martedì 7 febbraio 2012

I pettirossi , Adriana Zarri e la neve .









Per tre notti ho dormito a casa della mia suocera . La sera entro al lavoro intorno alle cinque con la proprietaria, che ha le gomme da neve, e fra mezzanotte e l'una usciamo . Le strade erano quasi subito abbastanza pulite, ma nel paesino in cui abitiamo c'è ancora molta neve e ghiaccio.
 Una notte ho preso coraggio per tornare a casa, ma non avevo nulla per togliere lo strato di neve ghiacciata e dura di almeno cinque /sette cm sul parabrezza , così ho rinunciato . L'ho fatto la mattina dopo, di liberare il vetro, solo con mezzi meccanici , un coltello e un falcetto per l'insalata di campo.. Capisco che è strano, ma non c'era altro a disposizione . Pare che ai distributori vendano degli spray che dissipano istantaneamente qualunque strato di ghiaccio ... L'idea non mi piace per niente, chissà che c'è dentro a queste bombolette. Ma si sa che appena c'è una situazione scomoda, l'ecologia  e il rispetto per l'ambiente vanno a farsi benedire e si è disposti , per non turbare il normale andamento della vita , ad inquinare ed usare veleni, con l'alibi del ghiaccio e del freddo. Sono tornata a casa la mattina sul tardi .
Qui continua ad esserci tutta la neve del primo giorno, ed è ancora bianchissima, soffice  e bella . Come mi mancava casa mia , i suoi spazi dove si pensa bene , i suoi colori , la stufa accesa . Mio marito, poveraccio , in questi giorni è stato solo a casa con la febbre alta .
In pizzeria , dopo un paio di serate abbastanza vuote, c'è stata tanta gente .
Ho cominciato, Duck, a leggere "Un eremo non è un guscio di lumaca ", di Adriana Zarri , come mi ci ritrovo!






Davanti al finestrone di cucina da quando c'è la neve vengono i pettirossi , soprattutto loro insieme a qualche altro uccellino di più difficile identificazione, forse sono cince . E naturalmente devono esserci dei passerotti, ma la scena è dei pettirossi . Mauro, dietro ai vetri, ha fatto qualche bella foto . I gatti , vedendo gli ospiti pennuti zampettare graziosi fuori dalla finestra, subito vogliono uscire . L'inverno profondo, come ora , fa diventare la vita piccola piccola , fatta solo di legna da portar dentro, cenere da portar fuori , gatti sulle sedie e sulle poltrone , il cane che dorme in casa e di notte si raccoglie il tappeto intorno e fa il nido . Pulizie, cibo da cucinare, niente acqua calda perché un tubicino è ghiacciato e speriamo non si sia spaccato. Per ora niente lavatrice, non voglio mettere in casa anche i panni ad asciugare, che poi l'umidità se ne va negli angoli lontani, diventa condensa e poi muffa . Questa vita, a parte il lavoro nelle ore serali, è un pò come un eremo e non mi dispiace affatto . Adriana Zarri  lo cercò, l'eremo, e lo scelse. Io credo di averlo vissuto da tanti anni in modo meno consapevole, la solitudine a volte mi pesa e mi spaventa , spesso mi ci sento come un pesce nell'acqua , ma continuo a desiderare la compagnia degli umani, però con regole che piacciono a me, di ascolto , di attenzione , di spazi di silenzio . A proposito di rapporti di amicizia, con il ghiaccio la mia amica Antoinette è caduta e si è rotta un osso della mano , l'hanno ingessata .



 Dice Adriana Zarri:


A questo mondo disumano, fatto di direttive e di  risultati tangibili , distribuiamo sorrisi, fiori, baci, gatti, musica, sogni, preghiere, gratuità. Questo è il maggiore affronto, la controcultura più profonda.


Riguardo alla preghiera:


Non cambiate le carte in tavola con discorsi tipo "chi lavora prega". Chi lavora lavora, anche se la preghiera, essendo uno stato più che un'occupazione , si può depositare sul lavoro e far corpo con esso .






Riguardo al silenzio :                                                         
Neanche la musica lo rompe: lo rivela; perché il silenzio è come il bianco: non è un'assenza di colore: è la somma di tutti i colori , riassunti e unificati, quasi messi a tacere nella candidezza. Così il silenzio contiene ogni possibile parola.




Gli animali di casa e intorno a casa :


I profeti parlano dell'escatologia in termini di amicizia degli animali fra loro e fra gli animali e l'uomo. Ed ecco Selù (la gatta) che si fa anch'essa un piccolo simbolo, un piccolo segno, un piccolo anticipo di quel mondo futuro e già iniziato.

Credo che tutti quelli che vivono con bestiole domestiche e selvatiche  sentono il legame dell'anima con loro così forte che li porta a dire cose come quelle qui sopra di Adriana .

Per oggi vi lascio con questi pensieri dell'Adriana Zarri, ne posterò degli altri , man mano che leggo "Un eremo non è un guscio di lumaca" . Per ora sono intorno a pagina 60.

giovedì 2 febbraio 2012

Bollettino della neve .















Aggiornamento sulla neve : è alta , molto alta . Poco fa ho sentito miagolare forte , un richiamo non proprio disperato, ma quasi . Sono uscita in pigiama e giacca a vento, affondando oltre il ginocchio e la neve è entrata dentro gli stivali di gomma . La Holly non cammina , ma salta soltanto.la neve le arriva oltre il petto . Siamo arrivate alla rete, io e lei , Roger era al di là e non riusciva a trovare nessuno dei varchi da cui di solito passa. Roger è un gatto nero, fratello di Orazio . Roger è nervoso e ha un miagolio forte e sonoro, Orazio è placido e miagola come un gattino. Sono i primi gatti maschi che facciamo sterilizzare, per non perderli. Soffrii troppo quando morì il gatto Sandro, che era eccezionalmente dotato per i rapporti con gli umani, e volevo far di tutto per non perdere altri animali. Sulla sterilizzazione dei gatti ci sarebbe molto da dire, ma per questi due ormai è fatta . Sono diventati due gattoni, dopo il fattaccio del taglio dei cosiddetti . Tutti e due, se sono felici , mentre li accarezziamo sbavano goccioloni di saliva limpida. Per fortuna è limpida! Comunque sono riuscita a liberare dalla neve la rete in basso, in un punto che lui mi ha indicato tentando di infilarci il muso, ed è passato. Era da ieri che non tornava in casa , ed eravamo preoccupati. L'ho preso in collo, ora è difficile anche per loro passare , affondano , non hanno le racchette alle zampe ! Mi chiedo come faranno tutti gli animali dei boschi . I gatti sono in casa tutti e cinque . Ogni tanto li facciamo uscire . La loro convivenza è difficile, mai avuti dei gatti che leticano così ! Soprattutto l'ultima, la Pipa codastorta , che è un mezzo gatto come dimensioni pur essendo adulta, non va d'accordo con nessuno, moderatamente solo con Orazio , mentre con la Gwendy è una guerra continua , la Guendalina le da la caccia . Questa cosa, che vengano in casa a leticare, mi da ai nervi .

mercoledì 1 febbraio 2012

Esagerati, per un pò di neve !



Avevano annunciato la neve da alcuni giorni e io, ieri pomeriggio, ero preoccupata soprattutto di non arrivare al lavoro in tempo, e poi, una volta finito il lavoro, di non riuscire a tornare a casa in macchina. Così sono partita  appena ho visto scendere i primi fiocchi , piccoli e radi , e alle 16 ero già in città. Poi ho chiesto a mia figlia di accompagnarmi al lavoro e tenersi la macchina e a mezzanotte la mia nuova datrice di lavoro mi ha accompagnato dalla mia suocera, dove stanno da un pò le mie figliole. A mezzanotte e un quarto ho suonato il campanello, a terra c'era poca neve , ma già si respirava meglio , l'aria era più pulita. La mia suocera è venuta alla porta in camicia da notte, le mie figliole mi hanno "fatto posto" , una mi ha ceduto il letto per dormire  sul divano , la mia suocera ha trovato delle coperte e un lenzuolo, e abbiamo rifatto il letto. Ero stanca morta . La nonna era sorridente e eccitata, le piace quando arriva gente, anche così tardi nella notte, le ho detto che la sua è una casa accogliente e la mia figlia più piccola ha esclamato " Nonna , qui è sempre rumba!"
Siamo state  un pò sedute a chiacchierare, e intanto passava nella strada lo spazzaneve, la mia figlia più piccola saltava su per vederlo dalla finestra e ci siamo ricordate di quando da piccola gridava per essere sollevata e vedere il camion della spazzatura, che le piaceva tanto . Ci ha spiegato che le piaceva soprattutto il fatto che sollevasse i bidoni e scaraventasse il contenuto nella propria pancia , la affascinava la confusione e lo sbatacchiamento, così come le pare interessante, adesso, il camion dell'autospurgo, con quei grossi tubi che ingoiano i liquidi , sì , ha detto la sua sorella, ma dal puzzo non ci si sta vicino.


Siamo andate a dormire e mia figlia  più piccola mi ha raccontato un pò di cose successe in questi giorni, ma dovevo stare attenta a come mi muovevo sul letto, le reti sono vecchie e morbide e io rischiavo di cadere di sotto ogni volta che mi giravo, mentre il mio letto di casa è rigido e affidabile. Mi aveva detto di chiudere bene la porta che la nonna russa forte, sennò non si dorme. Mi svegliavo ogni tanto e sentivo un ronfare profondo . La mattina presto il signore del piano di sopra parlava con la moglie a voce altissima , immaginate che i puntini siano molte parole che non capivo :" ......84 anni!....rincoglionito, ma io non sono mica..... " Ha berciato parecchio, con esclamazioni e qualche parolaccia, almeno fino alle otto . Mi sono alzata e la mia figlia grande era già al computer, sta lavorando per un'imprenditrice orafa che le fa scrivere e mail in inglese o fare delle telefonate nella stessa lingua. Pagata poco e impegnata per molto tempo : è un lavoro che le è capitato per caso , ma ha a che fare perfino con l'intermediario di una principessa araba che compra ad Arezzo molte catene d'oro, e questo dev'essere per forza divertente . Fuori, per le strade di città,  era già tutto bianco.Tanto c'ero ho spazzato la camera delle ragazze, rifatto i letti e mi sono occupata di alcune cose sospese.  Ha chiamato mio marito e ha detto che non mi azzardassi a tornare a casa, ci sono 40 cm di neve, ha detto, ma io non resistevo, volevo tornare a casa mia, il pensiero di dormire di nuovo nel letto ondeggiante e la sveglia del piano di sopra non mi attiravano affatto, e poi  oggi è il giorno di riposo settimanale . Così mi sono messa in viaggio, a piedi, perché con la macchina non era proprio il caso . Sono andata alla stazione a prendere il trenino per la Val di Chiana, ormai era già mezzogiorno, e di solito i treni per gli studenti sono garantiti.






Sono passata a salutare la Marcella , un'amica rumena  che è venuta per lavorare d'inverno ad Arezzo in un hotel , lasciando ancora una volta a casa la famiglia, il marito e la figlia. Il trenino è arrivato in orario, ma è partito dopo mezz'ora . Pian piano, scivolando sui  binari coperti di neve, siamo arrivati alla mia fermata . Scendendo sono rimasta sorpresa, sono affondata nella neve soffice fin quasi al ginocchio . Dire 40 cm di neve e doverci camminare in mezzo sono cose diverse. La strada era abbastanza libera e mi sono messa a marciare di buon passo, sotto il cielo grigio . Dal nord arrivavano folate di vento gelido che sollevava l'ultima neve fine , in una tormenta insolita per questi posti . Le mani, che reggevano a turno l'ombrello, hanno cominciato a dolermi. Ho accelerato il passo per non sentire freddo. Sul manto bianco al lato della strada il vento aveva formato i disegni che si vedono sulle dune  dei deserti o sulle spiagge . Poi è uscito il sole e tutto è diventato più bello. Passavano delle auto, ma non si è fermato un cane per offrirmi un passaggio. Sono arrivata casa alle tre e mezzo. Non riuscivo neanche ad aprire il cancello per la neve accumulata .Ora vediamo se gli olivi sopravvivono e quanto ci vorrà per tornare alla normalità.

martedì 31 gennaio 2012

Viaggio all'est

Ormai che ci sono racconterò ancora un pò di cose su quel viaggio di una settimana, in pulman , Polonia  Ungheria. Auschwitz fu solo una tappa , rimango dell'idea che in un posto così si dovrebbe andare come in pellegrinaggio, in un viaggio interiore, e non un pezzo di un itinerario .
Auschwitz allora veniva conservato dai polacchi così com'era stato, solo tenuto  pulito . In giro per il paese c'erano pochi soldi e poche merci e conservare Auschwitz forse poteva essere un lusso, ma lo facevano, era un atto di Civiltà . Pare che i tedeschi già negassero alcune memorie, e alcuni lager li avessero già fisicamente cancellati . D'altra parte è diverso vivere certe storie da protagonisti o subirle, come è diverso il senso di colpa dalla rivendicazione del dolore .
I forni crematori erano ancora affumicati , si doveva sentire  l'odore , ad avvicinarsi . C'erano queste stanze impossibili , dove ogni oggetto ammucchiato alla rinfusa era appartenuto ad una vita buttata via . Si erano ingegnati gli assassini e pianificando lo sterminio avevano cercato di fare qualcosa con gli oggetti e perfino con i corpi, uccidere tanta gente senza farne niente, di loro e dei loro averi , impossibile!, avevano fatto anche del sapone. Quelli nelle stanze erano i resti inutilizzati.  La banalità del male, appunto. Uscimmo dalla visita ad Auschwitz come se ci avessero preso a schiaffi in faccia, inebetiti, ma poi il resto del viaggio fu di tutt'altro tenore.
Camminammo per Cracovia di giorno e di notte . Di giorno ricordo un negozio di frutta e verdura che aveva in vetrina, come fosse la merce migliore esposta , un gran mucchio di meline rinsecchite, che qui sarebbero state considerate di seconda scelta o destinate agli animali . C'era molta povertà.
 Entrammo nella cattedrale . Giovanni Paolo Secondo era Papa da qualche anno e proveniva da lì, era cresciuto anche fra quelle strade e aveva pregato in quella grande chiesa oscura , poco illuminata, una cattedrale orientale con molte icone . Alle pareti luccicavano moltissimi  ex voto, tappezzavano i muri,  venivano continuamente attaccati per chiedere o ringraziare, cuori gambe e bambini di latta brillante . Tutto mi diede l'idea di un sentimento religioso cupo e pesantissimo, diverso da quell'aria felice , controversa, ma libera che respiravo nelle nostre chiese in quegli anni.
Mi chiesi se quel sacerdote polacco poteva essere un buon Papa per il resto del mondo, oltre che per i suoi conterranei, se non rappresentasse una specie di controriforma, una risposta di chiusura al Concilio Vaticano Secondo.
Per le strade, di notte, giravano ubriachi silenziosi in bicicletta o a piedi , sbandavano o cadevano a terra,  immagine di una solitaria disperazione, bastonati o portati via da solerti e silenziosi poliziotti .Una sera andammo a cena in un locale con spettacolo: la cena era abbondante e per noi molto a buon mercato, il piatto forte erano delle scaloppine ai funghi. Ricordo sempre qualcosa del cibo, perché mi piace molto mangiare .

Lo spettacolo era una ragazza molto bella,  languida  e fredda, che si spogliava , aveva un piccolo costume luccicante . Ero imbarazzata , non avevo mai assistito ad una cosa simile e potendo scegliere non l'avrei fatto neanche quella sera . C'era nel locale un brusio diverso dal chiasso assordante dei nostri locali . Ad un certo punto, durante lo spogliarello, qualcuno mosse bruscamente tavoli e sedie e si capì che era in corso una rissa, silenziosa anche quella , a parte il rumore degli oggetti spostati con violenza. Fu subito sedata . Ci rimase l'impressione di un popolo molto compresso, violento e triste , che poteva esplodere da un momento all'altro. L'Ungheria, al confronto, fu banale e da cartolina , ricordo quasi niente , una sfilata del Primo Maggio, celebrativa, piena di gente , ma per me insignificante . Una cena , con un piatto di goulash e  due persone che suonavano il violino fra i tavoli , una musica da zingari meravigliosa. E la visione di Budapest lungo il Danubio .

sabato 28 gennaio 2012

Viaggio ad Auschwitz.

Tanti anni fa, forse il 1978 , a primavera, ci fu occasione di fare un viaggio di una settimana in Polonia e Ungheria,  di sette giorni, organizzato dall'allora Partito Comunista di Arezzo . Costava pochissimo, i miei genitori me lo pagarono, stavo ancora in casa con loro . Partimmo in un grosso autobus, eravamo un gruppone composito e molto assortito, dalle varie sezioni del partito erano arrivate persone di tutte le estrazioni sociali e alcuni simpatizzanti e aggregati . Io non ero comunista, facevo parte dei simpatizzanti  . Mi erano estranee certe forme dei rapporti umani , certi linguaggi che loro usavano fra di sè , e mi guardavano un pò storta , diffidenti, come sono  quelli che appartengono ad un gruppo più o meno chiuso con gli esterni . Fui assimilata velocemente . Nell'autobus circolavano storielle vere da morir dal ridere, come quella di uno che era andato col Partito in Russia, il viaggio della vita per un comunista i quei tempi, un pellegrinaggio. C'erano andati in aereo e quando l'apparecchio si era alzato da terra c'erano stati parecchi sobbalzi per i vuoti d'aria . Quest'uomo, che veniva dalla campagna della Val di Chiana , aveva esclamato " Dio bono, che via ghiavottolosa!" Intendendo che ci doveva essere di molta ghiaia in terra per far saltare così l'aereo, peccato che erano già per aria.
Viaggiammo in quell'autobus per una notte e un giorno intero, arrivammo la notte del giorno dopo, avevo preso la forma del seggiolino e non riuscivo quasi a camminare dritta . Ad aspettarci c'era una cena tardiva composta da un quarto di pollo (la coscia) che non si capiva come era stato cotto, se arrosto o lesso, freddo ma buono, del pane nero , ma proprio nero, di segale con  molti semi di lino e sesamo, e un dolce con una crema di burro . Un mangiare estraneo e frugale, per me interessante. Andammo a dormire in camerate con letti a castello di metallo e le coperte infilate in dei sacchi con un buco in mezzo ,  un copripiumone molto semplice e spartano . I bagni , a parte il gabinetto , erano collettivi , ci si lavava davanti a tutti, separati i maschi dalle femmine. Quando arrivammo  fu chiesto di formare dei gruppi, con chi volevamo andare a dormire ? C'erano due ragazzi che si erano sposati da pochissimo, si chiamavano Ciofini e Padelli , la ragazza alzò la mano e gridò "Io col Ciofini ! Voglio andare a letto col Ciofini!" che era il suo marito.  Il Ciofini sorrideva felice e imbarazzato .Mi fece ridere tanto anche lei. Li ho rivisti  il matrimonio ha funzionato bene, sono sempre sposati.

Eravamo a Cracovia. Di quel viaggio mi rimasero alcune cose , ma oggi, per brevità, che devo andare al lavoro, vorrei citarne due . La prima erano dei banchini al mercato poverissimo che si svolgeva la mattina nella piazza immensa della città, una delle più grandi del mondo, dicevano. Erano banchi che vendevano mazzolini di fiori incartati in carta marrone del tipo di quella usata dai macellai . I mazzolini erano incantevoli, composti di anemoni , trollius (come dei grossi botton d'oro ) bulbose, tutti fiori nei toni del giallo, tenue e acceso, e del bordeau . La cosa più bella vista a Cracovia in quei giorni che precedevano il Primo maggio .

La seconda cosa che mi è rimasta è la visita ad Auschwitz. Parlarne non è facile . Ad Auschwitz dovrebbero andarci tutti, almeno uno per famiglia, per raccontarlo . Il luogo è brutto e il cielo quel giorno era grigio, come dovrebbe essere sempre il cielo in un posto così . Penso che il cielo ad Auschwitz non dovrebbe essere azzurro, mai. La guida era un omone con un basco in testa, che parlava bene italiano . Una guida per l'inferno, per vederlo dopo che i diavoli erano andati via, c'era rimasto il fantasma . Ad Auschwitz ci sono delle stanze divise in due da grande vetri o separazioni d'altro genere, da una parte passano i visitatori, dall'altra ci sono delle cose in gran quantità, separate per generi . Una stanza contiene occhiali , un'altra stampelle e sussidi per camminare di vario tipo , un'altra scarpe .
Ho sentito l'intervista ad un ragazzo che aveva visitato il luogo in questi giorni e gli erano rimaste in mente le scarpe . Tante scarpe , per tanta gente che era morta lì . A me mi fecero impressione i capelli , una stanza piena di capelli . In realtà era tutto molto impressionante , e ti trovavi a piangere lacrime di pena infinita, che sgorgava dal cuore. Era scioccante ciò che sapevo già, che le persone venivano considerate numeri o oggetti , separate da tutto ciò che persone le rendeva , perfino i capelli . Tutto veniva ammucchiato e catalogato, senza più considerare il pianto e il dolore di chi aveva posseduto e usato quelle cose , tutto finiva in freddi registri e anonimi magazzini. Era scioccante anche la guida , che si era assunta il compito ingrato di passare molte volte al giorno, per quanti giorni al mese , per quanti giorni in un anno ? a ricordare numeri e dati ad un pubblico agghiacciato, senza commenti; tutto si commentava da solo .
L'uomo col basco lo ricorderò finché campo , lui e la sua opera di pietà così pesante , che lo portava in contatto col fantasma del demone orrendo che assedia il cuore degli uomini , perché non si dimentichi mai .

mercoledì 25 gennaio 2012

25 gennaio

Riprendo a funzionare , dopo tanti giorni di chiusura assoluta . Me ne accorgo perché ricomincio a pensare e ad aver voglia di scrivere e fissare i pensieri . Comincio ad adattarmi al lavoro , che è piuttosto pesante . Mi rendo conto che ancora non mi conosco bene . Alla fine ciò che mi ha fatto tanta fatica in questi primi giorni è stato soprattutto ripercorrere le stesse difficoltà, già note e già vissute in passato , ed entrare in una nuova comunità umana .

Quanto al primo punto è come dover passare da un collo di imbuto, che è l'immagine che sempre mi viene davanti alle difficoltà : se vuoi arrivare a quella cosa, o devi per forza arrivarci , non puoi far altro che passar di lì, ma sai bene che il collo dell'imbuto è stretto e scomodo e ti strapazza parecchio.  Si dovrebbe poter spegnere il cervello e basta .

Per il secondo punto, la nuova comunità umana , credo si tratti di una mia ipersensibilità , che continuo ad ignorare e che invece dovrei considerare attentamente . Quando si comincia un lavoro nuovo e si entra in contatto con persone sconosciute, i primi giorni sono pieni di informazioni che solo in minima parte arrivano attraverso le parole: è quasi tutto linguaggio del corpo e linguaggio dell'anima , da imparare ad interpretare . Arrivano correnti di emozioni inimmaginate, molti dolori vecchi e stratificati che sono diventati perfino posizioni e posture , sono rischiosi i primi giorni , perché si può entrare nell'ambiente nuovo senza capire, con gesti inappropriati . Non solo, queste correnti di emozioni mi invadono e mi turbano e c'è poco da fare . Sento arrivare tante cose diverse, l'amarezza e la sicurezza acquisita da una donna che ha imparato a fondarsi solo in  se stessa e si trova sola , con i figli entrambi lontani e il marito ora assente . Sento la piccola vita di un ragazzo che fa il cameriere come secondo mestiere e lavora molte ore al giorno, molto più del normale, per dare una vita migliore ai bambini piccoli e alla moglie. Sento la durezza di un'altra donna che è tornata a fare la cameriera perché la fabbrica ha chiuso e di giorno fa anche lei un altro lavoro... tutti duri , tutti che difenderebbero col coltello in mano quello che hanno e tutti teneri dentro, vulnerabili.

Comunque mi sto adattando , di nuovo, per l'ennesima volta e tento di abbandonarmi all'onda della vita, senza smettere di desiderare qualcosa di meglio. Dicono che si deve smettere anche di desiderare , ma a questo no, non posso rinunciare.
Oggi una poesia di Emily Dickinson , che mi piace molto.



Ci sono cose che volano
uccelli ore calabroni
ma di loro non m'importa.

Ci sono cose che restano
il dolore, le colline, l' eternità.
Neanche di loro m'interessa.

Ci sono cose che , riposando, rinascono.
Posso spiegarmi il cielo?
Immobile, dentro le cose, il mistero.

Trovare il tempo , in sé , per riposare , senza essere inseguiti da se stessi e dal giudice severo che ci abita , per rinascere .
Intanto la mia figlia più piccola ha dato in questi giorni tre esami all'Università e ad uno ha preso trenta . Ora vola verso la laurea , almeno sembra che voli. La mano di Dio sul suo capo.
In giardino il piccolo sterpo di calicanto, che in estate sopravvive con tanta fatica è pieno di fiori profumati ed è in fiore anche l'elleboro bianco.

sabato 21 gennaio 2012

Nuovo lavoro.

Sentivo alla radio che le lacrime, per chi le vede, sono irritanti .Pare che un uomo che vede la sua compagna piangere non si commuova, ma invece si scocci .  In effetti capita anche a me di irritarmi alla vista di qualcuno che piange, salvo eccezioni . Per esempio sono una di quelli che si è commossa a vedere la ministra Fornero piangere . Ma poi spesso penso che un adulto che piange dovrebbe tenere per se quell'emozione che esce esposta a tutti, che appare patetica. In questi giorni ho pianto parecchie volte, cercando di farlo da sola, convinta che le lacrime in una donna della mia età siano molto sgradevoli. E' l'età della vita che dovresti essere diventata forte, quasi inattaccabile, sicura, per l'esperienza accumulata, e non fare più scelte pesanti o insopportabili, ma solo scelte giuste, convenienti e adatte alla tua condizione .

Che è successo . E' successo che una mia vecchia amica mi ha trovato un lavoro . Che fortuna, direte !
 Si trattava di provare, come sempre il primo mese è di prova, per me e per loro che mi assumono, ma  la prova è più decisiva di altre volte : all'età che ho raggiunto, che è quella che le donne stavano per andare in pensione, poco tempo fa, ricomincio daccapo un'altra volta . Non è un lavoro difficile, si tratta di resistenza fisica e velocità, nella cucina di una pizzeria che resiste alla crisi.
Non è neanche un lavoro bello, ma quante volte ho accettato un lavoro che pareva bello e poi era governato da gente inesperta che presto è andata a gambe all'aria?
Per certi aspetti questo è un lavoro ideale .
Per altri c'è una voce in me che dice che sarebbe l'ora di realizzarsi un pò, nel lavoro, di tirar fuori i talenti e non è quello il posto. Che se non lo faccio ora di realizzare i talenti non lo farò più. E che ho fatto un liceo per finire così.
 Ma poi c'è la questione dei soldi e della pensione. Grazie al fatto che per alcuni periodi ho lavorato in nero (c'era solo quello) mi mancano ancora degli anni per raggiungere i contributi necessari alla pensione minima . Inoltre lo stipendio fa la differenza .

Ne parlavo con un'amica che  lavora da anni ed ha uno stipendio ottimo. Lavora anche il marito come libero professionista , ma non riesce a farsi pagare, se non con un fortissimo ritardo, ormai "spera" soltanto di avere i suoi soldi. Nel suo settore il lavoro è calato a picco. Lo stipendio della mia amica è diventato quello con cui  vive la famiglia  e questo ha cambiato i "pesi". La mia amica si sente quasi capofamiglia, o almeno ha acquistato autorevolezza ed è più libera delle proprie scelte . Non fraintendetemi, non ci sono liti, si vogliono bene e vanno d'accordo , ma il peso economico incide tanto sulla famiglia. Ora è il marito, caro amico anche lui, a sentirsi a volte di peso, ad avere dubbi sul proprio ruolo, a intristire, e lei può far poco per aiutarlo.
Per un uomo allevato come lui perdere la guida economica della famiglia ha forti conseguenze , e ragionarci sopra è utile solo fino ad un certo punto.

Ho raccontato la loro vicenda di questi giorni per  dire come anche per me uno stipendio significhi maggiore peso nella nostra famiglia e una certa quota di libertà. Libertà di fare cose minime, perché lavorando così le serate sono tutte occupate tranne una e anche le energie sono abbastanza assorbite . Ma con uno stipendio solo diventava difficile fare anche il necessario .
Mi rendo conto che uso questo spazio come un confessionale, ma sono certa che alcuni leggendo si ritroveranno e potranno usare i miei "pensamenti".

Si ragiona e si prende distanza dalla propria realtà, si osserva e sembra di essersi pacificati . Invece non posso descrivere il timor panico che mi prende la sera quando devo partire per il lavoro . E' lì che sento di essere divisa : c'è quella che ragiona e guida la macchina e mi porta sul posto, c'è quella che intanto urla la sua paura e non se la sa spiegare e quando deve realizzare un piatto, banale e fatto mille volte in casa e nei vari lavori, non riesce ad attivare il cervello, lo spegne proprio . Quella razionale si arrabbia, perché si accorge che la situazione le è sfuggita di mano, chiama  quell'altra che  piange impaurita in un cantuccio della mente, e le dice che deve venire a finire il suo lavoro... Un manicomio in testa .

 Avrei bisogno di nuovo di qualche colloquio con uno psicoterapeuta, ma vi pare che con uno stipendio da cuoca me lo possa permettere ? E poi quando ? Nel giorno libero ?
E prima ancora di aver riscosso il primo mese?  Un pò mi vien da ridere .Questa situazione è stata pesantissima per parecchi giorni, ora si alleggerisce appena, ma solo perché ci faccio un pochino l'abitudine .
Invece dovrei rilassarmi, rompere la tensione e accettare il cambiamento con elasticità e con adesione.
 Certo un chiarimento profondo sarebbe utile. Sarebbe utile far tacere le mie varie parti e far funzionare solo cervello e corpo, ripetendo che sono stata fortunata ad avere un'altra chance , alla mia età  . Sarebbe utile smettere di chiedersi perché non mi è mai capitato, o non mi sono mai concessa di fare uno di quei comodi lavori di segreteria o che cavolo d'altro e perché , all'inizio, nonostante il bel libretto dell'Università , non ho raggiunto la laurea.

Per fortuna che ogni tanto arriva un segnale, il biglietto di un'amica che parla della felicità , ancora e sempre , la telefonata di un'altra e il cuore si scalda . Grazie per avermi ascoltato  e per l'amicizia che sento via Net .