venerdì 21 agosto 2015

Incontro notturno, violento e molto ravvicinato con un cinghiale


La notte scorsa ho investito un cinghiale. Penserete che sia successo qua in campagna, per una di queste strade secondarie con i campi o il bosco intorno. No. 
Uscivo tardi dalla pizzeria, era quasi l'una e percorrevo un viale di città dove di sabato c'è il mercato della frutta e dei fiori. Io non corro mai e forse potevo andare ad una velocità di sessanta chilometri l'ora, più o meno. Non l'ho visto arrivare, mi sono resa conto che NON SI VEDONO e te li trovi fra le ruote. C'è stato un urto forte e la sensazione di trascinare e far rotolare qualcosa o qualcuno... neanche il tempo di aver paura che ho visto un animale rotolare davvero dall'altra parte del viale, chiaro alla luce dei fari. Per prima cosa mi è venuto in mente il mio caro cane Chicco, morto nel 2010, e non poteva essere lui; poi il cane della signora con cui lavoro che, uscendo dalla pizzeria, lo porta proprio a quell'ora a fare la pipì. "Ho investito il cane della Giusi!" Poi la mia mente ha finalmente smesso di interpretare e ho visto che era un grosso cinghiale che avevo urtato con violenza e  fatto rotolare lontano. Ero ferma e non potevo neanche scendere dalla macchina e andare a vedere come stava, magari mi mordeva.  Intanto quello si è rialzato, non so con quanto dolore addosso, ed è sparito nel buio oltre il fascio di luce dei lampioni. Non so dire com'ero, non tanto spaventata, è stata una cosa di pochi attimi, anche se lì per lì sembrava un tempo sospeso e lunghissimo, ma impressionata sì, parecchio. Ho cercato di ripartire e non mi entrava la marcia. Poi sono partita e solo dopo un pò mi è venuto da piangere, per quella bestiona travolta e non so quanto danneggiata. E' vero, ce ne sono troppi, vengono fino in città e qualcun altro direbbe "Bene! Lo dovevi ammazzare!" Conosco gente che fa questo genere di discorsi. Ma una creatura è una creatura e mi sono sentita molto male per questo incidente. Molti anni fa, questa cosa l'ho già scritta, dissi in un incontro pubblico che si doveva ribaltare  il concetto di parco naturale, o area protetta: si dovevano chiudere gli uomini, che producono tanti danni, nelle loro aree protette, che sono le città, e lasciare il resto alle altre creature. 
Per questo Enrico Valentini mi disse che ero una verde komeinista.
Mi viene ancora un sorriso e un pensiero affettuoso per Enrico.
Ecco che ci siamo arrivati : abbiamo la fauna selvatica fino in città con tutte le conseguenze del caso. E fra poco Mauro andrà a vedere se non si è danneggiata l'auto.

mercoledì 22 luglio 2015

Calore

Siamo stati qualche giorno in Trentino, ma ne parlerò un'altra volta, quando Mauro avrà sistemato le foto in modo che io possa mostrarle. Faceva tanto caldo anche lì, a paragone degli altri anni, ma i boschi erano freschi e ombrosi, i sentieri bordati di fiori e niente di paragonabile al calore e al secco del mio giardino, poverino. Le ragazze in nostra assenza hanno annaffiato e le piante sono sopravvissute quasi tutte, ma è mera sopravvivenza. L'unica pianta che proprio se la gode, piuttosto indifferente al clima, è l'echinops ritro, o echinops bannaticus, che io chiamo le palline blu. Stamani presto, mentre annaffiavo, ho visto che stava proprio bene, visitata da tanti impollinatori. Il fiore è blu, ma le api avevano le borse  delle zampe posteriori cariche di un polline giallo chiarissimo.  Siamo ormai al 22 luglio, quando ero bambina dicevano che Sant'Anna, il 26, portava sempre un'acquazzone che spezzava l'estate e permetteva di arrivare meglio al solleone. Chissà se Sant'Anna ci guarderà quest'anno? Mi raccomando, Sant'Anna, si sa che ci sono tante cose più importanti, ma anche i giardini, i boschi, gli oliveti e gli animali che li abitano sono creature e ora avrebbero proprio bisogno di acqua e un pò di fresco. Con questo caldo le piante esprimono altri aspetti della loro personalità. Le buddleie sono enormi e assetate, hanno l'aspetto di belve in gabbia. I ceanothus, che a primavera sono palle ricurve, ora sono scarichi di fiori e umidità e tutti sollevati da terra... sembrano quasi qualcos'altro. Mi torna in mente "La mia Africa", in un brano Karen Blixen dice che le rondini, che noi in Europa consideriamo un simbolo della famiglia, con i loro nidi e il nutrimento che portano ai piccoli con i becchi spalancati, in Africa vivono in gruppi e in totale libertà dai vincoli familiari, in stormi quasi aggressivi: ecco che fa il calore africano! Cambia anche le rondini!
La rosa Pierre de Ronsard ha fiorito di nuovo, ma sotto la vampa del sole le rose ingrigiscono subito. Il giardino è pieno di secco nonostante l'avessi pulito prima di partire.  Quando si annaffia ci si deve coprire di repellente per le zanzare che non serve quasi a niente. Mauro è convinto che le attira. Io mi sto squagliando anche in casa e di notte dormo immersa nel mio sudore. Ma si può? Si può, purtroppo si può. Stasera sono previsti temporali, speriamo non ci porti via la grandine. Sabato torno al lavoro. Mi preoccupa parecchio lavorare in cucina con questo caldo.

domenica 12 luglio 2015

Sergio e Margherita

Abbiamo un amico, Sergio, che ha la passione dei motori. Come tutte le storie umane ha degli aspetti contraddittori e sono quelli che fanno sorridere. Sergio e sua moglie, la Margherita, dopo sposati hanno aderito, come laici, ad una specie di ordine religioso, non saprei come chiamarlo altrimenti,  e ora vivono nella foresteria di un convento e si occupano dell'accoglienza. Sergio non lo vedo da anni, benché abitino non tanto lontano da qui. La Margherita, l'ultima volta che l'ho vista, mi ha lasciato una magnifica impressione, quelle impressioni di un attimo, quando cogli quasi solo l'essenziale ed è un senso di pienezza, di pace e di maturità che configura una bellezza profonda e conquistata.  Proprio così. 
Sergio aveva la passione dei motori fino da ragazzino e con mio marito, ragazzo anche lui, modificavano i motori dei motorini e delle moto, li "truccavano", ma loro dicevano che li allargavano. Sergio ha un temperamento collerico, di quelli che prendono fuoco in un attimo, ha anche i capelli rossi, e quando non gli riusciva di svitare un bullone o ottenere il risultato che voleva, prendeva a martellate il motore su cui stava lavorando. Questa cosa la faceva anche una delle mie figliole da piccola, quando non le riusciva di far funzionare un giocattolo meccanico, si arrabbiava subito e lo sbatteva forte per terra. Ogni volta che Mauro racconta di Sergio ride e poi piange dal ridere. Dice che era come un piccolo dio Thor arrabbiato. La nonna di Sergio, a sentire tutte quelle botte e quel fragore metallico, arrivava piagnucolando a vedere che succedeva e Sergino la mandava via imprecando. Ora capite che fa ridere uno che, tanti anni fa, mandava via la nonna bestemmiando e ora vive nella foresteria di un convento e in sagrestia tiene la moto, nascosta, si fa per dire, sotto un panno. Ogni tanto fa un giro o un vero viaggio, pare che sia stato a Santiago di Compostela, ma siccome era in moto, ci ha messo pochissimo a fare il tragitto e non si capisce che l'abbia fatto a fare. Una volta Mauro gli ha chiesto che c'entra la moto con la chiesa e con Dio, insomma con la vita che si è scelto, e Sergio ha detto che anche nei motori c'è Dio.
E' così, è una storia che avevo già raccontato tanto tempo fa, ma ora mi torna in mente. Gli uomini sono animali, gli animali sono parte della natura, natura anche loro; questa natura, per chi crede, proviene da Dio, Dio quindi pervade ogni attività umana, anche quelle che sembrano più lontane da Lui, e, per Sergio, Dio è nei motori, nello smontaggio e rimontaggio delle macchine. Nell'attenzione amorosa con cui ci si dispone al lavoro c'è Dio. 
Leggere "lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta".
Per me questo succede col giardino. E anche con altre cose. 

Ciao Sergio e ciao Margherita.

lunedì 25 maggio 2015

Giardini d'autore 2



faceva molto freddo....








queste bestioline di metallo riciclato sono la mia passione....






....  ma naturalmente preferisco le bestiole in carne ed ossa: questa ragazza e il suo gufo non sono una meraviglia?




domenica 24 maggio 2015

Colori a Riccione

Villa Lodi Da Fé


A primavera siamo stati a Riccione ad una piccola mostra di giardinaggio che si chiama "Giardini d'autore", molto bellina!, che si tiene nel giardino di una di quelle ville graziose tipiche dei posti di mare, "Villa Lodi Da Fé", dove le famiglie ricche passavano la Villeggiatura. Mauro ha fatto delle foto così belle e colorate che ho deciso di postarle anche se non sono proprio di stagione.


qui vedete il fotografo


un bel signore ...


...camelie...


l'associazione di cui fa parte la Loretta del Roseto in via Cerreto....


Bellissima!


colori freddi...

primule assortite del vivaio La Montà....

il mago di Oz...







mercoledì 20 maggio 2015

la particella di Dio

Tempo fa, di mercoledì, tutto ciò che è interessante per me deve avvenire di mercoledì, il mio giorno libero, ho visto un film sulla Effe, "la particella di Dio", che racconta del grande lavoro di scoperta del bosone di Higgs. E' un ibrido fra un vero film e un documentario e consiglio di vederlo. Proverò a dire alcune cose, anche se ho capito proprio poco, ma mi ha provocato una lunga catena di pensieri che continua ancora. 
Il bosone di Higgs è una particella , di cui si ipotizza l'esistenza, che sta al centro di un modello detto il Modello Standard, che tenta di spiegare l'intera realtà. La sua centralità in questo modello teorico fa sì che venga chiamata la particella di Dio, nel senso che spiega e da senso a tutte le cose. 
E' una particella estremamente sfuggente tanto che per verificarne l'esistenza si è dovuto costruire quel grande anello sotterraneo chiamato HLC ( large hadron collider= grande collisore di adroni)  a Ginevra. Il film racconta il lavoro e le opinioni di alcuni fisici, fisici teorici e fisici sperimentali. I fisici sperimentali sono quelli che si occupano della grande macchina e  del suo funzionamento. I fisici teorici si occupano della teoria, ovviamente, cioè di fare ipotesi e interpretare i risultati degli esperimenti.
Le particelle subatomiche si evidenziano, negli esperimenti, misurando grandezze, o piccolezze, come in questo caso. Nel documentario si vede il momento in cui i titolari di due esperimenti condotti nell'anello dell'HLC presentano i loro risultati, una dei due era l'italiana Fabiola Gianotti, a capo dell'esperimento denominato ATLAS. I risultati erano concordanti: la particella esisteva ed era stata  "pesata", o esisteva perché si era potuto pesarla. Il valore del "peso" era di 126  GEV (gigaelettronvolt), in realtà una misura di carica elettrica, ma per la formula di Einstein l'energia corrisponde alla massa, come mi ha fatto notare la mia figlia più grande. 
Questa cosa è stata una grande gioia e ha aperto un nuovo problema. Ci si attendevano due valori diversi e molto distanti. Un valore intorno ai 140 GEV aveva un significato preciso: avvalorava la teoria detta del Multiverso, o del Caos, secondo cui la realtà in cui viviamo, in cui cogliamo un ordine e un senso, è un risultato del tutto casuale. Esistono molti altri universi, infiniti?, privi di senso e di ordine. La conseguenza di questo è che non ci sono regole e leggi da studiare e il lavoro dei fisici potrebbe finire qui. La nostra stessa esistenza, e quella del nostro pianeta e della galassia, è un caso, un tiro di dadi di un Dio folle.
Il contrario di ciò che diceva Einstein da vecchio "Dio non gioca a dadi".

Torniamo al peso del Bosone di Higgs: un altro valore previsto era intorno ai 115 Gigaelettronvolt e questo avvalorava l'ipotesi della Supersimmetria, secondo cui le cose, tutte le cose, non sono casuali, ma c'è dentro un disegno, un ordine, e questo, per i fisici, significa non tanto che c'è un'intelligenza, che pure potrebbe, ma che ha senso continuare a studiare, ad addentrarsi dentro questo disegno meraviglioso.

Il peso del Bosone, però, non è stato decisamente vicino ai due estremi previsti, ma in mezzo. Questo potrebbe significare una cosa, secondo uno di questi fisici, che il bosone sia "instabile" ed essendo al centro della realtà un suo improvviso collasso faccia sparire tutto.
Ma anche che si deve ancora studiare, con meno certezze di quello che si sperava, per vedere quale delle due teorie abbia più probabilità di essere vera, o se, invece,  ne verranno fuori di nuove.

Nel film si vede il colloquio fra due professori, uno indiano e uno dell'Università di Bologna, più anziano, che di fronte al risultato che confermava  l'esistenza del Bosone, ma l'incertezza su tutto il resto, si sentiva affranto. 
"Quarant'anni di lavoro buttati via..."diceva il fisico bolognese, che aveva lavorato tutta la vita intorno a questa cosa e ora, quasi a coronamento di una carriera, si aspettava un risultato eclatante.
"Ma no-lo consolava l'altro, indiano, e forse per questo più disposto ad accettare il non senso apparente delle cose- dobbiamo ancora studiare e fra due anni faremo una nuova serie di esperimenti, vedrai che verrà fuori qualcosa di nuovo."
"Ma io sarò in pensione..."
"Che importa? Seguirai comunque le novità, continuerai ad aggiornarti.."
"Sì, forse hai ragione.." diceva l'altro, per niente convinto, con tono sconsolato.
Questo colloquio mi ha colpito molto. Il lavoro dei fisici teorici sembra tanto interessante, e lo è, ma certe volte per un'intera vita si insegue qualcosa di inafferrabile...non è così per tutti? Una vita che sembra avere un significato, un inizio e una fine, e poi ci si accorge che è solo un pezzo di una cosa molto più grande, e senza lo sfondo sembra un frammento di una cosa incomprensibile.
Una giovane fisica, che faceva da guida allo spettatore durante tutto il filmato, diceva come nel suo lavoro non ci si possono aspettare risultati a breve termine, e che si tratta dell'impegno di una vita, se si ha la fortuna, come lei, di poter lavorare, pagati, a così alto livello.. e comunque, concludeva, "io faccio il tifo per la Supersimmetria, naturalmente". 
Da un costosissimo esperimento di fisica si salta direttamente alla filosofia: la realtà ha un senso oppure no? 
Domanda inutile? Sega mentale? Forse, ma non tanto, se continua a frullarmi in testa. In fondo è l'eterno dilemma che si pongono gli esseri umani, normalmente dotati di raziocinio, sebbene alcuni non usino la facoltà. Questi ultimi, nelle varie attività di distruzione ( di opere d'arte, mi viene in mente Palmira, per fortuna preservata e tutti i siti archeologici distrutti di recente), uccisioni di massa, corruzione, esecuzione di reati di tutti i tipi, sembrano la testimonianza tangibile della teoria del Multiverso. 
Guardando il mio giardino e l'oliveto e i boschi intorno, e me stessa che mi sforzo di tenere ordine e favorire la bellezza, vedo come il dilemma fra caos e ordine sia sempre aperto. Caso o necessità? Si domandava  Jacques Monod nella mia adolescenza.
 E' per questo che il "peso" del Bosone di Higgs sta in mezzo? Perché il mondo è sempre in bilico fra caos e ordine, razionalità e il suo contrario?....Questo dilemma sta scritto dall'inizio, nella particella al centro del tutto, è connaturato alla Realtà?
Dice Fabiola Gianotti:
  
"Quello che io vedo nella natura, la sua semplicità, la sua 

eleganza, mi avvicina all’idea di una mente intelligente 

ordinatrice"

martedì 12 maggio 2015

SYM 47

 La storia del SYM finisce qui. Prendetela come vi pare... certo che se una mattina vi alzerete, vedrete sulla pelle del viso una luminosità perlacea e vi sentirete particolarmente di buon umore, pensate che potrebbe essere il Parassita.. e potrebbe cambiarvi la vita. In meglio. Ultima puntata. 

Preparativi

La faccenda era veramente scappata di mano a Gigliola e finita diretta nelle mani del sindaco, che era stata contagiata dal SYM, ma non era cambiata tanto: vedeva nella "Festa di Benvenuto e Bentornato", una grande occasione di rivalsa del suo piccolo insignificante paese nei confronti dei paesi e delle città notissime della zona: Cortona, Chiusi, Arezzo, Siena...Il Benvenuto alla vita era rivolto alla bambina SYM di Giulia e Alan, che era stata chiamata Rosemary. Il Bentornato era per Gigliola e uno speciale riflettore era stato acceso ad illuminare l'attività di ricerca svolta con pochi mezzi e in un seminterrato dalla dottoressa M'Baye, che ora si trovava d'improvviso ad avere a disposizione dei soldi e una palazzina rimessa a nuovo in paese. Il sindaco aveva organizzato una festa davvero in grande stile, con cibo e bevande, un po' gratis e un po' a pagamento, e spettacoli dislocati nelle piazzette e nel campo sportivo, ma poi molte performances interessanti si tennero spontaneamente in luoghi non previsti, perché il SYM aveva attratto gente da tutta Europa, persone che avevano voglia di festeggiare sul serio!
La casa dei Giusti finì per essere solo uno dei luoghi di ritrovo di una specie di festa diffusa, ma passarono di lì a congratularsi e stringere le mani migliaia di persone.

La grande festa della Chianella, che sarebbe stata ricordata negli anni a venire, continuò per tre giorni.  A Giulia sembrava che somigliasse alla festa di Bilbo Baggins nel Signore degli Anelli. Sul piccolo palco del giardino dei Giusti continuarono ad alternarsi gruppi di musicisti dei più vari generi. C'erano jazzisti, piccole bande di paese, orchestrine, quartetti che facevano musica medievale, alternati a giovani metallari ...alcuni di loro, Paolo non lo sapeva, erano molto famosi e arrivavano da paesi lontani. La comunità cinese di Prato arrivò con tre pulmini da cui furono scaricate casse piene di costumi e strumenti, in quattro e quattrotto per le strade del paese si formò un drago coloratissimo che si contorse gioioso attraversando il giardino dei Giusti. Erano stati allestiti dei barbecues dove le varie comunità cucinarono cibi tradizionali. Ad un certo punto del pomeriggio, Gigliola andò a chiamare Paolo. Da quanto rideva non riusciva a spiegarsi e Paolo la seguì che cominciava a ridere anche lui. Sul palco era stato organizzato uno spettacolino teatrale...o così pareva. Paolo osservò senza capire mentre tutti intorno, al suo arrivo, risero ancora di più.Un giovane infermiere camminava sul palco imitando qualcuno, evidentemente. Aveva i capelli spettinati, un fonendoscopio al collo, un camice sbottonato e un'andatura che a Paolo parve familiare. Capì di chi si trattava solo quando il ragazzo tirò fuori di tasca un sigaro e finse di accenderlo. Ma certo, era lui! Gigliola era piegata in due dal ridere e anche Giulia e Alan e tutti gli altri. Sulla testa del suo alter ego il SYM formò una nuvoletta di particelle che imitò una nuvola di fumo di sigaro. La nuvola seguiva Paolo che camminava avanti e indietro con quella buffa andatura, per cui sembrava seduto sul proprio sedere, ma ogni tanto la nuvoletta restava indietro e raggiungeva di corsa la propria fonte. Evidentemente il SYM era un attore di quella rappresentazione! Paolo chiese se quella era proprio la sua immagine. “Mi pare di sì. Se tutti ti hanno riconosciuto..” disse sua moglie. Lo spettacolino raccontava l'Arrivo del SYM. Ora sul palco entrò un altro ragazzo, alto e dinoccolato, che impersonava Guido. Guido era meno conosciuto di Paolo e forse per quello gli avevano attaccato al camice delle provette e dei contenitori per le analisi delle urine e delle feci, perché fosse chiaro di chi si trattava, ma ciò che rendeva la cosa inequivocabile era che il ragazzo con una mano si tirava dietro lo scheletro di nome Oscar che Guido teneva nel suo ufficio antro. Fu accolto da una risata generale. Aveva un'aria stralunata e distratta e Guido, ridacchiando, disse : “Nooo! Io non posso essere così..” Paolo ricordava con dolcezza quei giorni: ora un'infermiera giovanissima impersonava la piccola Gaia, e un'altra l'infermiera Marina...infine entrò un infermiere maschio truccato come una donna procace: Gigliola! Gigliola si risentì un pochino, poi riprese a ridere. 
“Vedi babbo- disse Giulia- questo è vero teatro, il teatro dei greci, di Aristofane, hai presente?”
Certo, credi che non mi ricordi, quello che aveva messo Socrate in un cesto sospeso al soffitto e diceva che stava nel Pensatoio...”
Proprio così.” disse Giulia raggiante.

Un dono inaspettato

Alla fine del secondo giorno di festa Gigliola continuava ad essere insidiata dal dottor Mancuso. Il medico siciliano era tornato all'attacco più volte. Lei aveva chiesto aiuto a Paolo, ma lui le aveva detto che tutto questo era ridicolo, avevano sessant'anni e lei doveva cavarsela da sola, diamine! Che non ci provasse neanche a farlo passare per il marito geloso! Gigliola aveva gentilmente tenuto a distanza il focoso dottore e l'aveva perfino dissuaso, ma lui tornava come un grosso bombo intorno ad un fiore e d'altra parte era un ballerino talmente bravo che lei si divertiva troppo per rifiutare del tutto di ballare. Mentre Gigliola volteggiava sulle note di un valzer insieme al dottor Mancuso, che aveva il viso molto sorridente e le orecchie infuocate, Paolo, che si era messo di spalle per non vedere, stava chiacchierando con Guido e Davide. Davide era diventato, dall'incontro con Giulia, il cronista ufficiale degli avvenimenti della Chianella. Teneva un diario a cui aveva dato un titolo: SYM, il Parassita. Non era mai stato contagiato dal SYM e non sapeva se considerare la cosa un bene o un male. Giulia gli aveva chiesto, come giornalista, di tenere una cronaca di quei tempi (Felici? Infelici? Tutti e due?) sostenendo che ci voleva una persona non contagiata per assicurare la necessaria imparzialità. Davide aveva preso appunti, annotato date e redatto interviste. Quel pomeriggio osservò tristemente che era in atto una vera e propria estinzione silenziosa degli Homo Sapiens Sapiens. “Da quel fatidico 21 dicembre 2012, per quel che riguarda gli Homo Sapiens Sapiens, è una vera fine del mondo. Silenziosa, invisibile... sarà stato così quando scomparirono gli Etruschi? Siamo soppiantati da voi HSS+...”
Probabile.” disse Guido “Ma che ce ne importa? Pardon, non voglio urtare la tua suscettibilità, Davide, ma insomma, fatte le dovute considerazioni, non credi anche tu che non sia affatto un male?”
Davide rifletté guardando sconsolato nelle profondità del suo bicchiere di limonata. 
“Non lo so proprio..considerando la questione sotto l'aspetto pratico, dall'arrivo del SYM le cose, per il genere umano, sono enormemente migliorate...avete sentito che i cicli di flusso SYM in atmosfera pare abbiano un effetto benefico sul clima? Pare che la massa di particelle SYM si comporti come uno schermo riflettente che impedisce in parte il riscaldamento dell'atmosfera! Una specie di grande vela solare! Non ci saremmo mai arrivati da soli! Senza considerare il piano della salute pubblica, i risvolti politici.. i conflitti che in tutto il mondo si stanno spegnendo. Come se qualcuno avesse buttato un gigantesco secchio di acqua fredda. Anche a questo risultato non saremmo mai arrivati da soli. ”
E allora di che ti preoccupi?” gli sorrise Paolo.
Non so.. è che si tratta comunque di una vera rivoluzione epocale e io mi sento un relitto del passato, io che non ho il SYM.”
Ma tua moglie ce l'ha, e il bambino nella sua pancia sarà un HSS+, naturalmente...”
Certo, ma sento come un rimpianto, una nostalgia...mi sento come un tronco fradicio che galleggia nel mare in tempesta e quando sarà abbastanza zuppo si inabisserà definitivamente...”
Mentre Davide parlava, Gigliola volteggiava col dottor Mancuso che ad ogni giro di valzer la faceva balzare sempre più in alto. Un po' troppo in alto. I balzi di Gigliola avevano qualcosa di innaturale. Lei era felice, sembrava che le mancasse il fiato, l'espressione sulla sua faccia era ambigua, fra lo stupore e un pizzico di paura..parecchia gente ormai si era fermata a guardarli. Paolo era di spalle ma vedeva le facce dei due amici, sulle quali si stava formando un'espressione stupefatta. Stava per dire qualcosa, quando si sentì chiamare da sua moglie. Per un attimo ebbe parecchie cose a cui prestare attenzione: le facce di Guido e di Davide, che esprimevano sbalordimento, l'improvviso silenzio caduto intorno a loro come un drappo pesante che fa tacere ogni rumore, perché perfino l'orchestrina aveva smesso di colpo di suonare, e la voce di Gigliola, l'unico suono che si sentisse, che aveva qualcosa di strano, oltre il tono allarmato...cos'era? Ma sì, la direzione! Da dove veniva la voce di sua moglie? Tutto questo pensò Paolo nei due o tre secondi che gli ci vollero per voltarsi e cercarla con lo sguardo. Gigliola lo chiamò di nuovo.
Paolo! Alza gli occhi! Sono quassù!”
Paolo, come in un sogno, alzò lo sguardo verso l'alto e vide sua moglie che galleggiava, o fluttuava, o levitava, che dir si volesse, ad un'altezza stimata di circa due metri e mezzo da terra. Continuava a salire, però. Lentamente e con costanza. 
“Gigliola! Santo...Dio! -fece Paolo, guardandosi intorno consapevole della presenza di tante persone. Non dovevano dare spettacolo, non ora! Ora che alla Chianella c'era mezzo mondo...- Ma che cavolo ci fai lassù?”
Bè, se lo sapessi, se fossi arrivata qui spontaneamente, non ti avrei chiamato, non credi? E' che ad ogni giro di ballo mi sentivo più leggera e saltavo più in alto, finché...”
Il dottor Mancuso, riscosso dallo stupore, assentì col capo. 
“E' vero, dottor Giusti, sua moglie è una fantastica ballerina, e fra le mie braccia andava sempre più su..” Paolo lo ignorò. Guido ridacchiava, piano piano. Gli riusciva sempre, anche nelle situazioni strambe come quella, di trovare un lato comico. Intorno a loro tutti sembravano svegliarsi dal momentaneo incantamento. Giulia si avvicinò a Paolo. 
"Babbo, ma che succede? Che ci fa la mamma lassù?” La bimba in braccio a lei, vedendo la nonna sopra la propria testa, strillava eccitatissima e si agitava. 
“Stai buona Rosemary! Ti ci metti anche tu, ora?”
Alan, con le mani sui fianchi e lo sguardo alzato, parlava con se stesso.
Parola mia, da quando sono sceso da quell'elicottero fatale ho visto più cose, e le cose più strane, in questo posto, che nel resto del mondo in tutto il resto della mia vita! Ora volano. Roba da matti.”
Alan! Invece di bofonchiare -disse Giulia- pensa qualcosa per tirar giù la mamma!”
Posso provarci io!- si fece ancora avanti il dottor Mancuso, che aveva cominciato a saltare come un grillo per acchiappare i piedi di Gigliola, che, per fortuna, si trovavano troppo in alto -Posso trovare un palo a cui si potrebbe aggrappare..” 
Giulia lo incenerì con gli occhi. Ora la folla intorno a loro si era fatta pressante. Tutti volevano vedere il fenomeno della signora Giusti per aria e lo spettacolo che Gigliola offriva non era bello: ogni tanto pareva perdesse l'equilibrio e si rovesciava a capo in giù, poi recuperava con dei movimenti per niente aggraziati. Stava piuttosto annaspando e le stava venendo il mal di mare. Si maledisse per essersi messa la gonna e si chinò per legarsela fra le gambe in modo da non dare anche quel genere di spettacolo, ma perse l'equilibrio parecchie volte, sorridendo sempre con grande imbarazzo. Tutta la gente presente, a perdita d'occhio nella piana della Chianella, stava seguendo con partecipazione e grande divertimento l'involontaria esibizione di Gigliola. La mamma di Michele e le mamme degli altri ragazzini conversavano eccitate con Gigliola.
Mary Poppins.” fece Alan. “Cosa?” Disse Giulia che faticava a tenere in braccio la piccola Rosemary.
Sì, avrai visto anche tu Mary Poppins, se non hai addirittura letto i libri..il cugino di Mary, quello che una volta al mese si alzava per aria... solo le notizie tristi riuscivano a tirarlo giù..”
Mi ricordo vagamente..-disse Giulia, poi si illuminò.- Quello della gamba di legno?”
Proprio lui!” -fece Alan e poi, cambiando voce- Conosco un tizio con una gamba di legno di nome Smith. Ah sì? E come si chiama quell'altra gamba?” Tutti e due scoppiarono a ridere.
Perché ridete? -disse Gigliola- Vi pare il caso con me in queste condizioni?”
Oh, niente, mamma, ma perché: stai male lassù?”

No, ma insomma... certo ho un po' di nausea, è come stare in un'acqua per niente densa che non ti sostiene e ti pare di cadere ad ogni momento, ma non cadi, in effetti. Però perdi l'equilibrio. Non so dove poggiarmi! Solo che continuo a salire..”
Gigliola - fece Paolo che si stava riprendendo- Stai calma, vedi se riesci a muoverti in parte, come se nuotassi.. verso il tetto di casa, potresti aggrapparti lì!”
Gigliola provò a nuotare nell'aria e la cosa era così comica che tutti di nuovo si misero a ridere.
Ah, maledetti! Se ci foste voi vorrei vedere..” fece lei.
Intorno a loro i ragazzini erano molto eccitati e saltavano come matti in giro sperando di riuscire anche loro a volare. 
“Ora vedrai che veniamo anche noi, Gigliola, stai tranquilla!” Gridò Deepak. 
“Sì, sì, arrivo!” gridò Radu! I signori Bhat osservavano la scena allibiti e divertiti, senza parole, come tutti, ma ad un certo punto Mina, la mamma di Deepak, disse che sentiva un vuoto alla bocca dello stomaco, come un frullio.
Cosa, cosa?” disse Gigliola che da lassù non sentiva bene.
Ho detto- disse Mina alzando la voce e scandendo bene le parole- che sento una specie di movimento alla bocca dello stomaco..”
Ecco! -disse Gigliola- E' così che comincia!”
Mina Bhat, composta e diritta, scusandosi con gli occhi col marito, con un sorriso leggero sul bel viso cominciò a staccarsi da terra. Lui, stupefatto, non ebbe la presenza di spirito di trattenerla e lei fu subito fuori dalla sua portata. Salì in alto con grazia, col suo bel sari colorato e in un attimo fu accanto a Gigliola.
Mina, come sono contenta che sia qui con me!” fece Gigliola. Mina la abbracciò. “Mamma mamma!” gridò Deepak esultante. Anche la sua mamma volava! Il signor Bhat aveva una faccia che non si sapeva se fosse più costernata o rassegnata. Più in là anche i signori Primitivi, tutti e due, marito e moglie si alzarono e subito cominciarono a nuotare nell'aria per raggiungere Gigliola e Mina. 
Ora sarai più tranquillo, Paolo. -disse Guido- Almeno Gigliola non è più sola e si capisce che il fenomeno non riguarda solo lei..”
Oh sì -disse Paolo- devo dire che mi sento sollevato.”
Guido, che già era allegro, ricominciò a ridere piano. 
Faceva “Hi hi hi...”un suono fine, animalesco, quasi uno squittio.
Ma che ridi?” disse Paolo che non si era accorto di cosa aveva detto. Arrivò Irene accanto a Guido. “Paolo, ma che succede? Lo sai che l'ultima volta che ha cominciato a ridere così è stato in pronto soccorso due ore? Che gli hai detto?”
Io? Io non gli ho detto niente! Proprio niente di buffo!” Paolo scuoteva forte la testa continuando a tener d'occhio Gigliola.
Gli ho detto …- Guido fra una risata e l'altra tentava di farsi capire- che ora poteva stare più tranquillo, che Gigliola non era sola..”
E che c'è da ridere?” chiese Irene.
..e lui mi ha detto che si sentiva... - Guido si stava scompisciando- .. sollevato!”
Ah.-fece Irene e la sua bocca si storse in parte in un sorriso.
Bè, certo che anche te Paolo, dirgli una cosa simile..”
Cosa? Cosa gli ho detto?”
Che ti senti sollevato! “
Oh cavolo! Gli ho detto così?” Paolo si mise a ridere anche lui. Guido ormai era scivolato a terra. Alan e Giulia lì accanto, che avevano seguito la conversazione, ridevano a crepapelle. La bambina strillava come un'aquila e si dimenava. Gigliola continuava a chiedere di che ridevano. Arrivò Tandie seguita dal sindaco, da Abu e Chiara facendosi largo nella folla. Rimaste finora nella cucina, erano fra le poche persone a non essersi ancora accorte di niente, se non del clima generale.

Ma che combinate?” disse Tandie, poi alzò gli occhi in aria e vide Gigliola e Mina che si tenevano per mano a circa tre metri sopra le teste di tutti. Avevano raggiunto una quota da cui pareva non volessero più salire. “Oh mon Dieu!” feceTandie e cadde a sedere su una sedia lì vicino. Abu, che aveva seguito la sua mamma, stava per piangere, perché era l'unico a cogliere la drammaticità della situazione. Chiara lo consolava e Annamaria col telefonino allertò i vigili urbani. Guido, raggomitolato per terra, cominciava ad alzarsi in aria. Gli fecero largo per consentirgli di salire. 
“Ma che fate? Tenetelo!” Gridò Paolo.
Non ci provare!” mugolò Guido senza riuscire a smettere di ridere. “Ho sempre sognato di volare!” 
La piccola Rosemary sgusciò fra le braccia di sua madre e salì dritta verso la nonna, con parecchi strilli di gioia. "No!" gridò Giulia. “Mamma! Acchiappatela!”
Gigliola e Mina si sporsero e la bambina fu trattenuta dalle loro mani.
Alan era strabiliato, benché allarmato da sua figlia in volo.
Ora furono i ragazzini a cominciare a salire, uno dopo l'altro. Michele e Deepak si rotolarono per aria parecchie volte e arrivati all'altezza di Mina e Gigliola si misero a giocare come cuccioli. Chiara cominciò ad alzarsi e si portò dietro Abu. Radu e Piotr arrivarono subito dopo. Poi tutti gli altri ragazzini. Qua e là, nella folla di gente intorno, altre persone cominciavano a staccarsi da terra, con gridolini di stupore e di felicità.
Alan osservava la scena incantato e scuoteva la testa. “Come gnocchi in una pentola di acqua bollente. Vanno su uno per uno..”
O tortellini in brodo... “ Gli fece eco Giulia. Si guardarono, si presero per mano e tutti e due fecero “Oooh!! “perché sentivano uno strano frullare alla bocca dello stomaco. Poi, hop!, salirono insieme.
Guido in alto si stava asciugando le lacrime. Ora rideva solo ogni tanto, ma gli restava un gran sorriso sulla faccia. Si sporse di sotto e chiamò Paolo. 
“Paolo, porta su mia moglie, per piacere. Dai, Irene, altrimenti rimarrai sola là sotto. E io non so, non potrei sentirmi sollevato a saperti sola laggiù, mi sento già abbastanza sollevato così come sto.” Ricominciò a ridere come un matto. Irene si lasciò andare e volò accanto a suo marito. Paolo per un po' restò solo. Anche Davide si alzò da terra quel pomeriggio, perché finalmente aveva rotto gli ultimi indugi e il SYM aveva potuto entrare. Ora era lassù vicino a Giulia, a sua moglie Susanna, ad Alan, che gli strinse la mano con vigore, complimentandosi per essere finalmente uno di loro. 
“Non che non andassi bene come eri prima, ma ora vai anche meglio..” Gli batté sulla spalla col risultato di fargli fare un completo giro su se stesso. Le persone rimaste a terra erano gli HSS della Chianella, circa un 30% della popolazione. Stavano tutti a testa in su e cominciavano a provare un certo risentimento verso i mutati, così avevano iniziato a chiamare gli HSS+. Da questo risentimento sarebbero nati in seguito nuovi problemi, che non sono argomento di questo racconto. I racconti ad un certo punto debbono fermarsi e per noi il giorno del volo sopra la Chianella è un buon punto fermo. Nella realtà le cose evolvono e il giorno dopo si ricomincia daccapo, così successe alla Chianella, infatti, con nuove difficoltà e tensioni da sciogliere e superare. Quella fu una grande sera memorabile e un grande laboratorio di volo: alcuni restarono più o meno fermi in aria assaporando semplicemente la sensazione del tutto nuova che non era di assenza di gravità, ma qualcosa di diverso, e cercando di conservare una posizione stabile. Altri,soprattutto i ragazzi, fecero moltissime prove di volo, facendo capriole nell'aria, mettendosi a capo in giù e anche prendendosi per mano e creando delle sfere con i propri corpi, legandosi gli uni agli altri con mani e piedi. Per questo fecero volare di sotto le scarpe e per un po' ci fu una pioggia sulle teste di quelli che erano rimasti a terra. Poi le scarpe finirono. Caddero anche altri oggetti dalle tasche di chi si era messo a testa in giù, più o meno volontariamente, per fortuna oggetti meno pesanti. Paolo chiese a voce alta al suo SYM perché li aveva fatti volare.
Dall'aria, dalle foglie degli alberi, dai loro tronchi, dall'erba dei prati, da qualunque cosa potesse vibrare ed emettere suono, dagli strumenti musicali, si formò ed emerse una voce. Era la prima volta che si sentiva la voce del SYM. Era profonda e strana: “Non avete tutti desiderato di volare?”