sabato 25 aprile 2015

SYM 37

Daniela restò sola nella stanza. Sembrava un magazzino dismesso, con un'alta finestra orizzontale. Doveva trovarsi in un seminterrato. Sentì dei passi, la porta si aprì ed entrò il compagno di Giulia Giusti. Daniela, spaventata, cacciò un grido. L'uomo aveva una valigetta. Le disse, con voce stanca: “Stia calma, non voglio farle del male, stia seduta e calma.”
Aprì la valigetta, estrasse un computer, cercò una presa di corrente, inserì la spina e lo avviò. Si sedette anche lui, e abbandonò la schiena contro la sedia, come se fosse veramente stanchissimo.
Signora..Santillo, mi ha detto il maresciallo. Lei è qui per collaborare con noi, e lo farà, anche se per caso non volesse. Lei sa che ufficialmente non c'è una vittima, per ora, e non c'è un'arma. Ma l'arma eccola.” 
Prese dalla borsa una busta di plastica con la sua pistola. Daniela la riconobbe e provò sollievo, pensava di essere impazzita e di essersi sognata tutto, e provò orrore di nuovo, per quello che aveva fatto.

Ora la sonderò, lo farà il mio SYM. So che ne ha paura, ma non le farà male... cerchi di rilassarsi.” 
“Ma io non voglio, ho terrore del parassita, non voglio avere contatti, non voglio essere contagiata...”
Mi pare che lei non sia nelle condizioni di rifiutare.- Alan le parlò con una durezza che finora non era stata espressa dalle parole. -Inoltre, non può neanche immaginare il ribrezzo che proviamo io e il mio SYM al contatto con lei. Ieri ha tentato di uccidere la mia compagna, incinta...Faremo uno sforzo tutti e due, che ne dice?” Daniela tacque. Alan allungò una mano aperta verso di lei. Una specie di tentacolo di particelle SYM si formò a partire dalla mano e si avvicinò a Daniela e lei, per istinto, tentò di scostarsi. Ma la propaggine avanzò e la circondò, formando intorno a lei un involucro finissimo e luminoso. Spaventata, attese. Una sensazione di dolcezza la pervase, come una voce gentile che rassicura un bambino. Alan posò l'altra mano sul computer e il SYM entrò all'interno. 
“Ora signora, mi dica chi l'ha spinta a compiere questo gesto.” Alan non si aspettava una risposta, la domanda serviva a far apparire immagini e dati nella mente di Daniela e il SYM li avrebbe raccolti.
Daniela negò di aver avuto aiuti, aveva fatto tutto da sola!
Non credo che lei abbia potuto procurarsi la pistola da sola.. Fra poco potremo vedere..”
Passarono in silenzio alcuni minuti, mentre Daniela, per la prima volta dopo molto tempo, sentiva, sotto l'effetto del SYM, di riposare veramente. Stava per addormentarsi sulla sedia quando Alan le disse che il procedimento era finito e il SYM si sarebbe ritirato. Sentì la creatura che la lasciava, come un'onda sul bagnasciuga che scivola via e lascia la sabbia asciutta, e dentro di sé pensò “No! Ti prego! Non mi lasciare!” ma non lo disse. Il SYM si ritirò e lei restò disperatamente vuota. In quel breve tempo aveva assaporato una pace che non aveva provato mai. Alan disse che ci sarebbe voluto qualche minuto per elaborare le informazioni e si mise a lavorare al computer. Poi le chiese: “So che forse non sarà in grado di spiegarmelo, ma perché l'ha fatto?” Daniela ci mise un po' prima di rispondere.
Ho avuto paura, fino dall'inizio, fino dalle prime informazioni che circolavano. Un parassita spaziale, qui vicino a noi. Una condanna, prima o poi sarebbe arrivato fino a me, fino a mia figlia... E nessuno che se ne occupa, nessuno ne parla, dopo i primi giorni di grande risonanza era tutto finito, come una qualunque notizia, inquinamento, o terremoto, o catastrofe, tutto si dimentica, tutto cade nell'oblio...Allora sono venuta a vedere, di persona.”
Credo, signora, che lei abbia vissuto una gran parte della sua vita nella paura. Paura delle malattie, paura dell'opinione della gente...”
Che ne sa lei di me? Lei che è un contagiato, che ha avuto una vita facile...”
Alan la guardò e si disse che era impermeabile, non aveva alcun senso parlare con lei. Allungò di nuovo una mano distesa davanti a sé e l'altra sul computer. Sulla mano aperta e orizzontale si formò il vortice di particelle Sym e apparve una testa. Daniela era allarmata e sbalordita. 
“Conosce quest'uomo?” chiese Alan.
E' quello...quello che mi ha venduto la pistola...”
Bene, poi mi darà i dettagli e verificheremo le informazioni. E ora questo?" 
Apparve la faccia del ragioniere.”Sergio!” esclamò Daniela.
Sergio chi?”  
“ Sergio Barbetti, un rappresentante...E' un ragioniere, un brav'uomo, che ha famiglia, ha detto che lo stavate cercando, che voi contagiati gli davate la caccia..”
Signora, io appartengo ad un organo del governo britannico coordinato con un altro organo del governo italiano... non ad un'organizzazione segreta di contagiati. Ora guardi queste foto. - sullo schermo del computer apparve una faccia- Questo chi è, secondo lei?” 
Sembra... il ragioniere, più giovane, con i capelli lunghi e i baffi, vestito da ...”
“Arturo Barni, batterista.- fece scorrere un'altra immagine, era ancora Sergio, con molti capelli, tagliati corti, e l'aspetto di un uomo d'affari.- Dino Baratti, manager..” Sullo schermo apparvero almeno dieci identità diverse di Sergio Barbetti.
Ma allora chi è?”
Chi lo sa?” disse Alan- Dovremmo risalire ai documenti validi iniziali e credo sia impossibile. E' curioso, tutti i cognomi scelti cominciano per B... l'unica traccia che lascia, finora. E' la prima volta che arriviamo tanto vicino a quest'uomo, grazie a lei e al SYM. Nel mio lavoro chiamiamo questo genere di persone “camaleonti”. Non hanno un domicilio fisso, si muovono continuamente, non hanno famiglia, pochissimi contatti. Non lasciano tracce. Ce ne saranno forse un centinaio, in Italia. Sono liberi professionisti del crimine. Guadagnano molto, ma vivono come barboni. Sono al soldo di chi paga meglio. Dietro quest'uomo c'è un cartello composto da industrie e malavita.”
Industrie? Ma che genere di industrie possono avere interesse?..”
Oh, per quello, un sacco di gente. Intanto chi produce farmaci. Uno degli affari più lucrosi, attualmente. Con il SYM la gente si ammala di meno, la cosa è nota, a tal punto che il maresciallo Corsi ha avuto qualche difficoltà a credere che Gigliola si fosse ammalata di appendicite. Ha saputo del convegno all'ospedale, qui alla Chianella?”
Il ragioniere ha detto che avete eliminato il direttore..”
Alan fece un sorriso amaro. "Posso immaginare che questa sia la versione dei fatti che ha dato a lei. Il direttore lucrava sui farmaci, aveva un accordo con un venditore, e da quando è arrivato il SYM non lo poteva più fare, perché se ne usano molti di meno.. anche questo ha costretto ad agire quelli che hanno ingaggiato il suo ragioniere.”
Che vuol dire?”
Vuol dire che questo tipo, questo “ragioniere”, è assoldato da un gruppo di persone che vedono nel SYM una minaccia alle loro attività più o meno lecite, è uno che è pagato per creare caos, paura, uccidendo o ferendo qualcuno direttamente, oppure facendolo fare ad un'altra persona particolarmente suggestionabile, come lei, e in questo caso, semplicemente avrebbe sollevato l'attenzione intorno al SYM per fomentare l'opinione pubblica. Un atto terroristico. Non ha esitato ad uccidere una persona, Giulia, e la bambina nel suo grembo, solo per indirizzare la paura collettiva. Gigliola le ha salvate entrambe. Ma non gliene offriremo l'occasione.”
Sono stata usata? Si chiese Daniela...No, non è possibile. Un uomo così gentile. Eppure quest'altro uomo è così fermo e convincente...
Ecco perché non avete fatto una denuncia e avete detto che la signora Giusti si è ammalata..”
E ora chissà come è in ansia il suo ragioniere. Si è fatto sentire da lei?”
Ieri sera ho ricevuto una telefonata, ma ho spento il cellulare senza guardare chi fosse.. ero troppo angosciata e confusa.”

venerdì 24 aprile 2015

SYM 36

Daniela vagò per la campagna senza sapere bene dove si trovasse fino a quando fece buio; poi, non sapendo dove altro andare, tornò a casa in auto. Lì intanto sua figlia aveva cercato le sue medicine: forse ne aveva ancora, di quelle che le aveva dato l'omeopata. Di solito le teneva in un cassetto del suo comodino. La ragazzina frugò, nella speranza di riconoscere i flaconcini dei farmaci: poteva significare che la mamma cercava ancora di curarsi, che riconosceva di avere un problema. Invece, nel cassetto, nascosta sotto molta altra roba, trovò una scatolina metallica. La aprì pensando di trovarci le medicine, ma dentro c'erano dei piccoli oggetti che non aveva mai visto. Andò da suo padre: “Babbo, guarda cos'ha la mamma nel cassetto.. che roba è?”
Il padre, preoccupato, disse che non doveva cercare nella sua roba, se ne sarebbe accorta al ritorno! Era talmente sospettosa! Ma poi, presa in mano la scatola, sbiancò. “Che se ne fa di questa roba?”
Perché babbo, cosa sono?”
Proiettili, sono proiettili. Deve avere un'arma. Oh Madonnina.” 
Per lo sbalordimento cadde a sedere su una sedia. Tutti e due pensarono a lungo a come comportarsi. Affrontarla? Chiederle che se ne faceva di quelle pallottole, dove le aveva prese? La ragazzina cercò su Internet e vide che si trattava di proiettili di un certo tipo di pistola. Se aveva un'arma poteva usarla, forse a quell'ora si era già uccisa.. o voleva usarla contro di loro? 
C'erano stati diversi casi ultimamente in cui una persona uccideva i componenti della propria famiglia e poi se stessa... Mentre parlavano Daniela arrivò e salì le scale. Aveva un aspetto orribile, era sconvolta. 
I due erano troppo impauriti, non le chiesero niente, lei disse che era stanca e si buttò in poltrona, la ragazzina e il padre prepararono qualcosa per la cena, ma avevano tutti e due lo stomaco chiuso. Mangiarono terrorizzati, in un silenzio innaturale, poi Daniela andò a dormire in una stanza di sgombro, come faceva negli ultimi giorni. Molto prima dell'alba si alzò, si vestì e se ne andò alla stazione dei Carabinieri della Chianella.



Era mattina presto e un giovane appuntato ancora mezzo addormentato  chiese alla donna che le serviva, e intanto la guardava: era ridotta male, magra, occhi molto arrossati, la pelle esangue, spettinata, sembrava non dormisse da molto tempo. 
“Sono venuta a costituirmi.” disse la donna.
Il ragazzo, subito più attento, chiese che aveva fatto. 

“Sono la persona che ieri ha ucciso la signora Giusti. ”
Ha ucciso la signora Giusti? Ieri? E dove, signora?”
Qui, qui...-ora era agitata- Alla Chianella. Ho ucciso la moglie del dottor Giusti, una dei Primi, di pomeriggio, davanti a casa sua..”
Primi?- disse il ragazzo, senza capire- Aspetti qui, vado a chiamare il maresciallo.”
Daniela aspettò in piedi, ma era talmente stanca che rischiava di cadere. Aveva passato la notte in un dormiveglia pieno di incubi. I suoi, il giorno prima, al rientro, l'avevano guardata con paura, come se sapessero cosa aveva fatto. La cena si era svolta nel più totale silenzio. Prima dell'alba si era vestita ed era venuta dai carabinieri, senza lasciar detto né scritto niente.
Arrivò il maresciallo, gentile, e le disse: “Si accomodi di qua- facendola entrare in una stanza- si sieda, prego, diceva che ha ucciso la signora Giusti. E quando sarebbe successo, come? Sia gentile, mi racconti tutto dall'inizio. A cominciare da lei. Come si chiama lei?”
Daniela raccontò nei dettagli, fino dalle prime visite alla Chianella, senza citare il ragioniere, lui doveva tenerlo fuori.
Dunque lei voleva eliminare Giulia Giusti, non la signora Gigliola, la conosco la signora Gigliola, per il doposcuola, ci va anche la mia bambina, lo sa? -disse il maresciallo con un sorriso- Una donna generosa...”
Daniela si mise a piangere. 

Su, su, signora, non pianga.. mi dica invece dov'è l'arma."
Non so...devo averla buttata via dopo aver sparato...”
Dunque l'arma non c'è... mi aspetta un po' qui? Le faccio portare qualcosa di caldo.”
No no, non c'è bisogno...”
Sì che c'è bisogno, si vede che c'è bisogno.” Disse il maresciallo, che aveva il SYM, ma lo dissimulava molto bene, e da quando ce l'aveva provava molta più pietà che irritazione nei confronti delle persone con cui aveva a che fare. Questa qui, poi, sembrava più una povera squilibrata che altro. Uscì dalla stanza, disse all'appuntato di andare a prendere un tè al bar per la signora e telefonò in ospedale. In portineria c'era una ragazza che era stata ripresa una volta per aver dato notizie sui pazienti, anche banali, senza autorizzazione. Quando il maresciallo chiese se c'era ricoverata la signora Giusti, la moglie del pediatra, lei disse secca che non poteva dare certe informazioni. 
“Su, via, mi conosce, sono il maresciallo Corsi..”
Per me può essere anche San Giuseppe, lo sa bene che non posso, per la legge sulla privacy, e poi magari mi trovo nei guai proprio con lei, che mi tende una trappola per vedere se mi comporto correttamente...non se ne parla, se vuole avere informazioni viene con un documento. La procedura la conosce meglio di me.”
Il maresciallo alzò gli occhi al cielo e disse: “Allora mi passi il dottor Giusti..” 
“Oggi non lavora.”
Ho capito."
 Il maresciallo chiuse la comunicazione un po' arrabbiato. Aveva il cellulare di Gigliola e chiamò lei. Rispose un'altra voce, sua figlia.
Oh, Giulia, volevo parlare con la sua mamma..sono il maresciallo Corsi della stazione dei carabinieri, il babbo della Laura.”
Ah! Sì, mi dica.” Giulia coprì il telefonino e disse ad Alan, accanto a lei. “C'è il maresciallo dei carabinieri..”
Ho qui una donna, che mi pare in stato confusionale, che dice... mi scusi se la allarmo.. è anche una cosa di cattivo gusto.. dice che ha ucciso la sua mamma, ieri pomeriggio. Mi rendo conto che è una cosa stramba, ho chiamato l'ospedale per accertarmi che non fosse ricoverata, ma al telefono stamani c'è quella ragazza fiscale terribile, che non mi vuol dir niente..”
Glielo dico io, maresciallo, la mamma è davvero ricoverata da ieri pomeriggio, purtroppo. Si è sentita male verso le due e mezzo, aveva già dei dolori dalla notte, ma aveva preso un antidolorifico e era stata meglio. E' caduta sulla porta di casa e abbiamo chiamato l'ambulanza, è venuto subito il babbo che stava uscendo dal lavoro, col dottor Di Segni, nostro carissimo amico. Aveva un'appendicite che è andata in peritonite..”
Ma... col SYM? Col SYM non succedono certe cose. ”
E' vero, di solito non succedono, ma siamo ancora in una fase iniziale e non si sa bene.. forse il babbo che è medico potrebbe dirle qualcosa di più. Ora pover'uomo è sotto choc, ci è rimasto malissimo, si può immaginare; insomma, è andata così e siamo tutti affranti, perché la mamma è in rianimazione, in coma farmacologico, e non sappiamo se si riprenderà.”
Ma guarda che strana coincidenza. Questa donna ha detto di esser stata lì dall'alba, davanti a casa vostra, mi ha dato degli orari precisi, solo che non c'è l'arma, l'arma dice di averla lasciata lì da voi... e voi non l'avete trovata, vero?”
No, ovviamente. Se avessimo trovato un'arma saremmo venuti in caserma.”
Certo, sì, ma lo stesso qualcosa non mi torna...- il maresciallo si grattava la testa- .. intanto le faccio i miei auguri per la signora Gigliola, più tardi passo con mia figlia a vedere come va. Le vogliamo molto bene, ma questo lei lo sa.”
Giulia riferì ad Alan quello che non aveva capito da solo. Si guardarono e Alan fece una telefonata, poi uscì di casa.
Il maresciallo Corsi restò seduto a pensare qualche minuto. Doveva essere andata così: questa donna aveva sviluppato un'ossessione, era evidente. Bisognava fare una ricerca, vedere se era seguita dai servizi, ma gli sembrava improbabile, c'era un mucchio di gente che stava male ma non ricorreva ad aiuti, forse si poteva cercare fra i medici alternativi, gli omeopati, i pranoterapeuti, i naturisti, perfino gli stregoni di campagna... praticamente una giungla. Avrebbe incaricato l'appuntato, l'avrebbe fatto un po' galoppare. Era stata dall'alba in piedi davanti alla casa dei Giusti, in stato confusionale, ad aspettare. Sì, ma cosa, se non era armata? Forse era convinta di avercela, un'arma. La testa fa strani scherzi. Aveva visto la signora sentirsi male e arrivare l'ambulanza e si era convinta di esser stata lei responsabile... un'ipotesi stiracchiata, ma dipendeva da quanto fosse disturbata quella donna.. Daniela... Santillo, aveva detto. Comunque: c'era una persona che si costituiva come omicida, ma non era morto nessuno. E non c'era l'arma. Il maresciallo si alzò e rientrò nella stanza. Sorrise alla donna. “Dunque signora: effettivamente abbiamo la signora Giusti ricoverata, ma non è stata ferita. Appendicite degenerata in peritonite, questa la diagnosi, è molto grave, ma viva, per ora. Non c'è neanche la pistola, lei dice che aveva una pistola, ma l'ha lasciata lì. Loro, i Giusti, non hanno trovato nessuna pistola. Vuole che controlliamo fra gli alberi dove dice di essersi nascosta?” 
Il maresciallo era stranamente gentile e a Daniela sembrava di essere in un sogno.
No, gliel'ho detto! L'ho gettata a terra davanti a casa loro, a pochi passi dalla porta..”
Signora, capisce che, senza arma e senza cadavere, mi resta difficile crederle. Non vuol provare a ricordare meglio?” 
Le espose la sua versione dei fatti e le chiese se prendeva psicofarmaci. “No! Mai presi in vita mia!” rispose lei risentita.
 “Ci avrei scommesso” -pensò il maresciallo- “E neanche sostanze stupefacenti?“
Ci mancherebbe altro!” gridò lei.
In quel momento bussò alla porta l'appuntato, con la tazza del tè in mano. ”C'è un signore qua fuori.. è urgente, maresciallo.”
L'uomo si presentò e mostrò le sue credenziali, era del ministero dell'interno, disse al maresciallo che doveva prendere in consegna la signora Santillo e che lui poteva chiedere conferma ad un certo ufficio. Il maresciallo telefonò, ebbe conferma e in dieci minuti Daniela uscì, sbalordita, dalla caserma, salì in auto e raggiunse un'entrata secondaria dell'ospedale. Seguì l'uomo lungo una serie di corridoi e fu introdotta in una stanza con una luce centrale al neon, un tavolo e una sedia. L'uomo la invitò a sedersi. Intanto il maresciallo Corsi, in caserma, beveva il tè che aveva chiesto per Daniela e mentalmente rifaceva il quadro della situazione: la donna non era una paranoica come gli era sembrato all'inizio. Cioè: lo era, ma non aveva mentito, aveva veramente tentato di uccidere Giulia, solo che aveva ferito molto gravemente Gigliola, che si era messa davanti alla figlia e le aveva salvato la vita. Ma non si doveva diffondere la notizia. Doveva risultare l'altra versione dei fatti... chi era dietro tutto questo non doveva pensare ad un successo. Ora gli era tutto chiaro, anche in rete SYM arrivavano conferme, tutti gli HSS+ della Chianella erano informati e avrebbero conservato il segreto fino a quando sarebbe stato necessario. 
Alla Chianella non succedeva mai niente, con questo benedetto SYM la situazione si era calmata molto, quasi più niente ubriachi o tossici e molti meno incidenti d'auto, ma poi c'era stato l'interrogatorio del direttore dell'ospedale, il Benedetti, che era stato degno di un libro giallo...il maresciallo Corsi si era molto divertito. E ora questo tentato omicidio... chissà se la signora Gigliola sarebbe sopravvissuta? Si chiese con dolore il maresciallo. In ogni modo si disse che in questo caso poteva lo stesso incaricare l'appuntato di fare una piccola ricerca fra i terapeuti alternativi...

giovedì 23 aprile 2015

SYM 35

Normalmente Paolo, ogni volta che aveva dedicato per qualche ora tutta la propria attenzione al lavoro, accedeva al proprio nuovo senso e “toccava” in rete SYM sua moglie, sua figlia, o Alan, o Guido, o Irene o Tandie,  era come un saluto a distanza alle persone care, un pensiero affettuoso che veniva percepito dal destinatario e ricambiato. Come dire “Ci sei ? Ti voglio bene.”  La rete SYM era usata, a quel tempo, in modo istintivo e ancora rozzo. Paolo quel pomeriggio si era appena cambiato per tornare a casa e stava chiudendo lo sportello del suo armadietto nello spogliatoio dell'ospedale. Improvvisamente sentì nella propria mente un urto fortissimo che lo fece vacillare. Subito capì che l'urto veniva da Gigliola e “toccò” nella sua direzione: Gigliola non c'era più. Intanto senza neanche rendersene conto era uscito dalla stanza e gli vennero incontro di corsa Guido, Cristina e altre persone.
Ho sentito un urto molto forte!” Gridò Guido.
Dottore, che è successo a sua moglie?” disse Cristina.
Dottore dottore! Non sento più nulla nel campo di sua moglie!” Tutti erano in allarme.
Paolo disse “ Non so, c'è stato un urto e nemmeno io sento più mia moglie, non ho idea di cosa possa essere accaduto, Guido..”
Sì, ti porto a casa, prendiamo la mia auto.”
Cristina, può mandare un'ambulanza?”
Subito dottore!”
Paolo camminava in fretta, ma la paura gli rallentava il passo e gli faceva battere il cuore all'impazzata. In pochi minuti, senza parlare, furono davanti a casa. A qualche metro dal portone socchiuso, c'era una donna in piedi, indossava un cappotto e aveva gli occhi molto arrossati, aveva una pistola in mano, era evidentemente terrorizzata, e a Paolo sembrò di averla già vista. Giulia era accovacciata accanto a Gigliola, che era stesa a terra, priva di sensi, mentre sotto di lei si allargava lentamente una pozza di sangue. I vestiti erano bruciati dove erano entrati i proiettili. Alan era in piedi accanto a loro e anche Tandie. La scena era irreale, tutti erano immobili e nessuno gridava. Paolo era come ipnotizzato, non sentiva niente, neanche il vento, neanche le voci degli uccelli, come se fosse diventato sordo all'improvviso. Guido si chinò su Gigliola, si voltò verso di lui e gli gridò qualcosa, ma lui non capì. Lo vedeva muovere le labbra e non sentiva il suono. L'ambulanza si fermò con tutte le luci accese, scesero i paramedici e fra loro c'era Marco.
C'era un medico che ascoltò col fonendoscopio il cuore di Gigliola. 
Ora Paolo sentiva, come da una grande distanza: “.. forse un battito lievissimo.. è spacciata. Povera signora..”
Paolo urlò: ”Allertate la chirurgia, portatela in ospedale!”
Marco con gli occhi pieni di lacrime, disse: “Dottore, lo vede anche lei, è inutile...”
“Portatela in ospedale, presto, vi scongiuro, Marco, ti prego..” Paolo gridava e piangeva. Qualcosa disse ai giovani paramedici di fare come diceva Paolo, fosse solo per accontentarlo, in ospedale avrebbero constatato il decesso e intanto lui si sarebbe adattato all'idea. Paolo toccò Giulia senza parlare e sentì che lei e la bambina stavano bene. Toccò Alan e Tandie, li toccò sulle mani, sulle spalle.
Disse “Vado con la mamma, mi porta Guido.”
Sì, babbo, vai, non preoccuparti per noi, fra un minuto veniamo.” Guido ripartì di corsa seguendo l'ambulanza. In ospedale Paolo attese che visitassero Gigliola e la preparassero per la sala operatoria. Tutto avvenne in pochissimo tempo. Il primario chirurgo non c'era, si presentò un altro collega, in cui Paolo aveva fiducia, un uomo piccolo ed energico.
Giusti- gli disse- devo dirti qualcosa prima di entrare. Non so se sei in grado di capirmi, credo che tu sia in stato di choc. Sei un collega, sarò molto chiaro con te. Non so perché la opero, un anno fa sarebbe stata spacciata, ma ora forse c'è una possibilità. E' ridotta molto male, due fori d'entrata e all'interno non so cosa troveremo. Però il SYM ha tentato di arginare la perdita di sangue, di riparare, tenerla in vita, sai già come fa...Ripareremo anche noi, poi si vedrà. Ma non farti illusioni, non c'è alcuna sicurezza che possa salvarsi, ha perso molto sangue e ci possono essere danni cerebrali. Fatti coraggio.”
Cominciò l'attesa di Paolo. Stette sei ore davanti all'ingresso della sala operatoria, un po' seduto, un po' camminando, un po' disteso sulla panca. Dopo poco che si trovava lì arrivarono gli altri.

Alcune ore prima

Daniela stava in piedi al freddo da ore davanti alla casa dei Giusti, nascosta dietro un gruppo di alberi e cespugli. Non ci sarebbe stato bisogno di nascondersi perché in giro non c'era nessuno. Sembrava tutto così normale. Perché era lì, si chiese. Che ci faceva, come si era arrivati al punto di dover uccidere quella ragazza? Eppure doveva, sì, era necessario un atto eclatante per attirare l'attenzione su quel posto dove si riproduceva, del tutto indisturbato e in pace, il parassita spaziale, in attesa di diffondersi dappertutto. Chissà che mostro sarebbe nato dalla pancia di quella ragazza... Alle 8,30 arrivò in bicicletta una donna, doveva essere la donna di servizio che aveva sostituito la nera. Dalla casetta lì accanto uscirono la donna nera e suo figlio. Poco dopo le nove Daniela ebbe un tuffo al cuore: Giulia uscì col suo compagno e sua madre, ma lei non trovò il coraggio di avvicinarsi e sparare. Aspettò fino all'una. Giulia tornò in auto con Alan e altri due uomini, che ripartirono subito. Arrivò a piedi anche Gigliola, che aveva con sé il bambino nero, poi arrivò anche la madre. Troppa gente, si disse Daniela, ma se continuo così non troverò mai il coraggio. Alle due e mezzo Daniela si sentiva sfinita per la fame, il freddo e la stanchezza. Vide aprire la porta e sentì le voci, allegre. In casa sua erano mesi che non si sentiva parlare così allegramente. Prima uscì Gigliola, che non aveva il cappotto, forse restava a casa, poi uscì Giulia infilandosi una giacca. Dietro di lei uscì Alan, di spalle, che parlava con Tandie, sulla soglia. Daniela iniziò a camminare lungo il vialetto e provò a sorridere. Il sorriso sulla sua faccia era strano e in contrasto con gli occhi allucinati e arrossati, la pelle bianchissima. Giulia la riconobbe vagamente, le aveva parlato al bar, una volta, e le sorrise, incerta e stupita. Alan era di spalle e si voltò allarmato, ma ormai era tardi. Daniela tirò fuori la pistola di tasca, Alan gridò ”No!”, Giulia fece un passo incontro a lei come per fermarla, Gigliola capì, spinse forte sua figlia da parte e la fece cadere a terra, si trovò davanti alla pistola, Tandie si lanciò in avanti e gridò, Daniela sparò, due volte. Gigliola cadde a terra con gli occhi spalancati. Alan estrasse una pistola, ma non la usò. Una nuvola di particelle SYM, rapidissima, si staccò da tutto ciò che c'era di vivo intorno, dai tre giovani e soprattutto da Gigliola. Circondarono Daniela. Lei avrebbe voluto sparare ancora, colpire Giulia, era lì per quello, ma urlò, prima tentando con le braccia di allontanare la polvere, poi portandosi le mani alla gola. Si accorse che poteva respirare, ma respirando introduceva particelle SYM; era terrorizzata. Il SYM aveva un tocco gentile, si sentì esplorare e nella sua mente si formarono immagini che non poteva scacciare: Gigliola bambina, ragazzina, Gigliola grande che si prova un bel vestito davanti ad uno specchio, che si pettina i capelli biondi, Gigliola che bacia Paolo, la nascita di Giulia.. la vita di Gigliola le colava dentro come un liquido e lei era un vaso e si sentiva riempire... Che aveva fatto, si chiese disperata, aveva ucciso una donna amata da tanta gente e ora il parassita, che le stava facendo? Giulia intanto si era rialzata e disse ad Alan: fermala, prendila! Alan scosse la testa e rimise la pistola nella fondina. La donna pareva in stato confusionale, restava in piedi con l'arma in mano, poi la guardò come se non fosse sua, come se si accorgesse ora di averla, e di averla usata, e la lasciò cadere a terra.
In quel momento arrivarono Paolo e Guido, Giulia dolorante si chinò di nuovo a terra accanto a sua madre, incredula. Daniela, allucinata, si allontanò senza che nessuno la fermasse. Quando l'ambulanza fu ripartita, Giulia disse ad Alan “Perché l'hai lasciata andare?”
Domani o il giorno dopo sarà qui di nuovo.” Alan prese dalla tasca un fazzoletto di carta e raccolse la pistola che aveva appena sparato.
 

martedì 21 aprile 2015

SYM 34

Scesero dall'albero e, mentre Giulia parlava con Irene e Tandie, Alan telefonò a Maria Clara Rossi, detta Claretta. Non aveva niente di Claretta, quella donna, era un pezzo di ghiaccio impossibile da fondere, migliorata dopo che aveva preso il SYM. Come fossero affini lei e il SYM, restava un mistero.
Alan le chiese se quella era la crisi che avevano previsto. Si riferiva all'arresto del dottor Benedetti.
Certo.- rispose lei- Hai qualche dubbio? Veramente la crisi non c'è stata, l'abbiamo non solo prevista, ma anche evitata.”
Non mi torna.- disse Alan- non ci sono gli elementi: avevamo detto che sarebbe partita da una donna, border line, solitaria, di un'età fra i 38 e i 53 anni...”
Avevamo detto che tutti questi elementi erano probabili, non certi. La crisi ha riguardato la Chianella, e uno dei suoi protagonisti principali, siamo intervenuti prima che tuo suocero potesse essere danneggiato."
Non ha corso pericolo fisico. Non ci sono stati atti violenti...”
Siamo arrivati prima! Consideralo un successo, per una volta!”
Non so.. sento ancora un pericolo, qualcosa che mi sfugge...”
Rilassati. Tutto è sotto controllo. Per la legge della probabilità, non credo che succederà ancora qualcosa alla Chianella. Non prossimamente. E comunque adesso e fino dopo l'Epifania tu sei lì e sei uno dei nostri uomini migliori, e hai del personale di supporto, se non sbaglio...”
“Sì, ho degli uomini che si sono stabiliti qui... ma non so, sono inquieto. Deve essere il fatto che sono coinvolto personalmente.”
E' di sicuro quello: rilassati, te l'ho detto. Devi considerare anche che lì in paese c'è un 60 % di HSS+, tutti in rete SYM, se succedesse qualcosa probabilmente questo sarebbe un vantaggio enorme.

Rete SYM

In seguito alla discesa del SYM tutti quelli che, come si usava dire all'inizio, erano stati contagiati, si erano scoperti collegati in una rete SYM. Essere in rete SYM significa sentire, a qualunque distanza, la presenza delle persone più care, anche se si trovano in un paese lontano o perfino in un altro continente. E' ormai un'esperienza comune, che non necessita di speciali spiegazioni, chiunque sulla Terra sa cos'è la rete SYM, anche se non è un HSS+, ma all'inizio si tentava di definirla in questo modo: avvertire un impulso legato ad una persona del proprio cerchio di relazioni, percepito con intensità diversa secondo la forza del legame, e unico, come la voce o l'impronta digitale o l'immagine. 
Si diceva anche che era come se si fosse aperto uno spazio della psiche prima sconosciuto, che non poteva essere definito come tale, eppure ogni persona occupava in questa nuova dimensione della mente un posto preciso. In rete SYM esplorando intorno a sé gli individui possono “toccare” quegli spazi psichici, e assicurarsi che le persone care li occupino e siano presenti, vive e stiano bene. Tutto questo contribuì inizialmente a rinsaldare, nella popolazione HSS+, i legami affettivi e a aumentare la sensazione di sicurezza, per esempio nel rapporto fra i genitori e i piccoli, ma anche, nelle emergenze, a migliorare la risposta collettiva.

Angoscia

Ormai erano tre settimane che Daniela non sentiva il ragioniere. Lui non l'aveva più chiamata e non rispondeva al cellulare. Daniela era in uno stato d'animo ansioso e angosciato, parlare col ragioniere le era indispensabile, per conservare quel minimo di stabilità che le permetteva di condurre una vita all'apparenza normale. Era di nuovo ossessionata da mille paure e suo marito e sua figlia se ne erano accorti da tempo. Aveva detto loro una bugia, che tutti i giorni andava a fare da badante ad una vecchia donna nella zona di San Martino, vicino alla Chianella. Per la notte, aveva detto, avevano un'altra persona, mentre lei doveva essere presente durante quasi tutto il giorno. Non era mica facile accudire una donna che sta per morire! Pulire gli escrementi, lavarla, farla mangiare, era una cosa tremendamente deprimente: che la lasciassero in pace almeno quel poco tempo che stava a casa! Che si arrangiassero, non le andava di far la serva anche a loro! Il marito la lasciava fare, preferiva così piuttosto che scontrarsi con lei, che diventava sempre più violenta e aggressiva. Ma la figlia non si rassegnava, vedere la mamma sempre tanto triste e sgarbata, con gli occhi arrossati e quel modo di parlare sottovoce con se stessa la inquietava. Chiese al babbo se non c'era qualcuno che li potesse aiutare, e soprattutto aiutare la mamma. Il padre si era abituato poco a poco alla situazione che degenerava e non riusciva più a vedere, o rifiutava di ammettere, che era diventata patologica. Ricordò che Daniela aveva una dottoressa a Siena, forse l'aveva chiamata di recente, forse ci aveva parlato. Cercò il numero di cellulare nella rubrica telefonica. Lo trovò e si sentì subito sollevato. Chiamò la dottoressa Ridolfi, ma quella disse che non sentiva più Daniela da mesi: c'era qualche novità? 
“No, niente- rispose lui- solo che ..” non riusciva ad andare avanti.
Solo che? - continuò lei- Ha di nuovo qualche fobia?”
L'uomo si confidò, impaurito, e descrisse i comportamenti della moglie.
Prende ancora le medicine che le avevo dato?”
Non mi pare. Prima le prendeva anche ai pasti, ma ora lavora, così dice lei, e il pranzo lo fa a casa di questa anziana che custodisce, così non vediamo se prende qualcosa, e la sera a cena a volte neanche mangia...”
Ma se riesce a lavorare le cose non possono andare tanto male..”
Sì, ma non sono sicuro che lavori davvero, chissà che fa tutto il giorno, mi preoccupa, ha gli occhi rossi, parlotta da sola, non fa che guardare il telefonino... con chi parlerà? Che io sappia non ha amici!”
A questo punto forse è il caso che io le dica una cosa..” La dottoressa gli raccontò del parere della psicologa e di come lei stessa si fosse poi pentita di non aver indirizzato Daniela al servizio di igiene mentale.
Non abbia rimorsi dottoressa, tanto non ci sarebbe andata.. certo ora che mi dice queste cose comincia veramente a farmi paura, soprattutto per la mia figliola..”
Non so che dirle, solo che mi dispiace tanto che le cose si siano evolute in questo senso... sono a disposizione, mi chiami pure per qualunque cosa, mi tenga informata..”
Una sera, mentre Daniela tornava a casa da uno dei suoi giri intorno alla Chianella, dove trascorreva quasi tutto il suo tempo, ricevette una chiamata da un numero di cellulare che non conosceva. Esitò prima di rispondere, chi poteva avere il suo numero?, poi sentì la voce che conosceva:
Oh, Sergio, che sollievo! Ma che le è capitato?”
Danielina, mia cara, la chiamo per dirle che non ci sentiremo più per molto tempo..”
Perché, che succede?- disse lei con la voce rotta dal pianto.
Sono controllato, mi hanno individuato..”
Ma chi?" gridò lei al cellulare.
Chi vuol che sia? Loro, i contagiati. Gli alieni. Ha sentito del convegno all'ospedale della Chianella?”
Sì, qualcosa, ma perché?”
Sono riusciti a far cacciare il dottor Benedetti, è agli arresti domiciliari..”
Ma io ho capito che aveva truffato l'ospedale guadagnando sull'acquisto dei farmaci!”
Tutte balle! Il Giusti e i suoi, tutti infettati dal parassita, si sono coalizzati e l'hanno fatto fuori. Fanno controllare tutti quelli che manifestano un'idea diversa e soprattutto non sono contagiati, io rischio molto..”
Ma lei mi aveva detto di non essere del posto, che non conosceva nessuno in questa zona..”
Non posso dirle niente, ma ho lavorato, da un anno a questa parte, per l'eliminazione del parassita.”
Ma...la sua famiglia?”
Li ho fatti allontanare, sono in un'altra città, dove non ci sono così tanti infettati.. per ora sembra che tutto vada bene, ma lei, Daniela, non si preoccupi, non corre rischi, siamo stati molto prudenti nei nostri incontri.. Ormai non spero più di poter eliminare uno dei primi, come avevamo detto..”
A Daniela, dopo una pausa, venne spontaneo dire: “Lo faccio io.”
Lei? No, non si deve esporre così..”
Un altro  breve silenzio, poi Daniela, come se avesse riflettuto, disse: “Sì, lo posso fare. Se nessuno si muove, nessuno protesta, nessuno reagisce, qualcuno lo deve pur fare..e poi, scusi, ma perché altrimenti mi avrebbe tanto sollecitato a procurarmi la pistola e ad imparare ad usarla?”
Se ne è convinta.” disse subito Sergio, approfittando del momento favorevole. Forse ci sarebbe stato ancora bisogno di qualche altra spinta, ma quella donna era sul punto di piegarsi al suo progetto. Doveva solo pensare di aver concepito tutto quello da sola, o di essergli subentrata volontariamente. 
“Se ne è convinta ce la farà, basterà solo programmare bene e gliela faremo vedere.”
Daniela rabbrividì.

SYM 33

In questi giorni la realtà mi risulta incommentabile, fra sbarchi, morti in mare decapitazioni e il resto.  Continuo a raccontarmi una fiaba, per consolazione.
Nel paesino della Chianella sta cambiando tutto, soprattutto ora le persone sono in relazione e non più mondi separati, una comunità di gente molta diversa, italiani autoctoni, indiani, rumeni, cinesi, africani, polacchi, e chi più ne ha più ne metta, si amalgamano, si sostengono a vicenda e cominciano a vivere insieme. Sono tutti contenti, tranne Giulia.

Un nuovo direttore per l'ospedale

In seguito agli ultimi avvenimenti il plesso ospedaliero della Chianella si trovò privo di un direttore. Le autorità preposte al rimpiazzo si trovavano in imbarazzo: fra i possibili candidati nessuno voleva venire a dirigere la Chianella, per i soliti motivi: che si trattava di un posto alla fine delle strade, che non c'era niente di niente oltre all'ospedale e ad una piccola Coop, che per fare quel lavoro bisognava prenderci casa. A questi motivi si aggiungeva il fatto della presenza massiccia di contagiati SYM (HSS+, Homo sapiens sapiens + simbionte), con cui gli HSS (Homo sapiens sapiens) non volevano aver a che fare, prevedendo sviluppi inattesi. Inoltre, dopo la vicenda del dottor Benedetti, la gestione dell'ospedale sarebbe stata sotto un riflettore per evitare che fatti del genere si ripetessero e nessuno voleva lavorare sotto un pressante controllo. L'imbarazzo fu risolto dagli stessi dipendenti dell'ospedale che manifestarono la loro scelta. C'era infatti una persona che nel corso del tempo si era conquistata la fiducia di tutti con il proprio comportamento coerente e generoso, si trattava di una donna, dotata di capacità manageriali e di un'etica personale: Cristina, la caposala di pediatria. Guido, che era sempre al corrente di tutte le novità dell'ospedale, ne parlò con Paolo.
No! -disse Paolo- Figurati se ad Arezzo diranno di sì! E poi ci toglierebbero la nostra collaboratrice più valida...benché sarebbe proprio la persona giusta, chissà quanti buoni cambiamenti potrebbe portare...”
In quattro e quattrotto Cristina, nonostante che il suo curriculum non fosse esattamente quello richiesto e che fosse una HSS+, e soprattutto a causa della mancanza di altri candidati, diventò il direttore, pro tempore, si disse, ma tutti sapevano che una volta calata nel ruolo, la sua capacità e la sua onestà avrebbero reso quasi impossibile rimuoverla.15 dicembre 2013

Giulia e Alan tornarono da Londra il 15 dicembre per un periodo di ferie che sarebbe durato fino all'Epifania e Gigliola andò a prenderli con l'auto alla stazione di Camucia. Giulia era incinta. Quasi subito il suo SYM le aveva comunicato che quella che aspettava era una bambina. Gigliola abbracciò forte tutti e due, carezzò la pancia di sua figlia salutando la nipotina e tornarono a casa. Mangiarono in fretta e in allegria poi Gigliola disse che potevano riposarsi, farsi una doccia o qualunque cosa volessero, ma lei fino alla sera avrebbe avuto da fare con i ragazzi del doposcuola, che le dispiaceva, ma che ci sarebbe stato un po' di rumore, perché con l'insegnante di musica si stavano preparando i canti di Natale... Giulia mise il broncio.
Sai che si fa?-disse ad Alan- Si va a trovare l'Isolina e poi Irene. Loro avranno un po' di tempo per noi.”
Mentre camminavano verso la casa dell'Isolina Giulia brontolava più con se stessa che con Alan: Gigliola secondo lei non era stata mai granché come mamma. 
“Quando nacqui dicono che pareva avesse un nuovo giocattolo, o un cagnolino! Mi vestiva con abitini costosi, ma poi mi lasciava tanto tempo con l'Isolina per andare in giro da sola... si voleva sentire libera, come prima di avermi." Giulia aveva una faccia imbronciata e concentrata, tornando con la mente ad esplorare quegli anni lontani, Infatti disse: "Mi divertivo un sacco con l'Isolina. La mamma invece mi portava con sé dalla parrucchiera, dall'estetista, non mi chiedeva mai se mi faceva piacere o no andarle dietro, come con un cane! Che rabbia! Ecco perché odio truccarmi!”
Alan era tranquillo, tornare alla Chianella lo rilassava e lo faceva sentire subito in vacanza, e la invitò a considerare che ognuno fa il genitore come gli riesce, secondo il proprio carattere e la propria educazione, nessuno può oltrepassare i propri limiti, e tutti ne hanno. “Poi ti ricordo che non dovresti parlare con me, proprio con me, di questo: praticamente ho due famiglie. Mio padre si è sposato tre volte e mia madre due.”
Anche ora- disse Giulia senza ascoltarlo - anche ora ha i ragazzini e me non mi considera per niente, come se non fossi neanche andata ad abitare in un altro paese, come se finora avessi abitato qui con lei, oppure a Camucia...Me, non mi aiutava a fare i compiti, mi dovevo arrangiare, ora con questi ragazzini è immattita, si è inventata l'istinto materno a sessant'anni...”
Erano arrivati a casa dell'Isolina e suonarono il campanello. 
L'Isolina si affacciò dalla finestra: “Oh chi c'è! La mi' cocca..aspetta aspetta!”
Scese le scale, li abbracciò stretti tutti e due, li fece salire in cucina, fece un caffè, poi però Giulia vide che era inquieta. 
“Che c'è, Isolina? Se hai da fare...”
Oddio, dovrei andare a dare una mano alla tu' mamma coi ragazzi, ora ci vado quasi tutte le sere a fargli la merenda, un po' di tè, un dolcino, un vassoio di fette di pane con qualcosa... ci vado tanto volentieri! Quei bambini son dei tesori! Poi ora preparano..”
Sì, lo so – disse Giulia secca- i canti di Natale.”
Sì! Tu sentissi che coro, col professore al pianoforte, chi se lo immaginava che veniva fuori una cosa del genere? Canteranno alla Messa di mezzanotte e anche a quella delle undici della mattina di Natale.. Poi fanno anche dei canti per gli indiani, per i cinesi, perché il Natale deve essere di tutti... son matti! Sicché non ti dispiace se ti dico che non posso rimanere? Ci si vede là, a casa tua..”
Giulia e Alan furono di nuovo in strada e Giulia cominciava seriamente ad innervosirsi. 
Continuava a brontolare: “Quando ha lasciato il babbo mi sono arrabbiata tantissimo con lei, non la volevo più vedere! Lui era in momento critico, è vero che si era chiuso in se stesso, aveva perfino cominciato a bere un po' troppo e forse non parlava più con lei, non aveva più attenzione, come se non esistesse, e lei si è trovata uno, in un bar frequentato da donne sole, a Firenze, non ci posso pensare perché mi arrabbio di nuovo!”
Forse bisogna considerare che tua madre fosse anche lei in difficoltà, no? E lei non è il tipo che si fa vedere depressa, reagisce, magari male, ma reagisce!”
Forse... e poi quella storia il babbo credeva che fosse durata chissà quanto, invece è finita in quindici giorni. Il suo gigolò, lo chiamava, anche lui, crudele..”
Giulia non camminava, correva, erano già al portone di Irene e tirarono forte la catena dei campanacci.
Bisogna aspettare un po', lei è sempre in giardino, ed è un giardino grande...”
Sì, ci sono stato con te, una volta, ti ricordi?”
Ah! E' vero...”La porta si aprì e apparve qualcuno con indosso una tuta grigia da meccanico, che gli stava larga, un cappellaccio in testa e sopra una visiera scura che gli copriva il viso. Per un attimo Giulia pensò che si trattasse di un completo estraneo, o di aver sbagliato casa, ma poi quello si tolse la visiera e si vide che era Irene. 
“Ma che combina?” pensò Giulia.
Oh, ragazzi, siete tornati! Gigliola vi aspettava con tanto entusiasmo e anch'io... Che bellezza avervi qui per Natale!” Li abbracciò e intanto una voce la chiamò forte. Era, inconfondibile, la voce di Tandie.
Uh! -fece lei- Ho lasciato Francesco e Tandie a metà di un lavoro per venire ad aprire la porta..venite a vedere, devo assolutamente tornare ad aiutarli!” La seguirono di buon passo nella capanna sul retro della casa, da cui proveniva un suono come un ronzio metallico e una luce accecante.
Ma che state facendo?” chiese Giulia.
Ah? Oh, niente di che, una panchina di ferro!”
Una panchina?”
Bè sì, ora c'è poco da fare in giardino e ho pensato di creare qualche oggetto utile, ma anche decorativo, fatto da noi. Stiamo saldando.”
Giulia la guardò e poi si voltò verso Alan con la faccia stralunata, allargando le braccia. Alan rideva.
Saldare? Ma ora ti metti anche a saldare?”
E' divertentissimo! Francesco è molto bravo...- Tandie venne ad abbracciarli. Francesco tolse un momento la visiera e li salutò, poi si rimise al lavoro. 
“E' bello!-disse Tandie- facciamo delle cose molto … originali, nello stile del giardino. Mi dispiace non essere stata a pranzo con voi, ma tanto stasera mangiamo tutti insieme! Abu non vedeva l'ora, stamani!”
Da quando è venuto Gigi Primitivi tutto è cambiato- disse Irene- mi ha incoraggiato tanto e non mi sento più una vecchia matta come disse la Serafina Raspoli! Sono arrivati un po' di soldi per i servizi televisivi, posso pagare Francesco e realizzare questi progetti che credevo sarebbero rimasti solo dei sogni! E Tandie si diverte quanto me nelle pause del lavoro che fa in ospedale!” Irene sprizzava entusiasmo.
E Guido che dice?” disse Giulia.
Che vuoi che dica? -esclamò Irene- Dice che dev'essere la “giardinite”!- rise con gioia- Ora però, ragazzi, dobbiamo finire questo lavoro, fatevi un giro da soli, ci sono cose nuove da vedere, c'è la piattaforma sulla quercia, salite lassù, è nella terza radura...”
Giulia e Alan se ne andarono per i vialetti del giardino, che aveva un'aria molto romantica ora che gli alberi avevano perso le foglie e creavano una rete attraverso cui vedere il cielo, che quel giorno era di un bell'azzurro pallido.
Proprio nessuno ha tempo per noi? Sono tutte impazzite queste donne? La mamma e l'Isolina non vedono altro che i ragazzini del doposcuola, Irene usa la saldatrice, Tandie: anche lei.. Ecco qua la quercia: ma che ci ha costruito questo diavolo di Irene, una scala a spirale in metallo leggero..alluminio? Bellina! Che ci ha attaccato? Fiori di metallo, una specie di liana che l'avvolge.. guarda che roba!”
Lei e Alan salirono fino alla piattaforma da cui si vedeva il paese, la valle intorno e, in lontananza, Cortona.Tutto avvolto da una nebbiolina fine e luminosa.
“Bellissimo quassù! Ci sediamo?” Disse Alan.
Sì, sediamoci. Che bel benvenuto ci hanno dato! Nessuno ha tempo di parlare con noi..” Si sedettero con le gambe a penzoloni nel vuoto.
Non è vero. Tua madre è stata tanto affettuosa, ci ha preparato un buon pranzo, solo che ha da fare... anche l'Isolina ha da fare..e Irene, e Tandie. Hanno da fare.” Alan rideva.
Va bene, hanno da fare, ma io sono tornata! Noi siamo tornati! Non ci considera più nessuno? Nessuno ci vuol più bene? Nessuno considera che siamo “incinti” ? Speriamo che almeno mio padre si ricordi di me, almeno come mi chiamo!”
E' la prima volta che tiri fuori questo rancore nei confronti di tua madre ..”
Da quasi un anno, da quando è arrivato il SYM, non ho quasi più provato rancore, ma ora questa indifferenza l'ha risvegliato tutto. Ce l'avevo tanto con mia madre, quando lasciò il babbo, l'avrei strozzata.. e tutto è stato come cancellato, come una cimosa che cancella una scritta da una lavagna, con l'arrivo del SYM.”
Darling- disse Alan- cambia prospettiva per un attimo, ti va? Siamo saliti quassù, sulla piattaforma di Irene. Sali anche nella tua testa, e prova a guardare tutto dall'alto e da lontano. Tu vai via, a Londra, e pensi forse che tutto qui rimanga immobile, congelato, fino al tuo ritorno? Pensi che niente si muova, si modifichi, in attesa di te? Sarebbe terribile, pensa se tua madre non avesse niente da fare e la trovassi ogni volta uguale, invecchiata e magari, triste. E anche gli altri. Isolina poteva ammosciarsi con la pensione, invece si fa coinvolgere da quel terremoto di donna che è tua madre. Per non dire di Irene... senza contare Tandie, che dev'essere, per tutte loro, uno stimolo enorme. Sono persone vive, sono tutti pieni di interessi. Non puoi chiedere a tutti loro di vivere nell'attesa di te.” Ora Giulia stava zitta. “E poi c'è un'altra cosa: i tuoi, ci metto anche tuo padre anche se tu parli solo di tua madre, forse non lo sanno neanche loro, ma hanno fatto un gran lavoro come genitori, con tutti i loro difetti e i problemi, perché tu sei una ragazza meravigliosa.”
Giulia l'abbracciò fortissimo.

lunedì 13 aprile 2015

SYM 32

Il convegno riprese nel pomeriggio con la stessa effervescenza del mattino e si concluse all'una del giorno dopo, che era sabato. Parlò ancora il direttore che sottolineò come fosse indispensabile evitare entusiasmi ed essere vigili e prudenti, e informò riguardo alcuni laboratori, presso note Università, che stavano studiando il contagio e i modi per debellarlo. Ignorò deliberatamente gli studi che si stavano facendo alla Chianella, nel seminterrato. Toccò di nuovo a Paolo trarre le conclusioni. 
Ora il Benedetti se ne stava come arroccato nello sparuto gruppo dei suoi fidi. 
 Paolo disse: "Per concludere credo proprio, come dicevo con alcuni di voi durante il pranzo di ieri, che la Chianella sia un esperimento collettivo di adattamento uomo/SYM. Non so come finiremo: può darsi che l'infestazione termini come è iniziata- mentì di nuovo- come può darsi che tutto rimanga com'è o anche che il SYM si estenda a macchia d'olio sul pianeta, il che non sarebbe un male, secondo me,( il Benedetti lo guardò malissimo).. solo secondo me...Intanto qui abbiamo abbattuto il consumo dei farmaci, che per noi medici è un ottimo segnale, ma per chi si occupa di acquisti nella nostra struttura non va così bene. Sono stato richiamato per questo, il collega dottor Menci mi ha più volte ricordato che se non teniamo costante il livello di consumi non possiamo ottenere i prezzi competitivi di prima, ma, francamente, che ce ne importa? Non ci servono più così tanti farmaci e abbiamo comunque ridotto moltissimo la spesa, anche se dobbiamo pagarli un po' di più!”
Io invece- intervenne d'imperio il Benedetti- credo che lei abbia una qualche sua nefasta e del tutto personale motivazione che la spinge a distruggere gli accordi economici che noi faticosamente abbiamo messo in piedi con le ditte farmaceutiche..”
Era tutto rosso in faccia e arrabbiatissimo. Paolo allargò le braccia: “Che interesse avrei, dottore? Faccio il medico e forse la differenza è tutta qui, che lei invece fa il manager.”
Il direttore stava per replicare quando una donna bionda slavata, magrolina e con gli occhiali, che aveva seguito tutto il convegno in prima fila prendendo appunti senza mai intervenire, alzò la mano. Poi, siccome nessuno la degnava di considerazione, fischiò forte con le dita in bocca. Per la sorpresa si fece istantaneamente un silenzio assoluto.
Ecco. Un po' d'attenzione, prego. Sono Maria Clara Rossi, funzionario del ministero degli affari interni. Prego il mio collega di farci ascoltare questa conversazione acquisita in modo del tutto lecito e quindi utilizzabile in tribunale, durante un'inchiesta riguardante un caso di corruzione...prego, Matteo.”
Si sentì un fruscio, poi una voce. "Allora: quando ti mandiamo gli altri chemioterapici?”
Per ora pare che non ci servano.”
Dai. Non vi servono. Non ci credo che non vi servono. E gli antidepressivi?”
Quelli poi!”
E tienili lì, fai un po' di magazzino.”
Ho i magazzini pieni da mesi. Ho montagne di farmaci in scadenza, anch'io sono controllato, che credi? Piuttosto voi, nessuna novità su come debellare l'infestazione?”
Ancora niente. Figurati che alcuni dei nostri ricercatori sono stati contagiati e ora si rifiutano di lavorare su questo progetto. Dovremo eliminarli.”
Dio come sei brutale. Io sto ostacolando Giusti, ma lui non c'entra niente, alla fine è il Parassita che sta prendendo piede..”
Ma non avete nuovi casi se non veramente sporadici.”
Sì, ma qui, con oltre il sessanta % della popolazione infettata, si ammala poca gente e i farmaci sono inutilizzati. Invece posso aumentarti il carico della chirurgia.”
Sai bene che quello non rientra nell'accordo. Comunque sei fottuto: la tua percentuale non esiste più se non tieni alti i consumi..”
Ma io ho bisogno di quei soldi, mi sono indebitato.. non puoi anticiparmeli? La situazione tornerà normale presto.”
Sì. Col cavolo.”
La registrazione fu interrotta e si sentì un brusio nella sala.
Maria Clara Rossi riprese la parola: “Bene. Avete sentito tutti.”
Ma chi parlava? -chiese qualcuno- Non si capiva...”
Le voci, sapete,- disse Maria Clara Rossi- con questi straordinari strumenti di cui adesso disponiamo possono essere analizzate. In effetti lasciano una traccia, simile ad un'impronta digitale, unica per ogni essere umano.” 
Si rivolse al direttore “La voce è sua, dottor Benedetti. E' lei che riceve tangenti per le forniture dell'ospedale, che tratta con i rappresentanti delle ditte farmaceutiche per forniture artificialmente gonfiate. I carabinieri l'aspettano qua fuori. E cortesemente, anche i collaboratori del direttore devono rendere delle dichiarazioni.” 
Una piccola folla che protestava vivacemente uscì nel silenzio del resto della sala. Quando anche l'ultimo fu uscito e si furono allontanati, all'improvviso si alzò un urlo entusiasta e furono tirate per aria cartelle e borse, con ricaduta di materiale vario, fra cui rossetti, borselli, fazzolettini di carta, telefonini e monetine, soprattutto da 1 e 2 centesimi, quelle che di solito restano inutilizzate sul fondo delle borse. Ma nessuno se ne preoccupò. Tutti si stringevano le mani e si congratulavano e Gigliola saltava intorno a Paolo, mentre Guido ripeteva commosso “Quando lo dirò a mia moglie!...” 
Poi, come se tutti si fossero messi d'accordo, ci fu un grido unanime: “Evviva il dottor Giusti! Per il dottor Giusti hip hip ..hurrà!”
Era una cosa un po' fuori moda, quell'hip hip hurrà, ma l'età media era piuttosto alta, così ché si poteva capire l'espressione obsoleta. Paolo sorrise, arrossì, si schernì, ma le grida non si fermavano. Gigliola era tutta contenta. Allora Paolo si irritò, fece una faccia scura e alla fine riaccese il microfono.
Per favore, vi prego, basta..” Non c'era verso di fermare l'entusiasmo.
Vi prego, calmatevi...insomma, SILENZIO!”
Il silenzio cadde di nuovo sulla sala e tutti si voltarono verso Paolo.
E che diamine! Non intendo essere celebrato! Questa cosa non ha senso! Mi state mettendo in imbarazzo!” Nel silenzio Gigliola disse sottovoce: “Ma come, Paolo, per una volta nella vita che ti capita una cosa simile...”
Per una volta nella vita, sì, forse ho anche desiderato un momento simile, in passato, ma ora che ci sono in mezzo non mi piace! Non vedete che è tutto un equivoco? Prima veniva onorato il Benedetti, ora io? No, no, non abbiamo bisogno di capi, eroi, o duci! Io finora ho fatto solo il mio lavoro. Ringraziate la signora qui presente, Maria...” lasciò la frase in sospeso perché non gli era rimasto in mente il nome. “...Clara Rossi.” Concluse lei, che lo seguiva con occhi vigili e acuti.
E' lei che ha scoperto l'inghippo, lei che ha arrestato il Benedetti, io non sono che un vecchio pediatra di campagna, che ha litigato parecchie volte con un direttore che non sopportava e che lo ostacolava in ogni modo. Se ho un merito che mi posso riconoscere è quello di aver resistito. Sì, come uno che in mezzo al mare si aggrappa ad un salvagente e aspetta. Mica da solo, siamo stati in tanti a resistere a questa marea di corruzione e malcostume...Non che sia cosa da poco, resistere, mi ricorda mio padre durante l'ultima guerra mondiale...Non ho neanche un passato luminoso, sapete...non mi piace confessarmi, ma per un periodo sono stato uno straccio, ho rischiato di cadere nell'alcolismo... e non sono un esempio da seguire.”
Non è vero, lei ha creato un ambulatorio gratuito per i bambini poveri!”
Paolo tentò di individuare chi aveva parlato.
Ma che dice? E' stato solo un piccolo impegno, due o tre ore un paio di volte alla settimana.. e se non ci fosse stata Cristina, la mia caposala, non mi ci sarei mai messo ..quello che voglio dire è che non dobbiamo inventarci degli eroi, creare dei personaggi che saranno al centro dell'attenzione per un periodo, ma vivere tutti con un minimo di coerenza, seguire la nostra luce interiore...certo: chi ce l'ha.”
Ci fu un nuovo applauso entusiasta e un altra salva di “Evviva il dottor Giusti!”
Paolo scosse il capo e disse sottovoce “Come parlare al vento.” Gigliola lo guardò commossa.

La sala si svuotò lentamente in un clima gioioso, alcune signore e signori manifestarono l'intenzione di visitare il giardino di Irene, magnificato da Gigliola e già apparso una prima volta sul canale 111.
"Ma certo, andiamo, il giardino è bellissimo nella sua veste autunnale, Irene ci sta aspettando!" Disse Gigliola. 
Alcune dottoresse trovarono il coraggio di chiederle come procurarsi quella tinta così particolare di capelli che le donava tanto. 
“Oh, questo è impossibile! Ho smesso di tingere i capelli da mesi. E' il mio SYM che mi fa contenta! Ha creato questa tinta unica per me.”

Paolo fu l'ultimo ad apprestarsi ad uscire, mentre nella sala restavano Maria Clara Rossi e il suo collaboratore. 
 “Vuol vedere una cosa speciale, dottore?” Disse lei mentre il giovane chiudeva la porta.
La dottoressa Rossi aprì il computer, il giovane si avvicinò e ci mise la mano sopra, mentre ritrovava e faceva riascoltare la registrazione. “Il mio giovane collega Matteo è particolarmente dotato-disse lei- ora guardi...” 
Il SYM del ragazzo dalla sua mano si estese al computer e sembrò penetrare all'interno, il giovane tese l'altra mano con la palma aperta e si concentrò. Sul palmo apparve il turbinio della polvere SYM che si unì e consolidò per formare una figura che ruotava e si poteva vedere in tre dimensioni. Era la faccia del dottor Benedetti, in tutti i dettagli. 
“ Una voce, una faccia. Altro che impronta vocale!-Disse Maria Clara- Così si fa prima!” 
“Incredibile.-Disse Paolo- E noi che lo chiamiamo il gioco delle figure di polvere!”
Maria Clara si alzò e si mise ad avvolgere i cavi del computer.
Senza guardare Paolo in faccia gli disse: "Comunque, dottore, ha fatto proprio una bella sparata..”
Sparata?”
Il discorso finale.”
Ah!, guardi che io di solito non faccio così, si immagini che non volevo neanche presenziare al convegno!” 
Come se non lo sentisse la donna continuò, con un sorrisino “Lei è consapevole di essere un anarchico?”
Oh, porca miseria, no! Io non andrei mai a mettere bombe o...”
Non parlo di bombe, dottore.- Maria Clara continuava a riporre materiale ordinatamente dentro una valigetta.-Parlo del significato originario, vero, della parola anarchico. Un uomo che non ha bisogno di essere governato perché ha una legge morale molto salda nel proprio cuore.” 
“Ah.” fece Paolo senza parole.
In sostanza: un uomo libero, se le piace di più. Sono rari, glielo assicuro. Qui alla Chianella un pò meno rari che altrove, lei e il suo amico Guido, la dottoressa M'Baye... siete alcuni esemplari della specie. Sua moglie è certamente un caso a parte. Certo, lei è convinto che il suo lavoro abbia avuto scarso significato, in quest'ospedale perso nella campagna, in “culo al mondo”...” 
Paolo la guardò sbalordito. Erano le sue precise parole. 
“Ma lei che ne sa?” 
“Siamo costretti ad ascoltare- sottolineò la parola- se vogliamo incassare i risultati. Ma il suo lavoro è stato una barriera contro la corruzione, anche se lei non se ne è mai accorto, se era convinto di essere perso in mezzo al mare attaccato ad un tronco o salvagente che sia...Sua figlia le somiglia molto, in questo...”
Conosce mia figlia?”
Ce li saluti tanto, Giulia e Alan...”
E tutti e due strizzarono l'occhio a Paolo, mentre, prese le valigette, uscivano dalla sala. Paolo si riprese dalla sorpresa e disse “Sa che mi ha fatto un regalo bellissimo, oggi?”
La donna non si voltò, alzò una mano in un cenno di saluto e imboccò il corridoio.

A casa, la sera, mentre si apprestavano ad andare a letto, e commentavano la giornata felice appena conclusa, Paolo raccontò a Gigliola della testa del Benedetti apparsa sulla mano del ragazzo. “Un'applicazione incredibile delle figure di polvere! Avevo ragione, bisogna applicare queste nuove abilità! Mi hanno strizzato l'occhio dicendomi di salutare Giulia e Alan: che dici, secondo te avranno contribuito a smascherare il Benedetti? Saranno stati informati dell'operazione?”
Gigliola fece una faccia divertita: " Certo, ci hanno lavorato tanto! Lo sapevo anch'io..”
Come sarebbe a dire? E non mi hai detto niente?”
Perché tutto filasse liscio tu non dovevi essere informato. Ma io ci volevo essere per godermela di persona! Nella speranza che riuscissi a rimanere calmo fino alla fine..”
Per quello ci ha pensato il mio SYM, non faceva che farmi venire in mente immagini di un mare tranquillo, sole, e te in costume da bagno almeno vent'anni fa...e musiche rilassanti, solo che, con tutta quella musica, avevo difficoltà a capire cosa diceva il Benedetti, quando parlava lui. Gli altri no, li capivo benissimo.”
Benedetto SYM.” disse Gigliola.