciolini e dei girini luccicavano debolmente.
Sì, alcuni animali hanno il SYM.” Disse Gigliola.
E' una cosa grave?” chiese Chiara.
No!- disse Michele- Per niente- Si sta meglio col SYM.”
Cosa vorrà dire-chiese Deepak, che vedeva più lontano degli altri- che alcuni hanno il SYM? Cioè: gli animali con il SYM dovrebbero essere più forti, e questo dovrebbe avvantaggiarli...”
Sinceramente, Deep, non so proprio che dirti...credo che ci vorrebbe un biologo, a questo punto, per studiare il rapporto fra il SYM e gli animali..”
Biologo? Che roba è un biologo?”
Uno che studia le forme di vita, da quelle che non si vedono a occhio nudo a quelle molto grandi.”
Una bambina disse: “La mia mamma ha paura che io prenda il contagio. Finora non l'ho preso. Ma lo potrei prendere toccando quest'acqua, se dentro ci sono bestioline contagiate...”
Eccoci- pensò Gigliola- ecco il problema che non abbiamo voluto affrontare.”
No, no, non funziona così!” disse Michele. “Vedi che te stai sempre con noi che abbiamo il SYM e non l'hai preso.”
Ah, per fortuna!” disse la bambina sollevata “Allora posso mettere le mani nell'acqua?”
Ma sì, scema! A parte il fatto che staresti meglio, te l'ho detto, col SYM. In ogni modo se non lo vuoi vedrai che non ti viene, perché è questione di … ora non mi ricordo la parola.”
Affinità. “ disse Deepak.
Ecco, quello lì.” disse Michele. E la questione si concluse così.
Come sono bravi- pensò Gigliola- Non ho neanche dovuto dare spiegazioni, si sono arrangiati perfettamente da soli. Ma prima o poi se ne dovrà parlare.”

AFFINITA' (voce dell'Enciclopedia HSS+ universale aggiornata all'anno 2075): criterio di selezione reciproca degli ospiti del SYM e molto altro. L'affinità SYM è considerata uno dei più importanti superconcetti SYM.


Il SYM non attecchì in tutti gli individui. Inizialmente i “contagiati”, come si continuò a dire per un lungo periodo, furono una minoranza della popolazione mondiale. Non si capiva il criterio di selezione usato dalla creatura per scegliere i propri ospiti, se si trattasse di una scelta basata sulle condizioni di salute dell'ospite, su certe caratteristiche psichiche o sull'accettazione del SYM da parte del singolo individuo o su altro ancora. Quando la comunicazione fra il Sym e i suoi ospiti divenne più efficace fu la creatura stessa a rispondere alla domanda che gli era stata posta quasi da tutti.
 Rispose come se la risposta fosse scontata, si trattava semplicemente di “#######”! 
Gli ospiti compresero immediatamente e ne furono rassicurati, ma non furono in grado di comunicarlo a loro volta, perché il concetto apparteneva al pensiero SYM ed era impossibile tradurlo in una qualunque delle lingue umane. Gli ospiti del SYM comprendevano ma restavano incapaci di esprimere un concetto tanto complesso che ne conteneva molti, ma che, nella sua totalità, sfuggiva all'esperienza umana. Ne avevano una parziale comprensione solo perché convivevano col SYM. 
Tentando di raccontarlo agli HSS, cioè gli altri umani senza SYM, provavano a dire che l'individuo per ospitare il SYM doveva essere integro. Che vuol dire integro, chiedeva l'interlocutore. “Integro vuol dire … per esempio... sano, non dipendente, né da alcol , né da droghe, né da sesso, né da potere...ma ci sono molte eccezioni. Oltre che integro deve essere capace di empatia. Ma ci sono molte eccezioni anche a questo. “ 

C'era un elenco abbastanza lungo di caratteristiche di per sé positive, ma anche piuttosto vaghe e difficili da definire con esattezza, quindi impossibili da esaminare con metodo scientifico, e inoltre quest'elenco presentava un numero enorme di eccezioni. Questo perché la “#######” del SYM era un concetto inesistente nell'esperienza umana, che atteneva al modo di essere della creatura, una e molteplice allo stesso tempo. Gli ospiti del SYM si accorsero dalla propria comprensione di questo concetto che effettivamente stavano cambiando non solo nel corpo, per la presenza della creatura, ma anche nella mente.

Dopo che il SYM si fu riprodotto sulla terra e viveva ormai in milioni di individui cominciò a riaffiorare una sua specifica memoria di esperienze precedenti. Per gli umani era incomprensibile, era arrivato in poche scaglie luminose, era giunto senza “bagaglio”, senza un sistema nervoso, senza un cervello, senza una banca di memoria e ora che si riproduceva la memoria affiorava. Da dove e perché? Era una memoria condivisa in parte con gli esseri umani, che ne diventavano consapevoli come di vaghi sogni. Nei momenti di rilassamento e prima di dormire apparivano nelle loro menti luoghi inimmaginabili esistiti su pianeti con atmosfere composte da gas diversi da quelli dell'atmosfera terrestre, e creature che avevano convissuto con il SYM, che il SYM aveva amato come ora amava loro. Per quello che ne sapevano gli uomini e il SYM, per la lunghezza del viaggio che lo aveva condotto fino alla Terra, tutte quelle creature potevano essere scomparse da millenni o essersi trasformate in qualcos'altro. Alla fine, per risolvere il problema di comunicazione che rendeva impossibile restituire in lingua umana il concetto di “######” si convenne di usare per sostituirlo la parola “affinità”, che era estremamente riduttiva ma si prestava in qualche modo allo scopo.

Quanto all'”affinità” in Italia girò per un pò la storia di un ex presidente del Consiglio, che aspirava all'immortalità e desiderava moltissimo il SYM, ma non era stato “contagiato”, come si usava dire all'inizio. A questo proposito c'è un'intervista a Giulia Giusti raccolta in quel periodo. L'intervista comparve in un sito di satira politica e probabilmente vi sono accentuati gli aspetti politici specifici del momento storico e anche gli aspetti comici, ma Giulia Giusti non si preoccupò di smentirla, per cui si può pensare che sia, nelle linee generali, autentica. E' riportata di seguito.

"E' vero dottoressa, che un ex presidente del Consiglio invitò suo padre a cena dopo l'arrivo del SYM?"
"Certo!" - disse lei ridendo.
"E suo padre ci andò?"
"Oh sì, è sempre stato dotato di senso dell'umorismo e con il suo SYM la cosa è anche più accentuata. Non se la sarebbe persa per niente al mondo, quella cena !"
"Ci può raccontare brevemente?"
"Non c'è molto da dire. Cenarono in modo sfarzoso e il SYM gradì parecchio, poi l'omino chiese a mio padre se poteva passargli il SYM, lui che era stato uno dei primi ad averlo. "
"Perché lo chiama omino?"
" Perché diceva così il babbo. Era un omino piccolo e appariva sempre in televisione velato di una nebbiolina, per non far vedere le rughe, con i capelli rossicci, tinti, ovviamente, aveva più di 75 anni, credo, all'epoca. ..era proprietario di almeno tre televisioni e aveva una vera dipendenza dal sesso,  insomma, ridicolo. "
"E suo padre che gli disse ?"
"Se la rise sotto i baffi tutto il tempo del colloquio. Lui disse che era disposto ad avere la febbre, pur di prendere il SYM. Ma lo sapevano tutti che nessuno ha più avuto la febbre, dopo il primo contatto. Quella volta il SYM aveva fretta di concludere per paura che tutti noi, i primi, fossimo eliminati.
Ma in seguito il SYM ci conosceva intimamente e non c'è più stato bisogno della febbre... Comunque mio padre gli disse che non dipendeva da lui, che il SYM non si poteva passare come un oggetto, che si trattava di affinità. Se non c'è affinità il SYM non può venire. Ma l'omino desiderava enormemente il SYM. Pensava quasi di poterselo comprare. Mio padre gli disse che forse non lo desiderava abbastanza, perché il SYM non va dove non è desiderato, è un'idea dei Sapiens Sapiens quella che il SYM li rifiuti."
"Approfondisca questo concetto."
"Lo sanno tutti che quel 21 dicembre fu una specie di fine del mondo, no? La specie Homo Sapiens Sapiens  adesso è affiancata, anzi risulta in minoranza, rispetto alla specie Homo Sapiens Sapiens +, dove il più sta per " più simbionte."
" Certo certo. E dell'omino che ne è stato? "
"Credo che sia morto. Sa che non  ricordo il suo nome? Mi pare cominciasse per B..."
"Cosa si può dire dell'arrivo del SYM, dottoressa?"
"Credo che negli anni a venire  si scriveranno molti più libri di quelli scritti, pur numerosi, in questo primo anno, ma io le dico due cosine piccole: non siamo più soli  e abbiamo trovato la parte mancante. "


mercoledì 25 febbraio 2015

SYM 13

  Troverete in questo capitolo e nel successivo dei termini dialettali: d'altra parte i fatti si svolgono nel mezzo della Val di Chiana.

Aprile 2013: IL SINDACO 

Dopo un paio di mesi i bambini del doposcuola avevano migliorato tutti la resa scolastica, e si vide dai pagellini. “Evviva!- disse Gigliola -Ci pareva di non far niente, quasi quasi fare solo merenda e invece questo doposcuola serve a qualcosa! Anche se qualche volta io davvero preparo solo la merenda.”
Una mattina le telefonò il sindaco della Chianella, che era una donna. “Oh, sindaco! Ha bisogno di mio marito? Sa che lo trova più facilmente in ospedale..”
Veramente volevo parlare con lei.”
“Con me? E di che cosa?” fece Gigliola stupita.

Mi è giunta voce che in casa sua si tiene un doposcuola..”

Sì...o forse no, perché non è proprio un doposcuola, lo è nel senso che vengono una quindicina di ragazzini del paese dopo la scuola, fanno i compiti e la merenda con me...ma i genitori sono tutti al corrente!”
Non ne dubito, ma non si è chiesta se è opportuno?”
Opportuno? E perché mai me lo dovevo chiedere?”
Sa, vista dal di fuori fa pensare a una scuola SYM..”
Scuola SYM? E come sarebbe, mi scusi, una scuola SYM? Una scuola dove si insegna cosa, riguardo al SYM?”
Non so, me lo dica lei...”
Gigliola si arrabbiò subito moltissimo.
Sta a vedere che una signora di una certa età, moglie di un medico noto e rispettato, che in questa fase della propria vita non lavora, la signora intendo, che poi sarei io, non può accogliere in casa propria dei bambini del paese per fare i compiti tutti insieme e offrire loro la merenda?.. Per anni ci sono stati gli oratori e le dame di San Vincenzo e nessuno gli ha rotto le scatole, e dire che spesso c'erano cose equivoche, e ora qui non c'è niente di equivoco, nessun significato o scopo recondito e chiunque può vedere. Mi consideri una specie di dama di San Vincenzo, anche se l'accostamento mi irrita, se preferisce.”
Ma le dame di San Vincenzo non avevano il contagio...” Disse il sindaco.
Ma quale contagio! -inveì Gigliola- Non sono mica malata! E neanche contagiosa! La metà dei bambini che vengono qui non ha il contagio, come lo chiama lei! E neanche uno è stato contagiato qui! Lo saprà anche lei che questo contagio non funziona con tutti! Ma di che sta parlando! Non commetto mica reati, a meno che mi accusi di qualcosa di più torbido e grave, e guardi che non glielo permetto”

Il suo SYM dentro di lei cercava di calmarla.
Allora non troverà niente di male se uno di questi pomeriggi faccio un salto per fare merenda anch'io..”disse il sindaco, melliflua.
Venga quando le pare.” disse Gigliola e chiuse la comunicazione.

La sera Paolo e Giulia le dissero che era stata poco diplomatica e per niente invisibile. Con i politici si doveva stare molto attenti! Doveva sforzarsi di essere gentile quando il sindaco sarebbe venuta a controllare. 
Controllo, mamma, di questo si tratta-disse Giulia- il sindaco vuole controllare, e questa volta ricordati: invisibile. Sei una signora di una certa età che offre la merenda ai bambini.Stop.”
Gigliola arricciò il naso, stizzita. 
Il giorno dopo quando i bambini erano già arrivati si sentì il rumore di un'auto. Era la vecchia station wagon del sindaco, da cui scese lei e anche Chiara, la sua bambina. Era molto evidente che la bambina aveva il SYM, ma il sindaco non era contagiato. Gli altri fecero festa a Chiara e subito la portarono in salotto per farle vedere quello che facevano lì. Il sindaco era una donna sui quarant'anni, tinta di biondo e vestita attillata, calze a rete e gonna corta, un tipo aggressivo. Gigliola rivide se stessa anni prima e provò una vaga simpatia. Le diede la mano. 
Ecco la mia scuola SYM -disse, calma- Le pare pericolosa?”
No, ma sa, non si può mai dire a una prima occhiata..”
Comunque è stata gentile a venire senza le forze dell'ordine.” 
La donna ridacchiò.
E chi voleva che portassi, i miei tre vigili urbani?”
Invece ha portato sua figlia..”
Sì, non vedeva l'ora di venire, ne aveva sentito tanto parlare dai compagni di scuola..”
Si sentì di nuovo il rumore di un motore, questo sputacchiava e tossiva, e infatti era l'ape del nonno di Luchino, che scese con un pacco in mano. 
Sindaco... -fece con un cenno del capo levandosi il berretto, poi si rivolse a Gigliola- Signora Gigliola, il mi' figliolo me l'ha detto già da diversi giorni di venire, ma unn'ho avuto tempo, so' venuto oggi. Si voleva ringraziare di tenere qui il citto il pomeriggio, e anche del fatto che è tanto migliorato a scuola, sicché ho portato qualche dolcino del forno, così li mangiate tutti insieme...”
Mentre il nonno di Luchino parlava, per la strada arrivò una cinese in bicicletta. Era la mamma di Chen. Appoggiò la bicicletta al cipresso e cominciò a inchinarsi a Gigliola e anche Gigliola si inchinò più volte. Poi disse delle cose in cinese e Gigliola rispose un po' incerta, ma con gentilezza, nel cinese imparato per telepatia dalla signora Huang. Anche la donna cinese aveva un pacchettino. Gigliola aveva le lacrime agli occhi. I bambini, sentendo rumore, erano usciti fuori e facevano festa al nonno di Luchino e alla mamma di Chen. La cinese parlò con suo figlio, si inchinò altre tre o quattro volte e ripartì. 
“Che ha detto?” chiese il sindaco.
Più o meno quello che ha detto il fornaio.” disse Gigliola mentre cercava in tasca un fazzoletto per soffiarsi il naso, commossa. Intanto era arrivato il babbo di Michele, il signor Berti, che faceva il meccanico. Si vedeva che era meccanico, aveva una tuta stinta e molto macchiata di grasso e le manone annerite. Scese da un vecchio furgone attrezzato come pulmino e venne avanti a grandi passi senza degnare il sindaco neanche di un'occhiata.
Signora Gigliola! -le prese la mano, la tirò a sé e l'abbracciò stretta- Il mi' Michele viene tanto volentieri, che neanche con un calcio nel culo mi sarebbe riuscito di fargli fare i compiti, prima! Senta, m'ha detto che li voleva portare al lago di Chiusi, e che nella su' macchina 'un c'entrano tutti: che ne dice di questo furgone? L'ho sistemato alla meglio e ci si caricano otto ragazzi, anche dieci con gli strapuntini, oh!, a norma di legge, eh! che se ci fermano i vigili 'un ci dicon' niente! Magari lo guido io e lei con la sua macchina si va tutti insieme, che 'un vedo l'ora di passare una giornata col mi' ragazzo!”
 Il meccanico aveva il SYM, o era contagiato, come avrebbe detto il sindaco, e si vedeva bene. Poi si voltò verso il sindaco e come se l'avesse vista solo ora e comunque non fosse nessuno di importante, fece : “Oh, sindaco!” e aprì le braccia per accogliere il suo bambino che gli stava volando in collo. 
"Babbo!” esclamò Michele. “Allora si va al lago di Chiusi!”
Sì, al lago, al lago!” Si alzò un coro generale e una gran confusione.
Ora lei penserà, sindaco, – disse Gigliola - che tutta questa faccenda è combinata... ma le assicuro che è la prima volta che qualcuno viene a ringraziarmi, e poi c'è poco da ringraziare, i ragazzi fanno tutto da soli, sono bravissimi... e più che altro son loro che fanno bene a me!” Si soffiò vigorosamente il naso. Il sindaco, che si chiamava Annamaria, era impressionata. Aveva capito che si era trattato di una coincidenza, benché strana, tre persone che arrivano contemporaneamente per ringraziare... e anche che questa signora Giusti era piuttosto amata e conosciuta... poi, non l'avrebbe confessato, ma era venuta per vedere il doposcuola con i suoi occhi e chiedere se poteva venirci anche Chiara, che lo desiderava tanto. Lo disse a Gigliola. 
“Non è che potrebbe venire anche la Chiarina?”
Sindaco!...” 
Mi può chiamare Annamaria, se per lei va bene..”
Allora Annamaria – disse Gigliola sorridendo – vede che questa è una cosa del tutto informale, che una sera ho proposto io perché sono anzianotta e mi sento sola, e tutti i bambini sono benvenuti. Non vede che c'è mezzo mondo? Deepak, indiano, Fritz, di famiglia tedesca, Chen, cinese, i due bambini rumeni, la bambina polacca e tutti quelli “nativi” della Chianella...ma certo che Chiara è benvenuta!”
 

SYM 12

Immaginate che la storia del SYM e degli uomini continui, ma non in un posto lontano, proprio qui vicino a dove vivo io, nel paesino immaginario ma verosimile della Chianella. 
Che succede quando in una comunità si introduce un elemento di diversità?
E se l'elemento di diversità tira fuori gli aspetti migliori di ognuno? 
E se qualcuno non accetta la diversità, come succede sempre, purtroppo?
Forse le cose andrebbero così...

Febbraio 2013: INVISIBILI 


Erano passati due mesi dall'arrivo del SYM. Dappertutto, nei luoghi dove era sceso il SYM, si era deciso che sulla cosa calasse il sipario, c'era stato questo accordo unanime, si era lasciato che i mezzi di comunicazione dimenticassero la vicenda, e la comunicazione consentita dal SYM aveva agevolato questo comportamento.

Il SYM e gli esseri umani si stavano adattando l'uno agli altri e si prendevano per questo il tempo necessario. A questo scopo era indispensabile un clima di pace e serenità, dove e se possibile, altrimenti semplicemente il silenzio. Tutti gli ospiti del SYM avevano imparato a modulare la luminosità della pelle, e potevano risultare indistinguibili dai non portatori, perché tutti erano consapevoli che c'era gente che li odiava. Buona parte del risentimento di solito orientato verso i diversi da sé, i neri, gli ebrei, gli omosessuali, gli zingari, i meridionali e settentrionali, i poveri e i ricchi … ora comprendeva anche gli HSS+, cioè i portatori di SYM che, anzi, erano arrivati velocemente in cima alla classifica delle persone di cui diffidare. C'è sempre qualcuno che odia le novità, le cose e le persone diverse, bisogna tenerne conto, ma si può cercare di non stimolare curiosità morbose, e diventare INVISIBILI. Alan disse questo a tutti loro. Una sera a cena, mentre chiacchieravano con Guido Disegni, sua moglie e altre persone che avevano condiviso l'esperienza dell'Arrivo, Alan disse “Cercate di essere invisibili, niente di speciale, come eravate prima di tutto questo. Non è difficile, semplicemente conducete la vita che facevate prima, non parlate del SYM con chi non conoscete, tu, Giulia, non fare l'avvocato difensore del SYM, non ne ha bisogno.” Giulia lo incenerì con gli occhi.
Io sarei avvocato di cosa?”
Hai capito. Non andare in giro a parlare con fervore del SYM, vivi tranquilla e riservata, se ti riesce, e ricordati che tu non lo conosci, non sai chi è, ma da qualche parte c'è chi ti odia solo perché tu hai il SYM e lui no. Il SYM in questa fase può essere un fattore di divisione e separazione, non tener conto di quello che è successo a noi. E soprattutto, niente figure di polvere!”
Te hai una deformazione da agente segreto, te lo dico io.” disse Giulia. 
Io ho la prudenza, e sì, chiamala pure diffidenza, che mi è stata insegnata dal mio lavoro. Tu hai l'entusiasmo, l'imprudenza, la voglia di convertire il mondo, di migliorarlo, di chi il male non l'ha mai visto di persona, ma solo immaginato. Forse, dico forse, le cose, con il SYM, cambieranno in meglio, ma per cambiare ci vuole tempo, non avviene tutto in un attimo. Il Sym ci ha messo centinaia di migliaia di anni per arrivare qui. Vuoi dargli, vuoi darci qualche anno per cambiare insieme le cose?”

Gigliola era tornata a vivere con Paolo. Era tutto molto naturale, ma era anche, inutile negarlo, un nuovo inizio, in cui entrambi a volte provavano un po' di imbarazzo. Gigliola, tornando alla Chianella, aveva lasciato un lavoro che aveva a Firenze. Non lo rimpiangeva, non era cosa da rimpiangere, ma si annoiava un pochino. A volte fra lei e Paolo c'era un po' della vecchia elettricità, a momenti stavano per litigare, ed era solo la presenza del SYM, in loro, la sua infinita gratitudine, che stemperava i conflitti prima che nascessero. Paolo si rendeva conto che Gigliola stava cambiando, e diventava consapevole di aspetti di se stessa e del mondo che prima non aveva mai considerato. Aveva anche bisogno di impegnarsi, di sentirsi utile. Anche Paolo stava cambiando, ma lui aveva il suo lavoro che, come sempre, lo aiutava. 

La loro casa era appena fuori del paese e il pomeriggio cominciarono a venire spesso alcuni ragazzini che erano stati pazienti di Paolo. Uno era il figlio del fornaio, Luchino, la cui famiglia era della Chianella da generazioni. Un altro era Deepak, il bambino indiano, la cui leucemia era stata dichiarata in remissione, poi c'era Michele, il miglior amico di Deepak, e ancora il piccolo Fritz che aveva i nonni tedeschi, arrivati in zona per fare agricoltura biologica negli anni ottanta, e altri. Come uno stormo di uccellini arrivavano e chiacchieravano un po' con Paolo. Gigliola portava loro un pezzettino di dolce o della frutta. Poi come uccellini svolazzavano altrove. C'era un porticato a sud della casa e Paolo si sedeva lì dopo pranzo, se c'era il sole. I bambini arrivavano e si sedevano anche loro, serissimi. Paolo masticava un sigaro spento, da quando aveva il Sym non gli piaceva più fumare, ma le brutte abitudini sono dure a morire, e si ritrovava col sigaro in bocca senza accenderlo.
E' arrivata la delegazione ONU.” diceva Gigliola, alludendo al miscuglio di colori della pelle e provenienze dei piccoli, e Paolo rideva. Una sera a cena Gigliola osservò che Paolo parlava più volentieri con questi bambini che con gli adulti.
Sennò non avrei fatto il pediatra.“ rispose lui.
E cosa vi dite?”
Oggi parlavamo di antropologia.”
Antropologia. Figuriamoci. Con dei bambini delle elementari. E che dicevate di antropologico?”
Ho chiesto a Deepak a che etnia appartenga la sua famiglia. Mi ha risposto che sono indiani Sik. Gli indiani Sik fanno tenere i capelli lunghi ai ragazzini fino, credo, ai dodici o tredici anni. Li legano in una crocchia in cima alla testa con un gran fiocco rosso. Poi li tagliano in una specie di rito di passaggio alla maturità.”
Gigliola rise “Davvero? Chissà qui che direbbero gli altri ragazzi! Prenderebbero in giro uno che tiene i capelli così! Ma te che ne sai?”
Indovina?”
Hai avuto un piccolo paziente indiano Sik...”
Eh già.”
Era quel ragazzino che si ammalò di leucemia come Deepak, però lui morì...”
Proprio quello.”
Un brutto ricordo, eh, Paolo?”
Orribile.”
Quindi Deepak dovrebbe far ricrescere i capelli lunghi fino ai tredici anni..
Deepak aveva perso tutti i capelli nel corso delle terapie prima dell'arrivo del SYM. Ora stavano ricrescendo in una specie di pelliccetta scurissima, lucida e dritta sulla testa. 
Sì, gliel'ho chiesto. Ma lui ha detto che suo padre lascerà che tagli i capelli come gli altri ragazzini di qui. Sei già cresciuto a causa della malattia, sei già un uomo, gli ha detto.”
Ah! - fece Gigliola ammirata- Un padre intelligente!”
Bambino intelligente, famiglia intelligente. Almeno di solito.” Disse Paolo. 
Un pomeriggio i ragazzini dissero qualcosa riguardo ai compiti da fare per scuola e Gigliola disse: “Perché non venite a farli qui da me? Sono quasi sempre sola, mi fareste compagnia. Posso avvisare i vostri genitori, così lo sanno e non si preoccupano.” 
I bambini si guardarono e si capì subito che l'idea piaceva a tutti. Non vedevano l'ora di ritrovarsi insieme e a tutti piaceva la moglie del dottore. Ma Gigliola si morse la lingua. Si era messa in un bel guaio. Chissà che le era venuto in mente di dire quella stupidaggine, aveva sempre avuto difficoltà con i ragazzini.
Nel primo pomeriggio di una giornata di sole pallido di febbraio 2013 arrivarono i bambini che, da 5 che erano all'inizio, diventarono presto una quindicina, dalla prima elementare fino alla prima media. Quasi tutti i ragazzini del paese. Gigliola era laureata in lettere e da giovane, per un periodo, aveva insegnato nella scuola media. Da quando aveva il SYM era più paziente e i bambini cominciarono a piacerle, mentre prima non li sopportava granché. I bambini erano assortiti, come provenienze, come sesso e anche perché alcuni avevano il SYM ed altri no. Dopo i primi due o tre giorni si era stabilito un clima di collaborazione fra di loro e si aiutavano a vicenda nei compiti. Li osservava, seduta nella poltroncina di vimini con una tazza di tè in mano. Interveniva soprattutto per le correzioni linguistiche, necessarie visto il miscuglio di lingue diverse. I bambini, quelli in comunicazione SYM, avevano appreso le lingue degli altri, ma con tutti i difetti e gli errori degli altri, come era avvenuto con il cinese della signora Huang. 
I bambini senza SYM continuavano a conoscere solo l'italiano, e, alcuni di loro, maluccio. Il SYM non si era occupato di questa cosa e forse era una delle cose di cui non si sarebbe occupato mai, intendeva lasciare vasti spazi liberi ai suoi ospiti, in cui non intervenire affatto. Deepak era il più bravo in matematica, sorridente, paziente e disposto ad aiutare i compagni.
Ha l'attitudine di un insegnante. Non erano gli indiani che affollavano le università americane e erano bravissimi in matematica e fisica?” pensava Gigliola. Cominciava a divertirsi molto con i ragazzini e quando Paolo tornava dal lavoro gli raccontava i fatti del giorno. Telefonava anche a Giulia, che in quel periodo si trovava a Londra e Giulia disse: “Ti ricordi, mamma, che Alan ha detto che dovevamo essere invisibili?”
Sì, ma che c'entra? “
C'entra, mamma, vedrai che da questo doposcuola verrà fuori qualche rogna.”
 
 

sabato 21 febbraio 2015

SYM il Parassita 11

Questa che state per leggere è la puntata numero 11 che conclude la prima parte della storia del SYM e dell'uomo.

La voce nella testa di Paolo disse ancora:
Ora possiamo fare qualcosa per i bambini che ho visto ieri e per quelli che vedo nella tua mente, usciamo da qui.”
Frastornato dalla voce, che percepiva come voce, ma era altro, e dall'attenzione necessaria all'esterno, andò verso il vetro delle stanze di isolamento insieme agli altri. L'infermiera Marina lo trattenne e lui vide che lei non brillava.
"Dottore, ho avuto la febbre, ma non ho sviluppato il contagio! Sono sana!"
"Bene Marina! Non è contenta?"
 "No dottore, io no, vedo che voi tutti luccicate, perché io no?"
"Credo sia... questione di affinità, Marina... non c'è affinità fra lei e il nostro parassita.."

"Sai che penso, Gigliola? -disse a sua moglie.- Ricordi che diceva il Principe di Salina nel Gattopardo? Tutto cambia perché non cambi niente, ma questa volta mi pare che all'apparenza non sia cambiato niente, e invece è cambiato tutto." 
Andarono davanti al vetro e al di là sua figlia, Alan e Louis si abbracciavano. Alan e Giulia con troppo trasporto. Paolo capì che avrebbe avuto un genero con il nome di un personaggio dei fumetti della sua giovinezza. La vita è strana, strana e meravigliosa...
 "Babbo!-disse Giulia attraverso l'interfono - Indovina ? Una figlia del presidente Obama è stata contagiata! Ha convinto suo padre a non intervenire! E ora sembra che questo parassita sia una risorsa e non una malattia mortale!"
"Lo so, cocca. Aprite questa porta."
Quando aprirono uscì insieme a loro una nuvola di particelle che si diffuse nel corridoio. Andarono nei reparti e la creatura di luce si diffuse su tutti, personale e malati, tutti sorridevano ed era molto contagioso sia il luccichio che il buonumore. Per ora Paolo e Gigliola e gli altri non potevano fare altro che questo: condividere. L'essere di polvere luminosa era felice. Paolo e Gigliola uscirono nella gelida mattinata invernale e si avviarono a casa a piedi: l'essere alieno in loro li proteggeva dal freddo e assorbiva la luce pallida del sole. Dovettero togliere i cappotti. " Credo che farò l'albero di Natale. " Disse Gigliola. L'essere di luce rispose: "Sarà un Natale bellissimo."


Tutto questo è estratto da Wikipedia dell'anno 2075. Il racconto è stato scritto da Giulia Giusti e da suo marito Alan Ford, è letto in tutte le scuole  e diventato notissimo in Italia e nel mondo. E' solo uno dei racconti dell'arrivo del SYM. Ce ne sono altri in tutti i paesi in cui avvenne il primo contatto. L'essere di luce, dopo essere stato individuato come parassita, fu chiamato "simbionte", ( simbionte, che vive con l'uomo) e indicato in tutto il mondo con la parola SYM.

Marco Parrini battè lentamente le mani “Come mi piace questo racconto italiano! Ha un sapore molto.. europeo, casalingo, familiare! Fa anche ridere! Ti scopro narratore, dottor Bhat!”
Deepak si schernì: “No, no, per carità, il racconto non è mio, l'ho sentito tante volte che ormai lo so a memoria! E' di Giulia Giusti, e di suo marito Alan. Ed è un po' una fiaba, celebrativo, ridondante, soprattutto alla fine, come tutti i Racconti dell'Arrivo, non è andata proprio così, ma si avvicina molto alla realtà, anche se poi sono accadute altre cose, come conseguenza di queste, non altrettanto piacevoli.”
Come fai a conoscerlo così bene? Un interesse antropologico?”
Non direi. Ricordi i tre bambini che ad un certo punto della storia vanno a salutare il dottor Giusti con la caposala, Cristina, perché erano alcune ore che non lo vedevano? E ricordi in particolare il bambino che ho citato con la pelle scura, senza capelli per le terapie? Quello che era in carrozzina?”
Non dirmi che...”
Deepak allargò un sorriso enorme che parve dividere il suo viso in due.
Quel bambino ero io. Vivevamo da qualche anno in Italia. Mio padre aveva vendeva abiti usati ai mercati locali ed abitavamo alla Chianella. Nei piccoli paesi gli affitti erano più bassi e lì ci eravamo sistemati in una casa molto povera, senza riscaldamento. Usavamo l'acqua di un pozzo che era stato inquinato dai pesticidi, ma non lo sapevamo. Mi ammalai qualche mese prima che scendesse il SYM.”
Vuoi dire che il SYM c'entra qualcosa con la tua guarigione?”
Esattamente. Quando il dottore e gli altri uscirono dai reparti isolati vennero in pediatria. Erano circondati da una nuvola di particelle luminose e di felicità, raggianti. Una cosa che non ho mai più visto accadere. Tutti venimmo a contatto col SYM, ma non per tutti fu la stessa cosa. Alcuni bambini furono “contagiati” dal SYM, come si diceva all'inizio, altri no, alcuni continuarono ad essere malati, e le loro malattie ebbero l'evoluzione prevista, ma io, che sembravo un caso disperato, ebbi prima una febbre violenta per un paio di giorni, poi cominciai a star meglio e tutti i valori, nelle mie analisi, migliorarono. Fui dichiarato guarito, ma accadevano tante cose belle, al principio, che non ci si faceva più caso. Io e la mia famiglia, però, eravamo immensamente felici. ”

giovedì 19 febbraio 2015

SYM il Parassita 10

La febbre

Paolo e gli altri dormirono qualche ora. Lui e Gigliola furono svegliati bruscamente da Nanni. "Paolo, Paolo!"
"Che succede?" Paolo saltò a sedere sul letto.
" E' Gaia..Gaia ha la febbre...."

Gaia aveva la febbre altissima, il termometro segnava più di 40°. Gli occhi chiusi seguivano le immagini di un sogno, muovendosi rapidissimi dietro le palpebre. 
“Ci siamo.” Pensò Paolo, e provò a toccarla, ma lei si irrigidì come in preda ad una convulsione.
"Prendi un asciugamano bagnato e mettiglielo sulla fronte- disse Paolo a Sara- io vado ad avvertire i ragazzi." 
Di là dal vetro Alan, Louis e Giulia stavano curvi sui loro computer e si scambiavano informazioni.  Sembravano tesi e stanchissimi. "Babbo.."disse Giulia.
"Cocca, non hai dormito per niente..."
Non era una domanda, si vedeva che erano stati svegli e la notte era solo a metà. 
"La bambina sta attraversando una crisi, ha la febbre altissima e non possiamo toccarla.."
Alan disse, alzando il capo dallo schermo "Ah, ecco! Lo immaginavo...Sta succedendo anche negli USA e in Inghilterra, a Chicago hanno un ospedale pieno di gente infettata che sta cominciando ad avere la febbre."
"Anche da noi in Francia- disse Louis , e in Germania ... quasi in tutta Europa."
"E io che pensavo che fossimo gli unici!" - esclamò Paolo.
"Ma no dottore, è una pandemia vera e propria che si sta scatenando... un  grosso guaio." Louis si passò le mani fra i ricci scuri. Il dottor Smith fece aprire la porta ed entrò con un pò di strumentazione. Non aveva né maschera né protezioni.
"Non doveva entrare, dottore, potevamo occuparcene io e l'altro medico..." Disse Paolo, ma l'altro scosse il capo e gli posò la mano sulla spalla. "Coraggio, credo che sarà una lunga notte."
Tornarono dalla piccola e la vegliarono per almeno due ore, dopo di che, alle prime luci del giorno, la bambina sembrò riprendersi. Fu allora che sua madre Sara e suo padre cedettero alla febbre a loro volta. Per loro fu anche peggio, la temperatura si alzò accompagnata da delirio e contrazioni muscolari, quasi come se si trattasse di tetano.
Non conoscevano il parassita e non sapevano come intervenire, e il dottor Smith convenne con gli altri medici che si poteva solo osservare il decorso intervenendo per raffreddare la superficie del corpo. Era impossibile inserire gli aghi per idratare i pazienti, la pelle era diventata dura, quasi impenetrabile. Il dottor Smith osservò che in quel caso tutti loro erano cavie... I medici andavano da un letto all'altro, anche Gigliola dovette sdraiarsi, poi Marchino,  il dottor Benci del pronto soccorso e l'infermiera Marina. Per ultimi cedettero alla febbre Paolo e il medico inglese. Gaia, che si era ripresa, vagava fra i letti con un'espressione stranita, aspettando di conoscere la sorte dei suoi genitori e degli altri, e  a Paolo, prima di cadere anche lui in un delirio spossante, parve che fosse cresciuta, nel corso della nottata. Una volta si diceva che i bambini crescono, con la febbre, pensò prima di perdere coscienza e cadere in un sogno tormentoso.

Sognò di essere in un luogo scuro e freddissimo e lui  viaggiava in questo luogo, ed era solo una scintilla di consapevolezza. Viaggiava da moltissimo tempo, forse migliaia o centinaia di migliaia di anni, se il tempo fosse stato misurato con i riferimenti della Terra. All'inizio era stato qualcos'altro, una creatura più complessa con un veicolo che la proteggeva, ma dopo tutto quel tempo c'era rimasta solo una scintilla di coscienza, un progetto, e qualche brandello di ricordo. Aveva molte mete da raggiungere, una di queste era  il terzo pianeta di un sistema con una stella nana gialla, e quando vi fosse arrivato forse lì avrebbe trovato la vita. Se non ci fosse stata vita il lunghissimo viaggio sarebbe stato inutile. Sapeva di essere un dono per le creature che avrebbe incontrato ed amava la vita in ogni sua forma. Non vedeva l'ora di arrivare alla meta, anche se di sé era rimasto così poco. Non sapeva più se era stato inviato o se era partito da solo, non sapeva neanche se qualcuno l'aveva creato come macchina biologica o se era nato così. Sapeva che desiderava calore, luce e vita. Entrando nell'atmosfera del pianeta una parte di lui bruciò e solo pochissimi granelli di ciò che era all'inizio arrivarono vivi. Era pieno di gratitudine, per essere arrivato, per essere ancora attivo. Trovò moltissime creature, insetti, scoiattoli, ghiri, volpi, caprioli, cinghiali, gatti, cani, topi, serpenti che dormivano nella terra, uccelli posati sugli alberi e uomini.  Era separato in tante parti minuscole, ma era anche unito come era sempre stato, e Paolo, sognando, sentì l'alienità assoluta dell'essere arrivato dalle stelle e si contorse per integrare  quella visione estranea e ignota. Ma l'essere non voleva spaventarlo, voleva amarlo e stare con lui, con tutti loro.
 Paolo si svegliò dal delirio e dalla febbre intorno a mezzogiorno del 23 dicembre. Sua moglie lo chiamò con dolcezza, carezzandogli la fronte. "E' passata Paolo, ora sei fresco ..." 
Era ancora in stato confusionale. Chiuse di nuovo gli occhi e lasciò che tutto tornasse normale . 
"Hai sognato anche te ?" chiese alla moglie . "
"Sì, anch'io.." 
"Lo spazio profondo e l'essere che viaggia..." Gigliola gli toccò di nuovo la fronte e non ci fu bisogno che parlasse.
Gigliola lo aiutò ad alzarsi. Era paziente e dolce, e non era più così da tanto tempo. 
Gli altri gli si strinsero intorno. "Hei, ma brilliamo tutti!" Dentro la sua testa  una voce parlò:

non ti ho/abbiamo danneggiato, disse, ma era necessaria la febbre per  completare il contatto. Paolo ondeggiò e dovette sedersi.
Ora siete i primi, insieme ad altri di quasi tutte le parti di questo meraviglioso pianeta. Per voi siamo/sono una nuova pelle, molto efficiente. Vi accorgerete di essere più sani e longevi, più sereni e intelligenti. Noi/io e voi, siamo insieme. 

Paolo si stupì del nuovo soggetto Io/noi, nella lingua italiana non c'era un termine per indicare qualcuno che è molti e uno solo nello stesso tempo. 

"Ci/mi piace -disse la voce - la vostra molteplicità. Ci/mi piace ed ognuno di me/noi diventa singolo per il contatto con ognuno di voi, ma resta unico, unito a tutte le parti. Ci/mi piace molto, ma anche per me/noi è una cosa nuova."

 La voce dentro di lui gli fece vedere un altro mondo che arrivava, dove gli uomini comunicavano senza parlare, dove alcuni respiravano nell'acqua, e altri vivevano adattati perfettamente alle altezze estreme. Gli fece vedere un pianeta meno abitato e più sano, e una specie umana che sembrava tutta nuova.